{"id":1198,"date":"2026-09-11T07:04:02","date_gmt":"2026-09-11T06:04:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/bab-el-mandeb-a-rischio-come-proteggere-la-supply-chain"},"modified":"2026-09-11T07:30:05","modified_gmt":"2026-09-11T06:30:05","slug":"bab-el-mandeb-a-rischio-come-proteggere-la-supply-chain","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/bab-el-mandeb-a-rischio-come-proteggere-la-supply-chain","title":{"rendered":"Bab el-Mandeb a rischio: come proteggere la supply chain"},"content":{"rendered":"<h2>Il Fatto in Numeri: Due Stretti, Un Sistema sotto Pressione<\/h2>\n<p>Bab el-Mandeb \u00e8 un corridoio largo circa trenta chilometri tra lo Yemen e Gibuti. Attraverso di esso transitano annualmente tra i sei e i sette milioni di barili di petrolio al giorno, insieme a volumi enormi di container e carichi commerciali diretti tra Europa, Africa orientale e Asia. \u00c8 il collegamento obbligato tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden, quindi tra il Canale di Suez e l&#8217;Oceano Indiano.<\/p>\n<p>Sul fronte energetico, l&#8217;Arabia Saudita esporta fino a 4,2 milioni di barili al giorno di greggio attraverso il porto di Yanbu, sul lato saudita del Mar Rosso. Il porto \u00e8 alimentato dall&#8217;East West Pipeline con una capacit\u00e0 massima di sette milioni di barili giornalieri. Se Bab el-Mandeb venisse chiuso o interdetto al traffico commerciale, questa produzione potrebbe uscire solo verso nord, attraverso il Canale di Suez, perdendo l&#8217;accesso ai mercati asiatici, che rappresentano la quota pi\u00f9 rilevante dell&#8217;export petrolifero della regione.<\/p>\n<p>Il Brent ha chiuso ieri a oltre cento dollari al barile, il livello pi\u00f9 alto da fine giugno. Le riserve strategiche di petrolio degli Stati Uniti hanno raggiunto il livello pi\u00f9 basso dal 1982, come confermato da dati diffusi marted\u00ec scorso. Non \u00e8 un dato tecnico secondario: significa che il cuscinetto di emergenza globale \u00e8 praticamente consumato.<\/p>\n<p>Sotto la superficie del mare passa il dato che viene citato meno: quindici-diciassette cavi in fibra ottica sottomarini attraversano il Mar Rosso e lo stretto di Bab el-Mandeb. Questi cavi veicolano il novanta percento delle comunicazioni digitali tra Europa e Asia, pari al diciassette percento del traffico internet globale. Non si tratta solo di petrolio e container. Se i Houthi, con il supporto dell&#8217;IRGC iraniano, decidessero di colpire le infrastrutture sottomarine, l&#8217;impatto si estenderebbe immediatamente alle telecomunicazioni, ai pagamenti digitali e alla connettivit\u00e0 delle supply chain globali.<\/p>\n<p>Nelle ultime ore sono circolati anche rapporti, citati dal team di ricerca dell&#8217;Universit\u00e0 della Pennsylvania, su una campagna di disinformazione che ha prodotto un video deepfake con presunte dichiarazioni di ritiro da parte dei comandanti della resistenza yemenita. La guerra dell&#8217;informazione \u00e8 gi\u00e0 parte del conflitto.<\/p>\n<hr>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Timing di un&#8217;Escalation Calcolata<\/h2>\n<p>L&#8217;offensiva Houthi lungo la costa del Mar Rosso \u00e8 partita una settimana fa con una velocit\u00e0 che ha sorpreso molti osservatori. Il motivo per cui conta oggi, e non tra sei mesi, si spiega con tre fattori convergenti.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 l&#8217;indebolimento delle controparti. La coalizione a guida saudita con le forze governative yemenite pro-Riad non ha retto l&#8217;avanzata sul terreno. Mocha \u00e8 caduta. Duba \u00e8 nel raggio d&#8217;azione. L&#8217;isola di Zukar, che offre posizioni dominanti sullo stretto, \u00e8 nelle mani dei Houthi. Pi\u00f9 territorio significa pi\u00f9 capacit\u00e0 di interdizione.<\/p>\n<p>Il secondo fattore \u00e8 la distrazione strategica. Mentre l&#8217;attenzione politica e mediatica globale resta incollata al Golfo Persico e alle operazioni contro l&#8217;IRGC, il fianco meridionale del sistema dei trasporti marittimi si \u00e8 aperto senza che le cancellerie europee abbiano predisposto risposte operative. L&#8217;amministrazione Trump, stando alle fonti citate in queste ore, sta aumentando la condivisione di intelligence con Riad per contenere il fronte Houthi. I funzionari americani stessi prevedono che la situazione si trascini ben oltre le elezioni di midterm di novembre 2026.<\/p>\n<p>Il terzo fattore \u00e8 il gas. Le scorte europee di gas naturale liquefatto sono significativamente sotto i livelli degli ultimi anni. La ragione \u00e8 semplice e imbarazzante: molti governi europei hanno impostato la loro pianificazione invernale 2026-2027 sull&#8217;assunzione che Hormuz sarebbe stato riaperto entro l&#8217;estate, consentendo importazioni di LNG dal Qatar a prezzi normalizzati. Non \u00e8 andata cos\u00ec. Le scorte sono basse, l&#8217;inverno si avvicina, e ora si aggiunge un secondo stretto in bilico.<\/p>\n<hr>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Segnali Strutturali Oltre la Volatilit\u00e0<\/h2>\n<p>Il petrolio a cento dollari \u00e8 il titolo visibile. La dinamica sottostante \u00e8 pi\u00f9 preoccupante.<\/p>\n<p>I mercati dei noli marittimi per le rotte che evitano il Mar Rosso attraverso il Capo di Buona Speranza restano su livelli strutturalmente alti, con tempi di percorrenza allungati di dieci-quindici giorni rispetto alle rotte normali. I premi assicurativi per le aree di guerra nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden non si sono abbassati. La notizia di oggi spinger\u00e0 i broker a rivedere le valutazioni al rialzo nelle prossime ore.<\/p>\n<p>Il gasolio diesel merita attenzione separata: MarketWatch segnala oggi prezzi ai massimi storici negli USA. Gli analisti ricordano che il diesel tocca ogni settore dell&#8217;economia, dai trasporti all&#8217;agricoltura. In Europa il meccanismo \u00e8 analogo, con la componente energetica che preme sui margini di tutta la filiera logistica.<\/p>\n<p>Le valute delle economie emergenti dipendenti da importazioni energetiche, in particolare nel Sud-Est asiatico, subiranno pressioni ulteriori se Bab el-Mandeb venisse chiuso. Per un esportatore italiano che fattura in dollari o lavora con distributori in quella regione, l&#8217;effetto valutario si somma al costo di trasporto.<\/p>\n<p>La volatilit\u00e0 implicita sulle opzioni petrolifere \u00e8 salita nelle ultime sedute, segnalando che gli operatori si aspettano movimenti bruschi ancora prima che arrivino notizie definitive dallo Yemen. Questo \u00e8 il segnale che anticipa i problemi: non aspettare che il blocco sia confermato per agire.<\/p>\n<hr>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane: Tre Orizzonti<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> chi ha contratti di fornitura o di vendita con Asia, Africa orientale o Golfo con pricing e tempistiche fissati deve riaprire le clausole di forza maggiore e rinegoziare i termini di consegna prima che il blocco sia ufficiale. La logica \u00e8 questa: se aspetti la chiusura formale, i tempi di rerouting sono gi\u00e0 prezzati e non hai margine. Chi si muove adesso, quando il rischio \u00e8 ancora probabile e non certo, riesce ancora a ottenere coperture assicurative a costi ragionevoli e a rinegoziare i lead time con i clienti senza rotture di rapporto. Le aziende con consegne programmate tra ottobre e dicembre 2026 sono quelle a rischio immediato pi\u00f9 alto.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 una situazione di doppia interdizione parziale, con Hormuz sotto pressione continua e Bab el-Mandeb in uno stato di instabilit\u00e0 crescente che non equivale a chiusura totale ma a costi e rischi strutturalmente pi\u00f9 alti di qualsiasi scenario pre-2026. In questo quadro sopravvivono le aziende che hanno gi\u00e0 avviato la diversificazione delle rotte, diversificato i fornitori verso paesi non dipendenti da quei corridoi, o che hanno capacit\u00e0 di magazzino sufficiente a tamponare le interruzioni. Chi ancora non l&#8217;ha fatto deve avviare subito la mappatura dei punti di esposizione nella propria supply chain, perch\u00e9 il mercato dei servizi logistici alternativi diventa sempre pi\u00f9 competitivo man mano che tutti cercano le stesse soluzioni.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> questo scenario sta producendo un precedente strutturale. Il sistema di trasporto marittimo globale si \u00e8 fondato per decenni sull&#8217;assunzione che i grandi stretti fossero aperti per definizione. Quella assunzione \u00e8 andata. La risposta industriale sar\u00e0 il reshoring accelerato di alcune categorie merceologiche, la costruzione di riserve strategiche pi\u00f9 ampie, e la revisione dei contratti di fornitura con garanzie esplicite di continuit\u00e0. Le aziende che inizieranno a costruire oggi riserve di componenti critici e relazioni con fornitori alternativi saranno quelle che tra due anni non dipenderanno dalla volont\u00e0 di un attore non-statale per consegnare i propri prodotti.<\/p>\n<hr>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Manifattura e componentistica<\/strong> \u00e8 il settore con l&#8217;esposizione pi\u00f9 immediata e meno visibile. La dipendenza dalle forniture asiatiche di semilavorati, componenti elettronici e materie prime che transitano per il Mar Rosso \u00e8 massiccia. Il rerouting via Capo di Buona Speranza aggiunge settimane di lead time, ma il problema pi\u00f9 sottile \u00e8 l&#8217;imprevedibilit\u00e0: non \u00e8 solo il tempo in pi\u00f9, \u00e8 l&#8217;incapacit\u00e0 di pianificare con precisione. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 la revisione dei fornitori: le aziende che usano questo momento per costruire relazioni con fornitori europei o nordafricani riducono strutturalmente la vulnerabilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Agroalimentare e food processing<\/strong> dipende in modo critico dai costi energetici per il trasporto refrigerato e per la produzione, ma anche dall&#8217;importazione di materie prime agricole che transitano per le rotte interessate. Il diesel ai massimi storici colpisce direttamente la logistica distributiva domestica e internazionale. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nella differenziazione dei mercati di destinazione: se l&#8217;Asia diventa pi\u00f9 costosa da raggiungere, i mercati nordafricani e medio-orientali accessibili via Mediterraneo diventano relativamente pi\u00f9 attrattivi.<\/p>\n<p><strong>Energia e utilities industriali<\/strong> si trovano di fronte a una crisi di gas che il mercato ha gi\u00e0 incorporato parzialmente, ma che potrebbe aggravarsi in modo non lineare se le scorte europee restassero basse all&#8217;inizio dell&#8217;inverno. Le aziende ad alta intensit\u00e0 energetica, dalla chimica alla ceramica al vetro, devono aggiornare i propri contratti di fornitura energetica e valutare le opzioni di hedging disponibili prima che la curva dei prezzi rifletta pienamente il rischio Bab el-Mandeb.<\/p>\n<p><strong>Logistica e spedizioni<\/strong> \u00e8 il settore dove l&#8217;opportunit\u00e0 \u00e8 meno ovvia ma reale: gli operatori che hanno gi\u00e0 costruito competenze sul rerouting via Capo di Buona Speranza e sulla gestione delle coperture assicurative nelle zone di guerra stanno diventando consulenti strategici per i loro clienti, non solo vettori. Chi non ha ancora queste competenze interne deve acquisirle esternamente adesso, non dopo il prossimo shock.<\/p>\n<hr>\n<h2>Rischi da Monitorare: I Tre Fronti che Possono Sorprendere<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio: l&#8217;assorbimento silenzioso dei costi.<\/strong> Il meccanismo \u00e8 questo: le aziende che hanno gi\u00e0 assorbito i costi di Hormuz senza rinegoziare i prezzi di vendita hanno eroso i margini senza comunicarlo ai clienti. Un secondo shock, quello di Bab el-Mandeb, si sovrappone a un sistema gi\u00e0 indebolito. La difficolt\u00e0 di traslare i costi energetici e logistici su prezzi di vendita, in un contesto in cui i clienti europei e asiatici sono anch&#8217;essi sotto pressione, trasforma la crisi di rotta in una crisi di margine invisibile che emerge solo nei bilanci trimestrali.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio: i cavi sottomarini.<\/strong> Quindici-diciassette infrastrutture in fibra ottica che veicolano il novanta percento delle comunicazioni Europa-Asia passano attraverso quel corridoio. Un attacco deliberato o anche un incidente non intenzionale in zona di conflitto interromperebbe connettivit\u00e0, pagamenti digitali e sistemi ERP cloud che molte aziende usano per gestire le forniture in tempo reale. Non \u00e8 uno scenario fantascientifico: \u00e8 una vulnerabilit\u00e0 fisica concreta. Le aziende dipendenti da sistemi cloud con data center asiatici dovrebbero valutare piani di continuit\u00e0 operativa.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio: la disinformazione operativa.<\/strong> Il rapporto sulla campagna di deepfake che ha diffuso false dichiarazioni di ritiro militare indica che l&#8217;IRGC sta gi\u00e0 operando nell&#8217;information space per creare confusione su cosa sta accadendo sul terreno. Per un&#8217;azienda che deve prendere decisioni operative su rotte e forniture, affidarsi a fonti di intelligence commerciale non verificate pu\u00f2 significare reagire a scenari falsi. Il rischio non \u00e8 solo geopolitico, \u00e8 informativo.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che sta accadendo intorno a Bab el-Mandeb non \u00e8 una crisi separata da Hormuz. \u00c8 il completamento di una strategia di interdizione che punta a circondare i flussi energetici e commerciali del Golfo da entrambi i lati. L&#8217;Iran non ha bisogno di chiudere entrambi gli stretti contemporaneamente per produrre effetti sistemici: basta renderli entrambi abbastanza incerti da aumentare il costo del rischio per chiunque li utilizzi.<\/p>\n<p>Quello che mi preoccupa di pi\u00f9, guardando le risposte europee, non \u00e8 l&#8217;assenza di navi militari nel Mar Rosso. \u00c8 l&#8217;assenza di una strategia energetica che tenga conto del fatto che dal 2022 a oggi l&#8217;Europa \u00e8 sopravvissuta a ogni crisi energetica grazie a una combinazione di fortuna climatica, aiuti americani e improvvisazione. Ora si presenta un inverno con riserve basse, un secondo stretto in bilico, e governi che fino a qualche settimana fa scommettevano sul ritorno alla normalit\u00e0 di Hormuz. Non \u00e8 una strategia. \u00c8 una roulette.<\/p>\n<p>La vera partita, per un imprenditore italiano, non \u00e8 capire se Bab el-Mandeb chiuder\u00e0 o no. \u00c8 capire che il modello mentale di un mondo con stretti aperti e costi logistici prevedibili \u00e8 andato, e che le decisioni strategiche d&#8217;azienda devono incorporare permanentemente questa nuova topografia del rischio. Chi aspetta la conferma dell&#8217;evento prima di agire paga sempre il prezzo pi\u00f9 alto, perch\u00e9 in quel momento le coperture costano il doppio, i fornitori alternativi sono gi\u00e0 presi, e i clienti hanno gi\u00e0 trovato qualcun altro.<\/p>\n<p>La lezione operativa \u00e8 semplice: la supply chain resiliente non si costruisce durante la crisi. Si costruisce adesso, mentre c&#8217;\u00e8 ancora il tempo di scegliere.<\/p>\n<hr>\n<h2>Domande Frequenti: Risposte Dirette su Bab el-Mandeb e Supply Chain<\/h2>\n<p><strong>Che cosa significa per la mia azienda se Bab el-Mandeb venisse chiuso domani?<\/strong><br \/>Se la tua azienda dipende da forniture asiatiche o da export verso i mercati del Golfo e dell&#8217;Asia, una chiusura comporterebbe ritardi di 10-15 giorni sui tempi di consegna (via Capo di Buona Speranza), costi di trasporto raddoppiati, premi assicurativi in salita, e impossibilit\u00e0 immediata di reperire alternative. Il danno economico dipende da quanto margine hai costruito nei tuoi contratti di vendita.<\/p>\n<p><strong>Quanto tempo ho per proteggere la mia supply chain prima che la situazione peggiori?<\/strong><br \/>Secondo gli esperti monitorati, hai da 4 a 8 settimane prima che un eventuale blocco formale renda impossibili le rinegoziazioni su prezzi e lead time ragionevoli. Le aziende che agiscono ora, mentre il rischio \u00e8 ancora &#8220;probabile&#8221; e non &#8220;certo&#8221;, ottengono coperture assicurative a costi contenuti e riescono a rinegoziare con clienti e fornitori. Dopo, non c&#8217;\u00e8 margine per manovre.<\/p>\n<p><strong>Quali sono i settori pi\u00f9 esposti?<\/strong><br \/>Manifattura e componentistica elettronica sono al vertice, seguiti da agroalimentare, utilities industriali ad alta intensit\u00e0 energetica (chimica, ceramica, vetro), e ovviamente logistica e spedizioni. Se il tuo settore dipende da componenti asiatici, da energia importata o da consegne verso i mercati asiatici, sei esposto.<\/p>\n<p>**Come faccio a valutare il rischio nella mia supply chain?<br \/>**<br \/>Mappa i tuoi fornitori critici per area geografica e rotta di trasporto. Identifica quale percentuale della tua fornitura transita per il Mar Rosso o dipende da energia importata da quella regione. Per ogni fornitore, verifica i termini di forza maggiore nei contratti e il costo di rerouting tramite Capo di Buona Speranza. Questo esercizio ti dir\u00e0 esattamente quanto dolore puoi assorbire e dove devi agire prima.<\/p>\n<p>**Conviene iniziare a cercare fornitori europei alternativi?<br \/>**<br \/>S\u00ec, ma non per ricerca casuale. Usa questa finestra di tempo (4-8 settimane) per avviare pilot su fornitori europei o nordafricani su componenti non estremamente specializzati. La logica non \u00e8 sostituire completamente i fornitori asiatici (spesso impossibile nel costo), ma diversificare per le componenti critiche. Questo riduce strutturalmente il rischio di colli di bottiglia unici.<\/p>\n<p><strong>I cavi sottomarini rappresentano davvero un rischio operativo per la mia azienda?<\/strong><br \/>Se la tua azienda usa sistemi ERP cloud ospitati in Asia, o se i tuoi clienti fanno transazioni che dipendono da connettivit\u00e0 immediata verso l&#8217;Asia, s\u00ec. Un interruzione anche di poche ore dei cavi di comunicazione comporterebbe paralisi operativa. Valuta piani di continuit\u00e0: backup su data center europei, sistemi di pagamento con ridondanza geografica, comunicazioni backup via satellite.<\/p>\n<p>**Come mi proteggo dalla disinformazione su quello che accade nello Yemen?<br \/>**<br \/>Non basare decisioni operative su comunicati di stampa o dichiarazioni non verificate di comandanti militari. Usa solo fonti di intelligence commerciale affidabili (report di societ\u00e0 di analisi specializzate, comunicati ufficiali di ministeri della difesa, rapporti di agenzie di shipping insurance). Per le decisioni critiche, affidati a consulenti specializzati in geopolitica e logistica che hanno accesso a intelligence verificata.<\/p>\n<hr>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte yemenita:<\/strong> avanzamento Houthi verso Duba e controllo effettivo dello stretto di Bab el-Mandeb, rapporti sull&#8217;isola di Zukar, dichiarazioni saudite sulla risposta militare e sul funzionamento dell&#8217;East West Pipeline.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte Iran-USA:<\/strong> eventuali colloqui diplomatici che potrebbero modificare la pressione su Hormuz, scambi di strikes con infrastrutture IRGC, posizionamento della Marina americana nel Golfo di Aden.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> petrolio Brent sopra o sotto cento dollari, prezzi spot LNG europei, indici Baltic Dry e Freightos per i noli marittimi sulle rotte Asia-Europa via Capo di Buona Speranza, premi di guerra nelle assicurazioni marittime per il Mar Rosso.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte delle infrastrutture digitali:<\/strong> rapporti su incidenti a cavi sottomarini nel Mar Rosso, comunicazioni degli operatori di telecomunicazioni su rerouting del traffico dati, aggiornamenti dei provider cloud su continuit\u00e0 dei servizi per la regione Asia-Pacifico.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte energia europea:<\/strong> aggiornamenti della Commissione Europea sulle riserve di gas naturale in vista dell&#8217;inverno, acquisti spot di LNG da parte di governi nazionali, decisioni BCE sul percorso dei tassi in un contesto inflazionistico che torna a premere.<\/p>\n<hr>\n<h2>Bab el-Mandeb non \u00e8 il secondo Hormuz. \u00c8 la prova che la mappa del rischio \u00e8 cambiata definitivamente.<\/h2>\n<p>Nel porto di Mocha, questa mattina, non si \u00e8 chiusa solo una citt\u00e0 yemenita. Si \u00e8 aperta la consapevolezza che il sistema di trasporto marittimo globale non \u00e8 mai stato un dato di fatto: \u00e8 sempre stato un equilibrio di potere, e quell&#8217;equilibrio si sta ridisegnando pi\u00f9 velocemente di quanto le cancellerie europee e i piani industriali delle aziende abbiano incorporato.<\/p>\n<p>Chi gestiva la propria supply chain come se gli stretti fossero un elemento fisso del paesaggio deve aggiornare il modello. Non tra sei mesi, quando l&#8217;escalation sar\u00e0 nei comunicati stampa delle associazioni di categoria. Adesso, quando la finestra per scegliere \u00e8 ancora aperta.<\/p>\n<p>La domanda rilevante non \u00e8 se Bab el-Mandeb chiuder\u00e0. \u00c8 quante settimane ha la tua azienda per reggere se chiude domani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Fatto in Numeri: Due Stretti, Un Sistema sotto Pressione Bab el-Mandeb \u00e8 un corridoio largo circa trenta chilometri tra lo Yemen e Gibuti. 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