{"id":1059,"date":"2026-08-12T19:04:08","date_gmt":"2026-08-12T18:04:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/dazi-usa-canada-strategie-export-per-aziende-italiane"},"modified":"2026-08-12T19:30:04","modified_gmt":"2026-08-12T18:30:04","slug":"dazi-usa-canada-strategie-export-per-aziende-italiane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/dazi-usa-canada-strategie-export-per-aziende-italiane","title":{"rendered":"Dazi USA Canada: Strategie Export per Aziende Italiane"},"content":{"rendered":"<p>Washington, 12 agosto 2026. Nella stessa settimana in cui la Fed preferisce il silenzio alle dichiarazioni, l&#8217;amministrazione Trump annuncia un dazio del 50% su circa 20 miliardi di dollari di importazioni canadesi, efficace dal 19 agosto. Il bersaglio pubblico \u00e8 il Canada. La vera partita \u00e8 molto pi\u00f9 grande.<\/p>\n<p><strong>Questo non \u00e8 un dazio commerciale. \u00c8 un avviso di sistema, scritto in linguaggio tariffario, indirizzato a chiunque nel mondo stia valutando se conviene trattare con Washington o resistere.<\/strong><\/p>\n<p>Chi legge la notizia come una disputa bilaterale tra due vicini di casa che litigano su latte e whisky sta guardando nel posto sbagliato. La struttura di potere che emerge da questa mossa \u00e8 quella di un&#8217;amministrazione che, dopo aver visto la propria agenda tariffaria demolita dalla Corte Suprema a inizio anno, sta sistematicamente ricostruendo la stessa architettura usando autorit\u00e0 giuridiche diverse. E la ricostruisce pezzo per pezzo, settore per settore, con una pazienza che molti analisti europei ancora sottovalutano. Per chi esporta o produce con fornitori nordamericani, questa non \u00e8 geopolitica lontana: \u00e8 il segnale di ricalibrazione di un sistema che stava sembrando sotto controllo.<\/p>\n<hr>\n<h2>Il Fatto in Numeri: La Geometria del Dazio al 50%<\/h2>\n<p>Il dazio annunciato il 12 agosto colpisce circa 20 miliardi di dollari di importazioni canadesi negli Stati Uniti, ma l&#8217;impatto immediato \u00e8 volutamente contenuto nel perimetro: si tratta del 5% circa di tutto ci\u00f2 che gli USA comprano dal Canada, con tre settori bersaglio espliciti. Questi sono i latticini, le autovetture e i componenti auto, e le bevande alcoliche distillate.<\/p>\n<p>Il meccanismo \u00e8 quello della Section 338 del Tariff Act, un&#8217;autorit\u00e0 raramente usata che ora rientra nella cassetta degli attrezzi dell&#8217;amministrazione dopo che i tribunali hanno dichiarato illegittima la struttura tariffaria precedente. Ma la sezione 338 non \u00e8 l&#8217;unico fronte aperto. Il dossier pi\u00f9 significativo in termini di impatto globale \u00e8 la Section 301 legata al lavoro forzato, che ha gi\u00e0 imposto una baseline del 10-12,5% su circa il 99,5% di tutto ci\u00f2 che gli USA importano da qualunque paese. Quella norma \u00e8 gi\u00e0 in aula, gi\u00e0 contestata, gi\u00e0 in bilico, ma operativa nell&#8217;incertezza. E c&#8217;\u00e8 una terza indagine Section 301 in corso, questa sulle &#8220;eccedenze di capacit\u00e0 produttiva&#8221;, che coinvolge sedici economie tra cui Unione Europea, Canada, Messico e Giappone.<\/p>\n<p>Tre azioni separate. Tre strumenti giuridici diversi. Un solo obiettivo: ricostruire il muro tariffario che la Corte Suprema aveva abbattuto, mattone per mattone, con fondamenta legali diverse ogni volta. Sul fronte Canada specifico, il mercato lattiero-caseario canadese applica dazi fino al 200% una volta superati i contingenti, le importazioni canadesi di auto americane sono drasticamente diminuite, e l&#8217;export di distillati americani in Canada ha perso il 73% dopo il boicottaggio provinciale.<\/p>\n<hr>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il USMCA in Sospeso e il Calcolo della Pressione<\/h2>\n<p>L&#8217;accordo USMCA, il trattato di libero commercio nordamericano riscritto da Trump nel suo primo mandato come bandiera commerciale, era in scadenza questa estate. Il rinnovo era automatico, ma Trump ha scelto di non rinnovarlo nei termini originali. Quella scelta non \u00e8 stata un errore o una distrazione: \u00e8 stata una leva deliberata per riaprire i negoziati da una posizione di forza, lasciando il Canada fuori dal tavolo mentre il Messico ha accesso diretto ai negoziatori americani a Citt\u00e0 del Messico.<\/p>\n<p>Il timing non \u00e8 casuale. Il 2025 aveva insegnato a Ottawa che la ritorsione diretta, compreso il boicottaggio delle province canadesi sui distillati americani, non abbassa la pressione da Washington: la aumenta. Il movimento canadese verso la Cina sulle auto elettriche, pensato come minaccia strategica, ha prodotto l&#8217;effetto opposto: ha irrigidito Washington e fornito argomenti politici interni all&#8217;amministrazione Trump per giustificare l&#8217;escalation.<\/p>\n<p>Oggi il Canada si trova in una posizione scomoda. \u00c8 troppo esposto economicamente agli USA per permettersi una guerra commerciale vera, ma politicamente vincolato a una narrativa interna di resistenza che rende difficile cedere senza perdere la faccia. \u00c8 questa asimmetria che l&#8217;amministrazione Trump sta sfruttando in modo metodico. La dichiarazione ufficiale canadese, quella sull&#8217;intensificazione dei negoziati in cerca di un accordo comprensivo, traduce questa asimmetria nella sua forma pi\u00f9 diplomatica.<\/p>\n<hr>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Segnali Strutturali Sotto la Volatilit\u00e0 Apparente<\/h2>\n<p>In superficie, l&#8217;impatto di questi dazi sull&#8217;economia americana \u00e8 limitato: 20 miliardi su un commercio bilaterale annuale che supera i 700 miliardi \u00e8 una perturbazione marginale. I mercati lo sanno, ed \u00e8 per questo che la reazione immediata \u00e8 contenuta. Ma la volatilit\u00e0 implicita racconta qualcosa di pi\u00f9 interessante.<\/p>\n<p>Le valute dei partner commerciali esposti, incluso il dollaro canadese, mostrano pressione prima ancora dell&#8217;implementazione, perch\u00e9 il mercato prezza non il dazio del 19 agosto ma la sequenza di dazi futuri che questa architettura consente. L&#8217;euro \u00e8 in una posizione ambigua: l&#8217;UE \u00e8 nominalmente nel mirino dell&#8217;indagine Section 301 sull&#8217;eccesso di capacit\u00e0 produttiva, ma per ora \u00e8 ancora in una fase di osservazione.<\/p>\n<p>Il dato pi\u00f9 rilevante per chi gestisce supply chain internazionali non \u00e8 il prezzo spot del dazio, ma il costo dell&#8217;incertezza prolungata. Le aziende che dipendono da forniture nordamericane o che esportano in quel corridoio stanno gi\u00e0 scontando nei loro modelli finanziari una volatilit\u00e0 tariffaria permanente, e questo si traduce in contratti pi\u00f9 corti, hedging pi\u00f9 costoso, e un premio implicito sull&#8217;incertezza giuridica che diventa un costo fisso di fare business transatlantico. Il dato sui salari negoziati nell&#8217;eurozona, stabile intorno al 2,7% secondo il tracker BCE per il primo trimestre 2027, suggerisce che la pressione inflazionistica interna europea resta gestibile, ma un&#8217;escalation tariffaria che colpisce i flussi di importazione USA potrebbe riscrivere quel quadro in pochi trimestri.<\/p>\n<hr>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane: Tre Orizzonti<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> Chi ha forniture che transitano dal Canada agli USA, o catene di valore che attraversano il confine Canada-USA in pi\u00f9 direzioni, deve rileggere i contratti attivi e verificare dove ricade il costo del dazio. Il 19 agosto \u00e8 la scadenza operativa, non quella negoziale. Contestualmente, le aziende italiane che esportano negli Stati Uniti con competitor nordamericani potrebbero trovare finestre di vantaggio competitivo temporaneo nei segmenti colpiti dai dazi, in particolare su prodotti caseari, componenti automotive e bevande. Ma questa finestra \u00e8 stretta e non strutturale.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> Il vero punto di attenzione \u00e8 l&#8217;indagine Section 301 sull&#8217;eccesso di capacit\u00e0 produttiva, che ha l&#8217;UE nel perimetro. Se l&#8217;indagine dovesse tradursi in dazi settoriali sull&#8217;export europeo negli USA, le aziende italiane pi\u00f9 esposte sarebbero quelle nei settori manifatturieri maturi dove la narrativa dell&#8217;&#8221;eccesso di capacit\u00e0&#8221; pu\u00f2 essere costruita: acciaio, ceramica, vetro, macchinari. Chi non ha gi\u00e0 diversificato i mercati di destinazione e dipende dal canale americano per una quota superiore al 30% del fatturato export deve iniziare oggi a costruire alternative, non domani.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> Il precedente strutturale che si sta consolidando \u00e8 questo: il sistema multilaterale di regole commerciali non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;arbitro. Le Corti americane possono bloccare singole misure, ma non possono bloccare l&#8217;inventiva giuridica di un&#8217;amministrazione che usa autorit\u00e0 diverse in successione. Per le PMI italiane, questo significa che l&#8217;export verso gli USA non pu\u00f2 pi\u00f9 essere pianificato con la stessa certezza normativa degli anni precedenti al 2025. La domanda non \u00e8 se ci saranno altri dazi: \u00e8 se la tua struttura commerciale regge a tariffe del 10-25% su ci\u00f2 che vendi o compri oltreoceano, e se la risposta \u00e8 no, quando inizi a costruire la risposta.<\/p>\n<hr>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Automotive e componentistica:<\/strong> L&#8217;Italia esporta componenti di fascia alta verso il Nord America attraverso filiere complesse. La destabilizzazione del corridoio Canada-USA mette in crisi qualunque supply chain che attraversi quel confine, anche indirettamente. Il riposizionamento dei produttori americani che stanno rientrando dagli stabilimenti canadesi verso gli USA crea simultaneamente compressione sui volumi esistenti e nuove opportunit\u00e0 per chi \u00e8 pronto a fornire agli stabilimenti americani che si stanno riattivando.<\/p>\n<p><strong>Agroalimentare e latticini:<\/strong> Il settore caseario \u00e8 il punto di frizione esplicita in questa disputa. Per il Made in Italy alimentare, la dinamica \u00e8 paradossalmente positiva nel breve: se il Canada riduce ulteriormente le importazioni di prodotti lattiero-caseari americani, si apre spazio per prodotti europei di qualit\u00e0 nel mercato canadese. Ma attenzione al rischio specchio: se la ritorsione si estende, Ottawa potrebbe guardare anche alle importazioni europee come leva negoziale.<\/p>\n<p><strong>Distillati e beverage:<\/strong> Il dato del -73% sull&#8217;export di distillati americani in Canada \u00e8 uno shock settoriale reale. Ma chi produce gin, grappa, amaro italiano con ambizioni nordamericane deve leggere questa cifra come un&#8217;opportunit\u00e0 di sostituzione. Il consumatore canadese non smette di bere spirits: semplicemente comprer\u00e0 meno americani. Chi \u00e8 posizionato sul mercato canadese con un prodotto italiano ha uno spazio che si \u00e8 appena allargato, a condizione di essere gi\u00e0 presenti con un distributore attivo.<\/p>\n<p><strong>Macchinari e beni strumentali:<\/strong> Meno ovvio ma pi\u00f9 rilevante nel medio termine. L&#8217;indagine sull&#8217;eccesso di capacit\u00e0 produttiva prende di mira le economie che producono pi\u00f9 di quanto il mercato globale assorbe. L&#8217;Italia manifatturiera, in settori come la meccanica strumentale, potrebbe essere considerata parte di quella narrativa. Chi esporta macchinari negli USA deve monitorare l&#8217;evoluzione di questa indagine con la stessa attenzione che presta ai tassi di cambio.<\/p>\n<hr>\n<h2>Rischi da Monitorare: Tre Scenari non Lineari<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio \u2014 Escalation a cascata sulla Section 301 capacity:<\/strong> L&#8217;indagine sull&#8217;eccesso di capacit\u00e0 produttiva che coinvolge UE, Canada, Messico e Giappone potrebbe concludersi con dazi settoriali mirati proprio nei comparti in cui il Made in Italy \u00e8 pi\u00f9 esposto. Il meccanismo \u00e8 lo stesso usato con la Cina tra il 2018 e il 2019, ma applicato a partner considerati storicamente alleati. Il precedente esiste, la struttura giuridica \u00e8 pronta, e il segnale politico interno americano rende questa strada percorribile.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio \u2014 Effetto contagio sulle trattative UE-USA:<\/strong> Bruxelles \u00e8 in questo momento in una posizione negoziale delicata. Qualunque mossa europea che Washington legga come ritorsione, anche implicita, pu\u00f2 diventare il trigger per includere l&#8217;UE nella prossima tornata di dazi mirati. Le aziende italiane che hanno una strategia export USA costruita sull&#8217;ipotesi di stabilit\u00e0 normativa tra i due blocchi devono aggiornare quella assunzione.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio \u2014 Rerouting competitivo asiatico:<\/strong> Il Canada che si avvicina alla Cina sulle auto elettriche \u00e8 un segnale di rerouting degli equilibri che va oltre la disputa bilaterale. Se Ottawa riesce a costruire accordi alternativi con partner asiatici in risposta alla pressione americana, questo redistribuisce quote di mercato su scala globale. Le aziende europee che competono con produttori cinesi nei mercati terzi potrebbero trovare un ambiente ancora pi\u00f9 competitivo, non per scelta strategica cinese ma per effetto collaterale della guerra tariffaria nordamericana.<\/p>\n<hr>\n<h2>Domande e Risposte su Dazi USA e Export Italiano<\/h2>\n<p><strong>Quando entrano in vigore i dazi sul Canada?<\/strong><br \/>I dazi del 50% entrano in vigore il 19 agosto 2026. Ma la vera pressione negoziale \u00e8 gi\u00e0 in corso: questa data rappresenta il momento di implementazione operativa, non l&#8217;unico momento critico per i negoziati. Il Canada potrebbe raggiungere un accordo prima della scadenza, oppure scegliere l&#8217;escalation.<\/p>\n<p><strong>Come impattano questi dazi le aziende italiane?<\/strong><br \/>L&#8217;impatto dipende dalla posizione nella catena di valore. Chi fornisce componenti al Canada per il mercato USA, chi esporta verso gli USA con competitor canadesi, oppure chi usa fornitori canadesi \u00e8 esposto in modo diretto. Chi opera in settori come automotive, latticini, distillati o macchinari deve iniziare a ricalcolare i margini assumendo tariffe permanenti del 15-25%.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 il rischio maggiore nei prossimi 18 mesi?<\/strong><br \/>Il rischio pi\u00f9 rilevante \u00e8 la Section 301 sull&#8217;eccesso di capacit\u00e0 produttiva, che include l&#8217;UE nel perimetro. Se questa indagine produce dazi sui settori manifatturieri italiani (acciaio, ceramica, vetro, macchinari), le esportazioni italiane verso gli USA subiranno una compressione strutturale. Non \u00e8 un rischio probabilistico: \u00e8 un&#8217;evoluzione gi\u00e0 prefigurata dalla logica giuridica che l&#8217;amministrazione sta usando.<\/p>\n<p><strong>Cosa dovrebbero fare le PMI italiane oggi?<\/strong><br \/>Tre azioni immediate: primo, verificare la quota di fatturato export esposta al mercato USA e mappare i rischi tariffari specifici del loro settore. Secondo, iniziare a costruire alternative di mercato non nordamericane, con focus su Asia e mercati emergenti. Terzo, ricalcolare i margini commerciali assumendo tariffe permanenti, non temporanee. Chi aspetta la &#8220;normalizzazione&#8221; sta perdendo i trimestri in cui potrebbe riposizionarsi.<\/p>\n<p><strong>Il Canada negozier\u00e0 un nuovo accordo prima del 19 agosto?<\/strong><br \/>\u00c8 probabile che i negoziati continuino anche oltre il 19 agosto. La dinamica che l&#8217;amministrazione Trump sta creando \u00e8 quella di una pressione crescente, non una soluzione singola. Anche se il Canada raggiungesse un accordo, la logica di instabilit\u00e0 tariffaria rimane il parametro di sistema. La questione non \u00e8 &#8220;quando finisce il dazio&#8221;, ma &#8220;quanto della mia struttura commerciale regge a tariffe permanenti&#8221;.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che mi colpisce di questa storia non \u00e8 il dazio al 50%, che come ho scritto impatta solo il 5% del commercio bilaterale ed \u00e8 chiaramente uno strumento di pressione negoziale, non una misura economica pensata per durare. Quello che mi colpisce \u00e8 la geometria giuridica che emerge dietro. Un&#8217;amministrazione che usa sequenzialmente sezioni diverse del Tariff Act, ciascuna con la propria logica, la propria autorit\u00e0, il proprio piano di battaglia processuale, sta costruendo qualcosa di pi\u00f9 sofisticato di quanto la copertura mediatica suggerisca. Non \u00e8 improvvisazione tariffaria. \u00c8 ingegneria normativa con l&#8217;obiettivo di rendere la Corte Suprema irrilevante per questo scopo.<\/p>\n<p>Per un imprenditore italiano questa distinzione \u00e8 operativa, non accademica. Fino al 2024, chi gestiva un&#8217;esposizione commerciale verso gli USA poteva ancora ragionare in termini di &#8220;quanto dura questo dazio&#8221; e &#8220;quando lo smontano.&#8221; Quella domanda oggi non ha risposta utile, perch\u00e9 anche se un singolo dazio cade, viene rimpiazzato da un altro strumento in tempi rapidi. La vera domanda \u00e8 diventata: &#8220;Quanto della mia struttura di costo regge a una tariffa del 15-25% in modo permanente?&#8221;<\/p>\n<p>L&#8217;Europa in tutto questo \u00e8 assente nel modo che mi \u00e8 familiare: non assente perch\u00e9 non ha interessi, ma assente perch\u00e9 non ha una posizione unitaria e perch\u00e9 ogni stato membro legge la propria esposizione in modo isolato. Le aziende italiane che aspettano che Bruxelles negozia per loro uno scudo rischiano di ritrovarsi in una posizione impossibile nel momento in cui la trattativa USA-UE produce un accordo che protegge i settori tedeschi o francesi a scapito di quelli italiani. \u00c8 gi\u00e0 successo. Non \u00e8 uno scenario futuribile.<\/p>\n<p>La lezione operativa \u00e8 questa: smetti di leggere ogni annuncio tariffario come un evento singolo da aspettare che passi. Inizia a leggerlo come un parametro di sistema che si \u00e8 spostato e non torner\u00e0 dove era. Chi costruisce la propria strategia export su questa assunzione vince. Chi aspetta la &#8220;normalizzazione&#8221; sta perdendo tempo che non ha.<\/p>\n<hr>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte USA-Canada:<\/strong> La data del 19 agosto \u00e8 il punto di pressione immediato. Osserva se il Canada apre un canale negoziale diretto prima di quella data o sceglie l&#8217;escalation. La risposta canadese determina se il modello si replica su altri partner.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte della Section 301 sull&#8217;eccesso di capacit\u00e0:<\/strong> Tieni monitorata la pubblicazione dell&#8217;indagine e i settori specifici che vengono inclusi nel perimetro. Se macchinari o beni strumentali europei entrano in quella lista, il trigger per le aziende italiane scatta in pochi mesi.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> Il dollaro canadese come proxy della risk perception nordamericana, i premi assicurativi sui cargo transatlantici, e la volatilit\u00e0 implicita sulle opzioni euro-dollaro nelle scadenze a sei mesi. Questi tre indicatori aggregati ti dicono pi\u00f9 di qualunque dichiarazione ufficiale.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte UE-USA:<\/strong> Le prossime due sessioni negoziali tra Bruxelles e Washington sono il momento in cui capiremo se l&#8217;UE viene inclusa o esclusa dalla traiettoria di escalation. Qualunque dichiarazione ufficiale europea che usi la parola &#8220;ritorsione&#8221; \u00e8 un segnale di deterioramento, non di forza.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte della liquidit\u00e0 bancaria:<\/strong> Il tracker BCE sui salari negoziati rimane stabile, ma le banche dell&#8217;eurozona con esposizione al credito commerciale nordamericano stanno ricalcolando i parametri di rischio. Un irrigidimento dei criteri di credito export nelle prossime settimane sarebbe il segnale che il sistema bancario ha gi\u00e0 prezzato la nuova incertezza.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Vera Architettura del Potere \u00e8 Sempre Invisibile ai Comunicati Stampa<\/h2>\n<p>Washington, 19 agosto 2026. La data in cui i dazi canadesi entrano in vigore. In quel momento, l&#8217;attenzione dei media si concentrer\u00e0 su Ottawa e sui numeri del commercio bilaterale. Ma la vera mossa di questa settimana \u00e8 gi\u00e0 avvenuta: l&#8217;amministrazione americana ha dimostrato di saper ricostruire la propria architettura tariffaria pi\u00f9 velocemente di quanto i tribunali riescano a demolirla, e ha inviato questo messaggio non solo al Canada ma a ogni partner commerciale che stava calcolando se valesse la pena resistere.<\/p>\n<p>Il pattern \u00e8 chiaro a chi vuole vederlo: ogni ritorsione di un partner commerciale diventa la giustificazione per il turno successivo, ogni sentenza sfavorevole dei tribunali spinge verso un&#8217;autorit\u00e0 giuridica alternativa, ogni settore apparentemente risolto viene riaperto quando serve pressione negoziale. Non \u00e8 caos. \u00c8 un sistema che ha scelto l&#8217;instabilit\u00e0 come strumento negoziale.<\/p>\n<p>Un dazio al 50% su 20 miliardi non \u00e8 un errore di calcolo: \u00e8 un&#8217;offerta di trattativa scritta in linguaggio tariffario, e chi la legge come punizione invece che come prezzo di apertura ha gi\u00e0 perso il primo round.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Washington, 12 agosto 2026. Nella stessa settimana in cui la Fed preferisce il silenzio alle dichiarazioni, l&#8217;amministrazione Trump annuncia un dazio del 50% su circa 20 miliardi di dollari di importazioni canadesi, efficace dal 19 agosto. Il bersaglio pubblico \u00e8 il Canada. La vera partita \u00e8 molto pi\u00f9 grande. Questo non \u00e8 un dazio commerciale. 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