{"id":728,"date":"2026-06-08T19:16:52","date_gmt":"2026-06-08T18:16:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/energia-americana-il-settore-che-guadagna-il-27"},"modified":"2026-06-08T19:16:52","modified_gmt":"2026-06-08T18:16:52","slug":"energia-americana-il-settore-che-guadagna-il-27","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/energia-americana-il-settore-che-guadagna-il-27","title":{"rendered":"Energia Americana: il Settore che Guadagna il 27%"},"content":{"rendered":"<p>Houston, 8 giugno 2026. Mentre i tanker restano ancorati fuori dallo Stretto di Hormuz in attesa di un via libera che non arriva, i trader dell&#8217;S&#038;P 500 guardano a un settore che ha guadagnato il 27,44% da gennaio: l&#8217;energia americana. Luned\u00ec mattina il petrolio \u00e8 salito del 4% dopo nuovi attacchi tra Iran e Israele, per poi ritracciare quando Teheran ha dichiarato la fine delle operazioni militari. Una volatilit\u00e0 da sala operativa, non da mercato ordinato.<\/p>\n<p>Il vero guadagno di questa crisi non sta nel prezzo del barile, ma nel chi controlla la produzione marginale quando il Golfo Persico resta inaccessibile.<\/p>\n<p>Per un imprenditore europeo, questo non \u00e8 un fatto energetico. \u00c8 un fatto strutturale: il mercato si sta lentamente riscrivendo attorno a un asse di produzione nordamericano, e le sue implicazioni sui costi, sui margini e sulle relazioni commerciali vanno ben oltre quello che leggono i giornali economici generalisti.<\/p>\n<p>Il 20% del flusso petrolifero globale bloccato dallo Stretto chiuso costringe il mondo a rivolgersi altrove. L&#8217;OPEC Plus ha gi\u00e0 approvato quattro aumenti consecutivi ai target di produzione dall&#8217;inizio della crisi, ma quell&#8217;inchiostro sui documenti non si trasforma in barili reali finch\u00e9 le rotte di esportazione restano bloccate o parzialmente operative. Il risultato pratico \u00e8 che il Permian Basin texano e i giacimenti di gas naturale statunitensi hanno smesso di essere un piano B. Sono diventati il piano A del mondo.<\/p>\n<h2>Il Fatto in Numeri: L&#8217;Ascesa Silenziosa dell&#8217;Energia Americana<\/h2>\n<p>Il settore energetico dell&#8217;S&#038;P 500 chiude la settimana al +27,44% da inizio anno, distanziando tecnologia (+16,85%) e il benchmark generale (+7,86%). Non \u00e8 una coincidenza di calendario: \u00e8 la fotografia di chi beneficia quando il 20% della fornitura mondiale di petrolio viene tagliato fuori dai circuiti commerciali normali.<\/p>\n<p>I dati di contesto sono precisi: lo Stretto di Hormuz, nella sua configurazione attuale di crisi, blocca o rallenta i flussi in uscita da Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e, ovviamente, Iran stesso. OPEC Plus ha alzato i target produttivi per quattro volte consecutive, un segnale di volont\u00e0 politica che per\u00f2 si scontra con l&#8217;impossibilit\u00e0 operativa di esportare. La produzione esiste, la rotta non c&#8217;\u00e8.<\/p>\n<p>Il Permian Basin, nel frattempo, opera a piena capacit\u00e0 e con margini che i produttori sauditi potrebbero solo sognare in questo momento. Le compagnie oil integrated americane, quelle con asset sia upstream che downstream distribuiti globalmente, stanno registrando performance che non si vedevano da anni. I raffinatori hanno beneficiato in misura ancora maggiore, presi in una forbice favorevole tra approvvigionamento nordamericano pi\u00f9 stabile e prezzi di vendita trainati al rialzo dalla crisi globale.<\/p>\n<p>L&#8217;Iran ha attaccato i propri vicini regionali. Ripristinare la capacit\u00e0 produttiva di Teheran, ma anche quella dei paesi nell&#8217;area direttamente coinvolti dagli scambi di attacchi, richieder\u00e0 tempo e capitali che non sono immediatamente disponibili. Venezuela come alternativa parziale: possibile, ma lenta da attivare, con infrastrutture degradate che non permettono una rampa di produzione rapida. Il mercato lo sa, e il mercato lo ha gi\u00e0 prezzato.<\/p>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Timing del Riposizionamento Strutturale<\/h2>\n<p>La crisi Hormuz non \u00e8 nuova. Ci sono stati momenti di tensione analoghi nel 2019, nel 2012, nel 1987. Ma questa fase \u00e8 diversa per un elemento preciso: la capacit\u00e0 di risposta nordamericana \u00e8 strutturalmente superiore a qualsiasi momento precedente, e la volont\u00e0 politica di Washington di sfruttare questo vantaggio \u00e8 esplicita, non solo implicita.<\/p>\n<p>In questo ciclo, la Fed tiene i tassi a livelli che rendono il finanziamento di nuovi pozzi pi\u00f9 costoso, ma le compagnie oil americane sono entrate nella crisi con bilanci solidi e con i pozzi gi\u00e0 trivellati. Non stanno aprendo nuove esplorazioni: stanno accelerando la produzione da infrastrutture esistenti, che \u00e8 esattamente il tipo di risposta rapida che il mercato richiede in una crisi.<\/p>\n<p>Parallelamente, Michael Barr della Fed ha tenuto un discorso il 6 giugno sulla deregolamentazione in fase di boom finanziario. Si solleva cos\u00ec la domanda implicita che gira nei corridoi di Washington: quanto durer\u00e0 questa bonanza prima che la rimozione di freni prudenziali inneschi i prossimi problemi? \u00c8 un segnale debole che vale la pena registrare. Quando le istituzioni regolamentari iniziano a parlare pubblicamente di rischi da deregolamentazione proprio mentre il settore energy guadagna il 27%, il ciclo ha gi\u00e0 preso una direzione. La cautela istituzionale americana \u00e8 un termometro, non un freno.<\/p>\n<p>Il timing conta per un altro motivo: i paesi del Golfo stavano gi\u00e0 lavorando alla diversificazione pre-crisi. Saudi Vision 2030, gli investimenti emiratini nel tech, il Fondo Sovrano del Kuwait. La crisi di Hormuz ha accelerato questa traiettoria psicologica, non la ha creata. Chi costruisce relazioni commerciali con gli Emirati Arabi Uniti su base energetica si trova quindi su un terreno gi\u00e0 in movimento da prima della guerra.<\/p>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Volatilit\u00e0 Asimmetrica<\/h2>\n<p>La volatilit\u00e0 del petrolio questa settimana \u00e8 stata asimmetrica nel senso pi\u00f9 preciso: +4% luned\u00ec mattina sugli attacchi, poi ritracciamento parziale dopo la dichiarazione iraniana di fine operazioni. Questo pattern, gi\u00e0 visto diverse volte dall&#8217;inizio della crisi, rivela qualcosa di strutturalmente importante: il mercato non prezza pi\u00f9 la pace come scenario base, ma nemmeno l&#8217;escalation illimitata. Prezza l&#8217;incertezza prolungata, che per chi fa business \u00e8 il peggior scenario operativo possibile.<\/p>\n<p>L&#8217;oro, in un&#8217;inversione che ha sorpreso molti analisti, ha perso terreno dall&#8217;inizio del conflitto Iran-Israele invece di guadagnare. MarketWatch ha dedicato oggi un&#8217;analisi esplicita a questo fenomeno: l&#8217;oro non si comporta come hedge geopolitico nel modo in cui la narrativa convenzionale vorrebbe. Le ragioni sono tecniche, legate ai movimenti del dollaro e ai flussi di capitale verso gli asset energetici americani che offrono rendimento reale, ma il segnale operativo \u00e8 chiaro. Chi ha inserito oro in portafoglio come copertura dalla crisi del Golfo ha gi\u00e0 verificato i limiti di questo ragionamento.<\/p>\n<p>Il dollaro si rafforza ogni volta che la crisi si intensifica, penalizzando gli esportatori europei verso i mercati dollarizzati e aumentando il costo delle materie prime importate in euro. Lo spread tra il prezzo del Brent e il West Texas Intermediate si \u00e8 compresso, segno che la divergenza tra mercati europeo e americano si sta riducendo nell&#8217;unica direzione possibile: verso l&#8217;alto per entrambi. L&#8217;euro pagante il petrolio in dollari affronta quindi un doppio effetto negativo: prezzo pi\u00f9 alto e tasso di cambio sfavorevole.<\/p>\n<p>Il segnale strutturale da monitorare non \u00e8 il prezzo spot del petrolio, ma il forward curve. Se la curva rimane in backwardation accentuata, significa che il mercato non si aspetta un rapido ritorno alla normalit\u00e0. La forma della curva oggi suggerisce che i trader professionali vedono la riapertura di Hormuz come un evento lontano, non imminente.<\/p>\n<h2>Cosa Cambia per le Aziende Italiane<\/h2>\n<p>Orizzonte Immediato (0-6 mesi): Le aziende italiane con contratti di fornitura o distribuzione legati a materie prime energetiche o a prodotti con alta intensit\u00e0 energetica nel processo produttivo devono rinegoziare le clausole di indicizzazione entro la stagione estiva. I prezzi attuali non sono temporanei: sono il nuovo pavimento di riferimento finch\u00e9 Hormuz resta chiuso. Chi non ha clausole di revision automatica sui contratti pluriennali firmati nel 2023-2024 rischia di assorbire margini deteriorati per trimestri. Le filiere ceramica, vetro, chimica e alluminio sono in questa posizione gi\u00e0 adesso.<\/p>\n<p>Orizzonte Medio (6-18 mesi): Lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 un petrolio strutturalmente elevato con episodi di volatilit\u00e0 acuta legati alle dichiarazioni diplomatiche. In questo contesto, i produttori americani consolideranno la loro posizione come fornitori preferenziali alternativi al Golfo, e le relazioni commerciali si ridisegneranno attorno a questa realt\u00e0. Per le PMI italiane che esportano verso gli USA, questo \u00e8 un ambiente favorevole: il cliente americano ha margini energetici migliori, bilanci pi\u00f9 solidi, e una propensione all&#8217;acquisto di eccellenza manifatturiera italiana che non dipende dal prezzo del barile. Per chi importa input dagli USA, il tema valutario diventa invece il rischio primario.<\/p>\n<p>Orizzonte Lungo (18+ mesi): Il precedente strategico che questa crisi sta costruendo \u00e8 il disaccoppiamento progressivo tra Golfo Persico e catene di approvvigionamento europee. Non \u00e8 la fine dell&#8217;energia del Golfo, ma \u00e8 la fine di un&#8217;era in cui quella dipendenza era considerata strutturalmente stabile. Le aziende che sopravvivranno meglio non sono quelle che trovano fonti alternative pi\u00f9 economiche, ma quelle che riducono la loro intensit\u00e0 energetica complessiva attraverso efficienza produttiva e diversificazione degli input. Il reshoring e il nearshoring europeo accelerano in questo contesto, non come scelta ideologica ma come calcolo economico.<\/p>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p>Manifattura ad alta intensit\u00e0 energetica: Ceramica, vetro, laterizi, chimica di base rappresentano settori che pagano l&#8217;energia due volte, nel processo produttivo e nei trasporti. Con il gas naturale che segue le dinamiche del petrolio e i trasporti marittimi con premi assicurativi ancora elevati, i margini operativi sono compressi da entrambi i lati. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta: chi ha gi\u00e0 investito in efficienza energetica negli ultimi tre anni ha un vantaggio competitivo reale rispetto ai concorrenti che hanno ritardato questi investimenti, e pu\u00f2 ora tradurlo in prezzi pi\u00f9 aggressivi.<\/p>\n<p>Distribuzione e logistica internazionale: Le aziende italiane che usano rotte marittime che transitano vicino all&#8217;area di crisi vedono ancora premi assicurativi elevati e ritardi operativi. Meno ovvio: i distributori europei che hanno partnership consolidate con operatori logistici americani si trovano in posizione avvantaggiata per accedere a rotte alternative gi\u00e0 testate. L&#8217;opportunit\u00e0 \u00e8 costruire oggi queste relazioni, non quando la prossima crisi le render\u00e0 necessarie.<\/p>\n<p>Macchinari e beni strumentali per il settore oil e gas: Questo \u00e8 il settore che beneficia in modo meno intuitivo ma pi\u00f9 strutturale. I produttori americani che accelerano la produzione nel Permian Basin hanno bisogno di attrezzature, componenti, sistemi di automazione. L&#8217;Italia ha alcune delle eccellenze mondiali in questo comparto. Il mercato americano dell&#8217;oil e gas \u00e8 accessibile, dollarizzato, e con una domanda che nei prossimi 18 mesi sar\u00e0 superiore alla capacit\u00e0 di risposta dei fornitori locali. \u00c8 una finestra. Pochi imprenditori italiani la stanno guardando con la dovuta attenzione.<\/p>\n<h2>Rischi da Monitorare: Tre Scenari da Non Ignorare<\/h2>\n<p>Il primo rischio riguarda una Riapertura improvvisa di Hormuz. Una normalizzazione rapida e inattesa del conflitto potrebbe ribaltare le posizioni nel giro di settimane. Chiunque abbia gi\u00e0 firmato contratti di fornitura a lungo termine con fornitori nordamericani a prezzi di crisi si troverebbe improvvisamente fuori mercato. Non \u00e8 lo scenario pi\u00f9 probabile, ma il mercato dei forward lo prezza come possibile entro 12 mesi, e va gestito con clausole di uscita adeguate, non con scommesse unidirezionali.<\/p>\n<p>Il secondo rischio \u00e8 l&#8217;Effetto Barr sulla regolamentazione finanziaria. Il discorso del vicepresidente della Fed sulla deregolamentazione in fase di boom \u00e8 un segnale che i mercati finanziari americani potrebbero muoversi verso un allentamento delle regole prudenziali proprio mentre i bilanci delle oil company gonfiano. In passato, combinazioni simili hanno prodotto picchi seguiti da correzioni violente. Le PMI europee con esposizione finanziaria a questi mercati, o con clienti americani che finanziano i propri acquisti con capitale a leva, devono tenere aperta questa possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Il terzo rischio riguarda l&#8217;Effetto cambio sulle esportazioni italiane verso i mercati dollarizzati. Un dollaro forte \u00e8 teoricamente favorevole agli esportatori italiani verso gli USA, ma introduce un rischio di margine per chi ha costi in euro e incassi in dollari senza hedging strutturato. Se la Fed mantiene i tassi alti mentre la BCE prosegue il suo ciclo di alleggerimento, il differenziale di tasso amplifica la volatilit\u00e0 valutaria. Chi non ha una policy di hedging documentata e revisionata almeno semestralmente sta accettando un rischio non prezzato.<\/p>\n<h2>Domande Frequenti: Cosa Devi Sapere sulla Crisi Energetica<\/h2>\n<p>Cosa significa veramente la chiusura dello Stretto di Hormuz per il mio business? La chiusura dello Stretto rappresenta un blocco del 20% della fornitura petrolifera mondiale. Per chi ha catene di fornitura dipendenti da materie prime energetiche, questo si traduce in costi strutturalmente pi\u00f9 alti. Non si tratta di una volatilit\u00e0 temporanea, ma di un nuovo livello di prezzo che diventa il pavimento di riferimento finch\u00e9 la crisi persiste.<\/p>\n<p>Come posso proteggere i miei margini se ho contratti energetici bloccati? I contratti pluriennali senza clausole di revisione automatica devono essere rinegoziati immediatamente. Non aspettare il rinnovo naturale. I fornitori hanno gi\u00e0 riprezzato il rischio nei loro costi. Se non adegui i tuoi margini oggi, li assorbirai per trimestri come perdita operativa.<\/p>\n<p>Quale opportunit\u00e0 rappresenta l&#8217;energia americana per le PMI italiane? Il Permian Basin e i giacimenti statunitensi hanno bisogno di macchinari, componenti e servizi. L&#8217;Italia ha eccellenze in questi comparti. Il mercato americano dell&#8217;oil e gas mostra una domanda di 18 mesi superiore alla capacit\u00e0 locale di risposta. \u00c8 una finestra operativa reale, ma ristretta nel tempo.<\/p>\n<p>Il dollaro forte mi conviene o mi penalizza? Dipende dalla struttura dei tuoi flussi di cassa. Se esporti verso gli USA, il dollaro forte \u00e8 favorevole nominalmente. Se hai costi in euro e incassi in dollari senza hedging, subisci il rischio di cambio senza beneficio. Una policy di hedging strutturata diventa obbligatoria quando il differenziale Fed-BCE rimane elevato.<\/p>\n<p>Quanto durer\u00e0 questa crisi energetica? Il forward curve suggerisce che i trader professionali vedono la situazione come prolungata, non imminente a riapertura. Uno scenario conservativo \u00e8 12-18 mesi di pressione sui margini e sui prezzi dell&#8217;energia. Uno scenario gestionale \u00e8 pianificare su questo orizzonte, non su una riapertura rapida che potrebbe arrivare ma che \u00e8 meno probabile di una normalizzazione lenta.<\/p>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>C&#8217;\u00e8 una narrativa dominante che leggo spesso, anche tra imprenditori sofisticati, secondo cui questa crisi energetica sia fondamentalmente un problema da gestire passivamente in attesa che si risolva. Attendo la riapertura di Hormuz, tengo bassa la spesa, aspetto segnali chiari prima di muovermi.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 esattamente il calcolo sbagliato, e il motivo \u00e8 semplice: i segnali chiari arrivano sempre in ritardo rispetto ai movimenti di chi decide.<\/p>\n<p>Il settore energetico americano che guadagna il 27% da gennaio non riflette solo un prezzo del petrolio pi\u00f9 alto. Riflette un riposizionamento di capitale verso chi controlla la produzione marginale quando le catene storiche sono interrotte. Questo tipo di riposizionamento lascia tracce nei bilanci delle aziende, nelle decisioni di investimento, nelle partnership commerciali. Chi lo legge nei mercati finanziari con sei mesi di anticipo rispetto a chi aspetta che se ne parli sui quotidiani economici ha una finestra operativa reale.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa, in questo quadro, sta facendo quello che l&#8217;Europa fa meglio: discutere di framework, di reporting integrato, di resilienza operativa nell&#8217;era dell&#8217;intelligenza artificiale. La BCE lavora su un sistema di reporting armonizzato. Nobile. Intanto i produttori del Permian firmano contratti decennali con clienti asiatici e nordafricani che cercano diversificazione dal Golfo.<\/p>\n<p>La lezione per gli imprenditori italiani non \u00e8 diventare esperti di geopolitica energetica. \u00c8 smettere di guardare la crisi come rumore di fondo e iniziare a leggerla come informazione di mercato: chi produce cosa, dove, a quale costo, con quale dipendenza da rotte fragili. Queste domande hanno risposte operative concrete. Ogni settimana in cui non si fanno queste domande \u00e8 una settimana regalata a chi le ha gi\u00e0 fatte.<\/p>\n<p>Il gap tra la PMI italiana eccellente nella sua nicchia e la PMI italiana che legge i mercati globali \u00e8 ancora troppo ampio. Colmarlo non richiede un ufficio a New York: richiede un metodo di lettura e qualcuno che traduca i segnali in decisioni. La crisi di Hormuz, paradossalmente, sta rendendo questo metodo pi\u00f9 urgente e pi\u00f9 remunerativo che mai.<\/p>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p>Sul fronte della crisi Iran-Israele: dichiarazioni di cessate il fuoco con orizzonte temporale definito rispetto a quelle generiche, eventuali mediazioni con presenza di potenze terze, situazione infrastrutturale nei porti del Golfo.<\/p>\n<p>Sul fronte dei mercati energetici: la struttura del forward curve del Brent a 3 e 6 mesi (backwardation vs. contango come indicatore di aspettative), i premi assicurativi P&#038;I per le rotte del Golfo Persico, le riserve strategiche americane e il ritmo di utilizzo.<\/p>\n<p>Sul fronte produttivo nordamericano: dati settimanali di produzione del Permian Basin pubblicati dall&#8217;EIA, attivit\u00e0 di drilling rig count, annunci di espansione capacit\u00e0 da parte delle major americane.<\/p>\n<p>Sul fronte valutario e finanziario: differenziale di tasso Fed-BCE come driver primario dell&#8217;EUR\/USD, dichiarazioni di Bowman e altri governatori Fed sul ciclo dei tassi nelle prossime settimane, posizionamento speculativo sul dollaro dai dati CFTC.<\/p>\n<p>Sul fronte europeo: eventuali misure di emergenza della Commissione Europea sull&#8217;approvvigionamento energetico, decisioni sulle riserve strategiche EU, andamento dei prezzi TTF del gas naturale come proxy dell&#8217;esposizione industriale italiana.<\/p>\n<h2>Il Petrolio Non Finanzia Chi Aspetta<\/h2>\n<p>I tanker fermi fuori dallo Stretto di Hormuz non torneranno a muoversi secondo un calendario che qualcuno pu\u00f2 prevedere con certezza. Quello che si pu\u00f2 prevedere, con margine di errore ridotto, \u00e8 che ogni settimana in cui quella rotta resta compromessa consolida un ordine produttivo alternativo che non si smonta facilmente anche quando la crisi finisce.<\/p>\n<p>Il capitale si \u00e8 gi\u00e0 spostato. I contratti si stanno firmando. Le relazioni tra produttori nordamericani e compratori asiatici che cercavano alternative al Golfo sono gi\u00e0 in fase di consolidamento. Questa non \u00e8 speculazione: \u00e8 il meccanismo normale con cui i mercati energetici rispondono a uno shock prolungato, ed \u00e8 gi\u00e0 visibile nei numeri che il settore energy americano mostra da inizio anno.<\/p>\n<p>Il petrolio non premia chi aspetta la stabilit\u00e0 per muoversi. Premia chi legge la mappa della produzione marginale quando ancora nessuno la chiama opportunit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Houston, 8 giugno 2026. 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