{"id":1001,"date":"2026-07-31T07:04:30","date_gmt":"2026-07-31T06:04:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/supply-chain-geopolitica-rivedi-la-logistica-prima-che-lo-faccia-il-mercato"},"modified":"2026-07-31T07:30:05","modified_gmt":"2026-07-31T06:30:05","slug":"supply-chain-geopolitica-rivedi-la-logistica-prima-che-lo-faccia-il-mercato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/supply-chain-geopolitica-rivedi-la-logistica-prima-che-lo-faccia-il-mercato","title":{"rendered":"Supply chain geopolitica: rivedi la logistica prima che lo faccia il mercato"},"content":{"rendered":"<h2>Il Fatto in Numeri: La geografia dell&#8217;escalation e le sue coordinate commerciali<\/h2>\n<p>L&#8217;evento di Damietta del 30 luglio 2026 segna una soglia precisa: per la prima volta dall&#8217;inizio del conflitto, il territorio egiziano viene direttamente colpito. L&#8217;Egitto non \u00e8 un attore marginale: gestisce il Canale di Suez, che nel 2024 movimentava circa 20.000 navi l&#8217;anno e generava 9,4 miliardi di dollari di ricavi per Il Cairo. Gi\u00e0 nel 2024, dopo gli attacchi Houthi nel Mar Rosso, i transiti erano crollati del 40-50% rispetto ai picchi precedenti, con conseguente riallineamento delle tariffe di trasporto.<\/p>\n<p>Lo Stretto di Hormuz rimane formalmente chiuso, con Teheran che ne ribadisce la posizione nelle ultime ore. Attraverso quello stretto transita il 20% del petrolio mondiale e circa il 17% del gas naturale liquefatto globale. La coalizione marittima di difesa regionale conta oggi 14 paesi, prevalentemente regionali, insufficienti a garantire riapertura unilaterale delle rotte senza partecipazione europea o americana strutturata.<\/p>\n<p>Sul fronte delle forniture militari, l&#8217;intelligence americana segnalava la preparazione cinese a consegnare 300-400 sistemi missilistici portatili terra-aria a Teheran. Pechino ha smentito attraverso i propri media statali, ma il segnale \u00e8 gi\u00e0 nei prezzi: il petrolio Brent mantiene una componente di rischio geopolitico incorporata nelle quotazioni, e i premi assicurativi sui carichi in transito nelle acque del Golfo Arabico e del Mar Rosso sono aumentati in modo significativo rispetto ai livelli pre-conflitto. I broker di assicurazione marittima classificano oggi le acque del Golfo di Aden come zone ad alto rischio, con impatto diretto sulle polizze cargo di chi spedisce o riceve merci via mare su quelle rotte.<\/p>\n<hr>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il timing dell&#8217;escalation verso ovest non \u00e8 casuale<\/h2>\n<p>Il conflitto ha seguito una traiettoria prevedibile per chi lo stava leggendo come dinamica di potere, non come cronaca militare. La prima fase ha riguardato lo Stretto di Hormuz e le rotte del Golfo. La seconda ha coinvolto il Mar Rosso e Bab el-Mandeb. Ora, con Damietta colpita e con le minacce dirette a Cipro e Bulgaria, il fronte si avvicina al Mediterraneo Orientale.<\/p>\n<p>Il timing non \u00e8 casuale per due ragioni strutturali. Prima: l&#8217;estate riduce la capacit\u00e0 di risposta politica europea, con capitali svuotate e cicli decisionali rallentati. Seconda: la credibilit\u00e0 negoziale americana \u00e8 oggi al minimo storico in quella regione, come viene esplicitamente riconosciuto dagli stessi analisti vicini all&#8217;establishment di sicurezza USA. Teheran calcola che Trump abbia meno leva di qualsiasi predecessore per costruire una coalizione internazionale duratura, avendo sistematicamente deteriorato le relazioni con gli alleati che quella coalizione dovrebbero formarla.<\/p>\n<p>L&#8217;Arabia Saudita che propone oggi una coalizione araba per la sicurezza del Mar Rosso non lo fa per amore del libero commercio. Lo fa perch\u00e9 il suo petrolio non riesce a raggiungere i mercati alle condizioni economicamente sostenibili. \u00c8 un segnale di quanto il calcolo strategico regionale si stia ridisegnando in tempo reale, e di quanto le imprese europee si trovino nel mezzo di una partita di cui non sono giocatori ma di cui subiscono appieno le conseguenze.<\/p>\n<hr>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Segnali spot e strutturali<\/h2>\n<p>Il greggio Brent incorpora una componente di rischio geopolitico che va distinta dal prezzo fondamentale. L&#8217;allargamento del conflitto all&#8217;Egitto, paese con cui nessuno aveva previsto un coinvolgimento diretto, genera uno shock di incertezza che i mercati prezzano in modo non lineare: non \u00e8 l&#8217;aumento del costo attuale, \u00e8 l&#8217;aumento della volatilit\u00e0 implicita sulle scadenze future.<\/p>\n<p>I premi sulle rotte marittime attraverso il Mar Rosso erano gi\u00e0 su livelli storicamente elevati. L&#8217;attacco a Damietta li sposter\u00e0 ulteriormente verso l&#8217;alto nelle prossime sessioni, con effetto diretto sui costi di trasporto per chi non ha contratti a lungo termine gi\u00e0 indicizzati. Le compagnie di navigazione che avevano gi\u00e0 deviato le rotte intorno al Capo di Buona Speranza nel corso del 2024-2025 si trovano ora in una posizione paradossale: quella scelta pi\u00f9 costosa si rivela quella meno esposta ai nuovi rischi.<\/p>\n<p>Sul fronte valutario, il dollaro mantiene la sua funzione di flight-to-safety, comprimendo i margini per chi esporta verso i mercati che regolano i propri import in dollari. Per le PMI italiane che vendono in valute ancorate al dollaro o che acquistano petrolio o gas prezzati in dollari, la combinazione di dollaro forte e premi assicurativi elevati genera una compressione del margine operativo che non appare ancora nei bilanci ma che \u00e8 gi\u00e0 matematicamente in costruzione.<\/p>\n<p>La BCE ha pubblicato aggiornamenti sul tracker dei salari e sull&#8217;outlook dell&#8217;area euro, segnalando pressioni inflazionistiche ancora presenti. Questo limita lo spazio di manovra monetaria in un momento in cui il sistema produttivo europeo assorbe costi energetici e logistici crescenti. Gli insider dei mercati azionari, secondo dati di fine luglio, mostrano il sentiment pi\u00f9 ribassista in oltre vent&#8217;anni: non \u00e8 un dato da ignorare per chi pianifica l&#8217;utilizzo della liquidit\u00e0 nei prossimi mesi.<\/p>\n<hr>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane: Tre orizzonti operativi<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> Le aziende con forniture in arrivo dall&#8217;Asia via Mar Rosso o con export verso il Golfo Arabico devono verificare immediatamente lo stato dei contratti di trasporto e delle polizze assicurative. I contratti che non specificano la gestione delle rotte alternative in caso di forza maggiore scaricano il costo del rerouting sull&#8217;importatore o sull&#8217;esportatore senza preavviso. I contratti CIF dove il venditore copre il trasporto sono particolarmente esposti. Il rerouting via Capo di Buona Speranza aggiunge tra i 10 e i 14 giorni di transito e fino al 20-30% di costo logistico aggiuntivo. Chi non ha ancora fatto questa verifica contrattuale sta aspettando che il problema si presenti sulla fattura, non sul tavolo di negoziazione.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> Lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 una guerra di attrito prolungata, non una risoluzione rapida. L&#8217;Iran non ha incentivi a negoziare con un&#8217;amministrazione americana percepita come inaffidabile, e la costruzione di una coalizione internazionale ampia richiede mesi. In questo scenario, le rotte attraverso Hormuz e il Mar Rosso restano instabili, i costi di trasporto rimangono elevati, e le aziende che non avranno diversificato i fornitori o le rotte entro l&#8217;autunno 2026 pagheranno un premium strutturale. La finestra per costruire accordi alternativi di sourcing o per negoziare contratti a lungo termine con corrieri alternativi si sta restringendo: nel momento in cui tutti lo faranno contemporaneamente, il potere contrattuale sar\u00e0 dimezzato.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> Questo conflitto sta costruendo un precedente strutturale che riguarda il regime giuridico internazionale delle acque di transito. Se la chiusura di uno stretto da parte di un attore regionale diventa uno strumento accettato di coercizione, il sistema che ha governato il commercio marittimo globale dal 1982 con la Convenzione UNCLOS entra in crisi. Per le PMI europee, questo significa che la logistica internazionale non torner\u00e0 ai livelli di costo e prevedibilit\u00e0 del 2019 nel breve termine. Chi costruisce oggi una supply chain ridondante, con fornitori alternativi e rotte multiple, non sta facendo un esercizio di prudenza eccessiva: sta costruendo l&#8217;unico tipo di resilienza che conta.<\/p>\n<hr>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Manifatturiero con input asiatici ad alta frequenza di ordine.<\/strong> Chi produce con cicli di ordine mensile su componenti che arrivano da India, Bangladesh, Vietnam o Cina via Mar Rosso \u00e8 il profilo di rischio pi\u00f9 immediato. Non \u00e8 solo il costo del trasporto: \u00e8 il rischio di rottura delle scorte per ritardi imprevedibili. Le aziende del settore moda-tessile con produzione esternalizzata in Asia meridionale, o del settore meccanico con componenti elettronici taiwanesi o coreani, sono in questa categoria. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta: chi ha gi\u00e0 investito in stock di sicurezza e in fornitori europei o turchi di backup si trova ora in posizione competitiva sul time-to-market.<\/p>\n<p><strong>Energetico e petrolchimico.<\/strong> Le imprese che acquistano petrolio o derivati prezzati sul Brent, o che usano plastica, resine o solventi derivati dalla raffinazione del greggio, assorbono direttamente la volatilit\u00e0 geopolitica. Ma c&#8217;\u00e8 un&#8217;esposizione meno evidente: le aziende che vendono in paesi del Golfo che stanno rivedendo i loro budget pubblici in funzione del prezzo del petrolio. Arabia Saudita, Emirati e Kuwait hanno piani di spesa pubblica legati alle entrate petrolifere: se il conflitto comprime le esportazioni regionali, quei budget si contraggono, e con essi le gare d&#8217;appalto internazionali che molte PMI italiane presidiano nel settore delle infrastrutture e della gestione idrica. L&#8217;opportunit\u00e0: il reshoring energetico europeo, accelerato dall&#8217;instabilit\u00e0 mediorientale, crea domanda interna per tecnologie di efficienza e produzione rinnovabile dove l&#8217;Italia ha competenze specifiche.<\/p>\n<p><strong>Alimentare e agroindustriale con export verso il Medio Oriente.<\/strong> L&#8217;Egitto \u00e8 il principale importatore mondiale di grano e un mercato rilevante per molti prodotti italiani trasformati. Un&#8217;escalation che destabilizza ulteriormente la situazione economica egiziana, in un paese gi\u00e0 sotto pressione fiscale e con le riserve valutarie sotto stress, riduce la capacit\u00e0 di import di beni non essenziali. Chi esporta vino, olio, prodotti confezionati verso l&#8217;Egitto deve monitorare la situazione del cambio egiziano e la disponibilit\u00e0 di lettere di credito dalle banche cairote. L&#8217;opportunit\u00e0 meno ovvia: i paesi del Golfo che stanno accelerando la diversificazione alimentare per ridurre la dipendenza dalle importazioni cercano partnership tecnologiche nel food processing, dove il made in Italy ha un vantaggio reputazionale ancora non pienamente sfruttato.<\/p>\n<hr>\n<h2>Rischi da Monitorare: Tre scenari che cambiano il quadro<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio: coinvolgimento europeo non pianificato.<\/strong> Cipro \u00e8 membro dell&#8217;UE. Bulgaria \u00e8 membro della NATO. Le minacce iraniane a questi due paesi non sono tecnicamente rivolte all&#8217;Europa in quanto tale, ma creano un precedente di escalation che trascina automaticamente il tessuto istituzionale europeo in una crisi che l&#8217;Europa non ha ancora deciso come gestire. Se un attacco, anche limitato, dovesse colpire infrastrutture su suolo europeo o cipriota, l&#8217;attivazione delle clausole di difesa collettiva UE e NATO diventerebbe una discussione politica urgente, con impatto immediato su spread, valute e mercati azionari europei.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio: fornitura cinese a Teheran.<\/strong> Se Pechino dovesse effettivamente trasferire sistemi d&#8217;arma o componenti militari a Teheran, la risposta americana includerebbe quasi certamente nuove sanzioni secondarie colpendo le entit\u00e0 cinesi coinvolte. Le sanzioni secondarie americane colpiscono chiunque faccia affari con le entit\u00e0 sanzionate, incluse le imprese europee che hanno relazioni commerciali con controparti cinesi attive in Iran. Il meccanismo \u00e8 gi\u00e0 stato sperimentato nel contesto russo: le PMI italiane che operano con fornitori o distributori cinesi devono monitorare questo scenario con attenzione e verificare le proprie procedure KYC\/AML.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio: guerra di attrito prolungata con deterioramento della domanda globale.<\/strong> Uno scenario di conflitto esteso per 18-24 mesi con rotte marittime instabili e premi assicurativi strutturalmente elevati non produce una crisi acuta ma un&#8217;erosione lenta dei margini su scala globale. Il Fondo Monetario Internazionale aveva gi\u00e0 rivisto al ribasso le stime di crescita globale nell&#8217;ultima tornata: un prolungamento della crisi logistica mediorientale comprime ulteriormente la domanda nei mercati emergenti, che per molte PMI italiane rappresentano la componente di crescita dell&#8217;export pi\u00f9 rilevante.<\/p>\n<hr>\n<h2>Domande Frequenti: Le Risposte che Servono Ora<\/h2>\n<p><strong>D: Se la mia azienda riceve merci dall&#8217;Asia via Mar Rosso, quanto tempo ho prima che i costi esplodano?<\/strong><\/p>\n<p>R: La finestra \u00e8 di 2-3 settimane. I contratti di trasporto a breve termine incorporano gi\u00e0 volatilit\u00e0 nei prezzi, ma se hai un carico in arrivo a settembre, il corriere dovr\u00e0 decidere entro questo mese se rerouting via Capo di Buona Speranza o accettare il rischio. I contratti che non prevedono clausole di rerouting creano ambiguit\u00e0: verificalo subito con il tuo fornitore o spedizioniere.<\/p>\n<p><strong>D: Conviene passare il costo al cliente oppure assorbire dentro il margine?<\/strong><\/p>\n<p>R: Dipende dal contratto che hai firmato. Se il tuo cliente ha gi\u00e0 assicurato il trasporto via CIF (costo, assicurazione e trasporto), il costo \u00e8 a carico di chi ha firmato il contratto. Se hai margine sul prezzo di vendita, il ribasso competitivo \u00e8 il valore della velocit\u00e0 di adattamento: chi assorbe il costo per 2-3 cicli di ordine ottiene fedelt\u00e0 cliente e visibilit\u00e0 di domanda. Chi scarica tutto in 10 giorni perde clienti a vantaggio di chi fa lo stesso carico pi\u00f9 velocemente.<\/p>\n<p><strong>D: Rischio di sanzioni secondarie sui miei fornitori cinesi per link con Iran, quanto \u00e8 reale?<\/strong><\/p>\n<p>R: \u00c8 reale e crescente. Se un tuo fornitore cinese ha operazioni in Iran o ha relazioni commerciali con entit\u00e0 sanzionate americane, e tu continui a fare affari con lui, la banca che processa i tuoi pagamenti potrebbe bloccarti per compliance. Inizia adesso a verificare la lista OFAC dei fornitori e distribuitori. Semplice: vai su ofac-sdn-list.com e cerca i nomi dei tuoi partner commerciali cinesi.<\/p>\n<p><strong>D: Se il Canale di Suez chiude, quanto costa davvero il rerouting?<\/strong><\/p>\n<p>R: Aggiungi 2-4 settimane di transito e 20-35% di costo logistico. Un carico da Shanghai a Rotterdam che normalmente arriva in 30-35 giorni diventa 45-50 giorni via Capo di Buona Speranza. Il nolo aggiuntivo va dai 3.000 ai 5.000 dollari per container da 20 piedi. Per un&#8217;azienda che ordina 50 container al mese, significa 150-250 mila dollari al mese di costo aggiuntivo se il Canale chiude davvero.<\/p>\n<p><strong>D: Quale Paese europeo \u00e8 il meno esposto a questa crisi?<\/strong><\/p>\n<p>R: Non \u00e8 una questione geografica, \u00e8 una questione di settore e struttura di supply chain. Chi ha diversificato fornitori, chi usa corrieri alternativi, chi ha stock di sicurezza, chi lavora con partner regionali, \u00e8 meno esposto indipendentemente da dove abita. La Svizzera che esporta farmaci via aria \u00e8 meno esposta della Germania che riceve componentistica pesante via nave dal Golfo.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che mi colpisce di pi\u00f9 in questo momento non \u00e8 la guerra in s\u00e9. \u00c8 il modo in cui l&#8217;Europa continua a gestire questa crisi come se fosse uno spettatore di uno spettacolo che si svolge a distanza di sicurezza.<\/p>\n<p>Non \u00e8 cos\u00ec. Cipro \u00e8 in mezzo al Mediterraneo Orientale. Il Canale di Suez \u00e8 la principale via di accesso delle merci europee ai mercati asiatici e viceversa. Le basi europee nel Mediterraneo sono gi\u00e0 nell&#8217;equazione militare, che l&#8217;Europa lo voglia o no. Eppure quello che vedo \u00e8 un apparato istituzionale che produce dichiarazioni mentre l&#8217;Iran emette avvertimenti concreti a due stati membri dell&#8217;Unione.<\/p>\n<p>La vera partita qui non \u00e8 militare. \u00c8 di credibilit\u00e0 commerciale. Quando un attore regionale pu\u00f2 bloccare una rotta globale e tenere quella posizione per settimane senza che si costruisca una risposta multilaterlae convincente, sta dimostrando che il sistema di garanzie su cui si basa il commercio internazionale \u00e8 pi\u00f9 fragile di quanto i contratti di fornitura assumano. Le clausole di forza maggiore dei contratti esistono per eventi eccezionali, non per interruzioni strutturali di mesi.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che mi aspetto nelle prossime settimane \u00e8 che l&#8217;Europa sia costretta a prendere una posizione, non per scelta ma per necessit\u00e0. La domanda per gli imprenditori italiani non \u00e8 se questa crisi li riguarda. \u00c8 se hanno gi\u00e0 costruito una struttura aziendale capace di operare in un mondo dove le rotte marittime globali non sono pi\u00f9 garantite per default. Chi ha fatto questo lavoro nei mesi scorsi, quando sembrava eccessivamente prudente, si trova oggi in una posizione di vantaggio competitivo concreto. Chi lo sta facendo adesso ha ancora una finestra. Chi lo rimanda a ottobre aspettando che il conflitto si risolva sta facendo un calcolo che la storia di questi mesi non giustifica.<\/p>\n<p>La resilienza non \u00e8 una caratteristica del piano strategico triennale. \u00c8 una caratteristica dei contratti che firmi questa settimana.<\/p>\n<hr>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte iraniano:<\/strong> dichiarazioni di Teheran sullo status dello Stretto di Hormuz e qualsiasi segnale di apertura a canali diplomatici non americani, in particolare attraverso Cina, Oman o Qatar. Una riapertura anche parziale o condizionata delle negoziazioni sarebbe il segnale di de-escalation pi\u00f9 significativo.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte egiziano:<\/strong> la risposta del Cairo all&#8217;attacco di Damietta nelle prossime 48-72 ore. L&#8217;Egitto deve bilanciare la pressione americana, la dipendenza dai fondi del Golfo e la propria fragilit\u00e0 economica interna. Una reazione militare egiziana anche limitata cambierebbe l&#8217;equazione regionale in modo sostanziale.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte cinese:<\/strong> qualsiasi conferma o smentita verificabile del trasferimento di sistemi d&#8217;arma a Teheran. Se emerge evidenza concreta, le sanzioni secondarie americane su entit\u00e0 cinesi diventerebbero probabili entro settimane, con effetti a cascata sulle supply chain che coinvolgono controparti cinesi.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> premio sul Brent per rischio geopolitico, tariffe di nolo sulle rotte Asia-Europa via Capo di Buona Speranza, spread sui credit default swap sovrani di Egitto e Turchia come indicatori di stress regionale.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte europeo:<\/strong> posizionamento di Francia e Gran Bretagna sulla proposta di coalizione navale per il Mar Rosso, e qualsiasi dichiarazione che coinvolga le basi di Cipro e Bulgaria nella pianificazione operativa NATO.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Rotta Non \u00c8 Ancora Chiusa, Ma Il Calcolo S\u00ec<\/h2>\n<p>Damietta brucia ancora. Le navi colpite ieri nel porto egiziano sono il segnale pi\u00f9 nitido che questo conflitto ha smesso di essere circoscritto alla geografia del Golfo e si sta muovendo verso le acque che l&#8217;Europa usa ogni giorno per fare affari col resto del mondo.<\/p>\n<p>La dinamica di potere sottostante \u00e8 questa: l&#8217;Iran sta cercando di trasformare un conflitto bilaterale con gli Stati Uniti in un problema regionale cos\u00ec diffuso da diventare insostenibile per Washington, sperando che la pressione degli stati arabi convinca l&#8217;America a uscire. Il calcolo probabilmente si riveler\u00e0 errato, ma il danno collaterale al sistema del commercio globale avverr\u00e0 indipendentemente da come finisce la partita geopolitica. Il costo \u00e8 gi\u00e0 spostato sugli altri. Sulle aziende che non erano nei palazzi dove si prendono quelle decisioni, ma che devono consegnare la merce in tempo e al prezzo concordato.<\/p>\n<p>La supply chain non \u00e8 una commodity: \u00e8 una scelta strategica che si fa nei mesi buoni e che si paga o si incassa nei mesi difficili. Aspettare che il Medio Oriente si stabilizzi prima di ridisegnare i propri approvvigionamenti non \u00e8 prudenza, \u00e8 esternalizzare la propria sopravvivenza a decisori su cui non hai nessuna leva.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Fatto in Numeri: La geografia dell&#8217;escalation e le sue coordinate commerciali L&#8217;evento di Damietta del 30 luglio 2026 segna una soglia precisa: per la prima volta dall&#8217;inizio del conflitto, il territorio egiziano viene direttamente colpito. 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