{"id":1042,"date":"2026-08-08T11:33:55","date_gmt":"2026-08-08T10:33:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/crisi-energetica-danubio-rischi-e-opportunita-per-le-pmi"},"modified":"2026-08-08T12:00:07","modified_gmt":"2026-08-08T11:00:07","slug":"crisi-energetica-danubio-rischi-e-opportunita-per-le-pmi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/crisi-energetica-danubio-rischi-e-opportunita-per-le-pmi","title":{"rendered":"Crisi Energetica Danubio: Rischi e Opportunit\u00e0 per le PMI"},"content":{"rendered":"<p>Budapest, 8 agosto 2026. Lungo le rive del Danubio, la Marina romena fa esplodere rocce nel fondale del fiume. Non \u00e8 un&#8217;esercitazione militare, \u00e8 un tentativo disperato di aumentare il flusso d&#8217;acqua verso la centrale nucleare di Cernavod\u0103, che rischia di fermarsi per mancanza di acqua di raffreddamento abbastanza fredda. Intanto, per la prima volta in 44 anni di storia, l&#8217;Ungheria ha spento tre dei quattro reattori della sua unica centrale nucleare a Paks. &#8220;Non sappiamo quando potremo riavviarli,&#8221; ha dichiarato il governo di Budapest senza fornire una data.<\/p>\n<p><strong>Questa non \u00e8 una crisi climatica. \u00c8 una crisi industriale ed energetica che corre lungo 2.900 km di fiume e tocca direttamente le supply chain di chi produce, acquista o distribuisce in Europa centrale.<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;immagine delle esplosioni sul Danubio \u00e8 potente, ma il dato che conta per chi fa business \u00e8 un altro: Ford e Dacia hanno sospeso temporaneamente la produzione in Romania. I prezzi dell&#8217;elettricit\u00e0 in Ungheria e Romania sono sotto pressione. E l&#8217;effetto domino, attraverso la rete elettrica europea interconnessa, non si ferma ai confini nazionali di quei due paesi. Se hai fornitori nell&#8217;Europa centro-orientale, se esporti verso quei mercati, o se stai valutando investimenti produttivi in quella regione, quello che sta succedendo sul Danubio in questi giorni \u00e8 gi\u00e0 dentro il tuo prossimo trimestre.<\/p>\n<h2>Il Fatto in Numeri: Un Fiume che Vale Met\u00e0 dell&#8217;Energia di un Paese<\/h2>\n<p>Il Danubio non \u00e8 semplicemente un corso d&#8217;acqua. \u00c8 una dorsale economica che attraversa o costeggia 10 paesi europei, trasporta milioni di tonnellate di merci all&#8217;anno e alimenta direttamente la produzione energetica di Austria, Serbia, Ungheria e Romania. La centrale nucleare di Paks, in Ungheria, genera normalmente quasi il 50% dell&#8217;elettricit\u00e0 dell&#8217;intero paese. Con tre reattori su quattro offline, il deficit energetico ungherese \u00e8 strutturalmente enorme e deve essere coperto con importazioni da altri paesi europei.<\/p>\n<p>In Romania, la centrale di Cernavod\u0103 \u00e8 in stato di pre-emergenza. Il governo ha gi\u00e0 dichiarato lo stato di emergenza nazionale e ha invitato i cittadini a ridurre i consumi. Le conseguenze industriali sono gi\u00e0 visibili: Ford e Dacia, che hanno impianti produttivi in Romania, hanno sospeso la produzione, con impatto diretto sulle supply chain automotive europee.<\/p>\n<p>Il meccanismo \u00e8 semplice ma spesso sottovalutato: le centrali termoelettriche e nucleari usano l&#8217;acqua dei fiumi come refrigerante. Quando la temperatura dell&#8217;acqua supera una certa soglia, il raffreddamento non \u00e8 pi\u00f9 tecnicamente possibile e le centrali devono fermarsi per precauzione. L&#8217;Europa \u00e8 il continente che si scalda pi\u00f9 rapidamente al mondo, e il Danubio, con i suoi livelli d&#8217;acqua calanti e le temperature crescenti, sta diventando un collo di bottiglia energetico ricorrente, non eccezionale.<\/p>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: L&#8217;Estate che Ha Cambiato il Calcolo del Rischio<\/h2>\n<p>Questa non \u00e8 la prima volta che il Danubio crea tensioni. Le estati 2022 e 2023 avevano gi\u00e0 portato siccit\u00e0 record e abbassamenti dei livelli idrici lungo il Reno, il Po e il Danubio stesso, con impatti sulla navigazione fluviale e sulla produzione idroelettrica. Ma quello che sta succedendo nell&#8217;estate 2026 \u00e8 diverso per intensit\u00e0 e per le strutture che colpisce: la chiusura simultanea di reattori nucleari in due paesi, con sospensione della produzione industriale, rappresenta una soglia che non era mai stata raggiunta in questa forma.<\/p>\n<p>Il timing non \u00e8 casuale rispetto alle dinamiche pi\u00f9 ampie del mercato energetico europeo. La BCE, come emerge dagli ultimi aggiornamenti di Philip Lane dello scorso luglio, monitora con attenzione l&#8217;evoluzione dell&#8217;economia dell&#8217;area euro in un contesto gi\u00e0 segnato da salari in crescita moderata e incertezza geopolitica. Un&#8217;impennata dei costi energetici nell&#8217;Europa centrale arriva in un momento in cui le imprese di quella regione stavano gi\u00e0 assorbendo pressioni sui margini.<\/p>\n<p>Nel frattempo, i mercati finanziari globali mostrano segnali che si leggono in controluce: l&#8217;oro \u00e8 in ascesa mentre il dollaro si indebolisce, e il tentativo di Trump di rimuovere un governatore della Fed stia aggiungendo volatilit\u00e0 sulle aspettative di politica monetaria americana. In questo contesto, uno shock energetico localizzato in Europa centro-orientale arriva su un terreno gi\u00e0 cedevole.<\/p>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Prezzi dell&#8217;Energia e Costi di Produzione<\/h2>\n<p>L&#8217;effetto diretto \u00e8 gi\u00e0 nei prezzi spot dell&#8217;elettricit\u00e0 nell&#8217;Europa centrale. Quando l&#8217;Ungheria importa elettricit\u00e0 per compensare il deficit di Paks, paga prezzi di mercato che riflettono la domanda aggiuntiva nelle ore di picco, spesso proprio durante le ondate di calore quando tutta Europa consuma di pi\u00f9 per il raffrescamento. Il meccanismo crea un&#8217;amplificazione: meno produzione locale, pi\u00f9 domanda di importazione, temperature alte che aumentano i consumi, prezzi che salgono.<\/p>\n<p>La resilienza del sistema elettrico europeo interconnesso \u00e8 reale, come ha spiegato l&#8217;esperto citato nelle analisi di questi giorni: uno shock localizzato viene assorbito dalla rete europea senza che un singolo paese debba cavarsela da solo. Ma quella resilienza ha un costo, e quel costo viene redistribuito attraverso i prezzi dell&#8217;energia a chi compra elettricit\u00e0 in quei mercati.<\/p>\n<p>I settori ad alta intensit\u00e0 energetica nell&#8217;Europa centro-orientale, che gi\u00e0 operano su margini contenuti, vedranno aumentare i propri costi operativi nelle prossime settimane. Chi ha contratti di fornitura in quella regione e negozia prezzi fissi potrebbe trovarsi di fronte a richieste di revisione. Chi compra componenti da fornitori di quella regione dovrebbe aspettarsi pressioni sui tempi di consegna se gli impianti produttivi continuano a subire interruzioni come quelle gi\u00e0 registrate da Ford e Dacia.<\/p>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane: Tre Orizzonti<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> Il rischio pi\u00f9 concreto e immediato riguarda le supply chain con fornitori nell&#8217;Europa centro-orientale, in particolare in Romania e Ungheria. Chi dipende da componenti automotive, parti meccaniche o semilavorati prodotti in quegli impianti deve verificare adesso lo stato delle forniture e se i propri partner sono esposti ai blocchi produttivi in corso. Le sospensioni di Ford e Dacia non sono casi isolati: le imprese che lavorano nell&#8217;indotto di quei produttori sono gi\u00e0 in difficolt\u00e0. Il secondo rischio immediato riguarda le esportazioni verso quei mercati, dove imprese con meno liquidit\u00e0 e costi energetici pi\u00f9 alti comprano meno e posticipano gli ordini.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> Lo scenario pi\u00f9 probabile prevede un&#8217;estate 2026 che lascia una traccia strutturale nella politica energetica di Ungheria e Romania: accelerazione degli investimenti in rinnovabili, revisione dei contratti di fornitura energetica industriale, possibile riconsiderazione della localizzazione di alcuni impianti produttivi. Per le PMI italiane, questo apre uno spazio preciso: chi produce tecnologie per efficienza energetica, sistemi di stoccaggio, moduli fotovoltaici industriali, o soluzioni per la gestione dei consumi ha davanti a s\u00e9 una domanda crescente e un interlocutore governativo che per la prima volta sente l&#8217;urgenza sulla propria pelle. Il testo della crisi \u00e8 gi\u00e0 scritto, serve solo chi lo sa leggere come opportunit\u00e0 di mercato.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> Il precedente strutturale \u00e8 questo: l&#8217;Europa ha scoperto che la propria infrastruttura energetica \u00e8 climaticamente vulnerabile in modi che non erano stati pianificati. La revisione delle politiche di gestione delle acque, il redesign dei sistemi di raffreddamento delle centrali, l&#8217;accelerazione del mix rinnovabile nell&#8217;Europa centro-orientale, e la modernizzazione della rete di trasmissione elettrica transnazionale diventeranno priorit\u00e0 di spesa pubblica su scala decennale. Le imprese italiane che operano nell&#8217;ingegneria dell&#8217;acqua, nell&#8217;energia, nelle infrastrutture e nell&#8217;efficienza industriale hanno un mercato in costruzione davanti a s\u00e9. Chi entra nella conversazione adesso, quando i governi stanno ancora definendo i piani, ha un vantaggio che tra tre anni sar\u00e0 impossibile da recuperare.<\/p>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Automotive e componentistica:<\/strong> L&#8217;esposizione \u00e8 diretta e gi\u00e0 attiva. Ford e Dacia hanno fermato la produzione in Romania. L&#8217;indotto di queste produzioni, che include centinaia di fornitori di livello 2 e 3, molti dei quali italiani, \u00e8 gi\u00e0 sotto pressione sui tempi di consegna. Ma l&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nella riorganizzazione che seguir\u00e0: molte imprese dell&#8217;Europa centro-orientale cercheranno di diversificare i propri fornitori energetici e tecnologici. Chi offre soluzioni di autoproduzione energetica per siti industriali, sistemi di continuit\u00e0 o impianti fotovoltaici industriali si trova in una posizione di vantaggio non ovvia.<\/p>\n<p><strong>Agroalimentare e food processing:<\/strong> Il Danubio \u00e8 una via di trasporto per prodotti agricoli e alimentari trasformati. Livelli d&#8217;acqua bassi riducono la capacit\u00e0 di navigazione fluviale, aumentano i costi di trasporto via terra e allungano i tempi di consegna. Le imprese italiane che esportano verso i paesi danubiani o che usano il fiume come parte della catena logistica devono ri-calcolare i costi di trasporto per il prossimo semestre. L&#8217;opportunit\u00e0 meno evidente \u00e8 nell&#8217;agroalimentare di qualit\u00e0 verso mercati come Ungheria e Romania, dove la domanda di prodotti italiani premium \u00e8 in crescita ma la logistica locale sta diventando pi\u00f9 costosa per i concorrenti meno organizzati.<\/p>\n<p><strong>Tecnologie per l&#8217;acqua e l&#8217;energia:<\/strong> Questo \u00e8 il settore con il profilo rischio-opportunit\u00e0 pi\u00f9 asimmetrico. La crisi del Danubio ha reso visibile un fabbisogno enorme di investimenti in tecnologie idriche: sistemi di monitoraggio dei livelli fluviali, soluzioni per il raffreddamento alternativo delle centrali, pompaggio intelligente, gestione delle risorse idriche industriali. Le imprese italiane di impiantistica idraulica, engineering dell&#8217;acqua e cleantech che non hanno ancora un presidio in Romania e Ungheria stanno guardando fuori dalla finestra un mercato che si sta formando in tempo reale. La concorrenza tedesca e francese si muover\u00e0 presto, il vantaggio di primo ingresso si erode rapidamente.<\/p>\n<p><strong>Energia e reti industriali:<\/strong> Le imprese italiane dell&#8217;energia, in particolare quelle attive nel fotovoltaico industriale, nel revamping di centrali e nella gestione intelligente dei consumi, hanno davanti a s\u00e9 governi che per la prima volta si trovano con un senso di urgenza reale. Ungheria e Romania non erano i mercati pi\u00f9 attrattivi per le rinnovabili prima di questa crisi, lo stanno diventando adesso. Chi ha gi\u00e0 una presenza commerciale o istituzionale in quei paesi deve attivarla ora, prima che i bandi pubblici vengano definiti e i competitors pi\u00f9 veloci occupino le posizioni.<\/p>\n<h2>Rischi da Monitorare: Le Tre Fratture Nascoste<\/h2>\n<p><strong>Contagio logistico verso l&#8217;Italia:<\/strong> La navigabilit\u00e0 del Danubio non riguarda solo i paesi che lo attraversano direttamente. La rete fluviale europea \u00e8 interconnessa, e le restrizioni sul Danubio aumentano la pressione su rotte alternative terrestri e ferroviarie gi\u00e0 utilizzate per i flussi commerciali tra Italia, Balkani e Europa centrale. Un rialzo dei costi di trasporto su quelle rotte si traduce in margini compressi per chi esporta o importa attraverso quell&#8217;asse, indipendentemente dal fatto che abbia mai spedito un container via fiume.<\/p>\n<p><strong>Instabilit\u00e0 energetica come fattore geopolitico:<\/strong> L&#8217;Ungheria di Orb\u00e1n, gi\u00e0 in una posizione ambigua rispetto all&#8217;alleanza europea e ai suoi rapporti con Mosca, si trova a gestire un&#8217;emergenza energetica in un momento in cui la sua dipendenza da gas russo era gi\u00e0 oggetto di tensioni con Bruxelles. Una crisi energetica prolungata rafforza le narrative sovraniste e rende pi\u00f9 difficile la convergenza europea su politiche energetiche comuni. Per le imprese europee, questo si traduce in un rischio regolat\u00f3rio: l&#8217;accelerazione o il rallentamento delle direttive UE sull&#8217;energia dipender\u00e0 anche da come i governi dell&#8217;est gestiscono questa estate.<\/p>\n<p><strong>Effetto cumulo sull&#8217;inflazione europea:<\/strong> I costi energetici pi\u00f9 alti nell&#8217;Europa centrale si trasmettono ai prezzi dei beni prodotti in quella regione. In un contesto in cui il tracker salariale della BCE per il primo trimestre 2027 indica pressioni salariali ancora presenti al 2,7%, un&#8217;ondata di inflazione da costi energetici aggiungerebbe complessit\u00e0 alla traiettoria della politica monetaria europea. Chi esporta verso quei mercati e ha prezzi denominati in euro potrebbe trovarsi con clienti che hanno meno margine di acquisto senza che la svalutazione valutaria sia visibile nei dati di cambio.<\/p>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che mi colpisce di questa crisi \u00e8 la sua prevedibilit\u00e0 e la nostra sistematica incapacit\u00e0 di usarla come input strategico prima che diventi emergenza. Il Danubio non si \u00e8 abbassato da un giorno all&#8217;altro. Le temperature dell&#8217;acqua non hanno superato le soglie di sicurezza delle centrali nucleari senza preavviso. I modelli climatici che descrivono l&#8217;Europa come il continente che si scalda pi\u00f9 rapidamente sono disponibili da anni. Eppure ci ritroviamo con esplosioni sul fondale di un fiume per garantire l&#8217;approvvigionamento idrico a una centrale nucleare.<\/p>\n<p>La vera partita, quella che la maggior parte degli imprenditori non legge dietro questa notizia, \u00e8 la seguente: l&#8217;Europa centro-orientale \u00e8 entrata nella zona di turbolenza strutturale. Non intendo una crisi temporanea che passer\u00e0 con le piogge autunnali. Intendo una condizione permanente in cui l&#8217;infrastruttura energetica di quella regione dovr\u00e0 essere ripensata, finanziata e costruita da capo nel corso dei prossimi dieci anni. Questo \u00e8 esattamente il tipo di scenario in cui le PMI italiane con competenze in engineering, acqua, energia e infrastrutture hanno un vantaggio comparativo enorme che non stanno usando.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa ha dimostrato, ancora una volta, di saper assorbire lo shock nel brevissimo termine grazie all&#8217;interconnessione della rete elettrica. Ma chi pensa che la resilienza del sistema sia una risposta strategica sufficiente sta confondendo la medicina d&#8217;urgenza con la prevenzione. La medicina d&#8217;urgenza ti tiene vivo stanotte, non risolve il problema che ti ha portato in pronto soccorso.<\/p>\n<p>Per gli imprenditori italiani, la lezione operativa \u00e8 questa: smettere di leggere la crisi del Danubio come una notizia sull&#8217;Europa e iniziare a leggerla come un segnale di mercato. Governi con un&#8217;urgenza reale comprano. Paesi in emergenza energetica cercano soluzioni, non rassicurazioni. Chi si presenta con una proposta concreta nei prossimi sei mesi trover\u00e0 porte aperte che tra diciotto mesi saranno gi\u00e0 occupate dai concorrenti.<\/p>\n<h2>Domande e Risposte Frequenti sulla Crisi Energetica Danubio<\/h2>\n<p><strong>D: Quali sono i tempi reali di impatto sulle supply chain italiane?<\/strong><br \/>R: L&#8217;impatto immediato \u00e8 gi\u00e0 visibile nelle sospensioni di Ford e Dacia in Romania. Per chi ha fornitori diretti in quella regione, gli effetti sui tempi di consegna saranno evidenti entro 2-4 settimane. Per chi esporta verso quei mercati, la contrazione della domanda si manifesta nel trimestre in corso. Gli effetti medi (6-18 mesi) dipendono dalla durata dell&#8217;emergenza energetica.<\/p>\n<p><strong>D: Come posso verificare l&#8217;esposizione della mia azienda alla crisi del Danubio?<\/strong><br \/>R: Fai un audit rapido della tua supply chain chiedendoti tre cose: 1) Ho fornitori attivi in Ungheria, Romania o Serbia? 2) Esporto verso questi mercati o verso clienti che li riforniscono? 3) I miei impianti o quelli dei miei fornitori richiedono elevati consumi energetici? Se hai risposto s\u00ec a pi\u00f9 di una domanda, sei esposto.<\/p>\n<p><strong>D: La crisi passer\u00e0 con le piogge autunnali?<\/strong><br \/>R: Parzialmente s\u00ec per l&#8217;emergenza acuta, no per le conseguenze strutturali. L&#8217;acqua torner\u00e0 a settembre, i reattori ripartiranno, Ford e Dacia riprenderanno a produrre. Ma la vulnerabilit\u00e0 climatica dell&#8217;infrastruttura energetica europea \u00e8 permanente. I governi sapranno adesso che il loro sistema energetico \u00e8 a rischio e inizieranno a investire in resilienza.<\/p>\n<p><strong>D: Quali settori hanno pi\u00f9 opportunit\u00e0 dalla crisi?<\/strong><br \/>R: Tecnologie per l&#8217;acqua, soluzioni di efficienza energetica, sistemi di autoproduzione energetica per siti industriali, impiantistica idraulica, fotovoltaico industriale, e engineering delle infrastrutture critiche. Chi opera in questi settori avr\u00e0 una domanda crescente dai governi dell&#8217;Europa centro-orientale nei prossimi 12-24 mesi.<\/p>\n<p><strong>D: Quando \u00e8 il momento giusto per contattare governi e imprese di quella regione?<\/strong><br \/>R: Adesso. Non tra tre mesi, non quando i bandi saranno aperti. Adesso, quando i governi stanno ancora definendo le loro strategie e cercano partner tecnologici. Chi entra oggi nella conversazione ha un vantaggio di posizionamento che non si recupera.<\/p>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte dell&#8217;emergenza energetica danubiana:<\/strong> tempi di riavvio dei reattori di Paks in Ungheria (qualsiasi dichiarazione del governo rappresenta un trigger per i prezzi spot dell&#8217;elettricit\u00e0 regionale), livelli idrici del Danubio nelle stazioni di misurazione di Bratislava e Budapest, eventuali ulteriori sospensioni produttive da parte di altri impianti industriali in Romania e Serbia.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte delle supply chain automotive:<\/strong> aggiornamenti da Ford e Dacia sulle riprese produttive nei loro impianti rumeni, comunicati di altri produttori con impianti nell&#8217;Europa centro-orientale (Volkswagen Slovakia, Stellantis Serbia), segnali dai livelli di inventario dei componentisti italiani esposti a quell&#8217;area.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati energetici europei:<\/strong> prezzi spot dell&#8217;elettricit\u00e0 nelle borse energetiche di Budapest e Bucarest, andamento del prezzo del gas naturale europeo (TTF), eventuali attivazioni del meccanismo europeo di solidariet\u00e0 energetica da parte dei governi interessati.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte regolatorio e degli investimenti pubblici:<\/strong> dichiarazioni della Commissione Europea su eventuali piani di supporto straordinario all&#8217;Ungheria e alla Romania, prime bozze di piani nazionali di resilienza energetica aggiornati, bandi di gara per infrastrutture idriche ed energetiche nei paesi colpiti.<\/p>\n<h2>L&#8217;Estate che Non Dobbiamo Dimenticare a Settembre<\/h2>\n<p>Le esplosioni sul Danubio saranno una notizia per qualche giorno ancora. Poi le temperature scenderanno, le piogge torneranno, i reattori ripartiranno, e Ford e Dacia riprenderanno a produrre. E la maggior parte degli imprenditori che hanno letto questa notizia questa settimana la dimenticher\u00e0 entro il prossimo consiglio di amministrazione.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 esattamente il momento in cui il vantaggio competitivo si costruisce o si perde. La crisi idrica del Danubio ha reso visibile una vulnerabilit\u00e0 strutturale dell&#8217;Europa centro-orientale che non scomparir\u00e0 con le piogge di settembre: l&#8217;infrastruttura energetica di quella regione va ricostruita, e i governi che oggi dichiarano l&#8217;emergenza saranno i compratori di domani. La domanda non \u00e8 se questa regione investir\u00e0 in energia e acqua nei prossimi anni. La domanda \u00e8 chi sar\u00e0 nella stanza quando verranno scritti i contratti.<\/p>\n<p>L&#8217;emergenza energetica non \u00e8 un rischio da gestire, \u00e8 un mercato da entrare. La differenza tra chi lo capisce adesso e chi lo legger\u00e0 nei comunicati stampa tra due anni si misura in milioni di euro di ordini e in posizioni di mercato che non si recuperano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Budapest, 8 agosto 2026. Lungo le rive del Danubio, la Marina romena fa esplodere rocce nel fondale del fiume. Non \u00e8 un&#8217;esercitazione militare, \u00e8 un tentativo disperato di aumentare il flusso d&#8217;acqua verso la centrale nucleare di Cernavod\u0103, che rischia di fermarsi per mancanza di acqua di raffreddamento abbastanza fredda. 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