{"id":569,"date":"2026-05-08T11:34:02","date_gmt":"2026-05-08T10:34:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/il-costo-della-certezza-che-la-tua-azienda-sta-pagando"},"modified":"2026-05-08T12:00:03","modified_gmt":"2026-05-08T11:00:03","slug":"il-costo-della-certezza-che-la-tua-azienda-sta-pagando","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/il-costo-della-certezza-che-la-tua-azienda-sta-pagando","title":{"rendered":"Il costo della certezza che la tua azienda sta pagando"},"content":{"rendered":"<h2>Il Fatto in Numeri: Quattordici Mesi di Tariffe in Continuo Movimento<\/h2>\n<p>Da febbraio 2025 a oggi, il rapporto tariffario tra USA e Unione Europea ha subito almeno sei discontinuit\u00e0 significative, ciascuna delle quali ha reso obsoleti i modelli di previsione delle aziende esportatrici.<\/p>\n<p>Il punto di partenza era relativamente benigno: sotto il regime WTO a nazione pi\u00f9 favorita, le auto europee entravano negli USA con un dazio del 2,5%. Oggi, dopo l&#8217;Accordo di Turnberry del luglio 2025, quel tasso \u00e8 al 15% per la gran parte dei veicoli europei. Un aumento del 500% in poco pi\u00f9 di un anno.<\/p>\n<p>La sequenza \u00e8 documentata. Febbraio 2025: dazi globali su acciaio e alluminio, poi raddoppiati al 50%. Marzo 2025: dazio del 25% sull&#8217;automotive globale. Aprile 2025, il cosiddetto Liberation Day: tariffe reciproche calcolate sul deficit commerciale bilaterale, con un&#8217;aliquota del 20% sulla maggior parte dei beni europei. Poi la pausa parziale, la ripresa dei negoziati, la minaccia del 30% in piena trattativa. Poi la sentenza della Corte Suprema americana che ha annullato le tariffe del Liberation Day, sostituita in fretta da un dazio del 10% su statuto diverso, che si somma alle aliquote WTO gi\u00e0 esistenti.<\/p>\n<p>L&#8217;Accordo di Turnberry ha portato un assestamento provvisorio: 15% sulla maggior parte dei beni europei, incluse le auto, con l&#8217;acciaio e l&#8217;alluminio fuori dall&#8217;accordo e sotto negoziazione separata. In cambio, l&#8217;UE si \u00e8 impegnata a portare a zero i dazi industriali su molti prodotti americani e ad abbassare alcune tariffe agricole. L&#8217;accordo \u00e8 stato approvato dal Parlamento europeo con condizioni, tra cui la riduzione del dazio su acciaio e alluminio dall&#8217;attuale 50%, e deve ancora ricevere il via libera definitivo dei governi nazionali.<\/p>\n<p>Le cifre industriali raccontano da sole quanto stia costando questo scenario. Mercedes ha dichiarato 1,1 miliardi di euro di costi da dazi nel 2025. Volkswagen stima un impatto annuale di 4 miliardi di euro. Le importazioni di auto europee negli USA sono calate del 21% in valore nel corso del 2025. E mentre si raggiunge il primo anniversario di Turnberry, il commissario al commercio UE Maros Sefcovic spinge per attuare le parti principali dell&#8217;accordo entro luglio 2026, con un senso di urgenza che rivela quanto la situazione resti fragile.<\/p>\n<hr>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: La Fine del Mondo Prevedibile<\/h2>\n<p>Per trent&#8217;anni le imprese europee hanno operato in un ambiente tariffario sostanzialmente stabile con gli Stati Uniti. Le regole del WTO garantivano una cornice di riferimento, le variazioni erano marginali e prevedibili, i contratti pluriennali con importatori americani potevano essere firmati con ragionevole confidenza sui costi.<\/p>\n<p>Quel mondo non esiste pi\u00f9, e la questione non \u00e8 se torner\u00e0. La questione \u00e8 quanto le strutture operative delle aziende europee siano gi\u00e0 state ridisegnate per funzionare in assenza di quella stabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Il timing di questa analisi non \u00e8 casuale. L&#8217;8 maggio 2026 segna una fase in cui l&#8217;accordo di Turnberry \u00e8 formalmente sul tavolo ma non ancora pienamente vigente, mentre la minaccia di un aumento al 25% sui veicoli \u00e8 tornata a circolare nelle ultime ore. \u00c8 il momento in cui le aziende devono decidere se trattare l&#8217;attuale assetto come una temporanea finestra di relativa stabilit\u00e0 da sfruttare, o come l&#8217;anticamera di un&#8217;altra discontinuit\u00e0.<\/p>\n<p>Va ricordato che la Corte Suprema americana ha gi\u00e0 dimostrato di poter annullare interi pacchetti tariffari su basi procedurali, e che l&#8217;amministrazione ha dimostrato altrettanta velocit\u00e0 nel reintrodurli sotto statuti diversi. Il quadro legale americano non offre il tipo di protezione che le aziende europee si aspettavano da un paese con cui condividevano un&#8217;architettura commerciale costruita in decenni. Questa non \u00e8 una crisi congiunturale. \u00c8 un cambiamento strutturale nel modo in cui gli USA concepiscono le relazioni commerciali bilaterali.<\/p>\n<hr>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Volatilit\u00e0 Travestita da Normalit\u00e0<\/h2>\n<p>La cosa pi\u00f9 pericolosa degli ultimi mesi non \u00e8 stata la volatilit\u00e0 acuta, ma la sua progressiva normalizzazione. I mercati azionari europei hanno in parte scontato il nuovo regime tariffario, i titoli automotive hanno trovato nuovi equilibri di prezzo incorporando il 15% come scenario base, e i cambi valutari si sono assestati su livelli che riflettono il differenziale di rischio tra economia USA ed europea.<\/p>\n<p>Ma questa apparente stabilit\u00e0 maschera tre dinamiche che i dati macro non catturano completamente. Primo, la volatilit\u00e0 implicita sulle opzioni dei titoli automotive europei rimane strutturalmente elevata rispetto ai livelli pre-2025, il che significa che chi opera sui mercati dei capitali sta ancora prezzando un rischio di discontinuit\u00e0 che nei bilanci aziendali non \u00e8 ancora pienamente riflesso. Secondo, il costo del credito export per le PMI italiane \u00e8 aumentato in modo non lineare: le banche che valutano il rischio controparte su contratti con importatori americani incorporano oggi clausole di aggiustamento che cinque anni fa non esistevano. Terzo, i premi assicurativi SACE per il mercato americano sono cresciuti in misura maggiore rispetto a quanto i numeri aggregati suggeriscano, con effetti differenziali pesanti proprio sulle PMI con volumi di export contenuti, che non riescono ad ammortizzare il costo fisso della copertura su volumi sufficientemente alti.<\/p>\n<p>Sul fronte valutario, il dollaro ha mantenuto una relativa forza rispetto all&#8217;euro, ma il differenziale di rendimento tra titoli di stato americani ed europei \u00e8 diventato meno prevedibile nel breve termine, rendendo l&#8217;hedging valutario plurimestrale pi\u00f9 costoso e meno efficace come strumento di protezione del margine.<\/p>\n<hr>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane: Tre Orizzonti<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> Le aziende che hanno contratti pluriennali con importatori americani firmati prima di Turnberry si trovano in una situazione di rinegoziazione forzata. Il dazio al 15% ha gi\u00e0 eroso margini che nei contratti precedenti non erano stati prezzati, e molti importatori americani stanno esercitando pressione per redistribuire il costo. Chi non ha ancora definito una politica contrattuale esplicita su come gestire le variazioni tariffarie deve farlo adesso, prima che un eventuale aumento al 25% sui veicoli trasformi una rinegoziazione difficile in una rottura. Per le PMI del settore macchinari e componentistica, il monitoraggio dell&#8217;iter di approvazione finale di Turnberry nei governi nazionali UE nelle prossime settimane \u00e8 un indicatore operativo diretto: un&#8217;approvazione entro luglio consolida il quadro di riferimento almeno per i prossimi 12 mesi.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> Lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 che Turnberry venga formalmente approvato, ma che la sua attuazione rimanga parziale e soggetta a interpretazioni unilaterali da parte americana, in particolare su acciaio e alluminio. Le aziende che sopravvivono in questo ambiente sono quelle che hanno gi\u00e0 avviato una doppia strategia: mantenere l&#8217;export verso gli USA dove i margini lo reggono, costruire contemporaneamente alternative nei mercati in cui il contesto tariffario \u00e8 pi\u00f9 stabile, dalla penisola arabica al sud-est asiatico al Nord Africa. Il vero divario competitivo non sar\u00e0 tra chi esporta e chi non esporta negli USA, ma tra chi ha costruito una struttura di costi abbastanza flessibile da assorbire variazioni del 5-10% di dazio senza rivedere l&#8217;intera strategia commerciale.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> Il precedente strutturale che Turnberry ha creato \u00e8 questo: \u00e8 possibile ridisegnare completamente il sistema tariffario bilaterale tra due grandi economie avanzate senza passare dalle regole WTO, e l&#8217;altra parte accetta. Per le PMI italiane, questo significa che qualsiasi accordo commerciale futuro, con chiunque, va letto come potenzialmente rinegoziabile in qualsiasi momento. Il rapporto con i mercati di destinazione non \u00e8 pi\u00f9 una cornice stabile entro cui costruire strategie. \u00c8 esso stesso una variabile da gestire attivamente. Le aziende che emergeranno pi\u00f9 forti da questo ciclo non sono quelle che avranno trovato il modo di pagare meno dazi, ma quelle che avranno costruito strutture operative capaci di funzionare in scenari tariffari radicalmente diversi.<\/p>\n<hr>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Automotive e componentistica.<\/strong> L&#8217;esposizione \u00e8 diretta e numericamente documentata. Ma l&#8217;opportunit\u00e0 meno evidente \u00e8 nel reshoring parziale: alcune aziende italiane di componentistica di precisione stanno ricevendo richieste da produttori americani che vogliono ridurre la dipendenza da fornitori soggetti a dazi variabili. Chi riesce a proporre una soluzione ibrida, produzione europea con assemblaggio finale in USA o Messico, ha oggi un vantaggio competitivo che sei mesi fa non aveva.<\/p>\n<p><strong>Farmaceutico e dispositivi medici.<\/strong> Spesso trascurato nel dibattito sui dazi automotive, questo settore \u00e8 esposto in modo crescente. I negoziati di Turnberry hanno tenuto sostanzialmente fuori i farmaci dall&#8217;accordo finale, ma le pressioni americane per la localizzazione della produzione farmaceutica sono in aumento. Le aziende italiane del settore, da quelle di principi attivi alle imprese di packaging farmaceutico, devono monitorare l&#8217;evoluzione delle deroghe settoriali nelle prossime settimane.<\/p>\n<p><strong>Macchinari e beni strumentali.<\/strong> Questo \u00e8 il settore italiano con la maggiore dipendenza strutturale dal mercato americano dopo l&#8217;automotive, e paradossalmente quello con gli strumenti di negoziazione contrattuale pi\u00f9 sofisticati. Le macchine utensili, i sistemi di automazione, le linee di produzione su commessa hanno cicli di vendita lunghi e margini che possono assorbire meglio la variazione tariffaria rispetto ai beni di consumo. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta: i produttori americani che devono riportare produzione in patria hanno bisogno di macchinari europei di alta gamma che non hanno sostituti domestici comparabili. La domanda esiste. Il problema \u00e8 il costo di accesso al mercato.<\/p>\n<p><strong>Alimentare e agroalimentare di qualit\u00e0.<\/strong> L&#8217;accordo di Turnberry ha incluso concessioni agricole dell&#8217;UE verso gli USA, non concessioni americane verso l&#8217;Europa. Le aziende italiane di export alimentare verso gli USA operano quindi in un quadro rimasto sostanzialmente invariato, ma con il rischio che ulteriori pressioni negoziali future vadano proprio nella direzione opposta alle loro aspettative.<\/p>\n<hr>\n<h2>Rischi da Monitorare: Le Tre Crepe nel Muro<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio: Collasso negoziale di luglio.<\/strong> Se l&#8217;accordo di Turnberry non viene approvato dai governi nazionali entro il primo anniversario di luglio 2026, il quadro di riferimento si dissolve e si torna alla situazione ante-accordo, con tariffe pi\u00f9 alte e nessuna cornice di negoziazione condivisa. Per le imprese europee, questo non \u00e8 un rischio remoto: l&#8217;approvazione richiede unanimit\u00e0 tra i governi nazionali, e alcuni stati membri hanno gi\u00e0 espresso riserve sulla clausola acciaio e alluminio.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio: Erosione del meccanismo WTO.<\/strong> La logica di Turnberry ha di fatto sostituito la struttura WTO nel rapporto commerciale tra USA e UE. Se questo precedente si consolida, anche altri partner commerciali degli stati europei possono cominciare a esercitare pressioni per rinegoziazioni bilaterali al di fuori delle regole multilaterali. Il costo non \u00e8 solo il dazio in s\u00e9, ma la moltiplicazione dei fronti negoziali che le aziende devono monitorare.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio: Trasferimento dei costi a valle.<\/strong> Le grandi aziende europee con contratti long-term e potere negoziale hanno gi\u00e0 trovato modi parziali per ripartire il costo dei dazi tra produttore e importatore americano. Le PMI non hanno lo stesso potere contrattuale. Il rischio concreto \u00e8 che nei prossimi mesi si cristallizzi una struttura di mercato in cui i grandi gruppi mantengono l&#8217;accesso al mercato USA a costi aumentati ma gestibili, mentre le PMI vengono progressivamente espulse per incapacit\u00e0 di assorbire la volatilit\u00e0 tariffaria.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che mi colpisce di questa vicenda non \u00e8 il livello delle tariffe. Il 15% fa male, ma si pu\u00f2 lavorare su un 15% stabile. Quello che mi colpisce \u00e8 la velocit\u00e0 con cui le imprese europee, e italiane in particolare, hanno accettato l&#8217;incertezza come condizione normale di lavoro, invece di trattarla come un problema da risolvere strutturalmente.<\/p>\n<p>Quando leggo che le grandi aziende hanno costituito team dedicati al monitoraggio delle tariffe, al forecasting degli scenari e alla gestione delle variazioni, la prima reazione \u00e8 ammirazione per la capacit\u00e0 adattiva. La seconda reazione \u00e8 preoccupazione, perch\u00e9 quei team costano, quel lavoro sottrae risorse alla crescita, e quel costo ricade in misura molto maggiore sulle PMI che non possono permettersi una struttura simile.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa, in questa vicenda, sta dimostrando la sua contraddizione fondamentale: una capacit\u00e0 negoziale reale, dimostrata dal fatto che ha ottenuto un accordo scritto dal paese pi\u00f9 potente del mondo, e una debolezza strutturale nel trasformare quell&#8217;accordo in certezza operativa per le proprie imprese. Il Parlamento europeo ha approvato Turnberry con condizioni. I governi nazionali devono ancora ratificarlo. Il processo \u00e8 lungo per design, non per incapacit\u00e0, ma il risultato \u00e8 che le aziende stanno pagando il prezzo dell&#8217;incertezza istituzionale europea tanto quanto il prezzo delle tariffe americane.<\/p>\n<p>La lezione operativa che darei a qualunque imprenditore che mi consultasse in questo momento \u00e8 questa: smetti di aspettare che la certezza torni dall&#8217;esterno. Non torner\u00e0, almeno non in forma strutturale e duratura. Il lavoro da fare \u00e8 interno: costruire strutture di costo abbastanza flessibili, contratti abbastanza ben congegnati e portafogli di mercato abbastanza diversificati da rendere la variazione tariffaria una variabile gestibile invece di un&#8217;emergenza. Chi sta gi\u00e0 lavorando su questo ha un vantaggio competitivo reale. Chi sta aspettando che i governi risolvano il problema star\u00e0 aspettando ancora tra dodici mesi.<\/p>\n<hr>\n<h2>Domande e Risposte Dirette: Le Questioni che Ti Poni Ora<\/h2>\n<p><strong>D: Se l&#8217;accordo di Turnberry \u00e8 gi\u00e0 stato negoziato, perch\u00e9 le aziende rimangono ancora incerte?<\/strong><br \/>R: Perch\u00e9 Turnberry \u00e8 stato approvato dal Parlamento europeo, ma non \u00e8 stato ancora ratificato unanimemente dai governi nazionali. La finestra di incertezza rimane aperta fino a luglio 2026. Inoltre, anche con l&#8217;accordo in vigore, non \u00e8 chiaro come gli USA interpreteranno e attueranno le clausole su acciaio e alluminio, che rimangono sotto negoziazione separata.<\/p>\n<p><strong>D: Il 15% di dazio \u00e8 definitivo o pu\u00f2 cambiare di nuovo?<\/strong><br \/>R: Teoricamente \u00e8 il tasso sottoscritto da Turnberry. Praticamente, la sentenza della Corte Suprema americana ha gi\u00e0 dimostrato che le tariffe possono essere annullate per vizi procedurali. Gli USA hanno dimostrato capacit\u00e0 di reintrodurre tariffe sotto statuti diversi nel giro di settimane. Il 15% non \u00e8 definitivo finch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 una cornice legale americana che lo renda immutabile, e quella cornice oggi non esiste.<\/p>\n<p><strong>D: Le PMI italiane hanno ancora tempo per adattarsi?<\/strong><br \/>R: Hanno il tempo che passa da adesso al primo anniversario dell&#8217;accordo (luglio 2026). Se entro allora Turnberry viene ratificato e attuato senza modifiche, le PMI hanno un orizzonte di pianificazione stabile per i 12 mesi successivi. Se non viene ratificato, torneranno a tariffe pi\u00f9 alte e il costo dell&#8217;adattamento aumenter\u00e0 esponenzialmente. Il tempo non \u00e8 illimitato.<\/p>\n<p><strong>D: Conviene ancora esportare verso gli USA in queste condizioni?<\/strong><br \/>R: Dipende dai margini attuali della tua azienda. Se prima del dazio il margine lordo era del 30% e oggi \u00e8 del 15%, il mercato USA rimane interessante. Se \u00e8 sceso sotto il 10%, non \u00e8 pi\u00f9 sostenibile. La vera domanda non \u00e8 se esportare, ma come strutturare l&#8217;export: produzione europea con margini ridotti, reshoring parziale, o diversificazione verso mercati alternativi.<\/p>\n<p><strong>D: Quali sono i primi passi operativi che un&#8217;azienda dovrebbe fare adesso?<\/strong><br \/>R: Primo, fare un&#8217;analisi precisa di quanto il dazio attuale ha eroso il margine su ogni linea di prodotto verso gli USA. Secondo, verificare che i contratti con importatori americani abbiano clausole che permettano di gestire variazioni tariffarie. Terzo, iniziare a esplorare alternative geografiche. Quarto, valutare se la propria struttura di costi \u00e8 abbastanza flessibile per reggere uno shock al rialzo del 5-10% di dazio senza ridisegnare l&#8217;intera strategia.<\/p>\n<hr>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte USA-UE:<\/strong> la data spartiacque \u00e8 luglio 2026, primo anniversario di Turnberry. Monitorare se il commissario Sefcovic riesce a far approvare le clausole principali dell&#8217;accordo entro quella scadenza. Un&#8217;eventuale nuova minaccia americana al 25% sui veicoli nelle prossime settimane sarebbe il segnale che la finestra di stabilit\u00e0 si sta chiudendo prima del previsto.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte acciaio e alluminio:<\/strong> la clausola che il Parlamento europeo ha posto come condizione per Turnberry, cio\u00e8 la riduzione del dazio americano dal 50%, \u00e8 il vero nodo irrisolto. Qualsiasi dichiarazione dell&#8217;amministrazione americana su questo fronte nelle prossime settimane va trattata come un indicatore primario sullo stato reale del negoziato.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> volatilit\u00e0 implicita sui titoli automotive europei, in particolare sulle opzioni a scadenza settembre-dicembre 2026, come indicatore di quanto il mercato stia prezzando il rischio di un fallimento negoziale estivo. Spread tra rendimenti obbligazionari corporate investment grade del settore industriale europeo e americano come proxy del costo del capitale differenziale per chi esporta.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte delle PMI italiane:<\/strong> le condizioni di accesso al credito export e ai prodotti SACE nelle prossime settimane sono un indicatore concreto di come il sistema finanziario italiano stia valutando il rischio mercato USA. Un irrigidimento delle condizioni \u00e8 un segnale che anticipa difficolt\u00e0 operative concrete.<\/p>\n<hr>\n<h2>Il Conto che Nessuno Stava Emettendo<\/h2>\n<p>Torniamo al CFO di quella sala riunioni. Ha finito di rifare le proiezioni per la terza volta. Le numeri tornano, pi\u00f9 o meno. Ma il problema \u00e8 che sa gi\u00e0 che dovr\u00e0 rifarle di nuovo, probabilmente prima della fine del trimestre. E quella quarta volta, quella quinta, quella sesta: ecco dove sta il costo reale di questa storia.<\/p>\n<p>Non \u00e8 il 15% di dazio a ridisegnare la competitivit\u00e0 delle imprese europee sul mercato americano. \u00c8 il costo cognitivo, operativo e finanziario di vivere in un sistema in cui qualsiasi parametro pu\u00f2 cambiare senza preavviso che sta progressivamente separando le aziende che hanno strutture abbastanza robuste da gestire l&#8217;incertezza da quelle che non ce l&#8217;hanno.<\/p>\n<p>Turnberry \u00e8 un accordo reale, negoziato da interlocutori seri, scritto in buona fede da entrambe le parti. Ma un accordo scritto in un mondo che pu\u00f2 ignorarlo in qualsiasi momento non \u00e8 una certezza. \u00c8 un&#8217;aspettativa. E le aziende che costruiscono la propria strategia su aspettative invece che su strutture interne solide sono sempre le prime a trovarsi in difficolt\u00e0 quando le aspettative non vengono rispettate.<\/p>\n<p>Pianificare su scenari multipli non \u00e8 pessimismo. \u00c8 il nuovo standard minimo per chiunque voglia fare export in modo professionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Fatto in Numeri: Quattordici Mesi di Tariffe in Continuo Movimento Da febbraio 2025 a oggi, il rapporto tariffario tra USA e Unione Europea ha subito almeno sei discontinuit\u00e0 significative, ciascuna delle quali ha reso obsoleti i modelli di previsione delle aziende esportatrici. 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