{"id":538,"date":"2026-05-04T11:33:43","date_gmt":"2026-05-04T10:33:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/dazi-usa-automotive-europa-il-25-non-e-solo-tariffe"},"modified":"2026-05-04T11:33:43","modified_gmt":"2026-05-04T10:33:43","slug":"dazi-usa-automotive-europa-il-25-non-e-solo-tariffe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/dazi-usa-automotive-europa-il-25-non-e-solo-tariffe","title":{"rendered":"Dazi USA Automotive Europa: il 25% non \u00e8 solo tariffe"},"content":{"rendered":"<h1>Dazi USA Automotive Europa: il 25% non \u00e8 solo tariffe<\/h1>\n<p>Bruxelles, 4 maggio 2026. Mercoled\u00ec il Parlamento Europeo convoca una sessione straordinaria sulla risposta ai dazi americani. Non \u00e8 una riunione di routine: \u00e8 il momento in cui l&#8217;Unione Europea decide se continuare a trattare o iniziare a rispondere. Sul tavolo c&#8217;\u00e8 un accordo firmato la scorsa estate, gi\u00e0 svuotato pezzo per pezzo, e un&#8217;escalation che ha portato il dazio sulle auto europee dal 15% al 25% con un annuncio del presidente Trump fatto venerd\u00ec pomeriggio.<\/p>\n<p><em>L&#8217;accordo di Scozia non \u00e8 stato violato. \u00c8 stato usato come copertura mentre il muro tariffario veniva ricostruito mattone per mattone.<\/em><\/p>\n<p>Per un imprenditore europeo che esporta negli Stati Uniti, o che compra componenti da fornitori legati all&#8217;automotive tedesco, la sessione di mercoled\u00ec non \u00e8 un fatto politico da seguire al telegiornale. \u00c8 il momento in cui si capisce se i prossimi diciotto mesi richiedono un aggiustamento tattico o una revisione strutturale del modello commerciale. La differenza tra le due risposte vale anni di margine operativo.<\/p>\n<hr>\n<h2>Il Fatto in Numeri: il conto tariffario che si aggiorna ogni settimana<\/h2>\n<p>Il 25% di dazio sulle auto e sui veicoli commerciali europei non \u00e8 l&#8217;unico numero rilevante. \u00c8 la cifra pi\u00f9 visibile di un&#8217;architettura tariffaria che si \u00e8 rialzata progressivamente nel corso degli ultimi mesi, nonostante l&#8217;accordo quadro negoziato la scorsa estate avesse fissato un baseline del 15% su quasi tutti i beni europei, con l&#8217;eliminazione completa dei dazi europei sui prodotti industriali americani.<\/p>\n<p>Secondo Bernd Lange, presidente della Commissione per il Commercio Internazionale del Parlamento Europeo, il solo aggravio sui dazi automobilistici produce un impatto tariffario aggiuntivo stimato in circa 15 miliardi di euro. A questo si sommano le misure gi\u00e0 introdotte nelle settimane precedenti: oltre 400 categorie di prodotti sono state portate dal 15% al 50% perch\u00e9 contenenti acciaio e alluminio, a cui si aggiungono i dazi residui del cosiddetto &#8220;2 aprile&#8221; che mantengono una media del 26% su categorie ancora in trattativa. L&#8217;accordo, formalmente in vigore, \u00e8 stato di fatto gi\u00e0 eroso su tre fronti separati prima ancora che arrivasse l&#8217;annuncio di venerd\u00ec.<\/p>\n<p>La BCE nel suo ultimo sondaggio dei previsori professionali pubblicato oggi ha rivisto verso il basso le stime di crescita per l&#8217;Eurozona, segnale che i mercati finanziari stanno gi\u00e0 prezzando una compressione della domanda esterna europea. Il cambio euro-dollaro rimane sotto pressione, con le aspettative di inflazione importata che complicano ulteriormente la posizione della BCE, che il 30 aprile ha gi\u00e0 tagliato i tassi di 25 punti base cercando di sostenere una domanda interna che resta debole.<\/p>\n<hr>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: un anno di appeasement e le sue conseguenze<\/h2>\n<p>L&#8217;accordo di Scozia era stato presentato come una tregua commerciale strutturata. L&#8217;Europa aveva offerto la rimozione completa dei dazi sui beni industriali americani in cambio di un tetto del 15% sull&#8217;export europeo verso gli Stati Uniti. L&#8217;interpretazione europea era quella di un accordo bilanciato. L&#8217;interpretazione americana, a giudicare dai comportamenti successivi, era quella di una concessione di partenza sulla quale negoziare ulteriori vantaggi.<\/p>\n<p>Il timing dell&#8217;escalation di venerd\u00ec non \u00e8 casuale. L&#8217;annuncio arriva a pochi giorni dalla sessione del Parlamento Europeo e dopo mesi di posizione tedesca orientata alla de-escalation. Berlino, con la sua dipendenza strutturale dall&#8217;export automobilistico verso il mercato americano, ha frenato a lungo qualsiasi risposta che potesse irrigidire i rapporti con Washington. Il risultato \u00e8 che Trump ha potuto aumentare la pressione senza incontrare resistenza istituzionale credibile.<\/p>\n<p>Lange ha dichiarato esplicitamente che la mossa \u00e8 diretta contro la Germania e l&#8217;industria automobilistica tedesca in particolare, identificandola come decisione politica priva di giustificazioni economiche o giuridiche. \u00c8 una distinzione rilevante: un dazio tecnico si negozia con dati e compensazioni. Un dazio politico si negozia con leve di potere equivalenti o si subisce.<\/p>\n<p>L&#8217;aggiunta dell&#8217;esercizio Groenlandia, citato esplicitamente come fattore che ha modificato l&#8217;umore interno all&#8217;UE, indica che l&#8217;escalation commerciale non viene pi\u00f9 letta come una vicenda isolata ma come parte di una postura americana pi\u00f9 ampia di revisione degli equilibri transatlantici.<\/p>\n<hr>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: le variabili che anticipano i movimenti<\/h2>\n<p>Nella seduta di venerd\u00ec pomeriggio i titoli del settore automotive europeo hanno registrato pressioni significative. Stellantis, BMW e Mercedes-Benz hanno assorbito vendite nelle ore successive all&#8217;annuncio, con volatilit\u00e0 implicita sulle opzioni che segnalava attese di ulteriori movimenti entro la settimana. La Commissione Europea ha rilasciato una dichiarazione considerata &#8220;pi\u00f9 netta del solito&#8221; da chi la ha letta tra le righe: il linguaggio delle opzioni aperte indica che la risposta non \u00e8 pi\u00f9 solo dialogo.<\/p>\n<p>Sul fronte valutario, l&#8217;euro si muove in un range compresso tra pressioni deflazionistiche interne, tagli della BCE e tensioni commerciali che frenano le aspettative di crescita. Un euro debole compensa parzialmente il costo dei dazi per gli esportatori, ma non protegge i margini se la domanda americana si contrae per effetto di prezzi finali pi\u00f9 alti.<\/p>\n<p>I premi assicurativi sui contratti di export verso il mercato americano per settori legati all&#8217;automotive e alla componentistica stanno incorporando il rischio di ulteriori escalation. Chi non ha bloccato coperture valutarie e assicurative nei mesi scorsi si trova oggi a trattare in condizioni di mercato deteriorate. Il segnale strutturale \u00e8 che Berkshire Hathaway siede su 397 miliardi di dollari di liquidit\u00e0 senza investirli: i grandi operatori americani non si fidano della traiettoria di breve.<\/p>\n<hr>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane: tre orizzonti di lettura<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> Il primo rischio concreto riguarda chi ha contratti di fornitura con OEM tedeschi o con Tier-1 della componentistica auto. Se la domanda americana verso i produttori europei si comprime per effetto del dazio al 25%, la pressione si trasferisce rapidamente lungo la catena verso i fornitori italiani di meccanica, plastica tecnica, elettronica e tessuto. Non si aspetta che BMW o Mercedes annuncino tagli alla produzione: quei segnali arrivano prima nelle richieste di rinegoziazione dei volumi e nei ritardi nell&#8217;emissione degli ordini. Azioni concrete da fare questa settimana: verificare l&#8217;esposizione indiretta verso l&#8217;automotive tedesco nei propri portafogli clienti, aggiornare le coperture valutarie sui contratti denominati in dollari, contattare il proprio broker assicurativo per una revisione del profilo di rischio export USA.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> Lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 che mercoled\u00ec l&#8217;UE si avvicini all&#8217;attivazione di contromisure, senza necessariamente applicarle nell&#8217;immediato. Questo crea un periodo di incertezza istituzionalizzata: i contratti si firmano con clausole di revisione, i distributori americani chiedono garanzie di prezzo, gli acquirenti rallentano le decisioni in attesa di capire il profilo tariffario definitivo. Chi sopravvive a questa fase \u00e8 chi ha diversificato geograficamente prima, chi ha una struttura di costi che regge a margini compressi e chi ha costruito relazioni dirette con il mercato americano indipendenti dall&#8217;intermediazione tedesca. Chi non sopravvive \u00e8 chi ha terziarizzato interamente la funzione commerciale americana su un agente o distributore che lavora principalmente per l&#8217;automotive.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> Se l&#8217;UE attiva l&#8217;Anti-Coercion Instrument o introduce ritorsioni tariffarie significative, si entra in un regime commerciale transatlantico strutturalmente diverso da quello degli ultimi trent&#8217;anni. Non \u00e8 un&#8217;escalation temporanea: \u00e8 un precedente strutturale che ridisegna le aspettative di tutti gli attori. Le imprese italiane che in questo orizzonte risulteranno pi\u00f9 resilienti sono quelle che avranno costruito mercati di sbocco alternativi agli USA, o che avranno realizzato parte della produzione o dell&#8217;assemblaggio sul suolo americano, rendendo irrilevante la questione tariffaria perch\u00e9 fuori dalla sua portata.<\/p>\n<hr>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Componentistica e meccanica strumentale per automotive.<\/strong> Il settore pi\u00f9 ovvio \u00e8 anche il pi\u00f9 esposto in modo indiretto. L&#8217;Italia esporta verso i costruttori tedeschi sistemi di trasmissione, stampi, componenti idraulici e sottosistemi elettronici che entrano nelle auto destinate al mercato americano. Un calo della produzione tedesca per calo degli ordini USA si traduce in riduzione delle richieste ai Tier-2 italiani entro sei-dodici settimane. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nel reshoring americano: se i costruttori tedeschi aprono impianti negli USA per aggirare i dazi, cercheranno fornitori italiani disposti a seguirli o a certificarsi come fornitori locali.<\/p>\n<p><strong>Lusso, arredo e design di alta gamma.<\/strong> Il dazio al 25% sull&#8217;automotive \u00e8 il segnale, ma il contesto politico che lo ha generato non risparmia altri settori. L&#8217;accordo di Scozia ha gi\u00e0 mostrato che le categorie &#8220;sicure&#8221; possono diventare oggetto di rinegoziazione senza preavviso. Il lusso italiano ha un&#8217;esposizione diretta al mercato americano tra le pi\u00f9 alte dell&#8217;export nazionale: mobili, moda, alimentare premium, design contract. Il rischio non \u00e8 immediato su questi comparti, ma il segnale politico dice che nessun settore dovrebbe considerarsi al riparo senza un piano di diversificazione geografica attivo. L&#8217;opportunit\u00e0 \u00e8 nel Middle East e nel mercato asiatico premium, dove il Made in Italy non incontra la stessa pressione tariffaria e dove la domanda di posizionamento alto continua a crescere.<\/p>\n<p><strong>Macchine utensili e beni strumentali.<\/strong> Questo settore ha una particolarit\u00e0: esporta tecnologia di processo, non solo prodotti finiti. Le macchine utensili italiane entrano nei processi produttivi americani e li rendono pi\u00f9 efficienti. In un contesto in cui gli USA spingono il reshoring industriale, c&#8217;\u00e8 una domanda strutturale di equipaggiamento produttivo di alta qualit\u00e0. Chi in questo momento ha gi\u00e0 un presidio commerciale negli USA, o si sta muovendo per costruirlo, si trova in posizione favorevole rispetto a chi sta aspettando che la situazione si stabilizzi. L&#8217;esposizione al rischio ritorsivo \u00e8 bassa, la traiettoria di domanda \u00e8 positiva, ma richiede presenza commerciale diretta e non delegata.<\/p>\n<hr>\n<h2>Rischi da Monitorare: le tre variabili che muovono tutto<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio, il contagio tariffario per categoria:<\/strong> Il meccanismo gi\u00e0 osservato sulle categorie acciaio e alluminio, portate dal 15% al 50% per via del contenuto metallico, pu\u00f2 replicarsi su qualsiasi settore dove Washington trovi un argomento tecnico o politico per alzare l&#8217;aliquota. Non serve un nuovo accordo: basta una nota della USTR che ridefinisce la classificazione doganale di un prodotto. Le aziende che non monitorano in tempo reale le variazioni del codice tariffario applicato ai propri prodotti scoprono il problema alla frontiera, non in anticipo.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio, la risposta UE con effetto boomerang:<\/strong> Se Bruxelles attiva contromisure sulle esportazioni americane verso l&#8217;Europa, Washington pu\u00f2 rispondere alzando ulteriormente il muro tariffario o escludendo le imprese europee da appalti federali. L&#8217;Anti-Coercion Instrument \u00e8 uno strumento teoricamente potente, ma la sua attivazione in un contesto di negoziato in corso crea una finestra di incertezza che pu\u00f2 durare mesi, durante la quale i contratti transatlantici vengono sospesi o rinegoziati al ribasso da chi aspetta di capire le regole del gioco.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio, il disallineamento interno all&#8217;UE:<\/strong> La posizione tedesca e quella dei paesi pi\u00f9 aggressivi nella risposta, come Francia e Italia su alcuni dossier, possono produrre una risposta europea frammentata. Un&#8217;UE che non parla con una voce sola sul commercio \u00e8 pi\u00f9 debole di qualsiasi singolo paese che negozia bilateralmente. Per le imprese italiane questo significa che gli strumenti di tutela offerti dall&#8217;appartenenza al mercato unico potrebbero essere meno efficaci del previsto proprio nel momento in cui servirebbero di pi\u00f9.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che sta succedendo non \u00e8 una guerra commerciale. \u00c8 una ridefinizione dei termini del partenariato transatlantico che la politica europea ha cercato di non vedere per almeno dodici mesi, sperando che trattare con calma fosse sufficiente. Non lo era.<\/p>\n<p>Il punto che mi colpisce di pi\u00f9 nella dichiarazione di Lange non \u00e8 la stima dei 15 miliardi di impatto tariffario. \u00c8 il dettaglio sulla Germania. Berlino ha frenato le ritorsioni europee per proteggere i propri costruttori automobilistici, e il risultato \u00e8 che Trump ha alzato il dazio proprio sull&#8217;automotive. Chi prova a de-escalare unilateralmente in una trattativa di potere non ottiene moderazione dall&#8217;altra parte: ottiene un segnale che la moderazione viene premiata con nuove concessioni richieste.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa ha strumenti. Ha l&#8217;Anti-Coercion Instrument, ha la leva del mercato interno da 450 milioni di consumatori, ha la capacit\u00e0 di rendere la vita difficile alle piattaforme americane su privacy e concorrenza digitale. Il problema non \u00e8 la mancanza di strumenti: \u00e8 la mancanza di volont\u00e0 politica coordinata per usarli. E questa \u00e8 esattamente la condizione che rende conveniente per Washington continuare a premere.<\/p>\n<p>Per un imprenditore italiano, la lezione operativa \u00e8 questa: smettila di usare la stabilit\u00e0 dell&#8217;accordo transatlantico come variabile esogena nei tuoi modelli di business. Non \u00e8 stabile. Non lo era prima, non lo \u00e8 adesso, non lo sar\u00e0 nei prossimi due anni. Il tuo piano di internazionalizzazione deve reggere in un regime tariffario del 25% verso gli USA, con un euro sotto pressione e una risposta europea che pu\u00f2 arrivare tardi e in modo disorganizzato. Se non regge, non \u00e8 un piano: \u00e8 un auspicio.<\/p>\n<hr>\n<h2>Domande e Risposte Sugli Impatti dei Dazi USA sull&#8217;Automotive Europeo<\/h2>\n<p><strong>Quanto mi costa davvero il dazio del 25% se esporto verso gli USA?<\/strong> Il dazio \u00e8 il 25% del valore del prodotto in dogana, non del ricavo. Per una componentistica che costa 100 euro, il dazio aggiunge 25 euro. Se il vostro margine lordo \u00e8 del 30%, questo dazio mangia la met\u00e0 del guadagno. Se distribuite il costo al cliente, il prezzo finale aumenta e la domanda si contrae. In genere, la vera perdita \u00e8 tra compressione di margine e calo di volume combinati.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;accordo di Scozia mi protegge ancora o \u00e8 gi\u00e0 morto?<\/strong> Formalmente esiste, ma \u00e8 stato reinterpretato in corso d&#8217;opera. Il 15% era il tetto promesso e gli USA lo hanno gi\u00e0 sfondato con il 25% sull&#8217;auto e il 50% su acciaio e alluminio. Se avete contratti firmati con clienti americani che si basano sul 15%, avete un problema serio perch\u00e9 il costo effettivo non \u00e8 pi\u00f9 quello negoziato. Se state negoziando ora, il 15% non \u00e8 pi\u00f9 il baseline: \u00e8 il massimo che potete sperare.<\/p>\n<p><strong>Mi conviene aprire una produzione negli Stati Uniti per evitare i dazi?<\/strong> Dipende dalla scala. Se fate 10 milioni di fatturato in export verso USA, i costi di locazione e set-up negli Stati Uniti non si ammortizzano. Se fate 100 milioni, il calcolo cambia. La strada vera per il medium-term \u00e8 farsi seguire dai vostri clienti OEM tedeschi nel loro reshoring americano, entrando come supplier locale certificato.<\/p>\n<p><strong>Quali sono i settori che soffrono meno in questa situazione?<\/strong> Le macchine utensili soffrono poco perch\u00e9 gli USA le considera critiche per il reshoring industriale. Il lusso soffre meno subito perch\u00e9 colpisce clientela ad alta capacit\u00e0 di spesa che non taglia i consumi per un +25% di prezzo. La componentistica auto soffre pi\u00f9 di tutti perch\u00e9 \u00e8 catene di fornitura lunghe con margini bassi che non assorbono costi fissi aggiuntivi.<\/p>\n<p><strong>Mercoled\u00ec cambier\u00e0 davvero qualcosa o \u00e8 solo retorica?<\/strong> Cambier\u00e0 nel senso che dir\u00e0 al mercato quale sia la vera posizione europea. Se l&#8217;UE non risponde concretamente, il messaggio \u00e8 che i dazi resteranno. Se annuncia contromisure anche solo per il futuro, i mercati iniziano a prezzare il rischio di ulteriore escalation. Nessuna delle due opzioni \u00e8 bella, ma una delle due il mercato deve sapere per prezzare il rischio.<\/p>\n<p><strong>Ho un contratto in dollari a lungo termine. Cosa faccio?<\/strong> Aggiungete una clausola di revisione tariffaria nel primo restyling del contratto. Se non potete, blindate la copertura valutaria su parte della posizione. Se il cliente dice no a una revisione, vuol dire che la marginalit\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 stata gonfiata in precedenza e il cliente si aspetta che voi assorbiate il costo. In questo caso, verificate se di conviene continuare la relazione.<\/p>\n<p><strong>E se l&#8217;UE attiva l&#8217;Anti-Coercion Instrument?<\/strong> Inizia una guerra tariffaria vera. La finestra di incertezza dura mesi, i contratti si bloccano, i prezzi diventano incerti, i grandi buyer americani iniziano a cercare fornitori alternativi in Asia. Per le PMI italiane piccole, questo \u00e8 il momento peggiore perch\u00e9 non avete la massa critica per aspettare. Dovete aver gi\u00e0 posizionato alternative geografiche prima che arrivi questa escalation.<\/p>\n<hr>\n<h2>Mercoled\u00ec Come Soglia, Non Come Scadenza<\/h2>\n<p>Bruxelles torna alla scena dell&#8217;apertura. Non come luogo fisico, ma come momento in cui un&#8217;istituzione decide se il costo di non rispondere \u00e8 diventato superiore al costo di rispondere. Per un anno, la risposta \u00e8 stata no. Lange dice che il mood \u00e8 cambiato. Vedremo se il mood si traduce in voto o se rimane un&#8217;atmosfera.<\/p>\n<p>La partita vera non \u00e8 tra dazi del 15% e dazi del 25%. \u00c8 tra un modello europeo che spera nell&#8217;allineamento americano e uno che costruisce autonomia commerciale sufficiente a negoziare da pari. Finch\u00e9 l&#8217;Europa non risolve questo, ogni accordo firmato \u00e8 una tregua temporanea in attesa della prossima pressione.<\/p>\n<p>Per le imprese italiane, la domanda non \u00e8 se esportare negli USA vale ancora la pena. La domanda \u00e8 se il tuo modello di export regge a un costo del 25% che potrebbe non scendere per i prossimi due anni, o se stai costruendo la tua crescita internazionale su una variabile che non controlli e che qualcun altro ridefinisce ogni venerd\u00ec pomeriggio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dazi USA Automotive Europa: il 25% non \u00e8 solo tariffe Bruxelles, 4 maggio 2026. Mercoled\u00ec il Parlamento Europeo convoca una sessione straordinaria sulla risposta ai dazi americani. Non \u00e8 una riunione di routine: \u00e8 il momento in cui l&#8217;Unione Europea decide se continuare a trattare o iniziare a rispondere. 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