{"id":689,"date":"2026-06-02T07:04:17","date_gmt":"2026-06-02T06:04:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/crisi-iran-usa-e-petrolio-impatto-supply-chain"},"modified":"2026-06-02T07:30:04","modified_gmt":"2026-06-02T06:30:04","slug":"crisi-iran-usa-e-petrolio-impatto-supply-chain","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/crisi-iran-usa-e-petrolio-impatto-supply-chain","title":{"rendered":"Crisi Iran-USA e petrolio: impatto supply chain"},"content":{"rendered":"<p>Beirut, 2 giugno 2026. Alle dieci del mattino di ieri, i telefoni delle famiglie del quartiere Dahiyeh hanno vibrato con l&#8217;allerta israeliana. Pochi minuti per prendere i bambini, i bagagli e andare. Le stesse scene delle settimane precedenti, ma con una differenza sostanziale: il cessate il fuoco che avrebbe dovuto proteggere quella parte di citt\u00e0 \u00e8 ormai carta straccia. Trump lo annuncia lui stesso su Truth Social mentre i missili iraniani volano verso le basi americane in Kuwait.<\/p>\n<p>Quello che sta accadendo tra Iran, Israele, USA e Libano non \u00e8 una crisi verso la risoluzione. \u00c8 una crisi verso la cristallizzazione, con tutti gli attori che fingono di voler uscire mentre ottimizzano la propria posizione.<\/p>\n<p>Per un&#8217;impresa italiana o europea con supply chain che attraversa il Golfo, fornitori in Asia Meridionale, clienti nel Medio Oriente o semplicemente un costo energetico sensibile alle quotazioni del petrolio, questa distinzione non \u00e8 accademica. \u00c8 la differenza tra chi sta gi\u00e0 riposizionando i propri flussi commerciali e chi aspetta che &#8220;la situazione si chiarisca&#8221;, pagando ogni settimana un premio nascosto sulle assicurazioni, sulle rotte, sui tempi di consegna e sui prezzi delle materie prime energetiche.<\/p>\n<p>Il benzina sopra i 4 dollari al gallone negli USA non \u00e8 un segnale distante. \u00c8 il barometro politico che sta determinando la velocit\u00e0 dei negoziati, e quindi indirettamente la durata di questa pressione sui mercati. E quel barometro, oggi, segna tempesta.<\/p>\n<h2>Il Fatto in Numeri: Un Cessate il Fuoco che Conta gli Strappi<\/h2>\n<p>Il cessate il fuoco tra USA e Iran, annunciato con enfasi nelle scorse settimane, ha accumulato violazioni bilaterali documentate in modo sistematico. BBC Verify ha stabilito che dall&#8217;inizio del conflitto l&#8217;Iran ha danneggiato almeno 20 siti militari statunitensi nella regione, un dato significativamente superiore a quanto ammesso pubblicamente da Washington. Nelle ultime 48 ore, l&#8217;Iran ha lanciato due missili balistici verso forze americane in Kuwait, entrambi intercettati. Gli USA hanno risposto con strike su siti radar e centri di comando a Garouk e sull&#8217;isola di Qeshm, nel Golfo Persico. Un cargo nelle acque irachene \u00e8 stato colpito da un proiettile non identificato, con esplosione visibile registrata dalle autorit\u00e0 marittime britanniche.<\/p>\n<p>Netanyahu ha ordinato attacchi su Dahiyeh, la cintura meridionale di Beirut considerata il feudo storico di Hezbollah, rompendo settimane di relativa contenzione militare sul territorio libanese. Hezbollah ha dichiarato di aver sospeso i lanci di razzi e droni, ma solo dopo l&#8217;annuncio di Trump che lo ha confermato al termine di una telefonata con Netanyahu. Il prezzo del greggio WTI ha superato il livello che porta il carburante statunitense oltre i 4 dollari al gallone, soglia psicologica e politica storicamente associata a spostamenti nell&#8217;umore dell&#8217;elettorato americano. I premi assicurativi per le rotte nel Golfo Persico restano su livelli elevati: le fonti di mercato citano aumenti superiori al 300% rispetto ai livelli pre-crisi per le polizze war-risk sulle rotte Hormuz-Asia.<\/p>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Timing Non Casuale della Riapertura del Fronte Libanese<\/h2>\n<p>Per settimane, Washington aveva esercitato una pressione silenziosa su Tel Aviv affinch\u00e9 contenesse le operazioni su Beirut. Il motivo era esplicito nelle fonti diplomatiche: l&#8217;Iran aveva condizionato qualsiasi accordo pi\u00f9 ampio, inclusa la riapertura dello Stretto di Hormuz, all&#8217;interruzione dell&#8217;offensiva israeliana in Libano. Finch\u00e9 quella pressione reggeva, esisteva un framework negoziale, per quanto fragile.<\/p>\n<p>La rottura di quel vincolo, avvenuta nelle ultime ore con l&#8217;autorizzazione israeliana ad attaccare Dahiyeh, segnala che Washington ha cambiato calcolo, o che ha perso la capacit\u00e0 di tenerlo. Le due letture hanno implicazioni diverse ma convergono sullo stesso esito pratico: la variabile libanese \u00e8 rientrata nel tavolo, complicando ogni possibile schema di uscita dalla crisi. Non \u00e8 la prima volta che un accordo apparentemente imminente si sfalda su questo punto. In gennaio 2026, la trattativa mediata da Oman era naufragata su una clausola analoga. In marzo, lo stesso schema. La ripetizione del pattern non \u00e8 casuale, \u00e8 strutturale.<\/p>\n<p>Trump si trova oggi in una posizione che lui stesso descrive come &#8220;ho il tempo dalla mia parte&#8221;, ma i numeri della pompa di benzina raccontano un&#8217;altra storia. In un anno elettoralmente sensibile, con l&#8217;inflazione energetica che rientra nella percezione quotidiana degli americani, il presidente ha un incentivo fortissimo a chiudere. Ma chiudere male, con condizioni che Teheran potrebbe presentare come una capitolazione americana, sarebbe ugualmente costoso sul piano interno. Questa tenaglia \u00e8 il vero motore del timing attuale.<\/p>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Volatilit\u00e0 Strutturale, Non Spike Temporaneo<\/h2>\n<p>Il petrolio Brent si mantiene su livelli che non avremmo previsto con uno Stretto di Hormuz pienamente operativo. Il differenziale rispetto ai prezzi pre-crisi viene ormai prezzato come una componente permanente, non come uno shock transitorio. Questo \u00e8 il segnale pi\u00f9 rilevante per chi deve pianificare a sei mesi.<\/p>\n<p>L&#8217;oro ha tenuto i guadagni accumulati nelle fasi di escalation, consolidandosi in una banda che riflette un risk premium geopolitico strutturalmente pi\u00f9 alto rispetto a un anno fa. Le valute dei paesi del Golfo, agganciate al dollaro, non mostrano volatilit\u00e0 diretta ma i mercati azionari regionali scontano incertezza nelle catene di fornitura locali. L&#8217;indice di volatilit\u00e0 implicita VIX non ha ancora registrato un picco di panico, ma la volatilit\u00e0 implicita sulle opzioni petrolio a tre mesi \u00e8 salita, segnalando che gli operatori prezzano scenari estremi con pi\u00f9 probabilit\u00e0 di quanto suggerisca il prezzo spot.<\/p>\n<p>Lo spread assicurativo per le rotte nel Golfo Persico rimane il dato pi\u00f9 operativo. Quando i premi war-risk si triplicano, il costo reale della rotta aumenta in misura che non sempre le imprese trasferiscono immediatamente sui preventivi ai clienti finali, creando un assorbimento forzato di margine silenzioso. Le agenzie di rating del credito alle esportazioni, inclusa SACE, monitorano l&#8217;escalation per eventuali revisioni delle condizioni di copertura su controparti in alcuni paesi del Golfo.<\/p>\n<h2>Impatto per le Imprese Europee: La Partita si Gioca su Tre Livelli<\/h2>\n<p>Orizzonte Immediato (0-6 mesi): chi ha spedizioni in transito attraverso il Golfo Persico o contratti con fornitori iraniani, emiratini o kuwaitiani deve verificare oggi le clausole force majeure e war-risk nelle polizze assicurative. I premi stanno aumentando e alcune coperture vengono rinegoziante unilateralmente dagli assicuratori. Le lettere di credito su controparti nella regione richiedono verifica della banca corrispondente, poich\u00e9 alcune banche dei paesi del Golfo stanno aumentando i requisiti di garanzia in risposta all&#8217;incertezza. Chi esporta macchinari, agroalimentare o prodotti industriali verso i mercati del Medio Oriente deve considerare l&#8217;ipotesi di rallentamenti doganali legati a ispezioni pi\u00f9 stringenti delle merci in transito.<\/p>\n<p>Orizzonte Medio (6-18 mesi): lo scenario pi\u00f9 probabile non \u00e8 una risoluzione rapida n\u00e9 una guerra aperta, ma una zona grigia prolungata in cui l&#8217;incertezza diventa il nuovo normale operativo. Le imprese che sopravvivono a questa fase sono quelle che hanno gi\u00e0 diversificato le rotte di approvvigionamento verso alternative non dipendenti dal Golfo, o che hanno contratti di fornitura con clausole di adeguamento automatico ai prezzi dell&#8217;energia. Chi non si \u00e8 ancora dotato di una politica di hedging valutario e sui costi energetici, anche minima, accumula fragilit\u00e0 silenziosa che si materializzer\u00e0 al prossimo spike. Il reshoring di alcune componenti produttive verso fornitori europei, gi\u00e0 in corso per ragioni indipendenti, riceve un&#8217;accelerazione di timing in questa fase.<\/p>\n<p>Orizzonte Lungo (18+ mesi): il precedente strutturale che questa crisi sta costruendo \u00e8 la normalizzazione del rischio geopolitico come variabile permanente del costo del capitale nelle rotte commerciali Asia-Europa. Le imprese che escono da questa fase con una mappa aggiornata dei fornitori alternativi, delle rotte di rerouting e delle coperture assicurative appropriate avranno un vantaggio competitivo non replicabile a breve su chi ha gestito la crisi in modalit\u00e0 reattiva. Il Medio Oriente come mercato di destinazione, non solo di transito, si ridisegna. Alcune economie del Golfo accelerano la diversificazione interna, creando spazi per fornitori europei in settori non energetici.<\/p>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p>Meccanica e Impiantistica: L&#8217;Italia \u00e8 il terzo esportatore mondiale di macchinari industriali, con una quota rilevante verso i paesi del Golfo e verso le industrie asiatiche che dipendono dalle rotte di transito. L&#8217;esposizione non \u00e8 solo di mercato finale ma di supply chain, poich\u00e9 molti componenti di fornitori del Sudest asiatico arrivano via Golfo. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nella domanda di sostituzione tecnologica che i paesi del Golfo stanno accelerando per ridurre la dipendenza da forniture che passano attraverso zone a rischio.<\/p>\n<p>Agroalimentare e Vino: Le spedizioni verso gli Emirati, l&#8217;Arabia Saudita e il Medio Oriente in senso ampio sono tra le pi\u00f9 esposte alla volatilit\u00e0 dei costi di trasporto marittimo. Il premium del Made in Italy reggeva anche con i noli alle stelle nella fase post-Covid, ma la sovrapposizione di costi assicurativi war-risk e noli elevati inizia a erodere i margini su prodotti a basso valore per chilogrammo. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nel rerouting verso il Canale del Capo, gi\u00e0 adottato da alcuni grandi operatori, che riapre la competitivit\u00e0 relativa rispetto a competitor asiatici le cui rotte sono pi\u00f9 penalizzate dall&#8217;allungamento.<\/p>\n<p>Energia e Rinnovabili: Paradossalmente, la crisi nel Golfo rafforza l&#8217;urgenza degli investimenti in energie rinnovabili in Europa e accelera i programmi di diversificazione energetica nei paesi del Golfo stesso. Le aziende italiane del solare, dell&#8217;eolico e dell&#8217;efficienza energetica trovano interlocutori sempre pi\u00f9 motivati nei paesi che vogliono ridurre la propria vulnerabilit\u00e0 alla volatilit\u00e0 del prezzo del greggio. Questo \u00e8 un mercato che si sta aprendo proprio mentre la crisi lo rende pi\u00f9 urgente per i clienti locali.<\/p>\n<p>Logistica e Spedizioni: Meno ovvio ma forse pi\u00f9 immediato, gli operatori logistici italiani e le imprese che gestiscono internamente la catena di approvvigionamento internazionale stanno assorbendo costi che non sempre emergono nelle analisi di bilancio come voce separata. Il tracking della volatilit\u00e0 implicita dei costi logistici \u00e8 un indicatore anticipatore di crisi di margine che spesso le direzioni generali vedono solo quando arriva il consuntivo trimestrale.<\/p>\n<h2>Rischi da Monitorare: Tre Trigger con Meccanismi Diversi<\/h2>\n<p>Il primo rischio \u00e8 l&#8217;escalation simmetrica nel Golfo. Ogni nuovo scambio di fuoco tra forze USA e iraniane, anche se presentato da entrambe le parti come difensivo, avvicina la soglia oltre la quale uno dei due attori perde la capacit\u00e0 di de-escalation senza perdita di faccia. Il meccanismo \u00e8 quello classico del gioco del pollo, che funziona finch\u00e9 uno dei due swerve, ma i segnali che nessuno dei due voglia farlo sono pi\u00f9 presenti oggi di quanto non fossero sei settimane fa. Per le imprese, questo trigger si traduce in chiusura effettiva dello Stretto di Hormuz in uno scenario di 4-8 settimane, con impatti immediati sui prezzi dell&#8217;energia e sulle rotte di approvvigionamento dall&#8217;Asia.<\/p>\n<p>Il secondo rischio \u00e8 la frammentazione della mediazione. Il ruolo di Oman e Qatar come canali indiretti tra Washington e Teheran \u00e8 stato il collante che ha tenuto in piedi il framework negoziale anche nei momenti di massima tensione. Se la riapertura del fronte libanese venisse percepita da questi intermediari come una prova che gli USA non controllano le variabili israeliane, la disponibilit\u00e0 a mantenere i canali aperti si riduce. Una mediazione senza mediatori \u00e8 una crisi senza uscita organizzata.<\/p>\n<p>Il terzo rischio \u00e8 il contagio politico europeo. La pressione energetica sui prezzi al consumo in Europa, gi\u00e0 visibile nelle rilevazioni BCE dell&#8217;aprile 2026, rischia di rientrare nell&#8217;agenda elettorale di diversi paesi in un momento in cui la coesione europea \u00e8 gi\u00e0 sotto stress. Se l&#8217;aumento del costo dell&#8217;energia diventa il frame politico dominante nell&#8217;estate 2026, le risposte di policy potrebbero includere misure protettive o sussidi settoriali che distorcono ulteriormente le condizioni competitive per le imprese esportatrici.<\/p>\n<h2>Domande Frequenti sulla Crisi Iran-USA<\/h2>\n<p>Quanto tempo durer\u00e0 la crisi nel Golfo Persico? Secondo gli esperti diplomatici, non esiste una timeline definita. Lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 una gestione prolungata della tensione per 18-24 mesi, con possibili riacutizzazioni cicliche. Questo significa che il risk premium sui costi logistici non \u00e8 temporaneo, ma va considerato strutturale nelle previsioni di bilancio.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 l&#8217;impatto reale sui prezzi energetici europei? Il prezzo del petrolio Brent influisce sui costi energetici europei con un lag di 4-6 settimane. Un aumento del greggio di 10 dollari al barile si traduce in un incremento di circa 0,03-0,05 euro al kWh per l&#8217;energia elettrica. Per un&#8217;impresa manifatturiera media, questo significa un aumento dei costi di 15.000-30.000 euro annui per ogni MW di consumo energetico.<\/p>\n<p>Come proteggersi dall&#8217;incertezza geopolitica nella supply chain? Le opzioni operative includono: diversificazione geografica dei fornitori, stipula di contratti con clausole di hedging valutario e energetico, utilizzo di strumenti finanziari di protezione sui costi logistici, rerouting preventivo delle spedizioni verso rotte alternative. La decisione deve essere valutata in base al profilo di rischio specifico dell&#8217;impresa e all&#8217;orizzonte di pianificazione.<\/p>\n<p>Le assicurazioni war-risk convengono ancora a questi prezzi? Dipende dal valore della merce e dalla probabilit\u00e0 soggettiva di sinistro. Come regola empirica, se il costo della polizza supera il 2% del valore della merce, conviene valutare alternative di rerouting. Se \u00e8 inferiore all&#8217;1%, la copertura \u00e8 consigliabile anche se la probabilit\u00e0 di sinistro \u00e8 bassa, dato il valore della protezione.<\/p>\n<p>Chi sono i vincitori e i vinti di questa crisi nel medio termine? I vincitori sono le imprese che hanno gi\u00e0 diversificato le rotte di approvvigionamento e i fornitori alternativi: avranno accesso a mercati che nel 2024-2025 erano impraticabili per loro. I vinti sono le imprese che non hanno ancora aggiornato la propria mappa dei rischi e dei costi: per loro, l&#8217;emergere del rischio geopolitico come variabile di prezzo comporter\u00e0 erosione di margine silenzioso fino alla prossima rinegoziazione contrattuale.<\/p>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che vedo in questa fase non \u00e8 una crisi che cerca una soluzione. \u00c8 una crisi che viene gestita da tre attori, ciascuno con un orizzonte temporale diverso, e la distanza tra questi orizzonti \u00e8 esattamente il problema.<\/p>\n<p>Trump ha un orizzonte elettorale cortissimo: il prezzo della benzina conta adesso, non tra sei mesi. Netanyahu ha un orizzonte domestico legato alla sopravvivenza della coalizione, che beneficia tatticamente dall&#8217;escalation militare. Khamenei ha un orizzonte di decenni, costruito sulla capacit\u00e0 di assorbire pressione economica senza cedere su punti simbolici. Quando metti a tavolo questi tre profili, non ottieni una negoziazione, ottieni una partita in cui due giocatori sono sotto pressione di clock e uno no.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa, in tutto questo, \u00e8 notevolmente assente. Non nel senso che non stia subendo le conseguenze, ma nel senso che non stia esercitando alcuna leva. I canali diplomatici europei verso Teheran esistono e hanno una storia, ma l&#8217;appetito politico a usarli in modo proattivo \u00e8 basso. Il paradosso \u00e8 che le imprese europee, italiane in particolare, sono tra le pi\u00f9 esposte agli effetti economici di questa crisi, ma i loro governi non siedono al tavolo dove si decide la velocit\u00e0 di risoluzione.<\/p>\n<p>La lezione operativa \u00e8 scomoda ma necessaria: non puoi aspettare che la situazione geopolitica si chiarisca per aggiornare la tua mappa dei rischi. La chiarezza non arriver\u00e0, non in questa fase. Quello che puoi fare \u00e8 smettere di gestire la supply chain internazionale con una mappa del 2023, quando il Golfo era uno dei rischi possibili, e aggiornarla a una mappa del 2026, in cui il Golfo \u00e8 un rischio strutturale che va prezzato in ogni decisione di fornitura e ogni preventivo estero.<\/p>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p>Sul fronte Iran-USA: la ripresa o il prolungamento della sospensione dei negoziati indiretti, le dichiarazioni ufficiali di Teheran versus i post di Trump, poich\u00e9 la distanza tra le due narrazioni \u00e8 l&#8217;indicatore pi\u00f9 immediato dello stato reale del tavolo.<\/p>\n<p>Sul fronte libanese: le decisioni operative di Israele su Dahiyeh nelle prossime 72 ore, la risposta di Hezbollah alle dichiarazioni di cessazione dei lanci, il posizionamento di Iran rispetto alla variabile libanese come condizione per qualsiasi accordo pi\u00f9 ampio.<\/p>\n<p>Sul fronte dei mercati: prezzo del Brent sopra 85 dollari al barile come soglia di ricalibrazione dei budget aziendali per il secondo semestre, premi war-risk BIMCO sulle rotte Golfo-Asia, noli container sulle rotte Asia-Mediterraneo come proxy della rerouting demand.<\/p>\n<p>Sul fronte delle istituzioni europee: eventuali aggiornamenti BCE sulla componente energetica dell&#8217;inflazione nell&#8217;indagine consumatori di maggio e giugno, dichiarazioni SACE su modifiche alle condizioni di copertura per controparti nella regione, posizione della Commissione Europea su eventuali misure di stabilizzazione dei costi energetici per le imprese esportatrici.<\/p>\n<p>Sul fronte diplomatico regionale: posizione di Oman e Qatar nelle prossime settimane, eventuali segnali di riattivazione dei canali di back-channel, movimenti diplomatici della Turchia, che in questa fase ha interessi commerciali con entrambe le parti e tende ad anticipare i movimenti del negoziato.<\/p>\n<h2>Le Famiglie di Dahiyeh Torneranno. Le Tue Condizioni Commerciali No.<\/h2>\n<p>Quelladonna ripresa mentre caricava i bambini in macchina ha detto una frase che vale come metafora: &#8220;Torneremo. Torneremo.&#8221; Ed \u00e8 probabile che torni davvero, perch\u00e9 i quartieri si ricostruiscono e i legami territoriali resistono alle bombe. Ma le condizioni commerciali che avevi nel Golfo prima di questa crisi non torneranno nella stessa forma. I premi assicurativi si rinegozia al ribasso lentamente, la fiducia nelle rotte si ricostituisce in anni, non in settimane, e il tuo concorrente che ha gi\u00e0 reindirizzato parte dei flussi verso rotte alternative non torner\u00e0 al vecchio schema solo perch\u00e9 Hormuz riapre formalmente.<\/p>\n<p>Trump aspetta, Khamenei aspetta, Netanyahu attacca. Nel mezzo, le rotte commerciali che attraversano quella parte del mondo scontano ogni giorno di attesa con un costo reale che non appare in nessun report di sostenibilit\u00e0, in nessun convegno sull&#8217;export, ma emerge puntualmente nel margine operativo a fine trimestre.<\/p>\n<p>Una crisi geopolitica non \u00e8 un problema da risolvere. \u00c8 un parametro da inserire nel modello. La domanda rilevante non \u00e8 quando finisce, ma se la tua struttura di costo \u00e8 gi\u00e0 calibrata sul mondo in cui potrebbe non finire presto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Beirut, 2 giugno 2026. Alle dieci del mattino di ieri, i telefoni delle famiglie del quartiere Dahiyeh hanno vibrato con l&#8217;allerta israeliana. Pochi minuti per prendere i bambini, i bagagli e andare. 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