{"id":798,"date":"2026-06-24T07:04:25","date_gmt":"2026-06-24T06:04:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/stretto-di-hormuz-il-pedaggio-che-ridisegna-le-supply-chain"},"modified":"2026-06-24T07:04:25","modified_gmt":"2026-06-24T06:04:25","slug":"stretto-di-hormuz-il-pedaggio-che-ridisegna-le-supply-chain","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/stretto-di-hormuz-il-pedaggio-che-ridisegna-le-supply-chain","title":{"rendered":"Stretto di Hormuz: il pedaggio che ridisegna le supply chain"},"content":{"rendered":"<p>Oman, 24 giugno 2026. Mentre il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf siede con i mediatori omaniti per discutere chi avr\u00e0 il controllo dello Stretto di Hormuz dopo i 60 giorni di cessate il fuoco, 11.000 marittimi iniziano lentamente a evacuare le acque del Golfo Persico su istruzione dell&#8217;IMO. Le navi si muovono. Il petrolio scorre. I mercati festeggiano. Eppure la domanda che nessuno nel comunicato ufficiale pronuncia ad alta voce \u00e8 proprio quella che si sta negoziando in questo momento a Muscat: chi incassa i pedaggi sulle rotte energetiche globali?<\/p>\n<p>La riapertura dello Stretto di Hormuz non \u00e8 la fine di una crisi. \u00c8 l&#8217;apertura di una trattativa sul prezzo dell&#8217;accesso alle rotte energetiche che decider\u00e0 chi paga, quanto, e per quanto tempo.<\/p>\n<p>Per un imprenditore o un manager europeo che legge questo aggiornamento stamattina, il segnale rilevante non \u00e8 che il petrolio \u00e8 sceso sotto i 70 dollari al barile, n\u00e9 che Trump dichiara vittoria su Truth Social. Il segnale rilevante \u00e8 strutturale: dopo mesi di blocco, la geografia energetica globale si sta ridisegnando, e chi non ha ancora rivisto contratti, fornitori, rotte e coperture assicurative sta perdendo ogni settimana un margine che non recuperer\u00e0.<\/p>\n<p>Il cessate il fuoco di 60 giorni \u00e8 un corridoio temporale con una scadenza precisa. Non \u00e8 una pace. \u00c8 una finestra. E le finestre si chiudono.<\/p>\n<h2>Il Fatto in Numeri: Hormuz, i Numeri del Disgelo Parziale<\/h2>\n<p>I dati di questa settimana fotografano una situazione in movimento ma ancora lontana dalla normalit\u00e0 pre-conflitto. L&#8217;IMO ha avviato formalmente l&#8217;evacuazione di oltre 11.000 marittimi rimasti bloccati nel Golfo dal febbraio 2026, quando l&#8217;operazione militare statunitense denominata Operation Fury aveva de facto paralizzato il traffico. Secondo l&#8217;analista senior di Kpler, Miau Zhu, il traffico attraverso lo Stretto ha raggiunto i livelli pi\u00f9 alti dall&#8217;inizio del conflitto, ma la ripresa \u00e8 alimentata principalmente dallo smaltimento del backlog accumulato, non da nuovi ingressi.<\/p>\n<p>Il dato pi\u00f9 significativo: circa 75 milioni di barili di greggio non-iraniano risultano ancora bloccati all&#8217;interno del Golfo Persico. Le compagnie di navigazione pi\u00f9 esposte al rischio stanno riprendendo i transiti, ma le grandi compagnie asiatiche, che rappresentano la quota maggioritaria del traffico verso le raffinerie del Far East, restano alla finestra. Il mercato assicurativo non ha ancora normalizzato i premi di guerra, e la volatilit\u00e0 implicita sui contratti futures del greggio Brent riflette esattamente questa incertezza strutturale.<\/p>\n<p>Trump ha dichiarato l&#8217;uscita di 19 milioni di barili in un singolo giorno come il pi\u00f9 grande nella storia dello Stretto, e il Brent ha toccato momentaneamente 70 dollari al barile, minimo dall&#8217;avvio del conflitto. La BCE ha registrato nelle ultime ore un allentamento delle pressioni sui prezzi energetici nell&#8217;area euro, segnale incorporato nel discorso di Boris Vuj\u010di\u0107 del 23 giugno. Sul fronte diplomatico, la questione nucleare resta il nodo irrisolto: Washington afferma che Teheran ha accettato il rientro degli ispettori IAEA, Teheran smentisce formalmente, e un funzionario americano ha spiegato che la smentita iraniana \u00e8 per il pubblico interno. \u00c8 una differenza sottile ma operativamente importante: siamo in una negoziazione pubblica dove le dichiarazioni ufficiali non corrispondono necessariamente alle posizioni negoziali reali.<\/p>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Conto alla Rovescia dei 60 Giorni<\/h2>\n<p>Il cessate il fuoco attuale \u00e8 stato esteso di 60 giorni. La scadenza non \u00e8 una formalit\u00e0 diplomatica: \u00e8 la data entro cui Iran e USA devono raggiungere un accordo strutturale sulle ispezioni nucleari, sul ruolo di Hezbollah in Libano, e, elemento finora sottovalutato dagli analisti di business, sulla governance dello Stretto di Hormuz dopo il conflitto.<\/p>\n<p>Il timing non \u00e8 casuale. Iran sta negoziando con l&#8217;Oman proprio oggi per definire un meccanismo di controllo sullo Stretto. La proposta, secondo le fonti disponibili, includerebbe l&#8217;introduzione di pedaggi o diritti di transito che le navi commerciali dovrebbero pagare per attraversare le acque. Se questo meccanismo venisse formalizzato, cambierebbe la struttura dei costi di ogni catena di fornitura che passa per il Golfo: non solo per l&#8217;energia, ma per qualsiasi merce che transita da e verso i mercati asiatici.<\/p>\n<p>Il precedente storico pi\u00f9 vicino \u00e8 il regime di tassazione che l&#8217;Egitto applica al Canale di Suez: uno strumento di sovranit\u00e0 economica che, una volta istituito, diventa permanente. La vera partita a Muscat non riguarda chi ha le armi pi\u00f9 grandi. Riguarda chi ha il diritto di riscuotere il pedaggio sulle rotte energetiche globali per i prossimi decenni.<\/p>\n<p>Per le imprese europee, il momento zero \u00e8 adesso. Non perch\u00e9 ci sia un&#8217;emergenza immediata, ma perch\u00e9 le strutture negoziali che si stanno definendo in queste settimane determineranno i costi operativi per anni.<\/p>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Dal Petrolio alle Assicurazioni<\/h2>\n<p>Il Brent a 70 dollari \u00e8 un segnale da leggere con attenzione. La discesa \u00e8 reale ma parziale, e la volatilit\u00e0 implicita sui futures energetici rimane elevata rispetto ai livelli pre-febbraio 2026. Chi interpreta il calo come una normalizzazione strutturale sta leggendo male il dato: si tratta dello smaltimento del backlog fisico, non di un riequilibrio della struttura di rischio.<\/p>\n<p>I premi assicurativi per le rotte del Golfo sono scesi rispetto al picco di marzo-aprile, ma restano significativamente sopra i livelli storici. Le compagnie di assicurazione maritime hanno introdotto clausole di esclusione per eventi bellici residui che non verranno rimosse fino a un accordo formale e verificato. Questo si traduce in un costo operativo nascosto che pesa direttamente sui margini delle imprese che importano dall&#8217;Asia o esportano verso i mercati del Golfo.<\/p>\n<p>Le valute dei paesi esportatori di petrolio del Golfo, in particolare il dirham emiratino e il riyal saudita, restano su livelli stabili per effetto del loro ancoraggio al dollaro, ma i flussi di capitale verso asset considerati rifugio hanno cominciato a rallentare. L&#8217;oro \u00e8 rimasto su livelli elevati, segnale che il mercato non ha ancora prezzato una risoluzione definitiva. Lo spread tra il Brent spot e i futures a 6 mesi riflette ancora una curva in contango significativa: il mercato si aspetta prezzi pi\u00f9 alti nel medio termine, non una discesa sostenuta.<\/p>\n<p>Il segnale strutturale pi\u00f9 importante riguarda le navi e non il petrolio: le grandi raffinerie asiatiche, principali acquirenti di greggio mediorientale, non hanno ancora ripreso i flussi normali di ordini. Quando lo faranno, avremo la conferma che il mercato considera la situazione stabilizzata. Non \u00e8 ancora successo.<\/p>\n<h2>Impatto per le Imprese Europee: Il Costo del Corridoio Temporale<\/h2>\n<p>Orizzonte Immediato (0-6 mesi): Le imprese che hanno supply chain che transitano per il Golfo devono verificare oggi lo status dei contratti assicurativi in essere e capire se le clausole di guerra residua si applicano ancora. I costi di trasporto marittimo sono scesi ma non normalizzati: chi non ha ancora rinegoziato i contratti con gli spedizionieri sta pagando tariffe di emergenza su rotte che tecnicamente sono tornate operative. Sul fronte opposto, chi esporta verso gli Emirati, l&#8217;Arabia Saudita o il Kuwait ha ora una finestra concreta per riprendere le spedizioni bloccate, ma con l&#8217;avvertenza che il mercato assicurativo richiede documentazione specifica del percorso e dello scafo. I 75 milioni di barili ancora bloccati nel Golfo creano una pressione ribassista temporanea sul petrolio che favorisce le industrie energy-intensive europee: metallo, ceramica, vetro, alimentare ad alto contenuto logistico. Questa pressione \u00e8 misurabile in settimane, non mesi.<\/p>\n<p>Orizzonte Medio (6-18 mesi): Lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 che il cessate il fuoco non si traduca in un accordo definitivo entro i 60 giorni, ma si prolunghi con un rinnovo condizionale. In questo scenario, la struttura di rischio del Golfo si stabilizza su un livello intermedio: non la paralisi di marzo, non la normalit\u00e0 pre-febbraio. Per le imprese europee, questo significa che le supply chain con componenti di provenienza asiatica che transitano per Hormuz devono essere ridisegnate con fornitori alternativi o percorsi di rerouting via Capo di Buona Speranza, gi\u00e0 pi\u00f9 costosi ma assicurabili senza le clausole di esclusione. Il mercato iraniano rimane parzialmente accessibile per chi ha completato il percorso di compliance in tempo, ma le restrizioni sui pagamenti internazionali non si allenteranno fino a un accordo nucleare verificato. Chi si \u00e8 posizionato in anticipo con strutture di distribuzione nei paesi confinanti come Turchia, Georgia o Iraq ha un vantaggio misurabile.<\/p>\n<p>Orizzonte Lungo (18+ mesi): Se l&#8217;Iran ottiene il riconoscimento di un diritto di controllo sullo Stretto, anche nella forma soft di un Hormuz Passage Authority simile alla struttura egiziana sul Canale di Suez, il precedente strutturale \u00e8 irreversibile. Le rotte energetiche globali avranno un nuovo punto di esazione che non esisteva prima del 2026. Per le imprese europee manifatturiere che dipendono da materie prime con origine o transito nel Golfo, questo \u00e8 un aumento permanente del costo della catena di fornitura che va incorporato nei modelli di pricing gi\u00e0 oggi. Le imprese che invece puntano al mercato iraniano come sbocco commerciale, stimato in 85 milioni di consumatori con una classe media in ripresa, devono sapere che la normalizzazione completa richieder\u00e0 probabilmente tre o quattro anni di accordi progressivi, non i 60 giorni del corridoio attuale.<\/p>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p>Manifatturiero meccanico e macchinari industriali. L&#8217;industria italiana dei macchinari, quinta al mondo per export, ha mercati naturali negli Emirati, Arabia Saudita e, potenzialmente, Iran. La riapertura parziale del Golfo riapre ordini congelati da febbraio. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nel settore della ricostruzione industriale iraniana: le infrastrutture petrolifere, petrolchimiche e manifatturiere iraniane hanno accumulato anni di arretrato manutentivo. Chi ha gi\u00e0 un network di distribuzione in Turchia o negli Emirati pu\u00f2 attivare canali indiretti legalmente conformi prima che lo facciano i concorrenti tedeschi o coreani, che si muovono pi\u00f9 velocemente delle PMI italiane su questi mercati.<\/p>\n<p>Agroalimentare e food processing. L&#8217;Iran ha bisogno di importazioni alimentari. Le sanzioni parzialmente sospese includono una finestra per acquisti di cibo e medicine, ma la questione di chi pu\u00f2 vendere e attraverso quali canali resta aperta. L&#8217;agroalimentare italiano ha un problema di posizionamento: i canali distributivi nel mercato iraniano, cos\u00ec come in quelli del Golfo, sono stati consolidati durante gli anni di assenza da attori turchi, cinesi e pakistani. Recuperare spazio richiede presidio diretto, non accordi con agenti generalisti. L&#8217;opportunit\u00e0 \u00e8 reale ma va costruita adesso, mentre i concorrenti non si sono ancora riorganizzati.<\/p>\n<p>Logistica e shipping indiretto. Meno ovvio ma altrettanto esposto: le imprese italiane che utilizzano spedizionieri con rotte via Suez-Golfo per le importazioni dall&#8217;Asia hanno subito aumenti di costo da febbraio che non si normalizzeranno automaticamente con la riapertura dello Stretto. Il rerouting via Capo di Buona Speranza adottato come misura di emergenza \u00e8 diventato per molti operatori la rotta standard, con 14-18 giorni di transit time aggiuntivi. Chi non ha rinegoziato i contratti di fornitura integrando questa variabile sta assorbendo costi che non stanno nel budget 2026. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nella certificazione dei percorsi alternativi: chi ha gi\u00e0 sviluppato la due diligence su rotte alternative ha un asset di rischio gestito che i concorrenti non hanno.<\/p>\n<p>Energia e utilities industriali. Il calo temporaneo del Brent sotto i 70 dollari \u00e8 una finestra per rinegoziare o estendere contratti di fornitura energetica con prezzi indicizzati. Le grandi utilities industriali italiane, ceramica, vetro, carta, cemento, devono valutare se bloccare il prezzo attuale su orizzonti di 12-18 mesi, sapendo che la volatilit\u00e0 implicita anticipa un rimbalzo una volta che il mercato asiatico torner\u00e0 a piena capacit\u00e0 di assorbimento.<\/p>\n<h2>Rischi da Monitorare: Le Tre Variabili che Possono Ribaltare lo Scenario<\/h2>\n<p>Il primo rischio, Collasso della trattativa nucleare: se Iran e USA non trovano un accordo sulle ispezioni IAEA entro i 60 giorni, Trump ha gi\u00e0 dichiarato la propria disponibilit\u00e0 a reintrodurre il blocco o ad azioni militari. Il meccanismo di escalation \u00e8 asimmetrico: la riapertura di Hormuz \u00e8 stata graduale e incompleta, ma una nuova chiusura pu\u00f2 essere immediata. Le imprese che stanno reimpostando supply chain sul presupposto che il Golfo sia stabilizzato senza un piano B stanno assumendo un rischio non prezzato.<\/p>\n<p>Il secondo rischio, Incidente in Libano come detonatore: il cessate il fuoco in Libano ha gi\u00e0 visto due vittime nelle ultime ore, con Hezbollah che accusa Israele di violazione. Iran considera il fronte libanese parte integrante della stessa negoziazione. Un&#8217;escalation in Libano che trascini Hezbollah in un attivismo militare significativo pu\u00f2 far deragliare i colloqui Iran-USA indipendentemente dalla volont\u00e0 di Teheran di mantenere il cessate il fuoco sullo Stretto. Il trigger non \u00e8 sotto il controllo delle parti principali del negoziato, il che lo rende il rischio meno gestibile.<\/p>\n<p>Il terzo rischio, Istituzionalizzazione del pedaggio sullo Stretto: se i negoziati a Muscat producono un accordo anche informale su un sistema di tariffe o tasse di transito per lo Stretto di Hormuz, si crea un precedente che il mercato non ha ancora prezzato. L&#8217;aumento strutturale dei costi logistici per le rotte energetiche asiatiche ricadrebbe in modo asimmetrico sulle imprese europee che non hanno capacit\u00e0 di sourcing alternativo, mentre i grandi player con supply chain diversificate assorbirebbero l&#8217;impatto senza visibilit\u00e0 esterna.<\/p>\n<h2>Domande Frequenti: Cosa Devi Sapere Adesso<\/h2>\n<p>Domanda: La riapertura dello Stretto di Hormuz significa che il rischio geopolitico \u00e8 finito?<\/p>\n<p>Risposta: No. La riapertura \u00e8 temporanea (60 giorni) e condizionata a negoziati nucleari ancora in corso. Il traffico marittimo \u00e8 ripreso ma non normalizzato: le assicurazioni mantengono clausole di guerra residua, i premi restano elevati e le grandi compagnie asiatiche non hanno ancora ripreso ordini pieni. La stabilizzazione strutturale richiede un accordo nucleare verificato, che non \u00e8 ancora stato raggiunto.<\/p>\n<p>Domanda: Quali settori hanno il massimo urgenza di rivedere le loro supply chain?<\/p>\n<p>Risposta: Quattro settori prioritari: manifatturiero meccanico che esporta verso il Golfo, agroalimentare che vuole entrare in Iran, logistica marittima che usa rotte via Suez, e utilities industriali con contratti energetici indicizzati. La finestra per rinegoziare \u00e8 adesso, prima che il mercato si normalizzi e il costo delle azioni aumenti.<\/p>\n<p>Domanda: La governance dello Stretto \u00e8 davvero un rischio permanente?<\/p>\n<p>Risposta: S\u00ec, se Iran ottiene un riconoscimento formale di diritti di controllo o tariffazione. Il precedente \u00e8 il Canale di Suez egiziano: una volta istituito, il sistema diventa permanente e crea un nuovo costo strutturale per tutte le supply chain che transitano per lo Stretto. Non \u00e8 una probabilit\u00e0 remota, \u00e8 quello che Iran sta negoziando a Muscat.<\/p>\n<p>Domanda: Se il cessate il fuoco cade tra 60 giorni, cosa succede?<\/p>\n<p>Risposta: Uno scenario di nueva crisi con chiusura rapida dello Stretto, con tempi di reazione molto inferiori alla crisi di febbraio. Le imprese che non hanno costruito piani B (fornitori alternativi, rotte diverse, hedging energetico) affronterebbero aumenti di costo significativi e perdita di accesso a mercati critici.<\/p>\n<p>Domanda: Quale \u00e8 il segnale pi\u00f9 affidabile che il mercato sta realmente stabilizzandosi?<\/p>\n<p>Risposta: Non il prezzo del petrolio, che riflette questioni finanziarie. Il segnale \u00e8 il comportamento delle grandi raffinerie asiatiche: quando riprendono interi flussi di nuovi ordini di greggio mediorientale (non smaltimento backlog), il mercato ha calcolato che il rischio \u00e8 gestibile. Non \u00e8 ancora successo.<\/p>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che sta succedendo in questi giorni intorno allo Stretto di Hormuz \u00e8 mascherato da una storia di diplomazia nucleare e di petrolio che scende. La narrativa pubblica, Trump che esulta per i 19 milioni di barili e il Brent che tocca 70 dollari, serve il consumo interno americano. La vera partita \u00e8 altra.<\/p>\n<p>Iran sta negoziando il riconoscimento di un diritto sovrano sullo Stretto, non solo la sospensione delle ostilit\u00e0. La distinzione \u00e8 enorme. Un accordo nucleare con IAEA si smonta in sei mesi se la politica cambia. Un sistema istituzionalizzato di controllo sullo Stretto, anche nelle forme pi\u00f9 soft di consultazione obbligatoria o comunicazione preventiva, si consolida nel tempo e diventa norma consuetudinaria internazionale. \u00c8 questo che Ghalibaf sta costruendo a Muscat oggi, mentre i media seguono le dichiarazioni sui social di Trump.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa, nel frattempo, osserva. Lagarde all&#8217;audizione del 22 giugno al Parlamento Europeo ha riconosciuto l&#8217;allentamento delle pressioni energetiche, ma non ha affrontato la questione strutturale di medio termine. L&#8217;UE non ha una posizione coordinata sul regime di accesso allo Stretto n\u00e9 una strategia di hedging energetico collettivo che vada oltre i meccanismi di emergenza. Le PMI europee, che sono eccellenti nell&#8217;operativit\u00e0 e mediocri nella pianificazione geopolitica, si trovano ancora una volta a leggere gli eventi con 6 mesi di ritardo rispetto ai concorrenti americani e asiatici che queste rotte le abitano da decenni.<\/p>\n<p>La lezione operativa che mi sento di dare oggi non \u00e8 sullo Stretto di Hormuz. \u00c8 su cosa fa un imprenditore intelligente quando si apre un corridoio temporale con una scadenza certa. Non aspetta la scadenza per capire cosa \u00e8 successo. Usa il corridoio per ridisegnare la struttura di rischio mentre il costo dell&#8217;azione \u00e8 basso, perch\u00e9 quando la finestra si chiude, che sia con un accordo o senza, le condizioni saranno diverse da quelle di adesso e le decisioni che si possono prendere adesso costeranno il doppio.<\/p>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p>Sul fronte negoziale Iran-USA: i comunicati post-vertice di Muscat tra Iran e Oman, qualsiasi dichiarazione dell&#8217;IAEA sulla possibilit\u00e0 di nuove ispezioni, le dichiarazioni di Trump su Truth Social entro la finestra dei 60 giorni. Il segnale pi\u00f9 importante non sar\u00e0 una dichiarazione formale, ma il silenzio americano di fronte a una smentita iraniana, che \u00e8 gi\u00e0 la modalit\u00e0 comunicativa attuale.<\/p>\n<p>Sul fronte dei mercati: il prezzo del Brent spot rispetto ai futures a 6 mesi, i premi assicurativi marittime per le rotte del Golfo pubblicati dal mercato di Londra, il dato settimanale di Kpler sui volumi di transito attraverso Hormuz e in particolare il numero di nuovi ingressi di grandi compagnie asiatiche nel Golfo Persico. Questo ultimo dato \u00e8 il termometro pi\u00f9 affidabile della percezione reale di rischio da parte dei player che contano.<\/p>\n<p>Sul fronte libanese: qualsiasi escalation militare nei pressi di Nabatieh o del confine israelo-libanese, le dichiarazioni di Hezbollah sulla qualifica degli incidenti, la risposta di Iran. Un&#8217;escalation significativa in Libano nelle prossime due settimane avrebbe un impatto diretto sulla tenuta del cessate il fuoco nello Stretto.<\/p>\n<p>Sul fronte della governance dello Stretto: sviluppi nei negoziati Oman-Iran su meccanismi di controllo del transito, qualsiasi proposta formale di struttura tariffaria, la reazione di USA e Arabia Saudita a eventuali bozze di accordo. Questo \u00e8 il fronte meno seguito dai media e pi\u00f9 rilevante per le imprese.<\/p>\n<h2>Lo Stretto Come Strumento: La Scadenza che Nessuno Sta Calcolando<\/h2>\n<p>Teheran \u00e8 tornata, almeno parzialmente, sui mercati. Le sue petroliere si muovono, i suoi negoziatori trattano, i suoi asset vengono scongelati. Ma ogni giorno che passa senza un accordo definitivo, Iran consolida la propria posizione negoziale su ci\u00f2 che pi\u00f9 le interessa: il controllo permanente della narrazione sullo Stretto e il riconoscimento, anche implicito, che la sua capacit\u00e0 di condizionare le rotte globali \u00e8 un dato strutturale con cui il sistema internazionale deve fare i conti.<\/p>\n<p>Per un imprenditore europeo, la domanda da porsi stamattina non \u00e8 se il petrolio salir\u00e0 o scender\u00e0. \u00c8 se la propria struttura di costi \u00e8 progettata per un mondo in cui le rotte energetiche globali hanno un nuovo punto di esazione, con prezzi e condizioni determinati da attori che non erano al tavolo fino a sei mesi fa. Chi sta facendo questa domanda adesso ha ancora il tempo di rispondervi con calma. Chi aspetta la scadenza dei 60 giorni risponder\u00e0 in emergenza, e le decisioni in emergenza costano sempre di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Il Golfo non \u00e8 tornato alla normalit\u00e0, \u00e8 diventato un mercato con nuove regole. La domanda rilevante non \u00e8 se entrare, ma a quali condizioni e con quale struttura di rischio stai costruendo la tua presenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oman, 24 giugno 2026. Mentre il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf siede con i mediatori omaniti per discutere chi avr\u00e0 il controllo dello Stretto di Hormuz dopo i 60 giorni di cessate il fuoco, 11.000 marittimi iniziano lentamente a evacuare le acque del Golfo Persico su istruzione dell&#8217;IMO. Le navi si muovono. 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