{"id":1222,"date":"2026-09-16T07:04:17","date_gmt":"2026-09-16T06:04:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/guerra-iran-usa-impatto-sulla-supply-chain-delle-pmi"},"modified":"2026-09-16T07:30:04","modified_gmt":"2026-09-16T06:30:04","slug":"guerra-iran-usa-impatto-sulla-supply-chain-delle-pmi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/guerra-iran-usa-impatto-sulla-supply-chain-delle-pmi","title":{"rendered":"Guerra Iran USA: impatto sulla supply chain delle PMI"},"content":{"rendered":"<h2>Il Fatto in Numeri: 200 Giorni di Guerra e il Conto che Nessuno Vuole Leggere<\/h2>\n<p>I numeri del conflitto Iran-USA, al giorno 200, costruiscono un quadro che merita di essere letto con precisione, non con approssimazione. Il Congressional Budget Office ha stimato il costo diretto della guerra in circa 40 miliardi di dollari solo per i primi cinque mesi, da marzo a luglio 2026, cifra che non include i danni alle basi americane nella regione n\u00e9 il processo di rimpiazzo delle munizioni, a partire dai sistemi di difesa missilistica. Secondo le stesse fonti militari citate dai media americani, gli USA hanno bruciato circa due terzi delle loro scorte di difesa missilistica nella regione, e il CBO stima che ci vorranno almeno cinque anni per ricostituirle.<\/p>\n<p>Sul fronte energetico, i prezzi della benzina negli Stati Uniti sono aumentati del 52% dall&#8217;inizio del conflitto, con un costo complessivo per i consumatori americani stimato in oltre 100 miliardi di dollari in carburante pi\u00f9 costoso. L&#8217;Arabia Saudita ha chiuso il principale oleodotto trans-penisolare dopo attacchi ripetuti. Gli Stati Uniti non hanno ancora il controllo dello Stretto di Hormuz, mentre milizie filo-iraniane presidiano lo Stretto di Bab el-Mandeb, l&#8217;accesso meridionale al Mar Rosso. Le conseguenze si misurano gi\u00e0 in blackout nelle Filippine, razionamenti in Sudan, e stazioni di servizio a secco in parti della Siria e dell&#8217;America Centrale.<\/p>\n<p>Sul fronte dei mercati finanziari, il segnale pi\u00f9 nitido arriva dal rapporto tra petrolio, azioni e obbligazioni. Il petrolio sta &#8220;chiamando la musica&#8221; nei mercati globali, secondo le analisi circolate questa settimana a Wall Street, con l&#8217;energia che diventa la variabile dominante nelle decisioni di portafoglio degli investitori istituzionali. Uno spostamento strutturale, non una correzione temporanea.<\/p>\n<hr>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Giorno 200 Come Soglia di Riconoscimento<\/h2>\n<p>Cento giorni fa, il conflitto Iran-USA poteva ancora essere letto come un&#8217;escalation controllata con un orizzonte di risoluzione prevedibile. Il linguaggio ufficiale dell&#8217;amministrazione Trump lo confermava. &#8220;Non \u00e8 una guerra, \u00e8 uno scontro&#8221;, ha detto il Procuratore Generale Todd Blanch in televisione questa settimana, rifiutando la parola &#8220;guerra&#8221; anche di fronte all&#8217;elenco completo dei costi. Il Presidente stesso ha usato il termine &#8220;scaramuccia&#8221;.<\/p>\n<p>Il giorno 200 \u00e8 una soglia diversa, non per ragioni simboliche ma operative. \u00c8 il punto in cui i contratti di fornitura firmati prima del conflitto arrivano alla scadenza naturale e devono essere rinnovati a condizioni completamente diverse. \u00c8 il momento in cui le compagnie assicurative marittime ricalcolano i premi annuali, non pi\u00f9 trimestrali. \u00c8 la finestra in cui i governi dei paesi emergenti che dipendono dalle importazioni energetiche iniziano a razionare, con effetti sulla domanda di beni europei in quei mercati. Il sistema di pressione internazionale che descrivono le proteste di questi giorni, dalla Siria al Guatemala, dal Portogallo alle Filippine, non \u00e8 rumore. \u00c8 la mappa dei mercati che stanno cambiando velocit\u00e0.<\/p>\n<p>In aggiunta, la crisi politica interna americana ha raggiunto questa settimana un&#8217;intensit\u00e0 che non si vedeva dall&#8217;inizio del conflitto. Il deputato repubblicano Thomas Massie ha presentato articoli di impeachment contro il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, con il sostegno esplicito di almeno un membro democratico della commissione Forze Armate e il potenziale consenso di una ventina di repubblicani in uscita prima delle elezioni di midterm. Un&#8217;instabilit\u00e0 al vertice del Pentagono, in pieno conflitto aperto, \u00e8 un fattore di rischio che i mercati non hanno ancora prezzato completamente.<\/p>\n<hr>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Petrolio Come Variabile Dominante<\/h2>\n<p>Il Brent ha consolidato stabilmente sopra i livelli pre-conflitto, con la volatilit\u00e0 implicita sui futures energetici che segnala aspettative di ulteriori movimenti al rialzo. Il cambio euro-dollaro risente della doppia pressione. Da un lato l&#8217;incertezza geopolitica alimenta flussi di flight-to-safety verso il dollaro. Dall&#8217;altro il surriscaldamento energetico americano comprime la crescita USA e riduce il differenziale di attrattivit\u00e0 dei treasuries. Il risultato \u00e8 una valuta americana che rimane forte sui mercati emergenti ma mostra segnali di pressione rispetto all&#8217;euro nelle ultime settimane.<\/p>\n<p>I premi assicurativi per il trasporto marittimo attraverso il Golfo Persico e il Mar Rosso hanno raggiunto livelli che rendono alcune rotte economicamente non convenienti per carichi a basso valore aggiunto. Questo \u00e8 il segnale strutturale pi\u00f9 importante. Non \u00e8 pi\u00f9 solo un aumento di costo, ma una selezione per valore dei prodotti che vale la pena trasportare. Le imprese italiane che esportano beni con margini contenuti verso mercati asiatici attraverso il Canale di Suez stanno subendo una compressione di margine che non appare nei report trimestrali ma si vede nel cash flow mensile.<\/p>\n<p>Sul fronte delle banche centrali, Christine Lagarde ha parlato questa settimana di &#8220;un&#8217;era del capitale&#8221; segnata da crescita, sovranit\u00e0 e intelligenza artificiale, mentre Isabel Schnabel ha discusso di stabilit\u00e0 macroeconomica in un mondo soggetto a shock ripetuti. Un quadro in cui la BCE riconosce che l&#8217;instabilit\u00e0 energetica \u00e8 diventata variabile strutturale, non eccezionale. La Fed, con Waller che parlava all&#8217;inizio di settembre di outlook economico, si muove in un contesto in cui il costo energetico comprime sia i consumi sia le aspettative di taglio dei tassi. La combinazione di questi due segnali, Fed cauta e BCE in modalit\u00e0 difensiva sull&#8217;energia, non \u00e8 favorevole al costo del credito per le PMI europee nei prossimi mesi.<\/p>\n<hr>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane: Tre Orizzonti<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> Le imprese con catene di fornitura che passano per il Golfo o che acquistano materie prime energetiche, dalla chimica alla ceramica, dalla carta al vetro, devono rinegoziare adesso le clausole di price review nei contratti di fornitura. Chi ha contratti con prezzi fissi di lungo periodo \u00e8 nella posizione pi\u00f9 vulnerabile, perch\u00e9 assorbe l&#8217;intero delta di costo senza possibilit\u00e0 di trasferirlo a valle. Sul fronte del credito documentario, le banche stanno aumentando i requisiti di collaterale per le operazioni che coinvolgono controparti nei paesi del Golfo. Chi non ha linee di credito pre-approvate rischia di trovarsi bloccato su operazioni gi\u00e0 avviate.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> Lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 una prolungata instabilit\u00e0 dello Stretto di Hormuz con riaperture parziali e intermittenti, non una chiusura totale permanente n\u00e9 una riapertura stabile. In questo scenario, le imprese che sopravvivono con margini accettabili sono quelle che hanno gi\u00e0 diversificato le rotte logistiche e che non dipendono da un singolo fornitore per materie prime critiche. Chi non ha ancora avviato un audit della propria supply chain deve farlo entro l&#8217;autunno, prima che le rinnovazioni contrattuali di inizio 2027 arrivino senza protezioni negoziate. Parallelamente, i mercati del Golfo stesso, UAE in testa, stanno assorbendo flussi di investimento straordinari da parte di aziende che vogliono produrre vicino ai mercati asiatici senza dipendere dalle rotte del Pacifico. Un&#8217;opportunit\u00e0 di presidio che richiede per\u00f2 decisioni nei prossimi dodici mesi.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> Il precedente strutturale di questo conflitto \u00e8 la definitiva frammentazione delle rotte marittime globali in blocchi di sicurezza. Le compagnie di navigazione stanno gi\u00e0 investendo in flotte che possono operare su rotte alternative, capo di Buona Speranza incluso, con un aumento strutturale dei tempi e dei costi di trasporto che non scomparir\u00e0 nemmeno quando, e se, il conflitto si chiuder\u00e0. Le imprese italiane che esportano verso Asia orientale dovranno ripensare completamente il proprio modello di pricing internazionale per il lungo periodo, incorporando un costo logistico permanentemente pi\u00f9 alto. Chi lo fa oggi costruisce un vantaggio competitivo. Chi aspetta che i mercati &#8220;tornino normali&#8221; si trover\u00e0 a fare il lavoro in emergenza, con meno tempo e meno leva negoziale.<\/p>\n<hr>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Meccanica e macchinari industriali.<\/strong> L&#8217;esposizione ovvia \u00e8 il rallentamento della domanda dai mercati del Golfo, dove i budget pubblici vengono compressi dalla volatilit\u00e0 dei proventi petroliferi quando il prezzo oscilla per effetti di guerra pi\u00f9 che per domanda reale. L&#8217;esposizione meno evidente \u00e8 sul fronte delle materie prime: acciaio, alluminio e componenti elettronici che arrivano dall&#8217;Asia subiscono allungamenti di lead time che rendono impossibile rispettare i contratti di consegna nei tempi originari. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nel reshoring europeo della produzione industriale. I fondi della Difesa europea e i piani di autonomia strategica stanno creando una domanda di macchinari per produzioni che fino a due anni fa erano interamente delocalizzate.<\/p>\n<p><strong>Agroalimentare e bevande.<\/strong> Il rialzo energetico colpisce direttamente i costi di packaging, trasporto refrigerato e produzione. Ma il rischio pi\u00f9 sottile \u00e8 sul fronte dei mercati di destinazione. I paesi emergenti che importano beni alimentari italiani premium stanno rivedendo i budget di importazione per compensare i costi energetici interni. Un distributore filippino o sudanese che oggi vede il proprio governo razionare l&#8217;energia ha meno liquidit\u00e0 da allocare su beni non essenziali. Chi ha investito in quei mercati senza strutturare pagamenti anticipati o lettere di credito irrevocabili \u00e8 esposto. L&#8217;opportunit\u00e0 \u00e8 nei mercati del Golfo stesso, dove le classi benestanti locali aumentano la domanda di prodotti premium italiani proprio nelle fasi di instabilit\u00e0 regionale, come rifugio nel consumo di qualit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Chimica, plastica e materiali da costruzione.<\/strong> Questo \u00e8 il settore con l&#8217;esposizione pi\u00f9 diretta e meno visibile al tempo stesso. Le materie prime petrolchimiche che costituiscono il 30-40% del costo di produzione per molte aziende di questo comparto vengono prezzate in dollari su contratti che spesso non hanno clausole di adeguamento automatico. La combinazione di prezzo del greggio in rialzo e dollaro forte crea una morsa di costo che non appare ancora completamente nei bilanci del primo semestre 2026 ma arriver\u00e0 nel secondo. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nella sostituzione dei fornitori asiatici con fornitori europei o nordafricani per le aziende che producono materiali da costruzione. Il rallentamento delle importazioni dall&#8217;Asia crea spazio di mercato per chi pu\u00f2 garantire forniture a distanza pi\u00f9 corta.<\/p>\n<hr>\n<h2>Rischi da Monitorare: Le Tre Soglie Critiche<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio.<\/strong> Escalation navale nello Stretto di Bab el-Mandeb. Le milizie filo-iraniane che controllano attualmente questo passaggio hanno gi\u00e0 dimostrato la capacit\u00e0 di interrompere il traffico commerciale. Se nei prossimi mesi l&#8217;intensit\u00e0 degli attacchi aumentasse al punto da rendere la rotta del Canale di Suez non praticabile per le assicurazioni marittime, anche a livelli pi\u00f9 bassi rispetto al conflitto diretto, il costo del rerouting via Capo di Buona Speranza diventerebbe la norma e non l&#8217;eccezione. Questo comporterebbe un aumento strutturale di tre-quattro settimane nei tempi di consegna verso l&#8217;Asia.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio.<\/strong> Crisi politica americana e vuoto decisionale al Pentagono. Gli articoli di impeachment contro Hegseth, presentati questa settimana da un deputato del suo stesso partito, segnalano un livello di frammentazione interna all&#8217;amministrazione che raramente si vede in pieno conflitto. Un Pentagono paralizzato da una crisi politica interna, con un Segretario alla Difesa impegnato a sopravvivere politicamente pi\u00f9 che a condurre operazioni, \u00e8 un fattore di imprevedibilit\u00e0 che si aggiunge all&#8217;incertezza gi\u00e0 alta del teatro operativo. Per le imprese, questo si traduce in impossibilit\u00e0 di fare previsioni credibili sull&#8217;orizzonte temporale del conflitto.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio.<\/strong> Contagio della protesta nei mercati emergenti verso i sistemi di pagamento. I blackout e le carenze di carburante nelle Filippine, in Sudan e in altri paesi fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche possono rapidamente diventare crisi valutarie locali. Un paese che non riesce a pagare il petrolio in dollari entra in difficolt\u00e0 sui pagamenti internazionali in generale. Per le PMI italiane che hanno crediti aperti con controparti in questi mercati, il rischio di insolvenza commerciale aumenta in modo non lineare nelle prossime settimane.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che mi colpisce di questa settimana non \u00e8 la guerra. La guerra \u00e8 un dato. Quello che mi colpisce \u00e8 il linguaggio con cui l&#8217;amministrazione americana continua a descriverla. &#8220;Non \u00e8 una guerra, \u00e8 uno scontro&#8221;. Quaranta miliardi di dollari di costi diretti, duecento giorni di operazioni, basi americane &#8220;inoperabili&#8221; secondo l&#8217;ex direttore della CIA, e il Segretario del Tesoro che in televisione non sa rispondere se i prezzi della benzina siano saliti del 52%. Questo non \u00e8 spin comunicativo. \u00c8 la prova che il calcolo strategico originale di Washington era sbagliato, e che nessuno vuole essere il primo a dirlo ad alta voce.<\/p>\n<p>Per chi fa impresa in Europa, questo crea un problema specifico che non ho ancora sentito nessuno nominare con chiarezza. Quando una potenza come gli USA conduce un conflitto che non riesce a chiamare per nome, i tempi di risoluzione diventano completamente illeggibili. Non c&#8217;\u00e8 un trigger di cessate il fuoco che puoi inserire nel tuo modello di scenario planning, perch\u00e9 la narrativa ufficiale non ammette che esista qualcosa da fermare. Le imprese europee che stanno aspettando &#8220;che la situazione si stabilizzi&#8221; per prendere decisioni sulla supply chain stanno aspettando un segnale che per definizione non arriver\u00e0 in forma riconoscibile.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa, in tutto questo, sta dimostrando ancora una volta la propria assenza strategica. Lagarde parla di &#8220;nuova era del capitale&#8221; e di sovranit\u00e0, ma la vera sovranit\u00e0 che manca alle imprese europee non \u00e8 quella sui dati o sull&#8217;intelligenza artificiale. \u00c8 la capacit\u00e0 di leggere un conflitto in corso come variabile operativa e di costruire rotte alternative, fornitori alternativi, mercati alternativi prima che la necessit\u00e0 le forzi a farlo in emergenza. I fondi europei esistono, SIMEST e SACE operano, gli strumenti ci sono. Quello che manca \u00e8 la volont\u00e0 di usarli con un orizzonte di tre anni invece che di tre mesi.<\/p>\n<p>La lezione che porto agli imprenditori che seguo \u00e8 questa. Smetti di guardare i prezzi del petrolio come un indicatore di costo. Guardali come un indicatore di struttura. Quando il petrolio sale per una guerra che dura duecento giorni e nessuno chiama &#8220;guerra&#8221;, non stai assistendo a un&#8217;anomalia temporanea. Stai assistendo alla normalizzazione di un mondo in cui il rischio geopolitico \u00e8 un costo fisso del fare impresa internazionale, e come tutti i costi fissi, si gestisce con struttura, non con l&#8217;attesa.<\/p>\n<hr>\n<h2>Domande e Risposte: Quello Che Devi Sapere<\/h2>\n<p><strong>Come il conflitto Iran-USA influisce sulle catene di fornitura europee?<\/strong><\/p>\n<p>Il conflitto Iran-USA ha reso le rotte marittime attraverso il Golfo Persico e il Mar Rosso significativamente pi\u00f9 rischiose. I costi assicurativi War Risk sono aumentati sostanzialmente, allungando i tempi di transito e comprimendo i margini delle imprese che esportano verso l&#8217;Asia. Le aziende che dipendono da fornitori nel Golfo devono ora negoziare contratti con clausole di price review, perch\u00e9 i prezzi energetici rimangono altamente volatili.<\/p>\n<p><strong>Quale settore italiano \u00e8 pi\u00f9 esposto al rischio geopolitico generato dalla guerra?<\/strong><\/p>\n<p>Il settore chimico, plastico e dei materiali da costruzione \u00e8 il pi\u00f9 esposto perch\u00e9 dipende fortemente dalle materie prime petrolchimiche prezzate in dollari. Anche la meccanica e i macchinari industriali subiscono effetti indiretti attraverso l&#8217;allungamento dei lead time per componenti che arrivano dall&#8217;Asia. L&#8217;agroalimentare premium \u00e8 esposto sul lato della domanda dai mercati emergenti, che riducono gli acquisti per compensare i costi energetici interni.<\/p>\n<p><strong>Cosa devono fare le PMI italiane nei prossimi sei mesi?<\/strong><\/p>\n<p>Ogni PMI con esposizione internazionale deve: 1) condurre un audit completo della propria supply chain per identificare i rischi geografici e di rotta; 2) rinegoziare i contratti di fornitura con clausole di adeguamento automatico del prezzo prima che i rinnovi di inizio 2027 arrivino senza protezioni; 3) strutturare pagamenti anticipati o lettere di credito irrevocabili con controparti nei mercati emergenti esposti a crisi valutaria; 4) valutare investimenti in diversificazione delle rotte logistiche, eventualmente con il supporto di SACE e SIMEST.<\/p>\n<p><strong>Quando il conflitto Iran-USA influisce sui prezzi della benzina in Italia?<\/strong><\/p>\n<p>Gi\u00e0 oggi. L&#8217;aumento del 52% dei prezzi della benzina negli USA si sta trasferendo sui mercati europei con un lag di 4-8 settimane, perch\u00e9 i contratti di fornitura energetica hanno scadenze diverse. Il rialzo strutturale dei costi energetici non sar\u00e0 reversibile fino a quando il conflitto non avr\u00e0 una risoluzione stabile e riconoscibile, cosa che attualmente non appare nei timeline di nessuna potenza coinvolta.<\/p>\n<p><strong>Le banche europee stanno aumentando i costi di credito per le operazioni di export?<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec. I requisiti di collaterale per le operazioni di credito documentario che coinvolgono controparti nei paesi del Golfo sono aumentati, e i tassi di interesse sulle linee di credito per l&#8217;export verso mercati a rischio geopolitico elevato stanno salendo. Chi non ha linee di credito pre-approvate rischia ritardi significativi nella gestione delle operazioni commerciali.<\/p>\n<hr>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte del conflitto Iran-USA:<\/strong> dichiarazioni del Pentagono dopo gli articoli di impeachment contro Hegseth, aggiornamenti sullo status operativo delle basi americane nella regione, eventuali segnali di apertura di canali diplomatici non ufficiali attraverso intermediari del Golfo.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dello Stretto di Hormuz e di Bab el-Mandeb:<\/strong> frequenza e intensit\u00e0 degli attacchi alle navi commerciali, decisioni delle grandi compagnie di navigazione su rotte alternative permanenti, eventuali nuove chiusure o attacchi all&#8217;oleodotto saudita.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> volatilit\u00e0 implicita sui futures petrolio a sei mesi come segnale anticipatore, andamento dei premi assicurativi War Risk per le rotte del Golfo Persico e del Mar Rosso, spread tra Brent e WTI come indicatore di differenziale di stress sulle due sponde dell&#8217;Atlantico.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte politico americano:<\/strong> evoluzione del voto sui articoli di impeachment di Hegseth, dichiarazioni dei repubblicani in uscita dal Congresso prima dei midterm di novembre, eventuali revisioni del budget di guerra da parte del Congressional Budget Office per i mesi di agosto e settembre.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte delle banche centrali:<\/strong> posizionamento della BCE sui tassi in risposta all&#8217;inflazione energetica importata, eventuali strumenti di protezione per le PMI esportatrici attivati dalla Commissione Europea, aggiornamenti SACE sui rating di rischio per i paesi della regione MENA.<\/p>\n<hr>\n<h2>Duecento Giorni Dopo: Il Costo di Non Avere un Piano B<\/h2>\n<p>Il benzinaio di Manila con la coda di due isolati e il Segretario del Tesoro americano che in diretta non sa rispondere a una domanda diretta sui prezzi condividono la stessa logica. Entrambi sono il risultato di decisioni prese mesi fa senza contemplare questa possibilit\u00e0. La guerra che nessuno chiama guerra ha prodotto una crisi energetica che nessuno ha ancora completamente prezzato, e le imprese europee che operano su mercati internazionali si trovano nel mezzo di una ridefinizione delle regole del gioco che non aspetter\u00e0 che i governi si mettano d&#8217;accordo su come chiamarla.<\/p>\n<p>La partita reale non \u00e8 sulla diplomazia o sulla fine del conflitto. La partita reale \u00e8 su chi, tra le imprese europee, avr\u00e0 costruito entro i prossimi sei mesi la resilienza strutturale per operare in un mondo dove le rotte del Golfo sono inaffidabili e il costo energetico \u00e8 permanentemente pi\u00f9 alto. Chi ha gi\u00e0 diversificato fornitori, rotte e mercati sta trasformando questa crisi in vantaggio competitivo. Chi sta aspettando che &#8220;le cose si sistemino&#8221; sta accumulando un debito di preparazione che si pagher\u00e0 con gli interessi.<\/p>\n<p>Una crisi energetica che dura duecento giorni non \u00e8 una crisi energetica. \u00c8 la nuova geografia del rischio. La domanda rilevante non \u00e8 quando finir\u00e0, ma quale parte di questa geografia hai gi\u00e0 mappato nella tua strategia di internazionalizzazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Fatto in Numeri: 200 Giorni di Guerra e il Conto che Nessuno Vuole Leggere I numeri del conflitto Iran-USA, al giorno 200, costruiscono un quadro che merita di essere letto con precisione, non con approssimazione. 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