{"id":265,"date":"2026-03-30T19:48:26","date_gmt":"2026-03-30T18:48:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/guerra-in-iran-putin-e-il-costo-per-le-imprese-europee"},"modified":"2026-03-30T20:04:10","modified_gmt":"2026-03-30T19:04:10","slug":"guerra-in-iran-putin-e-il-costo-per-le-imprese-europee","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/guerra-in-iran-putin-e-il-costo-per-le-imprese-europee","title":{"rendered":"Guerra in Iran, Putin e il Costo per le Imprese Europee"},"content":{"rendered":"<h1>Guerra in Iran, Putin e il Costo per le Imprese Europee<\/h1>\n<p><strong>La guerra non si combatte solo dove cadono le bombe. Si combatte anche nell&#8217;attenzione dei governi, nei prezzi delle materie prime e nella coesione di alleanze che le imprese europee danno per scontate da trent&#8217;anni.<\/strong><\/p>\n<p>Lviv, 30 marzo 2026. Una citt\u00e0 che fino a pochi anni fa compariva nelle guide turistiche come la &#8220;Firenze dell&#8217;Ucraina&#8221; \u00e8 oggi sotto attacco. Non \u00e8 una notizia isolata: nelle ultime ore si \u00e8 consumato quello che gli analisti militari stanno gi\u00e0 definendo il pi\u00f9 grande attacco drone in un singolo giorno dall&#8217;inizio della guerra, con quasi mille velivoli lanciati in ventiquattr&#8217;ore. Mentre i riflettori globali restano puntati sul Golfo Persico, Vladimir Putin sceglie questo momento preciso per intensificare la pressione su Kiev. Il timing non \u00e8 casuale.<\/p>\n<p>La domanda che ogni imprenditore europeo con interessi internazionali dovrebbe porsi non \u00e8 &#8220;chi vincer\u00e0 la guerra in Iran?&#8221; ma qualcosa di molto pi\u00f9 operativo: mentre Washington \u00e8 consumata su un fronte, chi gestisce il rischio di ci\u00f2 che sta accadendo sugli altri? La risposta, al momento, \u00e8: nessuno con la lucidit\u00e0 necessaria. E questo ha conseguenze dirette sui contratti, sulle forniture, sui costi energetici e sulla tenuta delle supply chain che attraversano l&#8217;Eurasia.<\/p>\n<hr \/>\n<h2>Il Fatto in Numeri: L&#8217;Escalation Silenziosa mentre il Mondo Guarda Altrove<\/h2>\n<p>I numeri del fronte ucraino nelle ultime settimane raccontano un&#8217;accelerazione difficile da ignorare. Quasi mille droni lanciati in un singolo giorno, un record dall&#8217;inizio del conflitto nel febbraio 2022. Ma il dato pi\u00f9 rilevante per chi fa business non \u00e8 militare: \u00e8 economico. Secondo le stime circolate in questi giorni negli ambienti di analisi geopolitica, il Cremlino avrebbe incassato circa 1,5 miliardi di dollari aggiuntivi in soli quattro settimane grazie all&#8217;aumento dei prezzi del petrolio innescato dalla crisi nel Golfo.<\/p>\n<p>Il petrolio Urals, venduto con uno sconto rispetto al Brent anche nei periodi di massima pressione sanzionatoria, si avvantaggia oggi dell&#8217;effetto traino verso l&#8217;alto dei prezzi globali. Il meccanismo \u00e8 semplice ma potente: anche con lo sconto imposto dalle sanzioni, un barrel che sale di dieci dollari porta al Cremlino entrate proporzionalmente maggiori. A questo si aggiungono fertilizzanti, alluminio e altre materie prime in cui la Russia detiene quote di mercato significative e che stanno registrando rialzi di prezzo paralleli a quelli dell&#8217;energia.<\/p>\n<p>Sul fronte diplomatico, le trattative trilaterali tra USA, Russia e Ucraina che si erano svolte a Ginevra nelle settimane precedenti, con sessioni che si protraevano dalle 9 di mattina alle 11 di notte con i negoziatori americani impegnati simultaneamente su Iran e Ucraina, sono oggi formalmente in pausa. Non \u00e8 una sospensione tecnica: \u00e8 il segnale che la bandwidth diplomatica di Washington si \u00e8 esaurita.<\/p>\n<hr \/>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Principio della Distrazione Calcolata<\/h2>\n<p>La guerra in Iran non ha creato questa finestra di opportunit\u00e0 per Putin: l&#8217;ha semplicemente resa pi\u00f9 ampia. Il principio operativo che guida il Cremlino in questi giorni \u00e8 quello che gli analisti di sicurezza chiamano &#8220;exploitation of competing crises&#8221;: quando l&#8217;avversario \u00e8 costretto a muovere risorse cognitive, politiche e militari su un nuovo fronte, il vecchio fronte diventa automaticamente pi\u00f9 permeabile.<\/p>\n<p>Questo meccanismo non \u00e8 nuovo nella storia recente. Nel 2008, mentre il mondo era distratto dalla crisi finanziaria globale, la Russia completava l&#8217;operazione in Georgia in cinque giorni. Nel 2022, mentre l&#8217;Occidente elaborava ancora le conseguenze della pandemia e della crisi energetica post-COVID, il Cremlino lanciava l&#8217;invasione su larga scala dell&#8217;Ucraina. Il pattern si ripete: Putin non pianifica a sei mosse, coglie l&#8217;opportunit\u00e0 quando si presenta.<\/p>\n<p>Oggi la variabile nuova \u00e8 la postura degli Stati Uniti sotto Trump. L&#8217;amministrazione attuale ha gi\u00e0 segnalato in modo inequivocabile che considera la NATO &#8220;inutile&#8221; rispetto alle sfide nel Golfo, che valuta le capacit\u00e0 militari europee con un mix di condiscendenza e irritazione, e che tratta l&#8217;Ucraina come una voce di costo da chiudere piuttosto che come un investimento strategico. Questo non \u00e8 retorica: \u00e8 la premessa operativa su cui Putin sta costruendo il suo calcolo nelle prossime settimane.<\/p>\n<hr \/>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Petrolio, Spread e il Costo dell&#8217;Attenzione Divisa<\/h2>\n<p>I mercati hanno gi\u00e0 prezzato buona parte della situazione, ma i movimenti strutturali sono ancora in corso. Il petrolio Brent si mantiene su livelli elevati per effetto combinato della crisi nello Stretto di Hormuz e della domanda asiatica che non d\u00e0 segni di cedimento. L&#8217;oro ha beneficiato del classico flight-to-safety che accompagna ogni escalation geopolitica multipla. Le valute dei paesi emergenti esportatori di materie prime mostrano volatilit\u00e0 superiore alla media storica.<\/p>\n<p>Il dato che anticipa i problemi prima che appaiano sui giornali \u00e8 la volatilit\u00e0 implicita dei contratti energetici europei per i prossimi 6-12 mesi. Le utilities europee stanno comprando copertura con un&#8217;intensit\u00e0 che segnala preoccupazione reale, non precauzione routinaria. Quando le aziende che gestiscono infrastrutture energetiche pagano un premio significativo per assicurarsi contro gli scenari di coda, il messaggio \u00e8 chiaro: il mercato non esclude scenari severi.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi il tema degli spread creditizi sui mercati emergenti dell&#8217;area MENA e dell&#8217;Asia Centrale, che si sono allargati nelle ultime settimane. Per le imprese italiane con crediti commerciali in quei mercati, il rischio paese si \u00e8 concretamente deteriorato, indipendentemente da qualsiasi evento diretto nel loro settore.<\/p>\n<hr \/>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane: Tre Orizzonti<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> la priorit\u00e0 \u00e8 la gestione del costo energetico e delle supply chain che transitano attraverso l&#8217;area del Mar Rosso o dipendono da materie prime con Russia o Iran nel percorso produttivo. I prezzi dei fertilizzanti impattano direttamente l&#8217;agroalimentare; l&#8217;alluminio tocca packaging, automotive e costruzioni. Chi non ha gi\u00e0 strutturato hedging sulle commodity o diversificato i fornitori \u00e8 esposto a pressioni sui margini che non potr\u00e0 scaricare interamente sui prezzi finali. Il rischio assicurativo sul credito export verso mercati del Golfo e dell&#8217;Asia Centrale si \u00e8 deteriorato: rivedere le condizioni con SACE prima di firmare nuovi contratti non \u00e8 prudenza, \u00e8 igiene aziendale.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 una prolungata fase di instabilit\u00e0 gestita, non di risoluzione. Le trattative Russia-Ucraina, se riprenderanno, lo faranno con un cast diverso e in un contesto in cui le elezioni di midterm americane di fine 2026 accelereranno la pressione su Trump per un qualsiasi risultato presentabile come vittoria. Il rischio per le imprese europee \u00e8 che un eventuale accordo sul conflitto ucraino avvenga nei tempi e nei modi dettati da Washington, senza che l&#8217;Europa abbia voce in capitolo sulle clausole che riguardano, per esempio, le sanzioni e il processo di ricostruzione. Chi vuole posizionarsi sulla ricostruzione ucraina deve farlo costruendo relazioni ora, non aspettando che l&#8217;accordo sia firmato.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18 mesi e oltre):<\/strong> il precedente strutturale che si sta consolidando \u00e8 quello di un&#8217;America che non pu\u00f2, o non vuole, gestire simultaneamente pi\u00f9 crisi con lo stesso livello di impegno del passato. Questo ridisegna permanentemente il landscape del rischio geopolitico europeo. Le imprese che continueranno a operare con modelli di rischio costruiti sull&#8217;assunzione di una copertura americana implicita faranno scelte sbagliate. La vera partita \u00e8 se l&#8217;Europa costruir\u00e0 proprie capacit\u00e0 di deterrenza e di gestione delle crisi o rester\u00e0 strutturalmente dipendente da un alleato sempre meno affidabile. La risposta a quella domanda ridefinir\u00e0 il valore di decine di miliardi di contratti e investimenti europei nell&#8217;arco dell&#8217;attuale decennio.<\/p>\n<hr \/>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Agroalimentare e trasformazione alimentare.<\/strong> L&#8217;agroalimentare italiano \u00e8 esposto su due fronti che raramente vengono letti insieme: la dipendenza dai fertilizzanti azotati con materie prime di origine russa o bielorussa, e la competizione sui mercati del Medio Oriente e Nord Africa dove Russia e Ucraina sono storicamente i principali fornitori di grano. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nel riposizionamento come fornitore di qualit\u00e0 premium in mercati del Golfo che stanno diversificando attivamente la propria base di approvvigionamento alimentare, con capitali sufficienti per pagare la differenza di prezzo.<\/p>\n<p><strong>Meccanica strumentale e componentistica.<\/strong> Il comparto meccanico italiano ha tradizionalmente esportato macchinari verso Russia e Ucraina e oggi fronteggia un doppio blocco. Ma la dinamica di riarmo europeo, accelerata dall&#8217;instabilit\u00e0 attuale, crea una domanda strutturalmente nuova per capacit\u00e0 produttive duali, ovvero aziende in grado di servire sia la domanda civile che quella della difesa. La componentistica di precisione italiana ha le caratteristiche tecniche per entrare in queste filiere: il limite \u00e8 culturale e relazionale, non tecnologico.<\/p>\n<p><strong>Logistica e shipping.<\/strong> Il rerouting delle rotte attraverso il Canale di Suez, gi\u00e0 stressato dalla crisi Houthi del 2023-2024 e oggi nuovamente sotto pressione, si combina con la congestione delle rotte alternative attorno al Capo di Buona Speranza. Per gli esportatori italiani verso Asia e Golfo, i costi logistici aggiuntivi si traducono in margini compressi su contratti gi\u00e0 firmati. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nei mercati dell&#8217;Europa orientale e del Caucaso meridionale, raggiungibili via terra con rotte alternative che bypassano le aree di conflitto e che stanno diventando corridoi commerciali di interesse crescente.<\/p>\n<p><strong>Servizi professionali e finanziari.<\/strong> Questo \u00e8 il settore meno ovvio ma con esposizione reale. Gli studi legali e le societ\u00e0 di consulenza che assistono aziende italiane nell&#8217;internazionalizzazione verso mercati MENA o dell&#8217;Europa orientale si trovano a gestire un rischio normativo in rapida evoluzione: sanzioni che cambiano, KYC\/AML sempre pi\u00f9 stringente, clausole contrattuali che devono anticipare scenari geopolitici che sei mesi fa sembravano remoti. Chi non ha aggiornato i propri contratti di export con clausole di forza maggiore geopolitica esplicite \u00e8 vulnerabile.<\/p>\n<hr \/>\n<h2>Rischi da Monitorare: Tre Scenari Non Scontati<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio, il quid pro quo intelligence tra Mosca e Washington:<\/strong> secondo fonti qualificate citate nei circuiti analitici internazionali nelle ultime ore, la Russia starebbe offrendo agli Stati Uniti uno scambio preciso: riduzione del supporto intelligence all&#8217;Iran in cambio della riduzione del supporto americano alle operazioni ucraine contro il territorio russo. Se questo scambio si concretizzasse, anche parzialmente, il deterioramento della posizione ucraina sul campo accelererebbe significativamente, con effetti diretti sulla possibilit\u00e0 di investire nel paese e sulla collocazione delle attivit\u00e0 di ricostruzione.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio, la coesione europea sotto stress energetico:<\/strong> il meccanismo descritto dagli analisti \u00e8 sottile ma operativamente rilevante. Man mano che i costi energetici pesano sulle economie europee, i governi subiscono pressione interna per ridurre i propri impegni a sostegno dell&#8217;Ucraina. Non per convinzione ideologica, ma per aritmetica elettorale. Questo crea la possibilit\u00e0 di una frammentazione europea in cui alcuni paesi scelgono silenziosamente di accomodarsi alle richieste russe per proteggere i propri rifornimenti energetici. Per le imprese italiane che operano in mercati est-europei, una simile frammentazione genererebbe un rischio normativo e tariffario inatteso.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio, il caos post-regime in Iran:<\/strong> se il regime degli Ayatollah non sopravvivesse alla pressione militare americana e israeliana, il vuoto di potere che ne seguirebbe avrebbe caratteristiche diverse da qualsiasi transizione mediorientale recente. La Russia, che si percepisce come argine al jihadismo sul proprio confine meridionale, vedrebbe questo scenario con preoccupazione genuina. Un Iran instabile ridisegna le rotte energetiche, le dinamiche del Caucaso meridionale e i corridoi di transito verso l&#8217;Asia Centrale, tutti elementi con impatto diretto sulle aziende europee che stanno esplorando rotte commerciali alternative alla Cina.<\/p>\n<hr \/>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che sto osservando in questi giorni mi convince di una cosa: stiamo assistendo a qualcosa che travestito da crisi militare \u00e8 in realt\u00e0 una redistribuzione dell&#8217;attenzione strategica globale, e l&#8217;Europa non ha ancora capito che questa redistribuzione la riguarda direttamente.<\/p>\n<p>Putin non \u00e8 il grande stratega che molti temono. Gli analisti pi\u00f9 autorevoli lo descrivono come un judoka, non un giocatore di scacchi: colpisce quando l&#8217;avversario perde l&#8217;equilibrio, non quando ha pianificato sei mosse in anticipo. Il problema \u00e8 che in questo momento l&#8217;Occidente sta perdendo l&#8217;equilibrio in modo spettacolare, e non per colpa di Putin. Lo sta facendo da solo.<\/p>\n<p>La vera partita non \u00e8 tra Russia e Ucraina. \u00c8 tra un&#8217;America che sta ridefinendo i propri interessi in modo sempre pi\u00f9 transazionale e un&#8217;Europa che non ha ancora deciso se vuole essere un attore o uno spettatore di questa ridefinizione. Trump non \u00e8 un agente di Putin: \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 complicato, ovvero un presidente che persegue una versione radicale dell&#8217;interesse americano di breve termine che per coincidenza strutturale avvantaggia chiunque voglia vedere l&#8217;Occidente diviso. Putin \u00e8 un beneficiario accidentale, ma non per questo il vantaggio \u00e8 meno reale.<\/p>\n<p>Per gli imprenditori italiani, la lezione operativa \u00e8 questa: smettete di costruire i vostri modelli di rischio internazionale sull&#8217;assunzione che qualcuno, da qualche parte, stia gestendo la situazione. Non \u00e8 cos\u00ec. Le prossime settimane ci diranno se le trattative su Ucraina potranno riprendere con attori diversi e con pi\u00f9 realismo, ma nel frattempo chi aspetta segnali di stabilizzazione prima di agire sta gi\u00e0 accumulando un ritardo che coster\u00e0 caro.<\/p>\n<hr \/>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte russo-ucraino:<\/strong> qualsiasi dichiarazione ufficiale sullo status delle trattative di Ginevra; variazioni nell&#8217;intensit\u00e0 degli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine come proxy dell&#8217;intenzione negoziale russa; movimenti di truppe nella zona di Zaporizhzhia che potrebbero segnalare un&#8217;offensiva di primavera.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte del quid pro quo intelligence:<\/strong> dichiarazioni di funzionari americani sulla natura del supporto intelligence a Kiev; reazioni ucraine a eventuali cambiamenti operativi sul campo che potrebbero segnalare riduzione del flusso informativo.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> prezzo del Brent e spread Brent-Urals come indicatore della pressione sanzionatoria effettiva; volatilit\u00e0 implicita dei futures sul gas naturale europeo per l&#8217;inverno 2026-2027; indice di nolo delle rotte container Asia-Mediterraneo come segnale del rerouting in corso.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte europeo:<\/strong> dichiarazioni dei governi di Polonia, Germania e Francia sulla continuazione degli impegni di supporto all&#8217;Ucraina; decisioni del Consiglio Europeo sull&#8217;estensione del pacchetto sanzionatorio contro la Russia, in scadenza nei prossimi mesi; progressi del piano ReArm Europe come indicatore della seriet\u00e0 europea nell&#8217;autonomia strategica.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte americano:<\/strong> andamento dei sondaggi pre-midterm come proxy della pressione politica interna su Trump per chiudere i fronti aperti; dichiarazioni di Witkoff e Kushner sulla ripresa eventuale dei colloqui.<\/p>\n<hr \/>\n<h2>Domande e Risposte: Quello che le Imprese Chiedono sulla Crisi Geopolitica<\/h2>\n<p><strong>Perch\u00e9 la guerra in Iran influenza i costi energetici delle imprese europee?<\/strong><br \/>\nLa crisi nel Golfo Persico riduce la disponibilit\u00e0 di petrolio che transita dallo Stretto di Hormuz e spinge al rialzo i prezzi globali del Brent. Le imprese europee che non hanno coperture (hedging) sui contratti energetici si trovano esposte a costi crescenti su forniture gi\u00e0 firmate.<\/p>\n<p><strong>Cosa dovrebbe fare un&#8217;azienda italiana che esporta verso il Golfo o l&#8217;Asia Centrale in questo momento?<\/strong><br \/>\nDovrebbe rivedere immediatamente le condizioni assicurative sul credito export con SACE, aggiornare i contratti con clausole di forza maggiore geopolitica esplicite e valutare rotte commerciali alternative via terra attraverso l&#8217;Europa orientale e il Caucaso meridionale.<\/p>\n<p><strong>Putin sta approfittando della crisi in Iran per colpire l&#8217;Ucraina?<\/strong><br \/>\nSecondo gli analisti di sicurezza, il Cremlino sta applicando il principio dell&#8217;exploitation of competing crises: l&#8217;attacco record di quasi mille droni in un singolo giorno \u00e8 avvenuto proprio mentre l&#8217;attenzione diplomatica e militare americana era concentrata sul Golfo Persico. Il timing non \u00e8 casuale.<\/p>\n<p><strong>Le trattative di pace tra Russia e Ucraina sono ancora attive?<\/strong><br \/>\nNo, al momento sono in pausa formale. I negoziati trilaterali di Ginevra si sono interrotti perch\u00e9 la bandwidth diplomatica americana si \u00e8 esaurita con l&#8217;apertura del fronte iraniano. Non \u00e8 una sospensione tecnica: \u00e8 il segnale di una priorit\u00e0 ridefinita.<\/p>\n<p><strong>Quali settori italiani sono pi\u00f9 a rischio in questo scenario geopolitico?<\/strong><br \/>\nI settori pi\u00f9 esposti sono l&#8217;agroalimentare (per la dipendenza dai fertilizzanti di origine russa e bielorussa), la meccanica strumentale (doppio blocco su Russia e Ucraina), la logistica (rerouting delle rotte via Mar Rosso e Canale di Suez) e i servizi professionali che gestiscono contratti internazionali in area MENA ed Europa orientale.<\/p>\n<p><strong>Quanto durer\u00e0 questa fase di instabilit\u00e0?<\/strong><br \/>\nLo scenario pi\u00f9 probabile, secondo gli analisti, \u00e8 una prolungata fase di instabilit\u00e0 gestita che si estender\u00e0 almeno fino alle elezioni di midterm americane di fine 2026. Non \u00e8 prevista una risoluzione rapida n\u00e9 sul fronte ucraino n\u00e9 su quello iraniano.<\/p>\n<hr \/>\n<h2>Il Judoka e l&#8217;Orologio dei Midterm<\/h2>\n<p>Lviv esiste ancora. I suoi palazzi barocchi e le sue piazze, che qualche anno fa accoglievano turisti da tutta Europa, sono ancora in piedi nonostante le sirene e i rifugi notturni. Ma la dinamica che si sta consolidando in queste settimane, con un&#8217;America concentrata sul Golfo, un&#8217;Europa incerta sulla propria coesione e un Cremlino che usa il momento con la precisione opportunista del judoka, potrebbe ridisegnare permanentemente il contesto in cui le imprese europee opereranno per il prossimo decennio.<\/p>\n<p>Putin non ha bisogno di vincere la guerra. Ha bisogno che l&#8217;Occidente sia troppo diviso, troppo esausto o troppo distratto per organizzare una risposta coerente. In questo senso, ogni settimana di caos multiplo \u00e8 una settimana di vantaggio strutturale per Mosca, indipendentemente da cosa accade sul campo.<\/p>\n<p>La stabilit\u00e0 geopolitica non \u00e8 mai stata un dato di sfondo per le imprese: \u00e8 sempre stata una variabile di costo che qualcuno, da qualche parte, pagava al posto loro. La domanda rilevante, oggi, \u00e8: ora che quel qualcuno sta chiedendo di essere rimborsato o si \u00e8 semplicemente distratto, chi mette a bilancio il costo reale dell&#8217;instabilit\u00e0?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Guerra in Iran, Putin e il Costo per le Imprese Europee La guerra non si combatte solo dove cadono le bombe. Si combatte anche nell&#8217;attenzione dei governi, nei prezzi delle materie prime e nella coesione di alleanze che le imprese europee danno per scontate da trent&#8217;anni. Lviv, 30 marzo 2026. 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