{"id":1338,"date":"2026-10-06T19:03:58","date_gmt":"2026-10-06T18:03:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/mar-rosso-e-costi-logistici-cosa-cambia-per-le-aziende"},"modified":"2026-10-06T19:30:04","modified_gmt":"2026-10-06T18:30:04","slug":"mar-rosso-e-costi-logistici-cosa-cambia-per-le-aziende","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/mar-rosso-e-costi-logistici-cosa-cambia-per-le-aziende","title":{"rendered":"Mar Rosso e costi logistici: cosa cambia per le aziende"},"content":{"rendered":"<h2>Rubrica: Finanza, Potere &#038; Decisioni<\/h2>\n<p>Bab el-Mandeb, 6 ottobre 2026. Le forze governative yemenite sostenute da Riad avanzano verso nord lungo la costa del Mar Rosso. I video diffusi dall&#8217;esercito saudita mostrano colonne blindate che scorrono attraverso le posizioni conquistate nelle ultime 48 ore, mentre un&#8217;agenzia di stampa controllata dagli Houthi nega ogni progresso nemico. Due narrazioni opposte, stesso teatro, posta identica: il controllo dello stretto che muove il 12% del commercio marittimo mondiale.<\/p>\n<p><strong>Non \u00e8 una guerra civile yemenita. \u00c8 il primo test operativo della nuova dottrina americana: lasciare che gli alleati facciano il lavoro pesante mentre Washington fornisce l&#8217;intelligenza, i missili guidati di precisione e la copertura diplomatica.<\/strong><\/p>\n<p>Per chi segue le rotte commerciali dalla poltrona del CFO o dalla scrivania dell&#8217;export manager, la distinzione conta pi\u00f9 di qualsiasi aggiornamento sui fondamentali di mercato. Una crisi gestita da attori regionali competenti e coordinati \u00e8 un rischio di natura completamente diversa rispetto a un&#8217;escalation diretta tra potenze. Chi capisce questa differenza pu\u00f2 ridisegnare la propria esposizione logistica. Chi si ferma al titolo del giornale aspetta che il problema arrivi alla fattura del freight forwarder.<\/p>\n<p>Nelle ultime ore si sta componendo un puzzle che ridisegna i rapporti di forza in Medio Oriente in modo strutturalmente pi\u00f9 stabile di quanto sembri. La coalizione islamica (Arabia Saudita, Pakistan, Turchia) e la coalizione abramitica (UAE, Israele, con India e Grecia sullo sfondo) stanno coordinandosi su un obiettivo condiviso, nonostante le profonde divisioni su tutto il resto. La vera partita non \u00e8 Yemen. \u00c8 chi eredita il vuoto lasciato dall&#8217;asse iraniano in contrazione.<\/p>\n<h2>Il Fatto in Numeri: Cosa Sta Accadendo allo Stretto<\/h2>\n<p>Bab el-Mandeb \u00e8 uno stretto di 29 chilometri che separa lo Yemen dalla costa africana di Gibuti. Attraverso di esso transitano circa 6,2 milioni di barili di petrolio al giorno, insieme a container per un valore stimato di oltre 1.000 miliardi di dollari annui di merce in transito. Secondo i dati del Energy Information Administration aggiornati al 2025, \u00e8 il quarto collo di bottiglia energetico pi\u00f9 importante al mondo dopo Hormuz, Malacca e il Canale di Suez.<\/p>\n<p>Dal 2023, gli attacchi Houthi alle navi commerciali nel Mar Rosso hanno aumentato i costi assicurativi sul corridoio Suez-Asia di un fattore compreso tra 5x e 8x rispetto ai livelli pre-crisi, secondo le stime di Lloyd&#8217;s Market Association. Molte compagnie di navigazione hanno scelto il rerouting verso Capo di Buona Speranza, aggiungendo mediamente 10-14 giorni di navigazione e un sovrapprezzo stimato tra 500.000 e 800.000 dollari a viaggio per le navi portacontainer di grande stazza.<\/p>\n<p>Le forze governative yemenite stanno ora riportando di aver riconquistato posizioni strategiche nelle immediate vicinanze di Bab el-Mandeb e di stare avanzando verso Mocha, porto storicamente significativo lungo la costa occidentale yemenita. Parallelamente, il vertice della difesa della Mecca ha formalizzato ieri l&#8217;adesione di Pakistan e Turchia a un quadro di supporto militare comune a fianco dell&#8217;Arabia Saudita. Il vice presidente degli UAE ha visitato Riad la settimana scorsa accompagnato da delegazioni dei servizi di intelligence, pochi giorni prima del lancio dell&#8217;offensiva.<\/p>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Timing Non \u00c8 Casuale<\/h2>\n<p>L&#8217;offensiva yemenita di questi giorni arriva in un momento preciso della stagione geopolitica mediorientale, e il timing non \u00e8 casuale. L&#8217;asse iraniano ha subito negli ultimi dodici mesi una serie di arretramenti significativi: indebolimento della capacit\u00e0 missilistica di Hezbollah, riduzione della proiezione di forza in Siria, pressione economica interna crescente. La finestra per un&#8217;operazione militare efficace contro gli Houthi si apre quando il patron perde la capacit\u00e0 di rifornire, coprire e contrattaccare.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un secondo fattore di timing, altrettanto rilevante per chi fa business: la nuova dottrina americana dell&#8217;offshore balancing, segnalata in modo coerente sia in Medio Oriente che in Europa. Washington vuole ridurre la propria esposizione operativa diretta, ma non intende abbandonare i propri interessi strategici. Il modello che sta testando in Yemen \u00e8 esattamente questo: intelligence, PGM, supporto CENTCOM, ma nessuna presenza di combattimento americana. Se funziona qui, questo schema verr\u00e0 replicato.<\/p>\n<p>L&#8217;accordo di Mecca di ieri rappresenta la prima formalizzazione pubblica di questa architettura regionale post-americana, con attori che fino a sei mesi fa erano su sponde opposte della stessa scacchiera. Il fatto che UAE e Arabia Saudita stiano coordinando dopo mesi di tensioni aperte su Yemen, e che Turchia e Pakistan si stiano allineando con Riad, segnala che l&#8217;interesse comune di contenere l&#8217;influenza iraniana ha momentaneamente prevalso sulle rivalit\u00e0 regionali. Questo \u00e8 un precedente strutturale, non un&#8217;anomalia tattica.<\/p>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Volatilit\u00e0 Contenuta ma Segnale Sottile<\/h2>\n<p>La prima reazione dei mercati nelle ultime ore \u00e8 stata, sorprendentemente, di volatilit\u00e0 contenuta. Il Brent si muove in un range ristretto attorno ai livelli della settimana scorsa, con movimenti intraday inferiori al 2%. Il segnale non \u00e8 quello che ci si aspetterebbe da un&#8217;operazione militare su uno dei choke point energetici pi\u00f9 critici al mondo.<\/p>\n<p>La lettura corretta \u00e8 che i mercati stanno prezzando la direzione dell&#8217;operazione come favorevole alla stabilizzazione del corridoio, non come ulteriore elemento di destabilizzazione. Quando i prezzi del petrolio non salgono nonostante le notizie di combattimenti vicino a Bab el-Mandeb, significa che gli operatori professionali stanno valutando lo scenario come netto positivo rispetto allo status quo degli Houthi che controllavano lo stretto.<\/p>\n<p>La volatilit\u00e0 implicita sui contratti di trasporto marittimo per il corridoio Mar Rosso-Suez \u00e8 invece ancora elevata, e questo \u00e8 il dato che anticipa i problemi prima che appaiano sulle fatture. I premi assicurativi sul corridoio non sono ancora tornati ai livelli pre-2023. Il mercato sta aspettando conferme operative, non annunci militari. Serviranno settimane, non giorni, prima che eventuali miglioramenti nella sicurezza dello stretto si traducano in riduzioni dei costi logistici per le aziende che spediscono merci verso Asia e Golfo.<\/p>\n<p>L&#8217;oro mantiene il suo livello da flight-to-safety recente, segnalando che l&#8217;incertezza strutturale non \u00e8 scomparsa. Il dollaro si muove lateralmente. Gli spread sul debito sovrano dei paesi del Golfo sono stabili. In sintesi, il mercato vede un miglioramento tattico, ma non ha ancora modificato il proprio giudizio strutturale sul rischio della regione.<\/p>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane: Tre Orizzonti<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> le imprese che hanno gi\u00e0 ridirezionato le proprie supply chain via Capo di Buona Speranza non devono fare nulla di precipitoso. Il costo di un rerouting affrettato in direzione inversa, se le operazioni militari dovessero incontrare ostacoli nelle prossime settimane, supera i benefici di un ritorno anticipato sul corridoio Suez. Il rischio imminente \u00e8 invece per chi sta negoziando contratti di fornitura con clausole di consegna CIF su rotte che attraversano il Mar Rosso: inserire clausole di forza maggiore o di rinegoziazione legata a eventi di sicurezza marittima \u00e8 una precauzione che va fatta adesso, prima che il contratto sia firmato.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> lo scenario pi\u00f9 probabile, se l&#8217;offensiva yemenita continua a progredire, \u00e8 una progressiva riduzione dei premi assicurativi sul corridoio Suez e un parziale ritorno del traffico marittimo verso la rotta storica. Le aziende che sopravvivono bene in questo scenario sono quelle che hanno mantenuto flessibilit\u00e0 contrattuale con i propri carrier, evitando di bloccarsi su tariffe via Capo di Buona Speranza per periodi superiori a sei mesi. Chi ha firmato contratti pluriennali su quella rotta alternativa si trover\u00e0 a pagare un sovrapprezzo rispetto al mercato spot nel momento in cui il Mar Rosso si riaprir\u00e0 progressivamente. La preparazione giusta \u00e8 un piano di migrazione logistica con due o tre scenari gi\u00e0 definiti, non una reazione improvvisata.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> il precedente strutturale che si sta costruendo in questi giorni \u00e8 pi\u00f9 importante della crisi in corso. Se l&#8217;architettura di sicurezza regionale basata su coalizioni locali e supporto americano indiretto dimostrer\u00e0 di funzionare in Yemen, diventer\u00e0 il modello per gestire future crisi in tutta l&#8217;area. Per le imprese europee, questo significa che il costo politico dell&#8217;accesso ai mercati del Golfo aumenter\u00e0: chi vuole operare in Arabia Saudita, UAE, Oman dovr\u00e0 progressivamente dimostrare di essere un partner affidabile anche nell&#8217;ecosistema di sicurezza regionale, non solo un fornitore commerciale. La distinzione tra business puro e posizionamento geopolitico tende a ridursi nei mercati dove la sicurezza \u00e8 ancora una variabile non risolta.<\/p>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Manifatturiero export-dipendente verso Asia.<\/strong> Le aziende del made in Italy che esportano verso Giappone, Corea del Sud, Cina attraverso il canale di Suez sono quelle che hanno assorbito di pi\u00f9 l&#8217;aumento dei costi di freight degli ultimi due anni. Un miglioramento della sicurezza a Bab el-Mandeb si traduce direttamente in un recupero di margine, a condizione che i loro contratti con i carrier prevedano clausole di aggiustamento. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 che chi ha mantenuto buone relazioni con gli spedizionieri durante la crisi, onorandone i vincoli operativi, avr\u00e0 ora un vantaggio negoziale nella ridiscussione delle tariffe.<\/p>\n<p><strong>Energia e downstream.<\/strong> Le raffinerie e i trader di prodotti petroliferi che operano nei mercati europei saranno i primi beneficiari di una normalizzazione dei flussi energetici attraverso il Mar Rosso. Ma l&#8217;esposizione meno evidente riguarda le PMI che producono componenti per l&#8217;industria petrolifera saudita e degli Emirati: un&#8217;Arabia Saudita militarmente pi\u00f9 sicura e con meno pressione Houthi sulle proprie infrastrutture energetiche \u00e8 un&#8217;Arabia Saudita che torna a pianificare investimenti di espansione. Vision 2030 ha bisogno di forniture industriali, e il settore italiano dei beni strumentali e dell&#8217;impiantistica \u00e8 posizionato bene, a patto di avere gi\u00e0 un presidio locale.<\/p>\n<p><strong>Logistica e intermodale.<\/strong> Gli operatori logistici italiani e le aziende che hanno investito in capacit\u00e0 di freight forwarding verso il Golfo hanno davanti una finestra interessante: chi \u00e8 gi\u00e0 presente con strutture operative a Dubai, Gedda o Muscat pu\u00f2 posizionarsi come hub di redistribuzione nel momento in cui i flussi riprenderanno attraverso Suez. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 che la disruption degli ultimi due anni ha ridisegnato alcune catene logistiche in modo permanente, creando spazi per operatori regionali specializzati che le grandi compagnie di navigazione non riescono a coprire con la stessa agilit\u00e0.<\/p>\n<h2>Rischi da Monitorare: Tre Scenari che Possono Invertire la Direzione<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio: Controffensiva missilistica.<\/strong> Gli Houthi dispongono ancora di capacit\u00e0 missilistica balistiche significative, parzialmente intatte. Un attacco riuscito contro infrastrutture energetiche saudite di grande visibilit\u00e0 potrebbe invertire rapidamente la narrativa dell&#8217;offensiva in corso. Il meccanismo \u00e8 quello del precedente: se gli Houthi dimostrano di poter colpire ancora Aramco o le sue infrastrutture portuali, i mercati energetici risponderanno con un&#8217;impennata dei premi di rischio che annuller\u00e0 i benefici tattici sul terreno.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio: Frammentazione della coalizione.<\/strong> La convergenza tra UAE e Arabia Saudita \u00e8 reale ma fragile. I due paesi continuano ad avere interessi divergenti nel sud dello Yemen, dove le forze del Consiglio di Transizione del Sud (allineate con Abu Dhabi) controllano Aden e aree circostanti. Se l&#8217;avanzata verso nord produrr\u00e0 tensioni sulla ripartizione del controllo territoriale post-conflitto, la coalizione potrebbe incepparsi proprio nel momento in cui avrebbe bisogno di massima coesione per affrontare la fase due verso Hodeidah.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio: Risposta iraniana indiretta.<\/strong> Teheran non \u00e8 ancora fuori gioco. La perdita di Bab el-Mandeb come leva strategica potrebbe spingere l&#8217;Iran a intensificare la pressione attraverso altri vettori, incluso un aumento della tensione nello Stretto di Hormuz o un&#8217;accelerazione del programma nucleare come merce di scambio negoziale. Questo \u00e8 il rischio che preoccupa di pi\u00f9 i Sauditi quando chiedono a Washington supporto attivo per neutralizzare i lanciatori di missili balistici: perch\u00e9 un Iran che perde Yemen non si ferma, ridiriziona.<\/p>\n<h2>Domande e Risposte: Cosa Devi Sapere Adesso<\/h2>\n<p><strong>Quando i costi logistici inizieranno a diminuire davvero?<\/strong> I premi assicurativi War Risk richiedono settimane di stabilit\u00e0 operativa per ridursi significativamente. Aspettati un primo miglioramento sensibile solo dopo la caduta di Mocha e il controllo consolidato del corridoio per almeno tre-quattro settimane consecutive. Prima di allora, gli spedizionieri manterranno cautelativamente i sovraprezzi.<\/p>\n<p><strong>Conviene rientrare subito sul Mar Rosso o aspettare?<\/strong> Non conviene rientrare subito. Il costo di un double rerouting supera il risparmio di alcuni giorni di navigazione. La scelta intelligente \u00e8 mantenere flessibilit\u00e0 contrattuale e rientrare progressivamente quando i premi assicurativi scendono sotto i 2-2,5 punti percentuali del valore della merce, indicatore che il mercato ha integrato la stabilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Quale settore italiano avr\u00e0 pi\u00f9 vantaggi dalla riapertura?<\/strong> Il settore del manifatturiero export-dipendente verso Asia con margini sensibili al costo logistico (automotive, food processing, macchinari). Chi esporta merce deperibile o stagionale beneficia ancora di pi\u00f9 perch\u00e9 per questa merce la compressione dei tempi di transito ha valore aggiunto diretto sulla qualit\u00e0 del prodotto.<\/p>\n<p><strong>Cosa deve fare una PMI italiana che non ha ancora una presence nel Golfo?<\/strong> Questo \u00e8 il momento critico per costruirne una. Non necessariamente con investimenti di capital, ma con partnership locali strutturate e non episodiche. Chi aspetta un altro anno pagher\u00e0 prezzi di accesso significativamente superiori quando la stabilit\u00e0 del Mar Rosso avr\u00e0 ridotto l&#8217;appeal relativo delle alternative logistiche.<\/p>\n<p><strong>Quale indicatore monitorare per capire se l&#8217;offensiva procede secondo piano?<\/strong> Il War Risk premium sul corridoio Mar Rosso-Suez pubblicato da Lloyd&#8217;s con aggiornamento settimanale. Quando scende sotto il livello pre-2023 con continuit\u00e0, significa che il mercato ha integrato il successo operativo e la situazione \u00e8 irreversibile. Fino allora, ogni rimbalzo del premio sopra il 3% \u00e8 segnale di temporeggiamento.<\/p>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che mi colpisce, guardando questa crisi dall&#8217;angolo che interessa alle imprese, \u00e8 la velocit\u00e0 con cui l&#8217;Europa \u00e8 passata da osservatore a irrilevante nel teatro che considera il proprio cortile mediterraneo allargato.<\/p>\n<p>L&#8217;accordo di Mecca di ieri non ha firmatari europei. La coalizione abramitica che include UAE, Israele e India, con la Grecia come interlocutore periferico, non ha una componente italiana o tedesca o francese. CENTCOM coordina con Riad, ma non c&#8217;\u00e8 un equivalente europeo al tavolo. Questo non \u00e8 solo un problema di politica estera: \u00e8 un problema di accesso commerciale che si manifester\u00e0 nei prossimi anni in modo molto pi\u00f9 concreto di quanto i policy maker europei sembrino comprendere.<\/p>\n<p>La vera partita che si sta giocando in Yemen non \u00e8 militare. \u00c8 la ridefinizione di chi ha voce in capitolo nella governance della sicurezza regionale, e quindi chi sar\u00e0 considerato un partner strategico affidabile dai paesi del Golfo nei prossimi dieci anni. L&#8217;Arabia Saudita che emerge da questa crisi con le sue ambizioni di Vision 2030 intatte e con un corridoio energetico pi\u00f9 sicuro \u00e8 un&#8217;Arabia Saudita che sceglier\u00e0 i propri partner industriali anche in base alla loro coerenza geopolitica, non solo alla qualit\u00e0 del prodotto.<\/p>\n<p>Per gli imprenditori italiani che operano o vogliono operare nei mercati del Golfo, la lezione operativa \u00e8 questa: la finestra di accesso privilegiato basata sul solo appeal del made in Italy si sta restringendo. Non perch\u00e9 il prodotto italiano valga meno, ma perch\u00e9 i nostri interlocutori stanno costruendo relazioni sempre pi\u00f9 dense con altri attori che portano al tavolo non solo merci ma anche capacit\u00e0, investimenti e allineamento strategico. Muoversi adesso, con una presenza strutturata e non episodica, non \u00e8 una scelta di crescita. \u00c8 una scelta di permanenza.<\/p>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte yemenita:<\/strong> avanzata delle forze governative verso Mocha e successivamente verso Hodeidah. Quest&#8217;ultima \u00e8 il porto attraverso cui passa l&#8217;80% delle importazioni umanitarie yemenite e una quota significativa delle rifornimenti Houthi. La sua caduta cambierebbe le regole del gioco in modo definitivo.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte della coalizione:<\/strong> dichiarazioni di UAE e Arabia Saudita sulla gestione del territorio liberato, in particolare riguardo al ruolo del Consiglio di Transizione del Sud. Tensioni su questo punto sarebbero il primo segnale di frammentazione.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> premi assicurativi War Risk sul corridoio Mar Rosso-Suez (aggiornamento settimanale Lloyd&#8217;s), tariffe spot container Asia-Europa, movimento del Brent in caso di escalation missilistica Houthi verso infrastrutture saudite.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte diplomatico americano:<\/strong> dichiarazioni di CENTCOM e del Dipartimento di Stato sull&#8217;entit\u00e0 del supporto nella fase due dell&#8217;offensiva. Se Washington autorizzasse supporto attivo alla neutralizzazione dei lanciatori missilistici Houthi, sarebbe il segnale che l&#8217;escalation \u00e8 gestita e l&#8217;operazione procede secondo piano.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte iraniano:<\/strong> qualsiasi movimento sulla questione nucleare o sull&#8217;attivit\u00e0 navale nel Golfo Persico nelle prossime settimane andr\u00e0 letto come risposta indiretta agli eventi yemeniti, non come dinamica autonoma.<\/p>\n<h2>Yemen Non \u00c8 la Fine di Qualcosa. \u00c8 l&#8217;Inizio di una Gerarchia Nuova<\/h2>\n<p>Le forze governative che avanzano lungo la costa del Mar Rosso stanno ridisegnando qualcosa che va molto oltre il conflitto yemenita. Stanno testando, per la prima volta in modo visibile, se l&#8217;architettura di sicurezza del Medio Oriente pu\u00f2 funzionare senza la presenza operativa diretta americana. Se la risposta sar\u00e0 s\u00ec, il mondo che ne uscir\u00e0 avr\u00e0 centri di gravit\u00e0 diversi da quelli con cui le imprese europee hanno imparato a navigare negli ultimi trent&#8217;anni.<\/p>\n<p>Per le PMI italiane che guardano al Golfo come mercato di sbocco o come snodo logistico, il messaggio che arriva da Bab el-Mandeb in queste ore \u00e8 uno solo: la finestra per costruire relazioni strutturate in quella regione non si allarga, si restringe. Ogni mese senza presenza fisica, senza un distributore locale, senza un accordo quadro con un partner sul territorio, \u00e8 un mese regalato a chi ha capito prima dove stava andando la storia.<\/p>\n<p>Il reshoring della sicurezza verso attori regionali non \u00e8 solo una notizia geopolitica: \u00e8 il conto alla rovescia prima che l&#8217;accesso a quei mercati abbia un prezzo che non tutti potranno permettersi di pagare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rubrica: Finanza, Potere &#038; Decisioni Bab el-Mandeb, 6 ottobre 2026. Le forze governative yemenite sostenute da Riad avanzano verso nord lungo la costa del Mar Rosso. I video diffusi dall&#8217;esercito saudita mostrano colonne blindate che scorrono attraverso le posizioni conquistate nelle ultime 48 ore, mentre un&#8217;agenzia di stampa controllata dagli Houthi nega ogni progresso nemico. 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