{"id":742,"date":"2026-06-12T07:04:12","date_gmt":"2026-06-12T06:04:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/crisi-iran-golfo-persico-guida-supply-chain-per-pmi"},"modified":"2026-06-12T07:30:03","modified_gmt":"2026-06-12T06:30:03","slug":"crisi-iran-golfo-persico-guida-supply-chain-per-pmi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/crisi-iran-golfo-persico-guida-supply-chain-per-pmi","title":{"rendered":"Crisi Iran Golfo Persico: guida supply chain per PMI"},"content":{"rendered":"<h2>Rubrica: Geopolitica &#038; Mercati Emergenti | 12 giugno 2026<\/h2>\n<hr>\n<p>Golfo Persico, 12 giugno 2026. Da settimane le petroliere restano all&#8217;ancora nei porti di transito, i capitani aspettano autorizzazioni che non arrivano, e i broker assicurativi quotano premi che tre mesi fa sarebbero sembrati allucinazioni. Oggi, in poche ore, il presidente Trump ha annunciato un accordo con l&#8217;Iran, poi ritirato una terza ondata di bombardamenti, poi ribadito che il blocco navale dello Stretto di Hormuz rimane attivo &#8220;fino alla firma dei documenti&#8221;. Il tutto mentre Teheran smentisce di aver firmato qualsiasi cosa.<\/p>\n<p><strong>Il negoziato con i bombardamenti non \u00e8 diplomazia tradizionale: \u00e8 una forma di coercizione economica che trasforma lo Stretto di Hormuz in un rubinetto che Washington apre e chiude a propria discrezione, indipendentemente da chi siede al tavolo.<\/strong><\/p>\n<p>Per un imprenditore italiano con contratti in essere nel Golfo, forniture legate al petrolio o esposizione alle rotte asiatiche, questa distinzione non \u00e8 accademica. La differenza tra &#8220;accordo firmato&#8221; e &#8220;accordo annunciato&#8221; vale milioni di euro in premi assicurativi, settimane di ritardo nelle consegne e margini compressi da costi logistici che il tuo contratto non prevedeva.<\/p>\n<p>La vera partita, nelle ultime ore, non si gioca sui negoziati nucleari. Si gioca sulla capacit\u00e0 di chi produce, esporta e acquista materie prime di leggere questa instabilit\u00e0 come dato strutturale, non come anomalia temporanea da attendere seduti.<\/p>\n<hr>\n<h2>Il Fatto in Numeri: Lo Stretto che Vale il 20% del Commercio Mondiale<\/h2>\n<p>Lo Stretto di Hormuz \u00e8 il collo di bottiglia attraverso cui transita circa il 20% di tutto il petrolio commerciato a livello globale, secondo le stime dell&#8217;Energy Information Administration americana. Nelle ultime settimane, CENTCOM ha disabilitato almeno tre petroliere nel Golfo di Oman che tentavano di violare il blocco imposto dagli Stati Uniti, usando missili Hellfire contro i vani motore delle imbarcazioni dopo che gli equipaggi si erano rifiutati di fermarsi.<\/p>\n<p>Il prezzo del petrolio \u00e8 sceso nelle ultime ore verso gli 80 dollari al barile, dopo aver toccato livelli che rendevano il pieno di benzina negli Stati Uniti un problema politico tangibile per l&#8217;amministrazione Trump. I mercati azionari americani hanno guadagnato circa 900-1.000 punti sul Dow Jones nella sola giornata di oggi, scommettendo sulla riapertura delle rotte. L&#8217;Iran, secondo stime circolate negli ambienti diplomatici, sta perdendo centinaia di milioni di dollari ogni settimana a causa del blocco e delle sanzioni.<\/p>\n<p>Sul fronte nucleare, il quadro \u00e8 pi\u00f9 complicato: Teheran avrebbe accumulato materiale fissile sufficiente per costruire circa undici testate, con un grado di arricchimento dell&#8217;uranio salito dal 3,5% del periodo JCPOA fino al 60% dopo il ritiro americano dall&#8217;accordo nel 2018. La questione tecnica non \u00e8 solo politica: il materiale \u00e8 &#8220;sepolto sotto una montagna&#8221;, ha detto lo stesso Trump riferendosi agli impianti sotterranei di Fordow, e recuperarlo o verificarne la neutralizzazione richiede accessi fisici che nessun accordo sulla carta pu\u00f2 garantire da solo.<\/p>\n<hr>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Timing Non \u00e8 Casuale<\/h2>\n<p>Tre fattori convergono in questo preciso momento e spiegano perch\u00e9 la crisi \u00e8 esplosa adesso e non sei mesi fa.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 la pressione interna americana. Con un&#8217;inflazione al 4,2% che supera la crescita dei salari, la benzina che aveva toccato prezzi record e i democratici in vantaggio di dieci punti nel sondaggio generico, Trump ha un trigger elettorale preciso: ogni settimana di blocco del Golfo \u00e8 una settimana di dolore economico visibile per i consumatori americani. Il calcolo strategico \u00e8 elementare: un accordo prima delle elezioni di midterm vale pi\u00f9 di qualsiasi vittoria militare parziale.<\/p>\n<p>Il secondo \u00e8 l&#8217;azzardo della gradualit\u00e0 militare. La strategia seguita, ovvero neutralizzare prima i sistemi radar e le difese antiaeree iraniane, poi minacciare la marina e infine ventilare l&#8217;occupazione di Kish Island (l&#8217;isola che concentra il commercio petrolifero iraniano), ha funzionato come meccanismo di escalation controllata. Il precedente Nixon-Vietnam dei bombardamenti Linebacker del 1972, citato esplicitamente dagli analisti sentiti oggi, non \u00e8 solo un&#8217;analogia storica: \u00e8 il manuale operativo che Washington ha seguito per portare l&#8217;Iran al tavolo senza un&#8217;invasione di terra.<\/p>\n<p>Il terzo fattore \u00e8 la posizione degli stati del Golfo, in particolare Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, che hanno interesse diretto alla riapertura delle rotte e che, secondo le dichiarazioni del Segretario al Tesoro Bessent, parteciperebbero attivamente all&#8217;accordo con un meccanismo di compensazione finanziaria: eventuali danni inflitti dall&#8217;Iran agli alleati del Golfo verrebbero pagati attingendo ai fondi iraniani congelati offshore.<\/p>\n<hr>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Euforia di Corto Respiro o Segnale Strutturale?<\/h2>\n<p>Il mercato ha reagito con entusiasmo alle dichiarazioni di Trump. Un rimbalzo di 900-1.000 punti sugli indici americani e un petrolio in discesa verso gli 80 dollari sono movimenti reali, ma portano con s\u00e9 un&#8217;avvertenza che ogni responsabile acquisti o CFO deve tenere presente: i mercati stanno prezzando il deal, non la sua esecuzione.<\/p>\n<p>La differenza \u00e8 sostanziale. Le navi petrolifere ferme all&#8217;ancora nei porti di sosta impiegheranno diversi giorni prima di poter riprendere rotta anche dopo una firma formale, per ragioni puramente logistiche. I premi assicurativi sul rischio di guerra nelle acque del Golfo, che nelle ultime settimane erano schizzati a livelli insostenibili per i piccoli spedizionieri, non torneranno ai valori pre-crisi prima che l&#8217;IAEA certifichi il downgrade del programma nucleare iraniano. Questo \u00e8 un processo che pu\u00f2 richiedere mesi, non giorni.<\/p>\n<p>Sul fronte valutario, il dollaro mantiene la sua funzione di bene rifugio ma un accordo credibile ridurrebbe la pressione al rialzo. Le valute dei paesi esportatori di petrolio, in particolare riyal saudita e dirham emiratino, rimangono stabili per ora. Lo spread sul debito italiano, che aveva incorporato parte del premio di rischio geopolitico nelle settimane scorse, potrebbe allentarsi marginalmente se la BCE, che ieri ha tenuto la sua riunione di politica monetaria, confermer\u00e0 un approccio accomodante nel contesto di un&#8217;inflazione ancora sopra target nell&#8217;Eurozona.<\/p>\n<p>Il segnale strutturale da monitorare \u00e8 la volatilit\u00e0 implicita sui contratti futures del petrolio a tre e sei mesi: se rimane alta nonostante l&#8217;annuncio dell&#8217;accordo, i mercati stanno dicendo che il rischio di recidiva \u00e8 reale.<\/p>\n<hr>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> La priorit\u00e0 \u00e8 contrattuale. Qualsiasi contratto di fornitura o acquisto che tocchi materie prime con rotte che passano per il Golfo deve essere verificato rispetto alle clausole di forza maggiore e ai meccanismi di aggiustamento prezzi. Le assicurazioni sul rischio di trasporto vanno riesaminate: i premi del periodo di crisi sono spesso stati confermati automaticamente su polizze annuali e potrebbero essere rinegoziati verso il basso nelle prossime settimane, ma solo se l&#8217;imprenditore lo richiede attivamente. Chi ha contratti con fornitori o clienti negli EAU, in Arabia Saudita o in India, tutti paesi direttamente esposti alle rotte del Golfo, deve verificare lo stato delle spedizioni in corso e rinegoziare eventuali penali legate ai ritardi accumulati.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> Lo scenario pi\u00f9 probabile, a patto che la firma avvenga effettivamente nei prossimi giorni, \u00e8 una normalizzazione graduale ma non lineare delle rotte. Il rerouting che molte imprese hanno adottato nelle ultime settimane, passando per il Capo di Buona Speranza al posto del Canale di Suez, ha comportato costi aggiuntivi stimati tra il 15 e il 25% sul trasporto container. Queste rotte alternative rimarranno competitive per qualche mese anche dopo la riapertura dello Stretto, perch\u00e9 gli operatori logistici hanno gi\u00e0 ridisegnato i network e non li riconfigurano dall&#8217;oggi al domani. Chi sopravvive a questo periodo \u00e8 chi ha costruito relazioni con pi\u00f9 vettori e non dipende da un unico operatore.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> Il precedente strutturale che questo episodio lascia \u00e8 inequivocabile: gli Stati Uniti hanno dimostrato di poter chiudere e aprire il Golfo Persico come una valvola, e lo hanno fatto deliberatamente come strumento negoziale. Questo cambia il calcolo del rischio geopolitico per ogni impresa che esporta verso i mercati del Golfo o acquista input energetici con quella provenienza. La domanda non \u00e8 se accadr\u00e0 di nuovo, ma quando. Le aziende italiane che oggi non hanno un piano B per le loro rotte di approvvigionamento stanno accumulando un debito strategico che prima o poi presenter\u00e0 il conto.<\/p>\n<hr>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Petrolchimico e plastica.<\/strong> L&#8217;esposizione \u00e8 diretta e immediata: nafta, polietilene, PET e resine che provengono dal Golfo o transitano attraverso di esso hanno subito aumenti di costo nelle ultime settimane che si sono tradotti in compressione di margine lungo tutta la filiera. La pressione non cesser\u00e0 con la firma del deal: i contratti spot stipulati durante il picco della crisi hanno durata variabile e devono essere gestiti uno per uno. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nella rinegoziazione dei contratti pluriennali con i fornitori del Golfo, che oggi hanno incentivo a stabilizzare i volumi dopo settimane di blocco.<\/p>\n<p><strong>Meccanica e macchinari industriali.<\/strong> Esposizione meno ovvia ma concreta: la componentistica proveniente dall&#8217;India e dal Sud-Est asiatico, che transita attraverso le rotte del Golfo, \u00e8 stata colpita da ritardi e costi assicurativi che hanno impattato le linee di montaggio di diversi distretti italiani. In parallelo, gli stati del Golfo, in particolare Arabia Saudita con il programma Vision 2030 e gli EAU con le loro zone industriali, sono clienti importanti per la meccanica strumentale italiana. Un accordo stabile riaprirebbe le conversazioni commerciali che nelle ultime settimane molti buyer del Golfo avevano congelato.<\/p>\n<p><strong>Agroalimentare e conserve.<\/strong> Chi esporta verso i mercati del Golfo attraverso i porti di Dubai e Abu Dhabi ha vissuto settimane di incertezza sulle consegne e ha dovuto gestire prodotti deperibili con rerouting che moltiplicano i tempi di transito. Il rischio reputazionale \u00e8 stato reale: i buyer locali che non hanno ricevuto le forniture programmate stanno valutando fornitori alternativi, spesso turchi o spagnoli. Il danno da inazione non si misura solo nel fatturato perso oggi, ma nelle quote di mercato cedute in uno degli spazi pi\u00f9 dinamici per il Made in Italy alimentare.<\/p>\n<p><strong>Logistica e shipping.<\/strong> Le imprese italiane con partecipazioni o contratti nel settore della logistica portuale e dello shipping hanno subito l&#8217;impatto pi\u00f9 diretto e misurabile. Ma il rovescio della medaglia \u00e8 interessante: i terminal portuali di Genova, Trieste e La Spezia hanno registrato nelle ultime settimane un aumento dei transiti su rotte alternative, con volumi che potrebbero stabilizzarsi almeno parzialmente anche dopo la riapertura del Golfo, se gli operatori decidono di mantenere diversificazione delle rotte come politica strutturale.<\/p>\n<hr>\n<h2>Rischi da Monitorare: Le Tre Incognite che i Mercati Sottovalutano<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio:<\/strong> Firma senza verifica. Un accordo &#8220;in linea di principio&#8221; con l&#8217;Iran, senza meccanismi di verifica credibili e con presenza fisica di ispettori internazionali sugli impianti nucleari sotterranei, \u00e8 un pezzo di carta. Il materiale fissile accumulato non sparisce con una firma, e l&#8217;IRGC ha storicamente boicottato gli impegni presi dalla componente diplomatica del governo. Un rientro della crisi entro 12 mesi \u00e8 uno scenario da includere nei piani di rischio, non da escludere.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio:<\/strong> Riallineamento delle rotte come permanente. I broker logistici e le compagnie di navigazione che hanno investito nel rerouting via Capo di Buona Speranza non torneranno automaticamente alle rotte pre-crisi. Questo significa che i costi di trasporto per le merci italiane verso i mercati asiatici potrebbero restare strutturalmente pi\u00f9 alti anche dopo la riapertura, perch\u00e9 la capacit\u00e0 di stiva si \u00e8 ridistribuita su rotte pi\u00f9 lunghe e non si riassegna in tempo reale.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio:<\/strong> Effetto contagio assicurativo. I Lloyd&#8217;s e i principali mercati assicurativi hanno rivisto verso l&#8217;alto i modelli di rischio per l&#8217;intera area del Golfo, non solo per il transito dello Stretto. Questo si tradurr\u00e0 in premi pi\u00f9 alti per le polizze cargo e credito all&#8217;esportazione verso gli EAU, l&#8217;Arabia Saudita e l&#8217;Oman anche dopo la fine delle ostilit\u00e0 dirette, con un orizzonte temporale di almeno 18-24 mesi prima di un ritorno alle tariffe pre-crisi.<\/p>\n<hr>\n<h2>Domande Frequenti: Cosa Chiedono gli Imprenditori<\/h2>\n<p><strong>D: Se l&#8217;accordo salta, quanto tempo posso aspettarmi prima della riapertura dello Stretto di Hormuz?<\/strong><br \/>R: Se il deal si rompe nei prossimi 30 giorni, scenari storici suggeriscono un blocco di 90-120 giorni prima di nuove negoziazioni credibili. La crisi del Golfo del 1990-1991 (guerra del Golfo) ebbe riaperture parziali solo dopo 6 mesi. Per\u00f2 il contesto \u00e8 diverso: oggi le pressioni economiche americane sono pi\u00f9 forti e il costo politico interno del blocco pi\u00f9 elevato. Realistica: 6-8 settimane di incertezza, poi riapertura negoziale.<\/p>\n<p><strong>D: Conviene rinegoziare i contratti di fornitura adesso, prima della firma, o aspettare?<\/strong><br \/>R: Adesso. I tuoi fornitori del Golfo sanno che il mercato \u00e8 ancora fragile e hanno incentivo a stabilizzare volumi e margini. Una volta firmato l&#8217;accordo, saliranno i prezzi perch\u00e9 la domanda ripartir\u00e0. La finestra di negoziazione \u00e8 questa: sfruttala per inserire clause di rinegoziazione annuale, non incrementi automatici.<\/p>\n<p><strong>D: I premi assicurativi scenderanno rapidamente dopo la firma?<\/strong><br \/>R: No. L&#8217;IAEA deve certificare che il programma nucleare iraniano \u00e8 downgraded, e questo richiede accessi verificabili agli impianti sotterranei. Storicamente, questo processo dura 9-18 mesi. I premi resteranno elevati (almeno il 30-40% sopra i livelli pre-crisi) per almeno 6-9 mesi dopo la firma. Pianifica su questo.<\/p>\n<p><strong>D: Conviene investire ora in diversificazione delle rotte di approvvigionamento?<\/strong><br \/>R: S\u00ec, ma non per eliminare le rotte del Golfo. Per integrarle: costruisci fornitori alternativi nei paesi ASEAN (Vietnam, Tailandia), nei Caraibi (per prodotti finiti) e in Messico (per componenti verso i mercati nord-americani). Una doppia fonte di approvvigionamento costa il 5-10% in pi\u00f9 oggi, ma ti salva dal downside di una crisi simile domani. ROI positivo garantito nei prossimi 24 mesi.<\/p>\n<p><strong>D: Le banche italiane restringeranno il credito all&#8217;esportazione verso il Golfo?<\/strong><br \/>R: S\u00ec, temporaneamente. I limiti di fido verso gli EAU e l&#8217;Arabia Saudita sono gi\u00e0 sotto revisione presso i principali istituti. La soluzione \u00e8 negoziare le linee di credito adesso, prima che i risk manager delle banche incorporino pienamente il rischio geopolitico. Una volta fatto, il costo del credito torner\u00e0 pi\u00f9 basso solo tra 12-18 mesi.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che ho seguito nelle ultime ore non mi sorprende sul piano tattico, ma mi preoccupa sul piano strutturale per le ragioni che raramente vengono dette chiaramente.<\/p>\n<p>Trump ha usato lo Stretto di Hormuz come leva negoziale con una disinvoltura che nessun presidente americano aveva mai mostrato cos\u00ec esplicitamente. Non \u00e8 una critica: \u00e8 una constatazione operativa. Quando il presidente degli Stati Uniti minaccia pubblicamente di occupare un&#8217;isola strategica iraniana per poi ritirarsi su un accordo &#8220;quasi finalizzato&#8221;, sta normalizzando un modello in cui le rotte commerciali internazionali diventano pedine di una partita bilaterale tra grandi potenze. Quella partita non ha interesse per le PMI italiane, ma le sue conseguenze cadono esattamente sui loro bilanci.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa in questo scenario \u00e8 stata assente nel modo pi\u00f9 imbarazzante possibile. Non solo non ha avuto voce in capitolo nelle trattative, ma ospiter\u00e0 la firma dell&#8217;accordo come location passiva, probabilmente durante il G7 della prossima settimana. Siamo lo sfondo della fotografia, non i protagonisti. Eppure le imprese europee sono tra le pi\u00f9 esposte alle rotte del Golfo, sia come acquirenti di energia sia come esportatori verso quei mercati.<\/p>\n<p>La lezione che ricavo per chi mi legge \u00e8 questa: smettila di leggere questa crisi come &#8220;geopolitica lontana&#8221; e inizia a trattarla come quello che \u00e8, ovvero una variabile del tuo modello di business. Ogni imprenditore italiano che esporta verso i paesi del Golfo o acquista input con quelle rotte e non ha ancora ridisegnato la propria mappa dei rischi logistici sta affidando il proprio margine alle decisioni di un presidente americano e di un regime teocratico che non sanno nulla della sua azienda e non ne hanno alcun interesse.<\/p>\n<p>La vera domanda da farsi stanotte non \u00e8 &#8220;arriver\u00e0 la firma?&#8221; ma &#8220;se non arrivasse, cosa succederebbe alla mia supply chain luned\u00ec mattina?&#8221;<\/p>\n<hr>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte iraniano:<\/strong> La presenza o assenza di delegati iraniani all&#8217;eventuale cerimonia di firma in Europa nel weekend. Le dichiarazioni dell&#8217;IRGC nelle prossime 48 ore, separatamente da quelle del governo di Teheran, sono il segnale pi\u00f9 affidabile sull&#8217;intenzione reale di rispettare l&#8217;accordo.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte delle rotte commerciali:<\/strong> Il volume di prenotazioni dei container sulle rotte che attraversano lo Stretto di Hormuz nella prossima settimana. Se le compagnie di shipping iniziano a confermare nuovo traffico, il segnale \u00e8 credibile. Se rimangono ferme sulle rotte alternative, il mercato non crede ancora alla firma.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> Il prezzo del petrolio Brent a 30 giorni \u00e8 il termometro pi\u00f9 semplice. Sotto 78 dollari il mercato crede all&#8217;accordo. Sopra 85 dollari nelle prossime 72 ore, qualcosa si \u00e8 rotto nelle trattative. Da monitorare anche i premi dei credit default swap sul debito sovrano degli EAU, che incorporano il rischio di escalation regionale con una sensibilit\u00e0 superiore a qualsiasi dichiarazione politica.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte multilaterale:<\/strong> La posizione dell&#8217;IAEA nelle prossime settimane sar\u00e0 determinante per capire se la verifica del materiale nucleare iraniano ha una struttura concreta o resta una promessa generica. La richiesta di accesso agli impianti sotterranei di Fordow \u00e8 il test decisivo.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte europeo:<\/strong> La riunione del G7 della prossima settimana, con Trump presente, \u00e8 il momento in cui l&#8217;Europa potrebbe inserirsi o meno nel disegno dell&#8217;accordo. Se l&#8217;UE non riesce a ottenere un ruolo nella fase di verifica, la sua assenza strategica diventer\u00e0 definitiva.<\/p>\n<hr>\n<h2>Lo Stretto che Insegna a Fare Impresa<\/h2>\n<p>La scena di questa mattina, navi ferme all&#8217;ancora, mercati in fibrillazione, presidenti che annunciano accordi e governi che li smentiscono nel giro di ore, torner\u00e0. Non necessariamente in questo Stretto, non necessariamente con questi attori. Ma il meccanismo, quello di usare le rotte commerciali come hostage della geopolitica di grandi potenze, \u00e8 diventato uno strumento accettato nel repertorio delle crisi internazionali.<\/p>\n<p>L&#8217;imprenditore che legge questa storia come &#8220;quella volta con l&#8217;Iran&#8221; sta perdendo il segnale. Chi invece la usa per costruire una mappa dei rischi logistici, diversificare i fornitori, rinegoziare le polizze assicurative e inserire clausole di adeguamento nei contratti pluriennali, sta trasformando una crisi altrui in un vantaggio competitivo proprio.<\/p>\n<p>La geopolitica non chiede il permesso ai tuoi piani export. La domanda rilevante \u00e8 se il tuo piano export ha gi\u00e0 previsto che la geopolitica non lo chieda.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rubrica: Geopolitica &#038; Mercati Emergenti | 12 giugno 2026 Golfo Persico, 12 giugno 2026. Da settimane le petroliere restano all&#8217;ancora nei porti di transito, i capitani aspettano autorizzazioni che non arrivano, e i broker assicurativi quotano premi che tre mesi fa sarebbero sembrati allucinazioni. 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