{"id":1350,"date":"2026-10-08T19:03:54","date_gmt":"2026-10-08T18:03:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/fed-divisa-su-inflazione-cosa-significa-per-le-pmi-italiane"},"modified":"2026-10-08T19:03:54","modified_gmt":"2026-10-08T18:03:54","slug":"fed-divisa-su-inflazione-cosa-significa-per-le-pmi-italiane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/fed-divisa-su-inflazione-cosa-significa-per-le-pmi-italiane","title":{"rendered":"Fed divisa su inflazione: cosa significa per le PMI italiane"},"content":{"rendered":"<p>Istanbul, 8 ottobre 2026. Mentre Christopher Waller sale sul palco dell&#8217;Istanbul Economic Forum per parlare del valore segnaletico delle proiezioni della Fed, a Washington i verbali del Federal Open Market Committee di settembre circolano tra le sale operative delle grandi banche. Il messaggio ufficiale \u00e8 compatto, i tassi devono restare alti. Quello che i verbali rivelano, tra le righe, \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 interessante e pi\u00f9 destabilizzante per chiunque gestisca un&#8217;impresa con esposizione internazionale.<\/p>\n<p><strong>La Fed \u00e8 divisa su ci\u00f2 che conta davvero: se stia combattendo un&#8217;inflazione da offerta, transitoria e gestibile, o un&#8217;inflazione strutturale da domanda che richiede una stretta prolungata e dolorosa. Non \u00e8 una distinzione accademica. \u00c8 la differenza tra un ciclo di tassi che finisce entro diciotto mesi e uno che ridisegna il costo del capitale per un&#8217;intera generazione di imprenditori.<\/strong><\/p>\n<p>Per chi gestisce un&#8217;azienda con clienti esteri, linee di credito in valuta, fornitori americani o semplicemente esposizione ai mercati dei capitali, questo dibattito interno alla Fed non \u00e8 una questione da economisti. \u00c8 il parametro nascosto che determina se il tuo piano finanziario del 2027 regge o collassa.<\/p>\n<p>La vera partita non si gioca sui tassi di ottobre. Si gioca sulla narrativa che prevarr\u00e0 all&#8217;interno del board, e su come quella narrativa filtrer\u00e0 nei mercati dei bond, nelle valute emergenti, e infine nel costo reale di fare business oltre confine.<\/p>\n<h2>Il Fatto in Numeri: La Fed Divisa tra Inflazione da Offerta e Inflazione da Domanda<\/h2>\n<p>I verbali del FOMC di settembre 2026, pubblicati nelle ultime ore, fotografano una banca centrale che condivide la direzione ma non la diagnosi. Tutti i membri concordano che i tassi debbano restare in territorio restrittivo. Le divisioni emergono sul perch\u00e9, e questa differenza non \u00e8 semantica.<\/p>\n<p>Una parte del board legge i dati attuali come uno shock da offerta, principalmente energetico, che giustifica una postura prudente ma non aggressiva. L&#8217;altra fazione vede segnali di inflazione da domanda strutturale, alimentata da un mercato del lavoro che, pur mostrando moderazione, non si \u00e8 ancora raffreddato abbastanza.<\/p>\n<p>I numeri sul tavolo: la crescita dei salari a settembre si \u00e8 fermata allo 0,1% mensile, un dato coerente con l&#8217;obiettivo di inflazione del 2%. Le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione restano sotto quota 200.000, un livello che non si vedeva dal 1969 in termini storici, considerando che allora la forza lavoro era una frazione di quella attuale. Il modello GDPNow della Fed di Atlanta ha rivisto al ribasso la stima di crescita del PIL del terzo trimestre 2026 da 5,1% a 3,7%, ancora un numero robusto ma in discesa.<\/p>\n<p>I rendimenti del Treasury decennale sono saliti di circa 130 punti base rispetto ai minimi di febbraio 2026. La componente prevalente di questo movimento \u00e8 nei tassi reali, non nelle aspettative di inflazione, il che suggerisce che i mercati stiano prezzando una crescita nominale sostenuta pi\u00f9 che un disancoraggio delle aspettative.<\/p>\n<p>L&#8217;inflazione dei servizi, escluso il settore abitativo, quella che la Fed chiama &#8220;supercore&#8221; e considera il termometro pi\u00f9 fedele della domanda interna, mostra una correlazione stretta con la crescita salariale. Se i salari si moderano, questa componente dovrebbe seguire. Ma il mercato dei servizi americano ha rallentato in settembre con pressioni sui costi che accelerano al ritmo pi\u00f9 alto degli ultimi quattro anni. Il dato che conta nelle prossime settimane \u00e8 l&#8217;IPC e l&#8217;IPP di ottobre, attesi la settimana prossima.<\/p>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Timing Non \u00e8 Casuale<\/h2>\n<p>Questo dibattito interno alla Fed emerge oggi per una ragione precisa, il ciclo di rialzi si avvicina alla sua possibile conclusione, e il modo in cui la banca centrale americana gestisce la comunicazione in questa fase determina la volatilit\u00e0 dei prossimi diciotto mesi.<\/p>\n<p>La finestra \u00e8 stretta. La probabilit\u00e0 di un rialzo in ottobre \u00e8 stimata intorno al 20%, con la maggioranza del mercato che scommette su una pausa fino a dicembre. Ma quella pausa non \u00e8 neutra. \u00c8 il momento in cui i mercati obbligazionari si posizionano, le valute dei mercati emergenti respirano o affogano, e le imprese europee che operano in dollari o con materie prime prezzate in dollari ricalcolano i propri margini.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un precedente strutturale che conta. Dopo la crisi finanziaria globale del 2008, la Fed ha mantenuto tassi vicino allo zero per quasi un decennio, creando un&#8217;anomalia che ha distorto il costo del capitale a livello globale. Il rialzo che stiamo vivendo dal 2022 in avanti non \u00e8 solo una risposta all&#8217;inflazione. \u00c8, nella lettura pi\u00f9 convincente, una normalizzazione strutturale. Chi si posiziona come se fosse un episodio temporaneo destinato a rientrare presto commette un errore di framing che pu\u00f2 costare anni di margine.<\/p>\n<p>Il discorso di Waller a Istanbul oggi non \u00e8 casuale nel timing. La Fed parla a Istanbul perch\u00e9 i mercati emergenti, la Turchia inclusa, sono i primi ad assorbire le conseguenze delle decisioni americane. E chi esporta in quei mercati sa gi\u00e0 cosa significa un dollaro forte prolungato sul potere d&#8217;acquisto dei propri clienti.<\/p>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Tassi Reali, Dollaro e Volatilit\u00e0 Asimmetrica<\/h2>\n<p>Il segnale pi\u00f9 rilevante che emerge dai verbali Fed non \u00e8 sul livello dei tassi, ma sulla qualit\u00e0 del movimento dei rendimenti. L&#8217;aumento di 130 punti base nel Treasury decennale \u00e8 guidato dai tassi reali, non dall&#8217;inflazione attesa. Questa distinzione \u00e8 sottile ma operativamente importante.<\/p>\n<p>Quando i rendimenti salgono per aspettative di inflazione, i mercati azionari reagiscono con volatilit\u00e0 ma le commodity e i mercati emergenti trovano un cuscinetto. Quando salgono per tassi reali, cio\u00e8 per aspettative di crescita nominale sostenuta negli USA, il dollaro si apprezza, il costo del debito nei paesi emergenti aumenta, e i capitali rifluiscono verso asset denominati in dollari. Il risultato per le imprese europee \u00e8 un doppio svantaggio: competono contro produttori americani con costo del capitale crescente, e vedono i propri clienti nei paesi emergenti sotto pressione valutaria.<\/p>\n<p>L&#8217;oro e il petrolio restano strumenti di lettura. Un petrolio alto che non scende nonostante un rallentamento della domanda segnala supply side constraint, non domanda in accelerazione. Questo \u00e8 esattamente il tipo di inflazione da costi che la fazione &#8220;assicurativa&#8221; dentro la Fed vuole gestire con cautela, non con ulteriori strette. Se l&#8217;IPC di ottobre dovesse sorprendere al rialzo per ragioni energetiche, la narrativa interna al board potrebbe spostarsi rapidamente.<\/p>\n<p>La volatilit\u00e0 implicita sulle opzioni sui bond americani \u00e8 il dato da guardare prima che il problema appaia sui giornali generalisti. Un mercato che prezza incertezza sul percorso della Fed \u00e8 un mercato che chiede un premio di rischio maggiore su ogni transazione internazionale.<\/p>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane: Tre Orizzonti<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> Il rischio principale non \u00e8 un altro rialzo della Fed, \u00e8 la permanenza dei tassi alti pi\u00f9 a lungo del previsto. Per le PMI italiane con linee di credito in dollari, lettere di credito, o contratti di fornitura in valuta, ogni mese di dollaro forte erode margini che non sono stati previsti nei budget. Chi ha contratti multi-anno con clienti americani o asiatici deve verificare subito se le clausole valutarie tengono. Chi ha esposizione sui mercati emergenti, dalla Turchia al Brasile, deve monitorare la tenuta delle valute locali: un dollaro forte stringe la liquidit\u00e0 di quei mercati e aumenta il rischio di ritardi nei pagamenti o rinegoziazioni forzate.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> Lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 una Fed ferma fino a dicembre 2026 con un eventuale taglio nel primo trimestre 2027, se i dati salariali e i servizi continuano a moderarsi. In questo scenario, le imprese europee che operano in mercati emergenti dollarizzati hanno una finestra per rinegoziare i termini contrattuali e costruire coperture valutarie prima che i capitali tornino a fluire verso quei mercati. Chi si muove ora, quando la liquidit\u00e0 \u00e8 compressa, ottiene condizioni migliori di chi aspetta il &#8220;momento giusto&#8221;. Il momento giusto in finanza \u00e8 sempre quello in cui i mercati stanno gi\u00e0 festeggiando, e tu arrivi tardi.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> Il precedente strutturale che stiamo vivendo \u00e8 la fine dell&#8217;anomalia dei tassi zero. Se la normalizzazione prosegue, il costo del capitale globale si stabilizza su livelli storicamente normali, intorno al 4-5% in dollari reali. Questo ridisegna la logica di ogni investimento internazionale: progetti che erano profittevoli con costo del denaro vicino a zero non lo sono pi\u00f9. Le imprese europee che si internazionalizzano nei prossimi anni devono costruire modelli di business che reggono a tassi alti, non scommettere sul ritorno del denaro gratis. \u00c8 una differenza strutturale, non congiunturale.<\/p>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Manifatturiero con catene di fornitura USA o dollarizzate.<\/strong> Le imprese che acquistano componenti o materie prime prezzate in dollari e vendono in euro subiscono una compressione di margine silenziosa che non appare nei titoli di giornale ma nei conti economici trimestrali. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta: un dollaro forte rende i prodotti europei relativamente pi\u00f9 competitivi sui mercati asiatici che non hanno legato la propria valuta al dollaro in modo rigido.<\/p>\n<p><strong>Agroalimentare e food export.<\/strong> Questo settore \u00e8 esposto in due direzioni opposte. I costi dell&#8217;energia, componente rilevante della filiera, restano alti. Al tempo stesso, il Made in Italy alimentare beneficia di un euro relativamente debole sul dollaro per le esportazioni verso USA e paesi del Golfo. Chi non ha ancora strutturato l&#8217;export verso il mercato americano sta perdendo una finestra competitiva che si chiuder\u00e0 quando il dollaro inizier\u00e0 a cedere.<\/p>\n<p><strong>Infrastrutture finanziarie e fintech.<\/strong> L&#8217;accelerazione della digitalizzazione del sistema bancario europeo, segnalata dal discorso di Cipollone della BCE sull&#8217;euro digitale e dalla tokenizzazione, si scontra con un contesto di tassi alti che comprime i margini delle piattaforme di credito. Le PMI che usano strumenti fintech per gestire pagamenti internazionali devono verificare la solidit\u00e0 dei propri provider in un ambiente di costo del capitale elevato. Il rischio di consolidamenti forzati in quel settore \u00e8 reale.<\/p>\n<p><strong>Real estate e costruzioni con esposizione ai mercati emergenti.<\/strong> Tassi reali alti negli USA drenano capitali dai mercati emergenti. Le imprese italiane di costruzioni, impiantistica o interior design che operano in Turchia, Nord Africa o paesi del Golfo devono considerare che i loro clienti istituzionali potrebbero trovarsi sotto pressione finanziaria nei prossimi trimestri, con ripercussioni sui tempi di pagamento e sulle pipeline di nuovi progetti.<\/p>\n<h2>Rischi da Monitorare: La Fed Tra Tre Fuochi<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio: Sorpresa inflazionistica di ottobre.<\/strong> Se l&#8217;IPC americano della prossima settimana dovesse segnalare un&#8217;accelerazione dell&#8217;inflazione dei servizi, la narrativa interna alla Fed si sposterebbe verso la fazione &#8220;strutturale&#8221;, aumentando la probabilit\u00e0 di un rialzo a ottobre o di un ciclo prolungato. Il meccanismo \u00e8 diretto: aspettative di tassi pi\u00f9 alti per pi\u00f9 tempo rafforzano il dollaro, comprimono i mercati emergenti e aumentano il costo del credito commerciale a livello globale. Per le PMI italiane, si traduce in clienti stranieri con meno liquidit\u00e0 e banche che rivedono le condizioni sulle lettere di credito.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio: Frammentazione della comunicazione Fed.<\/strong> I verbali rivelano che diversi membri hanno chiesto alla Fed di gestire meglio la comunicazione con i mercati in una fase di minor forward guidance. Se la banca centrale americana non riesce a coordinare i messaggi, la volatilit\u00e0 dei bond si trasferisce in volatilit\u00e0 valutaria, e chi ha posizioni aperte su mercati emergenti o contratti in valuta estera si trova a gestire oscillazioni non previste. Il costo dell&#8217;incertezza non \u00e8 visibile a bilancio finch\u00e9 non diventa una perdita realizzata.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio: Effetto K sul consumatore americano.<\/strong> I verbali citano esplicitamente una biforcazione del consumo americano, con i segmenti pi\u00f9 ricchi che beneficiano della crescita dei mercati finanziari e della ricchezza netta delle famiglie, cresciuta di 13 trilioni di dollari nel secondo trimestre 2026, e i segmenti medi e bassi sotto pressione. Per le PMI italiane che esportano beni di consumo verso gli USA, questo significa che il mercato premium regge ma quello mass-market si contrae. Chi non ha posizionato il proprio prodotto nella fascia alta del mercato americano rischia di perdere volumi senza avere le relazioni distributive per spostarsi velocemente.<\/p>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che mi colpisce, leggendo i verbali Fed di settembre, non \u00e8 la divisione in s\u00e9. Le banche centrali sono sempre state arene di compromesso tra visioni diverse. Quello che mi colpisce \u00e8 il tipo di domanda che i due campi si stanno ponendo, perch\u00e9 quella domanda definisce il mondo in cui opereremo nei prossimi anni.<\/p>\n<p>La fazione &#8220;assicurativa&#8221; dice: l&#8217;inflazione che vediamo \u00e8 in parte esogena, legata ai prezzi dell&#8217;energia e alle disruption nelle catene di fornitura. Inutile strozzare l&#8217;economia per combattere qualcosa che il mercato risolver\u00e0 da solo. La fazione &#8220;strutturale&#8221; risponde: i salari sono cresciuti, il mercato del lavoro ha cambiato fisionomia dopo la pandemia, la domanda interna americana \u00e8 genuinamente forte. Se non stringiamo ora, il problema diventa sistemico.<\/p>\n<p>La seconda fazione ha ragione sul lungo periodo, ma la prima ha ragione sul breve. E questa \u00e8 esattamente la trappola in cui si trovano gli imprenditori europei che cercano di pianificare: vivono in un mondo dove entrambe le visioni sono parzialmente corrette, e dove il momento in cui una prevale sull&#8217;altra non \u00e8 prevedibile con precisione.<\/p>\n<p>Quello che trovo interessante, e che poche analisi stanno sottolineando, \u00e8 che il mercato obbligazionario americano sta gi\u00e0 facendo parte del lavoro al posto della Fed. Rendimenti reali pi\u00f9 alti equivalgono a condizioni finanziarie pi\u00f9 restrittive senza che la banca centrale debba alzare i tassi ufficiali. Questo crea uno scenario paradossale: la Fed potrebbe fermare i rialzi, ma le condizioni di credito potrebbero continuare a stringersi lo stesso, guidate da un mercato che prezza crescita nominale sostenuta.<\/p>\n<p>Per un imprenditore italiano che esporta, questa \u00e8 la lezione operativa: smettila di aspettare che la Fed &#8220;finisca di alzare i tassi&#8221; per pianificare la tua espansione internazionale. Le condizioni finanziarie globali rimarranno strutturalmente pi\u00f9 onerose per anni, indipendentemente da cosa far\u00e0 la Fed nelle prossime riunioni. Il tuo modello di business internazionale deve essere costruito su quella premessa, non sull&#8217;anomalia dei tassi zero.<\/p>\n<p>Chi capisce che stiamo tornando alla normalit\u00e0 storica del costo del capitale si posiziona di conseguenza. Chi attende che &#8220;torni il clima favorevole&#8221; aspetta qualcosa che non torner\u00e0 nelle forme che conosce.<\/p>\n<h2>Domande Frequenti: Risposte Dirette sul Ciclo della Fed e i Tuoi Affari<\/h2>\n<p><strong>D: Se la Fed ferma i rialzi a ottobre, i tassi scenderanno velocemente?<\/strong><\/p>\n<p>R: No. Una pausa della Fed non significa inversione. Il mercato sta gi\u00e0 prezzando tassi alti per pi\u00f9 tempo. Anche se la Fed non alza pi\u00f9, i rendimenti potrebbero restare elevati guidati dalle aspettative di crescita reale. Per le tue linee di credito, aspettati stabilit\u00e0 o compressione dei margini, non sollievo.<\/p>\n<p><strong>D: Il mio cliente in Turchia ritarda sempre i pagamenti. \u00c8 colpa della lira turca?<\/strong><\/p>\n<p>R: In parte s\u00ec. Un dollaro forte drena liquidit\u00e0 dai mercati emergenti. Il tuo cliente turco ha probabilmente meno accesso al credito commerciale in dollari. Considera di accorciare i termini di pagamento o aggiungere una clausola di compensazione valutaria nei contratti.<\/p>\n<p><strong>D: Conviene aspettare prima di espandersi negli USA o conviene muoversi ora?<\/strong><\/p>\n<p>R: Muoviti ora. Il costo del capitale \u00e8 oggi una variabile strutturale, non temporanea. Posticipare significa aspettare uno scenario che non torner\u00e0. Se il tuo business regge con tassi al 5%, costruiscilo adesso prima che la competizione si accorga della finestra.<\/p>\n<p><strong>D: L&#8217;euro digitale della BCE cambier\u00e0 il modo in cui faccio pagamenti internazionali?<\/strong><\/p>\n<p>R: S\u00ec, sul medio termine. L&#8217;euro digitale ridurr\u00e0 la dipendenza dal sistema bancario tradizionale e dal dollaro come valuta di liquidit\u00e0 internazionale. Nel breve (6-12 mesi), non cambier\u00e0 nulla. Nel lungo (18+ mesi), potrebbe offrire percorsi di pagamento pi\u00f9 efficienti verso clienti europei e dell&#8217;eurozona.<\/p>\n<p><strong>D: Quali dati seguire per capire se la Fed cambier\u00e0 strategia?<\/strong><\/p>\n<p>R: IPC americano di ottobre (in uscita la prossima settimana) \u00e8 il trigger principale. Se l&#8217;inflazione dei servizi accelera, la narrativa Fed si sposta verso un ciclo prolungato. Oltre a quello, monitora il tasso di disoccupazione e la crescita dei salari mensili. Se restano moderati, la Fed ha spazio per pausa a dicembre.<\/p>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte della Fed:<\/strong> IPC americano di ottobre \u00e8 il trigger principale, atteso la prossima settimana. Un dato superiore alle attese sui servizi aumenta la probabilit\u00e0 del rialzo a ottobre, ancora stimata al 20%. I verbali di novembre, se ci sar\u00e0 una pausa, mostreranno quanto si \u00e8 rafforzata la fazione strutturale.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> Rendimento del Treasury decennale americano, se supera il picco recente, segnala che il mercato sta prezzando crescita pi\u00f9 forte o inflazione persistente. Indice del dollaro DXY: un rafforzamento ulteriore stringe i mercati emergenti. Spread sui bond corporate ad alto rendimento: il dato che anticipa i problemi di liquidit\u00e0 nelle catene di fornitura prima che diventino notizie.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte della BCE:<\/strong> Le minute della riunione di settembre 2026, pubblicate oggi, mostrano come Francoforte stia calibrando la propria postura rispetto alla Fed. La divergenza tra politica monetaria americana ed europea \u00e8 il parametro che definisce il cambio EUR\/USD e, di riflesso, la competitivit\u00e0 dell&#8217;export europeo. Il discorso di Cipollone sul Corriere della Sera oggi suggerisce che la BCE stia accelerando sul dossier euro digitale, con implicazioni per i sistemi di pagamento internazionale delle PMI.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati emergenti:<\/strong> Lira turca, real brasiliano e rupia indiana sono i termometri del dolore da dollaro forte. Se queste valute cedono terreno nelle prossime settimane, le pipeline commerciali verso quei mercati si stringeranno prima che i dati macro lo confermino.<\/p>\n<h2>I Mercati Non Mentono, Ma Parlano in Anticipo<\/h2>\n<p>Waller \u00e8 ancora sul palco a Istanbul quando i trader americani aprono le posizioni sui future dei bond, incorporando gi\u00e0 quello che i verbali hanno lasciato intendere. Il mercato non aspetta la certezza: la prezza nell&#8217;incertezza, con un costo che si trasferisce silenziosamente lungo tutta la catena, dalle banche alle imprese, fino ai clienti finali.<\/p>\n<p>La Fed non ha sbagliato a dividere il proprio dibattito: le due fazioni riflettono una realt\u00e0 genuinamente ambigua. Ma questa ambiguit\u00e0 ha un costo che viene sempre scaricato su qualcuno. Negli anni del denaro gratis, il costo era nascosto nell&#8217;inflazione degli asset. Negli anni dei tassi alti, il costo \u00e8 visibile nel credito commerciale, nei cambi, nei premi assicurativi sulle transazioni internazionali.<\/p>\n<p>I dati sono gi\u00e0 disponibili, le dinamiche sono leggibili. La domanda per ogni imprenditore italiano con ambizioni internazionali non \u00e8 se i tassi scenderanno, ma se il proprio modello di espansione \u00e8 stato costruito per un mondo con costo del capitale normale o per l&#8217;anomalia che non torner\u00e0.<\/p>\n<p>Un piano di internazionalizzazione che regge solo con il denaro a costo zero non \u00e8 un piano: \u00e8 una scommessa su condizioni che il mercato ha gi\u00e0 scelto di archiviare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Istanbul, 8 ottobre 2026. Mentre Christopher Waller sale sul palco dell&#8217;Istanbul Economic Forum per parlare del valore segnaletico delle proiezioni della Fed, a Washington i verbali del Federal Open Market Committee di settembre circolano tra le sale operative delle grandi banche. Il messaggio ufficiale \u00e8 compatto, i tassi devono restare alti. 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