{"id":1211,"date":"2026-09-14T07:04:17","date_gmt":"2026-09-14T06:04:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/supply-chain-golfo-persico-rischi-e-strategie"},"modified":"2026-09-14T07:30:04","modified_gmt":"2026-09-14T06:30:04","slug":"supply-chain-golfo-persico-rischi-e-strategie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/supply-chain-golfo-persico-rischi-e-strategie","title":{"rendered":"Supply Chain Golfo Persico: Rischi e Strategie"},"content":{"rendered":"<h2>Il Fatto in Numeri: Due Choke Point, Una Sola Mossa Strategica<\/h2>\n<p>Il conflitto con l&#8217;Iran, avviato operativamente il 28 febbraio 2026 con l&#8217;Operation Epic Fury, ha gi\u00e0 prodotto una serie di effetti misurabili che gli analisti di mercato tendono a disaggregare, quando invece vanno letti come sistema.<\/p>\n<p>Il porto di Bab el-Mandeb, oggetto dell&#8217;offensiva Houthi degli ultimi giorni, controlla circa il 12% del flusso petrolifero mondiale. L&#8217;Arabia Saudita, paese che da sola gestisce una quota rilevante dell&#8217;esportazione globale di greggio, dispone teoricamente di tre vie di uscita per il proprio petrolio: lo Stretto di Hormuz, contestato militarmente da febbraio; il Mar Rosso attraverso Bab el-Mandeb, oggi sotto pressione Houthi; e il pipeline est-ovest che termina a Yanbu sul Mar Rosso, gi\u00e0 colpito gioved\u00ec scorso da un drone partito dall&#8217;Iraq. Non \u00e8 una coincidenza. \u00c8 una strategia a tenaglia coordinata.<\/p>\n<p>Le dichiarazioni di Teheran, secondo cui l&#8217;Iran &#8220;non \u00e8 in guerra con l&#8217;Arabia Saudita&#8221; e i Houthi &#8220;hanno i propri problemi&#8221;, contrastano con il dato operativo: fonti di intelligence USA segnalano la presenza di personale IRGC sul terreno nello Yemen, non solo supporto finanziario o materiale. Questo cambia la natura del conflitto in modo strutturale. Da supporto indiretto a proxy si passa a comando e controllo diretto, con tutto quello che questo implica in termini di escalation e durata.<\/p>\n<p>Le sanzioni americane continuano a bloccare i porti iraniani, mentre almeno due navi commerciali iraniane sono state colpite nelle ultime 48 ore nelle acque del Golfo. I premi assicurativi per le rotte del Mar Rosso e del Golfo Persico sono in ascesa da luglio e hanno registrato un&#8217;ulteriore accelerazione nelle ultime ore, con club P&#038;I che stanno rivedendo le proprie esposizioni per la stagione autunnale.<\/p>\n<hr>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Timing dell&#8217;Escalation Non \u00c8 Casuale<\/h2>\n<p>Il conflitto \u00e8 formalmente iniziato a febbraio, ma ci\u00f2 che sta cambiando in questo momento, a met\u00e0 settembre 2026, \u00e8 la natura dell&#8217;impegno iraniano. Per sette mesi Teheran ha operato principalmente attraverso proxy con un livello di deniability diplomatica sufficiente a contenere la risposta militare americana. L&#8217;inserimento fisico di personale IRGC in Yemen rappresenta un salto di qualit\u00e0 che era prevedibile, ma il cui timing coincide con due fattori non trascurabili.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 interno agli USA: le elezioni di midterm si avvicinano, e l&#8217;amministrazione Trump deve mostrare risultati o gestire la narrativa del conflitto in modo tale che non diventi un peso elettorale. I prezzi della benzina, che un ex ufficiale dell&#8217;intelligence citato nelle ultime ore ha identificato come metro di giudizio dell&#8217;opinione pubblica americana, sono ancora sopra i livelli pre-conflitto. Questo crea una pressione sul calendario militare americano che l&#8217;Iran conosce e sta sfruttando attivamente.<\/p>\n<p>Il secondo \u00e8 strategico: le sanzioni economiche stanno effettivamente riducendo la capacit\u00e0 dell&#8217;IRGC di ricostituire i propri arsenali. L&#8217;apertura del fronte yemenita \u00e8, da questo punto di vista, una mossa per distribuire la pressione americana su pi\u00f9 teatri prima che le sanzioni mordano abbastanza da rendere insostenibile lo sforzo bellico. \u00c8 tempo che comprato con sangue altrui, ma \u00e8 tempo.<\/p>\n<p>La finestra attuale, quella in cui ci troviamo oggi, \u00e8 quella in cui l&#8217;Iran massimizza la sua leva geopolitica prima che le elezioni USA ridisegnino le priorit\u00e0, e prima che le sanzioni producano effetti tangibili sulla sua capacit\u00e0 operativa. Per le imprese europee, questo significa che il picco di incertezza non \u00e8 alle spalle. \u00c8 di fronte.<\/p>\n<hr>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Tre Variabili da Tenere Sotto Controllo<\/h2>\n<p>Il mercato petrolifero sta gi\u00e0 incorporando la pressione su Bab el-Mandeb, ma la volatilit\u00e0 implicita sulle opzioni petrolifere segnala aspettative di ulteriore movimento nelle prossime settimane, con i contratti a breve che trattano con un premio rispetto alla curva forward. Questo differenziale tra spot e futures \u00e8 un segnale strutturale: il mercato non crede che la situazione si normalizzi rapidamente.<\/p>\n<p>Il dollaro rimane forte nelle ultime sedute, con l&#8217;euro che continua a subire pressioni nonostante la BCE abbia confermato gioved\u00ec scorso un orientamento di politica monetaria orientato alla stabilit\u00e0. La riunione del 10 settembre non ha prodotto sorprese, ma i discorsi di Lane e Lagarde di questa settimana indicano che l&#8217;istituzione di Francoforte monitora con attenzione gli effetti energetici sull&#8217;inflazione europea, che rimane sensibile ai movimenti del prezzo del greggio.<\/p>\n<p>Sul fronte assicurativo, i War Risk Premiums sulle rotte del Golfo e del Mar Rosso hanno gi\u00e0 registrato aumenti significativi nel corso dell&#8217;estate, e la pressione su Bab el-Mandeb aggiunge un elemento di rischio che non era pienamente prezzato fino a gioved\u00ec scorso. Le compagnie di navigazione che non hanno contratti pluriennali con condizioni bloccate stanno vedendo costi variabili salire in tempo reale. Il dato da tenere d&#8217;occhio nei prossimi giorni \u00e8 lo spread tra i noli sulle rotte Asia-Europa via Suez e le alternative via Capo di Buona Speranza: quando questo spread supera una certa soglia, le armatoriali cominciano a rerouting sistematico, con effetti sui tempi di consegna che si propagano all&#8217;intera supply chain europea.<\/p>\n<hr>\n<h2>Impatto per le Imprese Europee: Tre Orizzonti, Tre Decisioni Diverse<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> Chi importa materie prime, componenti o prodotti finiti attraverso rotte che transitano per il Mar Rosso o il Golfo Persico deve verificare oggi, non domani, le clausole di forza maggiore nei contratti di fornitura e le condizioni di copertura assicurativa. L&#8217;aggiunta di Bab el-Mandeb come zona a rischio alle polizze standard non \u00e8 automatica: richiede una notifica esplicita agli assicuratori e una rinegoziazione dei premi. Molte PMI italiane hanno scoperto questo problema solo quando la rotta via Suez era gi\u00e0 compromessa durante la crisi Houthi del 2024. Chi non ha imparato dalla prima volta ha un problema di liquidit\u00e0 che si materializzer\u00e0 entro 90 giorni. Sul fronte energetico, le imprese manifatturiere con costi energetici significativi devono verificare i propri contratti di fornitura gas e elettricit\u00e0: l&#8217;esposizione al prezzo del petrolio \u00e8 spesso indiretta ma reale, e un greggio che sale di 10 dollari al barile si trasmette all&#8217;industria europea con un lag di 4-8 settimane.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> Lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 una guerra di logoramento in cui n\u00e9 l&#8217;Iran n\u00e9 gli USA raggiungono una vittoria decisiva prima delle elezioni di midterm USA, e in cui il conflitto entra in una fase di &#8220;gestione politica&#8221; post-elettorale che non necessariamente significa de-escalation. In questo scenario, la disruption delle rotte \u00e8 strutturale almeno per altri 12-18 mesi, con episodi di picco volatilit\u00e0 legati agli eventi militari. Le imprese che sopravvivono a questa fase sono quelle che hanno gi\u00e0 avviato la diversificazione dei fornitori fuori dalla geografia a rischio, che hanno costruito buffer di scorte ragionevoli, e che hanno esplicitamente rinegoziato i termini di consegna con i propri clienti europei, inserendo clausole di aggiustamento legate al costo del trasporto. Chi invece sta aspettando che &#8220;passi&#8221; prima di parlare con i propri clienti scoprir\u00e0 che i concorrenti hanno gi\u00e0 ridisegnato le condizioni commerciali nel frattempo.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> Il precedente strutturale che si sta costruendo \u00e8 quello della moltiplicazione dei choke point sotto pressione simultanea. Non \u00e8 mai accaduto prima in questa configurazione che Hormuz, Bab el-Mandeb e un pipeline transcontinentale fossero minacciati in modo coordinato nello stesso momento. Questo non torner\u00e0 a essere come prima del febbraio 2026. Le catene di fornitura globali stanno gi\u00e0 incorporando questo scenario nella pianificazione a lungo termine, con un reshoring e nearshoring che non \u00e8 ideologico ma puramente assicurativo. Per le PMI italiane, la lezione strutturale \u00e8 che la geography del rischio si \u00e8 spostata: l&#8217;Asia meridionale e il Golfo non sono pi\u00f9 mercati &#8220;normali con qualche complicazione&#8221;. Sono mercati ad alta volatilit\u00e0 che richiedono competenze e strutture organizzative specifiche per essere gestiti profittevolmente.<\/p>\n<hr>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Manifatturiero con componentistica asiatica.<\/strong> Le filiere che dipendono da componenti prodotti in India, Bangladesh o Vietnam e spediti via Suez sono le pi\u00f9 esposte al rerouting via Capo di Buona Speranza. L&#8217;allungamento della rotta di 10-14 giorni, con il relativo costo addizionale, impatta il capitale circolante in modo significativo per le PMI con scorte lean. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta: chi riesce a costruire un secondo fornitore in Europa orientale o Turchia per le componenti critiche non solo riduce il rischio, ma guadagna un argomento commerciale nei confronti di clienti che cominciano a chiedere trasparenza sulla supply chain.<\/p>\n<p><strong>Agro-alimentare ed export di nicchia verso i Paesi del Golfo.<\/strong> L&#8217;Arabia Saudita, gli Emirati e il Kuwait sono mercati importanti per il Made in Italy alimentare e del lusso. L&#8217;instabilit\u00e0 saudita, con infrastrutture energetiche sotto attacco, non ferma i consumi delle classi alte nel breve termine, ma crea incertezza sulle prospettive economiche del paese e sulla continuit\u00e0 dei pagamenti. Il rischio specifico \u00e8 quello del credito commerciale: un distributore saudita che lavora con una societ\u00e0 legata all&#8217;industria energetica pu\u00f2 vedere la propria liquidit\u00e0 compressa in modo improvviso. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta: gli Emirati, che hanno una posizione geografica e politica pi\u00f9 difendibile nel conflitto, stanno accelerando la propria strategia di hub commerciale alternativo alla rotta Suez, e alcune rotte aeree merci stanno diventando economicamente competitive rispetto al trasporto marittimo per prodotti ad alto valore e basso volume.<\/p>\n<p><strong>Energia e chimica industriale.<\/strong> Questo \u00e8 il settore meno ovvio ma pi\u00f9 esposto. Le imprese chimiche italiane che acquistano feedstock derivati dal petrolio, i produttori di plastica, i trasformatori di materiali energivori: tutti hanno un&#8217;esposizione indiretta al prezzo del greggio che nei contratti viene spesso mascherata da clausole di indicizzazione poco visibili. Chi non ha fatto un&#8217;analisi esplicita dell&#8217;esposizione energetica nella propria struttura di costo negli ultimi tre mesi sta navigando senza strumenti. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta: il mercato europeo dell&#8217;efficienza energetica e delle soluzioni di decarbonizzazione industriale sta ricevendo una spinta da questa crisi che il regolatorio da solo non avrebbe prodotto, e chi produce tecnologie in questo spazio ha una finestra commerciale.<\/p>\n<hr>\n<h2>Rischi da Monitorare: I Tre Trigger che Cambiano lo Scenario<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio: Chiusura totale di Bab el-Mandeb.<\/strong> Se i Houthi consolidassero il controllo sul porto di Bab el-Mandeb e riuscissero a imporre un blocco effettivo, il 12% del flusso petrolifero mondiale dovrebbe essere rerouting immediatamente. Questo non \u00e8 uno scenario a bassa probabilit\u00e0 nel breve termine: il movimento militare Houthi delle ultime ore indica che la cattura della posizione \u00e8 un obiettivo operativo attivo, non speculativo. In questo caso, il mercato non avrebbe settimane ma giorni per adeguarsi, e i picchi di volatilit\u00e0 sui noli e sull&#8217;assicurativo sarebbero immediati.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio: Entrata di attori esterni nel conflitto.<\/strong> Le sanzioni americane stanno mettendo pressione sull&#8217;economia iraniana, ma la vera variabile che cambierebbe i calcoli \u00e8 l&#8217;entrata di Cina e Russia come fornitori attivi di capacit\u00e0 di ricostituire le forze IRGC. Non \u00e8 uno scenario remoto: Mosca ha interessi diretti nel mantenere alta la tensione energetica in Europa, e Pechino ha interesse a testare la tenuta della proiezione militare americana nel Golfo prima di eventuale pressione su Taiwan. Un supporto esterno all&#8217;Iran prolungherebbe il conflitto ben oltre il termine delle elezioni di midterm USA, con effetti strutturali sulle rotte per tutta la durata del 2027.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio: Coinvolgimento diretto dell&#8217;Arabia Saudita.<\/strong> I Sauditi hanno finora resistito alle pressioni per una risposta militare diretta agli attacchi Houthi, chiedendo invece copertura americana. Ma la simultanea pressione sul pipeline est-ovest, su Bab el-Mandeb e sulle proprie infrastrutture petrolifere crea una soglia di tolleranza che potrebbe essere superata. Un&#8217;Arabia Saudita che risponde militarmente direttamente allo Yemen o, peggio, che vede escalation diretta con l&#8217;Iran, \u00e8 uno scenario che ridisegna completamente la geopolitica del Golfo e con essa i mercati energetici globali.<\/p>\n<hr>\n<h2>Domande e Risposte Dirette: Quello Che Devi Sapere Subito<\/h2>\n<p><strong>Domanda: La mia azienda importa da fornitori in Asia attraverso il Golfo. Cosa devo fare nelle prossime due settimane?<\/strong><br \/>Risposta: Tre azioni immediate. Una, contatta il tuo assicuratore marittimo e chiedi esplicitamente se Bab el-Mandeb \u00e8 coperto dalle tue polizze attuali, e a quali condizioni. Due, verifica con i tuoi fornitori in Asia lo stato effettivo delle spedizioni in transito o programmate, e chiedi se stanno gi\u00e0 pianificando rerouting via Capo di Buona Speranza. Tre, analizza nel dettaglio i tuoi contratti di fornitura con i clienti europei per identificare le clausole di forza maggiore, di variazione prezzi e di tolleranza sui tempi di consegna. Fatto questo avrai la mappa del tuo rischio reale.<\/p>\n<p><strong>Domanda: Cosa significa concretamente questo aumento dei War Risk Premiums per i miei costi operativi?<\/strong><br \/>Risposta: Un War Risk Premium tipicamente aggiunge il 2-5% al costo dell&#8217;assicurazione marittima su una rotta a rischio. Per un carico da 100 mila euro da Shanghai a Genova, questo significa 2-5 mila euro di costo aggiuntivo. Se fai dieci spedizioni al mese, stai guardando a 20-50 mila euro di aumento di costo annuo su quella rotta. Moltiplicato per tutte le PMI italiane che operano su quella geografia, diventa un reale problema di marginalit\u00e0. La soluzione non \u00e8 &#8220;aspettare che scenda&#8221;, ma riprezzare i tuoi prodotti o negoziare con i fornitori asiatici una condivisione del costo aggiuntivo.<\/p>\n<p><strong>Domanda: Il mio settore \u00e8 il lusso e l&#8217;agro-alimentare verso il Golfo. Quanto \u00e8 serio il rischio di credito verso i miei clienti sauditi?<\/strong><br \/>Risposta: Dipende da quanto quel cliente \u00e8 legato all&#8217;industria energetica saudita. Se \u00e8 un distributore indipendente con una base di clientela ampia e diversificata geograficamente, il rischio rimane gestibile. Se \u00e8 una societ\u00e0 che vende principalmente a societ\u00e0 energetiche o a contractor che servono Aramco, il rischio di compressione di liquidit\u00e0 nel prossimo trimestre \u00e8 reale. La prassi corretta \u00e8 contattare i tuoi clienti sauditi, capire la composizione del loro business, e seriamente considerare una riduzione dell&#8217;esposizione creditizia massima oppure l&#8217;introduzione di lettere di credito per le nuove ordini.<\/p>\n<p><strong>Domanda: Cosa posso fare concretamente per diversificare il mio rischio di fornitura da qui a sei mesi?<\/strong><br \/>Risposta: Tre livelli di azione. Il primo \u00e8 geografico: identifica quali componenti critiche della tua supply chain provengono dalla regione a rischio (Asia meridionale, Vietnam, India, Bangladesh spediti via Golfo) e cerca almeno un fornitore alternativo in Europa orientale, Turchia o Marocco per almeno il 30% del volume. Il secondo \u00e8 logistico: valuta il costo aggiuntivo di spedizioni aeree per i componenti pi\u00f9 critici rispetto alle vie marittime, spesso \u00e8 meno di quanto pensi se consideri il valore bloccato a causa dei ritardi. Il terzo \u00e8 commerciale: negozia con i tuoi clienti europei l&#8217;introduzione di una clausola di &#8220;variazione costi trasporto&#8221; che ti permetta di trasferire parte di questo rischio in modo trasparente.<\/p>\n<p><strong>Domanda: L&#8217;aumento del prezzo della benzina e dell&#8217;energia quanto influisce davvero sui miei costi?<\/strong><br \/>Risposta: Dipende dal tuo settore. Se sei una PMI manifatturiera con alti costi energetici (chimico, plastica, metallurgia), un aumento di 10 dollari al barile si trasmette tipicamente con un incremento di costo che varia dal 2-8% della tua struttura di costo, con un lag di 4-8 settimane dall&#8217;aumento di prezzo. Se sei nel trasporto, logistica o distribuzione, l&#8217;impatto \u00e8 immediato sui costi di carburante. Se sei nel settore alimentare, l&#8217;impatto \u00e8 indiretto ma reale sui costi di ingredienti provenienti da geografiche energivore come Nord Africa e Medio Oriente. La prassi corretta \u00e8 fare un&#8217;analisi esplicita della tua esposizione energetica indiretta nei contratti di fornitura, non dare per scontato che &#8220;non sia rilevante&#8221;.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che vedo in questo momento \u00e8 una strategia iraniana che, pur con risorse militari inferiori rispetto agli USA, sta ottenendo un risultato che le forze avanzate raramente ottengono: tenere l&#8217;avversario in una condizione di incertezza permanente sul prossimo passo. Non \u00e8 genio militare. \u00c8 la logica del giocatore che, non potendo vincere sul piano del valore atteso, massimizza la varianza.<\/p>\n<p>Ma ci\u00f2 che mi preoccupa operativamente per le imprese europee non \u00e8 l&#8217;Iran. \u00c8 la risposta dell&#8217;Europa a questa crisi, che continua a essere essenzialmente assente come voce strategica. Bruxelles non ha una posizione credibile sulla libert\u00e0 di navigazione nel Golfo, non ha strumenti di pressione sugli attori che stanno causando la disruption, e non ha nemmeno un piano B energetico coordinato per gestire un ulteriore picco del prezzo del greggio. Nel frattempo, le PMI italiane e tedesche pagano premi assicurativi pi\u00f9 alti, aspettano container che non arrivano, e rinegoziamo contratti con clienti che vogliono certezze che nessun governo europeo \u00e8 in grado di garantire.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un paradosso che mi torna in mente ogni volta che lavoro con imprenditori che operano in quest&#8217;area: le imprese italiane con una presenza strutturata nel Golfo, quelle che hanno investito in relazioni, in team locali, in processi di compliance, stanno gestendo questo momento molto meglio delle imprese che hanno approcciato i mercati del Golfo in modo opportunistico, entrando quando il mercato era facile e senza costruire nulla. La crisi, ancora una volta, premia chi ha investito in profondit\u00e0 e penalizza chi cercava solo il fatturato facile.<\/p>\n<p>La lezione operativa \u00e8 questa: smetti di leggere questo conflitto come un evento da aspettare che finisca, e comincia a leggerlo come il nuovo contesto dentro cui costruire la tua strategia di internazionalizzazione per i prossimi tre anni. Le imprese che stanno facendo esattamente questo, mentre le altre aspettano, non stanno solo sopravvivendo. Stanno costruendo posizioni di vantaggio competitivo che dureranno ben oltre la fine del conflitto.<\/p>\n<hr>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte Houthi-Yemen:<\/strong> Progressi militari verso il porto di Bab el-Mandeb. Se la presa del porto si consolida nelle prossime 48-72 ore, il mercato assicurativo reagir\u00e0 prima dei mercati finanziari.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte Iran-USA:<\/strong> Dichiarazioni dell&#8217;amministrazione Trump sui prossimi passi militari post-midterm. Il segnale da cercare \u00e8 la riformulazione degli obiettivi strategici, non le mosse tattiche.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte Arabia Saudita:<\/strong> Comunicazioni ufficiali di Aramco sulla capacit\u00e0 operativa dei propri impianti e sull&#8217;utilizzo effettivo del pipeline est-ovest come alternativa a Hormuz. Qualsiasi riduzione della capacit\u00e0 di esportazione saudita \u00e8 il trigger pi\u00f9 immediato per il prezzo del greggio.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> Spread tra noli sulle rotte Asia-Europa via Suez e via Capo di Buona Speranza (Drewry World Container Index), volatilit\u00e0 implicita sui contratti futures petrolio a 30 giorni, War Risk Premiums delle principali compagnie di assicurazione marittima.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte multilaterale:<\/strong> Riunioni straordinarie dell&#8217;OPEC+, che potrebbero decidere di compensare eventuali riduzioni di output saudita con aumenti di produzione da altri paesi membri. E le prossime dichiarazioni della BCE sull&#8217;inflazione energetica europea, che Philip Lane ha monitorato esplicitamente negli ultimi comunicati.<\/p>\n<hr>\n<h2>Tre Fronti, Una Sola Domanda<\/h2>\n<p>Sulla USS George Washington, a quaranta nodi dal confine marittimo iraniano, cinquemila marinai americani trascorrono questa notte monitorando i radar di un conflitto che nessuno ha ancora definito precisamente. Hormuz, Bab el-Mandeb, il pipeline di Yanbu: tre vene energetiche del pianeta sotto pressione simultanea, in quello che gli esperti militari chiamano una campagna a tenaglia, e che per il resto del mondo si chiama semplicemente &#8220;costo dell&#8217;energia di ottobre&#8221;.<\/p>\n<p>La dinamica di potere in gioco \u00e8 questa: l&#8217;Iran non pu\u00f2 vincere militarmente, ma pu\u00f2 vincere per logoramento se riesce a tenere aperto il conflitto abbastanza a lungo da esaurire la volont\u00e0 politica americana, alimentata dall&#8217;agenda elettorale interna. I Houthi non sono un problema yemenita. Sono lo strumento con cui Teheran sta cercando di trasformare un conflitto bilaterale in una crisi energetica multilaterale, distribuendo il costo politico su tutti gli attori che dipendono da quella geografia.<\/p>\n<p>Per le imprese europee, la domanda rilevante non \u00e8 quando finir\u00e0. \u00c8 quale parte della tua supply chain, dei tuoi costi operativi, e dei tuoi mercati di esportazione dipende ancora da una risposta a quella domanda per funzionare.<\/p>\n<p><em>Un conflitto di logoramento non \u00e8 una crisi da gestire, \u00e8 un contesto da abitare. La differenza tra un&#8217;impresa che sopravvive e una che prospera si gioca tutta nel decidere se aspettare che qualcuno la dichiari finita o costruire una struttura che funzioni mentre dura.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Fatto in Numeri: Due Choke Point, Una Sola Mossa Strategica Il conflitto con l&#8217;Iran, avviato operativamente il 28 febbraio 2026 con l&#8217;Operation Epic Fury, ha gi\u00e0 prodotto una serie di effetti misurabili che gli analisti di mercato tendono a disaggregare, quando invece vanno letti come sistema. 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