{"id":658,"date":"2026-05-27T19:04:19","date_gmt":"2026-05-27T18:04:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/accordo-hormuz-rischi-e-opportunita-per-le-imprese"},"modified":"2026-05-27T19:30:04","modified_gmt":"2026-05-27T18:30:04","slug":"accordo-hormuz-rischi-e-opportunita-per-le-imprese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/accordo-hormuz-rischi-e-opportunita-per-le-imprese","title":{"rendered":"Accordo Hormuz: rischi e opportunit\u00e0 per le imprese"},"content":{"rendered":"<p><strong>Un accordo sul Golfo Persico non \u00e8 un trattato di pace. \u00c8 un contratto finanziario travestito da diplomazia, in cui entrambe le parti comprano tempo per non pagare il costo immediato dell&#8217;escalation.<\/strong><\/p>\n<p>Il segnale che arriva oggi dai mercati lo conferma: i titoli del settore travel e trasporto aereo salgono sull&#8217;ottimismo di chi scommette sulla fine del conflitto, mentre almeno uno strategist di Wall Street ha gi\u00e0 definito quell&#8217;ottimismo prematuro. Hanno ragione entrambi, in senso diverso. Il rischio di breve \u00e8 che si chiuda. Il rischio strutturale \u00e8 cosa rimane aperto anche dopo.<\/p>\n<p>Per chi gestisce una filiera produttiva o un canale export con esposizione energetica o logistica, la domanda non \u00e8 &#8220;si firma o non si firma?&#8221; La domanda \u00e8: quali delle tue ipotesi di costo si basavano su uno scenario che gi\u00e0 non esiste pi\u00f9, e non lo sapevi?<\/p>\n<hr>\n<h2>Il Fatto in Numeri: la Fotografia del Canale<\/h2>\n<p>Prima del conflitto, circa un quinto dell&#8217;energia mondiale transitava dallo Stretto di Hormuz ogni giorno. Non solo petrolio grezzo: fertilizzanti, urea, elio, gas naturale liquefatto. La stima pi\u00f9 conservativa dell&#8217;International Crisis Group indica che, se il canale rimane chiuso nelle prossime settimane, centinaia di migliaia di persone nei paesi del Sud globale rischiano conseguenze dirette per la sicurezza alimentare, in ragione della carenza di fertilizzanti azotati a base di urea, la cui produzione dipende dal gas iraniano e del Golfo.<\/p>\n<p>I ventiquattro o venticinque transiti registrati nella giornata di ieri rappresentano meno del venti per cento del traffico ordinario. Il blocco non \u00e8 totale, ma \u00e8 abbastanza da generare un effetto assorbimento forzato sulle rotte alternative: il Capo di Buona Speranza allungata di dodici-quindici giorni, costi di nolo e assicurazioni marittimi ancora su livelli anomali, premi di guerra che i broker londinesi di Lloyds&#8217;s non hanno ancora normalizzato.<\/p>\n<p>La BCE ha pubblicato stamattina il proprio Financial Stability Review di maggio 2026, segnalando che le vulnerabilit\u00e0 di stabilit\u00e0 finanziaria restano elevate mentre si dispiega lo shock geoeconomico in corso. Non \u00e8 un bollettino di crisi, ma \u00e8 esattamente il tipo di linguaggio che le banche centrali usano quando vogliono dire che la situazione \u00e8 seria senza innescare reazioni di panico nei mercati.<\/p>\n<p>Sul fronte americano, Christopher Waller ha parlato a Francoforte il 22 maggio di &#8220;cambiamento nel profilo dei rischi di policy&#8221;, segnale che la Fed monitora gli effetti energetici sull&#8217;inflazione interna. L&#8217;accelerazione dei prezzi energetici \u00e8 uno dei driver che rende urgente per l&#8217;amministrazione Trump trovare un accordo: ogni settimana di blocco del Golfo \u00e8 un costo politico che si accumula in vista del ciclo elettorale.<\/p>\n<hr>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: il Timing Non \u00c8 Casuale<\/h2>\n<p>L&#8217;accordo parziale sul Golfo arriva in un momento in cui la pressione interna americana sul costo dell&#8217;energia \u00e8 massima. L&#8217;Iran, dal canto suo, non pu\u00f2 esportare petrolio e vede erodere la propria capacit\u00e0 di bilancio ogni settimana. La logica \u00e8 quella di due attori che si danneggiavano reciprocamente e hanno trovato conveniente fare un passo indietro sincronizzato su un obiettivo condiviso, mantenendo per\u00f2 aperte tutte le questioni che contano davvero.<\/p>\n<p>La differenza con il JCPOA del 2015 \u00e8 fondamentale. Quell&#8217;accordo era il prodotto di due anni e mezzo di trattative costruttive tra parti che cercavano un risultato mutuamente vantaggioso. Il memorandum d&#8217;intesa che si sta delineando oggi nasce da un conflitto, con un grado di sfiducia reciproca che l&#8217;analista dell&#8217;International Crisis Group intervistato da CNN ha definito il pi\u00f9 alto mai registrato. Non \u00e8 un accordo che risolve i problemi, \u00e8 un accordo che li rinvia.<\/p>\n<p>E questo, per chi legge i mercati con la testa di un imprenditore, \u00e8 il dato operativo essenziale: la volatilit\u00e0 non sparisce con la firma del memorandum. Si trasforma. Passa da volatilit\u00e0 acuta, quella che i mercati prezzano nei futures del petrolio e nei premi assicurativi, a volatilit\u00e0 latente, quella che non appare sui giornali ma si accumula nei bilanci sotto forma di scorte sovradimensionate, hedging mal calibrato e contratti di fornitura scritti su ipotesi che il mercato non convalida pi\u00f9.<\/p>\n<hr>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Segnali Spot e Segnali Strutturali<\/h2>\n<p>Il movimento dei titoli travel rilevato oggi su Wall Street, con Delta, United e MGM tra i maggiori rialzisti dell&#8217;S&#038;P 500, \u00e8 un segnale spot: il mercato prezza la probabilit\u00e0 di un accordo imminente. \u00c8 un segnale reale, ma \u00e8 anche il tipo di posizionamento che si inverte velocemente se la seconda fase negoziale sul nucleare si inceppa entro sessanta giorni.<\/p>\n<p>Il petrolio ha gi\u00e0 incorporato parte del premio di rischio nelle ultime settimane. Un accordo che ripristina i transiti commerciali toglierebbe pressione sul Brent e sull&#8217;Henry Hub, ma la velocit\u00e0 del repricing dipende da quanto il mercato si fida della tenuta dell&#8217;intesa. Con la supervisione affidata a Iran e Oman, senza presenza militare americana nella regione, gli operatori di commodity rimarranno cauti: non abbassano le coperture finch\u00e9 la situazione non \u00e8 stabile per almeno due o tre settimane consecutive.<\/p>\n<p>Le valute dei paesi emergenti esposti all&#8217;energia, come il rand sudafricano, la rupia indiana, la lira turca, possono beneficiare di un allentamento del blocco pi\u00f9 rapidamente del petrolio stesso, perch\u00e9 il mercato valutario incorpora le aspettative pi\u00f9 velocemente dei fondamentali fisici. Ma l&#8217;euro resta in una posizione ambigua: l&#8217;Europa importa energia, quindi trae vantaggio da Hormuz aperta, ma non ha nessuna leva nell&#8217;accordo in corso e nessuna voce nella stanza dove si decide.<\/p>\n<p>La volatilit\u00e0 implicita sui futures energetici, che aveva raggiunto picchi anomali durante le prime settimane del conflitto, si \u00e8 parzialmente compressa ma non \u00e8 ancora tornata a livelli di normalit\u00e0 pre-guerra. \u00c8 l\u00ec che si legge il segnale strutturale: il mercato non crede ancora che l&#8217;accordo regga.<\/p>\n<hr>\n<h2>Impatto per le Imprese Europee: Tre Orizzonti su Hormuz<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> il ripristino parziale del transito non elimina i costi aggiuntivi gi\u00e0 incorporati nei contratti di trasporto e nelle polizze assicurative marittime. Chi ha firmato contratti di fornitura o di vendita con clausole CIF o CFR su rotte che passano per il Golfo nelle ultime settimane potrebbe trovarsi con spread assicurativi elevati anche dopo la riapertura formale del canale, perch\u00e9 i broker non normalizzano i premi finch\u00e9 la situazione non \u00e8 stabile per un periodo prolungato. Il rischio immediato non \u00e8 &#8220;il blocco continua&#8221;, \u00e8 &#8220;ho gi\u00e0 pagato il costo dell&#8217;emergenza e non recupero nulla&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> la vera partita \u00e8 la seconda fase negoziale sul nucleare iraniano, che inizier\u00e0 entro sessanta giorni dall&#8217;accordo sul Golfo. Se quella fase si inceppa, la riapertura del canale pu\u00f2 essere reversibile in settimane. Lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 una finestra di stabilit\u00e0 di sei-dodici mesi durante la quale i flussi commerciali si normalizzano parzialmente, ma con una coda di rischio che impedisce la piena normalizzazione dei costi logistici. Le imprese che sopravvivono bene in questo scenario sono quelle che hanno gi\u00e0 diversificato le rotte, che hanno fornitori alternativi non esposti al Golfo e che non hanno costruito i propri piani di acquisto su ipotesi di normalit\u00e0 energetica pre-2026.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> il precedente strutturale di questo accordo \u00e8 che la supervisione dello Stretto di Hormuz viene affidata a Iran e Oman, non a una presenza militare internazionale o a un meccanismo multilaterale. Se questa architettura si consolida, significa che la chiave del transito resta nelle mani di Teheran anche in periodi di tensione. Ogni accordo commerciale con esposizione energetica o logistica al Golfo deve incorporare permanentemente una componente di rischio politico iraniano che prima era considerata residuale. Non \u00e8 una novit\u00e0 assoluta, ma \u00e8 un cambio di ordine di grandezza nella probabilit\u00e0 di attivazione.<\/p>\n<hr>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Chimica e fertilizzanti.<\/strong> Il gancio meno visibile ma pi\u00f9 urgente. L&#8217;urea e i fertilizzanti azotati che transitano per Hormuz alimentano la catena agroalimentare europea, in particolare le imprese di trasformazione che acquistano materie prime agricole sui mercati internazionali. Un blocco prolungato del canale nei prossimi mesi avrebbe avuto impatti sui prezzi dei cereali e dei derivati gi\u00e0 nelle campagne agricole 2026-2027. La riapertura parziale attenua il rischio, ma non lo azzera finch\u00e9 i volumi non tornano a livelli pre-guerra. Per chi produce o acquista packaging, conserve, ingredienti trasformati, la normalizzazione dei costi delle materie prime agricole dipende direttamente dall&#8217;evoluzione di questo accordo.<\/p>\n<p><strong>Macchinari e automazione industriale.<\/strong> L&#8217;esposizione \u00e8 indiretta ma strutturale. I mercati del Golfo, in particolare UAE, Arabia Saudita e Kuwait, sono destinatari significativi dell&#8217;export italiano di macchinari. Durante il conflitto, molti buyer regionali hanno rallentato le decisioni di acquisto per incertezza logistica e finanziaria. La riapertura del canale non riattiva automaticamente i cicli di acquisto: ci vogliono settimane perch\u00e9 la fiducia torni e le commesse riprendano. Chi ha relazioni gi\u00e0 consolidate con distributori regionali recupera prima. Chi stava entrando per la prima volta in quei mercati si trova di fronte a un reset delle tempistiche.<\/p>\n<p><strong>Componentistica automotive e supply chain asiatica.<\/strong> L&#8217;esposizione pi\u00f9 sottile e meno discussa. Molti componenti prodotti in Asia meridionale e orientale, in particolare India e Pakistan, raggiungono l&#8217;Europa via Golfo. La riapertura del canale non risolve immediatamente i ritardi accumulati nelle ultime settimane: ci sono code di navi, attese nei porti, ricalibrazione dei piani di carico. Per chi ha linee di produzione con componenti a basso magazzino e alta dipendenza dalla frequenza di rifornimento, il rischio di stock-out persiste anche nelle prime settimane dopo l&#8217;accordo. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 per chi aveva gi\u00e0 strutturato magazzini di sicurezza o rotte alternative: si trova in vantaggio competitivo nella velocit\u00e0 di risposta ai clienti nei prossimi mesi.<\/p>\n<hr>\n<h2>Rischi da Monitorare: Tre Scenari che Non Appaiono Sui Giornali<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio \u00e8 l&#8217;accordo firmato, ma accordo non rispettato:<\/strong> il memorandum d&#8217;intesa affida il monitoraggio del traffico a Iran e Oman, senza meccanismi di verifica internazionale vincolanti. In assenza di garanzie terze, qualsiasi tensione nella seconda fase negoziale sul nucleare pu\u00f2 tradursi in una riduzione unilaterale dei transiti senza che ci sia un meccanismo automatico di risposta. Per le imprese, questo significa che i contratti di fornitura con scadenze fisse e dipendenti da rotte del Golfo restano esposti anche dopo la firma.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio \u00e8 la finestra nucleare che si chiude in sessanta giorni:<\/strong> la seconda fase negoziale deve portare a un accordo sul futuro del programma nucleare iraniano entro due mesi. I precedenti storici, due anni e mezzo per il JCPOA in condizioni politicamente molto pi\u00f9 favorevoli, suggeriscono che sessanta giorni sono insufficienti. Il rischio non \u00e8 che le trattative falliscano, ma che si trascinino in uno stato di ambiguit\u00e0 prolungata, durante la quale ogni dichiarazione pubblica di una delle parti diventa un potenziale trigger di volatilit\u00e0 sui mercati energetici.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio \u00e8 che l&#8217;Europa paga il conto senza avere voce:<\/strong> il memorandum \u00e8 negoziato tra USA, Iran e Pakistan, con Oman come garante regionale. L&#8217;Europa non \u00e8 al tavolo, non ha leve nell&#8217;accordo e non ha influenza sulla velocit\u00e0 o sulla tenuta delle trattative. Eppure l&#8217;Europa \u00e8 tra i maggiori importatori netti di energia e tra i principali finanziatori indiretti della stabilit\u00e0 del Golfo attraverso i rapporti commerciali con i paesi del GCC. La BCE ha gi\u00e0 segnalato che le vulnerabilit\u00e0 finanziarie restano elevate. Se l&#8217;accordo salta, il costo dell&#8217;energia torna a salire e il consumatore europeo, gi\u00e0 sotto pressione, riduce ulteriormente la propria domanda: questo colpisce le PMI esportatrici che guardano ai mercati domestici europei come base di liquidit\u00e0 per finanziare l&#8217;espansione internazionale.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che sta succedendo attorno allo Stretto di Hormuz in queste ore \u00e8 un esercizio di pragmatismo brutale mascherato da diplomazia. Trump ha bisogno dei prezzi energetici bassi per arrivare in buona forma al ciclo elettorale. L&#8217;Iran ha bisogno di esportare petrolio per non svuotare le casse dello stato. Entrambi cedono su quello che non possono permettersi di non cedere, e rimandano tutto il resto. Pakistan e Oman sono l\u00ec perch\u00e9 nessuno dei due protagonisti vuole sembrare il primo ad alzare bandiera bianca.<\/p>\n<p>Ma quello che mi preoccupa davvero, da imprenditore che lavora con imprese italiane sui mercati internazionali, non \u00e8 la logica dei due attori principali. \u00c8 l&#8217;assenza totale dell&#8217;Europa da questa stanza. Non come osservatore, ma come assente. L&#8217;Europa importa pi\u00f9 del venti per cento della propria energia da rotte che passano per il Golfo. L&#8217;Europa ha imprese che vendono in tutto il Medio Oriente. L&#8217;Europa ha banche esposte al credito commerciale di quella regione. Eppure Bruxelles non ha un seggio, non ha un envoy, non ha una posizione che conti qualcosa nel negoziato che ridisegner\u00e0 la governance dello stretto pi\u00f9 importante del mondo.<\/p>\n<p>Philip Lane della BCE ha detto ieri in un&#8217;intervista al Nikkei, e Isabel Schnabel ha confermato in un&#8217;intervista a Reuters, che la stabilit\u00e0 finanziaria europea dipende dall&#8217;evoluzione degli shock geoeconomici in corso. \u00c8 esattamente questo. Ma la BCE pu\u00f2 solo monitorare. Non pu\u00f2 negoziare.<\/p>\n<p>Per un imprenditore che legge queste notizie, la lezione operativa \u00e8 una sola: smettila di costruire i tuoi piani di fornitura, di prezzo e di copertura del rischio sull&#8217;assunzione che le rotte energetiche globali siano stabili per default. Non lo sono pi\u00f9. Non lo saranno per i prossimi diciotto mesi almeno. Il piano B non \u00e8 un lusso di chi ha paura, \u00e8 il presupposto minimo per non essere sorpreso da qualcosa che era perfettamente prevedibile.<\/p>\n<hr>\n<h2>Domande e Risposte: Quello Che Devi Sapere Subito<\/h2>\n<p><strong>L&#8217;accordo su Hormuz elimina i rischi della mia supply chain?<\/strong> No. L&#8217;accordo \u00e8 provvisorio e affida il monitoraggio a Iran e Oman senza garanzie internazionali vincolanti. I rischi rimangono elevati almeno per i prossimi sei-dodici mesi. I costi assicurativi aggiuntivi gi\u00e0 pagati non verranno recuperati automaticamente.<\/p>\n<p><strong>Quando posso normalizzare i costi dei miei contratti di fornitura dal Golfo?<\/strong> Solo dopo almeno due-tre settimane consecutive di transiti stabili superiori alle cento navi al giorno. Oggi siamo a ventiquattro. I broker di Lloyd&#8217;s non normalizzano i premi prima di una finestra prolungata di stabilit\u00e0. Aspettati tempi tra i due e i quattro mesi.<\/p>\n<p><strong>Cosa succede se la seconda fase negoziale sul nucleare iraniano fallisce?<\/strong> La riapertura del canale diventa reversibile in settimane. L&#8217;accordo attuale rimanda il nucleare a sessanta giorni, una finestra molto breve per negoziare ci\u00f2 che ha richiesto due anni e mezzo nel 2015. Il rischio di fallimento \u00e8 reale.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Europa ha voce in questo accordo?<\/strong> No. L&#8217;accordo \u00e8 negoziato tra USA, Iran e Pakistan, con Oman garante. L&#8217;Europa non ha un seggio al tavolo, nonostante importi pi\u00f9 del venti per cento della sua energia da rotte del Golfo. Questo crea un&#8217;asimmetria di rischio: Europa esposta, ma senza influenza.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 il segnale di mercato pi\u00f9 affidabile che l&#8217;accordo regge?<\/strong> Non i comunicati diplomatici, ma il numero di transiti giornalieri e i premi assicurativi marittimi. Quando le navi in transito superano le cento unit\u00e0 al giorno e i premi tornano a livelli pre-conflitto, allora il mercato crede davvero che l&#8217;accordo reggga.<\/p>\n<p><strong>Devo diversificare le mie rotte di approvvigionamento?<\/strong> S\u00ec, indipendentemente da questo accordo. Le rotte del Golfo rimarranno strutturalmente pi\u00f9 rischiose di prima. Il rischio politico iraniano, che prima era considerato residuale, \u00e8 ora un ordine di grandezza pi\u00f9 elevato. Il piano B non \u00e8 un lusso, \u00e8 un presupposto operativo.<\/p>\n<hr>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte Iran-USA:<\/strong> il contenuto definitivo del memorandum d&#8217;intesa, in particolare le clausole sul ritiro militare americano dalla &#8220;vicinity&#8221; dell&#8217;Iran, espressione volutamente ambigua che pu\u00f2 significare cose molto diverse per le due parti. Se l&#8217;interpretazione diverge in modo pubblico nelle prime settimane, il mercato lo legger\u00e0 come instabilit\u00e0 dell&#8217;accordo.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei transiti:<\/strong> il numero di navi commerciali in transito giornaliero nello Stretto di Hormuz. Prima del conflitto era nell&#8217;ordine delle centocinquanta unit\u00e0 al giorno. I ventiquattro di ieri sono un segnale di apertura minima. Il ritorno a valori superiori alle cento unit\u00e0 giornaliere sar\u00e0 il trigger per la normalizzazione dei premi assicurativi.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> il Brent e il movimento dei premi assicurativi marittimi per le rotte del Golfo, monitorabili attraverso i dati pubblici di Lloyd&#8217;s. La volatilit\u00e0 implicita sui futures energetici a tre mesi \u00e8 il segnale pi\u00f9 precoce di ci\u00f2 che i mercati si aspettano davvero, indipendentemente da quello che dicono le dichiarazioni diplomatiche.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte della seconda fase negoziale:<\/strong> la data di apertura formale dei colloqui sul programma nucleare iraniano. Se quella data slita oltre i sessanta giorni previsti, o se uno dei due lati fa dichiarazioni pubbliche incompatibili con la trattativa, la riapertura del canale diventa immediatamente pi\u00f9 fragile.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte BCE e finanziamenti:<\/strong> le prossime dichiarazioni di de Guindos e Schnabel dopo il Financial Stability Review di oggi. Il linguaggio che usano per descrivere i rischi energetici sull&#8217;inflazione europea dar\u00e0 indicazioni sulla direzione dei tassi nel secondo semestre, il che si traduce direttamente nel costo del credito per le PMI che finanziano le proprie operazioni internazionali.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Bozza che Conta di Pi\u00f9 Non \u00c8 Quella che Leggi<\/h2>\n<p>Ventiquattro navi ieri, contro un&#8217;ordinaria routine di centocinquanta. Il memorandum d&#8217;intesa di cui parla la televisione di stato iraniana non \u00e8 ancora firmato, e anche se venisse firmato domani, non rimetterebbe le rotte globali al punto in cui erano sei mesi fa.<\/p>\n<p>La dinamica di potere in gioco \u00e8 precisa: gli Stati Uniti e l&#8217;Iran condividono un interesse di breve termine nella riapertura del canale, e una divergenza strutturale su tutto il resto. Questa divergenza non sparisce con un documento, viene solo sospesa. Pakistan e Oman servono a dare una forma presentabile a una transazione che entrambe le parti riconoscono come provvisoria. L&#8217;Europa assiste.<\/p>\n<p>Un accordo sul Golfo non \u00e8 una garanzia di stabilit\u00e0, \u00e8 un intervallo tra due instabilit\u00e0. La differenza tra chi porta a casa margini e chi li assorbisce sta tutta in quell&#8217;intervallo: basta saperlo usare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un accordo sul Golfo Persico non \u00e8 un trattato di pace. \u00c8 un contratto finanziario travestito da diplomazia, in cui entrambe le parti comprano tempo per non pagare il costo immediato dell&#8217;escalation. 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