{"id":547,"date":"2026-05-05T19:04:16","date_gmt":"2026-05-05T18:04:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/stretto-di-hormuz-rischi-per-le-aziende-italiane"},"modified":"2026-05-05T19:04:16","modified_gmt":"2026-05-05T18:04:16","slug":"stretto-di-hormuz-rischi-per-le-aziende-italiane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/stretto-di-hormuz-rischi-per-le-aziende-italiane","title":{"rendered":"Stretto di Hormuz: rischi per le aziende italiane"},"content":{"rendered":"<p>Fujairah, 5 maggio 2026. Un deposito petrolifero brucia sul versante orientale degli Emirati Arabi Uniti, dalla parte dello stretto che dovrebbe essere gi\u00e0 bloccata. A bordo di una nave ferma da settantasei giorni, un capitano con ventotto anni di esperienza descrive il morale dell&#8217;equipaggio come qualcosa che &#8220;sta andando di nuovo gi\u00f9&#8221;. Intorno a lui, centinaia di navi in attesa: petroliere, container, gas carrier. Tutte ferme. Tutte esposte.<\/p>\n<p><em>Lo Stretto di Hormuz non \u00e8 chiuso per un incidente. \u00c8 chiuso per calcolo. E la differenza, per chi muove merci o capitali in quella regione, \u00e8 tutto.<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;annuncio americano del cosiddetto Project Freedom, la promessa di scortare militarmente le navi commerciali attraverso lo stretto, ha prodotto in meno di quarantotto ore missili sugli Emirati, un&#8217;imbarcazione sudcoreana in fiamme, e una dichiarazione iraniana che suona pi\u00f9 come un ultimatum che come una posizione negoziale. La vera partita non \u00e8 sul controllo fisico dell&#8217;acqua. \u00c8 sul controllo delle condizioni alle quali il commercio globale pu\u00f2 riprendere, e a quale prezzo, e a beneficio di chi.<\/p>\n<p>Per un imprenditore europeo con esposizione alle catene di fornitura del Golfo, o con forniture che dipendono da energia, fertilizzanti, petrolchimici transitati da quella rotta, questa non \u00e8 una notizia da seguire sui giornali. \u00c8 una variabile gi\u00e0 incorporata nei costi, anche se il CFO non lo sa ancora.<\/p>\n<hr>\n<h2>Il Fatto in Numeri: Il Peso di un&#8217;Arteria che Non Pulsa<\/h2>\n<p>Prima dell&#8217;escalation di febbraio 2026, lo Stretto di Hormuz convogliava oltre un quinto dell&#8217;offerta energetica globale. Non solo petrolio e gas naturale liquefatto: attraverso quello specchio d&#8217;acqua largo quaranta chilometri nel punto pi\u00f9 stretto transitava anche il 50% circa della produzione mondiale di urea, il componente azotato senza il quale non si produce fertilizzante. Le monarchie del Golfo controllano la quota maggioritaria di quella produzione.<\/p>\n<p>Oggi, secondo le stime degli esperti di settore citati nelle ultime analisi di Cibiline, il traffico autorizzato da Teheran si limita a circa una dozzina di imbarcazioni al giorno, ciascuna soggetta a pedaggi che l&#8217;intelligence commerciale privata stima in milioni di dollari per passaggio, spesso calcolati a percentuale per barile di carico liquido. Iran ha di fatto trasformato lo stretto in un sistema di tassazione privata: chi paga passa, chi non paga rischia di bruciare.<\/p>\n<p>L&#8217;attacco al deposito di Fujairah, avvenuto nelle ultime ore, aggiunge un elemento nuovo al quadro. Fujairah si trova sul lato orientale degli Emirati, fuori dallo stretto, nel Golfo di Oman: rappresentava esattamente la valvola di bypass che i paesi del Golfo stavano esplorando per esportare idrocarburi senza passare per Hormuz. Il targeting di quella struttura non \u00e8 casuale e non \u00e8 emotivo. \u00c8 la chiusura preventiva dell&#8217;unica porta di emergenza rimasta aperta.<\/p>\n<hr>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: La Scacchiera Si Restringe Proprio Quando Si Credeva Stabilizzata<\/h2>\n<p>Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran era stato annunciato l&#8217;8 aprile 2026. Per circa tre settimane, aveva portato una relativa stabilizzazione: niente missili, meno incidenti navali, spazio per qualche segnale diplomatico indiretto. I mercati avevano parzialmente normalizzato il premio di rischio sulla rotta del Golfo.<\/p>\n<p>Project Freedom, annunciato da Trump luned\u00ec scorso, ha interrotto quella finestra. Dal punto di vista di Teheran, l&#8217;iniziativa americana non \u00e8 un&#8217;operazione umanitaria, come la chiama Washington. \u00c8 una mossa per svuotare la principale leva negoziale iraniana prima che i negoziati producano concessioni. Se gli Stati Uniti riuscissero a riaprire lo stretto con le proprie navi militari, il valore della chiusura come carta da giocare al tavolo scomparirebbe. Iran ha risposto con una logica speculare: non si tratta di vincere militarmente, ma di dimostrare che il costo dell&#8217;apertura forzata supera il beneficio per Washington.<\/p>\n<p>Il timing non \u00e8 casuale. I mercati agricoli globali entrano in questo mese nelle fasi critiche di piantagione nell&#8217;emisfero nord. La carenza di urea nei prossimi trenta giorni non produce effetti nei supermercati europei nell&#8217;immediato, ma produce carenza di rese agricole tra luglio e settembre. Chi lavora nell&#8217;agroalimentare, nella distribuzione di input agricoli o nella contrattazione di commodity, sta gi\u00e0 operando su un orologio che scorre pi\u00f9 veloce di quello che legge sui giornali.<\/p>\n<hr>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Segnali Strutturali Mascherati da Volatilit\u00e0<\/h2>\n<p>Il petrolio Brent ha reagito all&#8217;escalation con movimenti che i desk di rischio delle banche europee classificano come &#8220;volatilit\u00e0 di breve&#8221;, ma che nascondono un segnale strutturale pi\u00f9 profondo: il premio di rischio geopolitico incorporato nel prezzo del greggio non \u00e8 pi\u00f9 un picco temporaneo, \u00e8 diventato un pavimento.<\/p>\n<p>L&#8217;oro, oggi 5 maggio, mostra segnali che gli analisti contrarian interpretano come &#8220;pessimismo estremo&#8221; seguito da potenziale rally, esattamente il pattern che precede storicamente le fasi di flight-to-safety pi\u00f9 intense. Non \u00e8 un segnale da ignorare per chi gestisce tesoreria aziendale in valuta estera.<\/p>\n<p>Il LNG spot in Europa ha ripreso a salire nelle ultime sessioni dopo la temporanea distensione di aprile. I premi assicurativi sulle rotte del Golfo Persico, gi\u00e0 su livelli storicamente elevati, sono tornati ad accelerare dopo l&#8217;attacco alla petroliera sudcoreana. Per le imprese europee che comprano premi di war risk insurance o che hanno contratti di fornitura con clausole di forza maggiore legate a eventi geopolitici, questa settimana potrebbe essere quella in cui quelle clausole smettono di essere testo legale astratto e diventano contenziosi concreti.<\/p>\n<p>La BCE, nel frattempo, oggi ha orientato la comunicazione verso il clima e la stabilit\u00e0 finanziaria di lungo periodo, segnale che a Francoforte il rischio immediato \u00e8 percepito come gestibile. Ma &#8220;gestibile&#8221; da Francoforte e &#8220;gestibile&#8221; per un&#8217;azienda con una lettera di credito in scadenza su una spedizione bloccata nel Golfo sono due cose radicalmente diverse.<\/p>\n<hr>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane: Tre Orizzonti<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> chi ha carichi fermi nel Golfo o in transito verso l&#8217;Asia via Hormuz deve verificare oggi lo stato delle clausole di forza maggiore nei contratti di fornitura e nelle polizze assicurative. I pedaggi iraniani non sono solo un costo: costituiscono un pagamento a un&#8217;entit\u00e0 sotto sanzioni, con potenziali implicazioni di compliance bancaria per le aziende che operano con corrispondenti americani o con istituti soggetti a regolamentazione OFAC. Chi produce o importa fertilizzanti o materie prime per l&#8217;agricoltura deve valutare forniture alternative ora, non quando le scorte si esauriscono. Il costo del rerouting via Capo di Buona Speranza, gi\u00e0 elevato, potrebbe presto sembrare vantaggioso rispetto al pedaggio iraniano o al rischio di perdere il carico.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> lo scenario pi\u00f9 probabile non \u00e8 una riapertura rapida dello stretto, n\u00e9 una ripresa del conflitto aperto su scala piena. \u00c8 una condizione ibrida, fatta di aperture parziali, pedaggi, scortature militari selettive e incertezza strutturale sui tempi di consegna. In questo scenario sopravvivono le aziende che hanno gi\u00e0 diversificato le fonti di approvvigionamento e che hanno contratti con clausole di prezzo indicizzate a variabili di rischio. Muoiono lentamente quelle che hanno negoziato prezzi fissi su forniture che passano per quella rotta, confidando nella stabilit\u00e0 del dopoguerra che non \u00e8 arrivata. Le imprese italiane con clienti nel Golfo devono ricalibrare i piani di pagamento e considerare strumenti di garanzia SACE adeguati al livello di rischio attuale, non a quello del 2024.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> questo episodio sta accelerando un ridisegno strutturale delle rotte energetiche globali che avrebbe richiesto un decennio in condizioni normali. I progetti di pipeline terrestri alternative, i terminali sul Mar Rosso e sul Mediterraneo orientale, le rotte artiche che escludono il Golfo Persico: tutti questi scenari stanno ricevendo finanziamenti e attenzione politica che sei mesi fa sarebbero stati impensabili. Il precedente strutturale che si sta costruendo \u00e8 che nessuna rotta singola pu\u00f2 essere considerata garantita. Le aziende italiane che costruiscono oggi la loro resilienza logistica non stanno solo gestendo un&#8217;emergenza: stanno guadagnando un vantaggio competitivo permanente sui concorrenti che torneranno alla normalit\u00e0 appena lo stretto si riaprir\u00e0, per poi essere colti impreparati al prossimo cigno nero.<\/p>\n<hr>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Agroalimentare e input agricoli.<\/strong> L&#8217;esposizione \u00e8 diretta e sottostimata. Il 50% dell&#8217;urea mondiale transita o ha origine nel Golfo. Le aziende italiane che acquistano fertilizzanti azotati, anche indirettamente attraverso fornitori europei che li acquistano nel Golfo, stanno gi\u00e0 assorbendo costi aggiuntivi senza necessariamente vederli come voce esplicita in fattura. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nella contrattazione anticipata con produttori alternativi in Nordafrica e Europa orientale, mercati che stanno aumentando capacit\u00e0 produttiva proprio per rispondere a questa carenza.<\/p>\n<p><strong>Petrolchimica e plastica.<\/strong> I petrolchimici del Golfo, che alimentano la produzione di plastica, gomme e materiali compositi, transitano per Hormuz. Le aziende manifatturiere italiane che usano polimeri o resine sintetiche stanno vedendo i lead time allungarsi e i prezzi salire in modo non lineare. L&#8217;esposizione meno evidente riguarda i produttori di packaging industriale e le PMI della meccanica strumentale che usano componenti in plastica tecnica: sono colpiti da un&#8217;inflazione di input che non \u00e8 ancora visibile nei loro prezzi di vendita ma che lo diventer\u00e0 entro tre mesi.<\/p>\n<p><strong>Energia e industria energivora.<\/strong> Le aziende manifatturiere italiane con contratti di fornitura energetica a prezzo variabile stanno pagando gi\u00e0 oggi il premium da incertezza geopolitica. La vera esposizione nascosta riguarda per\u00f2 chi ha negoziato contratti di fornitura con clienti finali a prezzi fissi pluriennali: ogni punto percentuale di aumento dell&#8217;energia \u00e8 margine che non si recupera. L&#8217;opportunit\u00e0 \u00e8 nell&#8217;accelerare conversazioni con SACE e con i desk energia delle banche su strumenti di hedging che fino a sei mesi fa sembravano eccessivamente costosi.<\/p>\n<p><strong>Shipping e logistica.<\/strong> Evidente nell&#8217;esposizione diretta, meno evidente nelle implicazioni secondarie. Le compagnie di navigazione e gli spedizionieri italiani che operano rotte indo-pacifiche stanno vedendo i propri clienti chiedere rinegoziazioni dei contratti. Ma l&#8217;esposizione si estende alle aziende che hanno esternalizzato completamente la logistica e si trovano senza visibilit\u00e0 reale sullo stato dei carichi. Chi non sa dove si trova la propria merce in questo momento non sta gestendo il rischio: lo sta ignorando.<\/p>\n<hr>\n<h2>Rischi da Monitorare: Tre Trigger Concreti<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio: Escalation delle scortature militari americane.<\/strong> Se Project Freedom dovesse evolversi in un sistema stabile di convogli navali, il numero di incidenti tra forze USA e iraniane aumenter\u00e0 proporzionalmente. Ogni incidente produce un&#8217;ondata di volatilit\u00e0 sui mercati delle materie prime con impatto immediato sui costi di approvvigionamento europei. Il meccanismo \u00e8 semplice: un attacco riuscito a una nave scortata non significa solo quella nave, significa sei settimane di blocco totale mentre tutti gli operatori rivalutano il rischio.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio: Contagio diplomatico agli Emirati.<\/strong> Abu Dhabi \u00e8 fino a oggi rimasta fuori dal conflitto diretto, ma l&#8217;attacco a Fujairah cambia il calcolo. Se gli Emirati dovessero decidere di rispondere militarmente o di richiedere un coinvolgimento diretto della NATO, la geografia del conflitto si espanderebbe. Per le imprese europee che hanno sede operativa o partnership negli UAE, questa escalation trasformerebbe un problema di supply chain in un problema di sicurezza delle proprie persone e delle proprie strutture.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio: Compliance e sanzioni secondarie.<\/strong> I pedaggi iraniani sulle navi che transitano creano un&#8217;area grigia di compliance molto concreta. Un&#8217;azienda europea che acquista merci da un fornitore la cui nave ha pagato un pedaggio a Teheran per passare potrebbe trovarsi in una posizione delicata rispetto alle normative OFAC americane, soprattutto se opera negli Stati Uniti o con banche americane. Questo rischio \u00e8 quasi completamente ignorato dalla maggior parte delle PMI italiane e sar\u00e0 il primo punto di attacco in caso di indagini future.<\/p>\n<hr>\n<h2>Domande Frequenti: Stretto di Hormuz e Impatto sulle Aziende<\/h2>\n<p><strong>Quali sono le conseguenze immediate della chiusura dello Stretto di Hormuz per un&#8217;azienda italiana?<\/strong> Le conseguenze immediate includono l&#8217;allungamento dei tempi di consegna per carichi gi\u00e0 in transito, l&#8217;aumento dei costi assicurativi (war risk insurance), e la possibilit\u00e0 che le clausole di forza maggiore nei contratti diventino rilevanti. Un&#8217;azienda che dipende da fornitori del Golfo potrebbe ritrovarsi con ritardi superiori a quanto previsto e costi aggiuntivi gi\u00e0 incorporati nei contratti di fornitura. Se l&#8217;azienda opera con corrispondenti bancari americani, deve inoltre verificare che i pagamenti a fornitori che transitano per lo stretto non comportino violazioni OFAC.<\/p>\n<p><strong>Quanto coster\u00e0 una rotta alternativa via Capo di Buona Speranza rispetto al transito per Hormuz?<\/strong> Il rerouting via Capo di Buona Speranza aggiunge circa 15-20 giorni di navigazione e costa indicativamente il 20-30% in pi\u00f9 rispetto al percorso via Hormuz, calcolando carburante e tempi equipaggio. Tuttavia, questo costo potrebbe presto sembrare conveniente rispetto a un pedaggio iraniano non trasparente. La valutazione dipende dalla natura del carico e dalla volatilit\u00e0 dei costi assicurativi sulla rotta del Golfo, che stanno aumentando significativamente.<\/p>\n<p><strong>Come posso verificare se i miei fornitori stanno pagando pedaggi a entit\u00e0 iraniane sanzionate?<\/strong> La verifica \u00e8 difficile perch\u00e9 i pedaggi non vengono esplicitamente dichiarati nei documenti di spedizione. La strategia consiste nel contattare direttamente il fornitore e il suo spedizioniere, chiedendo che documentino il percorso della merce e verificando che non passino per lo stretto o che lo facciano senza pagamenti a Teheran. Per le aziende con rischio OFAC alto, consiglio di consultare un consulente specializzato in compliance internazionale prima che il problema diventi concreto.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 il settore pi\u00f9 esposto alla crisi dello Stretto di Hormuz in questo momento?<\/strong> Il settore pi\u00f9 esposto \u00e8 l&#8217;agroalimentare e la produzione di fertilizzanti. Il 50% della produzione mondiale di urea transita o ha origine nel Golfo, e la carenza di fertilizzanti nei prossimi 30-60 giorni impatter\u00e0 direttamente sulle rese agricole europee a luglio e settembre. Chi lavora in agricoltura, distribuzione di input agricoli o imballaggi alimentari sente il colpo gi\u00e0 oggi. Il secondo settore critico \u00e8 la petrolchimica, particolarmente esposta a ritardi sui polimeri e resine sintetiche.<\/p>\n<p><strong>Cosa devo fare oggi per proteggere la mia azienda da questo rischio geopolitico?<\/strong> Tre azioni immediate: verificare le clausole di forza maggiore nei contratti di fornitura in scadenza e rinegoziare quelle che non includono protezioni adeguate; contattare i propri fornitori per mappare quali carichi transitano per Hormuz e quando; consultare un esperto SACE per valutare strumenti di garanzia che coprano il rischio geopolitico. Se la tua azienda dipende da energie o materie prime dal Golfo, contatta anche il tuo desk energia bancario per discutere opzioni di hedging. Queste azioni hanno costi di transazione bassi oggi, mentre avranno costi altissimi quando la crisi si risolver\u00e0 e scoprirai che non sei protetto.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che sto osservando in questi giorni non \u00e8 uno scontro militare. \u00c8 una negoziazione condotta con le armi come lingua diplomatica, da due parti che non si fidano abbastanza l&#8217;una dell&#8217;altra da sedersi a un tavolo, ma che non vogliono nemmeno una guerra totale. Iran sta massimizzando la rendita dello stretto prima di doverla cedere in cambio di qualcosa. Stati Uniti stanno cercando di ridurre quella rendita prima di sedersi a negoziare, per arrivare al tavolo con pi\u00f9 carte in mano.<\/p>\n<p>In mezzo a questa partita ci sono le catene di approvvigionamento europee, usate come leva da entrambe le parti senza che nessuno si preoccupi minimamente di informare le aziende di Milano o di Brescia che stanno pagando il costo di questa negoziazione attraverso i loro ordini di acquisto.<\/p>\n<p>Quello che mi colpisce di pi\u00f9 \u00e8 l&#8217;attacco a Fujairah. Non \u00e8 un gesto di rabbia. \u00c8 una mossa di futureproofing strategico: Iran sta chiudendo le valvole di bypass prima ancora che vengano aperte. Significa che Teheran ha analisti che pensano in termini di scenari alternativi e li neutralizzano in anticipo. Significa che questa chiusura non \u00e8 improvvisata. Ha una logica, ha una durata prevista, ha obiettivi negoziabili.<\/p>\n<p>Per gli imprenditori europei, la lezione \u00e8 scomoda ma necessaria: smettere di trattare la geopolitica come un disturbo esterno alla pianificazione aziendale e iniziare a trattarla come una variabile interna al modello di business. Non perch\u00e9 sia gradevole farlo, ma perch\u00e9 chi non lo fa sta lasciando che siano gli analisti di Teheran e Washington a scrivere il proprio budget operativo.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa, come sempre, \u00e8 assente dalla stanza. Nessun mediatore europeo, nessuna posizione coordinata, nessun canale diplomatico attivo tra Bruxelles e Teheran su questa crisi specifica. Le imprese europee eccellenti, quelle che esportano, che producono, che innovano, lo fanno nonostante l&#8217;Europa, non grazie a essa. \u00c8 un paradosso che conosco bene e che in questo momento si manifesta nella sua forma pi\u00f9 dolorosa: le aziende italiane pagano il conto di una crisi in cui nessuno le rappresenta.<\/p>\n<hr>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte USA-Iran:<\/strong> qualsiasi segnale di ripresa dei canali diplomatici, diretti o indiretti tramite Pakistan, Oman o Qatar. La presenza di mediatori attivi \u00e8 il leading indicator pi\u00f9 affidabile di una de-escalation nelle prossime settimane. Assenza di mediatori attivi significa che la crisi si risolve sui mercati, non ai tavoli.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte degli Emirati:<\/strong> le dichiarazioni ufficiali di Abu Dhabi nei prossimi giorni saranno decisive. Una risposta misurata e diplomatica segnala che UAE non intende allargare il conflitto. Una risposta militare o una richiesta formale di protezione americana trasforma questo scenario in qualcosa di molto pi\u00f9 complesso.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> il prezzo del LNG spot europeo, i premi di war risk insurance sulle rotte Golfo-Europa, le quotazioni dell&#8217;urea sui mercati internazionali, la volatilit\u00e0 implicita sulle opzioni petrolio a tre mesi. Questi quattro indicatori, monitorati insieme, danno una lettura pi\u00f9 precisa della situazione reale di qualsiasi dichiarazione politica.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte della compliance:<\/strong> eventuali aggiornamenti delle liste OFAC o comunicazioni del Dipartimento del Tesoro americano su transazioni collegate a pedaggi iraniani. Questo \u00e8 il rischio meno monitorato e potenzialmente il pi\u00f9 costoso per le aziende europee che operano negli Stati Uniti.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Partita Non \u00c8 sullo Stretto. \u00c8 su Chi Paga il Conto<\/h2>\n<p>Il capitano bloccato da settantasei giorni nel Golfo descrive la situazione con la calma di chi ha ventiotto anni di esperienza in mare. Sa che le onde passano. Ma sa anche riconoscere quando il mare \u00e8 cambiato strutturalmente, non solo mosso.<\/p>\n<p>Quella calma professionale \u00e8 esattamente la trappola in cui molte aziende italiane stanno cadendo in questo momento: aspettare che la situazione si normalizzi, fiduciose che prima o poi lo stretto torni a essere quello di prima. Hormuz non torner\u00e0 a essere quello di prima nel 2024, perch\u00e9 l&#8217;equilibrio di potere che teneva quella rotta aperta \u00e8 cambiato. La domanda non \u00e8 se la crisi finir\u00e0. La domanda \u00e8 quale struttura di costi, di rischi e di dipendenze rimarr\u00e0 quando finir\u00e0.<\/p>\n<p>La geopolitica non \u00e8 un disturbo temporaneo alla normalit\u00e0 degli affari. \u00c8 la normalit\u00e0. Chi aspetta che passi sta costruendo il proprio piano aziendale su una premessa falsa, e lo scoprir\u00e0 quando sar\u00e0 troppo tardi per cambiare fornitore, rotta o contratto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fujairah, 5 maggio 2026. Un deposito petrolifero brucia sul versante orientale degli Emirati Arabi Uniti, dalla parte dello stretto che dovrebbe essere gi\u00e0 bloccata. A bordo di una nave ferma da settantasei giorni, un capitano con ventotto anni di esperienza descrive il morale dell&#8217;equipaggio come qualcosa che &#8220;sta andando di nuovo gi\u00f9&#8221;. Intorno a lui, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":546,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[876,237,955,122,956,434,891,242,936,6,958,11,53,957,380],"class_list":["post-547","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-geopolitica","tag-catenefornituraglobali","tag-energiagolfo","tag-fertilizzantiagricoltura","tag-iranusa","tag-lng","tag-ofaccompliance","tag-petrolio","tag-pmiinternazionali","tag-projectfreedom","tag-rischiogeopolitico","tag-shippingrischio","tag-strettohormuz","tag-supplychainrischio","tag-urea","tag-warriskinsurance"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/547","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=547"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/547\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/546"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=547"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=547"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=547"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}