{"id":1219,"date":"2026-09-15T11:33:50","date_gmt":"2026-09-15T10:33:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/geopolitica-e-export-come-proteggere-lazienda-dai-rischi"},"modified":"2026-09-15T12:00:04","modified_gmt":"2026-09-15T11:00:04","slug":"geopolitica-e-export-come-proteggere-lazienda-dai-rischi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/geopolitica-e-export-come-proteggere-lazienda-dai-rischi","title":{"rendered":"Geopolitica e export: come proteggere l&#8217;azienda dai rischi"},"content":{"rendered":"<h2>Il Fatto in Numeri: La Fine di un Paradigma Trentennale<\/h2>\n<p>Il periodo compreso tra il 1989 e il 2008 \u00e8 stato, secondo le misurazioni degli storici economici, il pi\u00f9 pacifico e prospero della storia umana. Tassi di crescita globali sostenuti, caduta delle barriere commerciali, libera circolazione dei capitali, supply chain ottimizzate per l&#8217;efficienza massima. Un CEO europeo con 55 anni di et\u00e0 oggi ha trascorso praticamente tutta la sua carriera professionale in quel paradigma.<\/p>\n<p>Quel paradigma \u00e8 finito. Non sta finendo: \u00e8 finito.<\/p>\n<p>I dati lo confermano su pi\u00f9 fronti. Le catene di fornitura globali hanno subito rerouting forzato per un valore stimato in diverse centinaia di miliardi di dollari negli ultimi quattro anni. I premi assicurativi sul trasporto marittimo nelle rotte critiche sono aumentati in modo strutturale. La diversificazione dalle riserve in dollari, impercettibile nei dati di fine 2024, si sta facendo visibile nei flussi di capitale del terzo trimestre 2026, come confermano le analisi di istituzioni finanziarie internazionali che ancora pochi mesi fa la definivano trascurabile.<\/p>\n<p>La BCE stessa, nel discorso di Christine Lagarde del 14 settembre 2026 intitolato &#8220;A new age of capital: growth, sovereignty and AI&#8221;, ha riconosciuto esplicitamente il passaggio a una nuova era del capitalismo, dove sovranit\u00e0 e sicurezza pesano quanto l&#8217;efficienza nei calcoli d&#8217;investimento. Isabel Schnabel, nella stessa giornata, ha parlato di &#8220;mondo soggetto a shock multipli&#8221; come condizione strutturale, non come anomalia temporanea. Sul fronte americano, Morgan Stanley e Goldman Sachs hanno rivisto nelle ultime ore le proprie previsioni sulla Federal Reserve, anticipando un rialzo dei tassi che il mercato non aveva scontato, segnale che la volatilit\u00e0 dei prossimi mesi resta sottostimata dai modelli tradizionali.<\/p>\n<hr>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Momento in Cui l&#8217;Anomalia Diventa Norma<\/h2>\n<p>Per capire perch\u00e9 questo momento conta pi\u00f9 di qualsiasi altro negli ultimi due decenni, bisogna capire cosa ha reso invisibile il cambiamento per cos\u00ec a lungo.<\/p>\n<p>Durante il periodo 1989-2008, ogni evento destabilizzante, la guerra in Georgia nel 2008, l&#8217;annessione della Crimea nel 2014, le linee rosse in Siria mai rispettate, non produceva conseguenze di mercato misurabili. Gli investitori impararono quindi che la geopolitica era rumore, non segnale. Questa lezione \u00e8 stata incorporata nelle metodologie di risk management di migliaia di aziende europee e rimasta invariata anche quando il contesto ha cominciato a cambiare. Il risultato \u00e8 che oggi molti board trattano eventi che segnano trasformazioni strutturali con gli stessi strumenti concettuali usati per gestire una trimestrale deludente.<\/p>\n<p>Il timing attuale \u00e8 specifico: il 2027-2028 si profila come un punto di convergenza senza precedenti. Le elezioni nei quattro grandi paesi europei, con i populisti in vantaggio in tutti, la potenziale quarta candidatura di Trump, il congresso del Partito Comunista Cinese con Xi Jinping che punta al quarto mandato, e le dinamiche interne alla Russia nella fase post-Putin, compongono un orizzonte dove le decisioni che le imprese rimandano oggi perch\u00e9 il contesto \u00e8 incerto diventeranno molto pi\u00f9 costose domani perch\u00e9 il contesto sar\u00e0 irriconoscibile.<\/p>\n<p>Il problema non \u00e8 la difficolt\u00e0 di prevedere quale dei possibili scenari si materializzer\u00e0. Il problema \u00e8 che aspettare la certezza equivale a decidere quando il margine di manovra si \u00e8 gi\u00e0 ridotto.<\/p>\n<hr>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Segnali Che Anticipano la Rottura<\/h2>\n<p>I mercati continuano a comportarsi come se la geopolitica fosse un rumore di fondo gestibile. Questa \u00e8 la distorsione pi\u00f9 pericolosa del momento attuale.<\/p>\n<p>L&#8217;oro mantiene una posizione strutturalmente alta come asset di flight-to-safety. Le valute dei mercati emergenti mostrano volatilit\u00e0 implicita superiore alla media storica. Il dollaro americano, nonostante la diversificazione in corso nelle riserve sovrane, mantiene un premio che le fondamentali macroeconomiche da sole non giustificano pi\u00f9: \u00e8 un premio geopolitico, la tariffa implicita pagata per la stabilit\u00e0 percepita di un sistema che erode progressivamente.<\/p>\n<p>Il dato pi\u00f9 rilevante per le imprese europee \u00e8 quello che non appare ancora sui giornali: la progressiva difficolt\u00e0 delle aziende dell&#8217;Unione a ottenere coperture assicurative competitive per operazioni in mercati considerati &#8220;sensibili&#8221; dagli underwriter londinesi e americani. Questa pressione assicurativa \u00e8 un segnale strutturale, non spot, e precede tipicamente di 6-12 mesi le difficolt\u00e0 operative visibili.<\/p>\n<p>Sul fronte valutario, la differenziazione tra euro forte e valute emergenti deboli continua a creare asimmetrie di costo che favoriscono le importazioni verso l&#8217;Europa ma comprimono la competitivit\u00e0 delle esportazioni europee nei mercati non-dollaro. Un problema che l&#8217;ottimizzazione pura delle supply chain degli anni scorsi ha reso pi\u00f9 acuto, non meno.<\/p>\n<hr>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> Le imprese che operano con supply chain concentrate su fornitori singoli in aree geopoliticamente esposte, e in Italia questo riguarda in modo particolare il settore manifatturiero avanzato e la meccanica strumentale, devono completare o avviare ora una mappatura delle dipendenze critiche. Non si tratta di diversificare tutto: si tratta di identificare i tre o quattro nodi, dove una disruption produce danni irreversibili nel breve termine. Questa mappatura, che le aziende del settore energetico e delle commodity fanno da decenni, \u00e8 oggi necessaria anche per un produttore di impianti industriali che vende in Germania e acquista componenti in Asia.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> Lo scenario pi\u00f9 probabile per i prossimi 12-18 mesi non \u00e8 una crisi drammatica e visibile. \u00c8 una progressiva erosione delle condizioni operative che sembrer\u00e0 gestibile fino a quando non lo sar\u00e0 pi\u00f9. Le aziende che sopravvivono bene in questo contesto sono quelle che hanno gi\u00e0 sviluppato relazioni commerciali multiple nei mercati target, che non dipendono da un unico distributore, da un unico paese di acquisto, da un unico corridoio logistico. Chi invece ha ottimizzato per l&#8217;efficienza massima nel paradigma precedente trover\u00e0 che ogni punto percentuale di margine guadagnato con quella ottimizzazione dovr\u00e0 essere restituito in costi di disruption, assicurazione aggiuntiva o renegotiazione di contratti.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> Il precedente strutturale in gioco \u00e8 questo: i board europei che nel 2027-2028 si troveranno a gestire un contesto geopolitico ancora pi\u00f9 frammentato di quello attuale avranno un vantaggio decisivo se avranno gi\u00e0 integrato il ragionamento geopolitico nei processi decisionali ordinari. Non come esercizio annuale con un ex generale invitato a cena, ma come competenza permanente nel team esecutivo. Le aziende italiane che esportano in mercati complessi, e sono decine di migliaia, hanno bisogno di qualcuno in organico che sappia leggere un bilancio geopolitico, non solo un bilancio finanziario.<\/p>\n<hr>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Meccanica strumentale e impianti industriali:<\/strong> L&#8217;esposizione ovvia \u00e8 la dipendenza da rotte di esportazione verso mercati in tensione. Quella meno evidente \u00e8 la dipendenza da componentistica elettronica e sensori prodotti in Asia orientale. Un imprenditore che produce linee di assemblaggio e le esporta in 15 paesi pu\u00f2 credere di essere ben diversificato sul lato dei ricavi e scoprire di essere concentratissimo sul lato degli acquisti. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nel reshoring europeo della manifattura avanzata: chi \u00e8 gi\u00e0 posizionato come fornitore di automazione per impianti europei si trova nella posizione migliore per catturare la domanda generata dagli investimenti in difesa e in autonomia strategica.<\/p>\n<p><strong>Agroalimentare e food processing:<\/strong> Il settore \u00e8 abituato a gestire volatilit\u00e0 delle materie prime, ma non alla volatilit\u00e0 geopolitica che ora contamina anche le rotte di distribuzione. Le imprese italiane del food che esportano nel Golfo e in Nord Africa attraverso rotte marittime devono incorporare nei contratti clausole di forza maggiore geopolitica che fino a due anni fa sembravano eccessive. L&#8217;opportunit\u00e0 \u00e8 nei nuovi corridoi commerciali che si aprono tra Europa e Canada, accelerati dalla diversificazione anti-americana che Mark Carney ha trasformato in politica estera.<\/p>\n<p><strong>Consulenza professionale, legale e finanziaria:<\/strong> Meno visibile, pi\u00f9 esposto di quanto appaia. Gli studi legali e le societ\u00e0 di consulenza che lavorano con clienti internazionali sono gi\u00e0 sotto pressione per le complessit\u00e0 di compliance che emergono dalla frammentazione normativa globale. Ogni nuova sanzione, ogni nuova restrizione tecnologica, ogni nuovo regime di controllo delle esportazioni aggiunge strati di complessit\u00e0 che si traducono in costi per i clienti PMI, spesso senza che questi ultimi ne siano consapevoli fino all&#8217;emersione del problema. L&#8217;opportunit\u00e0 \u00e8 nella specializzazione geopolitica come servizio vendibile: chi sa navigare la complessit\u00e0 regolamentare in ambienti ad alta tensione geopolitica ha un vantaggio competitivo crescente.<\/p>\n<hr>\n<h2>Rischi da Monitorare: Le Tre Derive Invisibili<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio \u2013 Paralisi da complessit\u00e0:<\/strong> Il rischio pi\u00f9 sottovalutato non \u00e8 prendere la decisione sbagliata. \u00c8 non prendere nessuna decisione perch\u00e9 il quadro sembra troppo complesso per essere gestito con certezza. Le PMI italiane che rimandano sistematicamente le decisioni di internazionalizzazione, di diversificazione dei fornitori o di aggiornamento dei contratti di distribuzione in attesa che &#8220;il polverone si depositi&#8221; rischiano di ritrovarsi nel 2028 con un quadro ancora pi\u00f9 complesso e con molto meno margine di manovra. Il polverone non si deposita: \u00e8 la nuova condizione permanente.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio \u2013 Dipendenza da un singolo mercato di destinazione:<\/strong> Molte PMI italiane che hanno sviluppato posizioni forti nei mercati europei, in particolare in Germania, non hanno ancora metabolizzato che la Germania stessa attraversa una transizione difficile, con la recessione e il riposizionamento geopolitico che cambiano le priorit\u00e0 di acquisto delle aziende tedesche. Concentrare l&#8217;80% dell&#8217;export su un mercato che sta cambiando struttura \u00e8 un rischio che non appare nelle analisi di rischio standard.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio \u2013 Gap di competenza geopolitica nel management:<\/strong> La differenza tra le aziende che navigheranno bene i prossimi anni e quelle che si troveranno in difficolt\u00e0 non sar\u00e0 il settore di appartenenza n\u00e9 la dimensione. Sar\u00e0 la capacit\u00e0 del team esecutivo di processare correttamente i segnali geopolitici e di trasformarli in decisioni operative. Le aziende che affidano questa funzione a una lettura distratta del FT durante il weekend stanno accettando un rischio enorme senza saperlo.<\/p>\n<hr>\n<h2>Domande e Risposte sui Rischi Geopolitici per l&#8217;Export<\/h2>\n<p><strong>D: Come posso sapere se la mia azienda \u00e8 veramente esposta al rischio geopolitico?<\/strong><br \/>R: Fai una mappa della tua supply chain verticale: dove acquisti le materie prime, dove le trasformi, dove le vendi. Se in qualcuno di questi anelli c&#8217;\u00e8 concentrazione (uno o due fornitori, una o due rotte, una sola linea distributiva), hai un&#8217;esposizione misurabile. Il rischio non \u00e8 la possibilit\u00e0 teorica di un evento, ma la conseguenza economica se quel nodo si blocca per tre mesi.<\/p>\n<p><strong>D: Diversificare i fornitori costa troppo per una PMI. Cosa posso fare ora con il budget che ho?<\/strong><br \/>R: Inizia con l&#8217;identificazione, non con la diversificazione totale. Mappi i tre nodi critici della tua supply chain, quelli dove una disruption causa danni irreversibili. Per quei tre nodi, sviluppa alternative concrete, anche se costano il 5-10% in pi\u00f9. Per il resto della supply chain, tieni quello che hai. La scelta \u00e8 tra un costo aggiunto misurato ora e un danno non misurato domani.<\/p>\n<p><strong>D: La geopolitica \u00e8 cos\u00ec imprevedibile che comunque non posso pianificare. Giusto?<\/strong><br \/>R: Sbagliato. La geopolitica non \u00e8 imprevedibile, \u00e8 solo che i modelli di previsione tradizionali non la leggono bene. Quello che puoi prevedere con buona affidabilit\u00e0 \u00e8 il livello di incertezza nei prossimi 18-24 mesi: elezioni europee, transizione americana, dinamiche cinesi e russe. Su quel livello di incertezza puoi costruire piani di contingenza ragionevoli.<\/p>\n<p><strong>D: Se aspetto altri sei mesi per agire, perdo davvero qualcosa di importante?<\/strong><br \/>R: S\u00ec, due cose concrete. Primo, i prezzi dei servizi assicurativi per operazioni in aree ad alta tensione stanno aumentando mese dopo mese, e il trend \u00e8 al rialzo. Secondo, le aziende che si muovono adesso stanno negoziando nuovi fornitori e partner con migliori condizioni contrattuali: tra sei mesi, i migliori partner alternativi saranno gi\u00e0 impegnati altrove.<\/p>\n<p><strong>D: Devo aggiungere un esperto geopolitico in organico?<\/strong><br \/>R: Non necessariamente uno stipendiato full-time nelle PMI molto piccole. Ma devi mettere nella riunione strategica trimestrale qualcuno che legge flussi di capitale, sondaggi politici e trends di volatilit\u00e0 valutaria. Se non lo hai, stai prendendo decisioni internazionali senza uno dei dati cruciali.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quando leggo di CEO europei che vengono sorpresi dai cambiamenti geopolitici, non mi stupisco dell&#8217;impreparazione: mi stupisce della velocit\u00e0 con cui quella impreparazione viene poi razionalizzata come inevitabile. &#8220;Nessuno poteva saperlo.&#8221; \u00c8 la frase che sento pi\u00f9 spesso dopo ogni disruption, e ogni volta \u00e8 falsa.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che i dati c&#8217;erano. Chi aveva costruito framework di lettura della geopolitica come trend cumulativo, e non come sequenza di eventi isolati, aveva segnalato la traiettoria con anni di anticipo. L&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina non \u00e8 caduta dal cielo: \u00e8 stata la conseguenza logica di un processo che chi voleva vedere poteva vedere gi\u00e0 dal 2008, dalla Georgia, gi\u00e0 dal 2014, dalla Crimea. Il problema \u00e8 che quei segnali non muovevano i prezzi, e quindi non entravano nei modelli decisionali delle aziende.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il punto che mi interessa di pi\u00f9 per le imprese italiane che seguo: la geopolitica non \u00e8 nella lista dei rischi da monitorare di quasi nessuna PMI. Appare nel momento in cui produce una perdita economica misurabile, il blocco di una spedizione, il congelamento di un contratto, la perdita di un mercato. A quel punto, l&#8217;unico modo di reagire \u00e8 in emergenza, con margini ridotti e opzioni limitate.<\/p>\n<p>Quello che vedo, invece, nelle aziende che performano meglio nei mercati internazionali complessi \u00e8 un cambio di mentalit\u00e0 prima ancora che di strumenti. Non si tratta di diventare esperti di geopolitica. Si tratta di accettare che il calcolo del rischio deve includere la variabile politica al pari della variabile valutaria o della variabile logistica. Le imprese italiane che esportano in mercati del Golfo, in Africa, in Asia, hanno gi\u00e0 vissuto questa complessit\u00e0. Quella competenza, spesso implicita e non codificata, \u00e8 l&#8217;asset pi\u00f9 prezioso che hanno. Il passaggio successivo \u00e8 renderla esplicita, trasferibile, sistematica.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa come istituzione arriva tardi, come sempre. La BCE parla di &#8220;nuova era del capitale&#8221; il 14 settembre 2026, quando quella nuova era ha gi\u00e0 prodotto conseguenze concrete da almeno tre anni. Il paradosso europeo \u00e8 sempre lo stesso: istituzioni lente, imprese private che si adattano pi\u00f9 velocemente di quanto l&#8217;agenda politica riconosca. Questo gap \u00e8 allo stesso tempo il problema e l&#8217;opportunit\u00e0: chi si muove prima delle istituzioni cattura posizioni che i ritardatari non potranno pi\u00f9 acquistare.<\/p>\n<hr>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte delle elezioni europee 2027-2028:<\/strong> I sondaggi nei quattro grandi paesi europei, Francia, Germania, Italia, Polonia, come indicatori anticipatori delle politiche commerciali e di difesa che plasmeranno il contesto normativo per le PMI esportatrici. Ogni punto percentuale di avanzamento populista aumenta la probabilit\u00e0 di politiche protezioniste intra-europee.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte USA:<\/strong> La decisione della Federal Reserve nelle prossime settimane su un eventuale rialzo dei tassi, il cui impatto immediato \u00e8 sul costo del credito in dollari ma il cui segnale pi\u00f9 importante riguarda la salute strutturale dell&#8217;economia americana e la tenuta del dollaro come valuta di denominazione contrattuale nei mercati internazionali.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> La volatilit\u00e0 implicita sulle opzioni valutarie euro\/dollaro e la direzione dei flussi di capitale dalle riserve sovrane: sono i due indicatori che anticipano con maggiore precisione le disruption commerciali prima che diventino visibili sui giornali.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte delle supply chain:<\/strong> Le condizioni di rinnovo dei contratti assicurativi per il trasporto marittimo nelle rotte che attraversano zone di tensione: l&#8217;aumento dei premi \u00e8 il primo segnale che gli operatori professionali hanno gi\u00e0 aggiornato la loro valutazione del rischio prima che quella valutazione si traduca in evento.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte politico globale:<\/strong> Le mosse di Xi Jinping in vista del congresso del Partito Comunista e qualsiasi segnale sulle dinamiche di successione in Russia, due variabili che potrebbero comprimere significativamente il margine di manovra delle imprese europee nei rispettivi mercati di riferimento nel giro di 18-24 mesi.<\/p>\n<hr>\n<h2>Il Costo di Aspettare che il Mondo Torni Normale<\/h2>\n<p>Quel consiglio di amministrazione della compagnia assicurativa di Londra che nel dicembre 2025 ha liquidato come fantascienza tre scenari poi tutti verificatisi nel giro di sei settimane non era composto da persone incompetenti. Era composto da persone molto competenti in un mondo che non esiste pi\u00f9.<\/p>\n<p>La questione rilevante non \u00e8 se la geopolitica impatter\u00e0 la tua azienda nei prossimi tre anni. La questione \u00e8 se stai costruendo adesso la capacit\u00e0 di processare quell&#8217;impatto come un&#8217;opportunit\u00e0 di posizionamento anzich\u00e9 subirlo come una disruption imprevista. La differenza tra i due casi non \u00e8 la fortuna n\u00e9 la dimensione aziendale: \u00e8 una decisione di come leggere i dati che sono gi\u00e0 disponibili.<\/p>\n<p>Aspettare che il mondo torni normale non \u00e8 una strategia di attesa: \u00e8 una scommessa sulla cosa pi\u00f9 improbabile del momento attuale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Fatto in Numeri: La Fine di un Paradigma Trentennale Il periodo compreso tra il 1989 e il 2008 \u00e8 stato, secondo le misurazioni degli storici economici, il pi\u00f9 pacifico e prospero della storia umana. 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