{"id":372,"date":"2026-04-03T07:03:45","date_gmt":"2026-04-03T06:03:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/il-petrolio-a-106-dollari-presenta-il-conto-dellattesa"},"modified":"2026-04-03T07:03:45","modified_gmt":"2026-04-03T06:03:45","slug":"il-petrolio-a-106-dollari-presenta-il-conto-dellattesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/il-petrolio-a-106-dollari-presenta-il-conto-dellattesa","title":{"rendered":"Il petrolio a 106 dollari presenta il conto dell&#8217;attesa"},"content":{"rendered":"<h1>Il petrolio a 106 dollari presenta il conto dell&#8217;attesa<\/h1>\n<p><strong>Il petrolio a 106 dollari al barile non \u00e8 una crisi energetica. \u00c8 la fattura dell&#8217;attesa presentata a chi non ha costruito posizioni nei mercati prima che le rotte si chiudessero.<\/strong><\/p>\n<p>Gioved\u00ec 2 aprile, nelle ore successive al discorso di Trump alla nazione, i mercati petroliferi hanno registrato un movimento che i trader definirebbero &#8220;violento&#8221;: da 100 a 106 dollari al barile nel giro di poche ore. Non per un attacco militare. Non per un&#8217;esplosione su una piattaforma. Per un discorso. Per le parole di un presidente che ha dichiarato l&#8217;indipendenza energetica americana mentre i prezzi della benzina al dettaglio negli Stati Uniti toccavano i 4 dollari al gallone, un dollaro in pi\u00f9 rispetto a trenta giorni fa.<\/p>\n<p>La distanza tra la narrazione e la realt\u00e0 dei prezzi dice tutto quello che serve sapere sullo stato del mercato energetico globale. Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti non hanno bisogno del petrolio mediorientale, che possono reggere lo shock. Pu\u00f2 anche essere vero sul piano della produzione fisica. Ma il petrolio si compra e si vende su un mercato globale, e quando lo Stretto di Hormuz \u00e8 sostanzialmente chiuso, il prezzo sale dappertutto, incluso nei distributori del Texas. Questa \u00e8 la logica del mercato che non rispetta la geopolitica del palco.<\/p>\n<p>Per le imprese europee, la vera notizia non \u00e8 il numero sul barile. \u00c8 che questo scenario non \u00e8 improvviso, era prevedibile, e chi si \u00e8 mosso in anticipo sta gi\u00e0 operando in condizioni strutturalmente diverse da chi sta ancora guardando.<\/p>\n<hr>\n<h2>Il Fatto in Numeri: Lo Shock Energetico che i Mercati Hanno Gi\u00e0 Scontato Prima dei Giornali<\/h2>\n<p>Il movimento di gioved\u00ec \u00e8 misurabile con precisione: il Brent ha chiuso la seduta a 106 dollari al barile dopo aver aperto a 100, un rialzo del 6% in una singola sessione. La media del prezzo della benzina negli Stati Uniti ha raggiunto 4 dollari al gallone, contro i 3 dollari di un mese fa, un incremento del 33% in trenta giorni che non ha precedenti recenti al di fuori dei picchi del 2022.<\/p>\n<p>Il dato strutturale da tenere a mente \u00e8 che circa il 7% del petrolio importato dagli Stati Uniti transita normalmente attraverso lo Stretto di Hormuz, una quota che sembra marginale ma che contribuisce al bilanciamento globale dell&#8217;offerta. Il canale \u00e8 sostanzialmente bloccato dall&#8217;inizio del conflitto in corso, e i mercati hanno gi\u00e0 incorporato questa riduzione di flusso nel prezzo. Quello che non hanno ancora incorporato completamente \u00e8 la durata: ogni settimana che passa senza riapertura consolida un nuovo pavimento strutturale per il prezzo del greggio.<\/p>\n<p>In Europa, il peso \u00e8 diverso ma non meno rilevante. Il vecchio continente importa una quota significativamente superiore di petrolio mediorientale rispetto agli USA, e i premi assicurativi sul trasporto via mare nelle acque del Golfo sono saliti in modo sostenuto nelle ultime settimane. Secondo stime degli operatori del settore, alcune rotte hanno visto i costi logistici aumentare del 40-60% rispetto ai livelli pre-crisi.<\/p>\n<hr>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Timing Non \u00e8 Casuale<\/h2>\n<p>La dichiarazione di Trump arriva in un momento in cui l&#8217;amministrazione americana \u00e8 sotto pressione politica interna per il rialzo dei prezzi al consumo. La strategia retorica \u00e8 chiara: dissociare la leadership americana dalla percezione della crisi, proiettare forza mentre i mercati si muovono in direzione opposta. Non \u00e8 la prima volta che questa dinamica si manifesta.<\/p>\n<p>Il precedente rilevante \u00e8 il 2022, quando le sanzioni alla Russia e la chiusura parziale dei corridoi energetici europei hanno prodotto un rialzo del Brent che ha toccato i 130 dollari al barile. La differenza strutturale tra allora e oggi \u00e8 che allora l&#8217;Europa aveva ancora capacit\u00e0 di rerouting accelerato verso GNL americano e norvegese. Oggi il mercato del GNL \u00e8 gi\u00e0 tensionato, le infrastrutture di rigassificazione sono a piena capacit\u00e0 in molti paesi, e il margine di manovra \u00e8 pi\u00f9 stretto.<\/p>\n<p>Il timing conta anche su un altro fronte: siamo all&#8217;inizio del secondo trimestre, il momento in cui le imprese rinegoziazioni i contratti di fornitura energetica e revisione i budget operativi. Chi si trova a farlo oggi, con il greggio a 106 dollari, sta lavorando su scenari che tre mesi fa sembravano estremi. Chi aveva gi\u00e0 bloccato forniture o strutturato coperture finanziarie nell&#8217;autunno scorso \u00e8 in una posizione completamente diversa.<\/p>\n<hr>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Tra Spike Spot e Segnali Strutturali<\/h2>\n<p>Il movimento da 100 a 106 dollari \u00e8 tecnicamente uno spike reattivo, innescato dall&#8217;incertezza geopolitica introdotta dal discorso presidenziale. Ma la volatilit\u00e0 implicita sulle opzioni petrolifere, il dato che anticipa i problemi prima che appaiano sui giornali, si \u00e8 alzata in modo persistente nelle ultime due settimane, segnalando che il mercato non sta prezzando uno shock passeggero.<\/p>\n<p>Le valute dei paesi importatori netti di petrolio, con l&#8217;euro in posizione prominente, hanno subito pressione verso il basso nella stessa sessione. Un euro pi\u00f9 debole amplifica il costo del petrolio importato per le imprese europee, che pagano in dollari e incassano in moneta locale. \u00c8 una trappola a doppia leva che si stringe contemporaneamente da due direzioni.<\/p>\n<p>L&#8217;oro ha chiuso in rialzo, confermando il classico flight-to-safety che accompagna l&#8217;escalation geopolitica. I titoli delle major energetiche europee hanno guadagnato terreno, ma il segnale pi\u00f9 rilevante per le imprese non \u00e8 l&#8217;equity, \u00e8 lo spread sui futures del petrolio: la struttura a termine del mercato mostra un contango appiattito, a indicare che gli operatori professionali non stanno scommettendo su un rapido rientro dei prezzi.<\/p>\n<hr>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane ed Europee<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> Chi ha contratti di fornitura con clausole di indicizzazione all&#8217;energia, nei settori manifatturiero, ceramico, chimico, logistico, si trova ad assorbire un rialzo non preventivato nei budget 2026. Le imprese che hanno posizioni attive nei mercati del Golfo si trovano a operare in un contesto dove i partner locali stanno rinegoziando condizioni e i tempi di consegna si allungano per il rerouting obbligato delle navi cargo. Chi non ha ancora copertura valutaria sul dollaro sta bruciando margini su ogni transazione denominata in USD.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> Lo scenario pi\u00f9 probabile non \u00e8 la risoluzione rapida del blocco dello Stretto, ma una stabilizzazione del petrolio in una fascia alta, tra 95 e 115 dollari, con picchi di volatilit\u00e0 legati agli annunci politici. Le imprese che sopravvivono a questa fase sono quelle che avranno rivisto la struttura dei costi energetici, accelerato investimenti in efficienza, e diversificato i fornitori di componentistica che dipende da supply chain energeticamente intensive. Chi invece aspetta il &#8220;ritorno alla normalit\u00e0&#8221; senza muoversi strutturalmente sta accumulando un ritardo che non recuperer\u00e0 con uno sconto successivo.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> Questo episodio \u00e8 un precedente strutturale. Dimostra che la dipendenza europea dall&#8217;energia importata via rotte marittime vulnerabili non \u00e8 un rischio astratto da documento di risk management, ma una variabile operativa che incide sui conti trimestrali. Le imprese che usciranno da questa fase con una geografia di fornitura pi\u00f9 distribuita, con hedging strutturato sull&#8217;energia e con posizioni gi\u00e0 aperte nei mercati del Golfo prima del prossimo riallineamento geopolitico, avranno costruito un vantaggio competitivo che non si compra nei momenti di crisi.<\/p>\n<hr>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Manifatturiero energivoro (ceramica, vetro, chimica, carta).<\/strong> L&#8217;esposizione \u00e8 diretta e immediata: il gas naturale segue il petrolio nella struttura dei prezzi, e questi settori operano con margini gi\u00e0 compressi da anni di inflazione dei costi. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 che chi ha gi\u00e0 investito in efficienza energetica o in autoproduzione da rinnovabili si trova ora con un vantaggio di costo strutturale rispetto ai concorrenti che non lo hanno fatto, un differenziale che diventa argomento commerciale concreto sui mercati esteri.<\/p>\n<p><strong>Logistica e trasporto internazionale.<\/strong> Il rerouting delle navi intorno al Capo di Buona Speranza invece che attraverso il Canale di Suez aggiunge settimane ai tempi di transito e carburante ai costi operativi. Le imprese di medie dimensioni che esportano verso Asia e Medio Oriente con termini CIF si trovano a subire aumenti che non avevano preventivato nelle offerte gi\u00e0 firmate. L&#8217;opportunit\u00e0 \u00e8 per chi riesce a convertire rapidamente i contratti in termini FOB o EXW, scaricando il rischio logistico sull&#8217;acquirente.<\/p>\n<p><strong>Alimentare e agroalimentare export.<\/strong> Il collegamento \u00e8 meno diretto ma non meno reale: i fertilizzanti derivano in larga misura da processi gas-intensivi, e il rialzo dell&#8217;energia si trasmette ai costi di produzione agricola con un ritardo di uno o due trimestri. Le denominazioni di origine e i prodotti premium del Made in Italy mantengono il loro premium di prezzo sui mercati esteri anche in fasi di stress energetico, ma le PMI che esportano con margini sottili rischiano di vedere eroso l&#8217;intero margine dalla componente energetica incorporata nei costi di produzione e trasporto.<\/p>\n<p><strong>Finance e assicurazioni per il commercio internazionale.<\/strong> Un settore che non appare nei radar ma che \u00e8 esposto in modo significativo: i premi delle polizze trade credit insurance stanno salendo per le controparti nei paesi importatori di petrolio con riserve valutarie limitate. Per le imprese italiane che vendono a credito in certi mercati emergenti, il rischio di insolvenza del compratore aumenta quando l&#8217;economia locale subisce uno shock energetico. SACE offre strumenti di copertura, ma le finestre temporali per ottenerli si allungano in periodi di alta domanda.<\/p>\n<hr>\n<h2>Rischi da Monitorare: Tre Scenari che Possono Riscrivere il Calcolo<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio: Escalation militare diretta nel Golfo.<\/strong> Un incidente navale o un attacco alle infrastrutture petrolifere della penisola arabica potrebbe portare il Brent verso i 130-140 dollari in pochi giorni. Non \u00e8 lo scenario base, ma la volatilit\u00e0 implicita del mercato suggerisce che gli operatori lo assegnano una probabilit\u00e0 non trascurabile. Il trigger da osservare \u00e8 qualsiasi annuncio di dispiegamento navale aggiuntivo nelle acque dello Stretto.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio: Risposta recessiva dei consumatori occidentali.<\/strong> Se i prezzi al dettaglio dell&#8217;energia rimangono elevati per altri 60-90 giorni, l&#8217;impatto sulla domanda interna europea e americana inizier\u00e0 a riflettersi nelle decisioni di acquisto. Una frenata dei consumi in quei mercati colpisce le esportazioni italiane nei segmenti non essenziali, dal lusso accessibile all&#8217;arredamento, in modo pi\u00f9 rapido di quanto i modelli macroeconomici tendano a prevedere.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio: Divergenza di policy tra Fed e BCE.<\/strong> La Fed \u00e8 sotto pressione per non alzare i tassi mentre il petrolio spinge l&#8217;inflazione, ma potrebbe essere costretta a farlo se le aspettative inflazionistiche si disancor\u0430\u043d\u043e. La BCE si trova in una posizione ancora pi\u00f9 difficile, con un&#8217;economia europea gi\u00e0 fragile. Una divergenza marcata nei tassi di interesse dei due blocchi genera volatilit\u00e0 sul cambio euro\/dollaro che si traduce direttamente in incertezza sui ricavi per gli esportatori italiani.<\/p>\n<hr>\n<h2>Domande e Risposte: La Sezione AEO<\/h2>\n<p><strong>Come impatta il petrolio a 106 dollari sui costi di produzione delle aziende italiane?<\/strong><br \/>L&#8217;impatto \u00e8 immediato per i settori energivori come ceramica, vetro e chimica. Chi ha contratti di fornitura con clausole di indicizzazione all&#8217;energia assorbe il rialzo direttamente nei costi. Per le imprese con margini gi\u00e0 compressi, questo rappresenta un&#8217;erosione significativa della redditivit\u00e0. Chi invece ha gi\u00e0 coperto l&#8217;esposizione energetica o investito in efficienza \u00e8 relativamente protetto rispetto ai concorrenti.<\/p>\n<p><strong>Quanto tempo rimane per adeguare le strategie aziendali?<\/strong><br \/>Il timing \u00e8 critico. Siamo all&#8217;inizio del secondo trimestre, il momento in cui vengono rinegoziati i contratti di fornitura e rivisti i budget operativi. Chi aspetta ulteriormente scoprir\u00e0 che le finestre temporali per ottenere coperture finanziarie si sono ridotte drasticamente e i costi di hedging sono aumentati. Chi agisce entro le prossime 2-3 settimane ha ancora spazi di manovra.<\/p>\n<p><strong>Quali sono le alternative logistiche al passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz?<\/strong><br \/>Il rerouting intorno al Capo di Buona Speranza \u00e8 l&#8217;unica alternativa, ma comporta un aumento di 15-20 giorni nei tempi di transito e costi aggiuntivi del 40-60% per i premi assicurativi. Per le imprese che esportano verso Asia e Medio Oriente con termini CIF, questo rappresenta un aumento non preventivato. La conversione a termini FOB o EXW trasferisce il rischio all&#8217;acquirente, ma richiede negoziazioni rapide.<\/p>\n<p><strong>Quali settori sono pi\u00f9 vulnerabili a questo shock energetico?<\/strong><br \/>I settori manifatturieri energivori (ceramica, vetro, chimica, carta) sono esposti in modo diretto. La logistica e il trasporto internazionale subiscono aumenti immediati nei costi operativi. L&#8217;agroalimentare export risente con un ritardo di 1-2 trimestri attraverso l&#8217;aumento dei costi dei fertilizzanti. Le PMI con margini sottili sono pi\u00f9 vulnerabili rispetto alle grandi aziende che hanno gi\u00e0 strutturato coperture.<\/p>\n<p><strong>Come proteggersi dalla volatilit\u00e0 del cambio euro\/dollaro?<\/strong><br \/>Le imprese che pagano in dollari e incassano in euro subiscono una doppia pressione: il petrolio pi\u00f9 caro e una moneta pi\u00f9 debole. Le soluzioni includono l&#8217;hedging valutario su futures e opzioni, la negoziazione di contratti in euro, e la diversificazione geografica dei fornitori. Chi ritarda questa decisione scopre che i costi di hedging aumentano proporzionalmente alla volatilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Quali strumenti offre SACE per gestire questi rischi?<\/strong><br \/>SACE offre coperture per il trade credit insurance, polizze sulla volatilit\u00e0 valutaria, e garanzie sui finanziamenti per l&#8217;internazionalizzazione. In periodi di alta volatilit\u00e0 geopolitica, i tempi di approvazione si allungano e i premi aumentano. La finestra temporale per ottenere garanzie SACE favorevoli \u00e8 limitata a poche settimane.<\/p>\n<p><strong>Quando torneranno i prezzi del petrolio ai livelli precedenti?<\/strong><br \/>Lo scenario pi\u00f9 probabile non \u00e8 un ritorno rapido, ma una stabilizzazione in una fascia alta tra 95 e 115 dollari al barile. Questo dipende dalla riapertura dello Stretto di Hormuz, che non \u00e8 garantita nel breve termine. Chi costruisce la propria strategia aspettando il &#8220;ritorno alla normalit\u00e0&#8221; accumula un ritardo competitivo che non recuperer\u00e0 successivamente.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che mi colpisce di questa vicenda non \u00e8 il prezzo del petrolio. \u00c8 la distanza abissale tra la narrazione del potere e la meccanica del mercato. Trump dichiara l&#8217;indipendenza energetica americana in diretta televisiva mentre la benzina americana costa il 33% in pi\u00f9 rispetto a trenta giorni fa. Non \u00e8 incoerenza: \u00e8 strategia comunicativa consapevole, progettata per il ciclo delle news, non per la realt\u00e0 dei numeri.<\/p>\n<p>Il problema per le imprese europee \u00e8 che spesso cadono nella stessa trappola sul piano opposto: aspettano che la narrazione si chiarisca prima di muoversi, come se il mercato stesse aspettando anche lui. Il mercato non aspetta. Ha gi\u00e0 prezzato la chiusura dello Stretto, ha gi\u00e0 incorporato l&#8217;incertezza politica americana, e sta gi\u00e0 estraendo il costo dell&#8217;attesa da chiunque non avesse posizioni strutturate prima dell&#8217;escalation.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa in questo scenario mostra il suo limite cronico: nessuna politica energetica comune degna di questo nome, nessuna strategia collettiva per i corridoi di fornitura alternativi, nessun interlocutore unico nei negoziati con i paesi produttori. Le imprese italiane eccellenti, quelle che esportano nei mercati del Golfo, in Asia, in Nord America, ci riescono nonostante l&#8217;assenza di una cornice geopolitica europea, non grazie ad essa.<\/p>\n<p>La lezione operativa \u00e8 scomoda ma precisa: in un contesto dove la geopolitica si muove pi\u00f9 veloce dei cicli di pianificazione aziendale, la posizione di mercato costruita in anticipo non \u00e8 un vantaggio competitivo, \u00e8 una condizione di sopravvivenza. Chi era gi\u00e0 dentro il mercato del Golfo prima della chiusura dello Stretto sta operando con fornitori e clienti consolidati, con reti logistiche gi\u00e0 rerouted, con trust accumulato. Chi stava ancora valutando sta pagando adesso il biglietto intero.<\/p>\n<hr>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte del Golfo e dello Stretto di Hormuz:<\/strong> Qualsiasi segnale diplomatico tra USA e Iran che apra uno spiraglio alla riapertura delle rotte; il posizionamento delle flotte navali nelle acque del Golfo di Oman; le dichiarazioni degli Emirati Arabi Uniti e dell&#8217;Arabia Saudita sulla disponibilit\u00e0 a compensare eventuali riduzioni di offerta.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati energetici:<\/strong> Il livello del Brent come pavimento o soffitto alla soglia dei 110 dollari; la struttura a termine dei futures petroliferi per capire se il mercato inizia a prezzare un rientro; i premi assicurativi sul trasporto marittimo nel Golfo come indicatore anticipatore dei costi logistici reali.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte delle valute e dei tassi:<\/strong> Il cross EUR\/USD in relazione alle aspettative sui tassi Fed; le decisioni della BCE nelle prossime settimane sulla politica monetaria in un contesto di inflazione energetica importata; le emissioni obbligazionarie dei paesi europei importatori netti di petrolio come termometro della pressione sui bilanci pubblici.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte delle imprese italiane:<\/strong> Le revisioni delle guidance trimestrali delle grandi aziende energivore quotate a Milano; i dati ISTAT sull&#8217;inflazione alla produzione che usciranno nelle prossime settimane; l&#8217;andamento delle domande di garanzia SACE per le operazioni in area Golfo come proxy dell&#8217;appetito di rischio delle PMI esportatrici.<\/p>\n<hr>\n<h2>Il Biglietto dell&#8217;Attesa<\/h2>\n<p>Il presidente americano ha detto al paese che va tutto bene mentre i cittadini pagavano il 33% in pi\u00f9 per fare il pieno. \u00c8 una scena che descrive perfettamente la trappola cognitiva in cui cadono anche le imprese: credere che la narrazione rassicurante possa tenere i conti al riparo da ci\u00f2 che il mercato ha gi\u00e0 deciso.<\/p>\n<p>Lo Stretto di Hormuz non \u00e8 chiuso per un incidente, \u00e8 chiuso per un calcolo strategico che coinvolge attori con orizzonti temporali molto diversi da quelli di un&#8217;impresa che deve consegnare merce entro il trimestre. Chi aveva gi\u00e0 costruito posizioni in quei mercati, chi aveva gi\u00e0 rerouted le proprie supply chain, chi aveva gi\u00e0 coperto l&#8217;esposizione valutaria, sta navigando in acque agitate ma con una barca attrezzata. Chi stava aspettando il momento giusto ha scoperto che il momento giusto era sei mesi fa.<\/p>\n<p>Il petrolio a 106 dollari non \u00e8 una notizia, \u00e8 una fattura. La domanda rilevante non \u00e8 quando scender\u00e0, ma chi nella tua organizzazione \u00e8 responsabile di non farsi trovare di nuovo impreparato alla prossima chiusura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il petrolio a 106 dollari presenta il conto dell&#8217;attesa Il petrolio a 106 dollari al barile non \u00e8 una crisi energetica. \u00c8 la fattura dell&#8217;attesa presentata a chi non ha costruito posizioni nei mercati prima che le rotte si chiudessero. 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