{"id":1093,"date":"2026-08-20T07:03:37","date_gmt":"2026-08-20T06:03:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/ordine-globale-in-crisi-strategie-per-le-imprese"},"modified":"2026-08-20T07:03:37","modified_gmt":"2026-08-20T06:03:37","slug":"ordine-globale-in-crisi-strategie-per-le-imprese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/ordine-globale-in-crisi-strategie-per-le-imprese","title":{"rendered":"Ordine Globale in Crisi: Strategie per le Imprese"},"content":{"rendered":"<p>Ginevra, 20 agosto 2026. Al World Economic Forum, Christine Lagarde parla con il tono misurato di chi ha imparato a non gridare anche quando la casa brucia. Le parole che sceglie sono precise: il modello di crescita europeo del dopoguerra sta erodendo, e difficilmente torner\u00e0 nella forma che conoscevamo. Non \u00e8 un&#8217;analisi da economista in cattedra. \u00c8 una diagnosi operativa.<\/p>\n<p>Il disordine globale non \u00e8 una fase di transizione. \u00c8 la nuova struttura permanente dei mercati internazionali, e le imprese europee che ancora aspettano che &#8220;si sistemi&#8221; stanno costruendo la loro strategia su una mappa del mondo che non esiste pi\u00f9.<\/p>\n<p>Il punto non \u00e8 Trump, n\u00e9 l&#8217;Iran, n\u00e9 la Cina singolarmente. Il punto \u00e8 che l&#8217;architettura che rendeva il commercio internazionale prevedibile, le alleanze solide, le istituzioni rispettate, le rotte protette, si sta smontando pezzo per pezzo. Nessun attore \u00e8 in grado o ha interesse a tenerla insieme. Per un imprenditore che esporta, questa non \u00e8 geopolitica astratta. \u00c8 il contesto dentro cui firma contratti, apre distributori e pianifica la tesoreria.<\/p>\n<p>Quello che Lagarde ha detto pubblicamente a Ginevra conferma quello che i mercati stanno gi\u00e0 scontando da mesi: non stiamo attraversando un&#8217;eccezione, stiamo entrando in un regime diverso. La differenza tra chi lo capisce oggi e chi lo capir\u00e0 tra diciotto mesi \u00e8 una differenza di posizione competitiva.<\/p>\n<h2>Il Fatto in Numeri: La Geometria del Collasso dell&#8217;Ordine Globale<\/h2>\n<p>L&#8217;intervento di Lagarde al World Economic Forum di questa settimana non \u00e8 stato un discorso di circostanza. La presidente della BCE ha indicato esplicitamente l&#8217;America First di Trump come uno dei fattori principali che minacciano la competitivit\u00e0 europea, un&#8217;affermazione politicamente pesante da parte della massima autorit\u00e0 monetaria dell&#8217;eurozona.<\/p>\n<p>Mark Leonard, co-fondatore dell&#8217;European Council on Foreign Relations e autore di un&#8217;analisi pubblicata su Foreign Affairs intitolata &#8220;The Abandoned Order: Learning to Live in a Post-American World&#8221;, ha fornito la cornice teorica: non siamo in un periodo di disordine, cio\u00e8 un sistema con regole che qualcuno viola. Siamo in un periodo di &#8220;unorder&#8221;, un termine che descrive la condizione in cui i principali attori non concordano nemmeno su quali siano le regole. La distinzione \u00e8 sottile ma decisiva: nel disordine, le istituzioni funzionano come punto di riferimento. Nell&#8217;unorder, sono irrilevanti.<\/p>\n<p>I dati concreti che illustrano questa transizione sono accumulati in poche settimane: Trump ha minacciato di bombardare l&#8217;Oman due volte, ha rivendicato lo Stretto di Hormuz come territorio americano, ha messo in discussione le garanzie di sicurezza alla Corea del Sud, ha attaccato la Corte Penale Internazionale. Non sono colpi di testa isolati. Sono segnali coerenti di una dottrina: le alleanze si misurano in dollari, le istituzioni multilaterali valgono quanto conviene, la geografia si rivendica se serve.<\/p>\n<p>Sul fronte economico, la BCE registra un&#8217;eurozona che deve aumentare la spesa per la difesa. Questo assorbisce un costo strutturale che toglie spazio fiscale proprio quando la crescita interna rallenta. Le banche centrali dei paesi avanzati sono in una posizione scomoda: inflazione ancora non del tutto sotto controllo, crescita incerta e shock geopolitici che arrivano senza preavviso.<\/p>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Momento in cui l&#8217;Eccezione Diventa Norma<\/h2>\n<p>Per otto decenni, le imprese europee hanno costruito le loro strategie internazionali su una serie di assunzioni implicite. Le rotte commerciali sono protette, le controversie si risolvono in sede arbitrale o WTO, i paesi alleati non usano le infrastrutture tecnologiche come armi, e gli Stati Uniti garantiscono, alla fine, la stabilit\u00e0 del sistema.<\/p>\n<p>Queste assunzioni non erano illusioni. Erano realt\u00e0 verificate dalla storia. Il problema \u00e8 che si sono dissolte gradualmente, poi d&#8217;improvviso. La formula di Hemingway sul fallimento descrive bene questo processo. La prima presidenza Trump aveva mostrato le crepe. La seconda le sta trasformando in fratture strutturali.<\/p>\n<p>Il timing di oggi \u00e8 rilevante per una ragione specifica: siamo al punto in cui il mercato inizia a prezzare non pi\u00f9 il rischio Trump, ma il rischio della nuova normalit\u00e0. Cio\u00e8 la probabilit\u00e0 che anche un&#8217;amministrazione democratica successiva non voglia, n\u00e9 possa, tornare al ruolo di garante globale che gli Stati Uniti hanno esercitato dal 1945. Leonard lo dice chiaramente: i candidati democratici competitivi non hanno in agenda il ritorno agli impegni multilaterali tradizionali. Il pendolo non torna indietro.<\/p>\n<p>Per le imprese, questo significa che ogni piano strategico costruito sull&#8217;assunzione di stabilit\u00e0 geopolitica di medio termine va rivisto. Non domani. Adesso.<\/p>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Volatilit\u00e0 come Condizione Strutturale<\/h2>\n<p>I mercati energetici restano il termometro pi\u00f9 sensibile di questa transizione. Le tensioni attorno allo Stretto di Hormuz, con Trump che nei giorni scorsi ha rivendicato il waterway come territorio americano, hanno mantenuto i premi assicurativi sulle rotte del Golfo su livelli elevati. Il petrolio si muove in un range che incorpora un premio geopolitico permanente, non pi\u00f9 ciclico.<\/p>\n<p>Sul fronte valutario, il dollaro vive un paradosso: \u00e8 ancora valuta rifugio nelle crisi acute, ma la politica americana sta erodendo la fiducia nel lungo periodo. I TIPS americani, ovvero i titoli indicizzati all&#8217;inflazione, stanno rendendo vicino ai massimi degli ultimi vent&#8217;anni. Questo \u00e8 un segnale che il mercato obbligazionario non si fida ancora della traiettoria inflazionistica nonostante i messaggi relativamente cauti della Fed.<\/p>\n<p>L&#8217;euro beneficia in parte del riposizionamento europeo verso l&#8217;autonomia strategica, ma sconta anche l&#8217;incertezza sulla crescita interna. Lagarde al WEF non ha mandato segnali di tagli imminenti. La BCE sta navigando tra una crescita debole e un contesto geopolitico che potrebbe rialimentare pressioni sui prezzi energetici in qualsiasi momento.<\/p>\n<p>Il segnale strutturale pi\u00f9 importante \u00e8 quello meno visibile sui giornali: la volatilit\u00e0 implicita sulle commodity energetiche e sulle valute dei mercati emergenti \u00e8 strutturalmente pi\u00f9 alta rispetto al decennio precedente. Non \u00e8 uno spike da correggere. \u00c8 il nuovo livello base. Chi prezza i propri contratti internazionali ignorando questo dato sta vendendo opzioni scoperte senza saperlo.<\/p>\n<h2>Impatto per le Imprese Europee: Navigare Senza Mappa<\/h2>\n<p>Orizzonte Immediato (0-6 mesi): Le imprese con contratti in valuta nei mercati del Golfo, dell&#8217;Asia orientale e con fornitori americani di tecnologia devono verificare oggi le clausole di forza maggiore e le condizioni di uscita. Non perch\u00e9 una crisi sia certa, ma perch\u00e9 il costo di non averle verificate \u00e8 diventato troppo alto. Le rotte logistiche che transitano per aree ad alta tensione vanno rivalutate. I premi assicurativi gi\u00e0 incorporano parte del rischio, ma non tutto. Chi ha forniture critiche da un singolo paese, sia esso la Cina per componenti tech, il Golfo per energia, o gli USA per software, \u00e8 esposto in modo asimmetrico a uno shock che pu\u00f2 arrivare senza preavviso.<\/p>\n<p>Orizzonte Medio (6-18 mesi): Lo scenario pi\u00f9 probabile non \u00e8 una guerra mondiale, ma una frammentazione progressiva in blocchi di influenza con regole diverse. Le imprese europee che sopravvivono a questa fase sono quelle che hanno costruito ridondanza nei fornitori, diversificazione geografica dei mercati, e flessibilit\u00e0 nei contratti. Chi invece ha ottimizzato tutto per l&#8217;efficienza di costo in un mondo stabile si trover\u00e0 con margini erosi dagli shock e nessuna leva per reagire. Il reshoring e il nearshoring non sono pi\u00f9 opzioni ideologiche: sono risposte razionali a un calcolo di rischio cambiato.<\/p>\n<p>Orizzonte Lungo (18+ mesi): Il precedente strutturale che si sta consolidando \u00e8 questo: la globalizzazione come architettura di interdipendenza neutrale \u00e8 finita. Quello che la sostituisce \u00e8 una globalizzazione frammentata in cui ogni connessione tra paesi \u00e8 potenzialmente un vettore di coercizione. Leonard lo chiama strangolamento. Per le imprese, significa che costruire una presenza internazionale non \u00e8 pi\u00f9 solo una questione commerciale, \u00e8 una questione di design geopolitico. Chi presidia i mercati giusti con la struttura giusta, ossia con entit\u00e0 locali, partner locali, catene di fornitura diversificate, sar\u00e0 in grado di muoversi. Chi ha costruito una catena globale ottimizzata ma fragile scoprir\u00e0 che la fragilit\u00e0 ha un costo che non aveva messo a bilancio.<\/p>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p>Manifatturiero e componentistica sono esposti su entrambi i fronti della supply chain: come acquirenti di materie prime e componenti che transitano per rotte geopoliticamente sensibili, e come fornitori di mercati che possono diventare obiettivo di dazi o restrizioni con poche settimane di preavviso. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 quella del nearshoring europeo: la crescita della spesa per la difesa in Europa sta generando una domanda di fornitura industriale di prossimit\u00e0 che molte PMI manifatturiere italiane non stanno ancora intercettando.<\/p>\n<p>Tecnologia e software sono esposti a un rischio meno visibile ma immediato: la dipendenza da infrastrutture americane, cloud, AI, software enterprise, in un contesto in cui l&#8217;amministrazione americana ha gi\u00e0 dimostrato di usare il controllo tecnologico come leva geopolitica. Leonard lo dice esplicitamente: la possibilit\u00e0 che l&#8217;accesso a ChatGPT o ai chip venga tagliato senza preavviso, anche agli alleati, non \u00e8 pi\u00f9 teorica. Le PMI che hanno esternalizzato processi critici su piattaforme americane devono valutare piani di continuit\u00e0. L&#8217;opportunit\u00e0 \u00e8 nella domanda crescente di alternative europee a software e infrastrutture digitali americane.<\/p>\n<p>Agroalimentare ed export di lusso sono esposti attraverso un canale meno ovvio: l&#8217;instabilit\u00e0 valutaria e l&#8217;inflazione nei mercati emergenti erodono il potere d&#8217;acquisto dei clienti finali nei paesi in via di sviluppo dove il Made in Italy era in crescita. L&#8217;esposizione alla Cina, sia come mercato sia come concorrente nella distribuzione globale, diventa pi\u00f9 complessa in un contesto di frammentazione. L&#8217;opportunit\u00e0 \u00e8 nei mercati del Golfo e del Sud-Est asiatico dove la domanda per prodotti premium europei tiene, ma dove la presenza strutturale, non episodica, fa la differenza.<\/p>\n<h2>Rischi da Monitorare: I Tre Trigger del Prossimo Trimestre<\/h2>\n<p>Il primo rischio \u00e8 la proliferazione nucleare come nuova normalit\u00e0. Leonard \u00e8 esplicito: Giappone, Corea del Sud, Polonia e Turchia stanno gi\u00e0 discutendo internamente se conviene ancora affidarsi alla deterrenza americana. Se anche uno solo di questi paesi dovesse avviare un programma nucleare, o anche solo renderlo pubblicamente credibile, l&#8217;effetto destabilizzante sui mercati finanziari regionali sarebbe immediato e violento. Per le imprese europee con operazioni in Asia orientale o in Europa dell&#8217;Est, questo \u00e8 un rischio di coda che vale la pena di inserire nei piani di scenario.<\/p>\n<p>Il secondo rischio \u00e8 la weaponizzazione delle infrastrutture tecnologiche. L&#8217;allarme che Leonard porta avanti, e che la BCE sta monitorando, \u00e8 quello delle kill switches cinesi e della leva americana sul cloud e sull&#8217;AI. Un&#8217;impresa italiana che gestisce la propria supply chain su software americano, o che usa componenti con firmware cinese nei suoi impianti, potrebbe trovarsi esposta a interruzioni improvvise in caso di escalation geopolitica tra USA e Cina. Non \u00e8 fantascienza: \u00e8 gi\u00e0 accaduto con i chip Nvidia verso la Cina, e il meccanismo \u00e8 lo stesso.<\/p>\n<p>Il terzo rischio \u00e8 la contagion come meccanismo di crisi sistemica. Il termine usato da Leonard descrive esattamente quello che abbiamo visto con lo Stretto di Hormuz: una tensione bilaterale tra USA e Iran si trasforma in crisi di inflazione energetica e food security in paesi che non hanno nulla a che fare con la disputa originale. Il meccanismo funziona anche in senso inverso: una crisi commerciale tra USA e Cina pu\u00f2 bloccare forniture di componenti che entrano in prodotti europei destinati al mercato africano. Le catene di contagio sono pi\u00f9 corte e pi\u00f9 veloci di quanto le nostre strutture organizzative siano progettate per gestire.<\/p>\n<h2>Domande e Risposte: Cosa Devi Sapere Subito<\/h2>\n<p>Come posso valutare l&#8217;esposizione geopolitica della mia azienda? Inizia con una mappatura dei tuoi fornitori critici e dei tuoi mercati principali. Per ogni fornitore, identifica il paese di origine, le rotte logistiche utilizzate, le possibili vulnerabilit\u00e0 dovute a tensioni geopolitiche. Per ogni mercato, valuta se sei esposto a rischi valutari, dazi improvvisi, o restrizioni all&#8217;accesso alle infrastrutture tecnologiche. Questa analisi deve essere eseguita oggi, non quando arriva la crisi.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 la prima mossa che dovrei fare subito? Rivedi i tuoi contratti internazionali alla ricerca di clausole di forza maggiore insufficienti. Verifica se hai coperture assicurative adeguate per i rischi geopolitici, e se le tue polizze di credito all&#8217;esportazione includono scenari di blocco del commercio. Valuta inoltre l&#8217;installazione di ridondanza nei fornitori critici, anche se temporaneamente pi\u00f9 costosa.<\/p>\n<p>Come posso preparare la mia azienda per il nearshoring? Identifica i prodotti o i componenti che oggi importi da Asia o da fornitori lontani e che potrebbero essere sourced localmente o da paesi europei. Valuta partner europei o nel contesto europeo, anche se le loro condizioni commerciali iniziali sono meno competitive. Considera che il costo del nearshoring nel breve termine \u00e8 inferiore al costo di un&#8217;interruzione della supply chain causata da una crisi geopolitica.<\/p>\n<p>Quale ruolo deve giocare la geopolitica nella mia strategia di export? Non \u00e8 un&#8217;esternalit\u00e0. \u00c8 una variabile di rischio quanto il cambio e i tassi di interesse. Ogni decisione di apertura di un nuovo mercato, di selezione di un nuovo fornitore, o di investimento in una nuova tecnologia deve includere una valutazione del rischio geopolitico. Una forma semplice di gestione \u00e8 quella di diversificare: non essere dipendente da un singolo paese, una singola rotta logistica, una singola infrastruttura tecnologica.<\/p>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che mi colpisce del discorso di Lagarde a Ginevra non \u00e8 la diagnosi, che chi segue questi mercati condivide da mesi, ma il fatto che sia lei a farla in quella sede. La presidente della BCE che dice pubblicamente che il modello di crescita europeo del dopoguerra \u00e8 finito non \u00e8 un&#8217;analisi accademica. \u00c8 un segnale istituzionale.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che l&#8217;Europa risponde a questo tipo di segnali con la velocit\u00e0 di un sottomarino. Lagarde pu\u00f2 dirlo al WEF, Lane pu\u00f2 scriverlo in un paper, ma le imprese europee devono decidere domani mattina se rinnovare un contratto con un fornitore cinese, se aprire un ufficio a Dubai o aspettare, se coprire o meno il rischio di cambio sui prossimi dodici mesi.<\/p>\n<p>Quello che Leonard chiama &#8220;unorder&#8221; io lo chiamo ambiente senza ammortizzatori. Per ottanta anni, le PMI europee hanno potuto permettersi di non avere una strategia geopolitica perch\u00e9 c&#8217;era un sistema che assorbiva gli urti per loro. Quel sistema non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. E la cosa che nessuno dice chiaramente \u00e8 che l&#8217;Europa non lo sta rimpiazzando abbastanza in fretta. La spesa per la difesa aumenta, ma la capacit\u00e0 di costruire un&#8217;autonomia strategica commerciale, tecnologica, energetica, \u00e8 ancora in larga parte sulla carta.<\/p>\n<p>Nel frattempo, le imprese italiane eccellenti che esportano lo fanno spesso nonostante il contesto istituzionale, non grazie ad esso. Sono agili, sono radicate nei mercati, hanno relazioni personali che valgono pi\u00f9 di qualsiasi accordo multilaterale. Questa \u00e8 un&#8217;eredit\u00e0 imprenditoriale che in un mondo frammentato vale pi\u00f9 di quanto valesse in un mondo ordinato. Ma vale solo se si smette di aspettare che qualcun altro costruisca la mappa e si comincia a disegnare la propria.<\/p>\n<p>La vera partita non \u00e8 capire come funziona il nuovo ordine mondiale. \u00c8 capire come la propria azienda deve essere strutturata per funzionare in un contesto dove l&#8217;ordine non esiste.<\/p>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p>Sul fronte americano: le dichiarazioni di Trump su NATO e Corea del Sud nelle prossime settimane, qualsiasi movimento verso una regolamentazione formale dello Stretto di Hormuz come &#8220;territorio americano&#8221;, e i segnali delle primarie democratiche su politica estera e multilateralismo.<\/p>\n<p>Sul fronte europeo: la risposta concreta dell&#8217;UE all&#8217;aumento della spesa per la difesa in termini di strumenti industriali, il progresso sugli accordi commerciali con India e Mercosur come alternative all&#8217;asse americano, e i segnali della BCE sui tassi nel contesto di crescita debole.<\/p>\n<p>Sul fronte dei mercati: i premi assicurativi sulle rotte del Golfo e del Mar Rosso come indicatore anticipatore di tensioni logistiche, la volatilit\u00e0 implicita sul cambio euro\/dollaro come proxy del rischio politico americano, e i movimenti sul Brent in relazione alle dichiarazioni iraniane sullo Stretto.<\/p>\n<p>Sul fronte tecnologico: le decisioni del Dipartimento del Commercio americano sui chip di seconda generazione verso l&#8217;Asia, i progressi dell&#8217;AI Act europeo e la sua capacit\u00e0 di creare uno spazio digitale sovrano, e qualsiasi annuncio di nuove restrizioni americane su software o piattaforme cloud verso paesi terzi.<\/p>\n<p>Sul fronte multilaterale: la capacit\u00e0 del G20 di produrre qualcosa di concreto nelle prossime sessioni, e l&#8217;eventuale attivazione di nuove procedure di arbitrato commerciale in sostituzione del WTO, che resta paralizzato.<\/p>\n<h2>La Fine di un&#8217;Assunzione: Quello che Lagarde Non Ha Detto Esplicitamente<\/h2>\n<p>Quella sala a Ginevra ascoltava una donna che dirige la banca centrale di venti paesi dire che la struttura dentro cui quegli stessi paesi hanno costruito la loro prosperit\u00e0 non regge pi\u00f9. Il codice era misurato, la sostanza era radicale.<\/p>\n<p>Il mondo che Leonard descrive, frammentato, con choke points usati come armi, con tecnologie che possono diventare kill switches, con alleanze che si misurano in fatture, non \u00e8 un mondo peggiore per definizione. \u00c8 un mondo dove valgono regole diverse. Chi sa leggerle ha un vantaggio competitivo enorme su chi ancora aspetta che tornino le regole vecchie.<\/p>\n<p>Per le PMI italiane che esportano, la lezione operativa \u00e8 questa: smettere di considerare la geopolitica come un&#8217;esternalit\u00e0 negativa da subire, e iniziare a trattarla come una variabile da gestire quanto il cambio, i tassi e i costi di produzione. Chi non ha ancora un piano geopolitico non ha un piano strategico. Ha solo un piano meteo, che funziona finch\u00e9 non piove.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ginevra, 20 agosto 2026. 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