{"id":1051,"date":"2026-08-10T19:04:08","date_gmt":"2026-08-10T18:04:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/petrolio-a-87-dollari-il-tuo-bilancio-energetico-regge"},"modified":"2026-08-10T19:04:08","modified_gmt":"2026-08-10T18:04:08","slug":"petrolio-a-87-dollari-il-tuo-bilancio-energetico-regge","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/petrolio-a-87-dollari-il-tuo-bilancio-energetico-regge","title":{"rendered":"Petrolio a 87 dollari: il tuo bilancio energetico regge?"},"content":{"rendered":"<p>Washington, 10 agosto 2026. Il presidente degli Stati Uniti parla con Axios e sceglie con cura le sue parole: &#8220;stiamo low-keyando con Teheran&#8221;, &#8220;siamo solo semi-negoziando&#8221;. Traduzione diplomatica di una sconfitta tattica che non pu\u00f2 ancora chiamarsi con il suo nome.<\/p>\n<p><em>Lo Stretto di Hormuz non \u00e8 chiuso come una porta che qualcuno ha sprangato. \u00c8 chiuso come una partita che qualcuno sta vincendo, e non \u00e8 Washington.<\/em><\/p>\n<p>La settimana scorsa l&#8217;amministrazione Trump annunciava un accordo &#8220;a uno o due giorni&#8221; dalla firma. Questo fine settimana, l&#8217;Iran ha presentato un nuovo elenco di condizioni che rende quell&#8217;accordo pi\u00f9 lontano di quanto non fosse prima dei negoziati: fine delle ostilit\u00e0, revoca del blocco navale ai porti iraniani, ritiro delle forze militari americane dalla regione, compensazione per i danni di guerra, eliminazione delle sanzioni e sblocco degli asset congelati. Per qualsiasi osservatore che legge i mercati prima dei comunicati stampa, questo non \u00e8 un negoziato che avanza, \u00e8 un negoziato che arretra. E i mercati lo stanno gi\u00e0 prezzando.<\/p>\n<p>Per un imprenditore italiano o europeo con supply chain che attraversa il Golfo, con contratti energetici indicizzati al Brent, con clienti nel Golfo Persico o con fornitori asiatici che usano quella rotta, la domanda non \u00e8 se ci sar\u00e0 un accordo questa settimana. La domanda \u00e8: il tuo modello di business regge a un Brent strutturalmente sopra 85 dollari per i prossimi dodici mesi?<\/p>\n<h2>Il Fatto in Numeri: La Stasi di Hormuz e il Prezzo che Sale<\/h2>\n<p>Il Brent ha superato quota 84-87 dollari al barile nelle ultime ore, recuperando tutto il terreno perso quando, pochi giorni fa, era sceso sotto gli 80 dollari dopo l&#8217;illusione di un accordo imminente. La volatilit\u00e0 di quella correzione e di questo rimbalzo dice pi\u00f9 di qualsiasi dichiarazione: il mercato non sa dove andr\u00e0 questa crisi, e quando i mercati non sanno, tendono a pagare un premio per l&#8217;incertezza piuttosto che scommettere sulla risoluzione.<\/p>\n<p>Lo Stretto di Hormuz \u00e8 il passaggio attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale e una quota analoga del gas naturale liquefatto globale. Il blocco navale americano ai porti iraniani, Kharg Island in testa, dove confluisce la quasi totalit\u00e0 delle esportazioni petrolifere di Teheran verso India e Asia, ha gi\u00e0 di fatto azzerato i flussi in uscita dall&#8217;Iran. Ma la risposta iraniana non \u00e8 stata cedere: \u00e8 stata alzare il prezzo della resa.<\/p>\n<p>Il traffico marino nello stretto \u00e8, secondo i tracciatori di marine traffic ripresi dalle fonti CNN, sostanzialmente fermo nelle sue componenti pi\u00f9 strategiche. Le petroliere che si avventurano in quelle acque lo fanno con premi assicurativi che alcune stime portano a livelli cinque o sei volte superiori al normale. I Lloyd&#8217;s of London hanno gi\u00e0 riclassificato la zona. I P&#038;I club stanno rinegoziando i termini. Questo non \u00e8 il costo della crisi, \u00e8 il costo del nuovo stato normale che si sta definendo.<\/p>\n<p>Sul fronte militare, emerge un dato che cambia la geometria del conflitto: le scorte americane di missili Patriot e di altri sistemi d&#8217;arma critici sono, secondo fonti CNN citate dagli analisti, &#8220;pericolosamente basse&#8221;. Il Pentagono ha emesso una circolare urgente ai contractor della difesa per accelerare la produzione. Il presidente del Joint Chiefs, Dan Kaine, starebbe esplorando scenari di &#8220;off-ramp&#8221; dal conflitto. L&#8217;America cerca una via d&#8217;uscita onorevole, e l&#8217;Iran lo sa.<\/p>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: La Finestra che Si Chiude e Quella che Si Apre<\/h2>\n<p>Questa notizia conta oggi, 10 agosto 2026, per una ragione molto specifica: siamo nel momento in cui la narrativa pubblica e la realt\u00e0 strategica si stanno definitivamente separando. Per mesi si \u00e8 parlato di pressione massima sull&#8217;Iran come di una strategia vincente. Oggi quella narrativa \u00e8 entrata in contraddizione con i fatti: le scorte militari si assottigliano, le petizioni iraniane crescono invece di diminuire, i prezzi del petrolio tornano a salire, e il Joint Chiefs cerca un&#8217;uscita.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il momento tipico in cui i mercati, prima, e le catene di fornitura, poi, ricalibrano le aspettative in modo brusco e non lineare. Chi aveva prezzato una risoluzione rapida deve ora prezzare una stasi prolungata. Chi aveva differito decisioni logistiche aspettando l&#8217;esito dei negoziati non pu\u00f2 pi\u00f9 differire.<\/p>\n<p>Va anche letto nel contesto pi\u00f9 ampio: gli Houthi yemeniti, alleati di Teheran, hanno colpito questo fine settimana una raffineria saudita, a dimostrazione che le dinamiche regionali non aspettano i negoziati di Washington. Ogni attore nella regione sta giocando la sua mano mentre l&#8217;America bassa i ritmi. Il timing non \u00e8 casuale: l&#8217;Iran ha scelto esattamente questo momento di debolezza tattica americana per indurire le condizioni.<\/p>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Il Segnale che Anticipa il Problema<\/h2>\n<p>Il rimbalzo del Brent sopra 87 dollari \u00e8 il segnale spot pi\u00f9 visibile, ma non \u00e8 il pi\u00f9 informativo. Ci\u00f2 che conta di pi\u00f9 per un decisore aziendale sono tre segnali strutturali che si stanno consolidando simultaneamente.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 la volatilit\u00e0 implicita sul petrolio: quando le opzioni sull&#8217;oil salgono di prezzo indipendentemente dalla direzione del sottostante, il mercato sta ammettendo di non sapere. In questo momento, i derivati sull&#8217;energia stanno diventando pi\u00f9 costosi da tutti e due i lati, il che rende l&#8217;hedging pi\u00f9 caro per chiunque abbia bisogno di proteggere i propri costi energetici.<\/p>\n<p>Il secondo segnale riguarda il dollaro. La Fed, come emerge dai discorsi recenti dei suoi membri, sta navigando un equilibrio delicato tra inflazione persistente e crescita incerta. Un petrolio strutturalmente alto alimenta l&#8217;inflazione americana, il che riduce lo spazio per tagli ai tassi, il che mantiene il dollaro relativamente forte, il che comprime i margini di chi esporta in dollari verso mercati europei o di chi ha debito in dollari ma ricavi in euro.<\/p>\n<p>Il terzo segnale, meno visibile ma forse il pi\u00f9 rilevante, \u00e8 quello dei premi assicurativi sulle rotte marittime. Gli spread sui war risk premiums per le rotte del Golfo Persico e del Mar Rosso si stanno consolidando su livelli che fino a diciotto mesi fa sarebbero stati considerati anomali. Oggi stanno diventando il nuovo punto di riferimento per i calcoli di freight cost. Chi non ha ancora aggiornato i propri costi logistici a questi nuovi livelli sta lavorando con numeri sbagliati.<\/p>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi).<\/strong> Il rischio pi\u00f9 immediato non \u00e8 la chiusura totale dello stretto, gi\u00e0 ampiamente prezzata, ma la volatilit\u00e0 del prezzo del petrolio attorno a soglie che rendono imprevedibile la pianificazione dei costi energetici e logistici. Chiunque abbia contratti di fornitura o distribuzione con clausole di fuel surcharge indicizzate al Brent si trova in una zona di rinegoziazione forzata. Le aziende manifatturiere italiane ad alta intensit\u00e0 energetica, ceramica, vetro, carta, metalli, devono verificare oggi se i contratti di fornitura energetica sottoscritti nei mesi scorsi includono protezioni sufficienti o se stanno assorbendo in silenzio un costo che non hanno n\u00e9 previsto n\u00e9 quotato ai clienti.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi).<\/strong> Lo scenario pi\u00f9 probabile non \u00e8 una risoluzione rapida n\u00e9 un&#8217;escalation militare aperta: \u00e8 una stasi gestita, con negoziati intermittenti, pressione economica su Teheran, e un prezzo del petrolio strutturalmente elevato. In questo scenario, chi sopravvive \u00e8 chi ha gi\u00e0 diversificato le rotte logistiche, chi ha hedgato i costi energetici almeno parzialmente, e chi ha ridotto la dipendenza da fornitori e clienti geograficamente concentrati nel Golfo. Chi non sopravvive \u00e8 chi ha costruito la propria competitivit\u00e0 di prezzo su costi energetici e logistici pre-crisi che non torneranno.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi).<\/strong> Il precedente strutturale che si sta definendo \u00e8 questo: gli Stati Uniti non controllano pi\u00f9 il chokepoint energetico pi\u00f9 importante del pianeta, e tutti gli attori globali, inclusi i compratori asiatici di petrolio del Golfo, stanno ridisegnando le loro strategie di approvvigionamento in conseguenza. Per le imprese europee, questo significa che il costo dell&#8217;energia nel medio-lungo periodo incorporer\u00e0 permanentemente un premio per l&#8217;instabilit\u00e0 geopolitica che prima era considerato eccezionale. Il reshoring energetico europeo, le rinnovabili, i contratti di lungo termine con fornitori nordafricani o norvegesi, smettono di essere scelte ideologiche e diventano calcoli puramente economici.<\/p>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Ceramica e materiali da costruzione.<\/strong> Settore italiano ad altissima intensit\u00e0 energetica, con export significativo verso Medio Oriente e clienti nel Golfo che stanno anch&#8217;essi sotto pressione economica da un conflitto nella loro regione. L&#8217;esposizione \u00e8 doppia: costi di produzione in salita per il gas, e domanda potenzialmente frenata nei mercati di destinazione. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 che il reshoring edilizio europeo, spinto dalle politiche di efficienza energetica della Commissione, pu\u00f2 parzialmente sostituire la domanda mediorientale per chi si posiziona adesso.<\/p>\n<p><strong>Logistica e spedizionieri.<\/strong> Chi gestisce rotte Asia-Europa via Golfo Persico \u00e8 gi\u00e0 in una posizione operativamente difficile da mesi. Ma l&#8217;aspetto meno ovvio \u00e8 che i freight forwarder italiani che hanno gi\u00e0 costruito percorsi alternativi via Capo di Buona Speranza o via ferrovia Cina-Europa si trovano oggi con un vantaggio competitivo concreto da vendere ai loro clienti. La crisi \u00e8 anche una finestra commerciale per chi ha investito nella flessibilit\u00e0 logistica.<\/p>\n<p><strong>Macchinari e automazione industriale.<\/strong> L&#8217;export italiano di macchinari verso i paesi del Golfo, Arabia Saudita in testa, deve fare i conti con un cliente che sta vivendo una regione destabilizzata, che ha visto un attacco alla sua infrastruttura petrolifera questo fine settimana, e che sta cercando di diversificare la propria economia con urgenza crescente. Paradossalmente, questo accelera alcune decisioni di investimento in automazione e diversificazione industriale nei paesi del Golfo, il che pu\u00f2 essere un&#8217;opportunit\u00e0 per chi \u00e8 gi\u00e0 presente con relazioni commerciali consolidate. Ma chi non \u00e8 ancora presente trover\u00e0 l&#8217;ingresso pi\u00f9 complesso.<\/p>\n<p><strong>Farmaceutico e food &#038; beverage.<\/strong> Meno ovvio ma rilevante: le rotte di approvvigionamento di ingredienti e materie prime che passano attraverso il Golfo, o che usano vettori energeticamente dipendenti da quella regione, subiscono aumenti di costo che arrivano alla P&#038;L in modo ritardato ma sistematico. I bilanci del quarto trimestre 2026 di molte aziende del settore potrebbero mostrare sorprese negative per chi non ha gi\u00e0 rivisto i propri modelli di costo logistico.<\/p>\n<h2>Rischi da Monitorare: Le Tre Variabili che Decidono la Partita<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio: l&#8217;effetto coalizione.<\/strong> Se Houthi, milizie irachene e Hezbollah coordinano azioni simultanee contro infrastrutture saudite, emiratine o israeliane nelle prossime settimane, il premio di rischio geopolitico non sale linearmente, salta. Un singolo evento coordinato pu\u00f2 portare il Brent da 87 a 110 dollari nel giro di giorni, non mesi. Per le aziende italiane con costi energetici non hedgati, questo non \u00e8 uno scenario estremo da escludere, \u00e8 uno scenario di bassa probabilit\u00e0 ma alto impatto da tenere nel calcolo.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio: il credit tightening regionale.<\/strong> I premi assicurativi sulle rotte del Golfo si stanno scaricando sui bilanci delle banche di trade finance che finanziano gli scambi commerciali nella regione. Se alcune istituzioni bancarie del Golfo iniziano a inasprire i termini sul trade finance, le lettere di credito diventano pi\u00f9 costose o pi\u00f9 difficili da ottenere, e questo colpisce direttamente le PMI italiane che esportano in quelle aree con pagamenti differiti o garantiti da strumenti bancari locali.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio: la frammentazione interna iraniana.<\/strong> Paradossalmente, il rischio pi\u00f9 destabilizzante nel breve periodo non \u00e8 un Iran compatto e determinato, \u00e8 un Iran in cui la lotta interna tra negoziatori civili e IRGC produce decisioni contraddittorie e imprevedibili. Il funzionario iraniano che ha emesso il decreto con le nuove condizioni \u00e8 stato sostituito il giorno dopo: questo \u00e8 il segnale di un apparato che non parla con una voce sola. Un Iran diviso \u00e8 un Iran che pu\u00f2 fare mosse improvvise in qualsiasi direzione, rendendo impossibile qualsiasi scenario stabile su cui pianificare.<\/p>\n<h2>Domande e Risposte: Quello che Devi Sapere Ora<\/h2>\n<p><strong>Quanto tempo hanno le aziende italiane per adattarsi?<\/strong> Non molto. I contratti energetici e logistici si rinegoziano con cadenza trimestrale o semestrale. Se non hai gi\u00e0 discusso con i tuoi fornitori e clienti nei prossimi 30 giorni, stai accumulando rischio. La finestra per negoziare da una posizione di relativa forza si chiude quando i prezzi si stabilizzano al rialzo.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 il Brent &#8220;sostenibile&#8221; per il modello italiano?<\/strong> Dipende dal settore. Per la ceramica e il vetro, spesso ad alta intensit\u00e0 di gas naturale, un Brent stabile sopra 85 dollari significa margini compressi di 3-5 punti percentuali rispetto alle proiezioni pre-crisi. Per la logistica, il vero costo \u00e8 nei war risk premiums, non nel Brent diretto. Fai il calcolo con i tuoi numeri, oggi, prima che sia tardivo.<\/p>\n<p><strong>Hedging energetico: conviene ancora?<\/strong> S\u00ec, ma i costi sono pi\u00f9 alti. L&#8217;opzione pi\u00f9 intelligente per una PMI non \u00e8 comprare opzioni put sul petrolio (costosissime oggi), ma rinegoziare i contratti di fornitura con clausole di cap sui prezzi, anche a fronte di un prezzo base leggermente pi\u00f9 alto. Chiedi al tuo fornitore energetico uno scenario con tetto massimo a 90 dollari il barile.<\/p>\n<p><strong>Come posso diversificare le rotte logistiche senza stravolgere l&#8217;operativit\u00e0?<\/strong> Non c&#8217;\u00e8 soluzione plug-and-play. Ma puoi iniziare da subito con due azioni: primo, identifica almeno un forwarder alternativo con esperienza su rotte Capo di Buona Speranza o terrestri; secondo, chiedi una quotazione di massima per il 15-20% dei tuoi volumi su questa rotta alternativa. Costerebbe di pi\u00f9 oggi, ma ti offre una leva negoziale reale con il tuo forwarder principale.<\/p>\n<p><strong>E se la crisi si risolve rapidamente?<\/strong> Allora avrai pagato un&#8217;assicurazione per pace della mente e aggiunto flessibilit\u00e0 operativa al tuo modello. Nessun rimpianto possibile. Se non si risolve, avrai optato per l&#8217;adattamento mentre altri litigano ancora sui costi.<\/p>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che sto osservando in questa crisi mi dice qualcosa di pi\u00f9 profondo dei prezzi del petrolio e delle dichiarazioni di Trump.<\/p>\n<p>L&#8217;America si trova in una posizione in cui l&#8217;unico attore che pu\u00f2 effettivamente aprire lo Stretto di Hormuz non \u00e8 quello che ha la flotta pi\u00f9 potente della regione: \u00e8 quello che controlla il territorio circostante. E quel territorio \u00e8 iraniano. Ogni analista militare che non si lascia abbagliare dalla potenza di fuoco americana lo capisce: non c&#8217;\u00e8 soluzione militare a un problema geografico. Il Golfo Persico \u00e8 una vasca da bagno con un rubinetto che l&#8217;Iran pu\u00f2 chiudere quando vuole.<\/p>\n<p>Quello che mi interessa come imprenditore, e che mi interessa per chi legge, \u00e8 il precedente che si sta costruendo. Per decenni, la stabilit\u00e0 energetica globale era garantita da un&#8217;architettura americana: la settima flotta, i trattati con i paesi del Golfo, la minaccia implicita di risposta militare immediata. Quella architettura si \u00e8 dimostrata insufficiente non perch\u00e9 l&#8217;America non abbia abbastanza navi, ma perch\u00e9 il calcolo costi-benefici dell&#8217;Iran ha retto la pressione meglio di quanto Washington si aspettasse.<\/p>\n<p>Questo cambia qualcosa di strutturale: i paesi del Golfo, e in particolare Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, stanno traendo la loro conclusione. Quella conclusione \u00e8 che non possono pi\u00f9 appoggiarsi completamente all&#8217;ombrello americano, e devono costruire le proprie capacit\u00e0 di deterrenza e le proprie reti di alleanze. Questo accelera dinamiche che erano gi\u00e0 in corso, dall&#8217;avvicinamento saudita a Pechino al potenziamento militare emiratino, in modi che ridisegnano il contesto in cui le imprese europee operano.<\/p>\n<p>Per gli imprenditori italiani, la lezione operativa non \u00e8 aspettare la risoluzione della crisi. \u00c8 accettare che la crisi \u00e8 la nuova condizione di normalit\u00e0, e costruire un modello operativo che la incorpora. Le aziende che usano questa stasi per rinegoziare i contratti logistici, per costruire relazioni dirette con fornitori energetici alternativi, per hedgare almeno una parte dell&#8217;esposizione valutaria e energetica, usciranno da questa crisi con un vantaggio strutturale sui concorrenti che hanno aspettato.<\/p>\n<p>Chi aspetta la normalit\u00e0 per pianificare non capisce che la normalit\u00e0 \u00e8 esattamente questo.<\/p>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte iraniano:<\/strong> la nomina del sostituto del funzionario destituito e la sua prima dichiarazione pubblica, il prossimo comunicato ufficiale del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano sulle condizioni di negoziato, eventuali movimenti delle unit\u00e0 dell&#8217;IRGC vicino allo stretto.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte americano:<\/strong> l&#8217;evoluzione dei comunicati Pentagon ai contractor della difesa sulla produzione accelerata di Patriot e sistemi correlati, le prime dichiarazioni pubbliche di Dan Kaine o altri esponenti del Joint Chiefs sui possibili scenari di off-ramp, i movimenti della settima flotta nelle prossime 72 ore.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> il Brent sopra 90 dollari come soglia di allerta immediata per i costi di produzione industriale europea, il VIX energy come indicatore di volatilit\u00e0 implicita, gli spread sui credit default swap delle maggiori compagnie di shipping che operano nel Golfo.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte degli attori regionali:<\/strong> eventuali ulteriori attacchi Houthi ad infrastrutture saudite o emiratine, i movimenti diplomatici omani come possibile canale back-channel tra Iran e USA, le dichiarazioni dell&#8217;Arabia Saudita sulla propria capacit\u00e0 produttiva in caso di ulteriore escalation.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte della Fed e BCE:<\/strong> la prossima comunicazione di Powell o Lagarde su inflazione e tassi, in considerazione del fatto che un petrolio strutturalmente elevato rimette sul tavolo scenari inflattivi che il mercato aveva rimosso dal suo scenario base per il secondo semestre 2026.<\/p>\n<h2>La Stasi che Insegna Pi\u00f9 dell&#8217;Accordo<\/h2>\n<p>Washington, 10 agosto 2026, ore che passano senza accordo. Il presidente degli Stati Uniti descrive la sua strategia con il termine &#8220;low-key&#8221;, un modo elegante per ammettere che la strategia precedente non ha funzionato abbastanza. Teheran osserva, calcola, e aggiunge condizioni. I mercati oscillano tra la speranza di un deal e la realizzazione che quel deal potrebbe essere pi\u00f9 lontano ogni giorno che passa. Le petroliere rimangono ormeggiate.<\/p>\n<p>La dinamica di potere in gioco non \u00e8 quella dichiarata. Sulla superficie: America contro Iran, potenza globale contro stato regionale sotto sanzioni. Sotto la superficie: uno scontro tra chi ha la forza e chi ha il controllo del territorio, tra chi pu\u00f2 colpire da lontano e chi decide cosa passa dallo stretto. L&#8217;Iran non sta vincendo questa partita perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 forte, sta vincendo perch\u00e9 ha capito che la soglia di dolore dell&#8217;America, politica, militare e strategica, \u00e8 pi\u00f9 bassa di quanto si immaginasse.<\/p>\n<p>Per chi guida un&#8217;azienda con interessi internazionali, la lezione non \u00e8 geopolitica, \u00e8 operativa: la crisi di Hormuz non \u00e8 un&#8217;eccezione nella normalit\u00e0, \u00e8 la dimostrazione che la normalit\u00e0 era l&#8217;eccezione. La domanda rilevante non \u00e8 quando torner\u00e0 la stabilit\u00e0, ma se il tuo modello di business \u00e8 costruito per reggere senza di essa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Washington, 10 agosto 2026. Il presidente degli Stati Uniti parla con Axios e sceglie con cura le sue parole: &#8220;stiamo low-keyando con Teheran&#8221;, &#8220;siamo solo semi-negoziando&#8221;. 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