{"id":1354,"date":"2026-10-09T19:04:25","date_gmt":"2026-10-09T18:04:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/strategia-alimentare-cina-come-ridisegna-le-supply-chain"},"modified":"2026-10-09T19:30:04","modified_gmt":"2026-10-09T18:30:04","slug":"strategia-alimentare-cina-come-ridisegna-le-supply-chain","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/strategia-alimentare-cina-come-ridisegna-le-supply-chain","title":{"rendered":"Strategia Alimentare Cina: Come Ridisegna le Supply Chain"},"content":{"rendered":"<h2>Il Fatto in Numeri: La Macchina Alimentare di Pechino<\/h2>\n<p>La Cina importa oltre 100 milioni di tonnellate metriche di soia all&#8217;anno, la sua voce singola pi\u00f9 grande di import alimentare. Di questa massa, la quota proveniente dagli Stati Uniti si \u00e8 ridotta drasticamente dopo le guerre commerciali del primo e secondo mandato Trump, con Pechino che ha sistematicamente spostato i suoi acquisti verso il Brasile, oggi primo produttore mondiale di soia. Brasilia ha letteralmente sostituito Washington come fornitore strategico, con ripercussioni che vanno dal mercato dei futures agricoli fino all&#8217;Amazzonia, dove le foreste vengono abbattute, a volte illegalmente, per creare nuovi campi coltivabili.<\/p>\n<p>Sul fronte delle infrastrutture, una societ\u00e0 cinese ha investito centinaia di milioni di dollari nel porto brasiliano di Santos, costruendo il suo terminal di esportazione pi\u00f9 grande fuori dalla Cina, progettato per gestire flussi di mais, zucchero e soia. Parallelamente, Pechino sta finanziando una linea ferroviaria transcontinentale che attraversa le aree agricole brasiliane, sbuca in Per\u00f9 e termina in un porto sul Pacifico, anch&#8217;esso a partecipazione cinese. L&#8217;obiettivo dichiarato \u00e8 aggirare lo Stretto di Malacca, identificato come il principale chokepoint marittimo vulnerabile in caso di conflitto su Taiwan.<\/p>\n<p>Sul fronte dell&#8217;olio di girasole, l&#8217;alternativa costruita dopo l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina \u00e8 altrettanto istruttiva: il Kazakistan ha raddoppiato la sua produzione dal 2022 ed \u00e8 diventato il secondo fornitore di olio di girasole della Cina, attraverso il corridoio di Dostik, hub ferroviario al confine tra i due paesi e nodo del Corridoio di Mezzo che collega la Cina all&#8217;Europa via terra. La BCE ha pubblicato questa settimana i verbali del meeting di settembre: l&#8217;inflazione alimentare rimane una variabile osservata con attenzione, e non \u00e8 un caso.<\/p>\n<p>Le riserve strategiche di riso, cereali e persino carne suina vengono incrementate in modo continuativo. La Cina alleva oggi circa 440 milioni di maiali, la met\u00e0 dell&#8217;intera popolazione suina mondiale.<\/p>\n<hr>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Timing Non \u00e8 Casuale<\/h2>\n<p>La geopolitica alimentare cinese non \u00e8 una risposta reattiva alle crisi degli ultimi mesi. \u00c8 una strategia costruita su decenni, ma che nel 2026 raggiunge una fase di maturit\u00e0 operativa che cambia le regole del gioco per tutti gli altri attori.<\/p>\n<p>Il primo e secondo mandato Trump hanno accelerato un processo gi\u00e0 in atto: la Cina ha imparato dalla prima guerra commerciale che la dipendenza da un singolo fornitore \u00e8 una vulnerabilit\u00e0 strategica. La risposta non \u00e8 stata protezionismo in entrata, ma diversificazione aggressiva delle fonti e investimento diretto nelle infrastrutture dei paesi fornitori. Non compri il grano, costruisci il porto da cui il grano parte.<\/p>\n<p>La guerra in Ucraina, ancora in corso, ha fornito la prova empirica di questo calcolo. I paesi che dipendevano da rotte marittime attraverso il Mar Nero o da fornitori concentrati geograficamente hanno subito shock di prezzo severi. La Cina ha subito meno degli altri, non perch\u00e9 fosse immune, ma perch\u00e9 aveva gi\u00e0 costruito percorsi alternativi. Questa resilienza differenziale \u00e8 oggi un vantaggio competitivo geopolitico.<\/p>\n<p>Il discorso di Waller a Istanbul questa settimana, focalizzato sul valore segnaletico delle proiezioni della Fed, si inserisce in un contesto in cui le banche centrali globali stanno guardando alle materie prime alimentari come variabile inflazionistica strutturale, non ciclica. Chi muove i mercati sta gi\u00e0 prezzando questo scenario. Le PMI italiane, per la maggior parte, no.<\/p>\n<hr>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Segnali Strutturali, Non Rumore<\/h2>\n<p>I mercati delle materie prime agricole stanno gi\u00e0 incorporando la strategia cinese, anche se non sempre in modo visibile per chi non sa cosa cercare. I prezzi della soia sul Chicago Board of Trade riflettono da mesi una domanda brasiliana sempre pi\u00f9 dominante rispetto a quella americana, con implicazioni sui margini per chi acquista derivati della soia in Europa, dall&#8217;industria mangimistica all&#8217;alimentare trasformato.<\/p>\n<p>L&#8217;olio di girasole, dopo i picchi del 2022, non \u00e8 tornato ai livelli pre-guerra per ragioni strutturali: il Kazakistan ha sostituito in parte l&#8217;Ucraina come fornitore verso est, ma la capacit\u00e0 produttiva europea dipendente da forniture ucraine rimane esposta a ogni nuova escalation nel Mar Nero. La volatilit\u00e0 implicita su questi contratti rimane elevata rispetto alla media storica, un segnale che i mercati non considerano risolto il problema dell&#8217;approvvigionamento.<\/p>\n<p>Sul fronte valutario, il real brasiliano mantiene una correlazione positiva con i prezzi della soia: ogni accelerazione della domanda cinese tende a rafforzare la valuta brasiliana, con impatti sui costi di approvvigionamento per chi acquista in quel mercato. Per le aziende italiane con fornitori in Brasile, questo \u00e8 un rischio di cambio che si aggiunge alla volatilit\u00e0 del commodity pricing.<\/p>\n<p>L&#8217;oro rimane su livelli elevati, segnale che i mercati finanziari continuano a prezzare incertezza geopolitica strutturale. Non \u00e8 un dato isolato: \u00e8 coerente con uno scenario in cui le rotte commerciali globali vengono ridisegnate e i costi di assicurazione delle supply chain rimangono compressi ma non si azzerano.<\/p>\n<hr>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> chi acquista materie prime agricole trasformate, ingredienti alimentari, mangimi o prodotti a base di soia deve riesaminare i propri contratti di fornitura verificando la provenienza geografica e la concentrazione del rischio. Il rerouting cinese verso il Brasile non \u00e8 neutro sui prezzi spot: chi compra dalla stessa filiera brasiliana che serve Pechino si trova in competizione indiretta con acquirenti che hanno una leva negoziale incomparabilmente maggiore. Nel breve termine, i fornitori brasiliani hanno meno incentivi a garantire condizioni favorevoli a clienti europei di piccole dimensioni.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> il Corridoio di Mezzo, la rotta terrestre che collega la Cina all&#8217;Europa attraverso Kazakistan e Caucaso, diventa pi\u00f9 rilevante non solo per i flussi cinesi ma per chiunque operi su quella direttrice. Le aziende italiane che esportano verso i mercati dell&#8217;Asia centrale o che importano da quella regione dovrebbero iniziare a mappare le opportunit\u00e0 che emergono dall&#8217;aumento del traffico su questa rotta. Il Kazakistan che raddoppia la produzione di olio di girasole \u00e8 anche un mercato con una capacit\u00e0 di acquisto in crescita e una domanda di prodotti italiani ancora sottoservita. Lo scenario pi\u00f9 probabile nei prossimi 12-18 mesi \u00e8 un consolidamento di queste rotte alternative con una graduale stabilizzazione dei prezzi, ma a un livello strutturalmente pi\u00f9 alto rispetto al pre-2022.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> il precedente strutturale che la Cina sta costruendo \u00e8 una forma di controllo indiretto delle supply chain globali delle materie prime attraverso investimenti infrastrutturali. Quando una societ\u00e0 cinese possiede il terminal portuale brasiliano, la ferrovia peruviana e il centro logistico kazako, la Cina non ha bisogno di bloccare nessuna rotta: pu\u00f2 semplicemente prioritizzare i propri flussi nei momenti di scarsit\u00e0. Per le aziende europee, questo significa che la resilienza della supply chain non si costruisce solo diversificando i fornitori, ma verificando chi controlla l&#8217;infrastruttura attraverso cui quei fornitori operano. \u00c8 una distinzione sottile ma che diventa operativamente decisiva nei momenti di crisi.<\/p>\n<hr>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Industria Alimentare e Mangimistica<\/strong><br \/>L&#8217;esposizione pi\u00f9 diretta \u00e8 qui. Le aziende italiane che producono mangimi, alimenti trasformati o ingredienti a base di soia e derivati sono gi\u00e0 in competizione per le stesse forniture che Pechino sta accaparrandosi a scala industriale. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nel posizionamento su filiere certificate e tracciabili, dove il premium europeo regge meglio: i compratori che non possono competere sul volume possono competere sulla qualit\u00e0 della tracciabilit\u00e0, un elemento sempre pi\u00f9 valorizzato anche nei mercati extra-europei.<\/p>\n<p><strong>Logistica e Trasporto<\/strong><br \/>Le aziende italiane attive nella logistica internazionale, specialmente quelle con corridoi verso l&#8217;Asia centrale o il Middle East, si trovano su rotte che la Cina sta investendo per rendere pi\u00f9 efficienti. Il Corridoio di Mezzo porta traffico aggiuntivo su percorsi che passano o lambiscono l&#8217;Europa meridionale. Chi ha la capacit\u00e0 di inserirsi come operatore intermedio su queste rotte ha un&#8217;opportunit\u00e0 reale, a condizione di avere la massa critica per competere con player gi\u00e0 radicati.<\/p>\n<p><strong>Meccanica Agricola e Agritech<\/strong><br \/>Qui l&#8217;esposizione \u00e8 meno ovvia ma strategicamente interessante. La Cina sta investendo massicciamente in innovazione agricola: sementi OGM, agricoltura di precisione, automazione delle fattorie. Ma i paesi fornitori, Brasile in testa, hanno una domanda crescente di macchinari e tecnologie agricole che il Made in Italy pu\u00f2 soddisfare, spesso a condizioni migliori rispetto alla concorrenza tedesca o americana. Il brasile sta espandendo la propria superficie agricola coltivata e ha bisogno di equipaggiamento. Chi presidia questo mercato oggi, costruisce posizioni difficili da scalzare domani.<\/p>\n<p><strong>Chimica e Fertilizzanti<\/strong><br \/>La dipendenza cinese da terre arrabiate sovrausate e inquinate da pesticidi crea una domanda strutturale di soluzioni per il ripristino della fertilit\u00e0 del suolo e per l&#8217;agricoltura sostenibile. Le aziende italiane attive in chimica verde, biostimolanti e fertilizzanti biologici hanno un mercato potenziale che va oltre i confini europei: i paesi fornitori della Cina, soggetti a pressioni ambientali crescenti, sono mercati di sbocco naturali per tecnologie che riducono l&#8217;impatto ambientale della produzione agricola intensiva.<\/p>\n<hr>\n<h2>Rischi da Monitorare: Le Variabili Che Non Appaiono Ancora sui Giornali<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio: Concentrazione infrastrutturale<\/strong> Il controllo cinese sui terminal portuali e sulle ferrovie nei paesi fornitori crea una forma di dipendenza asimmetrica che non \u00e8 visibile nei contratti commerciali ma diventa molto visibile nei momenti di crisi. Un&#8217;azienda europea che acquista soia brasiliana attraverso un terminal gestito da una societ\u00e0 cinese non ha le stesse garanzie di accesso di un acquirente cinese quando la capacit\u00e0 diventa scarsa. La mappatura di chi possiede l&#8217;infrastruttura lungo la propria supply chain \u00e8 un&#8217;analisi che pochissime PMI italiane hanno fatto.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio: Escalation su Taiwan e blocco dello Stretto di Malacca<\/strong> La strategia cinese di costruire rotte alternative \u00e8 esplicitamente progettata per resistere a un blocco navale americano in caso di conflitto. Questo scenario, che i mercati assicurativi quotano con premi in aumento, avrebbe impatti catastrofici su qualsiasi azienda europea le cui rotte di approvvigionamento o distribuzione attraversano quel corridoio. La volatilit\u00e0 implicita sui noli marittimi per le rotte Asia-Europa rimane strutturalmente elevata per questa ragione.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio: Deforestazione e compliance ESG<\/strong> Il legame tra domanda cinese di soia e deforestazione amazzonica \u00e8 documentato e sta diventando un tema di compliance normativa in Europa. Il regolamento UE sulla deforestazione, in fase di implementazione, impone alle aziende europee di verificare che i prodotti importati non contribuiscano alla deforestazione. Chi acquista derivati della soia senza tracciabilit\u00e0 certificata della filiera si espone a rischi normativi concreti nel medio termine, indipendentemente dalla propria esposizione diretta al mercato brasiliano.<\/p>\n<hr>\n<h2>Domande e Risposte: Chiarimenti Operativi sulla Strategia Cinese<\/h2>\n<p><strong>D: Come la Cina controlla effettivamente le supply chain globali se non possiede direttamente le aziende agricole?<\/strong><br \/>R: La Cina non ha bisogno di possedere le terre o i campi. Possiede e controlla l&#8217;infrastruttura attraverso cui i prodotti si muovono. Quando gestisce il porto brasiliano di Santos, la ferrovia peruviana e i centri logistici in Kazakistan, ha il potere di prioritizzare i propri flussi durante le scarsit\u00e0. Per un&#8217;azienda europea che compra dalla stessa filiera, questo significa che quando la capacit\u00e0 \u00e8 limitata, l&#8217;acquirente cinese ha sempre accesso garantito primo, lasciando ai clienti europei le scorie di ci\u00f2 che rimane disponibile.<\/p>\n<p><strong>D: Qual \u00e8 il timeline realistico prima che questo impatti davvero sulle PMI italiane?<\/strong><br \/>R: L&#8217;impatto \u00e8 gi\u00e0 in corso, ma aumenter\u00e0 significativamente nei prossimi 12-18 mesi. Nel breve termine (0-6 mesi), l&#8217;effetto principale \u00e8 sui margini: i prezzi spot della soia e dell&#8217;olio di girasole continueranno a riflettere la domanda cinese prioritaria. Nel medio termine (6-18 mesi), le aziende che non hanno diversificato le fonti di approvvigionamento inizieranno a subire shock di disponibilit\u00e0, non solo di prezzo. Nel lungo termine (18+ mesi), la struttura stessa delle supply chain sar\u00e0 ridisegnata.<\/p>\n<p><strong>D: Se la Cina controlla i porti e le ferrovie, c&#8217;\u00e8 davvero qualcosa che l&#8217;Europa pu\u00f2 fare?<\/strong><br \/>R: S\u00ec, ma richiede visibilit\u00e0 e azione prima che il problema diventi acuto. Le azioni concrete sono tre: primo, mappare chi possiede l&#8217;infrastruttura lungo la propria supply chain e misurare il rischio di concentrazione. Secondo, diversificare attivamente le fonti geografiche, non solo i fornitori ma i percorsi logistici. Terzo, posizionarsi su filiere certificate e tracciabili dove il premium europeo regge meglio di quello americano. I fondi SIMEST e SACE per l&#8217;internazionalizzazione possono finanziare questa diversificazione se richiesti con una strategia chiara.<\/p>\n<p><strong>D: Quali settori italiani hanno le opportunit\u00e0 pi\u00f9 reali in questo ridisegno?<\/strong><br \/>R: Tre settori hanno opportunit\u00e0 concrete: la meccanica agricola, perch\u00e9 i paesi fornitori della Cina stanno espandendo le loro superfici e hanno bisogno di macchinari che il Made in Italy fornisce bene. La logistica verso l&#8217;Asia centrale, perch\u00e9 il Corridoio di Mezzo porta traffico aggiuntivo che gli operatori europei sofisticati possono servire. La chimica verde e i biostimolanti, perch\u00e9 i terreni sovrausati dai cinesi richiedono soluzioni di rigenerazione che il settore italiano vende a buone condizioni.<\/p>\n<p><strong>D: Come dovrebbe una PMI italiana di medie dimensioni iniziare a prepararsi?<\/strong><br \/>R: Iniziate da un&#8217;analisi non complessa ma sistematica: prendete la vostra supply chain pi\u00f9 critica, e per ogni materia prima o componente che la compone, mappate tre cose. Primo, quanti fornitori diversi avete. Secondo, chi possiede l&#8217;infrastruttura attraverso cui quella materia prima ti arriva (il porto, la ferrovia, il magazzino). Terzo, qual \u00e8 il livello di concentrazione geografica. Se tre quarti dei vostri approvvigionamenti passano attraverso infrastrutture controllate da attori di un unico paese, avete un rischio reale. Da l\u00ec, i prossimi passi sono una due diligence sulla tracciabilit\u00e0 e una strategia di diversificazione finanziata con i fondi pubblici.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che mi colpisce di pi\u00f9 in questa storia non \u00e8 la scala delle ambizioni cinesi. \u00c8 la sistematicit\u00e0 con cui Pechino sta trasformando ogni vulnerabilit\u00e0 in un vantaggio strutturale, e come questa trasformazione stia avvenendo in piena luce, documentata, commentata, mentre la risposta europea rimane frammentata e reattiva.<\/p>\n<p>La Cina non sta comprando cibo. Sta comprando controllo sulle rotte attraverso cui il cibo si muove, e lo sta facendo in paesi che hanno tutto l&#8217;incentivo economico a ricevere quegli investimenti perch\u00e9 nessun altro li offre a quelle condizioni. Il Brasile ottiene infrastrutture. Il Kazakistan ottiene mercati di sbocco garantiti. La Cina ottiene resilienza strategica. Chi ci rimette, nel lungo termine, sono gli acquirenti che non controllano n\u00e9 il prodotto n\u00e9 la logistica.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il modello Belt and Road applicato alla sicurezza alimentare, e ha una caratteristica che lo rende particolarmente insidioso: non viola nessuna regola commerciale. Non \u00e8 un embargo. Non \u00e8 una sanzione. \u00c8 semplicemente la costruzione paziente di una posizione di vantaggio che diventa visibile solo quando si trasforma in potere di mercato reale.<\/p>\n<p>Per gli imprenditori italiani, la lezione operativa non \u00e8 &#8220;preoccupatevi della Cina&#8221;. \u00c8: avete mappato chi controlla l&#8217;infrastruttura lungo la vostra supply chain? Non il fornitore, l&#8217;infrastruttura. Il porto. La ferrovia. Il terminal. Questa mappatura non \u00e8 un esercizio accademico, \u00e8 una due diligence che i vostri concorrenti pi\u00f9 sofisticati stanno gi\u00e0 facendo, e che diventa urgente in un mondo dove le catene di fornitura vengono ridisegnate non dai mercati ma dalle strategie dei governi.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa, come sempre, discute. I fondi per la resilienza delle supply chain ci sono, spesso sottoforma di incentivi SIMEST o SACE che pochissime PMI sfruttano appieno. La differenza tra chi uscir\u00e0 da questo ridisegno globale in una posizione solida e chi si trover\u00e0 in una dipendenza non scelta non \u00e8 una questione di dimensioni aziendali. \u00c8 una questione di chi ha fatto l&#8217;analisi prima.<\/p>\n<hr>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte cinese:<\/strong> annunci di nuovi investimenti infrastrutturali in America Latina o Asia Centrale, in particolare qualsiasi movimento su ferrovie o porti in Per\u00f9, Ecuador o paesi del corridoio kazako. Aggiornamenti sulle riserve strategiche di grano e soia. Dichiarazioni di policy sul tema della sicurezza alimentare nel contesto del Congresso del Partito.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> prezzi spot e futures della soia sul CBOT con attenzione differenziale tra consegna americana e brasiliana. Noli marittimi sulle rotte Sud America-Asia come indicatore precoce di pressione sulla capacit\u00e0. Premi assicurativi per le rotte che attraversano lo Stretto di Malacca.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte normativo europeo:<\/strong> avanzamento del regolamento UE sulla deforestazione e sua applicazione pratica ai prodotti derivati dalla soia. Aggiornamenti SACE sui premi per i mercati dell&#8217;America Latina con esposizione a controparte cinese. Eventuali dichiarazioni della BCE sull&#8217;inflazione alimentare come variabile persistente, dopo i verbali di settembre pubblicati questa settimana.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte Brasile-Per\u00f9:<\/strong> avanzamento dei lavori ferroviari e portuali a finanziamento cinese. Posizione delle nuove amministrazioni sulla presenza infrastrutturale cinese. Eventuali contestazioni americane agli investimenti cinesi in quell&#8217;area geografica.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Geopolitica \u00e8 Sempre sul Tuo Piatto<\/h2>\n<p>Il ragazzo che piantava riso in un centro commerciale di Chongqing non stava facendo marketing. Stava partecipando, inconsapevolmente, alla pi\u00f9 grande operazione di ridisegno delle rotte commerciali globali della nostra generazione, orchestrata da un sistema che pensa in decenni mentre i suoi concorrenti pensano in trimestri.<\/p>\n<p>La Cina ha trasformato una vulnerabilit\u00e0 strutturale, troppa gente e troppo poca terra, in una strategia di espansione infrastrutturale globale che le garantisce accesso privilegiato alle materie prime critiche indipendentemente da chi governa a Washington, chi si spara nel Mar Nero e chi discute a Bruxelles. Ogni porto costruito in Brasile, ogni ferrovia inaugurata in Kazakistan \u00e8 un pezzo di una mappa del potere che si sta completando in tempo reale.<\/p>\n<p>Per un imprenditore italiano, la domanda non \u00e8 se questa strategia avr\u00e0 successo. La domanda \u00e8: quando il prossimo shock geopolitico ridisegner\u00e0 ancora una volta le rotte e i prezzi delle materie prime, la vostra azienda sapr\u00e0 da quale parte di quella mappa si trova?<\/p>\n<p>La supply chain non \u00e8 una questione logistica. \u00c8 una questione di chi controlla l&#8217;accesso, e quell&#8217;accesso si sta concentrando pi\u00f9 velocemente di quanto i mercati stiano prezzando.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Fatto in Numeri: La Macchina Alimentare di Pechino La Cina importa oltre 100 milioni di tonnellate metriche di soia all&#8217;anno, la sua voce singola pi\u00f9 grande di import alimentare. 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