{"id":374,"date":"2026-04-03T19:03:43","date_gmt":"2026-04-03T18:03:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/hormuz-bloccato-il-costo-reale-per-chi-aspetta"},"modified":"2026-04-03T19:03:43","modified_gmt":"2026-04-03T18:03:43","slug":"hormuz-bloccato-il-costo-reale-per-chi-aspetta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/hormuz-bloccato-il-costo-reale-per-chi-aspetta","title":{"rendered":"Hormuz Bloccato: Il Costo Reale per Chi Aspetta"},"content":{"rendered":"<h1>Hormuz Bloccato: Il Costo Reale per Chi Aspetta<\/h1>\n<p><strong>Mentre Trump dichiara di poter prendere lo Stretto di Hormuz facilmente, i militari smentiscono in silenzio e le catene di approvvigionamento europee iniziano gi\u00e0 a fare i conti con uno scenario che nessuno voleva ammettere.<\/strong><\/p>\n<p>Golfo Persico, 3 aprile 2026. Le mappe di traffico marittimo mostrano qualcosa che non si vedeva da decenni: i puntini rossi delle petroliere, fitti e costanti sul lato sinistro dello schermo, spariscono quasi del tutto nell&#8217;imbocco dello Stretto. Ventuno miglia nautiche di larghezza massima, due corridoi di tre chilometri ciascuno per il passaggio dei tanker, e sopra tutto questo l&#8217;ombra delle capacit\u00e0 missilistiche iraniane sui rilievi montuosi di Qeshm. Quella che fino a pochi mesi fa era considerata la pi\u00f9 importante arteria energetica del pianeta si \u00e8 trasformata in una camera di compensazione geopolitica dove si misura la distanza tra narrativa e realt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Trump ha scritto su Truth Social che gli Stati Uniti potrebbero &#8220;aprire lo Stretto di Hormuz, prendere il petrolio e guadagnare una fortuna&#8221;. \u00c8 una frase che non riflette nessuno degli obiettivi dichiarati all&#8217;inizio del conflitto. \u00c8 una frase che dice molto su come Washington stia comunicando questa crisi, e quasi nulla su come possa risolverla.<\/strong><\/p>\n<p>Per un imprenditore italiano con fornitori nel Golfo, clienti negli Emirati, o semplicemente un&#8217;esposizione indiretta ai prezzi dell&#8217;energia, quello che accade nelle prossime settimane in quelle acque non \u00e8 geopolitica astratta. \u00c8 la variabile che ridisegna i costi, i tempi di consegna, i contratti in essere e le trattative in corso. Il momento in cui smettere di seguire la notizia come spettatore \u00e8 gi\u00e0 passato.<\/p>\n<hr>\n<h2>Il Fatto in Numeri: La Geometria di uno Stretto che Nessuno Pu\u00f2 Prendere Facilmente<\/h2>\n<p>Lo Stretto di Hormuz \u00e8 largo al massimo 21 miglia nautiche nel punto pi\u00f9 ampio tra l&#8217;isola di Qeshm e la punta meridionale iraniana, con due soli corridoi operativi da tre chilometri ciascuno per il transito delle petroliere in entrata e in uscita dal Golfo Persico. Attraverso di esso transita circa il 20% del petrolio mondiale e il 17% del gas naturale liquefatto globale, secondo i dati della U.S. Energy Information Administration.<\/p>\n<p>Dal 28 febbraio, data di riferimento indicata dalle fonti di intelligence open source come inizio del blocco di fatto, il traffico di tanker nello stretto si \u00e8 ridotto in modo sostanziale. Sul fronte militare, gli Stati Uniti hanno dispiegato nella regione due Amphibious Ready Group: l&#8217;USS Boxer, con capacit\u00e0 di sbarco diretto grazie al well deck e circa 2.000 Marines della Marine Expeditionary Unit, e l&#8217;USS Tripoli, configurato come Lightning Carrier con F-35 imbarcati. A questi si aggiunge la portaerei Abraham Lincoln, mentre la portaerei Gerald R. Ford \u00e8 rientrata in cantiere per danni, con stime di indisponibilit\u00e0 di due anni secondo l&#8217;intelligence open source. La 82\u00aa Divisione Aviotrasportata \u00e8 gi\u00e0 in movimento verso la regione: circa 2.000 par\u00e0 gi\u00e0 dispiegati con potenziale di 10.000 unit\u00e0 aggiuntive, con preavviso operativo di 18 ore.<\/p>\n<p>Sul fronte opposto, l&#8217;Iran dispone sull&#8217;isola di Qeshm e sulle isole minori all&#8217;interno dello Stretto di una capacit\u00e0 integrata che comprende missili balistici posizionati su terreno montuoso con visuale diretta sull&#8217;acqua, droni Shahed 136 in dotazione stimata a migliaia se non decine di migliaia di unit\u00e0, producibili a basso costo e lanciabili da piattaforme mobili su camion, e una flotta di imbarcazioni veloci per la guerra asimmetrica. Cento esperti di diritto internazionale hanno gi\u00e0 segnalato violazioni gravi del Diritto Internazionale Umanitario da parte di pi\u00f9 attori. Il Coordinatore Umanitario dell&#8217;ONU Tom Fletcher ha definito la situazione &#8220;infuriante&#8221;, parlando apertamente di crimini di guerra in relazione agli attacchi a infrastrutture civili in Libano e altrove.<\/p>\n<hr>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Timing Non \u00c8 Casuale<\/h2>\n<p>La dichiarazione di Trump sullo Stretto arriva in un momento preciso. La pressione interna per una &#8220;rapida risoluzione&#8221; del conflitto si sta intensificando, mentre sul terreno i segnali mostrano che la campagna di attrito delle capacit\u00e0 missilistiche iraniane ha prodotto risultati inferiori alle attese. L&#8217;intelligence open source indica che la stima iniziale americana sul grado di degradazione del programma missilistico iraniano era errata, almeno in parte.<\/p>\n<p>Questo crea una finestra pericolosa. L&#8217;amministrazione americana deve gestire un gap crescente tra la narrativa pubblica aggressiva e le opzioni militari realmente disponibili. La dichiarazione sullo Stretto, dal punto di vista dell&#8217;analisi strategica, \u00e8 pi\u00f9 compatibile con una mossa di comunicazione interna che con un piano operativo. Ma le mosse di comunicazione interna nei conflitti attivi producono effetti reali sui mercati, sulle assicurazioni marittime, sulle decisioni delle compagnie di navigazione.<\/p>\n<p>Il conflitto Iran-USA era gi\u00e0 nell&#8217;aria da mesi, ma il blocco di fatto dello Stretto a partire da fine febbraio ha accelerato il timing delle decisioni aziendali che molti rimandavano. Il costo dell&#8217;attesa non \u00e8 pi\u00f9 teorico.<\/p>\n<hr>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Petrolio, Premi e Volatilit\u00e0<\/h2>\n<p>Il prezzo del petrolio Brent ha incorporato un premio di rischio geopolitico strutturale che non riflette ancora il caso peggiore, ma che si \u00e8 allontanato dal prezzo &#8220;normale&#8221; pre-crisi. La volatilit\u00e0 implicita sui futures energetici rimane elevata, segnalando che il mercato non ha ancora prezzato una risoluzione.<\/p>\n<p>I premi assicurativi per il transito marittimo nelle zone di guerra del Golfo Persico sono saliti a livelli che rendono alcune rotte economicamente non convenienti per carichi di valore medio-basso. Le compagnie di navigazione stanno attivando clausole di forza maggiore su contratti esistenti. Il rerouting via Capo di Buona Speranza aggiunge circa 10-14 giorni ai tempi di transito dall&#8217;Asia meridionale verso l&#8217;Europa, con costi operativi proporzionali.<\/p>\n<p>Sul fronte valutario, il dollaro beneficia del suo status di safe haven nei momenti di tensione militare acuta. L&#8217;euro sotto pressione rende i costi delle importazioni energetiche in dollari ancora pi\u00f9 pesanti per le imprese europee che non abbiano una copertura attiva. Le obbligazioni dei paesi del Golfo mostrano spread in allargamento per quelli con maggiore dipendenza dal traffico dello Stretto. Il segnale da guardare non \u00e8 il prezzo spot del petrolio, ma la curva dei futures: se il contango si appiattisce o si inverte, il mercato sta prezzando un&#8217;interruzione prolungata.<\/p>\n<hr>\n<h2>Impatto per le Imprese Europee: Tre Orizzonti per Chi Opera nel Golfo<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> chi ha contratti di fornitura attivi con controparti nel Golfo Persico deve verificare oggi le clausole di forza maggiore, i termini di resa della merce (CIF vs FOB), e la copertura assicurativa sul carico. Le lettere di credito con banche del Golfo vanno verificate per la continuit\u00e0 operativa. Chi importa materie prime energetiche o chimiche con origine o transito nel Golfo deve quantificare l&#8217;esposizione a un&#8217;interruzione di 30-90 giorni. Le spedizioni aeree sono l&#8217;alternativa per prodotti ad alto valore e basso volume, ma con costi che possono triplicare il costo logistico unitario.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> lo scenario pi\u00f9 probabile non \u00e8 una guerra totale ma una condizione di accesso limitato e instabile allo Stretto, con finestre operative intermittenti. In questo scenario sopravvivono le imprese che hanno gi\u00e0 diversificato le rotte di approvvigionamento e quelle che hanno costruito relazioni dirette nei paesi del Golfo capaci di movimentare localmente. Chi ha un partner locale affidabile negli Emirati, in Arabia Saudita o in Kuwait pu\u00f2 gestire la crisi dall&#8217;interno del mercato invece che dall&#8217;esterno. Chi gestisce il mercato del Golfo come un&#8217;esportazione opportunistica senza presidio locale si trova ora senza leva.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> questo conflitto sta producendo un precedente strutturale. La prossima generazione di contratti energetici globali includer\u00e0 clausole di rischio Hormuz prima assenti o considerate teoriche. La geografia del commercio globale si sta ridisegnando: le rotte alternative verso l&#8217;Asia (circumnavigazione africana, rotte terrestri attraverso la Turchia e i Balcani) stanno ricevendo investimenti infrastrutturali accelerati. Le imprese europee che avranno costruito connettivit\u00e0 logistica alternativa durante questa crisi usciranno dalla fase acuta con un vantaggio competitivo reale sui concorrenti che hanno aspettato.<\/p>\n<hr>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Industria metalmeccanica e macchine utensili<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;Italia \u00e8 uno dei principali esportatori mondiali di macchinari industriali verso il Golfo. I cantieri infrastrutturali negli Emirati e in Arabia Saudita continuano, ma i tempi di consegna allungati dal rerouting creano tensioni nei contratti chiavi in mano. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta: chi riesce a mantenere le consegne nei tempi attraverso logistica alternativa o magazzini regionali negli Emirati acquisisce una reputazione di affidabilit\u00e0 che vale pi\u00f9 di qualsiasi campagna commerciale.<\/p>\n<p><strong>Agroalimentare e made in Italy alimentare<\/strong><\/p>\n<p>I paesi del Golfo importano oltre l&#8217;80% del loro fabbisogno alimentare. L&#8217;Italia \u00e8 un fornitore di riferimento per la categoria premium. Il rischio immediato \u00e8 l&#8217;aumento dei costi logistici che erode i margini gi\u00e0 sottili delle esportazioni alimentari. L&#8217;opportunit\u00e0: la disruption logistica sta spingendo i buyer del Golfo a consolidare i fornitori e a preferire chi garantisce continuit\u00e0. Chi ha un distributore esclusivo ben radicato nel mercato locale viene protetto, chi vende spot viene abbandonato per primo.<\/p>\n<p><strong>Energia e componentistica per impianti<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;esposizione \u00e8 duplice: le imprese che importano idrocarburi o petrolchimici con origine nel Golfo subiscono direttamente l&#8217;aumento dei costi energetici, mentre quelle che forniscono componentistica agli impianti petroliferi regionali vedono i propri clienti in difficolt\u00e0 operativa. L&#8217;esposizione meno evidente riguarda i produttori di ceramiche industriali, pompe, valvole e automazione industriale che servono l&#8217;indotto petrolifero del Golfo: settore molto italiano, molto esposto.<\/p>\n<p><strong>Logistica e shipping intermediato<\/strong><\/p>\n<p>Gli spedizionieri italiani e europei che operano sulle rotte Asia-Europa con transito nel Golfo stanno assorbendo costi che non sempre riescono a scaricare sui clienti. I contratti pluriennali negoziati prima del conflitto diventano trappole se non prevedono adeguamento automatico ai war risk premium. L&#8217;opportunit\u00e0: chi riesce a offrire oggi soluzioni di rerouting documentate e affidabili si posiziona come partner strategico invece che come commodity.<\/p>\n<hr>\n<h2>Rischi da Monitorare: Tre Variabili che Nessuno Sta Guardando<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio: La miscalcolazione statunitense<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;intelligence open source indica che la degradazione delle capacit\u00e0 missilistiche iraniane \u00e8 inferiore alle stime iniziali americane. Se Washington procede con un&#8217;operazione militare basata su assunzioni errate, la risposta iraniana con Shahed 136 sulle navi anfibie potrebbe produrre perdite che mutano radicalmente il calcolo politico americano, con effetti imprevedibili e rapidi sui mercati globali. Un singolo colpo a segno su una delle sei navi anfibio costituisce, per stessa ammissione degli analisti militari, un fallimento strategico capace di riscrivere lo scenario.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio: L&#8217;escalation giuridica internazionale<\/strong><\/p>\n<p>Cento esperti di diritto internazionale hanno gi\u00e0 formalizzato avvertimenti su violazioni gravi. Se si apre un procedimento alla Corte Internazionale di Giustizia o al Consiglio di Sicurezza ONU contro uno o pi\u00f9 attori, le imprese europee con contratti attivi in zone di conflitto si trovano esposte a rischi di complicit\u00e0 che le loro assicurazioni professionali non coprono. Il tema del KYC geopolitico sta diventando urgente.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio: Il contagio regionale silenzioso<\/strong><\/p>\n<p>Il conflitto Iran-USA non avviene in un vuoto. Gli Emirati, l&#8217;Arabia Saudita e il Kuwait sono esplicitamente non allineati con Washington in questo conflitto, e stanno gestendo pressioni da entrambe le parti. Se uno di questi attori subisce una destabilizzazione interna o viene trascinato in un posizionamento forzato, il mercato del Golfo che le PMI italiane considerano &#8220;sicuro&#8221; cambia natura da un giorno all&#8217;altro.<\/p>\n<hr>\n<h2>Domande e Risposte: Cosa Devi Sapere Sulla Crisi di Hormuz<\/h2>\n<p><strong>Quanta parte del commercio mondiale passa per lo Stretto di Hormuz?<\/strong><br \/>Circa il 20% del petrolio mondiale e il 17% del gas naturale liquefatto globale transitano attraverso lo Stretto. Per l&#8217;Europa, questa dipendenza si traduce in esposizione diretta ai prezzi dell&#8217;energia e ai tempi di consegna di materie prime strategiche. Una riduzione anche parziale del traffico produce effetti economici immediati.<\/p>\n<p><strong>Cosa significa &#8220;blocco di fatto&#8221; dello Stretto?<\/strong><br \/>Non si tratta di un blocco totale e dichiarato, ma di una situazione in cui il rischio di transito \u00e8 talmente elevato che i premi assicurativi lo rendono economicamente insostenibile per molte navi. Le compagnie di navigazione preferiscono rerouting via Capo di Buona Speranza, che aggiunge 10-14 giorni e costi operativi significativi.<\/p>\n<p><strong>Come posso verificare se la mia azienda \u00e8 esposta a questo rischio?<\/strong><br \/>Poni queste domande al tuo fornitore logistico e ai tuoi fornitori diretti: (1) Quale percentuale delle tue importazioni transita per Hormuz? (2) Quali sono le clausole di forza maggiore nel tuo contratto logistico? (3) Qual \u00e8 il tuo war risk premium attuale e come \u00e8 indicizzato? (4) Hai alternative di sourcing identificate?<\/p>\n<p><strong>Quanto coster\u00e0 un rerouting via Capo di Buona Speranza?<\/strong><br \/>Il costo varia in funzione del volume, del tipo di carico e dei servizi di valore aggiunto. In linea generale, aggiunge il 15-25% ai costi logistici per carichi containerizzati standard. Per merci specializzate con esigenze di temperatura controllata o manipolazione speciale, l&#8217;aumento pu\u00f2 superare il 30%.<\/p>\n<p><strong>Quando potremmo sapere se la situazione si risolve?<\/strong><br \/>I segnali di escalation immediata sono il movimento delle navi anfibie verso acque prossime allo Stretto e il posizionamento dei lanciatori di droni iraniani. I segnali di de-escalation sono le comunicazioni diplomatiche attraverso Oman e Qatar. I mercati stanno gi\u00e0 prezzando gli scenari: monitora il war risk premium settimanale e la curva dei futures petrolio a sei mesi.<\/p>\n<p><strong>Cosa posso fare oggi se ho un&#8217;esposizione significativa?<\/strong><br \/>Priorit\u00e0 immediata: documenta tutta l&#8217;esposizione (fornitori, clienti, contratti, assicurazioni). Contatta i tuoi fornitori logistici per identificare rotte alternative e costi associati. Rivedi le clausole di forza maggiore nei tuoi contratti. Se hai un mercato nel Golfo, verifica la solidit\u00e0 operativa dei tuoi partner locali. Se non hai un presidio locale e il tuo volume di affari lo giustifica, valuta una partnership o una struttura logistica regionale negli Emirati.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>La frase di Trump sullo Stretto mi ha colpito per una ragione specifica: non perch\u00e9 sia militarmente irrealistica, cosa che i militari britannici hanno gi\u00e0 chiarito con precisione, ma perch\u00e9 rivela un errore di categoria. Hormuz non \u00e8 un bene da &#8220;prendere&#8221;. \u00c8 un nodo di interdipendenza globale che funziona proprio perch\u00e9 nessuno lo controlla completamente. Chiunque provi a controllarlo unilateralmente scopre di aver distrutto esattamente ci\u00f2 che voleva acquisire.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa in tutto questo \u00e8, come al solito, presente come mercato e assente come attore. Nessuna proposta diplomatica strutturata, nessuna posizione comune, nessun tentativo di mediazione che non sia generico appello al diritto internazionale. Il che \u00e8 paradossale: l&#8217;Europa \u00e8 il continente pi\u00f9 esposto alle interruzioni energetiche e commerciali nel Golfo, eppure non ha una voce nella stanza dove si decide. Questo non \u00e8 un difetto congiunturale della politica estera europea, \u00e8 la sua condizione strutturale.<\/p>\n<p>Ma per gli imprenditori la lezione non riguarda Bruxelles. Riguarda la propria posizione nel mercato. La vera partita \u00e8 capire se la propria azienda \u00e8 dentro il mercato del Golfo con radici o se lo sfiora dall&#8217;esterno con ordini occasionali. Chi ha un presidio locale, una rete di relazioni, un partner che risponde al telefono anche quando le petroliere non passano, sta vivendo questa crisi come una fase difficile ma gestibile. Chi ha trattato il Golfo come un mercato di opportunit\u00e0 spot senza investire nella presenza, sta scoprendo adesso che l&#8217;accesso che pensava di avere non era suo.<\/p>\n<p>Il momento di costruire quella presenza non era ieri. Ma il secondo momento migliore \u00e8 oggi, mentre i concorrenti sono paralizzati dall&#8217;incertezza.<\/p>\n<hr>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte militare USA-Iran:<\/strong> qualsiasi segnale di movimento delle navi anfibio verso acque pi\u00f9 prossime allo Stretto \u00e8 il trigger di allerta massima per il traffico marittimo. La conferma o smentita dell&#8217;arrivo della portaerei George Washington Bush nella regione ridefinisce la massa critica disponibile per un&#8217;operazione.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte iraniano:<\/strong> il numero di lanci di test di Shahed e il posizionamento dei lanciatori mobili su Qeshm sono i due indicatori tecnici pi\u00f9 rilevanti. La diplomazia parallela attraverso Oman e Qatar, canali storicamente usati per le back-channel USA-Iran, \u00e8 il segnale che conta pi\u00f9 di qualsiasi dichiarazione pubblica.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> il war risk premium assicurativo per il Golfo Persico \u00e8 il dato da monitorare settimanalmente, non il prezzo del Brent. Lo spread tra rotte via Suez e rotte via Capo di Buona Speranza misura in tempo reale la percezione del rischio da parte degli operatori commerciali. La volatilit\u00e0 implicita sui futures petrolio a sei mesi anticipa i problemi prima che appaiano sulle prime pagine.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte diplomatico-multilaterale:<\/strong> le sessioni straordinarie del Consiglio di Sicurezza ONU richieste dopo il rapporto dei cento giuristi internazionali, e qualsiasi iniziativa formale di mediazione da parte di Turchia, India o Cina (i tre attori con pi\u00f9 incentivi a riaprire lo Stretto senza vincitori e senza vinti) sono gli eventi politici da seguire con la stessa attenzione riservata ai movimenti delle flotte.<\/p>\n<hr>\n<h2>Hormuz Non \u00c8 una Porta: \u00c8 un Moltiplicatore<\/h2>\n<p>Lo Stretto di Hormuz non \u00e8 mai stato un varco che qualcuno pu\u00f2 aprire o chiudere a piacimento. \u00c8 un moltiplicatore di interdipendenze: quando funziona, amplifica la prosperit\u00e0 di tutti, quando si inceppa, amplifica l&#8217;esposizione di chi non aveva costruito alternative.<\/p>\n<p>Trump dice &#8220;facilmente&#8221;. I militari dicono che non \u00e8 vero. I mercati stanno iniziando a credere ai militari. E le imprese europee che hanno aspettato l&#8217;evento improbabile prima di prendere decisioni si trovano ora a prendere le stesse decisioni in condizioni di mercato peggiori, con meno tempo e meno opzioni.<\/p>\n<p>Il rischio geopolitico non \u00e8 quello che succede quando la crisi esplode. \u00c8 il costo accumulato di ogni settimana in cui si rimanda la decisione di essere presenti, strutturati e coperti in un mercato che conta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Hormuz Bloccato: Il Costo Reale per Chi Aspetta Mentre Trump dichiara di poter prendere lo Stretto di Hormuz facilmente, i militari smentiscono in silenzio e le catene di approvvigionamento europee iniziano gi\u00e0 a fare i conti con uno scenario che nessuno voleva ammettere. Golfo Persico, 3 aprile 2026. 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