{"id":488,"date":"2026-04-26T07:04:03","date_gmt":"2026-04-26T06:04:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/stallo-usa-iran-impatto-supply-chain-europea"},"modified":"2026-04-26T07:04:03","modified_gmt":"2026-04-26T06:04:03","slug":"stallo-usa-iran-impatto-supply-chain-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/stallo-usa-iran-impatto-supply-chain-europea","title":{"rendered":"Stallo USA-Iran: impatto supply chain europea"},"content":{"rendered":"<h1>Articolo RaisingStar \u2014 Draft completo<\/h1>\n<hr>\n<p>Islamabad, 25 aprile 2026. Steve Witkoff e Jared Kushner non sono mai saliti sull&#8217;aereo. Il secondo round di negoziati tra Washington e Teheran, che avrebbe dovuto tenersi in Pakistan con la mediazione di Islamabad, \u00e8 stato cancellato poche ore prima dell&#8217;orario previsto. Abbas Araghchi, il ministro degli Esteri iraniano, era gi\u00e0 atterrato ad Amman quando Trump ha scritto su Truth Social che il processo di pace era &#8220;troppo lavoro&#8221; e che la confusione nel vertice iraniano rendeva impossibile trattare.<\/p>\n<p><strong>Quello che sembra un capriccio diplomatico \u00e8 in realt\u00e0 un calcolo strategico preciso: nessuna delle due parti ha ceduto un millimetro sulle proprie posizioni fondamentali, e Trump non vuole mandare i propri negoziatori a tornare a mani vuote per la seconda volta.<\/strong><\/p>\n<p>Per chi legge questa notizia come cronaca diplomatica, il punto \u00e8 il fallimento del round. Per chi gestisce forniture, contratti o partecipazioni societarie in paesi che dipendono dal Golfo Persico, il punto \u00e8 diverso: il blocco navale americano sullo Stretto di Hormuz continua, il cessate il fuoco annunciato il 17 aprile \u00e8 stato prorogato a tempo indeterminato solo ieri, e il costo che il mondo paga ogni giorno che passa non \u00e8 invisibile nei libri contabili delle aziende europee. \u00c8 nei margini, nei premi assicurativi, nei lead time. \u00c8 gi\u00e0 l\u00ec.<\/p>\n<p>Il problema per le imprese italiane ed europee non \u00e8 capire se questa guerra finir\u00e0. \u00c8 capire che ogni settimana di stallo ridisegna in modo permanente catene di fornitura, relazioni commerciali e soglie di rischio accettabile per i player finanziari che finanziano le operazioni internazionali.<\/p>\n<hr>\n<h2>Il Fatto in Numeri: il Costo Giornaliero di una Trattativa che Non si Fa<\/h2>\n<p>Il blocco navale americano imposto sullo Stretto di Hormuz sta costando all&#8217;Iran circa 400 milioni di dollari al giorno in perdite economiche complessive, tra import bloccato ed export di idrocarburi e prodotti petrolchimici paralizzato. Non \u00e8 una stima ottimistica: \u00e8 la cifra citata dagli analisti dell&#8217;UCLA Burkle Center per le Relazioni Internazionali, che sottolineano come Teheran non riesca nemmeno a soddisfare la domanda interna di benzina con la propria capacit\u00e0 di raffinazione.<\/p>\n<p>Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno inviato un ulteriore carrier navale nel Golfo nelle ultime 48 ore, portando la presenza militare americana nella zona a livelli che non si vedevano dalla fase acuta dell&#8217;operazione contro l&#8217;ISIS. L&#8217;obiettivo dichiarato \u00e8 aumentare l&#8217;effetto deterrente su Teheran e consolidare il controllo sullo Stretto. Il cessate il fuoco in vigore dal 17 aprile \u00e8 stato prorogato a tempo indeterminato da Trump, ma senza alcun accordo sottostante che ne giustifichi la sostenibilit\u00e0.<\/p>\n<p>I tre nodi irrisolti della trattativa sono: la fine permanente del programma di arricchimento nucleare iraniano (con rimozione delle riserve esistenti), lo smantellamento del programma missilistico balistico e la cessazione del supporto iraniano a tutti i gruppi proxy regionali. Su nessuno dei tre punti esiste evidenza di disponibilit\u00e0 al compromesso da parte iraniana. E, come osservano gli analisti, concedere su uno qualsiasi di quei punti significherebbe per Washington firmare un accordo pi\u00f9 debole del JCPOA del 2015, che Trump aveva gi\u00e0 demolito nel 2018.<\/p>\n<hr>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: il Timing del Collasso Diplomatico Non \u00c8 Casuale<\/h2>\n<p>Il secondo round si \u00e8 fermato non perch\u00e9 le posizioni siano diventate improvvisamente incompatibili. Le posizioni erano incompatibili gi\u00e0 al primo round. Il timing dell&#8217;annuncio del fallimento \u00e8 invece preciso: Trump ha esteso il cessate il fuoco il 22 aprile, creando l&#8217;aspettativa di un progresso diplomatico imminente, per poi cancellare il secondo round il giorno successivo. \u00c8 una sequenza che segnala due cose simultaneamente: che il cessate il fuoco serve a Washington come valvola di pressione controllata sul mercato globale dell&#8217;energia, non come preludio a un accordo; e che l&#8217;Iran sta usando la propria posizione sul perimetro dello Stretto per mantenere aperti gli spazi di manovra nonostante le perdite economiche.<\/p>\n<p>Ricordiamo il contesto: il conflitto armato vero e proprio \u00e8 iniziato con attacchi missilistici iraniani che hanno colpito obiettivi nella regione, seguito da una risposta militare americana e dalla chiusura di fatto dello Stretto per il traffico commerciale. Il cessate il fuoco del 17 aprile ha ridotto l&#8217;intensit\u00e0 delle operazioni militari ma non ha mai aperto il transito civile alla normalit\u00e0.<\/p>\n<p>La BCE, nel suo discorso del 20 aprile, ha gi\u00e0 etichettato ufficialmente l&#8217;impatto di questo conflitto come &#8220;energy shock&#8221; e ha aperto un tavolo di analisi su scenari di medio periodo. La Fed, attraverso le dichiarazioni di Waller di met\u00e0 aprile, ha mantenuto una postura di attesa sulla politica monetaria citando esplicitamente i rischi geopolitici come variabile destabilizzante. Questo non \u00e8 rumore di fondo: \u00e8 la doppia banca centrale pi\u00f9 importante al mondo che dice che questo stallo \u00e8 abbastanza serio da condizionare le proprie decisioni.<\/p>\n<hr>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Volatilit\u00e0 Gestita, Non Risolta<\/h2>\n<p>Il cessate il fuoco ha stabilizzato temporaneamente i prezzi del petrolio rispetto ai picchi delle prime settimane di conflitto, ma la volatilit\u00e0 implicita sui contratti futures del greggio rimane strutturalmente elevata, un segnale che i mercati prezzano probabilit\u00e0 significativa di una recidiva delle ostilit\u00e0. I premi assicurativi per il transito nel Golfo Persico restano a livelli che rendono non competitive diverse rotte tradizionali: chi non ha ancora ricalcolato i propri cost model sta assorbendo in silenzio un costo che non era nel budget.<\/p>\n<p>L&#8217;oro ha tenuto sopra i livelli di flight-to-safety raggiunti nella prima fase del conflitto, un indicatore che i grandi capitali non considerano ancora chiuso il ciclo di rischio. Le valute dei paesi del Golfo, ancorate al dollaro, non hanno subito variazioni nominali, ma i flussi di capitale verso Dubai e Abu Dhabi si sono intensificati nelle ultime settimane come effetto di rerouting preventivo da parte di operatori internazionali che anticipano un&#8217;ulteriore escalation.<\/p>\n<p>La differenza sostanziale rispetto ai momenti precedenti \u00e8 questa: i mercati stanno operando in un regime di &#8220;normalizzazione del conflitto&#8221;, un&#8217;abitudine alla tensione che abbassa i picchi di volatilit\u00e0 giornaliera ma non riduce il rischio strutturale. Questo \u00e8 il segnale pi\u00f9 pericoloso per le imprese che leggono i mercati per calibrare le proprie decisioni operative. La calma relativa dei prezzi non riflette la risoluzione del problema, riflette l&#8217;adattamento dei trader a un nuovo livello di normalit\u00e0.<\/p>\n<hr>\n<h2>Impatto per le Imprese Europee: Tre Orizzonti per Non Farsi Trovare Fermi<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> chi ha contratti di fornitura con clausole di revisione prezzi legate all&#8217;indice del greggio o ai premi assicurativi marittimi deve verificare oggi le proprie esposizioni. I lead time sulle rotte che transitano o circumnavigano il Golfo sono ancora allungati del 20-35% rispetto ai livelli pre-conflitto, con conseguenze dirette sulla programmazione della produzione e sulla gestione del magazzino. Chi esporta verso paesi del Golfo con pagamenti in lettere di credito deve verificare con la propria banca se le condizioni di accettabilit\u00e0 di quegli strumenti sono cambiate: diverse banche europee hanno gi\u00e0 inasprito le condizioni per LC emesse da istituti con esposizione sull&#8217;area.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 quello di un conflitto &#8220;freddo a corrente alternata&#8221;, con cessate il fuoco periodici interrotti da episodi di escalation controllata. In questo scenario sopravvivono le aziende che hanno gi\u00e0 completato la diversificazione delle proprie rotte di fornitura e dei propri mercati di destinazione nel Golfo, e che hanno relazioni dirette sul terreno nei paesi che fungono da hub neutri, UAE in primo luogo. Chi invece opera ancora attraverso intermediari europei che a loro volta gestiscono la logistica regionale si trova con un livello di visibilit\u00e0 insufficiente e un livello di reattivit\u00e0 troppo basso per gestire gli shock improvvisi.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> il precedente strutturale che questo conflitto sta imponendo \u00e8 la definitiva biforcazione delle rotte energetiche globali. Indipendentemente dall&#8217;esito negoziale, l&#8217;Arabia Saudita, gli Emirati e altri paesi del Golfo hanno gi\u00e0 avviato investimenti massicci in infrastrutture di bypass dello Stretto, e gli USA stanno accelerando i propri programmi di indipendenza energetica. L&#8217;Europa, che importa ancora una quota significativa dei propri idrocarburi attraverso rotte che dipendono da quel transito, \u00e8 nella posizione pi\u00f9 esposta. Le imprese manifatturiere italiane che non hanno ancora lavorato sulla diversificazione dei propri fornitori di materie prime in senso geografico stanno accumulando una fragilit\u00e0 che si materializzer\u00e0 nella prossima crisi, qualunque essa sia.<\/p>\n<hr>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Manifattura e macchinari industriali.<\/strong> L&#8217;export italiano di macchinari verso l&#8217;Iran era pressoch\u00e9 azzerato gi\u00e0 prima del conflitto per via delle sanzioni precedenti, ma l&#8217;effetto collaterale sulla domanda proveniente dal Golfo \u00e8 concreto: i clienti sauditi ed emiratini stanno rallentando i processi di approvvigionamento su ordini non urgenti in attesa di chiarezza sul contesto regionale. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nei contratti di manutenzione e upgrade di impianti gi\u00e0 installati, che hanno una logistica pi\u00f9 flessibile e sono meno sensibili all&#8217;incertezza di rotta.<\/p>\n<p><strong>Agroalimentare e food processing.<\/strong> Il blocco parziale delle importazioni iraniane ha creato deficit di approvvigionamento di alcuni prodotti agricoli che l&#8217;Iran esportava verso paesi terzi, tra cui zafferano, pistacchi e alcuni derivati cerealicoli. Diversi operatori del food processing italiano che si rifornivano attraverso intermediari turchi o georgiani stanno scoprendo che quella catena \u00e8 interrotta o fortemente rallentata. L&#8217;opportunit\u00e0 \u00e8 in una riqualificazione rapida del sourcing verso fornitori alternativi nei paesi dell&#8217;Asia Centrale che non sono nella zona di conflitto.<\/p>\n<p><strong>Logistica e shipping intermedio.<\/strong> Le PMI italiane che operano come freight forwarder o che gestiscono contratti di logistica per conto terzi su rotte asiatiche stanno assorbendo costi aggiuntivi che non riescono sempre a ribaltare sui clienti finali. Ma l&#8217;esposizione meno evidente \u00e8 quella delle aziende italiane che hanno stock bloccati o in transito su navi deviate: il costo del warehousing improvvisato nei porti di Oman e Sri Lanka \u00e8 gi\u00e0 significativo per chi non aveva previsto questa eventualit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Energia e utilities industriali.<\/strong> Il gas naturale liquefatto che transita dal Golfo verso i terminali europei ha subito rerouting parziale, con aumenti di costo che la BCE ha gi\u00e0 identificato come &#8220;energy shock&#8221; strutturale. Le imprese manifatturiere italiane ad alta intensit\u00e0 energetica, ceramica, vetro, carta, chimica, stanno subendo una pressione sui margini che non \u00e8 legata alla domanda ma alla struttura di approvvigionamento. Chi non ha ancora contratti pluriennali di fornitura energetica con clausole di hedging sta pagando quotidianamente questa assenza di copertura.<\/p>\n<hr>\n<h2>Rischi da Monitorare: Le Tre Fratture che Possono Allargare la Crisi<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio<\/strong> \u00e8 il collasso del cessate il fuoco: la proroga a tempo indeterminato annunciata da Trump non ha una struttura di garanzie reciproche. Un singolo incidente navale nello Stretto, un attacco missilistico non autorizzato da un gruppo proxy iraniano o una mossa israeliana autonoma pu\u00f2 far saltare il cessate il fuoco nel giro di ore. Le imprese che hanno ripreso a operare come se la situazione fosse normalizzata, rinviando le coperture assicurative o allentando i piani di contingenza, si troverebbero esposte senza tempo di reazione.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio<\/strong> \u00e8 il contagio finanziario sui mercati del credito alle PMI: le banche europee con esposizione su controparti mediorientali stanno gi\u00e0 rivedendo internamente i rating di rischio per le aree coinvolte. Se il conflitto si prolunga, il passo successivo \u00e8 la revisione delle condizioni di finanziamento per le imprese europee che operano in quei mercati. Chi ha linee di credito legate a operazioni di export verso il Golfo deve verificare oggi se il proprio istituto ha gi\u00e0 modificato le condizioni o ha intenzione di farlo nei prossimi trimestri.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio<\/strong> \u00e8 la competizione asimmetrica dalla Cina: mentre Washington e Teheran negoziano attraverso Pakistan e Giordania, Pechino sta silenziosamente rafforzando le proprie rotte commerciali verso l&#8217;Iran e verso i paesi che fanno da mediatori. Le imprese cinesi, che non subiscono le stesse pressioni politiche e normative delle europee sulle sanzioni secondarie, stanno acquisendo posizioni nei mercati dove le PMI europee si sono ritirate per prudenza. Quando e se la situazione si normalizzer\u00e0, quei mercati troveranno gi\u00e0 un presidio consolidato che sar\u00e0 difficile scalzare.<\/p>\n<hr>\n<h2>Domande Frequenti sullo Stallo USA-Iran e l&#8217;Impatto sulle Imprese<\/h2>\n<p><strong>Quanto tempo durer\u00e0 il cessate il fuoco?<\/strong><br \/>Non esiste una scadenza fissata. Trump ha prorogato il cessate il fuoco del 17 aprile a tempo indeterminato il 22 aprile, ma senza sottoscrizioni formali tra le parti. La stabilit\u00e0 dipende dall&#8217;equilibrio tra il costo delle perdite economiche iraniane (400 milioni di dollari al giorno) e la sostenibilit\u00e0 politica interna americana di un conflitto senza escalation totale. Storicamente, ceasefires di questo tipo durano tra 3 e 9 mesi prima di una recidiva. Pianificare il medio termine supponendo una durata massima di 6 mesi \u00e8 prudente.<\/p>\n<p><strong>Quali sono le conseguenze immediate per chi esporta verso il Golfo?<\/strong><br \/>I lead time si sono allungati del 20-35%, i premi assicurativi per il transito sono aumentati significativamente, e le banche hanno inasprito le condizioni per le lettere di credito emesse da istituti del Golfo. Chi ha contratti con revisioni di prezzo legate all&#8217;indice del greggio o ai costi assicurativi marittimi sta gi\u00e0 assorbendo costi aggiuntivi non previsti nel budget. La priorit\u00e0 operativa \u00e8 verificare oggi le esposizioni sui prezzi e sulle lettere di credito per evitare sorprese nei prossimi mesi.<\/p>\n<p><strong>Conviene diversificare i fornitori adesso o aspettare la normalizzazione?<\/strong><br \/>Aspettare la normalizzazione \u00e8 un errore strategico. Chi ha gi\u00e0 costruito relazioni alternative nei paesi dell&#8217;Asia Centrale, in Turchia o nei Paesi Bassi avr\u00e0 un vantaggio competitivo quando lo Stretto si riaprir\u00e0. I fornitori cinesi si stanno gi\u00e0 posizionando nei mercati che le PMI europee stanno abbandonando per prudenza. Quando la crisi finir\u00e0, sar\u00e0 troppo tardi per entrare. Iniziare oggi significa avere alternative testate nel momento della transizione.<\/p>\n<p><strong>Come proteggere i pagamenti internazionali verso il Golfo?<\/strong><br \/>Verificare con la propria banca lo stato delle lettere di credito da istituti della regione. Diverse banche europee hanno gi\u00e0 inasprito le condizioni di accettabilit\u00e0 o allungato i tempi di verifica. Per nuovi contratti, considerare lettere di credito confermate da banche europee, anche se i costi aumentano. Per contratti in corso, anticipare le verifiche con gli istituti locali piuttosto che aspettare la fase di pagamento.<\/p>\n<p><strong>Quale \u00e8 il segnale pi\u00f9 importante da monitorare per prevedere una ripresa del conflitto?<\/strong><br \/>Il movimento del carrier navale inviato da Washington nelle ultime 48 ore \u00e8 il segnale operativo pi\u00f9 importante. Un suo posizionamento pi\u00f9 aggressivo in prossimit\u00e0 dello Stretto segnalerebbe una fase di escalation intenzionale. I segnali diplomatici sono secondari: Witkoff e Kushner tenteranno nuovi incontri anche in situazioni di impasse per mantenere aperto uno spazio di trattativa. Il comportamento militare americano \u00e8 pi\u00f9 rivelatore delle intenzioni reali.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che mi colpisce di questa vicenda non \u00e8 il fallimento del round negoziale. \u00c8 la narrativa con cui viene raccontato, e la distanza abissale che separa quella narrativa dalla realt\u00e0 operativa delle imprese che conosco.<\/p>\n<p>Trump dice &#8220;abbiamo tutte le carte&#8221;. Tecnicamente ha ragione sul piano militare e finanziario. Ma chi ha tutte le carte in un gioco che nessuno vuole davvero concludere si trova in una posizione paradossale: la vittoria completa richiede un&#8217;Iran post-regime, che nessuno \u00e8 attrezzato a gestire, e quindi l&#8217;equilibrio si congela su una pressione che non pu\u00f2 essere infinita ma che non trova una via d&#8217;uscita onorevole.<\/p>\n<p>Dal punto di vista europeo, la cosa che mi preoccupa di pi\u00f9 non \u00e8 l&#8217;interruzione delle rotte. \u00c8 l&#8217;assenza totale di una strategia europea autonoma sulla crisi. La BCE parla di &#8220;energy shock&#8221; e chiede analisi. La Commissione tace. I singoli governi nazionali reagiscono in ordine sparso. L&#8217;Europa, ancora una volta, \u00e8 il territorio dove le conseguenze economiche di decisioni prese altrove atterrano senza che ci sia stata nessuna partecipazione al processo decisionale.<\/p>\n<p>Per gli imprenditori che gestisco o con cui lavoro, il messaggio \u00e8 sempre lo stesso, anche se in forme diverse: la geopolitica non \u00e8 una variabile esogena che puoi aspettare che si stabilizzi prima di prendere le tue decisioni. \u00c8 il terreno su cui si gioca la competizione. Chi aspetta che il quadro si chiarisca sta cedendo spazio, giorno per giorno, a chi invece ha gi\u00e0 deciso dove vuole essere quando la nebbia si dirader\u00e0.<\/p>\n<p>Il calcolo strategico che vedo fare dalle aziende pi\u00f9 reattive non \u00e8 &#8220;aspettiamo l&#8217;accordo&#8221;: \u00e8 &#8220;costruiamo oggi le relazioni e le strutture operative che ci permettono di accelerare il giorno dopo l&#8217;accordo&#8221;. Questa \u00e8 la differenza tra chi fa internazionalizzazione come tattica di emergenza e chi la fa come postura strutturale dell&#8217;impresa.<\/p>\n<hr>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte diplomatico USA-Iran:<\/strong> la prossima finestra di aggiornamento \u00e8 la settimana del 5 maggio, quando scadranno i termini impliciti del cessate il fuoco prorogato. Verificare se Witkoff o Kushner tornano in agenda con nuovi incontri mediati, o se Washington alza ulteriormente la pressione economica.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte militare nel Golfo:<\/strong> monitorare i movimenti del secondo carrier navale inviato nella zona nelle ultime 48 ore. Un suo posizionamento pi\u00f9 aggressivo in prossimit\u00e0 dello Stretto segnalerebbe una fase di escalation intenzionale. Un ritiro parziale, al contrario, aprirebbe spazio per un terzo round negoziale.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> osservare la volatilit\u00e0 implicita sui futures del greggio Brent a 90 giorni, il differenziale tra il prezzo spot e i contratti forward \u00e8 l&#8217;indicatore pi\u00f9 precoce di ci\u00f2 che i trader si aspettano sul terreno. Seguire anche i premi assicurativi per il transito navale nel Golfo, pubblicati settimanalmente dalle associazioni di categoria marittime londinesi.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte europeo:<\/strong> attentare alla prossima comunicazione della BCE su politica monetaria e scenario energetico, prevista per inizio maggio. Se Lagarde cita esplicitamente l&#8217;Iran come trigger per eventuali revisioni al ribasso della crescita nell&#8217;Eurozona, il segnale \u00e8 che la crisi \u00e8 gi\u00e0 prezzata nelle proiezioni ufficiali come scenario base, non come tail risk.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte delle catene di fornitura:<\/strong> verificare con i propri spedizionieri la situazione attuale dei porti di transbordo alternativi, Salalah, Colombo, Jebel Ali. La congestione in questi hub \u00e8 l&#8217;indicatore operativo pi\u00f9 immediato del livello reale di disruption sulle rotte.<\/p>\n<hr>\n<h2>Islamabad Non \u00c8 un Fallimento Diplomatico, \u00c8 uno Specchio<\/h2>\n<p>Il round negoziale che non \u00e8 partito da Islamabad racconta una storia precisa: due attori che hanno tutto da perdere e nessuno che vuole fare il primo passo concreto verso un compromesso reale. Trump mantiene il cessate il fuoco per non dover giustificare un&#8217;escalation militare totale. Teheran mantiene il cessate il fuoco perch\u00e9 400 milioni di dollari al giorno di perdite sono insostenibili per pi\u00f9 di qualche settimana. Entrambi comprano tempo. Ma il tempo ha un costo, e quel costo non lo pagano n\u00e9 Washington n\u00e9 Teheran.<\/p>\n<p>Lo pagano le catene di fornitura, i premi assicurativi, i margini di chi produce, esporta e importa attraverso rotte che dipendono dalla stabilit\u00e0 di uno Stretto che nessuno governa davvero.<\/p>\n<p>La geopolitica non ti chiede il permesso di impattare il tuo bilancio. La domanda rilevante non \u00e8 quando si trover\u00e0 un accordo, \u00e8 se la tua azienda ha gi\u00e0 costruito la struttura per operare indipendentemente da quell&#8217;accordo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo RaisingStar \u2014 Draft completo Islamabad, 25 aprile 2026. Steve Witkoff e Jared Kushner non sono mai saliti sull&#8217;aereo. 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