{"id":258,"date":"2026-03-29T21:48:18","date_gmt":"2026-03-29T20:48:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/crisi-energetica-europa-2026-guida-pmi-su-gas-e-petrolio"},"modified":"2026-03-29T21:48:18","modified_gmt":"2026-03-29T20:48:18","slug":"crisi-energetica-europa-2026-guida-pmi-su-gas-e-petrolio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/crisi-energetica-europa-2026-guida-pmi-su-gas-e-petrolio","title":{"rendered":"Crisi Energetica Europa 2026: Guida PMI su Gas e Petrolio"},"content":{"rendered":"<h1>Crisi Energetica Europa 2026: Guida PMI su Gas e Petrolio<\/h1>\n<p><em>La guerra in Medio Oriente non \u00e8 solo un conflitto regionale. \u00c8 il detonatore di una crisi energetica che sta riscrivendo i calcoli politici europei, mentre le imprese del continente scoprono di non avere voce in capitolo sul proprio destino.<\/em><\/p>\n<p>Londra, 29 marzo 2026. Negli studi della BBC, la leader dell&#8217;opposizione conservatrice Kemi Badenoch pronuncia tre parole che risuonano come uno schiaffo alla politica energetica del governo laburista: &#8220;Drill, baby, drill.&#8221; \u00c8 la stessa formula che Donald Trump ha trasformato in slogan elettorale, ora trapiantata nel cuore del dibattito britannico. A pochi chilometri di distanza, nei corridoi del Tesoro, i funzionari di Rachel Reeves stanno ricalcolando scenari che fino a tre settimane fa sembravano improbabili: bollette domestiche in aumento di 500 sterline entro l&#8217;autunno, margini di bilancio che evaporano, e un governo che scopre di non avere quasi nessuna influenza sulla traiettoria degli eventi.<\/p>\n<p>La crisi energetica innescata dal conflitto in Medio Oriente sta facendo emergere una frattura che attraversa l&#8217;intero continente europeo. Non \u00e8 una frattura tra destra e sinistra, n\u00e9 tra ambientalisti e industrialisti. \u00c8 la frattura tra chi crede ancora di poter controllare il proprio destino energetico e chi ha capito che quel controllo \u00e8 un&#8217;illusione. Per le imprese italiane ed europee che operano sui mercati internazionali, questa non \u00e8 politica: \u00e8 il contesto operativo dei prossimi diciotto mesi.<\/p>\n<h2>Il Fatto in Numeri: Quanto Costa la Dipendenza Energetica Europea<\/h2>\n<p>I dati che emergono dal dibattito britannico fotografano una condizione che riguarda l&#8217;intera Europa. Il Regno Unito importa il 40% del proprio gas dalla Norvegia, che estrae idrocarburi dallo stesso bacino del Mare del Nord dove Londra ha deciso di non concedere nuove licenze. \u00c8 un paradosso che si replica, con variazioni sul tema, in ogni capitale europea.<\/p>\n<p>L&#8217;industria petrolifera britannica sta perdendo circa mille posti di lavoro al mese, una emorragia concentrata soprattutto in Scozia. Le proiezioni pi\u00f9 pessimistiche parlano di aumenti delle bollette domestiche nell&#8217;ordine delle 500 sterline annue entro l&#8217;autunno 2026, un incremento che tradotto in termini italiani equivale a circa 580 euro per famiglia. I grandi operatori del settore, da Asda al CEO di BP, hanno iniziato a parlare pubblicamente di possibili carenze di approvvigionamento, un linguaggio che fino a poche settimane fa era confinato agli scenari peggiori dei think tank energetici.<\/p>\n<p>Sul fronte dei mercati, il prezzo del petrolio oscilla in modo che riflette l&#8217;incertezza geopolitica pi\u00f9 che i fondamentali di domanda e offerta. Donald Trump continua a postare messaggi sui social media cercando di far scendere le quotazioni, ma ogni volta che il sentiment migliora, la situazione nello Stretto di Hormuz riporta i prezzi verso l&#8217;alto. \u00c8 una dinamica che rivela quanto poco controllo abbiano anche le maggiori potenze mondiali sulle variabili che determinano il costo dell&#8217;energia.<\/p>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Timing di una Crisi Annunciata<\/h2>\n<p>La guerra in Medio Oriente non \u00e8 iniziata ieri, ma le sue conseguenze energetiche stanno diventando visibili solo adesso per una ragione precisa: i meccanismi di trasmissione tra conflitto e prezzi al consumo hanno tempi propri, che non seguono i cicli delle breaking news.<\/p>\n<p>Tre settimane fa, quando la crisi mediorientale ha subito un&#8217;accelerazione, gli analisti hanno iniziato a incorporare nei loro modelli scenari che prevedevano interruzioni significative dei flussi petroliferi. Quelle proiezioni stanno ora diventando realt\u00e0. Il governo britannico ha ammesso, attraverso le parole della ministra Bridget Phillipson, che sta pianificando per &#8220;eventualit\u00e0&#8221; che non pu\u00f2 controllare, una confessione di impotenza che raramente si sente pronunciare in politica.<\/p>\n<p>Il contesto storico rende questa crisi diversa da quelle precedenti. Nel 2022, quando la Russia invase l&#8217;Ucraina su larga scala, il governo di Liz Truss reag\u00ec con un intervento di emergenza che pag\u00f2 le bollette energetiche di tutti i cittadini britannici, un costo di decine di miliardi per il contribuente. Quell&#8217;intervento \u00e8 diventato il termine di paragone politico contro cui ogni futuro governo viene misurato. Ma le condizioni fiscali del 2026 sono radicalmente diverse: i margini di bilancio sono pi\u00f9 stretti, l&#8217;inflazione ha gi\u00e0 eroso il potere d&#8217;acquisto, e la capacit\u00e0 di intervento massiccio \u00e8 limitata.<\/p>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Volatilit\u00e0 e Segnali Strutturali<\/h2>\n<p>Il petrolio \u00e8 tornato a essere l&#8217;indicatore principale dello stato di salute geopolitica globale. Le oscillazioni giornaliere riflettono ogni tweet presidenziale e ogni movimento militare nel Golfo, creando un ambiente di trading che premia la velocit\u00e0 di reazione pi\u00f9 che l&#8217;analisi fondamentale. Per le imprese che devono pianificare acquisti di materie prime o prezzare contratti a termine, questa volatilit\u00e0 si traduce in costi di hedging aumentati e margini compressi.<\/p>\n<p>I premi assicurativi per il trasporto marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz hanno ripreso a salire, un indicatore anticipatore che storicamente precede di alcune settimane gli aumenti dei prezzi al consumo. Le valute dei paesi importatori netti di energia, euro incluso, subiscono pressioni che si sommano a quelle derivanti dalle politiche tariffarie americane.<\/p>\n<p>Il dato pi\u00f9 significativo per le imprese europee riguarda il differenziale di prezzo del gas tra mercato spot e contratti a lungo termine. Chi ha bloccato forniture a prezzi fissi prima della crisi si trova in una posizione di vantaggio competitivo rispetto a chi deve approvvigionarsi sul mercato aperto. \u00c8 una differenza che pu\u00f2 determinare la sopravvivenza di intere filiere produttive nei settori ad alta intensit\u00e0 energetica.<\/p>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane ed Europee<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> Le imprese italiane che esportano verso il Regno Unito o che hanno operazioni nel paese devono prepararsi a un contesto di incertezza politica accentuata. Le elezioni locali e nazionali di maggio in Inghilterra, Scozia e Galles potrebbero produrre risultati che cambiano gli equilibri politici britannici, con potenziali ripercussioni sulla politica energetica. Chi ha contratti energetici in scadenza nei prossimi sei mesi dovrebbe valutare seriamente opzioni di rinnovo anticipato a condizioni fisse, anche a costo di pagare un premio rispetto ai prezzi attuali.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> Lo scenario pi\u00f9 probabile prevede che la crisi energetica diventi il tema dominante del dibattito politico europeo per tutto il 2026 e parte del 2027. Questo significa che le politiche industriali, gli incentivi agli investimenti e le priorit\u00e0 di spesa pubblica verranno filtrate attraverso la lente della sicurezza energetica. Le imprese che operano in settori percepiti come strategici per la transizione energetica potrebbero beneficiare di attenzione e risorse aggiuntive. Quelle che operano in settori ad alta intensit\u00e0 di carbonio dovranno navigare un ambiente normativo sempre pi\u00f9 ostile, almeno nei paesi che mantengono politiche climatiche ambiziose.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> Il precedente strategico che si sta stabilendo in queste settimane riguarda la capacit\u00e0 degli stati europei di rispondere a shock energetici esterni. La risposta britannica del 2022, con il suo intervento universale, sembra ormai irripetibile. Il nuovo paradigma prevede interventi mirati, limitati ai segmenti pi\u00f9 vulnerabili della popolazione. Per le imprese, questo significa che non possono pi\u00f9 contare su bailout generalizzati in caso di crisi. Devono costruire resilienza interna, diversificare le fonti di approvvigionamento, e incorporare nei propri modelli di business il costo reale del rischio geopolitico.<\/p>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Energia e Utilities<\/strong><\/p>\n<p>Le aziende del settore energetico europeo si trovano in una posizione paradossale. Da un lato, i prezzi elevati del gas e del petrolio potrebbero teoricamente migliorare i margini. Dall&#8217;altro, la pressione politica per contenere i prezzi al consumo si traduce in richieste di tassazione aggiuntiva sui profitti straordinari e in interventi regolatori che limitano la capacit\u00e0 di trasferire i costi ai clienti finali. Il boss di Centrica, una delle maggiori utilities britanniche, ha sintetizzato la posizione del settore suggerendo di &#8220;procedere a pieno ritmo&#8221; sia con le rinnovabili sia con l&#8217;estrazione tradizionale. \u00c8 una posizione pragmatica che tuttavia sembra scontrarsi con le posizioni ideologiche di entrambi gli schieramenti politici.<\/p>\n<p><strong>Manifatturiero ad Alta Intensit\u00e0 Energetica<\/strong><\/p>\n<p>Ceramica, vetro, acciaio, chimica di base: i settori che hanno costruito la propria competitivit\u00e0 su costi energetici relativamente contenuti stanno vivendo una compressione dei margini che per alcune imprese \u00e8 gi\u00e0 insostenibile. La differenza tra chi sopravvive e chi chiude sta diventando sempre pi\u00f9 legata alla capacit\u00e0 di aver negoziato contratti energetici favorevoli prima della crisi, o di aver investito in efficienza energetica e autoproduzione. Il nearshoring di produzioni dall&#8217;Asia verso l&#8217;Europa, che sembrava un trend in accelerazione, potrebbe rallentare se i costi energetici europei rimangono strutturalmente pi\u00f9 alti di quelli asiatici.<\/p>\n<p><strong>Logistica e Trasporti<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;aumento del costo del carburante si trasmette direttamente sui costi di trasporto, con effetti a cascata su tutte le filiere produttive. Le imprese di autotrasporto che operano con margini gi\u00e0 compressi si trovano a dover scegliere tra assorbire gli aumenti, perdendo denaro, o trasferirli ai clienti, rischiando di perdere quote di mercato. Il settore aereo, gi\u00e0 provato dalla crisi pandemica e dalla successiva ripresa a singhiozzo, deve gestire costi del carburante che rappresentano una quota crescente del costo operativo totale.<\/p>\n<p><strong>Agroalimentare<\/strong><\/p>\n<p>Il settore che spesso viene dimenticato nelle analisi energetiche \u00e8 quello che nutre materialmente la popolazione. L&#8217;agricoltura moderna dipende pesantemente da input energetici: fertilizzanti derivati dal gas naturale, carburante per le macchine agricole, energia per le serre e per la catena del freddo. Gli aumenti dei costi energetici si traducono in aumenti dei prezzi alimentari, che a loro volta alimentano l&#8217;inflazione generale e riducono il potere d&#8217;acquisto delle famiglie, creando un circolo vizioso che riduce la domanda anche per beni non alimentari.<\/p>\n<h2>Rischi da Monitorare: Le Variabili Critiche<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio, l&#8217;escalation militare:<\/strong> Il conflitto in Medio Oriente potrebbe intensificarsi in modi che interrompono fisicamente i flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. Anche un&#8217;interruzione parziale o temporanea avrebbe effetti sui prezzi che durerebbero molto pi\u00f9 a lungo dell&#8217;interruzione stessa, perch\u00e9 i mercati incorporano il rischio di ripetizione negli anni successivi.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio, la frammentazione politica europea:<\/strong> La crisi energetica sta accentuando le differenze tra paesi europei con mix energetici diversi. La Francia, con la sua dipendenza dal nucleare, \u00e8 relativamente protetta. La Germania, che ha smantellato il proprio parco nucleare e dipende dal gas importato, \u00e8 molto pi\u00f9 esposta. L&#8217;Italia si trova in una posizione intermedia ma vulnerabile. Queste differenze rendono pi\u00f9 difficile una risposta coordinata a livello europeo e potrebbero tradursi in politiche nazionali divergenti che frammentano il mercato unico.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio, l&#8217;instabilit\u00e0 fiscale britannica:<\/strong> Il Regno Unito rimane uno dei principali partner commerciali dell&#8217;Italia e dell&#8217;Europa. Se il governo Starmer dovesse affrontare una crisi fiscale derivante dai costi dell&#8217;emergenza energetica, le conseguenze si farebbero sentire anche sui mercati continentali. La possibilit\u00e0, ventilata da alcuni osservatori, di un cambio di cancelliere dopo le elezioni locali di maggio, aggiungerebbe incertezza politica a un quadro gi\u00e0 complesso.<\/p>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che sta emergendo dal dibattito britannico \u00e8 lo specchio di una condizione europea pi\u00f9 ampia, e come imprenditore che lavora con PMI italiane sull&#8217;internazionalizzazione, trovo questa situazione particolarmente rivelatrice.<\/p>\n<p>Il Regno Unito, uscito dall&#8217;Unione Europea anche per recuperare &#8220;sovranit\u00e0&#8221;, scopre di non avere nessuna sovranit\u00e0 reale sulle variabili che determinano il costo dell&#8217;energia per i propri cittadini e le proprie imprese. I ministri britannici ammettono candidamente di &#8220;non avere quasi nessuna influenza&#8221; sulla traiettoria del conflitto mediorientale. L&#8217;Europa continentale non sta molto meglio. Kier Starmer si tiene fuori dalla guerra per mantenere credibilit\u00e0 domestica, ma il prezzo di quella scelta \u00e8 l&#8217;irrilevanza strategica.<\/p>\n<p>La vera partita non si gioca a Londra o a Bruxelles. Si gioca a Washington, dove Donald Trump cerca di far scendere i prezzi del petrolio per mantenere la promessa elettorale della benzina a due dollari, promessa gi\u00e0 tradita dai fatti. Si gioca a Teheran e Riyadh, dove i calcoli strategici locali pesano pi\u00f9 delle preoccupazioni europee. Si gioca a Pechino, dove la Cina continua ad accumulare riserve strategiche approfittando di ogni momento di debolezza dei prezzi.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa \u00e8 assente da tutti questi tavoli. Non perch\u00e9 manchi di capacit\u00e0 industriale o di competenze tecniche, ma perch\u00e9 ha scelto, elezione dopo elezione e decisione dopo decisione, di delegare la propria sicurezza energetica a fornitori esterni e la propria sicurezza militare agli Stati Uniti. Ora entrambe le deleghe stanno mostrando i propri limiti.<\/p>\n<p>Per gli imprenditori italiani, la lezione operativa \u00e8 chiara: non aspettate che i governi risolvano problemi che non possono risolvere. Costruite resilienza nelle vostre operazioni. Diversificate i fornitori energetici dove possibile. Incorporate il rischio geopolitico nei vostri modelli di pricing. E soprattutto, non confondete le dichiarazioni politiche con la realt\u00e0 dei mercati. Quando un ministro britannico dice che &#8220;sta pianificando per eventualit\u00e0&#8221;, sta dicendo che non sa cosa succeder\u00e0. Voi dovete saperlo prima di lui.<\/p>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte britannico:<\/strong> Risultati delle elezioni locali inglesi e nazionali in Scozia e Galles del 1 maggio. Eventuali cambiamenti nella composizione del governo Starmer, inclusa la posizione della cancelliera Reeves. Annunci sulla politica di supporto alle bollette energetiche e criteri di targeting degli interventi.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati energetici:<\/strong> Prezzo del Brent e del gas TTF olandese. Differenziale tra contratti spot e future a 12 mesi come indicatore delle aspettative di mercato. Premi assicurativi per il trasporto marittimo nello Stretto di Hormuz. Livello delle scorte strategiche europee.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte mediorientale:<\/strong> Qualsiasi sviluppo che suggerisca escalation o de-escalation del conflitto. Dichiarazioni di Iran, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti sulla produzione petrolifera. Movimenti militari nella regione del Golfo.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte americano:<\/strong> Politiche energetiche dell&#8217;amministrazione Trump, incluse eventuali pressioni su paesi produttori. Prezzo della benzina al dettaglio negli USA come indicatore della pressione politica interna che Trump sta subendo.<\/p>\n<h2>Domande Frequenti sulla Crisi Energetica Europea 2026<\/h2>\n<p><strong>Quanto aumenteranno le bollette energetiche in Europa nel 2026?<\/strong><\/p>\n<p>Le proiezioni indicano aumenti delle bollette domestiche nell&#8217;ordine delle 500 sterline annue nel Regno Unito entro l&#8217;autunno 2026, equivalenti a circa 580 euro per famiglia italiana. L&#8217;entit\u00e0 degli aumenti dipender\u00e0 dall&#8217;evoluzione del conflitto in Medio Oriente e dalla capacit\u00e0 dei governi europei di contenere i prezzi al consumo.<\/p>\n<p><strong>Quali settori sono pi\u00f9 colpiti dalla crisi energetica europea?<\/strong><\/p>\n<p>I settori pi\u00f9 esposti sono il manifatturiero ad alta intensit\u00e0 energetica (ceramica, vetro, acciaio, chimica di base), la logistica e i trasporti, l&#8217;agroalimentare e le utilities. Le imprese di questi comparti stanno vivendo una compressione dei margini che per alcune realt\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 insostenibile.<\/p>\n<p><strong>Come possono le PMI italiane proteggersi dalla crisi energetica?<\/strong><\/p>\n<p>Le PMI italiane dovrebbero valutare il rinnovo anticipato dei contratti energetici a condizioni fisse, diversificare i fornitori energetici, investire in efficienza energetica e autoproduzione, e incorporare il rischio geopolitico nei propri modelli di pricing. La resilienza aziendale interna diventa l&#8217;unica strategia praticabile quando i governi hanno capacit\u00e0 di intervento limitate.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 lo Stretto di Hormuz \u00e8 importante per i prezzi dell&#8217;energia?<\/strong><\/p>\n<p>Lo Stretto di Hormuz \u00e8 il passaggio marittimo attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Qualsiasi interruzione, anche parziale o temporanea, dei flussi attraverso questo stretto avrebbe effetti immediati sui prezzi globali del petrolio, con ripercussioni durature sui mercati energetici europei.<\/p>\n<p><strong>Quanto durer\u00e0 la crisi energetica in Europa?<\/strong><\/p>\n<p>Lo scenario pi\u00f9 probabile prevede che la crisi energetica rimanga il tema dominante del dibattito politico europeo per tutto il 2026 e parte del 2027. La dipendenza energetica europea \u00e8 un fatto strutturale che richieder\u00e0 decenni per essere ridotta significativamente.<\/p>\n<h2>L&#8217;Imprenditore come Stratega del Proprio Destino<\/h2>\n<p>Torniamo a quello studio della BBC dove Kemi Badenoch pronunciava il suo &#8220;Drill, baby, drill.&#8221; \u00c8 una frase che cattura perfettamente l&#8217;illusione che attraversa la politica europea: l&#8217;idea che ci sia una soluzione semplice a un problema complesso, che basti girare una manopola per far tornare il mondo come era prima.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 \u00e8 che il mondo non torner\u00e0 come era prima. La dipendenza energetica europea \u00e8 un fatto strutturale che richieder\u00e0 decenni per essere ridotta significativamente. Nel frattempo, ogni impresa deve fare i conti con un contesto operativo in cui i costi dell&#8217;energia sono volatili, i governi hanno capacit\u00e0 di intervento limitate, e le crisi geopolitiche possono materializzarsi in poche settimane.<\/p>\n<p>Gli imprenditori italiani hanno dimostrato, crisi dopo crisi, una capacit\u00e0 di adattamento che spesso manca alle istituzioni che dovrebbero sostenerli. Questa crisi non sar\u00e0 diversa. Chi la attraverser\u00e0 meglio non sar\u00e0 chi avr\u00e0 aspettato indicazioni dall&#8217;alto, ma chi avr\u00e0 agito prima che quelle indicazioni arrivassero. L&#8217;energia non \u00e8 una questione di politica energetica, \u00e8 una questione di sopravvivenza aziendale. E la sopravvivenza, in ultima analisi, \u00e8 responsabilit\u00e0 di chi firma le buste paga.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Crisi Energetica Europa 2026: Guida PMI su Gas e Petrolio La guerra in Medio Oriente non \u00e8 solo un conflitto regionale. \u00c8 il detonatore di una crisi energetica che sta riscrivendo i calcoli politici europei, mentre le imprese del continente scoprono di non avere voce in capitolo sul proprio destino. Londra, 29 marzo 2026. 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