{"id":403,"date":"2026-04-08T19:03:56","date_gmt":"2026-04-08T18:03:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/stretto-di-hormuz-chi-controlla-le-rotte-di-domani"},"modified":"2026-04-08T19:03:56","modified_gmt":"2026-04-08T18:03:56","slug":"stretto-di-hormuz-chi-controlla-le-rotte-di-domani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/stretto-di-hormuz-chi-controlla-le-rotte-di-domani","title":{"rendered":"Stretto di Hormuz: Chi Controlla le Rotte di Domani"},"content":{"rendered":"<h1>Stretto di Hormuz: Chi Controlla le Rotte di Domani<\/h1>\n<p><strong>Il cessate il fuoco USA-Iran \u00e8 una pausa, non una pace. E nelle pause, chi \u00e8 gi\u00e0 posizionato decide le regole del gioco successivo.<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;8 aprile 2026, mentre Pete Hegseth annunciava davanti alle telecamere che &#8220;Operation Epic Fury&#8221; aveva reso l&#8217;Iran &#8220;combat ineffective per anni&#8221;, nelle stanze del commercio internazionale si stava svolgendo una partita molto pi\u00f9 silenziosa e molto pi\u00f9 rilevante per chi gestisce supply chain, contratti energetici o accordi di fornitura che passano per il Golfo Persico. Il cessate il fuoco di due settimane concordato tra Washington e Teheran non chiude un capitolo: lo sospende, e quella sospensione ha un prezzo che le imprese europee stanno gi\u00e0 pagando, anche se non lo vedono ancora in fattura.<\/p>\n<p>La narrativa pubblica parla di vittoria militare e di pace. La realt\u00e0 operativa racconta di uno Stretto di Hormuz che rimane sotto pressione, di rotte assicurative che non si normalizzano in due settimane, e di una crisi nucleare irrisolta che potrebbe trasformare questa pausa in una delle pi\u00f9 costose della storia commerciale recente. Per un imprenditore italiano con interlocutori nel Golfo, in Asia centrale o con esposizione alle commodity energetiche, la domanda non \u00e8 &#8220;finir\u00e0 la guerra?&#8221;. La domanda \u00e8: cosa succede quando il cessate il fuoco scade?<\/p>\n<hr>\n<h2>Il Fatto in Numeri: Quaranta Giorni che Hanno Ridisegnato il Golfo<\/h2>\n<p>L&#8217;operazione militare americana contro l&#8217;Iran si \u00e8 svolta in meno di quaranta giorni, secondo quanto dichiarato dallo stesso Segretario alla Difesa Hegseth. Nel corso del conflitto, gli Stati Uniti hanno impiegato meno del 10% della loro potenza di fuoco totale, una cifra che racconta pi\u00f9 di qualsiasi analisi geopolitica la sproporzione dei rapporti di forza in campo. L&#8217;Iran ha perso capacit\u00e0 militari significative, la sua guida suprema \u00e8 stata eliminata e sostituita dal figlio, e le sue infrastrutture di difesa aerea sono state compromesse.<\/p>\n<p>Sul piano dei mercati, i segnali di oggi sono gi\u00e0 leggibili. Il prezzo del petrolio ha registrato un calo marcato nelle ore successive all&#8217;annuncio del cessate il fuoco, ma rimane sopra i minimi di sessione perch\u00e9 l&#8217;Iran ha mantenuto il controllo formale sullo Stretto di Hormuz, che attraverso quella strettoia fa passare circa il 20% del petrolio globale. MarketWatch riporta che nonostante il cessate il fuoco, il traffico nello Stretto \u00e8 rimasto sospeso nelle ore successive agli attacchi israeliani sul Libano, con Teheran che ha agito da freno al riavvio immediato delle rotte. La volatilit\u00e0 implicita sui contratti petroliferi a breve termine resta elevata, segnale che i mercati non credono che due settimane bastino a stabilizzare la situazione.<\/p>\n<p>Parallelamente, Trump ha annunciato che qualsiasi paese che fornisca armi all&#8217;Iran sar\u00e0 soggetto a dazi del 50% sui beni venduti agli Stati Uniti, con effetto immediato. Questo trigger colpisce in prima istanza la Cina, ma il meccanismo di contagio \u00e8 immediato: le catene di fornitura globali che includono componenti cinesi vengono improvvisamente tassate a monte in caso di proseguimento del conflitto o rifiuto di Pechino di recidere i legami con Teheran.<\/p>\n<hr>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Timing Non \u00c8 Casuale<\/h2>\n<p>Il cessate il fuoco arriva in un momento in cui l&#8217;inflazione americana non ha ancora mostrato gli effetti completi del conflitto nel Golfo. I dati sui prezzi al consumo attesi per venerd\u00ec, secondo MarketWatch, incorporeranno solo parzialmente l&#8217;impatto delle ultime settimane. Questo significa che la Federal Reserve si trova a navigare in un contesto in cui l&#8217;inflazione \u00e8 ancora in accelerazione, indipendentemente dall&#8217;esito delle trattative con Teheran. Il vicegovernatore Jefferson, parlando a Detroit il 7 aprile, ha ribadito che il mercato del lavoro rimane resiliente, ma la pressione inflazionistica non mostra segnali di normalizzazione rapida.<\/p>\n<p>In Europa, la BCE ha gi\u00e0 alzato il livello di attenzione. Isabel Schnabel, a fine marzo, ha tenuto un discorso esplicitamente intitolato alla politica monetaria in tempi di frammentazione geopolitica. Non \u00e8 retorica: \u00e8 una segnalazione che Francoforte sta gi\u00e0 prezzando scenari in cui le rotte commerciali globali continuano a essere disturbate in modo strutturale, non episodico.<\/p>\n<p>Il timing di questo cessate il fuoco coincide anche con una finestra negoziale sul nucleare che Washington vuole aprire prima che le elezioni di midterm americane comincino a condizionare la politica estera. La corsa al disarmo nucleare dell&#8217;Iran, con Hegseth che ha dichiarato apertamente che gli USA &#8220;andranno a prendere&#8221; il materiale arricchito se Teheran non lo consegner\u00e0 volontariamente, apre uno scenario che le imprese devono gi\u00e0 oggi incorporare nelle loro analisi di rischio.<\/p>\n<hr>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: La Pausa che Non Tranquillizza<\/h2>\n<p>Il petrolio scende, ma non si normalizza. Questo \u00e8 il segnale pi\u00f9 importante da leggere nelle ultime ore. Il Brent ha ceduto circa il 4-5% sull&#8217;annuncio del cessate il fuoco, ma la discesa si \u00e8 arrestata ben sopra i livelli pre-conflitto perch\u00e9 il mercato sta gi\u00e0 prezzando il rischio che le due settimane di tregua non producano un accordo strutturale. Il differenziale tra i contratti a breve e quelli a sei mesi \u00e8 rimasto in backwardation, segnale che chi compra petrolio per consegna futura non \u00e8 disposto a scommettere su prezzi calanti.<\/p>\n<p>L&#8217;oro si \u00e8 mosso lateralmente, senza il classico flight-to-safety che avremmo visto in uno scenario di de-escalation genuina. Questo disallineamento tra petrolio e oro racconta di mercati che non credono alla narrativa ufficiale della &#8220;grande vittoria&#8221;.<\/p>\n<p>Le valute dei mercati emergenti collegati all&#8217;area MENA mostrano ancora volatilit\u00e0 elevata. Il rial omanita e il dirham emiratino, ancorati al dollaro, reggono per definizione, ma i mercati finanziari locali sono in attesa di capire se la tregua regge.<\/p>\n<p>Il dato pi\u00f9 sottovalutato \u00e8 quello dei premi assicurativi sul trasporto marittimo nel Golfo. Dopo il conflitto, questi premi sono saliti a livelli che non si vedevano da anni e non si normalizzeranno in due settimane: le compagnie assicurative lavorano su cicli di revisione trimestrali, e un cessate il fuoco di quattordici giorni non sposta un solo punto base di rischio percepito.<\/p>\n<hr>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane: Tre Orizzonti<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> Le imprese italiane che hanno contratti di fornitura con clienti del Golfo, o che importano materie prime o componenti attraverso rotte che transitano dallo Stretto di Hormuz, devono oggi verificare le clausole di forza maggiore nei loro contratti e rinegoziare le condizioni assicurative. I premi sul trasporto marittimo non calano automaticamente con il cessate il fuoco. Chi ha spedizioni in programma nelle prossime settimane deve calcolare costi di assicurazione che possono essere anche tre volte superiori alla normalit\u00e0 pre-conflitto. Parallelamente, le imprese con esposizione alla Cina devono monitorare la risposta di Pechino ai dazi minacciati da Trump in caso di proseguimento delle forniture militari a Teheran: un&#8217;escalation su questo fronte innescherebbe un nuovo ciclo di tensioni commerciali USA-Cina con effetti immediati sulle catene di fornitura globali.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> Lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 che le trattative sul nucleare producano un accordo parziale che congela la situazione senza risolverla, esattamente come \u00e8 accaduto dopo il JCPOA del 2015. In questo contesto, le imprese che hanno gi\u00e0 una presenza commerciale negli Emirati, in Arabia Saudita o nei mercati del Golfo si trovano in una posizione strutturalmente avvantaggiata rispetto a chi deve ancora costruire relazioni. Le rotte alternative al Golfo, incluse quelle terrestri attraverso la Turchia o il corridoio Nord-Sud verso l&#8217;Asia centrale, acquisiscono valore strategico come opzioni da sviluppare parallelamente. Chi sopravvive a questo scenario \u00e8 chi non ha concentrato il 100% delle rotte di approvvigionamento su un singolo corridoio.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> Il precedente strutturale che emerge da questa guerra \u00e8 doppio. Il primo consiste nel fatto che gli Stati Uniti hanno dimostrato di poter condurre operazioni militari decisive nel Golfo con meno del 10% della loro forza disponibile, il che abbassa la soglia percepita per interventi futuri. Il secondo riguarda il modello di sostituzione di potere all&#8217;interno del regime iraniano, con il figlio del leader ucciso che prende il controllo, suggerendo che il regime non \u00e8 collassato ma si \u00e8 adattato. Un Iran pi\u00f9 chiuso, pi\u00f9 radicale e con aspirazioni nucleari irrisolte \u00e8 il contesto permanente in cui le imprese europee dovranno operare per almeno un decennio. Il rerouting delle supply chain energetiche europee lontano dalla dipendenza dalle rotte del Golfo non \u00e8 pi\u00f9 una scelta strategica: \u00e8 un obbligo strutturale.<\/p>\n<hr>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Energia e utilities.<\/strong> L&#8217;esposizione pi\u00f9 ovvia, ma vale la pena precisarla. Le imprese italiane del settore energia che hanno contratti di approvvigionamento a lungo termine legati a petrolio e gas transitanti per il Golfo si trovano davanti a un&#8217;incertezza di pricing che non si risolve con un cessate il fuoco di due settimane. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nelle energie rinnovabili: la crisi del Golfo accelera la conversazione europea sulla diversificazione energetica, e chi \u00e8 gi\u00e0 posizionato su tecnologie solari o eoliche destinate ai mercati del Golfo stesso entra in una finestra di domanda crescente.<\/p>\n<p><strong>Moda e lusso.<\/strong> L&#8217;esposizione \u00e8 meno ovvia ma concreta. Il turismo di alta gamma proveniente dall&#8217;area MENA verso l&#8217;Italia \u00e8 una voce significativa per il retail di lusso italiano. L&#8217;instabilit\u00e0 regionale e la svalutazione delle valute dei mercati emergenti vicini all&#8217;Iran comprimono la capacit\u00e0 di spesa di una fascia di clientela che non appare nelle statistiche di export ma pesa nei conti economici di molte PMI del made in Italy. L&#8217;opportunit\u00e0 \u00e8 nel rafforzamento della presenza diretta negli Emirati, dove la clientela di alto profilo si \u00e8 gi\u00e0 spostata e stabilizzata.<\/p>\n<p><strong>Meccanica e impiantistica.<\/strong> Questa \u00e8 l&#8217;esposizione meno discussa ma forse la pi\u00f9 rilevante. Le imprese italiane di impiantistica industriale, costruzioni e infrastrutture hanno storicamente lavorato in Iran, e quelle relazioni sono congelate da anni di sanzioni. Ma il vero rischio oggi \u00e8 diverso: le aziende che lavorano per clienti sauditi, emiratini o kuwaitiani in settori che richiedono componenti cinesi si trovano esposte al meccanismo dei dazi del 50% annunciati da Trump. Un fornitore italiano che produce impianti con componentistica cinese per un cliente del Golfo deve oggi mappare questa esposizione con precisione, perch\u00e9 il rischio non \u00e8 teorico.<\/p>\n<hr>\n<h2>Rischi da Monitorare: Le Tre Variabili che Contano<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio: Collasso del cessate il fuoco sul nucleare.<\/strong> Hegseth ha dichiarato apertamente che se l&#8217;Iran non consegna volontariamente il materiale arricchito, gli USA &#8220;andranno a prenderlo&#8221;. Questa non \u00e8 retorica: \u00e8 una minaccia operativa che, se materializzata, riaprirebbe le ostilit\u00e0 con un&#8217;intensit\u00e0 superiore al primo round. Le imprese devono monitorare i segnali delle prime 72 ore negoziali post-cessate il fuoco: se entro la settimana non emergono indicazioni di un framework per la consegna del materiale nucleare, la probabilit\u00e0 di riesplodere il conflitto sale in modo significativo.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio: Escalation israeliana in Libano come trigger secondario.<\/strong> Mentre il cessate il fuoco USA-Iran viene annunciato, l&#8217;esercito israeliano ha condotto una serie di attacchi aerei su tutto il Libano, sostenendo che l&#8217;accordo non li riguarda. Questo \u00e8 un trigger non controllato da Washington: se Tel Aviv intensifica le operazioni in Libano e l&#8217;Iran risponde rompendo il cessate il fuoco per ragioni di deterrenza regionale, il collasso della tregua non sar\u00e0 attribuibile a un fallimento negoziale ma a una variabile esterna che nessuno dei due attori principali controlla pienamente.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio: Contagio tariffario dalla minaccia sui fornitori di armi a Iran.<\/strong> L&#8217;annuncio di dazi al 50% sui paesi che riforniscono armi all&#8217;Iran introduce un&#8217;arma commerciale con effetti sistemici. La Cina \u00e8 il bersaglio primario, ma il meccanismo di risposta cinese, che potrebbe includere ritorsioni su altri fronti commerciali, coinvolge l&#8217;Europa in modo indiretto ma reale. Le aziende italiane con esposizione a mercati asiatici devono calcolare oggi lo scenario in cui le tensioni USA-Cina si intensificano come effetto collaterale della crisi iraniana.<\/p>\n<hr>\n<h2>Domande Frequenti: Le Risposte Che Servono Oggi<\/h2>\n<p><strong>Quanto durer\u00e0 realmente questo cessate il fuoco?<\/strong> Il cessate il fuoco \u00e8 concordato per due settimane, ma i mercati stanno gi\u00e0 prezzando scenari oltre questa data. Se le trattative sul nucleare non producono risultati concreti entro il 15 aprile, il rischio di riesplodere il conflitto sale significativamente. Per le aziende, questo significa pianificare interventi operativi con orizzonte minimo di sei mesi, non due settimane.<\/p>\n<p><strong>Quali sono i costi immediati per una PMI italiana con esposizione al Golfo?<\/strong> I costi principali riguardano l&#8217;assicurazione marittima, che non si normalizzer\u00e0 prima di tre mesi, e la rinegoziazione dei contratti di fornitura con clausole di forza maggiore. Una spedizione via mare che costava 10.000 euro di assicurazione potrebbe arrivare a 30.000 euro. Per chi importa componenti cinesi destinati al Golfo, il rischio aggiuntivo \u00e8 legato ai dazi del 50% annunciati su chi fornisce armi all&#8217;Iran.<\/p>\n<p><strong>Conviene entrare ora nei mercati del Golfo o aspettare che la situazione si chiarisca?<\/strong> Chi aspetta chiarezza arriva quando i contratti sono gi\u00e0 firmati. Le aziende che si stanno muovendo ora stanno costruendo relazioni che varanno per anni. Il timing della geopolitica non \u00e8 discreto: \u00e8 continuo. Chi entra durante la crisi non avr\u00e0 concorrenza, chi aspetta la stabilit\u00e0 avr\u00e0 solo le briciole.<\/p>\n<p><strong>Come monitorare il rischio dei dazi USA-Cina sulla mia supply chain?<\/strong> Mappare oggi tutti i componenti cinesi che entrano nella vostra filiera di produzione, verificare se sono destinati al Golfo o a paesi limitrofi, e monitorare le dichiarazioni ufficiali sulla risposta cinese alla minaccia tariffaria di Trump. Se la Cina replica con contromisure, l&#8217;escalation si muove rapidamente e il tempo per adattarsi si riduce drasticamente.<\/p>\n<p><strong>Quale settore rappresenta l&#8217;opportunit\u00e0 maggiore in questo scenario?<\/strong> Le energie rinnovabili destinabili ai mercati del Golfo rappresentano la maggior finestra di crescita. La crisi energetica del Golfo accelera la conversione verso il solare e l&#8217;eolico. Chi \u00e8 gi\u00e0 posizionato su queste tecnologie entra in una finestra di domanda che durer\u00e0 anni.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che sta accadendo in questi giorni nel Golfo non \u00e8 la fine di una guerra. \u00c8 la riscrittura delle regole di accesso a un&#8217;area che vale, da sola, circa il 20% dei flussi energetici globali. E l&#8217;Europa, in questo processo di riscrittura, \u00e8 assente.<\/p>\n<p>Pete Hegseth parla di &#8220;regime change&#8221; come di un obiettivo raggiunto. Ma chi conosce l&#8217;Iran sa che il regime non \u00e8 quello che si vede in superficie. Eliminare il leader supremo e vederne emergere uno pi\u00f9 giovane, cresciuto nella struttura di potere dei Pasdaran e teoricamente pi\u00f9 duro del padre, non \u00e8 regime change: \u00e8 successione dinastica in abiti istituzionali. La vera partita non era il leader: era il sistema di governance che produce la politica estera iraniana, e quel sistema \u00e8 ancora l\u00ec, pi\u00f9 arrabbiato e con meno da perdere.<\/p>\n<p>Per le imprese europee, questo significa qualcosa di molto preciso: il vacuum geopolitico che si crea in queste settimane non viene riempito da chi aspetta che la situazione si chiarisca. Viene riempito da chi era gi\u00e0 l\u00ec. Gli Emirati stanno gi\u00e0 offrendo se stessi come hub di stabilizzazione regionale. Le aziende americane stanno gi\u00e0 guardando ai contratti di ricostruzione. Le imprese cinesi, nonostante la minaccia tariffaria, hanno reti di relazioni nel Golfo costruite in vent&#8217;anni che non si cancellano con un decreto presidenziale.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa, come al solito, emette dichiarazioni. La BCE pubblica discorsi sulla &#8220;frammentazione geopolitica&#8221;. Il Consiglio europeo convoca riunioni. Nel frattempo, nessuno presidia le stanze in cui si decidono i contratti di fornitura dei prossimi tre anni.<\/p>\n<p>La lezione operativa, per chi gestisce un&#8217;impresa italiana con ambizioni internazionali, \u00e8 semplice e brutale: aspettare che la situazione si normalizzi prima di muoversi significa arrivare quando i posti a tavola sono gi\u00e0 occupati. Le crisi geopolitiche non creano deserti commerciali: creano redistribuzioni di quota. E quella quota va a chi era gi\u00e0 seduto.<\/p>\n<hr>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte Iran-USA:<\/strong> La prima settimana di negoziati nucleari \u00e8 il vero test. Se non emergono dichiarazioni congiunte su un framework per la gestione del materiale arricchito entro il 15 aprile, il rischio di ripresa del conflitto sale. Monitorare anche le dichiarazioni del figlio del leader supremo iraniano, che non ha ancora preso posizione pubblica sulla questione nucleare.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte israeliano-libanese:<\/strong> L&#8217;intensit\u00e0 degli attacchi israeliani sul Libano nelle prossime 48-72 ore \u00e8 il principale trigger di instabilit\u00e0 per il cessate il fuoco USA-Iran. Se Tel Aviv consolida un&#8217;operazione di terra, la tregua con Teheran potrebbe essere messa sotto pressione per ragioni di realpolitik regionale.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> Il dato sull&#8217;inflazione americana di venerd\u00ec \u00e8 il primo test macroeconomico post-cessate il fuoco. Se i numeri confermano la pressione sui prezzi al consumo, la Fed sar\u00e0 costretta a mantenere una postura restrittiva pi\u00f9 a lungo, con effetti sul dollaro e sugli spread dei mercati emergenti del Golfo. Seguire anche i premi assicurativi sul trasporto marittimo come termometro del rischio percepito reale.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte delle sanzioni e dei dazi:<\/strong> La risposta cinese alla minaccia di dazi al 50% sui fornitori di armi a Teheran \u00e8 il segnale pi\u00f9 importante da monitorare per chi ha supply chain con componenti asiatici. Una risposta di Pechino aggressiva riaprirebbe il fronte commerciale USA-Cina, con cascata immediata sulle catene di fornitura europee.<\/p>\n<hr>\n<h2>Chi Era Gi\u00e0 Dentro Vince: La Lezione del Golfo<\/h2>\n<p>La scena dell&#8217;8 aprile 2026 rester\u00e0 nella memoria come il giorno in cui la guerra nel Golfo si \u00e8 fermata per due settimane. Ma le aziende che guarderanno indietro a questa data tra diciotto mesi non la ricorderanno per il cessate il fuoco: la ricorderanno per le decisioni che hanno preso, o non hanno preso, nelle quarantotto ore successive all&#8217;annuncio.<\/p>\n<p>Chi aveva gi\u00e0 costruito relazioni negli Emirati, chi aveva gi\u00e0 sviluppato rotte alternative, chi aveva gi\u00e0 mappato la propria esposizione alle commodity del Golfo stava gi\u00e0 lavorando alla prossima mossa mentre i comunicati ufficiali venivano ancora elaborati. Chi aspettava la &#8220;chiarezza&#8221; stava perdendo la finestra.<\/p>\n<p>La geopolitica non \u00e8 un rischio da evitare: \u00e8 un contesto da leggere prima degli altri. Le crisi non chiudono mercati, li redistribuiscono. E il Golfo, cessate il fuoco o meno, rimane il crocevia pi\u00f9 strategico del commercio globale per almeno un decennio.<\/p>\n<p>Aspettare la pace per entrare in un mercato \u00e8 la strategia pi\u00f9 costosa che esista: quando la pace arriva, i contratti sono gi\u00e0 firmati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stretto di Hormuz: Chi Controlla le Rotte di Domani Il cessate il fuoco USA-Iran \u00e8 una pausa, non una pace. E nelle pause, chi \u00e8 gi\u00e0 posizionato decide le regole del gioco successivo. 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