{"id":651,"date":"2026-05-26T11:34:36","date_gmt":"2026-05-26T10:34:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/fondi-ue-tagliati-rischi-per-gli-appalti-pubblici-italiani"},"modified":"2026-05-26T12:00:04","modified_gmt":"2026-05-26T11:00:04","slug":"fondi-ue-tagliati-rischi-per-gli-appalti-pubblici-italiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/fondi-ue-tagliati-rischi-per-gli-appalti-pubblici-italiani","title":{"rendered":"Fondi UE tagliati: rischi per gli appalti pubblici italiani"},"content":{"rendered":"<p>Bruxelles, 26 maggio 2026. Nella sala riunioni del Consiglio dell&#8217;Unione Europea, i ministri degli Affari Europei si sono seduti attorno a un tavolo per negoziare 1.800 miliardi di euro di spesa pubblica. Fuori da quella stanza, Budapest aspetta 6,3 miliardi di fondi di coesione congelati. Le regioni del Sud Italia aspettano. Le Marche, la Basilicata, la Sicilia aspettano. Ogni metro di metropolitana non rinnovato, ogni sistema di protezione dalle alluvioni non costruito, ogni progetto di efficienza energetica in standby \u00e8 un contratto che qualcuno non firmer\u00e0.<\/p>\n<p>Il bilancio pluriennale UE 2028-2034 non \u00e8 una questione di contabilit\u00e0 europea. \u00c8 il documento che decide quali mercati regionali cresceranno, quali si fermeranno, e quali catene di fornitura locali rimarranno aperte per le imprese che sanno dove guardare.<\/p>\n<p>Per un imprenditore italiano con commesse pubbliche, partnership con enti locali, o fornitori nelle regioni meno sviluppate d&#8217;Europa, quello che si decide a Bruxelles nelle prossime settimane non \u00e8 un&#8217;astrazione politica. \u00c8 il piano di investimento del tuo principale cliente potenziale per i prossimi sette anni.<\/p>\n<h2>Il Fatto in Numeri: 1.800 Miliardi di Euro in Gioco<\/h2>\n<p>Il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale dell&#8217;Unione Europea, attualmente in negoziato, vale circa 1.800 miliardi di euro. Di questi, due voci storiche concentrano la quota pi\u00f9 rilevante di impatto sulle regioni: la Politica Agricola Comune e la Politica di Coesione.<\/p>\n<p>La sola Ungheria vede congelati 6,3 miliardi in fondi di coesione per lo sviluppo regionale, ai quali si sommano le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, condizionate al raggiungimento di 27 milestone specifiche. Non \u00e8 un caso isolato. Secondo i dati della Commissione Europea, al maggio 2026 diversi stati membri registrano ritardi significativi nell&#8217;assorbimento dei fondi strutturali 2021-2027, con percentuali di spesa certificata ancora sotto il 30% del totale allocato in alcuni casi.<\/p>\n<p>Il Comitato Europeo delle Regioni, nel suo ultimo posizionamento ufficiale sul bilancio, ha denunciato esplicitamente due tendenze nella proposta della Commissione. La prima \u00e8 la ricentralizzazione delle risorse verso il livello nazionale e comunitario, sottraendole alla governance regionale. La seconda \u00e8 la progressiva sconnessione dei fondi di coesione dal mercato unico, rompendo la logica che li ha resi efficaci per trent&#8217;anni. Secondo le stime del Comitato, ogni euro investito attraverso la politica di coesione genera tra 2,1 e 2,7 euro di PIL regionale nel lungo periodo, un moltiplicatore che nessuno strumento centralizzato ha mai replicato.<\/p>\n<p>I paesi contributori netti, guidati da Germania, Paesi Bassi e Austria, spingono per ridurre il bilancio complessivo e ridisegnare le priorit\u00e0 verso difesa, competitivit\u00e0 tecnologica e gestione delle frontiere. La frattura non \u00e8 ideologica, \u00e8 geografica. Chi ha gi\u00e0 un&#8217;infrastruttura competitiva tende a preferire un&#8217;Europa pi\u00f9 snella. Chi dipende dalla convergenza regionale per crescere ha molto da perdere.<\/p>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: La Finestra che si Chiude<\/h2>\n<p>I negoziati sul Quadro Finanziario Pluriennale seguono tempi rigidi e non negoziabili. L&#8217;accordo politico deve maturare entro fine 2026 per permettere l&#8217;adozione formale nel 2027 e l&#8217;operativit\u00e0 dei programmi dal 2028. Ogni settimana di stallo \u00e8 una settimana in cui la geometria finale del bilancio viene ridisegnata lontano dalla luce pubblica, nei corridoi dei Consigli tecnici e nelle delegazioni bilaterali che precedono i vertici.<\/p>\n<p>Il timing non \u00e8 casuale neanche sul fronte dei fondi congelati. La situazione ungherese \u00e8 emblematica perch\u00e9 rappresenta il banco di prova politico pi\u00f9 visibile del meccanismo di condizionalit\u00e0, introdotto nel 2021 e mai davvero testato alla piena scala prima. Quello che succede a Budapest nelle prossime settimane, se i fondi vengono sbloccati o restano congelati, definisce la credibilit\u00e0 dello strumento per tutti gli altri stati membri.<\/p>\n<p>Sullo sfondo, il discorso tenuto a Francoforte dal governatore Fed Waller lo scorso 22 maggio ha segnalato un cambiamento nella valutazione dei rischi di politica monetaria globale. L&#8217;uscita da una modalit\u00e0 di attesa ha implicazioni per il costo del debito sovrano europeo e quindi per la capacit\u00e0 degli stati di cofinanziare i programmi UE, un requisito strutturale della politica di coesione che viene sistematicamente sottovalutato nel dibattito pubblico.<\/p>\n<p>In parallelo, l&#8217;intervista di Philip Lane del 26 maggio a Nikkei e quella di Isabel Schnabel a Reuters confermano che la BCE osserva con attenzione la traiettoria fiscale degli stati membri. Un bilancio UE ridotto sposta costi sugli stati nazionali, che devono trovare spazio fiscale proprio mentre la pressione inflazionistica e il debito legacy rendono questo spazio sempre pi\u00f9 stretto.<\/p>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Segnali Deboli da Leggere Adesso<\/h2>\n<p>I mercati finanziari non prezzano ancora apertamente il rischio di un bilancio UE ridimensionato, perch\u00e9 i negoziati sono opachi e i tempi lunghi. Ma alcuni segnali strutturali stanno emergendo.<\/p>\n<p>Gli spread sovrani dei paesi periferici, Italia inclusa, hanno registrato nelle ultime settimane una volatilit\u00e0 latente superiore alla norma stagionale, in parte attribuibile all&#8217;incertezza sulle prospettive di cofinanziamento europeo. I mercati obbligazionari scontano un rischio di riduzione del trasferimento netto ai paesi beneficiari netti della coesione.<\/p>\n<p>Sul fronte valutario, l&#8217;euro ha tenuto rispetto al dollaro in un range stretto, ma la debolezza strutturale dell&#8217;euro riflette anche l&#8217;incapacit\u00e0 europea di presentare un progetto fiscale comune credibile. Un bilancio ridotto e centralizzato non \u00e8 il segnale che i mercati si aspettano da un blocco che vuole competere con il progetto fiscale americano e le ambizioni cinesi.<\/p>\n<p>La vera volatilit\u00e0 implicita da monitorare non \u00e8 quella finanziaria ma quella operativa. I fondi di coesione e i PNRR alimentano centinaia di gare d&#8217;appalto pubbliche in tutta Europa. Un rallentamento nei flussi di cassa verso le regioni si traduce, con un ritardo di 6-12 mesi, in gare deserte, cantieri fermi, e contratti rinviati. Per le imprese con una quota rilevante di fatturato legata a commesse pubbliche europee, questo \u00e8 il rischio pi\u00f9 concreto e meno visibile.<\/p>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane: Tre Orizzonti<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> Chi ha offerte in corso su bandi finanziati da fondi strutturali in regioni a rischio di congelamento, o ha partnership con enti locali in paesi come Ungheria, Romania, Bulgaria, deve verificare oggi la solidit\u00e0 finanziaria della controparte pubblica. I ritardi nei pagamenti su commesse cofinanziate dall&#8217;UE tendono ad accumularsi proprio nelle fasi di transizione tra un periodo di programmazione e l&#8217;altro. Il rischio di credito su clienti pubblici europei \u00e8 sottostimato dai CFO italiani che lo trattano alla stregua del rischio su enti pubblici italiani, ignorando la dipendenza dai flussi UE.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> Lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 un accordo politico sul bilancio che riduce la quota destinata alla coesione tradizionale, spostandola verso fondi tematici centralizzati legati alla transizione verde e digitale. Per le imprese italiane, questo significa che le opportunit\u00e0 non spariscono, ma cambiano indirizzo. Chi era posizionato sulle infrastrutture generali dovr\u00e0 riposizionarsi su efficienza energetica, digitalizzazione degli enti locali, mobilit\u00e0 sostenibile. Le categorie merceologiche che beneficiano dai nuovi indirizzi della spesa pubblica europea sono gi\u00e0 identificabili: sistemi di monitoraggio energetico, software di gestione per PA, impianti fotovoltaici per edifici pubblici, veicoli elettrici per trasporto pubblico locale.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> Il precedente strutturale \u00e8 chiaro. Se la ricentralizzazione del bilancio si consolida, il modello di sviluppo regionale europeo cambia in modo permanente. Le regioni meno sviluppate convergono pi\u00f9 lentamente, la divergenza interna all&#8217;UE aumenta, e il mercato unico si frammenta di fatto anche se resta integrato de jure. Per le imprese italiane, questo ha due implicazioni opposte. Nel breve, meno concorrenza nelle regioni rallentate. Nel lungo, mercati domestici pi\u00f9 deboli e meno capacit\u00e0 di spesa nei paesi che avrebbero dovuto diventare sbocchi naturali per il Made in Italy.<\/p>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Costruzioni e Infrastrutture<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;esposizione diretta \u00e8 la pi\u00f9 ovvia: appalti pubblici europei, lavori di riqualificazione urbana, infrastrutture di trasporto e idrauliche sono alimentati in larga parte dai fondi di coesione. Ma l&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nella specializzazione. Le imprese italiane che sanno progettare e realizzare interventi di efficienza energetica su edifici pubblici, o sistemi di protezione idrogeologica, sono esattamente quelle che i nuovi indirizzi del bilancio UE privilegiano. Il problema \u00e8 che molte di queste imprese non sanno partecipare a gare europee, si fermano al mercato italiano, e lasciano il campo libero ai competitor nordeuropei pi\u00f9 abituati alla dimensione transnazionale.<\/p>\n<p><strong>Macchinari e Automazione Industriale<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;esposizione \u00e8 meno evidente ma strutturalmente rilevante. I fondi di coesione finanziano ammodernamento di impianti industriali nelle regioni meno sviluppate, spesso attraverso incentivi alle imprese locali che poi acquistano macchinari. Una riduzione dei fondi, o il loro spostamento verso tematiche diverse dall&#8217;industrializzazione generica, comprime la domanda da paesi come Polonia, Romania, Ungheria, che sono tra i principali acquirenti di macchinari italiani. Questa \u00e8 una catena di trasmissione che pochi analisti del settore hanno ancora misurato.<\/p>\n<p><strong>Consulenza, Progettazione e Servizi alle PA<\/strong><\/p>\n<p>Questo \u00e8 il settore con l&#8217;opportunit\u00e0 nascosta pi\u00f9 grande e meno sfruttata. La gestione dei fondi UE \u00e8 diventata enormemente pi\u00f9 complessa con l&#8217;introduzione del DNSH (Do No Significant Harm), degli standard di rendicontazione ESG, e dei requisiti di milestone. Le regioni e i comuni europei meno strutturati hanno un bisogno crescente di consulenza tecnica specializzata per accedere ai fondi e rispettare le condizionalit\u00e0. Il mercato italiano della consulenza alle PA \u00e8 frammentato e provinciale. Poche imprese hanno fatto il salto verso la dimensione europea, anche se le competenze tecniche necessarie esistono. Chi si muove nei prossimi 12-18 mesi intercetta una domanda che crescer\u00e0 proprio perch\u00e9 il bilancio diventa pi\u00f9 selettivo e le condizionalit\u00e0 pi\u00f9 stringenti.<\/p>\n<h2>Rischi da Monitorare: La Trappola Nascosta nel Negoziato<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio: Ricentralizzazione silenziosa<\/strong><\/p>\n<p>Il nuovo bilancio potrebbe mantenere i numeri nominali della coesione ma spostarne la gestione verso fondi centralizzati con criteri nazionali piuttosto che regionali. Questo significa che il soggetto decisore cambia, le priorit\u00e0 cambiano, e le imprese che avevano costruito relazioni con gli enti regionali si trovano a navigare in un sistema nuovo. Il rischio non \u00e8 il taglio, \u00e8 l&#8217;invisibilit\u00e0 del cambiamento fino a quando non \u00e8 troppo tardi per adattarsi.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio: Effetto domino sui PNRR<\/strong><\/p>\n<p>I piani nazionali di ripresa e resilienza scadono nel 2026-2027 e le risorse non spese tornano alla Commissione. Un eventuale accordo politico sul nuovo bilancio che arrivi in ritardo, o in forma ridotta, lascia un vuoto di programmazione tra la fine dei PNRR e l&#8217;avvio dei nuovi programmi. Questo vuoto, tecnicamente chiamato gap di programmazione, si \u00e8 gi\u00e0 verificato tra il 2014 e il 2015, con conseguenze significative sulla spesa pubblica in infrastrutture in diversi paesi. Chi dipende dalla continuit\u00e0 di questa spesa dovrebbe iniziare a pianificare scenari di ricavo alternativi.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio: Congelamento contagioso<\/strong><\/p>\n<p>La condizionalit\u00e0 macro-economica, applicata oggi principalmente a Ungheria e Polonia in forma attenuata, potrebbe espandersi come strumento ordinario del nuovo bilancio. Se paesi come Romania o Bulgaria entrassero in una fase di tensione politica con Bruxelles, miliardi di euro di commesse si bloccherebbero con effetti immediati sulle imprese europee che vi operano. Il meccanismo \u00e8 gi\u00e0 stato testato, e i mercati finanziari non lo prezzano adeguatamente perch\u00e9 assumono che il rischio politico europeo sia basso per definizione.<\/p>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che i titoli dei giornali chiamano &#8220;negoziato sul bilancio europeo&#8221; \u00e8, nella sostanza, una disputa su chi controlla le leve dello sviluppo economico nelle prossime due generazioni. La proposta di ricentralizzare i fondi di coesione non nasce da un&#8217;analisi di efficacia, perch\u00e9 l&#8217;evidenza empirica sulla coesione \u00e8 robusta e positiva. Nasce da un calcolo politico: in tempi di crisi, chi detiene il potere distributivo detiene il potere tout court.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa sta facendo qualcosa di contraddittorio. Da un lato invoca l&#8217;autonomia strategica, la resilienza, la riduzione della dipendenza da potenze esterne. Dall&#8217;altro smonta sistematicamente lo strumento che per trent&#8217;anni ha prodotto convergenza interna, cio\u00e8 la precondizione di qualsiasi autonomia collettiva. Un&#8217;Europa in cui la Slovacchia e la Bulgaria restano economicamente distanti dalla Germania non \u00e8 un attore strategico unitario. \u00c8 un mercato a geometria variabile che i concorrenti esterni sanno come frammentare.<\/p>\n<p>Per gli imprenditori italiani, la lezione operativa \u00e8 una sola. Non aspettare che il negoziato finisca per capire come cambier\u00e0 il contesto. Le imprese che sopravvivono ai cambiamenti strutturali del bilancio europeo sono quelle che hanno gi\u00e0 diversificato i propri interlocutori pubblici e privati, che non dipendono da un solo flusso di spesa, e che conoscono la geografia dei fondi abbastanza da anticipare dove si sposteranno le risorse prima che la decisione sia ufficiale. Le altre scopriranno il cambiamento quando il loro cliente pubblico di riferimento smette di rispondere alle chiamate.<\/p>\n<h2>Domande Frequenti: Cosa Cambier\u00e0 per la Tua Azienda<\/h2>\n<p><strong>Quando entrare in azione se la mia azienda dipende dai fondi UE?<\/strong><\/p>\n<p>Ora. Non tra sei mesi, non quando il bilancio sar\u00e0 approvato. I negoziati in corso stanno gi\u00e0 ridisegnando le priorit\u00e0 della spesa. Le imprese che attendono l&#8217;approvazione ufficiale per adattare la propria strategia commerciale perderanno il vantaggio della tempestivit\u00e0. Chi ha clienti pubblici europei dovrebbe gi\u00e0 verificare la loro esposizione ai nuovi indirizzi del bilancio e prepararsi a riorientare l&#8217;offerta.<\/p>\n<p><strong>Come faccio a sapere se i miei clienti pubblici sono a rischio di congelamento dei fondi?<\/strong><\/p>\n<p>Cerca tre indicatori. Il primo \u00e8 la loro dipendenza dai fondi di coesione per finanziare i tuoi progetti (sopra il 60% del budget \u00e8 una soglia di attenzione). Il secondo \u00e8 il loro stato di avanzo nella certificazione della spesa, disponibile in pubblico sui siti dei ministeri competenti. Il terzo \u00e8 il loro paese di ubicazione: Ungheria, Romania, Bulgaria, e in parte Polonia mostrano profili di rischio pi\u00f9 alti. Contatta i tuoi referenti e chiedi direttamente del loro piano di cofinanziamento per i prossimi 18 mesi.<\/p>\n<p><strong>Quali settori avranno pi\u00f9 opportunit\u00e0 dal nuovo bilancio?<\/strong><\/p>\n<p>La transizione verde e digitale rimarr\u00e0 la priorit\u00e0 anche se il bilancio complessivo scende. Chi sa progettare e realizzare sistemi di efficienza energetica, infrastrutture di digitalizzazione per PA, mobilit\u00e0 sostenibile avr\u00e0 mercato solido. Chi \u00e8 fermo su infrastrutture generiche dovr\u00e0 spostarsi. La consulenza specializzata nel navigare la complessit\u00e0 dei nuovi fondi \u00e8 un&#8217;area in cui le piccole imprese italiane possono competere con vantaggio rispetto ai big player nordeuropei, a patto che si strutturino per lavorare in transnazionale.<\/p>\n<p><strong>Se il mio settore \u00e8 esposto, che cosa posso fare adesso?<\/strong><\/p>\n<p>Tre azioni concrete. Uno: diversifica i tuoi clienti pubblici europei, non restare concentrato su una sola regione o paese. Due: specializzati su uno dei tre assi di investimento che sopravviveranno al taglio (efficienza energetica, digitalizzazione, mobilit\u00e0 sostenibile). Tre: costruisci una partnership con una societ\u00e0 di consulenza europea specializzata in gestione fondi UE, se non hai in-house le competenze per navigare la complessit\u00e0 crescente dei bandi.<\/p>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte del negoziato di bilancio:<\/strong> posizione finale del Consiglio Europeo sulla quota destinata alla coesione nel QFP 2028-2034; proposta della presidenza polacca di turno sul meccanismo di governance; dichiarazioni dei ministri delle finanze dei paesi contributori netti dopo il Consiglio del 26 maggio.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei paesi a rischio di congelamento:<\/strong> milestone di verifica per Ungheria e Romania nei prossimi 60 giorni; eventuali procedure di infrazione formali che potrebbero bloccare ulteriori tranche; dichiarazioni della Commissione sui pagamenti in sospeso.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> spread BTP-Bund come proxy del costo di cofinanziamento italiano; decisioni della BCE sulla traiettoria dei tassi nelle prossime riunioni di giugno-settembre, cruciali per la sostenibilit\u00e0 del debito degli enti locali europei; dati di assorbimento fondi strutturali pubblicati dalla DG REGIO.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte settoriale:<\/strong> bandi pubblicati da regioni e comuni in Polonia, Romania e paesi baltici nei prossimi 90 giorni, indicatori anticipatori della spesa che verr\u00e0; andamento degli ordinativi esteri nel settore macchinari verso Europa orientale, pubblicati da UCIMU e Federmacchine.<\/p>\n<h2>Chi Non Legge la Mappa Prima Che Venga Ridisegnata<\/h2>\n<p>Torniamo a Bruxelles, dove quei ministri stanno ancora negoziando. La persona che ha parlato al microfono questa mattina, l&#8217;ex vicesindaco di Budapest, ha usato una frase precisa: siamo noi a soffrire, non sono numeri in una tabella. Ha ragione su entrambe le cose.<\/p>\n<p>La politica di coesione europea non \u00e8 mai stata solo redistribuzione. \u00c8 stata il meccanismo attraverso cui il mercato unico ha mantenuto la propria legittimit\u00e0 politica nei paesi che altrimenti avrebbero visto solo i costi dell&#8217;integrazione senza i benefici. Ridurla o centralizzarla senza un sostituto credibile non \u00e8 un&#8217;ottimizzazione tecnica. \u00c8 una scommessa sul fatto che la coesione sociale europea regger\u00e0 anche senza investimento pubblico convergente.<\/p>\n<p>Per le imprese italiane, la dinamica \u00e8 questa: il mercato europeo che cresce insieme \u00e8 il mercato che compra italiano. Quello che diverge compra dove trova la soluzione pi\u00f9 veloce, con meno burocrazia e meno distanza culturale.<\/p>\n<p>Un bilancio europeo ridotto non \u00e8 una notizia di politica estera. \u00c8 il piano di sviluppo del tuo mercato di prossimit\u00e0 per i prossimi sette anni, e la domanda rilevante non \u00e8 se ti piace come \u00e8 fatto, ma se sai gi\u00e0 dove stai guardando quando cambia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bruxelles, 26 maggio 2026. Nella sala riunioni del Consiglio dell&#8217;Unione Europea, i ministri degli Affari Europei si sono seduti attorno a un tavolo per negoziare 1.800 miliardi di euro di spesa pubblica. Fuori da quella stanza, Budapest aspetta 6,3 miliardi di fondi di coesione congelati. Le regioni del Sud Italia aspettano. 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