{"id":496,"date":"2026-04-28T07:04:04","date_gmt":"2026-04-28T06:04:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/crisi-iran-e-supply-chain-strategie-per-le-imprese"},"modified":"2026-04-28T07:04:04","modified_gmt":"2026-04-28T06:04:04","slug":"crisi-iran-e-supply-chain-strategie-per-le-imprese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/crisi-iran-e-supply-chain-strategie-per-le-imprese","title":{"rendered":"Crisi Iran e Supply Chain: strategie per le imprese"},"content":{"rendered":"<p>Teheran, 28 aprile 2026. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi \u00e8 atterrato a San Pietroburgo, ha stretto la mano a Putin, poi \u00e8 ripartito. Il viaggio non era una visita di cortesia. Era un messaggio codificato, indirizzato simultaneamente a Washington, a Bruxelles e a chiunque stia aspettando di capire se lo Stretto si riaprir\u00e0 o no.<\/p>\n<p>L&#8217;Iran non sta negoziando. Sta costruendo la sua architettura di sopravvivenza post-conflitto, e la sta costruendo con la stessa pazienza con cui aveva costruito il suo programma nucleare.<\/p>\n<p>Nel frattempo, la Casa Bianca annunciava che Trump aveva discusso &#8220;una nuova proposta iraniana&#8221; con il suo team di sicurezza nazionale, senza rivelare chi fosse presente alla riunione, n\u00e9 cosa fosse stato discusso. Il portavoce ha chiuso il briefing con una frase rivelatrice: &#8220;sar\u00e0 il presidente a decidere il passo successivo.&#8221; Non il segretario di Stato. Non il Consiglio di Sicurezza Nazionale. Il presidente. In questo vuoto di informazione, i mercati stanno gi\u00e0 prezzando il rischio. E le imprese europee che non lo hanno ancora fatto stanno accumulando un ritardo che non recupereranno con una telefonata al loro agente di Dubaj.<\/p>\n<h2>Il Fatto in Numeri: la Geometria di una Crisi che Non si Chiude<\/h2>\n<p>Lo Stretto di Hormuz gestisce il 20-21% del commercio globale di petrolio, circa 21 milioni di barili al giorno secondo le ultime stime dell&#8217;Energy Information Administration americana. Il blocco navale sui porti iraniani, che secondo le fonti da Teheran \u00e8 ancora parzialmente in vigore nonostante il cessate il fuoco, ha gi\u00e0 prodotto deviazioni significative di rotte commerciali verso il Capo di Buona Speranza, aggiungendo mediamente 10-14 giorni di transito e tra 300.000 e 500.000 dollari di costi aggiuntivi per singola rotta, a seconda della stazza della nave.<\/p>\n<p>La proposta di cui si parla nelle ultime ore a Washington includerebbe la riapertura formale dello Stretto come precondizione per rinviare i negoziati sul programma nucleare iraniano. Teheran chiede il contrario: garanzie permanenti prima di qualsiasi accordo, incluse rassicurazioni da attori regionali e da Mosca. Il Foreign Minister iraniano ha esplicitamente dichiarato di non voler tornare a un cessate il fuoco fragile, citando i due attacchi americani avvenuti durante precedenti sessioni negoziali.<\/p>\n<p>L&#8217;ultimo rapporto della BCE sull&#8217;accesso al credito delle imprese, pubblicato il 27 aprile, segnala condizioni di prestito in ulteriore irrigidimento, proprio nel momento in cui le imprese esportatrici avrebbero bisogno di maggiore liquidit\u00e0 per gestire l&#8217;allungamento dei cicli di pagamento che un&#8217;area commerciale instabile inevitabilmente produce. Il timing non \u00e8 casuale: la stretta creditizia arriva mentre i premi assicurativi sulle rotte del Golfo restano su livelli che nessun operatore avrebbe considerato sostenibili diciotto mesi fa.<\/p>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: il Momento in cui le Trattative Diventano Geopolitica Permanente<\/h2>\n<p>La crisi non \u00e8 nuova, ma la fase che stiamo attraversando oggi \u00e8 qualitativamente diversa dalle settimane precedenti. Per la prima volta dall&#8217;inizio del conflitto, entrambe le parti stanno esplicitamente negoziando la struttura dell&#8217;accordo, non solo le sue condizioni di superficie. L&#8217;Iran vuole garanzie strutturali. Gli Stati Uniti vogliono garanzie operative. Sono due livelli diversi di un accordo e la distanza tra loro \u00e8 esattamente lo spazio in cui si muovono i mercati, le rotte commerciali e i contratti di fornitura delle aziende europee.<\/p>\n<p>Il ruolo della Russia merita attenzione specifica. Putin non \u00e8 un mediatore neutrale: \u00e8 un partner strategico di Teheran con interessi diretti nel tenere il prezzo del petrolio su livelli elevati e nel prolungare l&#8217;incertezza sul Golfo quanto basta da rendere il riposizionamento delle supply chain globali verso l&#8217;Asia centrale vantaggioso per Mosca. Araghchi che vola a San Pietroburgo prima di tornare a Teheran per portare &#8220;i messaggi raccolti dai mediatori regionali&#8221; non \u00e8 diplomazia multilaterale: \u00e8 la costruzione di un fronte comune che rafforza la posizione negoziale iraniana rispetto a Washington.<\/p>\n<p>Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato pubblicamente questa mattina che &#8220;gli americani non hanno chiaramente una strategia&#8221; e che l&#8217;Iran &#8220;sta guadagnando terreno nelle trattative bloccate.&#8221; Una simile dichiarazione da parte del leader del paese economicamente pi\u00f9 rilevante d&#8217;Europa verso un alleato americano in piena crisi attiva dice tutto sullo stato della coesione transatlantica. E dice qualcosa di specifico alle imprese europee: non aspettarti che Bruxelles o Berlino risolvano il problema per te.<\/p>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: dove il Prezzo Anticipa la Politica<\/h2>\n<p>Il Brent si muove in una banda di volatilit\u00e0 elevata, con scostamenti giornalieri che in alcune sessioni della settimana scorsa hanno superato il 4%, un segnale che la volatilit\u00e0 implicita sulle opzioni petrolifere sta prezzando scenari di coda in entrambe le direzioni: riapertura dello Stretto con crollo del prezzo, o rottura delle trattative con spike verso i 110 dollari al barile.<\/p>\n<p>L&#8217;oro ha consolidato sopra i 3.200 dollari l&#8217;oncia, livello che tradizionalmente indica una domanda di flight-to-safety non speculativa ma strutturale: sono i fondi sovrani e i grandi gestori istituzionali che coprono posizioni su attivi con esposizione medio-orientale. Il differenziale tra i credit default swap sull&#8217;Iran e su altri emittenti del Golfo si \u00e8 allargato, ma quel che colpisce di pi\u00f9 \u00e8 l&#8217;irrigidimento dei premi assicurativi sui cargo diretti o transitanti per il Mar Arabico, che stanno gi\u00e0 filtrando verso i prezzi finali con un ritardo di 4-6 settimane tipico del settore logistico.<\/p>\n<p>Sul fronte valutario, l&#8217;euro ha mostrato una relativa stabilit\u00e0 rispetto al dollaro nonostante l&#8217;incertezza, ma questa stabilit\u00e0 \u00e8 ingannevole: nasconde una pressione sui tassi che la Fed sta gi\u00e0 segnalando nella sua comunicazione. Il discorso di Waller del 21 aprile sull&#8217;aggiornamento delle operazioni della Federal Reserve e le sue precedenti osservazioni sugli shock &#8220;transitori&#8221; che si accumulano suggeriscono che la banca centrale americana sta mantenendo aperta l&#8217;opzione di un rialzo dei tassi se l&#8217;inflazione dovesse risalire per effetto energetico. Per un&#8217;impresa italiana che esporta con contratti denominati in dollari, questa combinazione di petrolio alto e dollaro forte \u00e8 una trappola di margine perfetta.<\/p>\n<h2>Impatto per le Imprese Europee: la Geometria del Danno<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> chi ha contratti di fornitura con clausole di prezzo fisso su materie prime energetiche o su prodotti trasportati via Golfo deve riaprire quelle clausole adesso, non quando il contratto sar\u00e0 gi\u00e0 in perdita. I costi di rerouting sono gi\u00e0 reali e documentabili: usarli come leva negoziale con clienti e fornitori \u00e8 legittimo e urgente. Chi non ha hedging attivo sui costi energetici e logistici \u00e8 esposto a un assorbimento forzato di margine che nei settori a bassa redditivit\u00e0 operativa pu\u00f2 essere direttamente fatale. Le lettere di credito su operazioni con controparti del Golfo devono essere verificate rispetto ai termini assicurativi: alcuni istituti hanno gi\u00e0 rivisto unilateralmente le condizioni di copertura.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> lo scenario pi\u00f9 probabile non \u00e8 la risoluzione rapida ma la stabilizzazione di un conflitto a bassa intensit\u00e0 diplomatica, con Hormuz parzialmente operativo ma con premi assicurativi permanentemente pi\u00f9 alti. In questo scenario, le imprese che sopravvivono sono quelle che hanno gi\u00e0 identificato rotte alternative, fornitori sostitutivi e mercati di sbocco diversificati rispetto al Golfo. Chi sta &#8220;valutando&#8221; mercati come India, Vietnam o Turchia come alternative potenziali deve capire che il momento per costruire quelle relazioni era sei mesi fa, e il secondo momento migliore \u00e8 oggi.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> questa crisi sta definendo un precedente strutturale sul ruolo della Russia come mediatore regionale nel Medio Oriente, sulla capacit\u00e0 americana di convertire potere militare in potere negoziale sostenibile, e sull&#8217;isolamento diplomatico europeo dalle crisi che pi\u00f9 impattano le sue catene di fornitura. Le imprese europee che escono da questo periodo con supply chain diversificate, relazioni dirette con mercati non allineati e capacit\u00e0 interna di leggere i segnali geopolitici prima che diventino notizie di prima pagina avranno un vantaggio competitivo strutturale rispetto a chi ha aspettato la stabilizzazione.<\/p>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Meccanica strumentale e impiantistica.<\/strong> L&#8217;esposizione \u00e8 duplice: i mercati del Golfo sono destinazioni commerciali rilevanti per molte PMI del Nord-Est e della Lombardia, e le materie prime necessarie alla produzione (acciaio, componenti elettronici asiatici) usano rotte che transitano per le acque instabili. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nel reshoring industriale del Sud-Est asiatico, che sta accelerando e che cerca proprio quel tipo di macchinario specializzato che le PMI italiane sanno produrre meglio di chiunque altro.<\/p>\n<p><strong>Agroalimentare e beverage.<\/strong> L&#8217;export italiano di vino, olio, formaggi e conserve verso gli Emirati e l&#8217;Arabia Saudita vale miliardi e passa quasi interamente via mare. La disruption logistica si traduce direttamente in shelf-life ridotta, rottura di assortimento e perdita di posizioni negli scaffali a favore di concorrenti con catene di distribuzione pi\u00f9 corte. L&#8217;opportunit\u00e0: le stesse dinamiche di insicurezza spingono i buyer del Golfo a costruire stock locali pi\u00f9 ampi, e chi riesce a garantire fornitura continuativa con un livello minimo di buffer logistico consolida la posizione.<\/p>\n<p><strong>Finanza e assicurazioni.<\/strong> Meno ovvio, ma pi\u00f9 rilevante di quanto sembri. Le imprese di tutti i settori che operano con controparti del Medio Oriente hanno bisogno urgente di rivedere la struttura delle proprie garanzie finanziarie, polizze export credit e lettere di credito. Gli istituti specializzati in trade finance, inclusi operatori italiani come SACE e intermediari privati, stanno in questo momento ridefinendo i parametri di rischio per le operazioni sul Golfo. Chi non ha un interlocutore finanziario specializzato in export finance e si affida ancora a strumenti standard sta operando senza rete in un momento in cui la rete \u00e8 l&#8217;unica cosa che conta.<\/p>\n<h2>Rischi da Monitorare: i Tre Trigger che Cambiano lo Scenario<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio. Rottura delle trattative e spike energetico:<\/strong> se i negoziati si interrompono nei prossimi giorni senza un accordo anche parziale, la reazione del mercato petrolifero sar\u00e0 rapida e violenta. Un Brent a 110-115 dollari al barile entro 30 giorni \u00e8 uno scenario che alcune banche d&#8217;investimento stanno gi\u00e0 modellando nei loro stress test. Per le imprese europee, questo si tradurrebbe in costi energetici e logistici fuori dai range previsionali di qualsiasi piano d&#8217;impresa redatto nei sei mesi precedenti.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio. Il precedente della mediazione russa:<\/strong> se Putin riesce a posizionarsi come garante dell&#8217;accordo finale, otterr\u00e0 in cambio un allentamento della pressione delle sanzioni occidentali in qualche area ancora non identificata. Il meccanismo \u00e8 gi\u00e0 rodato: Mosca offre stabilit\u00e0 regionale, riceve alleggerimenti economici. Per le imprese europee che stanno valutando mercati in Asia centrale o che hanno esposizione verso paesi con relazioni economiche russe strette, questo ridisegno di influenze deve entrare nei calcoli strategici.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio. La trappola della stabilizzazione apparente:<\/strong> una riapertura formale di Hormuz seguita da un cessate il fuoco fragile potrebbe essere letta dai mercati come risoluzione della crisi, abbassando la guardia delle imprese proprio mentre le condizioni strutturali restano precarie. Chi smette di monitorare i premi assicurativi, la volatilit\u00e0 implicita e i movimenti del ministro degli Esteri iraniano perch\u00e9 &#8220;la crisi \u00e8 finita&#8221; si trover\u00e0 impreparato al prossimo trigger, che quasi certamente arriver\u00e0 prima che le trattative nucleari abbiano prodotto qualcosa di sostanziale.<\/p>\n<h2>Domande Frequenti sulla Crisi Iran e Supply Chain<\/h2>\n<p><strong>Quanto tempo abbiamo prima che questa crisi impatti davvero la nostra azienda?<\/strong><br \/>Se esporti verso il Golfo o importi materie prime via Hormuz, l&#8217;impatto \u00e8 gi\u00e0 reale. I costi logistici e assicurativi stanno salendo adesso, con un lag di 4-6 settimane prima di apparire nei tuoi costi di acquisto. Se non hai iniziato a rinegoziare le clausole di prezzo con fornitori e clienti, sei gi\u00e0 in ritardo di almeno due settimane.<\/p>\n<p><strong>Quali sono le alternative concrete alla rotta di Hormuz?<\/strong><br \/>Il Capo di Buona Speranza aggiunge 10-14 giorni e 300.000-500.000 dollari per spedizione. L&#8217;Asia centrale come hub di import-export sta diventando competitiva, ma richiede relazioni commerciali nuove che non puoi costruire in due mesi. L&#8217;opzione pi\u00f9 realistica nel breve termine \u00e8 l&#8217;aumento dello stock locale presso i tuoi distributori nel Golfo, cos\u00ec da spedire meno frequentemente con lotti maggiori e assorbire il costo logistico su volumi pi\u00f9 grandi.<\/p>\n<p><strong>SACE pu\u00f2 aiutarci a coprire questo rischio geopolitico?<\/strong><br \/>Parzialmente. SACE sta gi\u00e0 rivedendo i parametri di rischio per le operazioni Golfo, quindi i premi assicurativi export credit stanno salendo. Una polizza copre l&#8217;insolvibilit\u00e0 della controparte, non l&#8217;allungamento dei tempi di transito o l&#8217;aumento dei costi logistici. Ci\u00f2 che conta \u00e8 iniziare i negoziati adesso per bloccare i parametri attuali prima che diventino ancora pi\u00f9 severi.<\/p>\n<p><strong>Come posso coprire il rischio valutario se esporto in dollari?<\/strong><br \/>Heading sul dollaro in questo momento \u00e8 costoso, ma necessario se i tuoi margini sono bassi. Ogni centesimo di apprezzamento del dollaro rispetto all&#8217;euro riduce il tuo profitto sulla vendita. Un forward contract a 6 mesi ti costa in termini di tasso di interesse forward, ma ti protegge da sorprese. In un momento di volatilit\u00e0, \u00e8 il minimo.<\/p>\n<p><strong>Posso negoziare nuove clausole contrattuali con i miei clienti del Golfo adesso?<\/strong><br \/>S\u00ec, \u00e8 il momento migliore. Usa i costi documentabili di rerouting come giustificazione. Una clausola di price adjustment legata ai premi assicurativi del Lloyd&#8217;s o ai dati del Brent ti permette di trasferire parte del rischio ai tuoi clienti senza apparire come se stessi facendo costi gonfiati. I tuoi competitor internazionali lo stanno gi\u00e0 facendo.<\/p>\n<p><strong>Quanto tempo abbiamo prima che il vantaggio competitivo di chi si muove adesso svanisca?<\/strong><br \/>Due, massimo tre mesi. Se entro maggio non hai identificato almeno due rotte alternative (anche parziali) o fornitori sostitutivi, entro luglio scoprirai che tutti i tuoi competitor hanno gi\u00e0 ridotto i costi e consolidato le relazioni. Chi agisce adesso nella crisi definisce la mappa della competizione per i prossimi 18-24 mesi.<\/p>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che vedo in questa crisi non \u00e8 una trattativa diplomatica. \u00c8 una dimostrazione pubblica di chi ha pi\u00f9 tolleranza al dolore economico nel breve periodo.<\/p>\n<p>L&#8217;Iran ha gi\u00e0 assorbito decenni di sanzioni, due attacchi militari americani nel corso delle stesse settimane in cui si negoziava, e un&#8217;economia che funziona su basi che nessun economista occidentale definirebbe sane. Eppure Teheran sta costruendo alleanze, facendo shuttle diplomacy, raccogliendo garanzie. Non \u00e8 la postura di chi \u00e8 vicino alla resa. \u00c8 la postura di chi sa che il tempo lavora per lui.<\/p>\n<p>L&#8217;America, d&#8217;altro canto, sta affrontando questa crisi con la stessa architettura decisionale che Merz ha definito senza strategia: un presidente che decide da solo, un team di sicurezza nazionale di cui non sappiamo nemmeno chi fosse presente alla riunione cruciale di questa mattina, e una comunicazione esterna che dice essenzialmente &#8220;aspettate che parli Trump.&#8221; Questa non \u00e8 leadership geopolitica. \u00c8 improvvisazione personalizzata.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa, nel frattempo, fa quello che sa fare meglio: osserva, commenta, e si lamenta di non essere al tavolo. Merz ha ragione quando dice che gli americani non hanno una strategia d&#8217;uscita. Ha torto nel non aggiungere che neanche l&#8217;Europa ne ha una di ingresso. Bruxelles non ha strumenti negoziali credibili con Teheran, non ha una politica energetica che la renda indipendente dalle rotte del Golfo nel breve periodo, e non ha costruito relazioni bilaterali con l&#8217;Iran che le permettano di essere utile come mediatore.<\/p>\n<p>Per gli imprenditori che mi leggono, la lezione operativa non \u00e8 &#8220;aspettare che si risolva.&#8221; \u00c8 capire che la prossima settimana, qualunque cosa dichiari la Casa Bianca, le condizioni strutturali di questa crisi non cambieranno. I premi assicurativi resteranno elevati. Le rotte alternative resteranno pi\u00f9 costose. La dipendenza da una singola rotta commerciale rester\u00e0 un punto di vulnerabilit\u00e0. Il momento per costruire la risposta a queste vulnerabilit\u00e0 non \u00e8 quando la crisi sar\u00e0 &#8220;finita&#8221;. \u00c8 adesso, mentre il problema \u00e8 visibile e la pressione competitiva a muoversi \u00e8 alta per tutti, inclusi i tuoi concorrenti. Chi agisce durante la crisi definisce la posizione. Chi aspetta la stabilizzazione eredita le posizioni che gli altri hanno gi\u00e0 preso.<\/p>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte diplomatico USA-Iran:<\/strong> la prossima mossa pubblica di Trump sul dossier (attesa entro 48-72 ore stando alle parole del portavoce); il percorso di rientro di Araghchi e le sue prossime tappe; qualsiasi dichiarazione congiunta Iran-Russia sul &#8220;format&#8221; delle garanzie richieste da Teheran.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> il Brent e la sua volatilit\u00e0 implicita a 30 giorni (il dato che conta pi\u00f9 del prezzo spot); i premi assicurativi sui cargo per il Mar Arabico pubblicati settimanalmente dai principali broker del Lloyd&#8217;s; il differenziale euro\/dollaro in caso di annunci improvvisi da Washington.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte logistico e assicurativo:<\/strong> le comunicazioni di SACE sui parametri di rischio per le operazioni Golfo; gli aggiornamenti delle principali compagnie di navigazione sulle rotte attive e sui sovrapprezzi in vigore; qualsiasi modifica alle condizioni standard delle lettere di credito da parte delle banche corrispondenti nelle piazze di Dubaj e Abu Dhabi.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte europeo:<\/strong> la risposta dell&#8217;UE alle dichiarazioni di Merz e la possibilit\u00e0 che Germania e Francia cerchino un ruolo mediatorio proprio per colmare il gap di influenza che la crisi ha reso visibile; il prossimo aggiornamento della BCE sulle condizioni di accesso al credito per le PMI esportatrici, atteso a maggio.<\/p>\n<h2>La Crisi come Specchio: chi Sei quando le Rotte si Chiudono<\/h2>\n<p>Araghchi \u00e8 tornato a Mosca perch\u00e9 Teheran sa che la vera partita non si gioca sul nucleare. Si gioca sulla definizione di chi ha il diritto di garantire la stabilit\u00e0 regionale nel Medio Oriente per i prossimi vent&#8217;anni. La riapertura di Hormuz \u00e8 solo il prezzo d&#8217;ingresso per quella conversazione pi\u00f9 grande.<\/p>\n<p>Le imprese europee sono spettatori di questa partita, ma ne subiscono le conseguenze economiche in modo diretto e immediato. Non hanno voce nei negoziati, non hanno influenza sulle decisioni di Trump o di Khamenei, e non possono aspettare che la diplomazia risolva ci\u00f2 che la geopolitica ha rotto.<\/p>\n<p>Una supply chain non \u00e8 una scommessa sulla pace. \u00c8 una struttura che deve funzionare anche quando la pace non c&#8217;\u00e8.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teheran, 28 aprile 2026. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi \u00e8 atterrato a San Pietroburgo, ha stretto la mano a Putin, poi \u00e8 ripartito. Il viaggio non era una visita di cortesia. 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