L’energia che arriva dalla luna vale meno di quella che sai già comprare
L’energia mareomotrice è affascinante, prevedibile e ancora tre volte più cara dell’eolico. Ma le imprese europee che ignorano questa tecnologia oggi rischiano di trovarsi fuori da una filiera che tra cinque anni non avrà più posti disponibili.
Al largo delle Isole Orcadi, nel Mare del Nord, una macchina da 680 tonnellate trasforma il moto delle maree in elettricità con la stessa regolarità con cui la luna si alza ogni sera. Non dipende dal vento, non dipende dal sole, non dipende da nessuna variabile meteorologica. Il progetto And Peak ha operato in continuo per sette anni senza essere portato a riva per manutenzione straordinaria, un risultato che i progettisti stessi non si aspettavano. Novanta gigawattora generati, circa 3.500 abitazioni alimentate in modo stabile.
Notizia di nicchia, direbbero molti. Un esperimento scientifico interessante, direbbe chi ha imparato a ignorare le promesse del settore energetico. Ma chi si ferma a questa lettura sta perdendo il segnale che davvero conta per le imprese europee nei prossimi anni: non la tecnologia in sé, ma la struttura industriale che si sta costruendo attorno a essa, con tempi e dimensioni che iniziano a essere rilevanti per chi produce componenti, eroga servizi ingegneristici o cerca mercati stabili dove posizionare capacità manifatturiera.
Il mare non è il prossimo mercato dell’energia: è il prossimo mercato della manifattura di precisione, dell’ingegneria subacquea, della manutenzione in ambienti estremi. E in questo mercato, le PMI italiane hanno competenze che il mondo intero sta cercando senza trovare ancora abbastanza offerta.
La domanda operativa non è se l’energia mareomotrice diventerà competitiva con il fotovoltaico. La domanda è chi starà già dentro la filiera quando i costi scenderanno abbastanza da far partire gli ordini industriali su scala. Perché in quel momento, le posizioni nei consorzi internazionali saranno già assegnate.
Il Fatto in Numeri: quanto pesa davvero il settore che nessuno sta guardando
Il costo attuale dell’energia mareomotrice si colloca tra 250 e 280 sterline per megawattora nel Regno Unito, circa 3,5 volte il costo dell’eolico offshore, che viaggia attorno a 70 sterline per megawattora. Il gap è reale, sostanziale, e chiunque stia valutando l’energia mareomotrice come alternativa energetica immediata sta guardando i numeri nel modo sbagliato.
Il confronto rilevante non è con il prezzo attuale dell’eolico: è con la curva storica dell’eolico stesso. Nel 2010, l’eolico offshore costava oltre 150 sterline per megawattora e sembrava destinato a rimanere marginale. Il meccanismo che ne ha abbattuto i costi è identico a quello che i ricercatori di Oxford e i gestori di progetto scozzesi stanno descrivendo per il mareomotore: scala installata, investimento pubblico stabile, standardizzazione dei componenti. Le previsioni attualmente più accreditate indicano un potenziale calo fino a 100 euro per megawattora entro il 2030, con scenari che arrivano a 80-90 euro entro il 2035, cioè in linea con l’eolico offshore di dieci anni fa.
La Francia ha annunciato 250 megawatt di nuova capacità mareomotrice in sviluppo, sufficiente a coprire il fabbisogno di circa 400.000 persone. Il Regno Unito ha incluso la tidal stream energy nei suoi schemi di contratti differenziali (CfD), lo stesso meccanismo che aveva accelerato il decollo dell’eolico offshore. La Corea del Sud ha operato il Sihwa Lake Tidal Power Station per oltre quindici anni con costi operativi minimi dopo l’investimento iniziale. La diga della Rance in Bretagna produce energia da sessant’anni e oggi genera elettricità a costi inferiori al nucleare e al solare.
Il mercato europeo delle energie rinnovabili marine era valutato intorno a 400 milioni di euro nel 2024. Le stime per il 2030 lo collocano tra 2 e 4 miliardi, con accelerazione attesa dopo il 2028 se i meccanismi di supporto pubblico resteranno stabili. Ocean Energy Europe, l’associazione di settore, stima che entro il 2050 l’energia marina potrebbe coprire il 10% del fabbisogno elettrico europeo, contribuendo a 400.000 posti di lavoro diretti e indiretti nel continente.
Perché Ora: il momento di mercato che non tornerà
La finestra che si apre nei prossimi diciotto mesi è strutturalmente diversa da tutte le finestre precedenti, e chi ha seguito il settore negli ultimi dieci anni sa che questa affermazione non è fatta con leggerezza.
Fino al 2022, il settore era in fase di sviluppo tecnologico puro: non c’erano ancora dispositivi che avessero dimostrato operatività pluriennale senza manutenzione straordinaria. Il progetto And Peak ha cambiato questa narrativa, dimostrando sette anni di operazione continua con un solo intervento di sostituzione di un connettore. L’O2 di Orbital Marine Power, ancorato alle Orcadi, ha completato la transizione da prototipo a dispositivo market-ready. Questi non sono più esperimenti: sono referenze commerciali.
Il timing è significativo anche per ragioni di contesto macroeconomico. La BCE ha tagliato i tassi il 30 aprile 2026 in una sessione in cui Lagarde ha confermato la direzione accomodante, rendendo il costo del capitale per i progetti infrastrutturali di lungo periodo più accessibile. I progetti mareomotrici hanno una struttura finanziaria analoga ai parchi eolici offshore: alto investimento iniziale, costi operativi bassi, rendimenti stabili su orizzonti ventennali. Con i tassi in discesa, la valutazione attualizzata di questi cash flow migliora in modo sostanziale.
Parallelamente, il conflitto commerciale che ha caratterizzato i rapporti transatlantici nel 2025 ha spinto l’Europa a cercare indipendenza energetica con urgenza inedita. L’obiettivo REPowerEU di 1.236 gigawatt di capacità rinnovabile entro il 2030 richiede di aggiungere tecnologie che vadano oltre eolico e solare, proprio perché queste due fonti soffrono di intermittenza e richiedono capacità di backup significative. La prevedibilità delle maree risolve strutturalmente questo problema, rendendo il mareomotore non un concorrente del fotovoltaico ma un complemento ad alto valore strategico.
Effetti sui Mercati: segnali deboli che anticipano movimenti strutturali
I segnali di mercato nel settore dell’energia marina non si leggono sulle borse tradizionali, perché la maggior parte degli attori è ancora privata o in fase pre-IPO. Ma esistono indicatori che chi fa business in questo spazio deve monitorare.
Il primo segnale è il crowdfunding industriale: Orbital Marine Power ha incluso investitori retail tramite piattaforme di equity crowdfunding nel finanziamento dell’O2. Questo schema, apparentemente marginale, è un indicatore leading della maturità percepita di una tecnologia perché i retail investor entrano solo quando il risk profile diventa comprensibile. Il fatto che ci siano sottoscrizioni retail in un progetto di ingegneria subacquea nelle Orcadi è, per chi sa leggere i segnali deboli, un dato strutturalmente rilevante.
Il secondo segnale è la struttura dei contratti pubblici britannici. L’inclusione della tidal stream nei CfD con strike price negoziati è il meccanismo che trasforma una promessa tecnologica in un mercato reale: significa che esiste un acquirente garantito per l’elettricità prodotta, il che sblocca il finanziamento bancario che fino a quel momento rimane prudente. Lo stesso schema aveva reso possibile il boom eolico offshore tra il 2012 e il 2018.
Il terzo segnale è geopolitico-industriale: la Cina sta investendo massicciamente nelle energie rinnovabili marine, con ambizioni di diventare il principale produttore di turbine mareomotrici mondiali entro il 2030, replicando la strategia già eseguita con i pannelli solari e le batterie. Chi aspetta che il mercato sia maturo per entrarci potrebbe ritrovarsi a comprare turbine cinesi invece di vendere componenti europei.
Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane
Orizzonte Immediato (0-6 mesi): il lavoro da fare adesso non è investire nel settore, ma mappare la propria esposizione alla filiera. Le aziende italiane di componentistica meccanica di precisione, trattamenti superficiali anti-corrosione, sistemi di cablaggio subacqueo, calcestruzzi speciali per strutture offshore e ingegneria strutturale per ambienti marini sono già potenziali fornitori di primo livello per i grandi integratori di sistema. Il rischio immediato non è di perdita economica diretta, ma di esclusione dalla qualification list dei progetti europei in corso, qualification che richiede tipicamente 12-18 mesi di iter. Chi non avvia il processo di accreditamento oggi non sarà qualificato quando partiranno gli ordini dei prossimi 24 mesi.
Orizzonte Medio (6-18 mesi): la Francia da sola prevede l’installazione di 250 megawatt di capacità mareomotrice, con gare che partiranno in modo strutturato nei prossimi tre anni. Il mercato delle forniture sarà europeo per preferenza politica e per logistica, ma non sarà automaticamente italiano: sarà di chi ha costruito una relazione con i general contractor prima dell’apertura delle gare. Le aziende italiane di subfornitura che operano già nell’offshore oil and gas o nell’eolico marino hanno una finestra di vantaggio competitivo reale, perché le certificazioni e le metodologie sono in larga parte trasferibili. Chi ha un catalogo di prodotti certificati DNV o Bureau Veritas per l’ambiente marino è già a metà strada.
Orizzonte Lungo (18+ mesi): il precedente strutturale più rilevante non è tecnologico, è finanziario. L’Unione Europea ha incluso l’energia marina nel Fondo per l’Innovazione e nei programmi Horizon Europe, con allocazioni che crescono in ogni ciclo di bilancio. Il meccanismo del bilancio UE 2028-2034, attualmente in discussione, ha una componente energetica che alcune stime collocano attorno a 80 miliardi di euro complessivi per le fonti rinnovabili di nuova generazione. Chi costruisce oggi la reputazione come fornitore qualificato di questa filiera, con referenze su progetti attivi, entra in ogni ciclo di finanziamento con un vantaggio competitivo che le aziende entry-level non possono replicare in tempi brevi.
Settori Strategici: Chi È Più Esposto
Manifattura di precisione e componentistica meccanica. Le turbine mareomotrici operano in un ambiente di stress meccanico estremo: densità dell’acqua ottocento volte superiore all’aria, correnti che invertono direzione quattro volte al giorno, salinità e pressione costanti su materiali e guarnizioni. I componenti che durano in questo ambiente sono l’equivalente marino dei componenti aerospaziali: i margini sono più alti della media del settore, ma le barriere di qualificazione anche. Le aziende italiane di lavorazione meccanica di precisione che operano già per l’oil and gas o per il medicale hanno la base tecnica per qualificarsi. L’opportunità nascosta è che la domanda è ancora bassa abbastanza da rendere ogni fornitore qualificato un partner rilevante, non un commodity.
Ingegneria e consulenza impiantistica. I progetti di installazione subacquea richiedono engineering specialistico che in Europa è ancora scarso rispetto alla domanda prevista. Le imprese di ingegneria italiana che hanno esperienza in opere idrauliche, gallerie subacquee, fondazioni marine o infrastrutture portuali complesse hanno competenze trasferibili con investimenti moderati in adeguamento normativo. La nicchia meno ovvia è quella della pianificazione della manutenzione in ambienti con finestre operative ristrette: la logistica di intervenire in quattro finestre da due ore al giorno, come descritto dal project director di And Peak, è un problema di ottimizzazione operativa prima ancora che di ingegneria, e richiede competenze di project management e scheduling che alcune PMI italiane già possiedono.
Formazione tecnica e trasferimento di know-how. Il settore che nessuno sta guardando dentro questo settore è la formazione specialistica. L’industria mareomotrice europea ha un problema strutturale di scarsità di tecnici qualificati, un problema che Fraser Johnson di And Peak ha citato esplicitamente come la sfida più grande del progetto. ITS, politecnici e centri di formazione tecnica avanzata che sviluppano percorsi certificati in ingegneria marina, manutenzione di sistemi subacquei o gestione di impianti in ambienti estremi hanno davanti un mercato B2B che pagherà bene per accedere a talenti formati. L’opportunità si lega anche ai fondi europei per la formazione professionale legata alla transizione energetica.
Rischi da Monitorare: le variabili che possono fermare la curva di costo
Il primo rischio: dipendenza dalla continuità del supporto pubblico. L’intera traiettoria di costo dell’energia mareomotrice dipende dalla continuità dei meccanismi di supporto governativo, in particolare i CfD britannici e gli incentivi francesi. Se un cambio di governo o una crisi fiscale porta alla riduzione o alla modifica di questi schemi, come già successo in Spagna con il fotovoltaico tra il 2010 e il 2013, gli investitori si ritirano e la curva di costo si ferma. Per le aziende della filiera, questo significa che i contratti pluriennali con clausole di indicizzazione e uscita sono più importanti dei margini nominali.
Il secondo rischio: la competizione asimmetrica cinese. La Cina ha replicato in ogni nuovo settore delle rinnovabili la stessa strategia: sussidiare massicciamente la produzione nazionale fino a raggiungere scale che abbattono i costi al di sotto di qualsiasi competitor occidentale, poi conquistare i mercati globali con prezzi che i produttori europei non possono eguagliare senza perdere margine. Con l’eolico offshore, l’Europa è riuscita finora a mantenere una presenza competitiva grazie a vincoli normativi e di localizzazione. Nei nuovi segmenti come il mareomotore, questi vincoli sono meno consolidati, e una penetrazione cinese rapida potrebbe chiudere in pochi anni la finestra di opportunità per i fornitori europei.
Il terzo rischio: i vincoli ambientali come trigger di blocco progettuale. Le ricerche sull’impatto delle turbine mareomotrici sulla fauna marina sono ancora nella fase iniziale. I dati sull’interazione con i mammiferi marini sono promettenti, ma la ricerca a lungo termine su sedimenti, habitat di fondo e catena alimentare è incompleta. In Europa, dove i processi di valutazione di impatto ambientale (VIA) per le opere marine possono richiedere anni e bloccare progetti già finanziati, l’incertezza regolamentare è un rischio reale che può prolungare i tempi di sviluppo e aumentare il costo del capitale. Le aziende della filiera devono costruire nei propri forecast un buffer di tempo e di costo per questo tipo di friction regolatoria.
Domande Frequenti sulla Filiera Mareomotrice
Quale è il costo attuale dell’energia mareomotrice rispetto alle altre rinnovabili?
L’energia mareomotrice costa attualmente tra 250 e 280 sterline per megawattora nel Regno Unito, circa 3,5 volte l’eolico offshore. Tuttavia, le previsioni indicano un calo fino a 80-90 euro per megawattora entro il 2035, seguendo la stessa curva di riduzione dell’eolico offshore.
Quando inizieranno gli ordini industriali su larga scala per i fornitori della filiera?
I prossimi 18-24 mesi rappresentano la finestra critica. La Francia prevede l’installazione di 250 megawatt entro tre anni, il Regno Unito ha integrato la tidal stream nei CfD, e le aste pubbliche apriranno progressivamente nel 2026-2028. Chi costruisce credibilità tecnica adesso entrerà nei vendor list dei progetti quando gli ordini accelereranno.
Quale expertise delle aziende italiane è più richiesta nel settore mareomotrice?
Le aziende italiane di componentistica meccanica di precisione, trattamenti anti-corrosione subacquei, ingegneria strutturale marina e project management in ambienti estremi hanno competenze immediatamente trasferibili dall’offshore oil and gas e dall’eolico marino. La scarsità di tecnici qualificati in Europa crea opportunità anche per la formazione specialistica.
Quali sono i principali rischi di mercato per chi entra nella filiera marina adesso?
I tre rischi principali sono: dipendenza dai sussidi governativi europei, penetrazione competitiva cinese nel settore delle turbine, e vincoli ambientali che potrebbero ritardare i progetti. I contratti devono prevedere clausole di indicizzazione per proteggere i margini da cambiamenti normativi.
Come iniziare concretamente come fornitore della filiera mareomotrice?
Il primo passo è mappare quali dei propri prodotti e competenze sono già certificati per ambienti marini (DNV, Bureau Veritas). Successivamente, avviare relazioni con i general contractor europei, partecipare a bandi pre-qualificazione per le gare pubbliche francesi e britanniche, e costruire case studies con progetti pilota in corso.
La Lente dell’Analisi Strategica: il vero mercato non è l’energia
Quello che mi colpisce di questa storia non è la turbina. È il pattern che riconosco per averlo visto già tre volte nelle ultime due decadi.
Nel 2005, quando incontravo imprenditori italiani che producevano componenti per l’eolico, la maggioranza mi diceva che era un mercato di nicchia, troppo dipendente dai sussidi, troppo incerto. Le aziende tedesche e danesi che si erano qualificate nella filiera in quegli anni avevano costruito posizioni di mercato che oggi valgono centinaia di milioni di euro in ordini stabili. Nel 2012, lo stesso discorso veniva fatto sul fotovoltaico utility-scale. Nel 2018, sulle batterie industriali.
Il pattern è sempre identico: tecnologia cara, dipendente da supporto pubblico, incerta nei tempi di maturazione. E poi, in un arco di cinque anni, una combinazione di economie di scala, consolidamento delle supply chain e pressione regolamentare che trasforma la nicchia in mercato standard. Ogni volta, chi aveva costruito posizione nella fase di incertezza aveva margini e relazioni che chi arrivava dopo non riusciva più a replicare.
Oggi il settore mareomotore è esattamente dove era l’eolico offshore nel 2008. La tecnologia funziona, i costi sono ancora alti, i governi stanno costruendo i meccanismi di supporto, e la filiera ha ancora spazio per nuovi entranti qualificati. Tra tre anni, lo stesso settore avrà probabilmente una struttura di vendor list consolidata dove entrare sarà molto più difficile e meno redditizio.
Quello che trovo meno convincente è l’argomento “aspettiamo che il mercato maturi”. Lo sento spesso da imprenditori che gestiscono bene la propria operatività quotidiana ma che confondono la prudenza operativa con la strategia di lungo periodo. La prudenza dice di non investire in un mercato incerto. La strategia dice che i mercati incerti sono gli unici dove un entrante di medie dimensioni può ancora costruire una posizione competitiva difendibile. Nei mercati maturi, la battaglia è solo sul prezzo, e lì vince chi ha la scala più grande.
La lezione operativa è questa: non si tratta di diventare un’azienda energetica. Si tratta di capire quale pezzo della propria manifattura o del proprio know-how ingegneristico è trasferibile a una filiera che nei prossimi cinque anni spenderà miliardi di euro in Europa, e costruire oggi quella credibilità.
Watchlist Operativa: cosa seguire nelle prossime settimane
Sul fronte del mercato britannico: i risultati della prossima asta CfD per la tidal stream energy, attesa entro fine 2026, stabiliranno lo strike price di riferimento e daranno il segnale più preciso sullo stato di maturità commerciale del settore. Un prezzo sotto le 150 sterline per megawattora sarebbe un segnale forte di accelerazione.
Sul fronte del mercato francese: l’avanzamento del programma da 250 megawatt annunciato da EDF e i dettagli del processo di gara per fornitori. La Francia tende a privilegiare la filiera nazionale nei grandi progetti energetici, ma le specifiche tecniche lasciano spesso spazio a fornitori europei di componentistica specialistica.
Sul fronte dei mercati finanziari: il livello dei tassi BCE nei prossimi due trimestri ha un impatto diretto sulla fattibilità finanziaria dei progetti infrastrutturali di lungo periodo. Una politica accomodante stabile fino a fine 2026 renderebbe questa finestra di investimento nella filiera particolarmente favorevole.
Sul fronte regolamentare europeo: le linee guida della Commissione sulle valutazioni di impatto ambientale per le opere marine offshore sono in revisione nell’ambito del pacchetto semplificazione. Una riduzione dei tempi di VIA sarebbe un accelerante diretto per gli investimenti nel settore.
Sul fronte competitivo cinese: i movimenti di CSSC (China State Shipbuilding Corporation) e Dongfang Electric nel segmento delle turbine mareomotrici. Questi attori sono già presenti nei test europei e ogni acquisizione o partnership con player europei deve essere letta come segnale di posizionamento strategico, non come collaborazione industriale neutrale.
Conclusione: La marea non aspetta
Al largo delle Orcadi, l’O2 di Orbital Marine Power converte in elettricità la stessa forza gravitazionale che muove gli oceani da miliardi di anni. Non è romanticismo energetico: è un calcolo di prevedibilità che vale, in termini assicurativi e di pianificazione della rete, molto più del suo costo nominale attuale.
La dinamica di potere in gioco non è tra fonti energetiche rinnovabili: è tra ecosistemi industriali. L’Europa sta costruendo una filiera dell’energia marina che nei prossimi dieci anni genererà decine di miliardi di euro in ordini industriali. La domanda non è se la tecnologia funzionerà: funziona già. La domanda è quale industria nazionale starà dentro quella filiera quando la scala raggiungerà la soglia di profittabilità di mercato.
Entrare in una filiera industriale non è una questione di budget, è una questione di tempistica. Il tuo prodotto non deve essere perfetto per il mercato di domani: deve essere qualificato per il mercato di dopodomani.