{"id":431,"date":"2026-04-14T07:03:55","date_gmt":"2026-04-14T06:03:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/hormuz-chiusa-e-petrolio-a-150-dollari-effetti-per-le-aziende"},"modified":"2026-04-14T07:03:55","modified_gmt":"2026-04-14T06:03:55","slug":"hormuz-chiusa-e-petrolio-a-150-dollari-effetti-per-le-aziende","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/hormuz-chiusa-e-petrolio-a-150-dollari-effetti-per-le-aziende","title":{"rendered":"Hormuz Chiusa e Petrolio a 150 Dollari: Effetti per le Aziende"},"content":{"rendered":"<h1>Hormuz Chiusa e Petrolio a 150 Dollari: Effetti per le Aziende<\/h1>\n<p><strong>Chi non era gi\u00e0 dentro al mercato energetico prima che le flotte si fronteggiassero, oggi trova solo la coda.<\/strong><\/p>\n<hr>\n<p>Stretto di Hormuz, 14 aprile 2026. Le petroliere che normalmente transitano questo canale di 54 chilometri trasportano circa il 20% del petrolio mondiale. Oggi quella rotta \u00e8 chiusa in entrambe le direzioni: prima dall&#8217;Iran, che ha sbarrato il passaggio alle navi internazionali come ritorsione all&#8217;attacco militare americano e israeliano, poi dagli Stati Uniti, che nelle ultime ore hanno annunciato un proprio blocco navale nel Golfo dell&#8217;Oman e nel Mar Arabico per impedire le esportazioni petrolifere iraniane rimaste parzialmente operative durante il conflitto.<\/p>\n<p>Il Brent spot ha superato i 100 dollari al barile nei futures prompt. Il prezzo fisico consegnato, il &#8220;dated Brent&#8221; che le raffinerie pagano davvero, \u00e8 tra 125 e 130 dollari. I premi fisici sulle consegne spot superano i 20 dollari al barile, portando il costo reale del greggio sopra i 150 dollari. Non \u00e8 un picco speculativo: \u00e8 il mercato che urla che non c&#8217;\u00e8 abbastanza offerta per coprire la domanda globale con Hormuz chiusa.<\/p>\n<p>Per le imprese italiane ed europee, questa non \u00e8 una notizia energetica. \u00c8 una notifica sul costo di tutto ci\u00f2 che producono, movimentano e vendono.<\/p>\n<hr>\n<h2>Il Fatto in Numeri: Quanto Petrolio Ha Smesso di Muoversi<\/h2>\n<p>Prima della guerra, circa 20 milioni di barili al giorno transitavano lo Stretto di Hormuz, pari a circa il 20% dell&#8217;offerta mondiale. Con il blocco iraniano in atto, sono stati rerouting circa 7 milioni di barili attraverso percorsi alternativi. La parte pi\u00f9 rilevante, circa 5 milioni di barili al giorno, viaggia attraverso il pipeline saudita East-West, che scarica nel Mar Rosso. Un flusso residuo di 1,5-2 milioni di barili al giorno di greggio iraniano continuava a passare attraverso lo Stretto fino alle ultime ore, destinato prevalentemente ad Asia, Cina e India.<\/p>\n<p>Questo significa che circa 13 milioni di barili al giorno sono attualmente bloccati nel Golfo, senza accesso ai mercati internazionali: il 13% dell&#8217;offerta globale semplicemente non esiste pi\u00f9 come flusso disponibile. Con il blocco navale americano che elimina anche i 2 milioni di barili iraniani residui, si arriva a circa 15 milioni di barili al giorno fuori mercato, tra il 13% e il 15% dell&#8217;offerta mondiale.<\/p>\n<p>La Cina ha accumulato riserve strategiche superiori a 1 miliardo di barili negli ultimi anni, un volume che molti analisti avevano associato a scenari di Taiwan. Quelle riserve oggi servono a un conflitto diverso, ma lo scopo \u00e8 identico: tenere in piedi l&#8217;economia durante uno shock di fornitura energetica prolungato. Pechino non sta ancora attingendo alle riserve alla velocit\u00e0 che ci si aspetterebbe, un calcolo deliberato per non alleggerire la pressione politica su Washington. L&#8217;India, che aveva acquistato greggio iraniano per la prima volta dal 2018-2019 grazie al temporaneo allentamento delle sanzioni da parte del Tesoro americano, si trova ora nuovamente senza quella fonte.<\/p>\n<hr>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Timing Non \u00c8 Casuale<\/h2>\n<p>Il conflitto USA-Iran non \u00e8 esploso dal nulla, ma la sequenza degli ultimi giorni ha accelerato il deterioramento oltre ogni previsione recente. I colloqui di pace del weekend si sono conclusi senza breakthrough. Trump ha risposto con l&#8217;annuncio del blocco navale, interpretato da Washington come leva per tagliare i ricavi petroliferi iraniani e accelerare una resa negoziale. Il problema \u00e8 che Hormuz era gi\u00e0 chiusa al traffico internazionale per decisione iraniana: il blocco americano non aggiunge una nuova chiusura, aggiunge un nuovo strato di interdizione su un mercato gi\u00e0 in emergenza.<\/p>\n<p>Il timing conta per un&#8217;altra ragione. La BCE ha tenuto tassi ancora elevati per contenere l&#8217;inflazione importata dai costi energetici nelle precedenti ondate di volatilit\u00e0. Isabel Schnabel, nel suo intervento di fine marzo sulla politica monetaria in tempi di frammentazione geopolitica, aveva gi\u00e0 segnalato che gli shock energetici persistenti cambiano il profilo inflattivo dell&#8217;area euro in modo strutturale, non ciclico. Un petrolio sopra i 130 dollari per settimane non \u00e8 gestibile con gli strumenti di politica monetaria ordinaria senza generare recessione. Questo \u00e8 il contesto in cui le imprese italiane operano oggi.<\/p>\n<hr>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Oltre il Prezzo del Barile<\/h2>\n<p>Il Brent sopra 100 dollari nei futures prompt \u00e8 la metrica visibile. Le metriche operative sono altre. Il prezzo fisico consegnato sopra 150 dollari include gi\u00e0 i premi per la scarsit\u00e0 di spot physicals: non \u00e8 possibile comprare greggio a prezzo futures, il mercato fisico \u00e8 strutturalmente pi\u00f9 caro. Le compagnie di navigazione stanno applicando sovraprezzi di guerra su qualsiasi rotta che passi vicino al Golfo, con effetti che si propagano sulle tariffe container fino al Mediterraneo.<\/p>\n<p>I mercati valutari mostrano segnali distinti: le valute degli esportatori netti di energia, come il dollaro canadese, il real brasiliano e la corona norvegese, si sono rafforzate, mentre l&#8217;euro resta sotto pressione da un&#8217;Europa che importa quasi tutto il suo fabbisogno energetico. La volatilit\u00e0 implicita sui contratti petroliferi a breve scadenza \u00e8 ai massimi dal 2022, segnale che il mercato non ha ancora una narrativa stabile sul quando e come questa crisi si risolve.<\/p>\n<p>Il dato che anticipa i problemi prima che appaiano sui giornali \u00e8 il differenziale tra il prezzo futures e il prezzo fisico, adesso sopra 20 dollari al barile. Quando questo spread \u00e8 ampio, le raffinerie europee che acquistano greggio fisico pagano molto pi\u00f9 di quanto i mercati finanziari registrino come &#8220;prezzo del petrolio&#8221;. I margini industriali europei vengono compressi prima ancora che l&#8217;indice energetico degli istituti statistici si aggiorni.<\/p>\n<hr>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> chi non ha contratti energetici con copertura dei prezzi \u00e8 esposto all&#8217;intera volatilit\u00e0 del mercato spot. Le industrie ad alto consumo energetico come ceramica, acciaio, vetro, carta e chimica subiscono aumenti di costo immediati che non possono scaricare sui clienti nel breve termine senza rischiare di perdere ordini. Le catene di fornitura che dipendono da componentistica o materie prime asiatiche affrontano un doppio problema: il costo del trasporto marittimo aumenta su quasi tutte le rotte perch\u00e9 le navi vengono deviate, e i fornitori asiatici stessi subiscono shock energetici che rallentano la produzione. Chi ha ordini aperti con consegna nei prossimi 90 giorni deve verificare subito le clausole di forza maggiore e la propria esposizione ai costi di trasporto variabili.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 una prolungata negoziazione in cui il conflitto rimane sotto soglia nucleare ma sopra soglia di chiusura dello Stretto. In questo scenario, il petrolio sopra i 100 dollari diventa il nuovo normale per almeno un anno. Le aziende che sopravvivono sono quelle che in questo periodo ridisegnano i contratti con i clienti inserendo clausole di indicizzazione ai prezzi energetici e quelle che accelerano gli investimenti in efficienza energetica. Le aziende che non sopravvivono sono quelle che attendono una normalizzazione che non arriva, assorbendo i costi aggiuntivi sui margini fino al punto di rottura. Il nearshoring verso fornitori europei o nordafricani diventa non pi\u00f9 una scelta strategica ma una necessit\u00e0 operativa per ridurre l&#8217;esposizione alle rotte asiatiche interrotte.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> il precedente strutturale che questa crisi sta costruendo \u00e8 la fine della globalizzazione energetica come sistema resiliente. Hormuz si \u00e8 dimostrata chiudibile. Non in teoria, come si diceva da decenni nei manuali di geopolitica, ma in pratica, per settimane, con effetti misurabili sui prezzi mondiali. Le aziende che usciranno da questa crisi meglio posizionate saranno quelle che avranno diversificato radicalmente i fornitori energetici, installato capacit\u00e0 rinnovabile propria dove possibile, e ridotto la dipendenza da materie prime che transitano per colli di bottiglia geografici. Chi investe in questi adattamenti adesso ha un vantaggio competitivo permanente rispetto a chi li affronta dopo, quando i costi dei materiali e dei cantieri saranno pi\u00f9 alti e i tempi di installazione pi\u00f9 lunghi.<\/p>\n<hr>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Manifattura ad alta intensit\u00e0 energetica.<\/strong> Ceramica, vetro, acciaio, cemento, carta e chimica di base: questi settori consumano energia come input diretto di produzione. Con gas naturale e petrolio ai prezzi attuali, il costo per tonnellata prodotta aumenta in modo non lineare. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 che i concorrenti asiatici, storicamente avvantaggiati dal costo energetico, subiscono lo stesso shock o peggiore: se l&#8217;impresa italiana riesce a tenere la produzione attiva mentre i competitor cinesi rallentano, i clienti europei e americani hanno un incentivo a restare in Italia.<\/p>\n<p><strong>Logistica, spedizioni e distribuzione internazionale.<\/strong> Le imprese che gestiscono supply chain con fornitura asiatica stanno vedendo esplodere i costi di trasporto e allungare i tempi di consegna. Il rerouting delle navi attorno al Capo di Buona Speranza invece del Canale di Suez aggiunge circa dieci giorni di navigazione e costi significativi per viaggio. L&#8217;esposizione meno evidente riguarda le imprese di medie dimensioni che non hanno contratti pluriennali con gli armatori e acquistano capacit\u00e0 spot: pagano i premi di scarsit\u00e0 pieni. L&#8217;opportunit\u00e0 \u00e8 per chi opera logistica intra-europea o intra-Mediterraneo, dove la competizione si \u00e8 ridotta e i margini sono migliorati.<\/p>\n<p><strong>Agroalimentare e industria del packaging.<\/strong> La connessione non \u00e8 ovvia: i fertilizzanti derivano da gas naturale, e il gas \u00e8 scarso. Il costo di produzione agricola in Europa aumenta. Parallelamente, il packaging in plastica deriva da petrolchimici, e la plastica costa di pi\u00f9. Per le PMI italiane del food export, che competono gi\u00e0 su margini stretti nei mercati internazionali, questa compressione a valle, cio\u00e8 energia per produrre, e a monte, ossia logistica per esportare, \u00e8 particolarmente aggressiva. L&#8217;opportunit\u00e0 \u00e8 il riposizionamento verso segmenti premium dove il cliente finale \u00e8 meno sensibile al prezzo e dove il Made in Italy ha ancora potere di pricing.<\/p>\n<p><strong>Difesa, sicurezza e tecnologie duali.<\/strong> Il segnale di MarketWatch di oggi, 14 aprile 2026, \u00e8 inequivocabile. Le tecnologie &#8220;drone-killing&#8221; sono diventate un must-have per le agenzie governative da Washington a Riad, con un mercato stimato a 20 miliardi di dollari che la maggioranza degli investitori non ha ancora identificato come opportunit\u00e0. Le PMI italiane con competenze in elettronica, sensori, materiali speciali o sistemi meccatronici hanno una finestra per entrare nelle supply chain della difesa europea, che si sta espandendo rapidamente sotto la pressione geopolitica.<\/p>\n<hr>\n<h2>Rischi da Monitorare: Le Tre Variabili che Cambiano Tutto<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio, Escalation navale nel Golfo dell&#8217;Oman:<\/strong> il blocco navale americano opera in acque vicine alle rotte di transito iraniane. Un incidente tra unit\u00e0 navali, anche non intenzionale, potrebbe portare a uno scambio di fuoco che trasformerebbe una crisi gestita in un conflitto aperto nel Golfo. In questo scenario, il petrolio sopra i 200 dollari diventa un&#8217;ipotesi da calcolo assicurativo, non fantascienza. Le imprese che dipendono da contratti energetici a prezzo variabile devono valutare oggi i costi di copertura, perch\u00e9 tra sei settimane quei costi saranno molto pi\u00f9 alti.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio, Propagazione inflattiva strutturale nell&#8217;area euro:<\/strong> la BCE si trova in un territorio senza carta geografica precisa. Un&#8217;inflazione spinta da uno shock di offerta energetico non risponde alle stesse leve di un&#8217;inflazione da domanda. Alzare i tassi per contenere i prezzi in un contesto in cui i prezzi aumentano perch\u00e9 manca il petrolio, non perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 troppo credito, genera recessione senza abbassare l&#8217;inflazione. Il rischio per le PMI italiane \u00e8 una combinazione di credito pi\u00f9 caro e domanda interna in contrazione mentre i costi operativi esplodono, vale a dire la trappola della stagflazione.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio, Frammentazione permanente delle supply chain asiatiche:<\/strong> se la crisi di Hormuz dura oltre sei mesi, le aziende asiatiche e le multinazionali con produzione in Asia inizieranno a prendere decisioni strutturali di ridislocazione produttiva, non pi\u00f9 contingente ma strategica. Questo accelera il reshoring e il nearshoring verso l&#8217;Europa meridionale, con effetti ambivalenti: pi\u00f9 domanda di produzione italiana, ma anche pi\u00f9 pressione sui costi locali di manodopera, energia e logistica interna.<\/p>\n<hr>\n<h2>Domande e Risposte Frequenti sulla Crisi di Hormuz<\/h2>\n<p><strong>Quanto tempo rester\u00e0 chiuso lo Stretto di Hormuz?<\/strong><br \/>Non c&#8217;\u00e8 una previsione affidabile. Lo scenario base assume una situazione di stallo che dura almeno 6-12 mesi, con aperture parziali e richiusure tattiche. Lo scenario pessimista prevede una chiusura prolungata e una nuova architettura commerciale che bypassa Hormuz.<\/p>\n<p><strong>Quali aziende italiane sono pi\u00f9 vulnerabili nel breve termine?<\/strong><br \/>Le aziende con alti costi energetici diretti (ceramica, vetro, acciaio, carta), quelle dipendenti da trasporto asiatico non contrattualizzato a prezzo fisso, e quelle che forniscono componentistica a catene globali soggette a rallentamenti.<\/p>\n<p><strong>Conviene stipulare contratti di copertura energetica adesso?<\/strong><br \/>S\u00ec, se il rischio di escalation rimane alto. I costi di copertura attuali incorporano il rischio di petrolio a 150-200 dollari, ma sono inferiori a quello che sarebbero se il conflitto escalasse ulteriormente.<\/p>\n<p><strong>Il petrolio a 150 dollari rende conveniente investire in fonti rinnovabili?<\/strong><br \/>S\u00ec, e con tempi di rientro pi\u00f9 brevi rispetto a uno scenario di prezzo petrolio a 70 dollari. L&#8217;investimento in rinnovabili diventa pratico, non ideologico.<\/p>\n<p><strong>Come posso diversificare i rischi di supply chain in questa situazione?<\/strong><br \/>Aummentare la percentuale di fornitura da fornitori europei e nordafricani, anche accettando margini di costo pi\u00f9 stretti nel breve termine. Nel medio termine, questo posizionamento diventa un vantaggio competitivo.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che vedo in questa crisi \u00e8 una mossa americana che, nella sua logica interna, \u00e8 comprensibile ma che rivela quanto il calcolo di Washington sia distribuito su una proiezione temporale diversa da quella delle imprese europee. Trump dice &#8220;quando il petrolio sale, noi guadagniamo&#8221;: e ha ragione, per i produttori del Texas e del New Mexico. Ma il &#8220;noi&#8221; americano di cui parla Trump non include i consumatori americani delle coste, e certamente non include le industrie manifatturiere europee che non hanno un Texas da cui attingere.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa in questo scenario fa quello che fa sistematicamente: subisce. Non ha una strategia petrolifera autonoma, non ha leve militari credibili nel Golfo, non ha un meccanismo di risposta coordinata che non passi attraverso istituzioni che impiegano mesi a deliberare mentre i mercati si muovono in ore. Piero Cipollone della BCE parlava qualche settimana fa di euro digitale come strumento di autonomia europea nei pagamenti in un mondo che si frammenta. \u00c8 un&#8217;analisi corretta, ma arriva in ritardo rispetto alla velocit\u00e0 con cui la frammentazione avanza.<\/p>\n<p>La cosa che trovo pi\u00f9 rivelatrice nell&#8217;analisi di mercato di queste ore \u00e8 il dettaglio sulla Cina che non attinge alle riserve strategiche alla velocit\u00e0 attesa. Pechino sta deliberatamente lasciando il mercato del petrolio sotto pressione, non per masochismo, ma perch\u00e9 calcola che la pressione economica sul mercato americano sia l&#8217;unica leva che possa portare Trump a concedere qualcosa sul piano negoziale con Teheran. \u00c8 geopolitica mascherata da gestione delle riserve strategiche. Chi legge solo il dato delle scorte cinesi e non vede il calcolo sottostante sta prendendo decisioni sbagliate sul timing di questa crisi.<\/p>\n<p>La lezione operativa \u00e8 semplice e non rassicurante: le imprese italiane che hanno costruito resilienza energetica, diversificazione delle forniture e flessibilit\u00e0 contrattuale negli ultimi anni sono in una posizione relativa migliore oggi, non perch\u00e9 abbiano previsto Hormuz, ma perch\u00e9 hanno risposto alla pressione strutturale correttamente. Chi non l&#8217;ha fatto ha ancora una finestra stretta per accelerare quelle decisioni prima che i costi di adattamento aumentino ulteriormente.<\/p>\n<hr>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte militare e diplomatico:<\/strong> qualsiasi segnale di ripresa dei colloqui USA-Iran, anche informali attraverso intermediari omaniti o qatarini; movimenti di unit\u00e0 navali americane o iraniane nello Stretto e nel Golfo dell&#8217;Oman; dichiarazioni delle monarchie del Golfo, Arabia Saudita in primo luogo, sulla capacit\u00e0 del pipeline East-West di aumentare il throughput oltre i 5 milioni di barili al giorno.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> il differenziale tra futures Brent e prezzo fisico consegnato. Se scende sotto i 10 dollari, il mercato comincia a prezzare una riapertura. Se sale oltre i 25 dollari, il mercato vede ulteriore deterioramento. Controllare anche i premi assicurativi sulle rotte di navigazione nel Mar Arabico e nel Golfo Persico, nonch\u00e9 il tasso di utilizzo delle raffinerie europee come segnale anticipatore di eventuali razionamenti industriali.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte energetico europeo:<\/strong> le decisioni dell&#8217;IEA su eventuali rilasci coordinati di riserve strategiche dei paesi membri; le mosse della BCE sulla traiettoria dei tassi in risposta all&#8217;inflazione energetica; i prezzi del gas naturale europeo sul TTF, che tendono a muoversi in correlazione con il petrolio nelle fasi di stress geopolitico prolungato.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte della supply chain:<\/strong> i tempi di transito e i prezzi dei container sulle rotte Asia-Europa via Capo di Buona Speranza come proxy del costo reale della disruption logistica; le dichiarazioni delle grandi compagnie di navigazione, come Maersk e MSC, sulla riallocazione della flotta e sui tempi di ripristino delle rotte normali.<\/p>\n<hr>\n<h2>Lo Stretto che Cambia i Conti di Tutti<\/h2>\n<p>Hormuz si \u00e8 sempre saputo che poteva chiudersi. Ogni manuale di geopolitica energetica degli ultimi trent&#8217;anni includeva questo scenario come rischio strutturale del sistema petrolifero globale. La differenza tra sapere che una cosa pu\u00f2 succedere e vederla succedere \u00e8 la stessa differenza che corre tra un&#8217;analisi di rischio e una bolletta.<\/p>\n<p>Le imprese italiane che stanno pagando quella bolletta oggi in termini di costi energetici e logistici stanno scontando decenni di ottimizzazione sul prezzo e di rinvio degli investimenti in resilienza. Chi aveva gi\u00e0 fatto quegli investimenti, aveva gi\u00e0 diversificato i fornitori, aveva gi\u00e0 installato capacit\u00e0 rinnovabile propria, aveva gi\u00e0 costruito relazioni commerciali nei mercati del Golfo in modo diretto senza dipendere dalla mediazione delle rotte di transito: quella impresa sta osservando questa crisi con un calendario e non con un conto alla rovescia.<\/p>\n<p>Hormuz non \u00e8 un rischio geopolitico, \u00e8 uno specchio industriale. La domanda rilevante non \u00e8 quando riaprir\u00e0, ma cosa stai ancora aspettando per costruire un&#8217;azienda che non ha bisogno che riapra per funzionare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Hormuz Chiusa e Petrolio a 150 Dollari: Effetti per le Aziende Chi non era gi\u00e0 dentro al mercato energetico prima che le flotte si fronteggiassero, oggi trova solo la coda. Stretto di Hormuz, 14 aprile 2026. Le petroliere che normalmente transitano questo canale di 54 chilometri trasportano circa il 20% del petrolio mondiale. 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