{"id":1216,"date":"2026-09-15T07:04:13","date_gmt":"2026-09-15T06:04:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/crisi-supply-chain-bab-el-mandeb-impatto-sui-costi"},"modified":"2026-09-15T07:30:04","modified_gmt":"2026-09-15T06:30:04","slug":"crisi-supply-chain-bab-el-mandeb-impatto-sui-costi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/crisi-supply-chain-bab-el-mandeb-impatto-sui-costi","title":{"rendered":"Crisi Supply Chain Bab el-Mandeb: Impatto sui Costi"},"content":{"rendered":"<h2>Rubrica: Geopolitica &#038; Mercati Emergenti | 15 settembre 2026<\/h2>\n<hr>\n<p>Djibouti, mattina presto. Le rotte che portano il petrolio arabo verso il Mediterraneo e verso l&#8217;Asia passano attraverso una striscia d&#8217;acqua larga ventidue chilometri. Fino a qualche giorno fa, quella striscia era sorvegliata da chi aveva interesse a tenerla aperta. Oggi, le isole che la dominano da nord, da sud e da est sono in mano agli Houthi.<\/p>\n<p><strong>Con il Bab el-Mandeb sotto controllo huthi e lo Stretto di Hormuz gi\u00e0 di fatto compromesso dalla pressione iraniana, non esiste pi\u00f9 una rotta sicura per il petrolio mediorientale verso l&#8217;Europa. Esistono solo rotte pi\u00f9 care, pi\u00f9 lente o non disponibili.<\/strong><\/p>\n<p>Per un imprenditore italiano che importa componenti dall&#8217;Asia, esporta macchinari nel Golfo o dipende da materie prime che viaggiano via mare, questa non \u00e8 geopolitica di sfondo. \u00c8 la struttura dei costi della prossima stagione che si sta ridisegnando, in tempo reale, su una mappa che pochi stanno ancora leggendo con la dovuta attenzione.<\/p>\n<p>La domanda non \u00e8 se questo scenario avr\u00e0 conseguenze sulle tue filiere. Le sta gi\u00e0 avendo. La domanda \u00e8 se hai gi\u00e0 costruito le opzioni alternative o se stai ancora aspettando che la situazione &#8220;si stabilizzi&#8221;.<\/p>\n<hr>\n<h2>Il Fatto in Numeri: Due Colli di Bottiglia, Zero Rotte Alternative Garantite<\/h2>\n<p>Fino a quarantotto ore fa, il calcolo strategico di chiunque movesse merci o energia nel Golfo si basava su una logica di ridondanza: se Hormuz si chiude, si usa il Bab el-Mandeb; se il Bab el-Mandeb \u00e8 insicuro, si usa la pipeline saudita che attraversa la penisola arabica fino a Jeddah, dove le navi possono imbarcare verso il Canale di Suez e da l\u00ec verso il Mediterraneo. Questa pipeline era l&#8217;assicurazione strutturale del sistema.<\/p>\n<p>Oggi quella assicurazione non esiste pi\u00f9. Un attacco con droni lanciato dall&#8217;Iraq ha colpito la pipeline saudita e costretto Riyadh a chiuderla. Le immagini satellitari mostrano una colonna di fumo nero lunga oltre novanta chilometri. Nello stesso arco di ore, gli Houthi hanno completato la cattura sistematica delle posizioni che dominano il Bab el-Mandeb: la citt\u00e0 portuale di Moa, le isole Hanish (grande e piccola), l&#8217;isola di Zuqur, le posizioni di Dub e Mayyun che si affacciano direttamente sullo stretto. L&#8217;International Crisis Group ha parlato esplicitamente di svolta: prima gli Houthi creavano incertezza, ora controllano ogni ingresso e uscita.<\/p>\n<p>Il Bab el-Mandeb vale circa il 12% del commercio globale via mare. Sommato allo Stretto di Hormuz, gi\u00e0 sotto pressione iraniana, il blocco potenziale riguarda le due arterie principali attraverso cui il petrolio mediorientale raggiunge il mondo. La pipeline saudita era il piano B dell&#8217;Arabia Saudita, costruita esattamente per questo scenario. \u00c8 stata colpita lo stesso giorno in cui gli Houthi completavano la presa dello stretto. Il timing non \u00e8 casuale.<\/p>\n<p>Gli Houthi dispongono oggi di 250.000-300.000 combattenti armati, formati in un decennio di guerra civile prima (2004-2014) e di confronto con l&#8217;esercito saudita poi, guerra che Riyadh ha perso. Finanziate in parte dall&#8217;Iran ma con una capacit\u00e0 operativa propria consolidata, le milizie hanno sviluppato un arsenale di droni e missili che si \u00e8 dimostrato in grado di colpire infrastrutture a centinaia di chilometri di distanza.<\/p>\n<hr>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Piano B Saudita Era la Polizza di Tutto il Sistema<\/h2>\n<p>L&#8217;Arabia Saudita aveva costruito la pipeline trans-peninsulare esattamente perch\u00e9 sapeva che questo scenario era possibile. Era la risposta strutturale alla vulnerabilit\u00e0 di Hormuz, una backup route che permetteva di caricare petrolio a Jeddah e instradarlo verso il Canale di Suez per l&#8217;Europa, oppure verso i mercati asiatici senza passare per lo Stretto. Quando Riyadh ha posato quei tubi, stava comprando un&#8217;opzione sul futuro. Quell&#8217;opzione \u00e8 stata neutralizzata in ventiquattr&#8217;ore.<\/p>\n<p>Il contesto del 2026 rende questo sviluppo diverso da tutte le crisi precedenti nella regione. I colloqui di tregua del 2022 avevano dato agli Houthi tempo e spazio per riorganizzarsi, dotarsi di nuove tecnologie d&#8217;arma e ristrutturare una catena di comando pi\u00f9 efficiente. Chi ha seguito il dossier Yemen in questi anni lo sapeva: la tregua non era un accordo di pace, era una pausa produttiva per una delle parti.<\/p>\n<p>Oggi, con l&#8217;Iran che esercita pressione su Hormuz da nord e gli Houthi che sigillano il Bab el-Mandeb da sud, il sistema di riserva che garantiva la continuit\u00e0 dei flussi energetici mediorientali verso Europa e Asia \u00e8 stato simultaneamente attaccato su tre fronti: Hormuz, Bab el-Mandeb, pipeline saudita. Non \u00e8 un incidente. \u00c8 una mossa coordinata, e la coordinazione \u00e8 visibile.<\/p>\n<p>Washington sta rispondendo con intelligence e supporto al targeting, ma ha rifiutato l&#8217;azione militare diretta che Riyadh ha esplicitamente richiesto. Il principe Mohammed bin Salman ha chiamato Trump e ha chiesto intervento; la risposta \u00e8 stata no all&#8217;azione, s\u00ec all&#8217;assistenza. \u00c8 una posizione che lascia aperta ogni opzione ma chiude quella pi\u00f9 rapida.<\/p>\n<hr>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Il Petrolio Manda un Segnale che i Futures Non Catturano Ancora<\/h2>\n<p>Il mercato spot del petrolio sta gi\u00e0 incorporando un premio di rischio significativo. Chi compra greggio per consegna immediata sta pagando molto di pi\u00f9 rispetto ai contratti a termine, una struttura di mercato che segnala aspettativa di scarsit\u00e0 nel breve periodo prima che le posizioni strutturali si adeguino. \u00c8 esattamente il segnale che precede i movimenti visibili alle pompe di benzina di due-tre settimane.<\/p>\n<p>I premi assicurativi per le navi che transitano nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden sono gi\u00e0 a livelli che rendono alcune rotte economicamente insostenibili per le compagnie di navigazione minori. Le grandi compagnie possono assorbire temporaneamente i costi aggiuntivi o trasferirli; le catene di fornitura che lavorano su margini stretti non possono fare n\u00e9 l&#8217;una n\u00e9 l&#8217;altra cosa.<\/p>\n<p>Il petrolio a questi livelli di premio ha effetti che si propagano in modo non lineare: l&#8217;energia entra nei costi di produzione, di trasporto, di riscaldamento industriale. Le materie plastiche, i fertilizzanti, la logistica refrigerata, la ceramica, il vetro: ognuno di questi settori sente la variazione energetica con moltiplicatori diversi, ma la sente. Il diesel, in particolare, \u00e8 il carburante della logistica europea e la sua esposizione alle rotte del Golfo \u00e8 diretta.<\/p>\n<p>I mercati azionari europei, gi\u00e0 sotto pressione per l&#8217;instabilit\u00e0 geopolitica accumulata negli ultimi mesi, stanno prezzando volatilit\u00e0 crescente. La BCE, che nelle ultime ore ha discusso pubblicamente di crescita, sovranit\u00e0 e impatto dell&#8217;AI sui mercati di capitali, si trova a navigare un contesto in cui uno shock energetico esterno potrebbe complicare significativamente la traiettoria dei tassi nei prossimi trimestri.<\/p>\n<hr>\n<h2>Impatto per le Imprese Europee: Quando i Costi della Rotta si Trasformano in Costi di Produzione<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> Chi dipende da forniture asiatiche o mediorientali che transitano per il Mar Rosso deve attendersi allungamenti dei tempi di consegna e aumento dei costi di spedizione. Le compagnie di navigazione hanno gi\u00e0 iniziato a rerouting verso il Capo di Buona Speranza nella crisi del 2023-2024: lo stesso scenario torna, potenzialmente con maggiore durata e minore reversibilit\u00e0. Chi ha contratti con fornitori asiatici a prezzo fisso in euro sta gi\u00e0 perdendo margine. Chi ha ordini aperti con clienti finali a prezzo fisso sta assorbendo forzatamente il delta. La revisione urgente dei contratti di fornitura, con clausole di forza maggiore e aggiustamento prezzi, non \u00e8 pi\u00f9 un&#8217;ottimizzazione, \u00e8 una necessit\u00e0 operativa immediata.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> Lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 una stabilizzazione precaria con rotta del Capo come alternativa strutturale, non come misura emergenziale temporanea. Questo aggiunge mediamente otto-dodici giorni ai tempi di transito dall&#8217;Asia, con costi di bunker fuel aggiuntivi che si traducono in aumenti del 15-25% sui noli, secondo le stime post-crisi Houthi del 2024. Chi sopravvive \u00e8 chi ha gi\u00e0 costruito scorte strategiche, diversificato i fornitori su almeno due geografie diverse e inserito flessibilit\u00e0 logistica nei contratti. Chi non sopravvive \u00e8 chi ha ottimizzato la supply chain per il minimo costo in condizioni normali, senza buffer per le condizioni anormali che ormai sono diventate la norma.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> Questo momento segna un precedente strutturale: per la prima volta nella storia recente, entrambe le rotte principali di uscita del petrolio mediorientale sono simultaneamente sotto pressione o chiuse. Se la situazione si consolida, la geografia degli approvvigionamenti energetici europei dovr\u00e0 essere riscritta. Il reshoring di alcune produzioni energivore, i contratti a lungo termine con fornitori alternativi, il nearshoring verso il Nord Africa o l&#8217;Europa dell&#8217;Est: queste non sono pi\u00f9 discussioni strategiche di lungo periodo, sono decisioni che chi si muove ora pone come fondamenta per la decade successiva. Chi firma oggi accordi con fornitori alternativi in mercati non esposti alle rotte del Golfo si posiziona strutturalmente meglio di chi aspetta.<\/p>\n<hr>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Manifattura energivora (ceramica, vetro, carta, chimica di base).<\/strong> Questi settori pagano l&#8217;energia come voce primaria di costo e non possono trasferirla velocemente sui prezzi finali. Un aumento del 20% del prezzo del gas o del diesel industriale comprime i margini in modo diretto. Il paradosso \u00e8 che molte di queste aziende hanno gi\u00e0 completato investimenti in efficienza energetica negli ultimi tre anni: chi ha una base di costo energetico bassa parte da una posizione migliore. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 che la crisi accelera la domanda di tecnologie per l&#8217;efficienza nei mercati emergenti che non possono permettersi l&#8217;energia cara.<\/p>\n<p><strong>Agroalimentare e beverage con export nel Golfo.<\/strong> L&#8217;Arabia Saudita e gli Emirati sono tra i principali mercati di destinazione dell&#8217;export alimentare italiano. Una crisi prolungata nella regione, con potenziale instabilit\u00e0 delle valute locali e contrazione dei consumi legata all&#8217;incertezza, pu\u00f2 comprimere la domanda. L&#8217;esposizione meno ovvia: i costi di spedizione refrigerata aumentano pi\u00f9 dei costi standard per via del consumo di energia aggiuntivo, erodendo margini su prodotti gi\u00e0 delicati. L&#8217;opportunit\u00e0: i player che hanno distribuzione consolidata nel Golfo e relazioni dirette con i buyer locali possono aumentare la quota di mercato mentre i concorrenti meno strutturati si ritirano.<\/p>\n<p><strong>Macchinari e attrezzature industriali.<\/strong> Il settore \u00e8 esposto su due fronti: le forniture di componenti dall&#8217;Asia (sensori, elettronica, alcuni metalli lavorati) e i clienti nel Golfo che potrebbero rallentare gli ordini in un contesto di incertezza. L&#8217;esposizione meno evidente \u00e8 sul fronte dei tempi di consegna: un produttore che promette sei mesi di consegna e poi non riesce a rispettarli per ritardi logistici perde la commessa e il cliente. Chi ha integrato i rischi di supply chain nei propri lead time contrattuali \u00e8 gi\u00e0 avanti. L&#8217;opportunit\u00e0 strutturale \u00e8 nelle forniture di macchinari per l&#8217;efficienza energetica e la produzione rinnovabile, segmenti che la crisi energetica accelera in tutto il Mediterraneo.<\/p>\n<p><strong>Logistica e spedizioni internazionali.<\/strong> Non solo i grandi operatori: anche le PMI che gestiscono internamente la logistica o che hanno accordi con spedizionieri di medio formato sono esposte. I costi di assicurazione del carico sono gi\u00e0 in aumento, i tempi sono gi\u00e0 in allungamento. Chi non ha un contratto chiaro su chi porta il rischio del ritardo, il buyer o il seller, si trover\u00e0 a negoziare in condizioni di mercato sfavorevoli.<\/p>\n<hr>\n<h2>Rischi da Monitorare: Tre Trigger con Meccanismi Diversi<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio:<\/strong> estensione del blocco all&#8217;export petrolifero saudita via mare. Se le milizie huthi consolidano il controllo sulle isole e iniziano a interrompere sistematicamente il transito dei tanker in uscita da Jeddah, lo scenario si trasforma da shock temporaneo a blocco strutturale. Il meccanismo \u00e8 semplice: gli Houthi hanno dimostrato capacit\u00e0 di colpire navi in movimento con missili e droni. Non serve chiudere lo stretto fisicamente, basta renderlo economicamente insostenibile per le compagnie assicurative.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio:<\/strong> escalation nella risposta americana con effetti sui mercati finanziari globali. Qualsiasi azione militare diretta degli Stati Uniti nella regione, anche limitata, produce volatilit\u00e0 immediata su petrolio, oro e valute dei mercati emergenti. Per le PMI europee con esposizione a mercati non OCSE, una fase di flight-to-safety globale significa contrazione del credito disponibile, oscillazioni valutarie che complicano i contratti in corso e potenziale ritiro degli investitori istituzionali dai mercati periferici dove alcune di queste aziende operano.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio:<\/strong> effetto contagio sulla percezione di rischio dell&#8217;intera regione MENA. Anche i paesi non direttamente coinvolti nel conflitto, come gli Emirati, Qatar e Kuwait, potrebbero vedere un aumento dei premi di rischio percepiti dai buyer e dagli investitori europei. Per chi ha pipeline commerciali o investimenti in quella area geografica, un deterioramento del sentiment generale pu\u00f2 rallentare decisioni di acquisto, ritardare pagamenti e complicare il rinnovo dei contratti, indipendentemente dalla situazione effettiva sul terreno in quei paesi.<\/p>\n<hr>\n<h2>Domande Frequenti: Cinque Risposte Dirette<\/h2>\n<p><strong>Quanto tempo ci vuole per una nave per raggirare il Capo di Buona Speranza invece di usare il Bab el-Mandeb?<\/strong><br \/>In media, una nave container impiega 30-40 giorni da Singapore a Rotterdam passando per il Bab el-Mandeb e il Canale di Suez. La stessa rotta via Capo di Buona Speranza richiede 50-55 giorni. Il delta \u00e8 di 8-12 giorni di navigazione aggiuntiva, pi\u00f9 i costi di carburante extra e le tariffe portuali aggiunte per la deviazione.<\/p>\n<p><strong>Se il Bab el-Mandeb rimane chiuso, quale sar\u00e0 l&#8217;aumento del costo di spedizione per le PMI italiane?<\/strong><br \/>L&#8217;aumento dipende dalla composizione del carico e dalle rotte specifiche. Per i container standard, le stime di mercato post-2024 indicano incrementi del 15-25% sui noli. Per le merci sfuse (cereali, minerali) i costi di navigazione possono aumentare del 20-30%, mentre per i carichi refrigerati l&#8217;aumento energetico aggiuntivo pu\u00f2 portare incrementi del 25-35% per via dei costi di bunker fuel per mantenere la refrigerazione durante i giorni extra.<\/p>\n<p><strong>Quali sono le alternative immediate per una PMI italiana che non pu\u00f2 aspettare tre settimane in pi\u00f9 di consegna?<\/strong><br \/>Tre opzioni concrete: prima, negoziare contratti di consegna aerea per volumi critici (pi\u00f9 caro del 5-10 volte, ma riduce il timing a 5-7 giorni); seconda, diversificare i fornitori verso paesi non esposti alle rotte del Golfo, come Vietnam, Tailandia o Messico (richiede 4-8 settimane di setup logistico); terza, costruire scorte strategiche presso warehouse nel Sudest Asiatico (richiede capitale circolante aggiuntivo ma riduce la dipendenza dal timing del transito).<\/p>\n<p><strong>Come fanno le grandi compagnie di navigazione a convivere con questo scenario mentre le PMI perdono competitivit\u00e0?<\/strong><br \/>Le grandi compagnie (Maersk, MSC, CMA CGM) assorbono i costi aggiuntivi su volumi enormi, quindi l&#8217;incremento percentuale \u00e8 minore e pu\u00f2 essere distribuito su clienti con potere contrattuale maggiore. Inoltre, hanno diversificazione geografica che le protegge: se una rotta \u00e8 costosa, ne usano un&#8217;altra. Le PMI, invece, lavorano su volumi ridotti e con fornitori concentrati in una o due geografie: non hanno la scala per negoziare alternative e il costo aggiuntivo cade interamente su di loro.<\/p>\n<p><strong>Quanto tempo rimane a una PMI per adeguare la propria supply chain prima che i costi diventino insostenibili?<\/strong><br \/>Basandosi sui tempi di propagazione osservati nelle crisi precedenti (Suez 2021, Houthis 2023-24), i costi spot cambiano in 1-2 settimane, i contratti a termine in 3-4 settimane, e i prezzi finali al consumatore incorporano il cambiamento in 8-12 settimane. Per una PMI, la finestra operativa \u00e8 di 4-6 settimane per rinegoziare i contratti di fornitura, inserire clausole di adeguamento prezzi e comunicare ai clienti finali i nuovi termini prima che il mercato completo incorpori il cambiamento. Passato questo termine, chi non ha gi\u00e0 costruito le alternative negozia da una posizione di debolezza.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che vedo in questo momento non \u00e8 una crisi regionale che potrebbe allargarsi. \u00c8 una crisi sistemica che \u00e8 gi\u00e0 globale e che viene ancora letta come regionale perch\u00e9 le sue conseguenze sui costi arriveranno con il ritardo tipico delle catene di fornitura, due-tre mesi dopo che i prezzi spot hanno gi\u00e0 incorporato il cambiamento.<\/p>\n<p>La vera partita non si gioca nelle acque dello Yemen. Si gioca nelle sale riunioni delle imprese europee che devono decidere, nei prossimi novanta giorni, se costruire le loro opzioni alternative o aspettare che la situazione &#8220;si normalizzi&#8221;. Non si normalizzer\u00e0. O meglio, si normalizzer\u00e0 su un livello strutturalmente pi\u00f9 alto di costo e di rischio.<\/p>\n<p>Quello che mi colpisce di pi\u00f9 in questo scenario \u00e8 il gap tra la velocit\u00e0 con cui si muovono gli attori regionali e la lentezza con cui si muovono le imprese europee. Gli Houthi hanno completato la presa strategica su tre posizioni chiave in meno di una settimana. Le compagnie di navigazione hanno gi\u00e0 adeguato le rotte. I mercati spot hanno gi\u00e0 incorporato il premio. Le PMI italiane, nella maggior parte dei casi, stanno ancora leggendo la notizia come &#8220;situazione da monitorare&#8221;.<\/p>\n<p>La BCE, nelle ultime ore, ha discusso pubblicamente di un &#8220;nuovo paradigma del capitale&#8221; legato alla sovranit\u00e0 e all&#8217;intelligenza artificiale. \u00c8 una discussione corretta e necessaria. Ma quello che non si sente abbastanza, n\u00e9 da Francoforte n\u00e9 da Bruxelles, \u00e8 un riconoscimento esplicito che la vulnerabilit\u00e0 energetica europea \u00e8 strutturale e che ogni crisi nel Golfo la amplifica in modo diretto. L&#8217;Europa non ha una strategia per questo rischio: ha dichiarazioni, ha obiettivi di diversificazione, ha piani a lungo termine. Ma nelle prossime settimane, le imprese europee pagheranno il prezzo di questa assenza di strategia operativa di breve termine, una bolletta dopo l&#8217;altra.<\/p>\n<p>La lezione che porto agli imprenditori che leggo \u00e8 questa: la geopolitica non \u00e8 un fattore esogeno che puoi scontare dopo averla osservata. \u00c8 una variabile che entra nella struttura dei tuoi costi prima che tu te ne accorga, e si manifesta sotto forma di nolo pi\u00f9 caro, fornitore che non consegna, cliente nel Golfo che rimanda l&#8217;ordine. Chi ha gi\u00e0 costruito la ridondanza nelle sue forniture, chi ha diversificato le rotte, chi ha relazioni dirette nel Golfo che gli permettono di capire cosa sta succedendo sul campo, non sta solo gestendo il rischio. Sta comprando tempo mentre i concorrenti lo perdono.<\/p>\n<hr>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte yemenita-huthi:<\/strong> eventuali dichiarazioni di controllo ufficiale sullo stretto, movimenti militari sulle isole appena catturate, risposta saudita con forze proprie o coalizione regionale, riapertura o chiusura della pipeline colpita.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte americano:<\/strong> decisione sull&#8217;azione militare su Qeshm o altre posizioni iraniane strategiche, eventuali movimenti di portaerei o navi anfibie nella regione, dichiarazioni di Trump o del Pentagono sulla definizione del perimetro di intervento.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> differenziale tra prezzo spot e futures del Brent (un backwardation accentuato segnala scarsit\u00e0 imminente), premi assicurativi per le navi nel Mar Rosso pubblicati da Lloyd&#8217;s e JLT, noli container sulla rotta Asia-Europa, prezzo del diesel alla raffineria (non alla pompa, che segue con ritardo).<\/p>\n<p><strong>Sul fronte europeo e istituzionale:<\/strong> eventuali dichiarazioni della BCE sull&#8217;impatto energetico della crisi, riunioni di emergenza del Consiglio Energia UE, attivazione di riserve strategiche di petrolio da parte dei paesi membri, decisioni sulle rotte alternative per l&#8217;approvvigionamento.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte delle compagnie di navigazione:<\/strong> annunci di Maersk, MSC e CMA CGM sulle rotte operative, variazioni nei lead time pubblicati dai principali freight forwarder, cambiamenti nelle clausole di war risk surcharge.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Mappa si \u00e8 Chiusa: Cosa Rimane Aperto<\/h2>\n<p>Djibouti, la citt\u00e0 che separa i due lembi di terra dello stretto, continua a funzionare. Le sue banchine sono ancora operative, il porto ancora aperto. Ma le acque che la circondano hanno cambiato di mano, e chi muove merci in quel corridoio deve saperlo con esattezza prima di firmare il prossimo contratto di spedizione.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 cambiato in questi giorni non \u00e8 la tensione nella regione, quella esiste da decenni. \u00c8 cambiata la struttura di ridondanza su cui si basava il sistema globale di approvvigionamento energetico. Il piano A (Hormuz) era gi\u00e0 sotto pressione. Il piano B (pipeline saudita) \u00e8 stato colpito. Il piano C (Bab el-Mandeb) \u00e8 stato catturato. Il piano D \u00e8 il Capo di Buona Speranza, che esiste, funziona, e costa tre settimane in pi\u00f9 di navigazione.<\/p>\n<p>Tre settimane in pi\u00f9 di navigazione non sono un&#8217;emergenza. Sono una nuova normalit\u00e0 che ridisegna permanentemente i costi della logistica globale, e quindi i margini di chi produce in Europa e vende nel mondo.<\/p>\n<p>Una supply chain ottimizzata per il mondo di ieri \u00e8 una passivit\u00e0 travestita da efficienza: la domanda rilevante \u00e8 quante settimane di buffer hai costruito prima che questo scenario diventasse il tuo problema.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rubrica: Geopolitica &#038; Mercati Emergenti | 15 settembre 2026 Djibouti, mattina presto. Le rotte che portano il petrolio arabo verso il Mediterraneo e verso l&#8217;Asia passano attraverso una striscia d&#8217;acqua larga ventidue chilometri. Fino a qualche giorno fa, quella striscia era sorvegliata da chi aveva interesse a tenerla aperta. Oggi, le isole che la dominano [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1215,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[128,2034,2530,45,1879,2532,2528,16,2531,367,1049,2529,6,126,43],"class_list":["post-1216","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-geopolitica","tag-babelmandeb","tag-crisienergiaeuropa","tag-dieselindustriale","tag-exportitalia","tag-freightforwarder","tag-golfoenergia","tag-houthiredsea","tag-logisticainternazionale","tag-manifatturacosti","tag-nearshoring","tag-nolocargo","tag-petroliomedioriente","tag-rischiogeopolitico","tag-rottemaritime","tag-supplychainrisk"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1216","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1216"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1216\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1217,"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1216\/revisions\/1217"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1215"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1216"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1216"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1216"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}