{"id":1157,"date":"2026-09-03T07:04:25","date_gmt":"2026-09-03T06:04:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/stretto-di-hormuz-quanto-costa-ogni-settimana-di-conflitto"},"modified":"2026-09-03T07:30:04","modified_gmt":"2026-09-03T06:30:04","slug":"stretto-di-hormuz-quanto-costa-ogni-settimana-di-conflitto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/stretto-di-hormuz-quanto-costa-ogni-settimana-di-conflitto","title":{"rendered":"Stretto di Hormuz: quanto costa ogni settimana di conflitto"},"content":{"rendered":"<h2>Il Fatto in Numeri: Diciotto Morti e un Dettaglio che Conta<\/h2>\n<p>I numeri dell&#8217;attacco americano su Kuhestak, comunicati dall&#8217;agenzia della Mezzaluna Rossa iraniana, parlano di 18 morti e oltre 100 feriti, con quattro vittime civili accertate tra cui due bambini. Il Pentagono non ha smentito l&#8217;attacco ma ha ribadito la dottrina standard: nessun targeting deliberato di civili, obiettivi militari iraniani colpiti come risposta all&#8217;attacco di navi in transito attraverso lo Stretto.<\/p>\n<p>La risposta iraniana ha coperto quattro paesi in una notte sola: Kuwait, Giordania, Iraq, Bahrein. Un drone ha colpito un complesso residenziale in Kuwait senza causare vittime. In Giordania, l&#8217;obiettivo dichiarato da Teheran era un campo di addestramento dei Marines americani. Le difese aeree del Bahrein hanno intercettato missili in volo. Nessuno di questi attacchi \u00e8 stato militarmente decisivo. Tutti insieme per\u00f2 trasmettono un messaggio preciso: la capacit\u00e0 iraniana di colpire in simultanea su pi\u00f9 teatri rimane intatta.<\/p>\n<p>Il punto tecnico che i mercati stanno monitorando in queste ore riguarda le scorte di intercettori americani. Fonti militari citate dalla BBC indicano che gli USA hanno consumato quantit\u00e0 significative di munizioni per la difesa aerea da febbraio a oggi, con riserve in progressivo esaurimento. Non si tratta di un dato che annuncia una resa, ma di un vincolo che limita l&#8217;orizzonte temporale di un confronto ad alta intensit\u00e0 e che rende qualsiasi diplomatia una variabile da osservare con attenzione nelle prossime settimane.<\/p>\n<p>Il punto economico \u00e8 altrettanto diretto: la rotta attraverso lo Stretto di Hormuz resta percorribile, ma due petroliere sono state attaccate nel corso della settimana precedente a questo articolo. Il mercato assicurativo per il transito nella zona ha gi\u00e0 prezzato questo rischio. I premi per le polizze di guerra sui cargo che transitano nel Golfo hanno subito rialzi ripetuti da febbraio, e il livello attuale \u00e8 incompatibile con la logistica ordinaria per categorie di merce a basso margine.<\/p>\n<hr>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Timing Non \u00c8 Casuale<\/h2>\n<p>L&#8217;attacco di febbraio, quello che ha inaugurato questa fase del conflitto, era stato concepito da Washington come un&#8217;operazione chirurgica con obiettivo rapido: eliminare le capacit\u00e0 militari nucleari e convenzionali di Teheran, forzare un cambio di regime o almeno una resa negoziata. Non \u00e8 andata cos\u00ec. L&#8217;Iran ha assorbito i colpi iniziali con perdite significative ma senza collasso del governo, e ha risposto attivando la sua leva pi\u00f9 potente: la minaccia permanente alle rotte del Golfo.<\/p>\n<p>Da luglio, c&#8217;era stato un mese di relativa calma. Una pausa che molti operatori logistici avevano interpretato come segnale di ripresa progressiva. I volumi di transito avevano mostrato qualche timido recupero. I premi assicurativi erano scesi di qualche punto. Alcune compagnie di navigazione avevano iniziato a riportare traffico sulla rotta pi\u00f9 diretta invece di aggirare il Golfo via Capo di Buona Speranza.<\/p>\n<p>Poi, nei giorni scorsi, due petroliere attaccate. E nella notte tra il 1 e il 2 settembre, la risposta americana su Kuhestak seguita dalla risposta iraniana su quattro paesi contemporaneamente.<\/p>\n<p>Il timing non \u00e8 casuale per almeno due ragioni. La prima \u00e8 interna alla politica americana: con le elezioni di met\u00e0 mandato all&#8217;orizzonte e il prezzo della benzina che in molti stati americani non \u00e8 sceso rispetto ai livelli pre-conflitto, l&#8217;amministrazione Trump sente la pressione di mostrare risultati concreti in un teatro dove i risultati non arrivano. La seconda \u00e8 interna alla strategia iraniana: Teheran ha calcolato che una pressione costante ma modulata, con pause strategiche seguite da improvvisi rilanci, \u00e8 pi\u00f9 efficace di un confronto diretto e continuo che esaurirebbe le sue risorse militari pi\u00f9 rapidamente.<\/p>\n<p>Siamo dentro quella che gli analisti militari definiscono una guerra di logoramento asimmetrica. Non avr\u00e0 un vincitore militare chiaro. Avr\u00e0 un vincitore economico: quello che riesce a far pagare il costo del conflitto agli altri.<\/p>\n<hr>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Petrolio a Due Velocit\u00e0<\/h2>\n<p>Il petrolio si muove a due velocit\u00e0. Il Brent ha reagito con un rialzo nella sessione di ieri, ma il movimento pi\u00f9 significativo non \u00e8 nel prezzo spot, \u00e8 nella struttura dei futures. Il differenziale tra contratti a breve e contratti a sei mesi si \u00e8 allargato in modo anomalo, segnalando che i trader non credono a una risoluzione rapida e si aspettano volatilit\u00e0 sostenuta.<\/p>\n<p>L&#8217;oro ha consolidato la sua posizione sopra i livelli di agosto, confermando il comportamento da flight-to-safety che caratterizza ogni riacutizzazione del conflitto. Non \u00e8 un segnale di panico, \u00e8 un segnale di copertura strutturale: chi gestisce portafogli internazionali sta comprando protezione, non opportunit\u00e0.<\/p>\n<p>Il mercato delle valute racconta una storia diversa. Il dollaro si \u00e8 rafforzato leggermente, il che riflette la domanda di liquidit\u00e0 in dollari che accompagna ogni crisi energetica, ma non ha raggiunto i picchi di febbraio. L&#8217;euro ha tenuto meglio delle aspettative, probabilmente perch\u00e9 i mercati scontano gi\u00e0 un impatto europeo significativo e non si aspettano ulteriori sorprese negative nel breve.<\/p>\n<p>Il dato pi\u00f9 rilevante per chi gestisce una supply chain che passa dal Golfo \u00e8 quello dei premi assicurativi per il rischio di guerra in area MENA. In queste ore, le stime parlano di un ulteriore aggiustamento verso l&#8217;alto dopo gli attacchi di ieri notte. Questo non \u00e8 un segnale di mercato da monitorare passivamente: \u00e8 un costo operativo concreto che entra nei contratti di trasporto entro le prossime settimane.<\/p>\n<p>Sul fronte azionario, i titoli delle compagnie di navigazione mostrano movimenti divergenti: le grandi compagnie con flotte gi\u00e0 riorganizzate su rotte alternative reggono, quelle con esposizione diretta al Golfo correggono. \u00c8 esattamente la divisione che si vede tra chi ha fatto una scelta strategica e chi ha aspettato.<\/p>\n<hr>\n<h2>Impatto per le Imprese Europee: La Rotta del Petrolio \u00c8 Anche la Tua Rotta<\/h2>\n<p>Orizzonte Immediato (0-6 mesi): Il costo del trasporto marittimo verso e dal Golfo \u00e8 gi\u00e0 incorporato nei prezzi dei contratti rinnovati da febbraio in poi. Chi ha contratti pluriennali firmati prima del conflitto sta assorbendo un differenziale di costo che non era nei preventivi. Il rischio immediato non \u00e8 la chiusura totale dello Stretto, che al momento non \u00e8 in atto, ma la discontinuit\u00e0 operativa: due petroliere attaccate in una settimana sono sufficienti a indurre gli armatori a sospendere i transiti per 48-72 ore, il che si traduce in ritardi a cascata sulle forniture. Per le aziende che lavorano con magazzini snelli e tempi di riordino calibrati, anche tre giorni di ritardo su un componente critico possono fermare la produzione.<\/p>\n<p>Orizzonte Medio (6-18 mesi): Lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 quello che potremmo chiamare conflitto gestito a bassa intensit\u00e0 con picchi imprevedibili. Non una chiusura totale del Golfo, ma una rotta strutturalmente pi\u00f9 costosa, pi\u00f9 lenta e meno affidabile. Le aziende europee che in questo periodo riducono la dipendenza da forniture single-source provenienti dall&#8217;area del Golfo o transitate via Golfo, e che costruiscono un secondo fornitore anche se pi\u00f9 caro, si troveranno in posizione di vantaggio quando il prossimo picco arriver\u00e0. Chi non lo fa sta scommettendo su una de-escalation che nessun analista militare serio si sente di garantire.<\/p>\n<p>Orizzonte Lungo (18+ mesi): Questa crisi sta producendo un precedente strutturale che ridisegna la mappa logistica globale. La rotta via Capo di Buona Speranza, che sembrava una soluzione emergenziale usata durante la crisi Houthi del 2024-2025, si sta consolidando come rotta primaria per alcune categorie di carico. Le aziende che hanno gi\u00e0 negoziato partnership con operatori logistici su quella rotta stanno costruendo un asset competitivo. Parallelamente, le forniture di gas naturale liquefatto dal Qatar attraverso il Golfo Persico sono sotto pressione strutturale: l&#8217;Europa, che ha diversificato dopo il 2022 ma non ha eliminato la dipendenza da GNL qatariota, potrebbe ritrovarsi a gestire un secondo ciclo di volatilit\u00e0 energetica prima di quanto i piani industriali abbiano previsto.<\/p>\n<hr>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p>Meccanica e componentistica industriale: L&#8217;esposizione non \u00e8 solo sull&#8217;export verso il Medio Oriente. \u00c8 sull&#8217;import di materie prime e semilavorati che transitano via Golfo, inclusi acciai speciali e componenti elettronici assemblati in Asia e spediti verso l&#8217;Europa attraverso rotte che includono il Golfo di Aden. Il rerouting su Capo di Buona Speranza allunga i tempi di 10-15 giorni e aumenta i costi di 15-25% per unit\u00e0 di carico, a seconda del prodotto. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nell&#8217;accelerazione del nearshoring: chi produce componentistica in Europa pu\u00f2 offrire ai clienti europei una supply chain &#8220;a prova di Golfo&#8221; come argomento commerciale concreto.<\/p>\n<p>Agroalimentare e food export: Il Made in Italy alimentare verso i mercati del Golfo Persico, Arabia Saudita, UAE, Kuwait e Qatar, \u00e8 uno dei canali di export pi\u00f9 vivaci degli ultimi tre anni. Le famiglie di prodotti a medio-alto valore aggiunto, vino escluso per ragioni culturali, oli, pasta, conserve, formaggi, continuano ad avere domanda. Ma le difficolt\u00e0 logistiche aumentano i costi di spedizione e complicano la gestione delle scadenze, un problema critico per i prodotti freschi. L&#8217;opportunit\u00e0: in questo contesto, chi ha costruito relazioni dirette con importatori locali e non dipende da intermediari logistici \u00e8 in posizione di difendere i margini meglio di chi lavora ancora tramite distributori europei che a loro volta gestiscono la logistica.<\/p>\n<p>Energia e infrastrutture: Meno ovvio ma pi\u00f9 rilevante di quanto sembri: le aziende italiane che partecipano a progetti infrastrutturali nel Golfo, portualit\u00e0, infrastrutture energetiche, sistemi idrici, si trovano a gestire cantieri in paesi che hanno ricevuto missili iraniani nelle ultime 24 ore. Kuwait, Bahrein e Giordania sono tutti paesi in cui operatori italiani hanno presenze significative. Il contratto pu\u00f2 essere solido, il progetto pu\u00f2 essere avanzato, ma il personale espatriato e la catena di fornitura locale sono variabili di rischio che i comitati di audit interni non sempre presidiano con sufficiente attenzione. La raccomandazione operativa \u00e8 un aggiornamento delle analisi di rischio-paese nei prossimi 30 giorni, prima dei consigli di amministrazione autunnali.<\/p>\n<hr>\n<h2>Rischi da Monitorare: Tre Trigger che Potrebbero Cambiare Tutto<\/h2>\n<p>Il primo rischio: L&#8217;esaurimento degli intercettori americani. Le scorte di missili intercettori della Marina USA, consumate a ritmo elevato da febbraio per difendere portaerei, basi e alleati nel Golfo, si stanno riducendo. Un momento in cui queste scorte scendono sotto una soglia critica potrebbe modificare radicalmente il calcolo strategico americano, spingendo Washington verso una de-escalation forzata o, al contrario, verso un&#8217;escalation preventiva prima che la finestra militare si chiuda. In entrambi i casi, la volatilit\u00e0 attorno a quel momento sar\u00e0 estrema e imprevedibile. Le aziende con contratti o asset nella regione devono avere un piano di contingenza che non presupponga stabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Il secondo rischio: La soglia del prezzo del petrolio per l&#8217;economia americana. Trump ha costruito la sua narrativa sul conflitto intorno all&#8217;idea che la pressione su Teheran abbatter\u00e0 i prezzi energetici. Finora non \u00e8 successo. Se il prezzo della benzina negli USA rimane sui livelli attuali o sale nelle prossime settimane, la pressione politica interna potrebbe spingere verso negoziati informali con Teheran attraverso intermediari terzi. Un accordo tacito che conceda all&#8217;Iran qualche forma di controllo sulla fascia costiera dello Stretto sarebbe presentato come una vittoria americana sul piano narrativo, ma di fatto sposterebbe i confini operativi della crisi. Per le aziende europee, questo scenario \u00e8 paradossalmente positivo nel breve termine ma lascia irrisolti i meccanismi strutturali.<\/p>\n<p>Il terzo rischio: L&#8217;estensione del conflitto ai porti del Golfo. Finora l&#8217;Iran ha colpito navi in transito e strutture militari alleate. Non ha ancora colpito direttamente i terminali portuali di Jebel Ali, di Dammam o di Shuaiba, che sono le porte d&#8217;ingresso dell&#8217;export europeo verso l&#8217;Arabia Saudita, gli UAE e il Kuwait. Un attacco a questi terminali, anche parziale e temporaneo, produrrebbe un&#8217;interruzione logistica di portata molto superiore a qualsiasi blocco dello Stretto. Il rischio non \u00e8 imminente, perch\u00e9 colpire i porti degli alleati del Golfo significherebbe per Teheran perdere il supporto tacito che alcuni di questi paesi garantiscono in ambito diplomatico. Ma \u00e8 un trigger da tenere nel monitoraggio operativo.<\/p>\n<hr>\n<h2>Domande e Risposte: Chiarimenti Operativi per le Imprese<\/h2>\n<p>Come influisce lo Stretto di Hormuz sul costo dei miei prodotti importati? Se la vostra catena di fornitura include componenti o materie prime che transitano dal Golfo o dal Golfo di Aden, ogni settimana di tensioni geopolitiche aumenta i costi assicurativi del trasporto marittimo tra il 2% e il 4%. Questi costi si sommano ai tempi di transito allungati, creando un impatto doppio sulla redditivit\u00e0. Per una spedizione di medie dimensioni, il differenziale tra una rotta diretta via Hormuz e il rerouting via Capo di Buona Speranza pu\u00f2 raggiungere i 15-25 mila euro per container.<\/p>\n<p>Quanti giorni di ritardo devo prevedere nelle consegne da fornitori del Golfo? Non esiste una risposta univoca, perch\u00e9 dipende dalle decisioni giorno per giorno degli armatori e dalle decisioni militari dei belligeranti. Una pausa di 48-72 ore nella navigazione dello Stretto, causata da un attacco o da una rappresaglia, si traduce in 10-15 giorni di ritardo complessivo sulle consegne a destinazione in Europa. Per chi lavora con scorte snelle, questo \u00e8 un rischio operativo significativo.<\/p>\n<p>Il nearshoring \u00e8 la soluzione definitiva per le mie supply chain? Il nearshoring riduce l&#8217;esposizione ai rischi geopolitici del Golfo, ma ha costi iniziali elevati e tempi di implementazione di 12-18 mesi. La decisione deve essere fatta su base selettiva: per i componenti critici dove il tempo di riordino \u00e8 inferiore a 30 giorni, il nearshoring \u00e8 strategico. Per i componenti a basso valore aggiunto dove il prezzo \u00e8 il driver principale, una diversificazione dei fornitori rimane pi\u00f9 efficiente di un reshoring completo.<\/p>\n<p>Come monitoro il livello reale di rischio nel Golfo senza dipendere dalle agenzie di rating? I dati pubblici pi\u00f9 affidabili sono tre: la frequenza degli attacchi navali alle petroliere nelle ultime due settimane, i premi assicurativi per il rischio di guerra sul mercato di Londra, e il differenziale di prezzo tra i contratti futures di petrolio a breve e a lunga scadenza. Se tutti e tre i segnali peggiorano contemporaneamente, il rischio geopolitico \u00e8 in escalation. Se uno solo peggiora, potrebbe essere rumore di mercato.<\/p>\n<p>Posso aspettare una de-escalation diplomatica prima di fare scelte di supply chain? Statisticamente, i conflitti di questo tipo in aree critiche per il commercio globale si stabilizzano non attraverso accordi, ma attraverso l&#8217;adattamento delle parti alle nuove condizioni di costo e rischio. Una de-escalation vera richiederebbe che una delle due parti ottenesse una concessione percepita come vittoria. Questo scenario \u00e8 oggi meno probabile di un &#8220;congelamento&#8221; della situazione attuale con volatilit\u00e0 periodica. Chi attende una de-escalazione prima di adattare le supply chain sta scommettendo contro la probabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Quale rotta alternativa \u00e8 la pi\u00f9 conveniente per il mio tipo di cargo? Via Capo di Buona Speranza aggiunge 10-15 giorni di transito e costa il 15-25% in pi\u00f9 per i carichi standard. \u00c8 conveniente per i prodotti ad alto valore aggiunto dove il tempo di transito addizionale non cancella il margine. Per i prodotti a basso margine, il costo diventa proibitivo. Il nearshoring rimane l&#8217;unica soluzione di prezzo per questa categoria, ma con i costi iniziali di implementazione che citavo sopra.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che vedo in questo conflitto, guardandolo dall&#8217;ottica di chi deve aiutare le aziende a prendere decisioni operative, \u00e8 qualcosa che definirei una trappola della simmetria. Entrambe le parti stanno agendo come se ci fosse ancora spazio per una vittoria definitiva, quando in realt\u00e0 entrambe stanno semplicemente distribuendo costi. Gli USA scaricano i costi economici del conflitto sui consumatori americani attraverso i prezzi dell&#8217;energia e sui partner europei attraverso le interruzioni logistiche. L&#8217;Iran scarica i costi militari su una popolazione gi\u00e0 impoverita dalle sanzioni ma politicamente coesa attorno alla narrativa della resistenza. Nessuno dei due vince. Tutti e due perdono qualcosa. E nel mezzo, chi paga silenziosamente sono le catene di fornitura globali e le aziende che da quelle catene dipendono.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa in questo quadro \u00e8 quasi assente come attore politico. La BCE sta pubblicando interventi tecnici sulla tokenizzazione dei mercati finanziari. I governi europei stanno seguendo l&#8217;escalation con preoccupazione dichiarata ma nessuna iniziativa diplomatica autonoma. La vera partita diplomatica si gioca, se si gioca, tra Washington e gli intermediari che hanno accesso a Teheran. L&#8217;Europa non \u00e8 uno di questi intermediari. \u00c8 un consumatore di conseguenze, non un produttore di soluzioni.<\/p>\n<p>Per gli imprenditori italiani questa \u00e8 la lezione che mi preme comunicare: non aspettate che la diplomazia risolva questo problema prima di prendere le vostre decisioni. La diplomazia, nella migliore delle ipotesi, produrr\u00e0 un congelamento della situazione attuale, non un ritorno allo status quo ante. La supply chain globale che esisteva prima di febbraio 2026 non esister\u00e0 pi\u00f9 nemmeno se le armi si fermano domani. Chi costruisce la propria strategia di internazionalizzazione su quella struttura precedente sta lavorando con una mappa sbagliata.<\/p>\n<p>La domanda che faccio ai miei clienti in questo momento non \u00e8 quando si calma il Golfo, ma quale struttura logistica ti permette di essere competitivo indipendentemente da cosa succede nello Stretto. Chi risponde a questa domanda smette di aspettare e inizia a costruire un vantaggio.<\/p>\n<hr>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p>Sul fronte militare USA-Iran: la frequenza degli attacchi navali alle petroliere \u00e8 il termometro pi\u00f9 affidabile dello stato reale del conflitto, pi\u00f9 delle dichiarazioni politiche. Tre o pi\u00f9 attacchi a navi commerciali in una settimana segnalano una fase di escalation attiva. Una pausa di due settimane senza incidenti \u00e8 il segnale di una negoziazione informale in corso.<\/p>\n<p>Sul fronte dei mercati: il differenziale Brent 1 mese vs. Brent 6 mesi \u00e8 il dato da seguire ogni mattina. Se la struttura torna in backwardation con lo spot significativamente pi\u00f9 alto del future a lunga scadenza, significa che i mercati prezzano una risoluzione. Finch\u00e9 la struttura rimane piatta o in contango, il mercato non vede la fine del tunnel.<\/p>\n<p>Sul fronte assicurativo: i premi del mercato di Londra per il rischio di guerra nel Golfo Persico sono pubblicati settimanalmente. Qualsiasi ulteriore rialzo rispetto ai livelli di questa settimana deve essere monitorato come costo operativo da inserire nelle proiezioni Q4 2026.<\/p>\n<p>Sul fronte diplomatico: l&#8217;unico segnale di negoziazione reale che vale la pena seguire non \u00e8 nelle dichiarazioni ufficiali di Washington o Teheran, ma nei movimenti degli intermediari. Se la Turchia o l&#8217;Oman intensificano i contatti diplomatici di alto livello con entrambe le parti, \u00e8 un segnale che qualcosa si sta muovendo nei canali informali.<\/p>\n<p>Sul fronte geopolitico regionale: la posizione degli Emirati Arabi Uniti \u00e8 il cannarino nella miniera. Dubai \u00e8 il hub logistico e commerciale pi\u00f9 importante per le aziende europee nella regione. Se Abu Dhabi inizia a ridurre la cooperazione militare con gli USA o a cercare canali autonomi con Teheran, la mappa del conflitto cambier\u00e0 radicalmente.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Mappa Sbagliata Costa Pi\u00f9 di Qualsiasi Dazio<\/h2>\n<p>A Kuhestak, tra le macerie di una casa trasformata in campo di battaglia, con scarpe eleganti tra il cemento polverizzato, si consuma l&#8217;ennesima settimana di un conflitto che non ha una data di fine programmata. Trump parla di controllo dello Stretto. Teheran parla di resistenza. Entrambi parlano per il proprio pubblico interno, non per trovare un accordo.<\/p>\n<p>La dinamica reale \u00e8 pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 difficile allo stesso tempo: due potenze hanno trovato un equilibrio instabile in cui nessuna delle due pu\u00f2 vincere ma nessuna delle due vuole essere la prima a cedere. Questo equilibrio produce esattamente il tipo di volatilit\u00e0 che distrugge i piani logistici costruiti sull&#8217;efficienza e non sulla resilienza.<\/p>\n<p>La geografia del Golfo non \u00e8 cambiata. Ma la geopolitica s\u00ec, e in modo che difficilmente si invertir\u00e0. Chi continua a leggere questa crisi come un&#8217;anomalia temporanea da attraversare con pazienza sta costruendo la propria strategia su una mappa che non corrisponde pi\u00f9 al territorio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Fatto in Numeri: Diciotto Morti e un Dettaglio che Conta I numeri dell&#8217;attacco americano su Kuhestak, comunicati dall&#8217;agenzia della Mezzaluna Rossa iraniana, parlano di 18 morti e oltre 100 feriti, con quattro vittime civili accertate tra cui due bambini. 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