{"id":540,"date":"2026-05-04T19:04:04","date_gmt":"2026-05-04T18:04:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/riserve-strategiche-petrolio-cina-il-buffer-che-la-tua-azienda-non-ha"},"modified":"2026-05-05T12:11:49","modified_gmt":"2026-05-05T11:11:49","slug":"riserve-strategiche-petrolio-cina-il-buffer-che-la-tua-azienda-non-ha","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/riserve-strategiche-petrolio-cina-il-buffer-che-la-tua-azienda-non-ha","title":{"rendered":"Riserve Strategiche Petrolio Cina: Il Buffer che la Tua Azienda Non Ha"},"content":{"rendered":"<p>Shandong, maggio 2026. Nelle raffinerie &#8220;teapot&#8221; della provincia cinese, i turni non si fermano. Migliaia di barili di greggio iraniano, acquistato a met\u00e0 prezzo rispetto ai listini ufficiali, scorrono attraverso impianti che sembrano usciti da un&#8217;altra epoca industriale ma che rappresentano un quarto della capacit\u00e0 raffinativa di Pechino. Fuori dai porti, 180 milioni di barili sono ancora fermi su petroliere in attesa, galleggianti su un mare di liquidit\u00e0 geopolitica che nessuno vuole ancora toccare.<\/p>\n<p><strong>La vera domanda non \u00e8 se la crisi dello Stretto colpir\u00e0 la Cina. \u00c8 quando Pechino decider\u00e0 di usare le sue riserve, e cosa succeder\u00e0 ai prezzi mondiali del petrolio nel momento in cui lo far\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>Per le imprese europee, questo non \u00e8 un problema cinese da osservare a distanza. \u00c8 un orologio che ticchetta su costi energetici, catene di fornitura e margini operativi che gi\u00e0 oggi mostrano pressione. Chi lavora su mercati asiatici, chi dipende da input petrolchimici, chi esporta verso paesi la cui domanda \u00e8 legata alla traiettoria energetica cinese, ha un interesse diretto a capire non la narrativa pubblica su Pechino, ma il calcolo strategico che sta dietro.<\/p>\n<p>Il fatto che la Cina non abbia alzato la voce sulla crisi nello Stretto non significa che stia guardando altrove. Significa che ha preparato questo momento con un anticipo che l&#8217;Europa non ha mai considerato nella propria pianificazione industriale. E questa differenza tra chi costruisce buffer e chi vive di reattivit\u00e0 \u00e8, per un imprenditore italiano che opera sui mercati globali, la lezione pi\u00f9 scomoda di questo articolo.<\/p>\n<h2>Il Fatto in Numeri: Petrolio, Riserve e l&#8217;Architettura della Resilienza Cinese<\/h2>\n<p>La Cina \u00e8 il pi\u00f9 grande importatore di petrolio grezzo al mondo, con 11 milioni di barili al giorno nel 2024 secondo i dati OPEC. Gli Stati Uniti seguono a 6,6 milioni, l&#8217;India a 4,9, la Corea del Sud a 2,7 e il Giappone a 2,4. Il 20% dell&#8217;oil mondiale transita per lo Stretto di Hormuz, e gli 80% delle esportazioni petrolifere del Golfo Persico sono diretti verso l&#8217;Asia.<\/p>\n<p>Ma la dipendenza cinese dal Medio Oriente \u00e8 strutturalmente pi\u00f9 bassa rispetto ai suoi vicini regionali: il 54% del greggio importato da Pechino proviene da quella zona, contro il 90-95% del Giappone e il 70% circa della Corea del Sud. L&#8217;Iran rappresenta il 13% delle importazioni cinesi di greggio. In marzo 2026, le importazioni cinesi sono rimaste stabilmente sopra i 10 milioni di barili al giorno, in linea con i livelli normali del 2025.<\/p>\n<p>Le riserve strategiche cinesi superano oggi il miliardo di barili. Sulle petroliere in transito o in stoccaggio galleggiante ci sono altri 180 milioni di barili di greggio iraniano, di cui circa 160 milioni gi\u00e0 destinati agli acquirenti cinesi. La Cina acquista circa il 90% delle esportazioni iraniane, pagate intorno alla met\u00e0 del prezzo di mercato. Quel volume equivale a circa tre mesi di domanda cinese di solo petrolio iraniano, e il mondo consuma circa 105 milioni di barili al giorno.<\/p>\n<p>Le raffinerie &#8220;teapot&#8221; di Shandong, che da sole coprono il 25% della capacit\u00e0 raffinativa nazionale, sono il terminale operativo di questo sistema. A differenza delle major statali, non godono della protezione verticale del governo, il che le rende il punto di rottura pi\u00f9 probabile in caso di escalation prolungata.<\/p>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Vent&#8217;Anni di Preparazione e il Momento della Verifica<\/h2>\n<p>Il programma cinese di stockpiling energetico non \u00e8 nato con la crisi attuale. Ha radici che risalgono a 15-20 anni fa, ma ha subito un&#8217;accelerazione evidente negli ultimi due o tre anni, guidata non tanto dalla crisi iraniana in s\u00e9 quanto da una percezione diffusa di insicurezza energetica strutturale che si \u00e8 cristallizzata dal 2019 in poi, inizialmente in risposta alle tensioni commerciali con gli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Il timing conta. Pechino ha accelerato le riserve proprio mentre l&#8217;Occidente stava ancora discutendo se le catene di fornitura andassero &#8220;diversificate&#8221; o semplicemente &#8220;ottimizzate&#8221;. La decisione americana di revocare parte delle sanzioni sul greggio russo ha aggiunto un ulteriore strato di flessibilit\u00e0: le raffinerie statali cinesi stanno acquistando carichi russi in questo momento, riducendo ulteriormente la pressione immediata sui rifornimenti mediorientali.<\/p>\n<p>Il dato chiave da tenere a mente \u00e8 che le riserve statali non sono ancora state toccate. Pechino sta gestendo la crisi attuale con le riserve commerciali e i carichi flottanti, senza intaccare lo scudo strategico. Questo significa che la Cina ha ancora margine di manovra, ma anche che quando queste riserve saranno necessarie, il segnale di attivazione sar\u00e0 visibile sui mercati prima ancora che venga annunciato ufficialmente.<\/p>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Cosa si Muove e Cosa si Accumula<\/h2>\n<p>Il petrolio resta in una fase di volatilit\u00e0 compressa ma strutturalmente rialzista. La tensione attorno allo Stretto tiene i premi assicurativi sulle spedizioni asiatiche elevati, con le rotte alternative che aggiungono distanza, tempo e costi di bunker. Le valute dei paesi asiatici maggiormente esposti come yen e won mostrano pressione difensiva, mentre il dollaro beneficia del suo ruolo di safe haven in uno scenario di risk-off selettivo.<\/p>\n<p>L&#8217;oro continua a essere visto come riserva di valore in un contesto in cui i mercati scontano sia l&#8217;incertezza energetica sia la possibilit\u00e0 che la Federal Reserve mantenga i tassi elevati pi\u00f9 a lungo rispetto alle attese. Il discorso di Waller ad Auburn, che parlava di &#8220;one transitory shock after another&#8221;, segnala che la Fed non \u00e8 pronta a reagire a shocks energetici con tagli precauzionali nel breve.<\/p>\n<p>Il segnale strutturale pi\u00f9 rilevante non \u00e8 il prezzo spot del Brent, ma la divergenza tra i costi di rifornimento per importatori asiatici integrati verticalmente come la Cina e quelli per mercati privi di buffer strategico come il Giappone e la Corea del Sud. Questa divergenza si trasferisce sui costi di produzione industriale e sui prezzi finali dei beni manufatti in Asia orientale, con effetti che arriveranno sugli scaffali europei e sui costi di approvvigionamento delle PMI italiane con un ritardo di 60-120 giorni.<\/p>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> la pressione sui prezzi delle materie prime petrolchimiche \u00e8 gi\u00e0 in corso. Chi acquista input come plastica, fibre sintetiche, adesivi, componenti in gomma o cosmetici da produttori asiatici, in particolare cinesi, deve anticipare rinegoziazioni di prezzo o, in alternativa, dover assorbire margine su contratti gi\u00e0 firmati. Il rischio pi\u00f9 sottovalutato in questa fase \u00e8 la disponibilit\u00e0 dei fornitori teapot, che senza la protezione statale potrebbero fermarsi o rallentare prima che il mercato ne prenda atto. Chi ha contratti plurimensili con queste catene deve fare una verifica immediata della controparte.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> se il conflitto si prolunga e Pechino attiva le riserve strategiche, si apre una fase di riallineamento dei prezzi che coinvolge non solo l&#8217;energia ma tutta la catena del manifatturiero cinese. Le aziende italiane che competono con prodotti made in China nei mercati terzi, Africa, Sud-Est asiatico, America Latina, potrebbero ritrovarsi in uno scenario inaspettato: i loro concorrenti cinesi perdono il vantaggio del petrolio scontato, i costi di produzione a Shandong salgono, il differenziale di prezzo si riduce. Per chi \u00e8 gi\u00e0 posizionato in quei mercati, questa \u00e8 una finestra. Per chi non lo \u00e8 ancora, \u00e8 il momento di costruire la presenza prima che il gap si riapra.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> la diversificazione energetica cinese, con l&#8217;espansione del parco veicoli elettrici e la riduzione della domanda oil su strada, ridefinir\u00e0 strutturalmente i volumi di importazione cinese nei prossimi anni. Il Golfo Persico perder\u00e0 progressivamente il suo cliente principale e cercher\u00e0 sbocchi alternativi, il che potrebbe ridisegnare i prezzi globali verso il basso in un orizzonte decennale. Per le PMI europee, questo non \u00e8 un dato neutro: i paesi del Golfo con cui molte aziende italiane stanno costruendo relazioni commerciali stanno gi\u00e0 lavorando a diversificazioni economiche, come Vision 2030 in Arabia Saudita, che rispondono esattamente a questo scenario. Chi capisce il nesso tra transizione energetica cinese e strategia commerciale del Golfo ha un vantaggio informativo concreto.<\/p>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Chimica e Petrolchimica<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;esposizione pi\u00f9 diretta e meno discussa. Le PMI italiane che producono o acquistano resine, plastiche tecniche, fibre sintetiche e materie prime cosmetiche hanno catene di fornitura che passano spesso attraverso intermediari asiatici, a loro volta dipendenti da greggio iraniano o russo a prezzi scontati. Se le raffinerie teapot rallentano, la volatilit\u00e0 dei costi arriva prima che il fornitore la comunichi formalmente. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 per chi ha gi\u00e0 investito in fornitori europei o nordafricani: diventa pi\u00f9 competitivo senza fare nulla.<\/p>\n<p><strong>Macchinari e Beni Strumentali<\/strong><\/p>\n<p>La Cina \u00e8 il primo mercato mondiale per macchinari industriali e le PMI italiane del comparto vi operano con contratti spesso pluriennali. Un aumento dei costi operativi per i clienti cinesi, derivante da energia pi\u00f9 cara, comprime la loro capacit\u00e0 di spesa capex nel breve periodo. Allo stesso tempo, i paesi del Golfo che cercano di ridurre la dipendenza dalle esportazioni di greggio stanno investendo massicciamente in infrastrutture produttive, e qui la domanda di macchinari italiani \u00e8 in crescita strutturale. Il rerouting dei budget non \u00e8 automatico, ma chi presidia gi\u00e0 entrambi i fronti pu\u00f2 gestire la transizione.<\/p>\n<p><strong>Logistica e Spedizioni<\/strong><\/p>\n<p>Non solo i costi di bunker sulle rotte del Golfo. Il punto meno evidente \u00e8 che la redistribuzione dei carichi flottanti iraniani, 160 milioni di barili che devono trovare destinazione, crea congestione selettiva su determinati hub di stoccaggio e terminali. Le aziende italiane che spediscono verso o attraverso il Far East devono verificare con i propri freight forwarder se le tariffe di rischio sulle loro polizze di carico stanno incorporando il premio assicurativo attuale, o se stanno navigando con una copertura sottostimata rispetto al rischio reale.<\/p>\n<p><strong>Automotive e Componentistica<\/strong><\/p>\n<p>Il dato sui veicoli elettrici cinesi \u00e8 rilevante qui in modo non ovvio. La riduzione della domanda cinese di petrolio su strada avviene mentre Pechino mantiene la dipendenza per uso industriale e chimico. Questo significa che le case automobilistiche e i fornitori italiani di componentistica che vendono in Cina operano in un mercato dove la transizione EV \u00e8 pi\u00f9 avanzata di quanto i numeri di produzione tradizionale lascino intendere. Chi non ha ancora adattato la propria offerta ai requisiti del parco EV cinese sta perdendo terreno su un mercato che non torner\u00e0 al vecchio mix produttivo.<\/p>\n<h2>Rischi da Monitorare: Le Variabili che i Giornali Non Inseguono<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio, Attivazione delle riserve strategiche cinesi:<\/strong> quando Pechino decider\u00e0 di aprire i suoi depositi strategici, il segnale sar\u00e0 visibile prima nella velocit\u00e0 con cui i carichi flottanti iraniani vengono assorbiti e poi nel comportamento delle raffinerie statali. Non \u00e8 un evento dichiarato in anticipo, ma \u00e8 un&#8217;azione con conseguenze immediate sui prezzi del greggio a livello globale, in direzione sia rialzista nella fase di attesa sia ribassista nella fase di rilascio. Chi ha posizioni in settori petrolio-dipendenti senza una strategia di hedging attiva si trova esposto a entrambe le direzioni.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio, Collasso selettivo delle teapot refineries:<\/strong> le raffinerie indipendenti di Shandong non hanno la protezione verticale delle major statali e operano su margini sottili con petrolio sanzionato. Un&#8217;escalation nei controlli, o un aggravarsi delle condizioni di finanziamento per questi operatori, potrebbe tradursi in fermi produttivi rapidi, con effetti a cascata sui prezzi delle materie prime petrolchimiche a livello globale. Il rischio non \u00e8 solo cinese: chi ha fornitori che acquistano da queste catene, anche indirettamente, porta sul proprio bilancio un&#8217;esposizione che non appare nelle analisi di rischio standard.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio, Riallineamento delle rotte verso l&#8217;Africa occidentale e il Sudamerica:<\/strong> la Cina sta gi\u00e0 sostituendo parte del petrolio del Golfo con carichi provenienti da Africa occidentale e America Latina, ma questi trasporti richiedono settimane in pi\u00f9. Se questa tendenza si struttura, aumenta la competizione sulle stesse rotte e dagli stessi paesi produttori che le imprese europee usano come mercati di sbocco. La pressione competitiva cinese in Nigeria, Angola o Colombia potrebbe intensificarsi proprio mentre le aziende italiane tentano di espandere la propria presenza.<\/p>\n<h2>Domande e Risposte Strategiche: Quello che Devi Sapere<\/h2>\n<p><strong>Quando la Cina attiver\u00e0 le sue riserve strategiche petrolio?<\/strong><\/p>\n<p>Non esiste una data ufficiale, ma il segnale sar\u00e0 visibile prima nei dati sugli assorbimenti dei carichi flottanti e nell&#8217;andamento delle importazioni mensili. Quando il flusso di greggio iraniano su petroliere diminuir\u00e0 drasticamente, significher\u00e0 che Pechino ha iniziato a usare lo scudo strategico. Questo avverr\u00e0 solo se la situazione dello Stretto peggiora in modo strutturale, non per episodi isolati.<\/p>\n<p><strong>Quali sono i settori italiani pi\u00f9 esposti a una crisi energetica cinese?<\/strong><\/p>\n<p>I principali sono quattro: chimica e petrolchimica, che dipendono da input provenienti da raffinerie asiatiche, macchinari industriali venduti a clienti cinesi che taglieranno capex se i costi operativi salgono, logistica e spedizioni, che subiranno aumenti di premi assicurativi, e automotive-componentistica, dove la competizione con fornitori cinesi pi\u00f9 efficienti potrebbe ridursi se i loro costi di produzione aumentano.<\/p>\n<p><strong>Come posso verificare se i miei fornitori asiatici dipendono da raffinerie teapot?<\/strong><\/p>\n<p>Domanda direttamente al tuo fornitore da dove acquista greggio grezzo o materie prime petrolchimiche. Se cita Shandong, Zhejiang o altre province costiere cinesi dove operano raffinerie indipendenti, sei esposto al rischio di interruzione. In alternativa, verifica con un consulente che abbia accesso a database di supply chain tracing.<\/p>\n<p><strong>Quale azione devo fare oggi, non tra sei mesi?<\/strong><\/p>\n<p>Tre azioni immediate: uno, verifica con ogni fornitore asiatico dove acquista le materie prime chiave e quale \u00e8 il livello di protezione dal governo cinese, due, rinegozia i contratti plurimensili per inserire clausole di prezzo variabile legato ai costi energetici, anzich\u00e9 prezzi fissi, tre, identifica almeno un fornitore alternativo europeo o nordafricano per ogni categoria critica, anche se pi\u00f9 costoso oggi, perch\u00e9 potrebbe diventare competitivo se la situazione energetica in Asia peggiora.<\/p>\n<p><strong>Il petrolio scender\u00e0 o salir\u00e0 nei prossimi 12 mesi?<\/strong><\/p>\n<p>La risposta dipende dal timing di Pechino. Nei prossimi 30-90 giorni, il prezzo del Brent probabilmente continuer\u00e0 a salire per il premio di rischio sulla crisi dello Stretto. Quando Pechino attiver\u00e0 le riserve, il prezzo avr\u00e0 una fase ribassista acuta, seguita da stabilizzazione a un livello nuovo, strutturalmente pi\u00f9 alto rispetto al pre-crisi, perch\u00e9 la Cina avr\u00e0 ridotto il suo buffer strategico. Per l&#8217;impresa italiana, il valore di questa previsione non \u00e8 speculare, ma operativo: se prevedi un aumento di costi nei prossimi tre mesi, hedgea oggi, non domani.<\/p>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che mi colpisce di questa vicenda non \u00e8 la crisi in s\u00e9. \u00c8 la differenza di preparazione. La Cina ha iniziato a costruire buffer energetici quando l&#8217;Europa stava ancora discutendo di multilateralismo e catene di fornitura globalizzate come garanzia di stabilit\u00e0. Pechino ha letto la situazione in modo diverso, non come un problema di cooperazione ma come un problema di sopravvivenza, e ha agito di conseguenza con una disciplina che richiedeva anni, non trimestri.<\/p>\n<p>L&#8217;imprenditore italiano medio, quando guarda questa storia, tende a leggerla come un problema cinese o americano. La vera lettura strategica \u00e8 un&#8217;altra: stai costruendo buffer nella tua catena, o stai ancora ottimizzando per l&#8217;efficienza in un mondo che ha gi\u00e0 cambiato le regole? La pressione che arriva oggi dai costi delle materie prime petrolchimiche, la vulnerabilit\u00e0 dei tuoi fornitori asiatici, il premio assicurativo che stai pagando senza saperlo, questi non sono effetti collaterali della guerra altrui. Sono il conto della tua assenza di pianificazione geopolitica.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi il paradosso europeo che non posso ignorare. La BCE ha appena pubblicato le sue previsioni aggiornate per il secondo trimestre 2026 e de Guindos parla di gestione dell&#8217;incertezza nell&#8217;intervista a El Pa\u00eds di ieri. Eppure non esiste a livello europeo nessun meccanismo coordinato di risposta alle dipendenze energetiche industriali paragonabile a quello che la Cina ha costruito unilateralmente. Le PMI europee eccellenti, e ce ne sono tante, operano nonostante l&#8217;assenza di una strategia industriale comune, non grazie ad essa.<\/p>\n<p>La lezione operativa che porto via da questa analisi \u00e8 questa: la resilienza non si costruisce nella crisi, si costruisce nei trimestri in cui la crisi sembra lontana. Chi ha diversificato i fornitori, chi ha hedging sulle commodity, chi conosce la differenza tra un fornitore statale cinese e una teapot refinery, \u00e8 gi\u00e0 in una posizione diversa oggi, senza bisogno di correre.<\/p>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte cinese:<\/strong> velocit\u00e0 di assorbimento dei carichi flottanti iraniani (180 milioni di barili come indicatore di allerta), segnali di attivazione delle riserve strategiche statali, andamento delle importazioni mensili sopra o sotto i 10 milioni di barili al giorno.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte delle teapot refineries:<\/strong> notizie di fermo produttivo o difficolt\u00e0 di finanziamento per gli operatori indipendenti di Shandong, variazioni nei prezzi delle materie prime petrolchimiche con origine asiatica.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> spread assicurativi sulle rotte tanker nel Golfo Persico e nell&#8217;Oceano Indiano, prezzo del Brent in relazione ai volumi in stoccaggio galleggiante, andamento dello yen e del won come proxy della vulnerabilit\u00e0 energetica asiatica.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte delle rotte alternative:<\/strong> volumi di esportazione petrolifera da Nigeria, Angola e Venezuela verso l&#8217;Asia come indicatore di rerouting strutturale, tempi di transito medi sulla rotta Capo di Buona Speranza come proxy della congestione logistica.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte BCE e Fed:<\/strong> ogni indicazione di revisione della guidance sui tassi in risposta agli shock energetici, considerando che Waller ha gi\u00e0 segnalato la propensione a leggere questi episodi come &#8220;transitori&#8221;, una posizione che potrebbe cambiare se la pressione sui prezzi si prolunga oltre i 90 giorni.<\/p>\n<h2>L&#8217;Orologio di Shandong<\/h2>\n<p>Le petroliere ancorate al largo delle coste cinesi non aspettano che la crisi si risolva. Aspettano istruzioni. E Pechino le dar\u00e0 quando sar\u00e0 il momento giusto per lei, non quando i mercati gliele chiederanno.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il calcolo strategico che separa chi ha costruito buffer da chi ha costruito efficienza. Per vent&#8217;anni, la Cina ha sacrificato l&#8217;ottimizzazione dei costi a breve termine per comprare opzioni strategiche a lungo termine. Oggi quelle opzioni valgono molto pi\u00f9 di quanto siano costate, e Pechino lo sa.<\/p>\n<p>Per le imprese italiane, il punto non \u00e8 ammirare la lungimiranza cinese. \u00c8 chiedersi: qual \u00e8 la tua riserva strategica? Non di petrolio, ma di fornitori alternativi, di mercati diversificati, di coperture sui costi, di relazioni commerciali che reggono quando la rotta principale si chiude. La geopolitica non aspetta che tu finisca di ottimizzare il trimestre. Arriva mentre stai guardando altrove, e premia chi aveva gi\u00e0 preparato il piano B quando non sembrava necessario.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Shandong, maggio 2026. Nelle raffinerie &#8220;teapot&#8221; della provincia cinese, i turni non si fermano. Migliaia di barili di greggio iraniano, acquistato a met\u00e0 prezzo rispetto ai listini ufficiali, scorrono attraverso impianti che sembrano usciti da un&#8217;altra epoca industriale ma che rappresentano un quarto della capacit\u00e0 raffinativa di Pechino. 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