{"id":1053,"date":"2026-08-11T19:04:29","date_gmt":"2026-08-11T18:04:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/esportare-in-asia-i-rischi-della-cina-nel-2026"},"modified":"2026-08-11T19:30:04","modified_gmt":"2026-08-11T18:30:04","slug":"esportare-in-asia-i-rischi-della-cina-nel-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/esportare-in-asia-i-rischi-della-cina-nel-2026","title":{"rendered":"Esportare in Asia: i rischi della Cina nel 2026"},"content":{"rendered":"<h2>Il Fatto in Numeri: La Geometria di un Rallentamento che Non Si Chiama Crisi<\/h2>\n<p>La crescita del PIL cinese si \u00e8 stabilizzata intorno al 4-4,5% annuo, una cifra che in qualsiasi contesto occidentale sarebbe considerata robusta, ma che per un&#8217;economia costruita su aspettative di espansione a doppia cifra rappresenta una frenata strutturale. Per tre decenni, dal 1978 al 2008, la Cina ha registrato tassi medi di crescita del PIL prossimi al 10% annuo. Quella traiettoria ha portato, secondo i dati del Partito Comunista, oltre 800 milioni di persone fuori dalla povert\u00e0 assoluta.<\/p>\n<p>Il dato demografico \u00e8 il segnale strutturale pi\u00f9 difficile da invertire: la Cina ha registrato nel 2023 il secondo anno consecutivo di calo della popolazione, con tassi di natalit\u00e0 ai minimi storici. La conseguenza della politica del figlio unico, abbandonata solo nel 2016, \u00e8 uno squilibrio di genere che conta circa 30 milioni di uomini in pi\u00f9 rispetto alle donne in et\u00e0 fertile, con effetti sulla formazione di nuclei familiari e sulla spesa delle famiglie che nessuna politica di sussidio alla maternit\u00e0 ha finora corretto.<\/p>\n<p>La disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli tali da spingere le autorit\u00e0 a sospendere temporaneamente la pubblicazione dei dati nel 2023, con stime che collocavano il tasso sopra il 20% tra i giovani urbani. Le 550 citt\u00e0 connesse dall&#8217;alta velocit\u00e0 ferroviaria e i dark factory dove i robot producono senza personale umano coesistono con mercati del lavoro di zona industriale che non trovano pi\u00f9 abbastanza domanda di manodopera per rimanere aperti.<\/p>\n<p>Il consumo interno \u00e8 rimasto sistematicamente basso rispetto alle proiezioni ufficiali: le famiglie cinesi risparmiano invece di spendere, perch\u00e9 l&#8217;incertezza sul futuro, pensioni insufficienti, sanit\u00e0 costosa, mercato immobiliare in difficolt\u00e0, comprime la propensione al consumo. Questo non \u00e8 un segnale congiunturale: \u00e8 la manifestazione economica di un contratto sociale che non riesce pi\u00f9 a sostenere le aspettative che aveva generato.<\/p>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Contratto Sociale che Si Incrina Proprio Quando la Cina Sembra Vincere<\/h2>\n<p>Il contratto implicito che ha tenuto insieme la Cina moderna per quarant&#8217;anni \u00e8 stato formulato con chiarezza quasi insolita da Deng Xiaoping nel suo tour del sud del 1992: vi faremo arricchire, in cambio non mettete in discussione il monopolio del potere del Partito. Quella formula ha funzionato con una precisione quasi meccanica fino a quando la crescita economica era visibile, tangibile, generazionale. Si mangiava di pi\u00f9 dei propri genitori, si comprava una casa, si mandavano i figli a scuola.<\/p>\n<p>Quello che \u00e8 cambiato non \u00e8 un singolo evento: \u00e8 la sovrapposizione di tre fratture che si sono materializzate in sequenza ravvicinata. Il Covid e i lockdown del 2022 hanno mostrato che il Partito poteva essere non solo autoritario ma anche erratico nelle sue decisioni, con Shanghai sigillata mentre il resto del mondo tornava alla normalit\u00e0. I dazi dell&#8217;era Trump, poi rinnovati e in parte ampliati nella fase successiva, hanno colpito esattamente le filiere di esportazione manifatturiera che davano reddito ai 300 milioni di lavoratori migranti interni. E la transizione tecnologica verso l&#8217;automazione e i settori ad alto valore aggiunto ha accelerato la sostituzione della manodopera nelle fabbriche tradizionali senza creare abbastanza posti di lavoro alternativi per chi ne era escluso per formazione o et\u00e0.<\/p>\n<p>Xi Jinping ha aggiornato il testo del contratto: non pi\u00f9 vi faremo ricchi, ma vi faremo forti. La Cina rispettata nel mondo, protetta dalle potenze straniere che vogliono tenerla gi\u00f9. \u00c8 una narrativa nazionalista che funziona come colla emotiva, ma che non paga il mutuo e non manda a casa i soldi ai figli in campagna. Il timing \u00e8 rilevante perch\u00e9 questa tensione si sta comprimendo proprio mentre la Cina raggiunge la sua massima proiezione esterna, nei dossier multilaterali, nelle rotte commerciali globali, nella leadership tecnologica verde. \u00c8 una potenza che sale nel mondo e scende nella coesione interna. Per chi fa business con o contro la Cina, questa asimmetria \u00e8 il dato di partenza.<\/p>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Segnali Deboli che i Dati Superficiali Non Catturano<\/h2>\n<p>I mercati finanziari leggono ancora la Cina prevalentemente attraverso i numeri ufficiali del PIL e i dati sull&#8217;export manifatturiero, che rimangono impressionanti per volumi. Ma ci sono segnali che chi legge i mercati con attenzione ha gi\u00e0 incorporato nelle proprie valutazioni.<\/p>\n<p>Lo yuan ha mostrato pressioni strutturali che le autorit\u00e0 gestiscono attraverso interventi regolari, segnalando che il mercato sconta un rallentamento pi\u00f9 profondo di quello dichiarato. I prezzi dell&#8217;immobiliare cinese, dopo il caso Evergrande, non hanno recuperato i livelli precedenti nelle citt\u00e0 di secondo e terzo livello, con impatti sulla ricchezza percepita delle famiglie che si traducono direttamente in consumi compressi. Le materie prime industriali che la Cina importa, rame, minerale di ferro, energia, hanno mostrato nei futures una domanda cinese meno esplosiva di quanto i target ufficiali di crescita suggerirebbero.<\/p>\n<p>Per le imprese europee, il segnale valutario \u00e8 quello da monitorare con attenzione: uno yuan debole rende le esportazioni cinesi pi\u00f9 competitive sui mercati terzi, aumentando la pressione sui produttori europei non solo in Asia ma anche in Africa, Medio Oriente e America Latina. L&#8217;effetto non \u00e8 immediato nei bilanci, ma \u00e8 strutturale nella dinamica competitiva. I mercati azionari cinesi, dopo anni di volatilit\u00e0, scontano gi\u00e0 una crescita domestica compressa: chi sperava in un rimbalzo dei consumi interni come driver di opportunit\u00e0 per l&#8217;export europeo verso la Cina deve aggiornare le proprie aspettative.<\/p>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane: Tre Orizzonti<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi).<\/strong> La pressione competitiva cinese sui mercati terzi si intensifica. Con costi interni che i produttori cinesi cercano di comprimere per compensare la domanda interna debole, le esportazioni manifatturiere cinesi verso i mercati dove le PMI italiane sono presenti, dal Sud-Est asiatico all&#8217;Africa, all&#8217;Europa orientale, arrivano con prezzi ancora pi\u00f9 aggressivi. Chi non ha aggiornato la propria analisi competitiva di filiera negli ultimi sei mesi sta lavorando su uno scenario che non esiste pi\u00f9. Il rischio imminente \u00e8 anche sul fronte dei partner commerciali cinesi: un distributore o un agente che opera in una zona industriale in difficolt\u00e0 ha pressioni sul credito e sulla liquidit\u00e0 che non emergono dai contratti firmati.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi).<\/strong> Lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 che la Cina continui a sostenere la sua proiezione esterna, accordi commerciali, investimenti in infrastrutture, leadership nei settori green, mentre la pressione interna viene gestita con strumenti di controllo sociale e nazionalismo economico. Per le imprese europee, questo si traduce in un mercato cinese dove la domanda dei consumatori rimane compressa e dove l&#8217;accesso di prodotti stranieri sar\u00e0 sempre pi\u00f9 filtrato attraverso logiche di reciprocit\u00e0 commerciale e politica. Chi stava pianificando un ingresso nel mercato cinese basato sulla crescita della classe media deve rivalutare i tempi e i segmenti. Chi invece compete con produttori cinesi su mercati terzi deve costruire differenziazione su dimensioni dove il costo non \u00e8 la variabile decisiva: servizio, personalizzazione, tempi di risposta, affidabilit\u00e0 della supply chain.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi).<\/strong> Il precedente strutturale \u00e8 questo: la Cina non \u00e8 il mercato da 1,4 miliardi di consumatori in espansione illimitata che molte strategie export degli anni scorsi assumevano come dato. \u00c8 un mercato maturo, con una demografia declinante, una classe media che risparmia invece di spendere, e un governo che guida attivamente i flussi di consumo verso settori e marchi domestici. Il ridisegno permanente \u00e8 che le opportunit\u00e0 cinesi, reali ma selettive, riguarderanno nicchie specifiche dove il Made in Italy ha un premium riconoscibile e difendibile, lusso, alimentare di alta gamma, macchinari specializzati, non il posizionamento generalista. Chi costruisce oggi la propria strategia Asia su questa lettura precisa ha un vantaggio che non si recupera in sei mesi.<\/p>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Manifattura di media gamma e componentistica.<\/strong> Questo \u00e8 il segmento pi\u00f9 direttamente esposto alla concorrenza cinese sui mercati terzi. I produttori italiani di componenti meccanici, di elettronica industriale di medio livello, di tessile e abbigliamento non di lusso stanno gi\u00e0 subendo la pressione di esportatori cinesi che cercano volumi per compensare la domanda interna compressa. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nella specializzazione: chi si posiziona su lotti piccoli, personalizzazione estrema, tempi di risposta rapidi, serve segmenti che i produttori cinesi di scala non possono raggiungere in modo economicamente efficiente.<\/p>\n<p><strong>Agrifood e alimentare premium.<\/strong> La Cina rimane un mercato rilevante per il cibo italiano di qualit\u00e0, ma il canale di accesso si sta restringendo. Con la spesa delle famiglie cinesi sotto pressione, i prodotti di lusso alimentare vedono una domanda pi\u00f9 selettiva e concentrata nelle fasce pi\u00f9 alte. Il rischio \u00e8 affidarsi a distributori che operavano in un contesto di espansione rapida dei consumi e che oggi hanno margini compressi. L&#8217;opportunit\u00e0 \u00e8 lavorare con canali diretti o con partner specializzati nell&#8217;e-commerce domestico cinese, dove le piattaforme permettono di raggiungere la fascia alta con precisione.<\/p>\n<p><strong>Macchinari e automazione industriale.<\/strong> Qui il paradosso \u00e8 pi\u00f9 sottile. La Cina sta investendo massicciamente nell&#8217;automazione delle sue fabbriche, nei dark factory, nella robotica. Questo crea domanda di tecnologia industriale avanzata, e alcune imprese italiane sono fornitori riconosciuti in questo spazio. Il rischio, per\u00f2, \u00e8 che la Cina stia costruendo capacit\u00e0 propria in questi settori con una velocit\u00e0 che ridurr\u00e0 la dipendenza da fornitori stranieri entro pochi anni. Chi sta vendendo macchinari alla Cina deve interrogarsi se sta costruendo un canale o sta finanziando il suo futuro concorrente.<\/p>\n<p><strong>Logistica e supply chain internazionale.<\/strong> Un rallentamento della domanda interna cinese, combinato con la spinta all&#8217;export manifatturiero come valvola di sfogo, genera volumi di container e flussi commerciali irregolari che impattano i costi di trasporto globali. Le imprese europee che usano la Cina come nodo logistico o come fonte di componenti devono monitorare attentamente la volatilit\u00e0 dei costi di trasporto marittimo, che reagisce ai flussi commerciali cinesi in modo spesso non lineare.<\/p>\n<h2>Rischi da Monitorare: Le Tre Incognite che i Dati Ufficiali Non Misurano<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio: Deflazione esportata.<\/strong> Quando la domanda interna \u00e8 compressa e le fabbriche producono in eccesso rispetto ai consumi domestici, la soluzione cinese \u00e8 esportare a prezzi aggressivi. Questo meccanismo \u00e8 gi\u00e0 attivo in diversi settori, dai pannelli solari alle batterie, e potrebbe accelerare verso altri comparti manifatturieri dove la Cina ha capacit\u00e0 in eccesso. Per i produttori europei, non si tratta di concorrenza sleale nel senso legale del termine, ma di un aggiustamento strutturale che arriver\u00e0 sui mercati terzi con la precisione di un meccanismo idraulico.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio: Instabilit\u00e0 del partner cinese.<\/strong> Le imprese italiane che hanno joint venture, contratti di distribuzione o accordi di sourcing con partner cinesi devono valutare la solidit\u00e0 finanziaria di quei partner in un contesto di credito compresso e domanda interna debole. La controparte che era solida due anni fa potrebbe oggi avere esposizioni immobiliari, crediti inesigibili o pressioni di liquidit\u00e0 che non emergono dai bilanci ufficiali. Una due diligence finanziaria aggiornata non \u00e8 paranoia: \u00e8 igiene contrattuale di base.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio: Trigger geopolitico interno.<\/strong> La BBC riporta direttamente dalle strade di Foshan quello che i dati macro non mostrano: un malcontento diffuso, non organizzato, ma presente. Il rischio non \u00e8 una rivoluzione, che nessun analista serio considera probabile nel breve termine, ma un evento scatenante, un nuovo lockdown, una crisi occupazionale acuta, una vicenda di cronaca che amplifichi le tensioni, che costringa il governo a misure di controllo pi\u00f9 rigide o a politiche economiche di emergenza. Queste misure impatterebbero la mobilit\u00e0 dei capitali, i contratti commerciali, le garanzie sui pagamenti. Non \u00e8 uno scenario da manuale: \u00e8 la coda di rischio che i contratti commerciali con controparti cinesi devono cominciare a contemplare.<\/p>\n<h2>Domande e Risposte Dirette: Cosa Fare Subito<\/h2>\n<p><strong>Domanda: Se esporto verso la Cina, cosa devo controllare oggi?<\/strong><br \/>Risposta: Aggiorna immediatamente la valutazione della controparte cinese con una due diligence finanziaria aggiornata ai dati 2025-2026. Controlla l&#8217;esposizione immobiliare del partner, la sua capacit\u00e0 di accesso al credito bancario, i clienti finali a cui serve. Se il partner dipende dalla domanda interna cinese per oltre il 60% del fatturato, il rischio di liquidit\u00e0 \u00e8 strutturale.<\/p>\n<p><strong>Domanda: Se competo con fornitori cinesi, dove arriver\u00e0 la pressione?<\/strong><br \/>Risposta: La pressione arriver\u00e0 prima sui mercati terzi dove hai margini, poi sulla domanda di prezzo in Europa. Monitora oggi i prezzi all&#8217;export dei competitori cinesi in Africa, Sud-Est asiatico e Medio Oriente, non aspettare che arrivino a sorpresa in Italia.<\/p>\n<p><strong>Domanda: Devo investire nel mercato cinese per la domanda interna?<\/strong><br \/>Risposta: Solo se il tuo prodotto serve un segmento top di prezzo dove il consumatore cinese ricco \u00e8 meno sensibile al ciclo economico. Se stai pensando di entrare nel segmento medio, aspetta due anni e rivaluta con una visibilit\u00e0 pi\u00f9 chiara sulla domanda interna.<\/p>\n<p><strong>Domanda: Come posso coprire il rischio geopolitico nei miei contratti con fornitori cinesi?<\/strong><br \/>Risposta: Negozia clausole che prevedono terminazione senza penali in caso di embargo, sanzioni, restrizioni sui pagamenti internazionali. Costruisci una source alternativa secondaria per i componenti critici, possibilmente in Vietnam o India.<\/p>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che mi colpisce, guardando la Cina attraverso questa lente nel 2026, \u00e8 la perfezione geometrica del paradosso in cui il Partito Comunista si trova. Xi Jinping ha costruito, con una disciplina strategica che l&#8217;Europa non ha e che gli americani faticano ad ammettere di non avere, la proiezione esterna della Cina: tecnologia verde, intelligenza artificiale, reti ferroviarie, presenza nei mercati del Sud globale. \u00c8 una strategia di potere di lungo periodo eseguita con coerenza. E sta funzionando, almeno sul piano internazionale.<\/p>\n<p>Ma dentro i confini, il conto del decennio precedente si presenta. Duecento, trecento milioni di lavoratori che hanno costruito il Made in China tradizionale vengono lasciati indietro dalla transizione verso l&#8217;industria ad alto valore aggiunto. I giovani istruiti non trovano lavoro adeguato alla loro formazione. Gli anziani non hanno pensioni dignitose. Il mercato immobiliare, che per le famiglie cinesi era il principale veicolo di accumulazione della ricchezza, non si \u00e8 ripreso dalla crisi post-Evergrande. E il sistema di propaganda, per quanto efficace, non pu\u00f2 fare molto contro un conto del supermercato che non torna.<\/p>\n<p>La vera partita non \u00e8 se la Cina superer\u00e0 gli Stati Uniti nell&#8217;IA o nei veicoli elettrici. Quello \u00e8 un gioco che si misura in decenni e i numeri attuali suggeriscono che la Cina stia guadagnando terreno. La vera partita \u00e8 se un sistema politico che ha costruito la sua legittimit\u00e0 sulla crescita economica riesce a mantenere la coesione interna quando quella crescita non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente a soddisfare le aspettative che aveva generato. Questa domanda non ha una risposta oggi. Ma \u00e8 la domanda giusta.<\/p>\n<p>Per gli imprenditori europei, la lezione operativa \u00e8 secca. Non potete pi\u00f9 trattare la Cina come un monolite: n\u00e9 come il mercato da miliardi di consumatori in espansione, n\u00e9 come la minaccia competitiva uniforme. Dovete leggere quale delle due Cine vi riguarda, quella che sale sui mercati globali come competitor, o quella che scende nei consumi interni come mercato potenziale, e costruire la vostra strategia su quella lettura specifica. Chi confonde le due, o peggio le ignora entrambe, sta prendendo decisioni commerciali senza una mappa.<\/p>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte della domanda interna cinese:<\/strong> dati sui retail sales mensili pubblicati dal National Bureau of Statistics of China, indice di fiducia dei consumatori, volumi di transazioni immobiliari nelle citt\u00e0 di secondo e terzo livello come proxy della ricchezza percepita delle famiglie.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte della pressione competitiva esterna:<\/strong> volumi di export cinese per categoria merceologica verso i mercati terzi dove le PMI italiane sono presenti, in particolare Africa subsahariana, Sud-Est asiatico, Medio Oriente. Prezzi medi all&#8217;export come indicatore di aggressivit\u00e0 sui prezzi.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte valutario:<\/strong> tasso di cambio yuan\/euro e yuan\/dollaro, interventi della Banca Popolare Cinese sul mercato dei cambi come segnale delle priorit\u00e0 della politica economica domestica.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte demografico e occupazionale:<\/strong> eventuale ripubblicazione dei dati sulla disoccupazione giovanile, che erano stati sospesi, e dati sui matrimoni e sulle nascite come indicatori lagging della coesione del tessuto sociale.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei partner commerciali:<\/strong> segnali di stress del credito nelle zone industriali del Guangdong e dello Zhejiang, che emergono dai dati bancari regionali con tre-sei mesi di ritardo rispetto ai segnali di strada.<\/p>\n<h2>La Doppia Velocit\u00e0 di un Paese che Non Pu\u00f2 Permettersi di Fermarsi<\/h2>\n<p>Torniamo per un momento ai lavoratori di Foshan che si sono avvicinati alla giornalista della BBC, disperati di raccontare la loro storia a qualcuno che li ascoltasse. Sono esattamente le persone che hanno costruito, con quarant&#8217;anni di lavoro a quattordici ore al giorno e salario minimo, l&#8217;infrastruttura industriale che permette alla Cina di essere oggi il primo produttore mondiale di veicoli elettrici e pannelli solari. Sono anche le persone che il nuovo contratto sociale non riesce pi\u00f9 a includere nella promessa.<\/p>\n<p>Questa tensione non far\u00e0 collassare la Cina, almeno non nel breve periodo. Ma generer\u00e0 aggiustamenti di politica economica, nazionalismo commerciale, misure protettive sui settori strategici interni, pressione deflazionistica esportata verso l&#8217;esterno, che modelleranno il contesto competitivo globale per i prossimi cinque anni. Le imprese europee che si muovono su scala internazionale non possono permettersi di aspettare che questa dinamica diventi evidente nei dati aggregati: a quel punto, sar\u00e0 gi\u00e0 incorporata nei prezzi e nelle quote di mercato dei loro concorrenti.<\/p>\n<p>La Cina non \u00e8 il colosso invincibile che sale n\u00e9 il gigante dai piedi d&#8217;argilla che cade. \u00c8 un sistema complesso che gestisce simultaneamente due traiettorie opposte, e la sua capacit\u00e0 di farlo senza implodere \u00e8 probabilmente il fenomeno pi\u00f9 rilevante della geopolitica economica di questo decennio. La domanda che ogni imprenditore europeo deve rispondere \u00e8 semplice: nella tua strategia internazionale, stai tenendo conto di entrambe le traiettorie, oppure stai ancora leggendo la Cina come se fosse un solo paese?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Fatto in Numeri: La Geometria di un Rallentamento che Non Si Chiama Crisi La crescita del PIL cinese si \u00e8 stabilizzata intorno al 4-4,5% annuo, una cifra che in qualsiasi contesto occidentale sarebbe considerata robusta, ma che per un&#8217;economia costruita su aspettative di espansione a doppia cifra rappresenta una frenata strutturale. 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