{"id":370,"date":"2026-04-02T19:03:35","date_gmt":"2026-04-02T18:03:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/stretto-di-hormuz-europa-negozia-senza-usa-cosa-cambia-per-le-imprese"},"modified":"2026-04-02T19:03:35","modified_gmt":"2026-04-02T18:03:35","slug":"stretto-di-hormuz-europa-negozia-senza-usa-cosa-cambia-per-le-imprese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/stretto-di-hormuz-europa-negozia-senza-usa-cosa-cambia-per-le-imprese","title":{"rendered":"Stretto di Hormuz, Europa negozia senza USA: cosa cambia per le imprese"},"content":{"rendered":"<h1>Stretto di Hormuz, Europa negozia senza USA: cosa cambia per le imprese<\/h1>\n<p><strong>Quando Washington dice &#8220;arrangiatevi&#8221;, Londra convoca 40 paesi e Teheran capisce che il tavolo si \u00e8 spostato. Per le imprese europee con catene di fornitura che passano dal Golfo, questo non \u00e8 un aggiornamento geopolitico: \u00e8 il momento in cui chi era gi\u00e0 dentro decide se tenere o cedere posizione.<\/strong><\/p>\n<p>Londra, 2 aprile 2026. La ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper presiede una riunione virtuale d&#8217;emergenza. Quaranta paesi collegati, Francia e Germania tra i presenti, i paesi del Golfo rappresentati. Un nome assente su tutti: gli Stati Uniti. Nello Stretto di Hormuz, nelle ultime 24 ore, sono transitate 25 navi su 150 che normalmente lo attraversano ogni giorno. Ventimila marinai sono bloccati su duemila imbarcazioni ferme. L&#8217;Iran ha la mano sul rubinetto dell&#8217;economia globale, e lo sa.<\/p>\n<p>La vera notizia non \u00e8 la crisi. La vera notizia \u00e8 che l&#8217;Europa sta negoziando senza l&#8217;America, e che l&#8217;Iran potrebbe preferirla cos\u00ec. Per le imprese italiane ed europee con forniture energetiche, materie prime o catene logistiche che passano dal Golfo, il timing non \u00e8 casuale: chi ha costruito relazioni dirette nella regione negli ultimi anni si trova oggi in una posizione radicalmente diversa da chi ha rimandato.<\/p>\n<hr>\n<h2>Il Fatto in Numeri: Lo Strangolamento dello Stretto<\/h2>\n<p>I dati che emergono dalla riunione di Londra costruiscono un quadro preciso del danno in corso. Lo Stretto di Hormuz, che in condizioni normali vede transitare circa 150 navi al giorno, nelle ultime 24 ore ne ha viste passare solo 25: un calo del traffico dell&#8217;83%. Sono stati registrati oltre 25 attacchi a navi commerciali nel corridoio d&#8217;acqua. Circa 20.000 marinai sono bloccati su 2.000 imbarcazioni ferme, alcune delle quali stanno iniziando a esaurire i rifornimenti a bordo.<\/p>\n<p>La posta in gioco non riguarda solo il petrolio. Attraverso quello Stretto passa gas naturale liquefatto destinato ai mercati asiatici, fertilizzanti per l&#8217;Africa, carburante per l&#8217;aviazione civile globale. Le nazioni direttamente colpite includono Kuwait, Bahrain, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Oman e Iraq. Pi\u00f9 in profondit\u00e0 nella catena degli effetti, ci sono le rate dei mutui nel Regno Unito, i prezzi della benzina in Europa, i costi delle materie prime agricole in tutto il mondo. La coalizione di 40 paesi riunita virtualmente a Londra riflette l&#8217;ampiezza reale dell&#8217;esposizione: questa non \u00e8 una crisi regionale, \u00e8 un trigger sistemico per la sicurezza economica globale.<\/p>\n<hr>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Calcolo Strategico di Teheran<\/h2>\n<p>Questa crisi non \u00e8 esplosa ieri. Meno di un anno fa lo Stretto di Hormuz era aperto; oggi ha una presa alla gola iraniana, per usare le parole dell&#8217;analista della BBC Frank Gardner. La sequenza conta: gli Stati Uniti hanno lanciato ultimatum, poi li hanno ritirati, poi ne hanno rilanciati altri con la minaccia di colpire le infrastrutture energetiche iraniane. L&#8217;Iran ha risposto che in quel caso avrebbe colpito le centrali dei paesi del Golfo, incluse quelle degli Emirati. E alcune di quelle centrali, compresi gli impianti di desalinizzazione che producono acqua potabile in una regione che toccher\u00e0 40 gradi nei prossimi mesi, stanno gi\u00e0 subendo danni.<\/p>\n<p>Il calcolo di Teheran \u00e8 geometrico: controlla la costa rocciosa che domina lo Stretto, con i suoi anfratti che nascondono droni, missili e imbarcazioni suicide. Nessuna forza navale pu\u00f2 garantire il transito sicuro con la forza. La sicurezza dello Stretto dipende da un accordo negoziato con l&#8217;Iran, non da una dimostrazione militare. Quando Trump ha detto ai paesi alleati di arrangiarsi con il proprio petrolio e riaprirsi lo Stretto da soli, probabilmente intendeva spingerli a collaborare con Washington. Invece, loro lo hanno preso in parola. E Teheran vede in questo uno spazio strategico: dialogare con l&#8217;Europa \u00e8 meno rischioso che cedere agli Stati Uniti.<\/p>\n<hr>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Volatilit\u00e0 Strutturale, Non Spike Temporaneo<\/h2>\n<p>Il blocco parziale dello Stretto ha gi\u00e0 trasmesso tensioni lungo tutta la catena dei prezzi energetici. Il gas naturale liquefatto, che transita per lo Stretto verso i mercati asiatici, vede premi assicurativi per le spedizioni salire in modo significativo. Le compagnie assicurative marittime stanno applicando clausole di guerra su tratte che fino a pochi mesi fa erano classificate come rischio ordinario, con un impatto diretto sui costi operativi per chi importa o esporta verso e dal Golfo.<\/p>\n<p>L&#8217;oro ha registrato un movimento di flight-to-safety nelle ultime settimane, segnalando che i mercati finanziari non trattano questo come uno shock temporaneo. Il petrolio mantiene una volatilit\u00e0 implicita elevata, con gli operatori che prezzano scenari di escalation, non di normalizzazione rapida. Le valute dei paesi del Golfo pi\u00f9 esposti, e i titoli delle compagnie di navigazione, riflettono il medesimo segnale: il mercato si aspetta che questo duri. La differenza tra uno spike geopolitico e un segnale strutturale sta nel fatto che quest&#8217;ultimo modifica i comportamenti di approvvigionamento a medio termine, non solo il costo spot. Siamo gi\u00e0 nel secondo caso.<\/p>\n<hr>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> Chi ha contratti attivi di fornitura con fornitori o clienti del Golfo deve verificare immediatamente le clausole di forza maggiore e le condizioni dei contratti di trasporto. I costi assicurativi per le spedizioni marittime verso il Golfo sono gi\u00e0 cambiati: rinegoziare ora, prima che le polizze vadano in rinnovo con i nuovi parametri di rischio, vale settimane di margine. Chi ha personale o rappresentanti nella regione deve valutare protocolli operativi aggiornati: gli impianti di desalinizzazione degli Emirati sono gi\u00e0 sotto pressione, e un&#8217;estate senza acqua corrente affidabile in una delle piazze commerciali pi\u00f9 attive del mondo \u00e8 uno scenario che le aziende presenti non possono ignorare.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> Lo scenario pi\u00f9 probabile non \u00e8 una risoluzione rapida ma una negoziazione lunga, gestita principalmente da attori europei con l&#8217;Iran, con gli Stati Uniti come fattore di pressione esterna. In questo contesto, le imprese italiane che hanno costruito relazioni dirette negli Emirati, in Qatar o in Arabia Saudita dispongono di un vantaggio concreto: possono essere percepite come parte di un sistema commerciale europeo che non \u00e8 in guerra con l&#8217;Iran. Chi non ha ancora una presenza strutturata nella regione dovr\u00e0 decidere se entrare ora, in condizioni pi\u00f9 complesse ma con meno competitori attivi, oppure aspettare la normalizzazione che il mercato sta prezzando come lontana.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> Questa crisi sta ridisegnando la geopolitica delle rotte energetiche in modo permanente. Il fatto che 40 paesi si siano riuniti senza gli Stati Uniti \u00e8 un precedente strutturale: l&#8217;Europa sta costruendo una capacit\u00e0 negoziale autonoma su dossier energetici critici. Per le imprese, il segnale \u00e8 che l&#8217;integrazione nei mercati del Golfo diventa parte di una strategia pi\u00f9 ampia di diversificazione delle dipendenze, non solo una scelta commerciale. Chi posiziona oggi la propria presenza nella regione come parte di un sistema europeo di relazioni commerciali avr\u00e0 un argomento in pi\u00f9 quando si sieder\u00e0 ai tavoli negoziali locali.<\/p>\n<hr>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Energetico e petrolchimico.<\/strong> L&#8217;esposizione \u00e8 diretta e immediata: i costi di approvvigionamento di greggio e derivati stanno gi\u00e0 incorporando il premio di rischio dello Stretto. Ma l&#8217;opportunit\u00e0 meno ovvia riguarda le aziende che producono tecnologie per la transizione energetica nella regione: la crisi accelera l&#8217;interesse dei paesi del Golfo per la diversificazione interna delle fonti, e chi offre soluzioni di efficienza energetica o rinnovabili trova interlocutori pi\u00f9 motivati che in condizioni di stabilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Agroalimentare e fertilizzanti.<\/strong> I fertilizzanti che transitano per lo Stretto verso i mercati africani e asiatici sono tra le categorie pi\u00f9 colpite. Per le imprese italiane dell&#8217;agroalimentare che dipendono da forniture di input agricoli con origine mediorientale o che esportano verso mercati che a loro volta dipendono da queste rotte, il rischio di disruption nelle catene di approvvigionamento \u00e8 reale. L&#8217;opportunit\u00e0 \u00e8 nell&#8217;accelerazione della domanda di prodotti alimentari ad alto valore aggiunto nei paesi del Golfo: quando l&#8217;instabilit\u00e0 aumenta, le \u00e9lite locali aumentano gli acquisti di prodotti premium, anche italiani.<\/p>\n<p><strong>Meccanica industriale e impiantistica.<\/strong> Questo \u00e8 il settore con l&#8217;esposizione meno evidente e le implicazioni pi\u00f9 rilevanti. Gli impianti di desalinizzazione degli Emirati e di altri paesi del Golfo sono sotto minaccia concreta. La ricostruzione e il potenziamento di infrastrutture idriche ed energetiche nella regione rappresenter\u00e0 nei prossimi anni una delle pi\u00f9 grandi opportunit\u00e0 di commessa per le aziende europee di ingegneria e impiantistica. Le italiane del settore, che hanno competenze riconosciute a livello globale, devono attivarsi ora per essere in lista quando i bandi arriveranno.<\/p>\n<p><strong>Logistica e shipping.<\/strong> L&#8217;industria della logistica italiana con operativit\u00e0 nel Golfo sta gi\u00e0 assorbendo costi aggiuntivi di rerouting. Chi non ha ancora diversificato le rotte verso opzioni terrestri o aeree deve farlo rapidamente. Chi lo ha gi\u00e0 fatto si trova in posizione di vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti che hanno ottimizzato per la sola rotta marittima del Golfo.<\/p>\n<hr>\n<h2>Rischi da Monitorare: Tre Scenari che Cambiano Tutto<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio, escalation sulle infrastrutture idriche:<\/strong> L&#8217;Iran ha gi\u00e0 indicato che una risposta militare statunitense sulle sue centrali si tradurr\u00e0 in attacchi agli impianti di desalinizzazione del Golfo. Se questo scenario si materializzasse, si tratterebbe di una crisi umanitaria e commerciale simultanea nella regione pi\u00f9 ricca e pi\u00f9 dipendente dall&#8217;esterno del pianeta. Le temperature estive che si avvicinano ai 40 gradi trasformano ogni interruzione della catena idrica in un&#8217;emergenza in pochi giorni, non in settimane.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio, frammentazione della coalizione dei 40:<\/strong> La riunione di Londra mantiene insieme 40 paesi con interessi divergenti: i paesi del Golfo vogliono la riapertura immediata, l&#8217;Europa vuole una soluzione negoziata sostenibile, altri paesi hanno priorit\u00e0 energetiche che non coincidono. Se la coalizione si incrina sul metodo di negoziazione, l&#8217;Iran pu\u00f2 giocare su queste fratture e ottenere termini migliori cedendo meno. Per le imprese europee, un negoziato che si sfalda \u00e8 peggiore di uno che non inizia: crea aspettative e poi le disattende, con effetti sui contratti in corso.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio, ritorno improvviso degli USA al tavolo:<\/strong> Trump ha detto agli alleati di arrangiarsi, ma se una negoziazione europea con l&#8217;Iran dovesse avanzare producendo risultati, la pressione politica interna americana potrebbe spingere Washington a rientrare nel dossier in modo aggressivo, rompendo il processo in corso. Un negoziato europeo interrotto dall&#8217;intervento americano nel momento pi\u00f9 delicato lascerebbe lo Stretto bloccato ancora pi\u00f9 a lungo, con effetti cumulativi sulle catene di approvvigionamento di tutta Europa.<\/p>\n<hr>\n<h2>Domande Frequenti sulla Crisi dello Stretto di Hormuz<\/h2>\n<p><strong>Quanto durer\u00e0 il blocco dello Stretto di Hormuz?<\/strong><br \/>Non esiste una data precisa di riapertura. Il negoziato tra la coalizione europea di 40 paesi e l&#8217;Iran potrebbe durare settimane o mesi. Lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 una normalizzazione graduale del transito, non una riapertura improvvisa al 100%. Le imprese devono pianificare su un orizzonte di almeno 6-12 mesi di transiti parziali e costi assicurativi elevati.<\/p>\n<p><strong>Quali sono le alternative al transito per lo Stretto di Hormuz?<\/strong><br \/>La rotta alternativa principale passa per il Capo di Buona Speranza, aggiungendo circa 10-15 giorni di navigazione e costi significativamente pi\u00f9 alti. Per il gas naturale liquefatto non esiste una vera alternativa di rerouting rapido. L&#8217;opzione terrestre via condotte attraverso l&#8217;Iraq rimane controversa dal punto di vista geopolitico. Chi necessita di rifornimenti critici deve pianificare ora con i fornitori su quali rotte percorrere.<\/p>\n<p><strong>Come cambiano i costi assicurativi per le spedizioni nel Golfo?<\/strong><br \/>I premi di guerra sulle spedizioni marittime nel Golfo sono gi\u00e0 passati da zero a percentuali significative del valore della merce (in alcuni casi 2-5% del carico). Questi costi rimangono alti finch\u00e9 lo Stretto rimane parzialmente bloccato. Le polizze che scadono nei prossimi mesi incorporeranno questi nuovi parametri in modo permanente. Rinegoziare contratti di fornitura per distribuire questi costi tra fornitore e cliente deve diventare prioritario.<\/p>\n<p><strong>Le imprese italiane senza presenza nel Golfo possono fare qualcosa?<\/strong><br \/>S\u00ec. Possono accelerare discussioni con distributori, agenti e partner locali nella regione per costruire una presenza anche minima prima che le posizioni si consolidino. Possono inoltre verificare se i loro fornitori primari di componenti o materie prime hanno fornitori alternativi al Golfo, riducendo cos\u00ec il rischio indiretto di disruption.<\/p>\n<p><strong>Che opportunit\u00e0 commerciali apre questa crisi?<\/strong><br \/>L&#8217;instabilit\u00e0 accelera la domanda di diversificazione delle infrastrutture energetiche (rinnovabili, efficienza) nei paesi del Golfo, aumenta la ricerca di prodotti premium nei mercati locali durante i periodi di incertezza, e crea necessit\u00e0 di modernizzazione dell&#8217;impiantistica (desalinizzazione, energia). Chi sa proporre soluzioni in questi ambiti ha una finestra di opportunit\u00e0 fino a quando la stabilit\u00e0 non ritorna.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che sta succedendo nello Stretto di Hormuz non \u00e8 una crisi geopolitica con ricadute economiche. \u00c8 una crisi economica gestita attraverso strumenti geopolitici, e la distinzione \u00e8 importante perch\u00e9 cambia la logica con cui le imprese devono rispondervi.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa si trova oggi a fare da sola quello che in condizioni normali delega alla proiezione americana: negoziare l&#8217;apertura di una rotta commerciale critica con un attore ostile. Quaranta paesi riuniti virtualmente a Londra senza Washington al tavolo \u00e8 un evento che, pochi anni fa, sarebbe stato impensabile. Oggi \u00e8 una risposta pragmatica a un disimpegno americano sempre pi\u00f9 esplicito. E l&#8217;Iran, che con gli Stati Uniti ha una guerra aperta, potrebbe effettivamente trovare pi\u00f9 conveniente trattare con l&#8217;Europa, anche perch\u00e9 la posta che pu\u00f2 ottenere \u00e8 diversa: non sicurezza militare, ma normalizzazione commerciale.<\/p>\n<p>Per le imprese italiane, questa dinamica ha una lezione operativa diretta. La dipendenza delle nostre catene di fornitura dalla stabilit\u00e0 americana, dal dollaro come valuta di scambio, dalla capacit\u00e0 negoziale di Washington, \u00e8 un rischio strutturale che questa crisi rende visibile in modo brutale. Le aziende che hanno costruito relazioni autonome nei mercati del Golfo, che hanno partner locali, che conoscono i loro interlocutori da prima che scoppiasse la crisi, stanno navigando questo momento con strumenti che le altre non hanno. Chi invece aspettava che la situazione si stabilizzasse prima di internazionalizzarsi si trova oggi a guardare da fuori una finestra che altri stanno attraversando.<\/p>\n<p>La mia lettura \u00e8 che questa crisi produrr\u00e0 una ridefinizione delle catene di approvvigionamento energetico europee su un orizzonte triennale. Chi entra nei mercati del Golfo ora, nella complessit\u00e0, costruisce la posizione che varr\u00e0 quando la normalizzazione arriver\u00e0. Chi aspetta che la polvere si depositi trover\u00e0 le posizioni gi\u00e0 occupate.<\/p>\n<hr>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte iraniano:<\/strong> le condizioni che Teheran porr\u00e0 alla coalizione guidata da Londra, la distinzione tra richieste rivolte agli europei e richieste rivolte agli americani, qualsiasi segnale di apertura selettiva del transito a navi battenti bandiera di specifici paesi.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte della coalizione dei 40:<\/strong> la coesione del fronte europeo alle prossime riunioni, eventuali posizioni divergenti tra paesi del Golfo (pi\u00f9 urgenti) e paesi europei (pi\u00f9 pazienti), il ruolo della Francia e della Germania come pesi pesanti diplomatici nel gruppo.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> il premio assicurativo per le spedizioni nel Golfo (indicatore anticipatore del rischio percepito), il prezzo del GNL sui mercati asiatici (misura della scarsit\u00e0 reale), le tariffe dello shipping via Capo di Buona Speranza come rerouting alternativo, la volatilit\u00e0 dell&#8217;euro contro le valute dei paesi del Golfo.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte americano:<\/strong> qualsiasi segnale di rientro di Washington nel negoziato, le dichiarazioni di Trump sulle rotte energetiche, eventuali movimenti navali americani nella regione che possano cambiare la geometria del confronto.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte delle infrastrutture del Golfo:<\/strong> aggiornamenti sullo stato degli impianti di desalinizzazione negli Emirati e in Bahrain, eventuali dichiarazioni ufficiali sull&#8217;approvvigionamento idrico prima dell&#8217;estate.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Geopolitia dell&#8217;Acqua che Manca<\/h2>\n<p>La riunione di Londra finir\u00e0, i comunicati verranno diffusi, le dichiarazioni saranno misurate. Ma nel Golfo, con 40 gradi in arrivo e alcuni impianti di desalinizzazione gi\u00e0 sotto pressione, il calcolo strategico ha una componente umana che nessuna diplomazia virtuale pu\u00f2 ignorare del tutto. L&#8217;Iran lo sa. L&#8217;Europa lo sa. E il fatto che siano seduti allo stesso tavolo, senza gli americani, dice pi\u00f9 di qualsiasi dichiarazione ufficiale su chi considera questo negoziato alla propria portata.<\/p>\n<p>Per le imprese italiane, la lezione non \u00e8 aspettare che si risolva. La lezione \u00e8 che la geopolitica non \u00e8 uno sfondo su cui si svolge il business: \u00e8 il business, e chi non la legge come tale si accorge dell&#8217;errore sempre troppo tardi.<\/p>\n<p>La crisi dello Stretto di Hormuz non \u00e8 un&#8217;interruzione temporanea delle rotte commerciali: \u00e8 il test di stress dei modelli di internazionalizzazione che le imprese europee hanno costruito negli ultimi vent&#8217;anni. Chi aveva diversificato la presenza, le relazioni e le rotte, passa il test. Chi aveva ottimizzato per la stabilit\u00e0, lo scopre nel modo pi\u00f9 costoso possibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stretto di Hormuz, Europa negozia senza USA: cosa cambia per le imprese Quando Washington dice &#8220;arrangiatevi&#8221;, Londra convoca 40 paesi e Teheran capisce che il tavolo si \u00e8 spostato. 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