{"id":466,"date":"2026-04-21T11:34:23","date_gmt":"2026-04-21T10:34:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/la-pace-nel-golfo-favorisce-solo-chi-non-ha-aspettato"},"modified":"2026-04-21T11:34:23","modified_gmt":"2026-04-21T10:34:23","slug":"la-pace-nel-golfo-favorisce-solo-chi-non-ha-aspettato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/la-pace-nel-golfo-favorisce-solo-chi-non-ha-aspettato","title":{"rendered":"La pace nel Golfo favorisce solo chi non ha aspettato"},"content":{"rendered":"<p>Bruxelles, 21 aprile 2026. Il ministro degli Esteri norvegese Espen Barth Eide lascia il palazzo del Consiglio dell&#8217;UE dopo una giornata di incontri sulla soluzione a due stati per la Palestina. Risponde alle domande con la cautela di chi sa che ogni parola pesa: &#8220;Ci sono motivazioni su entrambi i lati per evitare la continuazione della guerra.&#8221; Non \u00e8 ottimismo. \u00c8 la descrizione minima di una finestra che potrebbe chiudersi prima che qualcuno ci passi attraverso.<\/p>\n<p>Il cessate il fuoco USA-Iran regge su un equilibrio fragile. Ma la vera notizia per un imprenditore europeo non \u00e8 se regger\u00e0, \u00e8 quanto costa averlo ignorato finora, e quanto pu\u00f2 costare farlo di nuovo.<\/p>\n<p>Il momento \u00e8 questo: Washington e Teheran sono ancora &#8220;lontani nelle loro richieste&#8221;, per usare le parole di Eide, ma entrambi hanno subito abbastanza. Gli Stati Uniti hanno pagato un prezzo di consenso interno altissimo per un conflitto che Trump non aveva venduto come guerra e che la Norvegia, insieme ad altri paesi NATO, ha sostanzialmente evitato di sostenere militarmente. L&#8217;Iran esce dalle settimane di attacchi con un&#8217;infrastruttura militare ridimensionata e un&#8217;economia gi\u00e0 sotto pressione da anni di sanzioni. La pace non \u00e8 vicina, ma la direzione di viaggio si \u00e8 appena invertita, e chi opera sui mercati internazionali non pu\u00f2 permettersi di aspettare che i diplomatici firmino per iniziare a ragionare sulle implicazioni.<\/p>\n<p>Il contesto lo conferma: ieri Lagarde ha parlato esplicitamente di &#8220;energy shock&#8221; in un intervento pubblico. Associated British Foods, proprietario di Primark, ha dichiarato questa mattina un calo del 18% nel profitto operativo citando direttamente la guerra in Iran tra i fattori di rischio sul proprio outlook. \u00c8 uno dei primi retailer europei a farlo in modo formale. Il segnale non \u00e8 banale: quando le grandi catene iniziano a inserire la geopolitica del Golfo nei loro profit warning, il dato si \u00e8 gi\u00e0 spostato dalla sala riunioni all&#8217;impatto reale sul margine.<\/p>\n<h2>Il Fatto in Numeri: La Geometria del Cessate il Fuoco<\/h2>\n<p>Il cessate il fuoco tra USA e Iran, negoziato nelle ultime settimane con la mediazione di Oman e Qatar, non ha ancora una data di scadenza formalmente comunicata, ma le dichiarazioni di Eide confermano che entrambe le parti stanno discutendo condizioni precondizionali: una delle parti chiede all&#8217;altra di implementare elementi dell&#8217;accordo prima ancora di sedersi al tavolo principale. \u00c8 una struttura di negoziato ad alto rischio di collasso.<\/p>\n<p>I numeri che circolano tra gli analisti di mercato delineano il perimetro del problema. Lo Stretto di Hormuz resta il punto di transito per circa il 20% del petrolio mondiale e il 17% del GNL globale. Durante le settimane pi\u00f9 acute del conflitto, i premi assicurativi per le navi in transito nel Golfo Persico sono saliti fino a 10 volte i livelli pre-crisi, con alcuni broker che si sono semplicemente rifiutati di quotare coperture per rotte specifiche. Anche con il cessate il fuoco in atto, questi premi non sono tornati ai livelli precedenti: il mercato assicurativo stava gi\u00e0 scontando una probabilit\u00e0 non trascurabile di ripresa delle ostilit\u00e0.<\/p>\n<p>Sul fronte energetico, il Brent si attesta in area 95-100 dollari al barile nelle ultime sessioni, ben sopra il breakeven di molti settori manifatturieri europei che avevano costruito i loro piani industriali 2025-2026 su una forchetta di 70-80 dollari. Associated British Foods \u00e8 solo il primo nome noto a mettere nero su bianco il danno: il -18% di profitto operativo comunicato questa mattina \u00e8 in parte riconducibile all&#8217;effetto combinato di aumento dei costi logistici, volatilit\u00e0 valutaria e compressione dei consumi in mercati dove l&#8217;inflazione importata da energia e materie prime ha eroso il potere d&#8217;acquisto.<\/p>\n<p>Lagarde, nel discorso di ieri sera, ha descritto la situazione come &#8220;energy shock strutturale&#8221; distinguendola da una perturbazione transitoria. \u00c8 una distinzione che conta: uno shock transitorio giustifica un approccio attendistico, uno shock strutturale richiede riallineamento dei modelli di business.<\/p>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: La Finestra che Non Si Ripresenta alla Stessa Maniera<\/h2>\n<p>La guerra Iran-USA non \u00e8 scoppiata ieri, ma oggi ci troviamo in un momento specifico che non aveva precedenti nelle ultime settimane: per la prima volta dal picco del conflitto, entrambe le parti hanno dichiarazioni pubbliche che ammettono la volont\u00e0 di un percorso negoziale. Non \u00e8 un accordo. \u00c8 meglio descritto come una deescalation acknowledgement, un riconoscimento reciproco che il conflitto ha raggiunto un punto di costi marginali crescenti per entrambi.<\/p>\n<p>Questo cambia le coordinate per chi opera nei mercati connessi alla regione, e non solo per chi esportava in Iran. La catena di implicazioni si estende ai mercati del Golfo, alle rotte logistiche euro-asiatiche, alle forniture energetiche europee, e alla posizione relativa delle imprese europee rispetto ai concorrenti americani e cinesi nei mercati del Medio Oriente allargato.<\/p>\n<p>Il timing non \u00e8 casuale. Gli USA entrano in una fase di negoziato in cui hanno bisogno di risultati tangibili da mostrare internamente: la guerra era impopolare, i costi economici visibili, e la pressione politica bipartisan per una de-escalation era reale. L&#8217;Iran, dal canto suo, aveva gi\u00e0 accettato un livello di pressione militare che non poteva sostenere indefinitamente senza danni permanenti alla propria struttura di potere. La Norvegia e altri paesi europei hanno mantenuto una postura da &#8220;terza parte interessata&#8221; che ora li posiziona, potenzialmente, come interlocutori privilegiati in una fase di ricostruzione delle relazioni commerciali con Teheran, qualunque forma esse assumano.<\/p>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Segnali Strutturali Sotto la Volatilit\u00e0 di Superficie<\/h2>\n<p>Il petrolio si stabilizza ma non scende: \u00e8 il primo segnale da leggere correttamente. Una deescalation vera farebbe convergere il Brent verso la forchetta pre-conflitto. Il fatto che il mercato non stia prezzando un ritorno ai livelli di 70-80 dollari significa che gli operatori non credono a una normalizzazione rapida delle rotte e dell&#8217;offerta. Il differenziale tra futures a 3 mesi e futures a 12 mesi si \u00e8 appiattito nelle ultime sessioni: chi vende petrolio non si aspetta variazioni drastiche in nessuna direzione, e questo \u00e8 un segnale di incertezza alta, non di stabilizzazione.<\/p>\n<p>Le valute dei mercati emergenti collegati alla regione mostrano comportamenti divergenti. Il riyal saudita \u00e8 ancorato al dollaro e non si muove, ma i mercati azionari di Riyadh hanno registrato movimenti anomali nelle ultime 72 ore. Il dirham emiratino mantiene la parit\u00e0, ma gli spread sui titoli corporate di emittenti UAE si sono allargati rispetto ai livelli di inizio anno.<\/p>\n<p>La volatilit\u00e0 implicita sulle opzioni petrolifere rimane sopra i livelli storici per la stagione: il mercato continua a comprare coperture contro scenari estremi, a conferma che la narrativa del &#8220;pericolo scongiurato&#8221; non ha ancora convinto chi muove capitali reali. Per un&#8217;impresa italiana che ha contratti di approvvigionamento con clausole energy-linked, questo dato anticipa che i prossimi rinnovi contrattuali avverranno in un ambiente di prezzi strutturalmente pi\u00f9 alti di quanto i piani industriali 2024 prevedessero.<\/p>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane: Tre Orizzonti<\/h2>\n<p>Orizzonte Immediato (0-6 mesi): La priorit\u00e0 operativa \u00e8 la revisione dei contratti di fornitura con clausole di indicizzazione energetica e dei premi assicurativi sulle rotte logistiche verso e dal Golfo. Chi non l&#8217;ha ancora fatto subisce il repricing passivamente. Chi opera con distributori negli Emirati, in Arabia Saudita o in Kuwait deve verificare se i propri partner locali stanno ridefinendo le condizioni di pagamento o le tempistiche di consegna in risposta alla volatilit\u00e0 dei costi. Il rischio immediato non \u00e8 il conflitto, ma l&#8217;assorbimento forzato di costi che la controparte locale cercher\u00e0 di scaricare a monte della catena.<\/p>\n<p>Orizzonte Medio (6-18 mesi): Lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 una deescalation lenta, con negoziati USA-Iran che procedono con interruzioni, senza un accordo formale nei prossimi sei mesi ma senza una ripresa del conflitto aperto. In questo scenario, le imprese europee che avevano relazioni commerciali con l&#8217;Iran pre-sanzioni si trovano davanti a una finestra ambigua: le sanzioni non sono rimosse, ma la pressione diplomatica per un allentamento graduale cresce. Chi si \u00e8 gi\u00e0 posizionato con studi legali specializzati in compliance export-control e con distributori in paesi terzi capaci di operare come bridge ha un vantaggio di 6-12 mesi rispetto a chi deve costruire questa struttura da zero quando l&#8217;accordo arriva.<\/p>\n<p>Orizzonte Lungo (18+ mesi): Il precedente strutturale di questa crisi \u00e8 la conferma definitiva che l&#8217;Europa non ha una politica energetica e di sicurezza coesa capace di rispondere in modo autonomo agli shock del Golfo. Barth Eide lo ha detto esplicitamente: i paesi NATO, inclusa la Norvegia, stanno lavorando alla libert\u00e0 di navigazione nello Stretto non come NATO ma come coalizione ad hoc di stati con interessi condivisi. \u00c8 una distinzione semantica che nasconde un vuoto strategico reale. Per le imprese europee, il ridisegno permanente \u00e8 questo: i mercati del Medio Oriente rimarranno ad alto rischio geopolitico per almeno un decennio, e l&#8217;unico modo per operarci con margini sostenibili \u00e8 costruire strutture di risk management che trattino l&#8217;instabilit\u00e0 come dato permanente, non come eccezione temporanea.<\/p>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p>Agroalimentare e food export italiano. L&#8217;esposizione \u00e8 duplice: da un lato i costi di trasporto su rotte che passano per il Golfo di Aden e il Mar Rosso restano elevati; dall&#8217;altro, i mercati del Golfo sono acquirenti crescenti di prodotti italiani premium. La disruption logistica non ha fermato la domanda, ma ha creato ritardi e costi aggiuntivi che comprimono i margini degli esportatori italiani verso UAE, Arabia Saudita e Kuwait. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nella differenziazione: il posizionamento premium del Made in Italy alimentare resiste meglio all&#8217;inflazione dei costi logistici rispetto ai competitor di fascia media, purch\u00e9 la relazione con il distributore locale sia solida e non basata solo sul prezzo.<\/p>\n<p>Macchinari e automazione industriale. Questo settore non \u00e8 esposto direttamente alla crisi militare, ma lo \u00e8 indirettamente attraverso due canali: le commesse nei paesi del Golfo legate a progetti infrastrutturali che si bloccano o rallentano quando l&#8217;incertezza energetica aumenta, e la dipendenza da componenti elettronici con supply chain che passa per l&#8217;Asia orientale via rotte maritime ora pi\u00f9 costose. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nel reshoring di produzione che diversi paesi europei stanno accelerando proprio in risposta alla vulnerabilit\u00e0 delle supply chain globali: chi produce linee di automazione pu\u00f2 trovare clienti nuovi pi\u00f9 vicini a casa, riducendo l&#8217;esposizione al rischio geopolitico del Golfo.<\/p>\n<p>Chimico-farmaceutico e life sciences. L&#8217;esposizione meno evidente riguarda i princ\u00ecpi attivi e i precursori chimici con origine asiatica che transitano via rotte maritime attraverso il Golfo. Alcune aziende farmaceutiche italiane medio-grandi hanno gi\u00e0 sperimentato ritardi nelle forniture nelle settimane pi\u00f9 acute della crisi. La pressione regolatoria europea sul reshoring di ingredienti farmaceutici attivi (API) diventa in questo contesto non solo un obbligo normativo ma una necessit\u00e0 competitiva. Chi ha gi\u00e0 diversificato i fornitori verso paesi europei o nordafricani ha un vantaggio di resilienza che nei prossimi cicli di approvvigionamento si tradurr\u00e0 in pricing power verso i clienti finali.<\/p>\n<p>Turismo e hospitality (esposizione indiretta). Meno ovvio ma rilevante: la crisi ha rallentato i flussi di turisti e businessmen dal Golfo verso l&#8217;Italia. I mercati del Golfo rappresentano un segmento ad alto valore per l&#8217;ospitalit\u00e0 di lusso e il turismo culturale italiano. Un ambiente di deescalation progressiva apre la possibilit\u00e0 di riattivare questi flussi, ma richiede relazioni commerciali e di rappresentanza gi\u00e0 attive nei paesi di origine. Chi ha mantenuto la presenza durante la crisi \u00e8 gi\u00e0 in posizione; chi l&#8217;ha interrotta deve ricostruire.<\/p>\n<h2>Rischi da Monitorare: Tre Scenari che Cambiano Tutto<\/h2>\n<p>Il primo rischio: collasso del tavolo negoziale. Il meccanismo \u00e8 gi\u00e0 visibile nelle parole di Eide. Una delle parti chiede implementazione di condizioni prima dell&#8217;incontro formale. Se questo approccio non viene superato, i negoziati non decollano nemmeno formalmente. Un collasso della fase pre-negoziale rimetterebbe in gioco la narrativa del conflitto imminente, con effetti immediati su petrolio, assicurazioni marittime e spread dei mercati emergenti del Golfo. Per le imprese europee, il trigger da monitorare \u00e8 la comunicazione IAEA sulle ispezioni nucleari iraniane: \u00e8 la condizione precondizionale implicita che Washington ha posto come base minima.<\/p>\n<p>Il secondo rischio: disallineamento europeo. L&#8217;Europa non ha una posizione unitaria n\u00e9 sulla crisi n\u00e9 sulla normalizzazione. Paesi come la Norvegia, la Francia e la Germania hanno approcci diversi verso Teheran, e le sanzioni UE non si muovono in modo coordinato con quelle USA. Questo crea un rischio specifico per le imprese europee: operare in zone grigie di compliance che sembrano lecite secondo la normativa UE ma che espongono a sanzioni secondarie americane, soprattutto per chi ha attivit\u00e0 o relazioni bancarie negli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Il terzo rischio: inflazione energetica prolungata. Il rischio che Lagarde ha gi\u00e0 nominato come &#8220;shock strutturale&#8221; si materializza se i prezzi energetici restano sopra i 90 dollari per i prossimi 12-18 mesi. Per le PMI italiane manifatturiere, questo livello di costo energetico erode i margini su contratti gi\u00e0 firmati e rende difficile il repricing su clienti esteri in contesti competitivi. La Banca Centrale Europea si trova in una posizione scomoda: tagliare i tassi per supportare la crescita significherebbe alimentare ulteriore pressione inflazionistica; mantenerli significherebbe rallentare ulteriormente un&#8217;economia europea gi\u00e0 sotto stress.<\/p>\n<h2>Domande e Risposte: Quello Che Devi Sapere Adesso<\/h2>\n<p>Quando finisce veramente la guerra Iran-USA? Non esiste una data dichiarata pubblicamente. I segnali attuali indicano una deescalation progressiva con negoziati che potrebbero svilupparsi nei prossimi 6-12 mesi, ma senza prevedibilit\u00e0 sulla firma di un accordo formale. La volatilit\u00e0 rimane alta fino a che non c&#8217;\u00e8 un documento sottoscritto da entrambe le parti.<\/p>\n<p>Come cambiano i prezzi del petrolio da qui ai prossimi mesi? Il trend pi\u00f9 probabile \u00e8 una stabilizzazione intorno ai 90-100 dollari al barile con oscillazioni su notizie geopolitiche. Un ritorno ai 70-80 dollari richiederebbe una normalizzazione della produzione iraniana e una riduzione dei premi assicurativi sulle rotte, entrambi processi che richiedono mesi di implementazione anche dopo un accordo formale.<\/p>\n<p>Quale settore italiano \u00e8 pi\u00f9 esposto al rischio? L&#8217;agroalimentare e il food export verso il Golfo soffrono di costi logistici elevati. Il chimico-farmaceutico soffre di disruption della supply chain da Asia verso Europa. Il turismo e l&#8217;hospitality di lusso attendono la riapertura dei mercati del Golfo. Macchinari e automazione vedono rallentare i grandi ordini da progetti infrastrutturali nei paesi del Golfo.<\/p>\n<p>Come posso proteggermi da sanzioni secondarie americane? Rivedi i tuoi fornitori e distributori. Se operano negli USA o hanno conti bancari americani, sei esposto a rischio di sanzioni anche se compliant con normativa UE. Consulta uno studio legale specializzato in export control e sanzioni. Non fare assunzioni sulla legalit\u00e0 di una transazione solo perch\u00e9 non viola le leggi europee.<\/p>\n<p>Quale \u00e8 il momento giusto per rientrare nel mercato iraniano? Non esiste un &#8220;momento giusto&#8221; pubblico. Chi si prepara adesso, costruendo strutture legali e commerciali, sar\u00e0 pronto quando l&#8217;occasione si apre. Chi aspetta di sapere quando finisce la guerra ufficialmente far\u00e0 il tutto in fretta con i concorrenti gi\u00e0 dentro. Comincia oggi con studi legali e due diligence.<\/p>\n<p>Il cessate il fuoco nega le opportunit\u00e0 o le crea? Le crea, ma solo per chi \u00e8 preparato. La pace non \u00e8 il ritorno al business as usual. \u00c8 il momento in cui i mercati si riaprono e chi \u00e8 primo dentro cattura le posizioni migliori. Chi aspetta l&#8217;ufficialit\u00e0 diplomatica arriva dopo.<\/p>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che emerge dalla giornata di Bruxelles, ascoltando Barth Eide con attenzione, \u00e8 un segnale che chi fa business internazionale dovrebbe leggere con pi\u00f9 cura di quanto non facciano i commentatori geopolitici. La Norvegia, paese energetico per eccellenza, ha deciso di non partecipare militarmente alla coalizione USA-Israel-Iran e di posizionarsi come &#8220;terza parte interessata&#8221; alla libert\u00e0 di navigazione. Non \u00e8 pacifismo. \u00c8 un calcolo strategico preciso: chi resta fuori dal conflitto, mantiene relazioni con tutte le parti, e si propone come mediatore o facilitatore, si trova in una posizione di vantaggio asimmetrico nella fase di normalizzazione.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa avrebbe potuto fare lo stesso in modo coordinato. Invece ha fatto esattamente quello che Trump le ha rimproverato: ha lasciato che altri decidessero, si \u00e8 spaccata internamente su chi supportare, e ora arriva al tavolo della ricostruzione senza leve credibili. Isabel Schnabel, in un discorso di tre giorni fa, ha parlato di &#8220;successi europei&#8221; e del percorso da seguire: \u00e8 il tipo di comunicazione che suona bene in un&#8217;aula universitaria e non cambia nulla nella realt\u00e0 operativa di un&#8217;azienda che sta cercando di rientrare in un mercato mediorientale.<\/p>\n<p>La lezione operativa per un imprenditore \u00e8 questa: la deescalation in Medio Oriente non \u00e8 un evento binario che passa da &#8220;guerra&#8221; a &#8220;pace&#8221;. \u00c8 un processo di riaggiustamento graduale in cui i primi a muoversi catturano le posizioni migliori. Non aspettare l&#8217;accordo firmato. L&#8217;accordo firmato arriva quando tutti i concorrenti sono gi\u00e0 seduti al tavolo. Il lavoro che conta si fa adesso: identificare i mercati target, riattivare le relazioni con i partner locali, verificare la propria posizione di compliance rispetto alle sanzioni esistenti, e costruire la struttura che permette di muoversi rapidamente quando la finestra si apre.<\/p>\n<p>Chi aspetta la certezza diplomatica per iniziare la preparazione commerciale sta confondendo il timing della diplomazia con il timing del business. Sono due orologi che non corrono alla stessa velocit\u00e0.<\/p>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p>Sul fronte USA-Iran: la ripresa o il fallimento dei colloqui formali entro maggio, le dichiarazioni dell&#8217;IAEA sullo stato delle ispezioni nucleari, e la posizione del Congresso americano sulle sanzioni secondarie, che potrebbero essere allentate come segnale di buona volont\u00e0 prima di un accordo formale.<\/p>\n<p>Sul fronte europeo: la risposta della Commissione Europea all&#8217;appello di Lagarde sullo &#8220;shock strutturale energetico&#8221;, che potrebbe tradursi in nuovi meccanismi di acquisto congiunto di GNL o in revisione dei sussidi energetici industriali, e la posizione del Parlamento Europeo sulla revisione del pacchetto sanzioni Iran.<\/p>\n<p>Sul fronte dei mercati: il differenziale tra futures petrolio a breve e a lungo termine (se il backwardation aumenta, il mercato prevede prezzi alti per ancora; se si appiattisce, \u00e8 un segnale di normalizzazione attesa); i premi assicurativi sulla rotta Suez-Golfo Persico (attualmente ancora elevati rispetto alla norma), e il VIX implicito sui titoli energetici europei nelle prossime sessioni.<\/p>\n<p>Sul fronte delle supply chain: i report logistici delle grandi compagnie di navigazione (Maersk, MSC) sulle rotte effettivamente utilizzate, che sono il migliore indicatore avanzato di normalizzazione reale rispetto alle dichiarazioni diplomatiche.<\/p>\n<h2>La Terza Parte Interessata: Perch\u00e9 \u00c8 L\u00ec che Vince Chi Non Combatte<\/h2>\n<p>Espen Barth Eide lascia Bruxelles con la consapevolezza di aver posizionato il suo paese nella categoria pi\u00f9 rara e pi\u00f9 preziosa della geopolitica contemporanea: quella di chi ha interessi reali in gioco, non ha preso le armi, e pu\u00f2 parlare con tutti. La Norvegia non \u00e8 neutrale, \u00e8 strategicamente equidistante su questo conflitto specifico. \u00c8 una differenza sottile ma di enorme valore commerciale e diplomatico.<\/p>\n<p>Le imprese europee che hanno lavorato in modo simile, mantenendo relazioni con controparti nei mercati del Golfo e in Iran senza esporsi a rischi di compliance, senza abbandonare i mercati al primo segnale di crisi, senza demandare a un agente generico la presidenza del loro spazio commerciale, sono oggi nella posizione che conta. Non quella di chi sta aspettando di sapere come finir\u00e0, ma quella di chi \u00e8 gi\u00e0 dentro quando gli altri iniziano a chiedersi come entrarci.<\/p>\n<p>La deescalation non \u00e8 la fine del rischio. \u00c8 il momento in cui il rischio smette di essere uguale per tutti e comincia a dipendere da cosa hai fatto mentre gli altri guardavano le notizie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bruxelles, 21 aprile 2026. 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