{"id":1319,"date":"2026-10-03T07:04:06","date_gmt":"2026-10-03T06:04:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/crisi-energetica-golfo-persico-strategie-aziendali"},"modified":"2026-10-03T07:30:06","modified_gmt":"2026-10-03T06:30:06","slug":"crisi-energetica-golfo-persico-strategie-aziendali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/crisi-energetica-golfo-persico-strategie-aziendali","title":{"rendered":"Crisi Energetica Golfo Persico: strategie aziendali"},"content":{"rendered":"<h2>Il Fatto in Numeri: La Mappa Energetica che si sta Riscrivendo in Tempo Reale<\/h2>\n<p>Prima dell&#8217;attacco americano-israeliano all&#8217;Iran, avviato a febbraio 2026, il Brent si aggirava intorno a 70 dollari al barile. Oggi quota stabilmente sopra 100 dollari. Non \u00e8 un picco speculativo: \u00e8 il nuovo livello di equilibrio di un mercato che ha perso accesso libero allo Stretto di Hormuz.<\/p>\n<p>Secondo i dati di BBC Verify aggiornati alle ultime ore, circa il 92% del volume petrolifero pre-guerra sta ancora uscendo dalla regione del Golfo. Un numero che suona rassicurante fino a quando non si capisce come si ottiene quel 92%: un servizio navetta militare americano di 63 tanker alla volta viene scortato attraverso Hormuz. Il sistema prevede trasbordi nave-nave in alto mare, una soluzione che la stessa intelligence considera insostenibile nel medio termine. In parallelo, Saudi Arabia ed Emirati hanno aumentato del 20-30% il transito via pipeline per bypassare Hormuz. Gli esperti ritengono questa soluzione invece strutturale.<\/p>\n<p>L&#8217;export petrolifero iraniano \u00e8 di fatto azzerato. Il blocco navale americano reimpostato a luglio 2026 ha bloccato le petroliere iraniane che ora aspettano al largo dello Sri Lanka, dopo aver completato l&#8217;ultimo giro di trasbordi verso le raffinerie cinesi attraverso lo Stretto di Malacca. Non possono rientrare nel Golfo. C&#8217;\u00e8 una presenza navale americana nell&#8217;Oceano Indiano che lo impedisce. L&#8217;impatto sull&#8217;economia iraniana \u00e8 severo. Quello sull&#8217;offerta globale di petrolio \u00e8 gi\u00e0 dentro i prezzi attuali.<\/p>\n<p>Nel frattempo, in Yemen, le ultime 24 ore hanno visto oltre 80 combattenti uccisi in scontri tra le forze Houthi sostenute da Teheran e le forze governative appoggiate da Riad. I combattimenti sono concentrati attorno a Taiz, la citt\u00e0 che d\u00e0 accesso strategico al litorale del Mar Rosso. Se i Houthi consolidano il controllo su Bab al-Mandeb, questa rappresenterebbe la seconda strozzatura energetica globale dopo Hormuz. Il bypass via Mar Rosso che Saudi Arabia sta usando per aggirare Hormuz diventa anch&#8217;esso vulnerabile. Il rischio non \u00e8 teorico: \u00e8 gi\u00e0 parzialmente prezzato.<\/p>\n<hr>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Momento in cui il Sistema Tampone Americano Mostra i suoi Limiti<\/h2>\n<p>La guerra \u00e8 iniziata a febbraio. Per quasi otto mesi il sistema retto dalla Marina americana ha funzionato abbastanza bene da tenere i mercati in equilibrio relativo. La domanda che i mercati si stanno ponendo oggi, a ottobre, \u00e8 diversa: questo sistema regge dopo le elezioni di midterm americane di novembre?<\/p>\n<p>Trump ha gi\u00e0 segnalato che i costi della proiezione militare nel Golfo sono una variabile politica, non solo strategica. La minaccia di bloccare le esportazioni di diesel americano verso l&#8217;Europa \u00e8 stata ritirata solo dopo l&#8217;accordo G7 di ieri. Questo costituisce il segnale pi\u00f9 eloquente: la Casa Bianca sta usando l&#8217;energia come leva di negoziato con gli alleati europei. Gli alleati europei non hanno gli strumenti per resistere. Il 17% del diesel britannico viene dagli Stati Uniti. Per altri paesi europei le dipendenze sono comparabili o peggiori.<\/p>\n<p>Il timing del rilascio delle riserve strategiche G7 non \u00e8 casuale. Macron ha ospitato la call con una settimana di anticipo rispetto a quando sarebbe stato strettamente necessario. La finestra politica per trovare un accordo con un&#8217;amministrazione americana che entra in campagna elettorale si stava chiudendo. Il rilascio di 100 milioni di barili in quattro mesi \u00e8 una risposta al calendario politico americano, non alle dinamiche del mercato petrolifero.<\/p>\n<p>Il precedente che questo crea \u00e8 pi\u00f9 importante dell&#8217;accordo stesso. Per la prima volta dall&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina nel 2022, le tensioni sulle riserve strategiche energetiche hanno quasi spaccato il G7 lungo una frattura transatlantica. Quella frattura non si \u00e8 chiusa: \u00e8 stata rattoppata con un accordo temporaneo.<\/p>\n<hr>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Petrolio a Tre Cifre e la Volatilit\u00e0 che i Giornali non Raccontano<\/h2>\n<p>Il Brent sopra 100 dollari \u00e8 il dato visibile. Il dato che anticipa i problemi \u00e8 la struttura della curva forward del petrolio: i mercati prezzano un premio di rischio persistente sulle scadenze brevi. Questo segnala che non si aspetta una normalizzazione nei prossimi sei mesi. Questo non \u00e8 speculazione: \u00e8 la sintesi di chi muove capitali reali su scenari reali.<\/p>\n<p>Le valute dei paesi importatori netti di petrolio subiscono pressione deflazionistica sui saldi commerciali. L&#8217;euro ha assorbito parte di questo shock attraverso l&#8217;apprezzamento del dollaro, che rende le importazioni energetiche ancora pi\u00f9 costose per le imprese europee che pagano in valuta locale. La BCE di Lagarde si trova in una posizione scomoda: energia cara alimenta inflazione da costo che non risponde ai tassi. Alzare i tassi ulteriormente comprime la domanda gi\u00e0 debole. Il discorso di Schnabel di gioved\u00ec scorso sulla tecnologia e quello di Lagarde del giorno stesso suggeriscono consapevolezza. Francoforte sta camminando su un crinale stretto.<\/p>\n<p>I premi assicurativi sul trasporto marittimo attraverso il Golfo sono aumentati in modo significativo dall&#8217;inizio del conflitto, con punte di rialzo del 300-400% sulle polizze war risk per le rotte Hormuz-Europa rispetto ai livelli pre-guerra. Questo costo invisibile si distribuisce lungo le catene di fornitura sotto forma di margini compressi, prezzi finali pi\u00f9 alti o clausole di forza maggiore che alcuni fornitori stanno gi\u00e0 invocando.<\/p>\n<p>Sul fronte dello storage petrolifero, il dato del livello delle riserve strategiche europee prima del rilascio concordato ieri rappresenter\u00e0 il nuovo punto di riferimento per valutare la vulnerabilit\u00e0 del continente agli shock successivi.<\/p>\n<hr>\n<h2>Impatto per le Imprese Europee: Quando il Costo dell&#8217;Energia Smette di Essere una Voce e Diventa una Crisi<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> il rilascio G7 delle riserve strategiche riduce il rischio di un picco ulteriore del diesel nelle prossime settimane, ma non lo elimina. Le imprese con contratti di trasporto a prezzo fisso in scadenza tra ottobre e marzo si trovano a dover rinnovare in un contesto in cui i vettori stanno gi\u00e0 inserendo clausole di indicizzazione ai prezzi dell&#8217;energia. Chi non ha ancora rinegoziato quei contratti li rinnover\u00e0 a condizioni peggiori. Le imprese agricole, della logistica e della distribuzione alimentare sono le pi\u00f9 esposte nell&#8217;immediato. Chi lavora con fornitori del Golfo deve verificare adesso, non tra un mese, se le clausole di forza maggiore nei contratti attivi coprono interruzioni di supply chain legate a Hormuz.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> il servizio navetta militare americano attraverso Hormuz \u00e8 politicamente fragile. Se dopo le elezioni di novembre Washington riduce la propria esposizione operativa, la quota del 92% di flusso petrolifero potrebbe scendere significativamente. Le pipeline Saudi-UAE reggerebbero in parte, ma non a sufficienza per compensare. Lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 un petrolio strutturalmente tra 90 e 120 dollari con picchi di volatilit\u00e0 legati agli episodi di escalation in Yemen e alle mosse iraniane sullo Stretto. Le imprese che non hanno gi\u00e0 avviato un processo di hedging sull&#8217;energia si trovano esposte. Quelle che dipendono da sub-fornitori mediorientali o asiatici con rotte che transitano per Bab al-Mandeb devono mappare alternative gi\u00e0 disponibili. Il momento opportuno \u00e8 adesso, non quando il problema si manifesta.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> il vero precedente strutturale \u00e8 la ridefinizione permanente delle rotte energetiche globali. Le pipeline Saudi-UAE che bypassano Hormuz diventeranno probabilmente infrastrutture centrali e non marginali. Saudi Arabia e Emirati usciranno da questa crisi con un potere di negoziato energetico rafforzato, sia verso l&#8217;Asia che verso l&#8217;Europa. La dipendenza europea dal petrolio mediorientale non scomparir\u00e0, ma le catene di fornitura che la gestiscono cambieranno struttura. Le imprese europee che si posizionano oggi come partner commerciali degli Emirati, che stanno attivamente diversificando le proprie infrastrutture di export, entrano in quel ridisegno con un vantaggio di relazione che vale pi\u00f9 di qualsiasi negoziazione spot futura.<\/p>\n<hr>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Logistica e trasporto merci.<\/strong> L&#8217;esposizione \u00e8 diretta e immediata: diesel a 2 sterline al litro in UK, con dinamiche simili in tutta Europa, si traduce in costi operativi che erodono margini gi\u00e0 compressi nel settore. I vettori stradali che non hanno ancora adeguato le proprie tariffe o che hanno contratti pluriennali con clienti industriali si trovano in una morsa tra costi crescenti e ricavi fissi. L&#8217;opportunit\u00e0 meno ovvia \u00e8 nel nearshoring logistico: la crisi di Hormuz sta accelerando la domanda di hub logistici europei e mediterranei come alternativa ai transiti asiatici. Operatori italiani possono posizionarsi come nodi alternativi.<\/p>\n<p><strong>Agroalimentare e distribuzione alimentare.<\/strong> Il diesel \u00e8 il carburante dell&#8217;agricoltura industriale e della catena del freddo. Un rialzo strutturale del 30-40% dei costi energetici rispetto ai livelli pre-guerra colpisce i margini di produttori e distributori in modo asimmetrico: i grandi gruppi hanno strumenti di hedging, le PMI no. Il settore ortofrutticolo e quello dei prodotti freschi, dove i margini operativi sono storicamente nell&#8217;ordine del 2-4%, non pu\u00f2 assorbire questo shock senza trasferirlo a valle. L&#8217;opportunit\u00e0 \u00e8 nella differenziazione verso mercati premium dove il prezzo regge l&#8217;incremento dei costi.<\/p>\n<p><strong>Manifatturiero con fornitori o clienti nel Golfo.<\/strong> Chi compra materie prime o componenti da fornitori con sede in UAE, Arabia Saudita o paesi dell&#8217;area, o chi esporta macchinari e beni strumentali verso quei mercati, deve fare i conti con due variabili simultanee: lead time pi\u00f9 lunghi e incerti, e war risk premium che i fornitori stanno iniziando a scaricare sui prezzi. L&#8217;opportunit\u00e0 meno evidente sta nel fatto che gli Emirati stanno investendo massicciamente nell&#8217;infrastruttura pipeline e nella capacit\u00e0 di raffinazione per diventare il hub energetico alternativo al Golfo: chi si posiziona come fornitore di tecnologia e servizi per quella diversificazione infrastrutturale entra in un mercato con domanda strutturale, non ciclica.<\/p>\n<p><strong>Chimica e plastica.<\/strong> Il petrolio sopra 100 dollari cambia la struttura dei costi delle materie prime derivate dagli idrocarburi. Per le imprese chimiche e plastiche europee, gi\u00e0 sotto pressione per la competizione con i produttori asiatici a costi energetici pi\u00f9 bassi, questo rappresenta un deterioramento competitivo aggiuntivo. Il rischio non sta solo nei costi diretti, ma nella capacit\u00e0 di traslare l&#8217;aumento sui clienti finali in un mercato europeo dove la domanda \u00e8 debole.<\/p>\n<hr>\n<h2>Rischi da Monitorare: Le Tre Trappole nei Prossimi Mesi<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio. Collasso del servizio navetta post-midterm:<\/strong> il sistema che garantisce oggi il 92% del flusso petrolifero \u00e8 politicamente dipendente dalla Casa Bianca. Dopo le elezioni di novembre, la pressione interna americana a ridurre l&#8217;esposizione militare nel Golfo potrebbe aumentare, specialmente se i costi umani del servizio navetta diventano un tema politico. Un ridimensionamento anche parziale di quella protezione non si tradurrebbe immediatamente in un blocco totale, ma farebbe salire i premi di rischio e renderebbe pi\u00f9 frequenti gli episodi di interruzione della fornitura.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio. Consolidamento Houthi a Bab al-Mandeb:<\/strong> il bypass via pipeline Saudi-UAE verso il Mar Rosso \u00e8 la valvola di sicurezza del sistema attuale. Se i Houthi prendono il controllo completo di Taiz e consolidano la loro posizione sull&#8217;ingresso al Mar Rosso, quella valvola si chiude. Il G7 non ha riserve strategiche sufficienti per coprire uno shock combinato su entrambe le strozzature. Gli 80 combattenti morti nelle ultime ore in Yemen non sono un dato di cronaca: sono il termometro di un fronte che si sta muovendo.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio. Escalation iraniana sullo Stretto come risposta al blocco economico:<\/strong> le petroliere iraniane bloccate al largo dello Sri Lanka rappresentano un danno economico strutturale per Teheran. Una risposta di escalation sullo Stretto, con attacchi pi\u00f9 aggressivi al servizio navetta americano o con mine marittime, \u00e8 uno strumento che l&#8217;Iran ha dimostrato di saper usare. Se quella risposta arrivasse in un momento di debolezza politica americana, il mercato si troverebbe senza rete di sicurezza.<\/p>\n<hr>\n<h2>Domande e Risposte Strategiche<\/h2>\n<p><strong>Come posso proteggere la mia supply chain dai rischi di Hormuz?<\/strong> Inizia mappando adesso quali fornitori e clienti dipendono da rotte attraverso il Golfo. Per ogni dipendenza, identifica un fornitore alternativo o una rotta alternativa documentata. Se non esiste alternativa, negozia clausole di forza maggiore chiare nei tuoi contratti o inserisci clausole di indicizzazione energetica. Non aspettare che il problema materializzi.<\/p>\n<p><strong>Il rilascio G7 di 100 milioni di barili risolve il problema?<\/strong> No. Il rilascio \u00e8 un cuscinetto tattico che riduce il rischio di uno shock nei prossimi 4 mesi, ma non affronta il problema strutturale: il sistema che garantisce il flusso attraverso Hormuz \u00e8 politicamente instabile e militarmente insostenibile nel lungo termine. Il prezzo del petrolio rimarr\u00e0 strutturalmente pi\u00f9 alto di prima della guerra.<\/p>\n<p><strong>Cosa significa per il mio settore un petrolio a 100-120 dollari permanente?<\/strong> Dipende dal tuo settore, ma la regola \u00e8 questa: se il diesel rappresenta pi\u00f9 del 5% dei tuoi costi operativi e non hai ancora hedgato quella esposizione, devi farlo adesso. Se dipendi da sub-fornitori mediorientali o asiatici, devi iniziare a cercarne di europei o nearshoring. Se lavori con contratti a prezzo fisso di lunga durata, quegli asset diventano vulnerabili a meno che non sia stato negoziato un meccanismo di rinegoziazione.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 l&#8217;opportunit\u00e0 che nessuno vede in questa crisi?<\/strong> Gli Emirati Arabi Uniti. Abu Dhabi e Dubai non stanno solo sostituendo Hormuz: stanno costruendo l&#8217;infrastruttura per diventare il hub energetico dell&#8217;era post-Hormuz. Quella costruzione richiede ingegneria, tecnologia, macchinari, sistemi di controllo, servizi professionali. Le PMI italiane che si posizionano oggi come partner degli Emirati in questa fase di espansione non stanno inseguendo un&#8217;opportunit\u00e0 congiunturale. Stanno entrando in un mercato che si sta strutturando per i prossimi vent&#8217;anni.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che vedo in questa crisi non \u00e8 un conflitto energetico. \u00c8 la prima dimostrazione reale di come la geopolitica del petrolio nel XXI secolo sia fondamentalmente diversa da quella del XX: non \u00e8 pi\u00f9 controllata dalle majors petrolifere o dall&#8217;OPEC, ma da chi controlla fisicamente le rotte navali. Iran ha perso la guerra sul campo, ma sta vincendo la guerra delle rotte.<\/p>\n<p>Il punto che mi sembra sistematicamente sottovalutato \u00e8 questo: l&#8217;Europa non ha una politica energetica, ha una dipendenza energetica che cerca di mascherare da politica. L&#8217;accordo G7 di ieri \u00e8 stato possibile perch\u00e9 Macron ha convinto Trump a non bloccare le esportazioni di diesel americano verso l&#8217;Europa. Tradotto: la sicurezza energetica europea dipende dall&#8217;umore politico di un presidente americano a due settimane dalle elezioni di midterm. Questa non \u00e8 una posizione strategica. \u00c8 la posizione di chi non ha costruito alternative.<\/p>\n<p>Detto questo, quello che trovo interessante, guardando questa crisi dal punto di vista delle PMI italiane, \u00e8 che esiste un&#8217;opportunit\u00e0 reale negli Emirati Arabi Uniti che la maggior parte degli imprenditori non ha ancora inquadrato correttamente. Abu Dhabi e Dubai non stanno solo sostituendo Hormuz con le pipeline: stanno costruendo l&#8217;infrastruttura per diventare il hub energetico e commerciale dell&#8217;era post-Hormuz. Quella costruzione richiede ingegneria, tecnologia, macchinari, sistemi di controllo, servizi professionali. Queste sono cose che le PMI italiane sanno fare.<\/p>\n<p>La lezione operativa \u00e8 semplice ma richiede una decisione: le imprese italiane che si posizionano oggi come partner degli Emirati in questa fase di espansione infrastrutturale non stanno inseguendo un&#8217;opportunit\u00e0 congiunturale. Stanno entrando in un mercato che si sta strutturando per i prossimi vent&#8217;anni. Chi arriva dopo che il mercato si \u00e8 strutturato negozia da posizione di debolezza.<\/p>\n<hr>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte Hormuz\/Iran:<\/strong> il ritmo degli attacchi alle navi nel servizio navetta americano, in particolare se aumentano in frequenza o intensit\u00e0 nelle settimane pre-midterm; i movimenti delle petroliere iraniane bloccate al largo dello Sri Lanka; qualsiasi dichiarazione iraniana sui termini per un alleggerimento del blocco.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte Yemen\/Bab al-Mandeb:<\/strong> l&#8217;evoluzione dei combattimenti intorno a Taiz nelle prossime 72 ore; la risposta militare saudita all&#8217;avanzata Houthi; eventuali nuovi attacchi Houthi alle rotte nel Mar Rosso, che segnalerebbero un cambio tattico verso la strozzatura meridionale.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> il prezzo del Brent nel range 95-110 dollari come zona di stabilit\u00e0 relativa; qualsiasi superamento di 115 dollari come segnale di nuovo stress; la struttura della curva forward del petrolio per capire se il mercato prezza un rientro o una persistenza; i war risk premium sulle polizze marittime per le rotte del Golfo.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte G7\/politica energetica:<\/strong> le dichiarazioni dell&#8217;amministrazione Trump sulle esportazioni di diesel nelle settimane pre-midterm; le mosse della BCE sui tassi nel contesto di inflazione da costo energetico; le decisioni del Consiglio direttivo BCE del 2 ottobre su politica monetaria e comunicazioni sul rischio energetico.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte UAE\/pipeline:<\/strong> i volumi di transito via pipeline Saudi Aramco verso il Mar Rosso e UAE verso il Golfo di Oman; eventuali annunci di espansione di capacit\u00e0 infrastrutturale da parte di ADNOC o Saudi Aramco, che darebbero la misura di quanto Abu Dhabi stia puntando su questa trasformazione.<\/p>\n<hr>\n<h2>Il Costo che Non Appare in Nessun Bilancio<\/h2>\n<p>Le petroliere iraniane ancorate al largo di Colombo sono un&#8217;immagine che rester\u00e0 nella memoria visiva di questa crisi, come fu la coda alle stazioni di servizio nel 1973. Ma il parallelismo con gli anni Settanta che MarketWatch ha sollevato ieri cattura solo met\u00e0 della realt\u00e0. Quella sensazione che si stia riaprendo un playbook di cinquant&#8217;anni fa \u00e8 parziale.<\/p>\n<p>La differenza \u00e8 che nel 1973 lo shock era esogeno, arrivava da fuori e colpiva un sistema altrimenti funzionante. Quello che sta succedendo oggi \u00e8 diverso: il sistema \u00e8 stato ridisegnato strutturalmente. Alcune rotte, alcune dipendenze, alcune supply chain che sembravano permanenti non lo sono pi\u00f9. Il servizio navetta americano attraverso Hormuz potrebbe durare ancora sei mesi o potrebbe durare sei settimane: nessuno lo sa. Il mercato lo prezza con un premio di incertezza che si distribuisce silenziosamente lungo tutta la catena del valore.<\/p>\n<p>Per un imprenditore italiano, questo significa una cosa concreta: ogni contratto di fornitura con clausole di prezzo fisso sull&#8217;energia \u00e8 un rischio. Ogni accordo logistico senza indicizzazione rappresenta un&#8217;esposizione. Ogni dipendenza da sub-fornitori che transitano per il Golfo senza un piano alternativo documentato \u00e8 un problema non ancora visibile nei bilanci.<\/p>\n<p>La crisi di Hormuz non \u00e8 un problema di sicurezza internazionale da seguire sui giornali. \u00c8 un problema di costo variabile non coperto che il tuo CFO non ha ancora inserito nei modelli. La domanda rilevante \u00e8 quando lo fa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Fatto in Numeri: La Mappa Energetica che si sta Riscrivendo in Tempo Reale Prima dell&#8217;attacco americano-israeliano all&#8217;Iran, avviato a febbraio 2026, il Brent si aggirava intorno a 70 dollari al barile. Oggi quota stabilmente sopra 100 dollari. 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