{"id":826,"date":"2026-06-28T19:04:39","date_gmt":"2026-06-28T18:04:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/mercato-auto-usa-in-contrazione-dove-e-posizionata-la-tua-filiera"},"modified":"2026-06-28T19:30:04","modified_gmt":"2026-06-28T18:30:04","slug":"mercato-auto-usa-in-contrazione-dove-e-posizionata-la-tua-filiera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/mercato-auto-usa-in-contrazione-dove-e-posizionata-la-tua-filiera","title":{"rendered":"Mercato Auto USA in contrazione: dove \u00e8 posizionata la tua filiera"},"content":{"rendered":"<h2>Il Fatto in Numeri: Una Domanda che Scende, Non Oscilla<\/h2>\n<p>Le proiezioni pi\u00f9 caute parlano di 15,7 milioni di nuovi veicoli venduti negli Stati Uniti entro il 2040, il caso base elaborato da Mark Gottfredson di Autoforecast Solutions. Lo scenario pi\u00f9 pessimistico scende a 13,7 milioni. Per dare un riferimento: il picco storico del mercato US \u00e8 stato oltre 17 milioni di unit\u00e0, e nel 2026 ci si attende circa 1,5 milioni di unit\u00e0 in meno rispetto a quel record.<\/p>\n<p>I meccanismi che guidano questa traiettoria sono quantificabili e, in parte, gi\u00e0 irreversibili. Il tasso di de-registrazione dei veicoli, cio\u00e8 la quota di auto che ogni anno vengono rottamate o esportate e devono essere sostituite con unit\u00e0 nuove, \u00e8 sceso dal 6% del 2000 al 5% del primo trimestre 2026, e le proiezioni lo portano al 4,4% entro il 2040. Un&#8217;auto che dura pi\u00f9 a lungo \u00e8 un&#8217;auto nuova non venduta: l&#8217;et\u00e0 media del parco circolante statunitense ha raggiunto i 12,8 anni nel 2025, un record storico.<\/p>\n<p>Sul fronte demografico, il dato pi\u00f9 rigido di tutti \u00e8 gi\u00e0 scritto: i nati degli ultimi sedici anni determineranno il numero di potenziali nuovi guidatori nel 2040, e quella coorte \u00e8 gi\u00e0 pi\u00f9 piccola delle precedenti. Solo il 50% circa dei sedicenni americani ottiene oggi la patente di guida, contro una percentuale molto pi\u00f9 alta nelle generazioni precedenti. I prezzi medi dei veicoli nuovi, spinti dalle tecnologie ADAS, dai sistemi di sicurezza attiva e dall&#8217;elettrificazione, escludono strutturalmente una fascia crescente di acquirenti giovani con redditi medi. La domanda si concentra in alto, ma il volume si fa sui segmenti di massa.<\/p>\n<p>I veicoli autonomi potrebbero ridurre ulteriormente il rapporto auto per guidatore, storicamente fermo a 1,2, portandolo a 1,1 nel prossimo decennio secondo Gottfredson. Non \u00e8 un crollo, ma \u00e8 un segnale strutturale su un mercato gi\u00e0 in compressione.<\/p>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Timing Non \u00e8 Casuale<\/h2>\n<p>Questo tema circola nell&#8217;industria da anni, ma acquista una valenza operativa precisa nel giugno 2026 per una ragione specifica: la sovrapposizione tra il rallentamento strutturale della domanda e l&#8217;ingresso annunciato dei produttori cinesi nel mercato americano.<\/p>\n<p>Per anni, le barriere tariffarie e politiche hanno tenuto i costruttori cinesi fuori dagli USA. Quella muraglia non \u00e8 permanente. Quando, e non se, marchi come BYD o i suoi competitori riusciranno ad aggirare le restrizioni attraverso impianti messicani, joint venture o accordi commerciali ancora non scritti, entreranno in un mercato gi\u00e0 in contrazione con strutture di costo radicalmente pi\u00f9 basse. Il risultato sar\u00e0 una pressione sui margini di tutti i produttori presenti, inclusa la filiera di componenti e sistemi che serve quei produttori.<\/p>\n<p>La Federal Reserve, nel frattempo, mantiene una postura attendista sul taglio dei tassi, come emerge dai discorsi recenti dei suoi esponenti, e la BCE segnala attraverso Schnabel una vigilanza sull&#8217;inflazione che non esclude ulteriori aggiustamenti. Questo contesto finanziario significa che il costo del capitale per i grandi investimenti di capacit\u00e0 produttiva rimane elevato: chi ha gi\u00e0 impianti e contratti attivi nel mercato US ha un vantaggio strutturale rispetto a chi sta ancora pianificando l&#8217;ingresso.<\/p>\n<p>Il timing non \u00e8 neutro. Le decisioni prese nei prossimi dodici mesi su dove allocare capacit\u00e0 produttiva, quali clienti OEM privilegiare, e quali segmenti del mercato americano presidiare avranno un peso sproporzionato sulla posizione competitiva del 2030 in poi.<\/p>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Segnali Deboli Gi\u00e0 Leggibili<\/h2>\n<p>I mercati azionari del settore automotive globale incorporano gi\u00e0 una parte di questa narrativa, ma in modo disomogeneo. I costruttori premium con esposizione al segmento alto del mercato US reggono meglio: la contrazione dei volumi colpisce principalmente il mass market, mentre chi vende a 60.000-120.000 dollari lavora su una domanda meno sensibile alle variabili demografiche di massa.<\/p>\n<p>I titoli dei fornitori di primo livello con alta concentrazione nei volumi di massa, al contrario, mostrano una volatilit\u00e0 implicita crescente nelle opzioni a lungo termine. Non \u00e8 panico, \u00e8 repricing progressivo di un rischio che prima veniva ignorato.<\/p>\n<p>Sul fronte valutario, il dollaro mantiene la sua posizione di riserva globale, come confermato dalla conferenza Fed di questa settimana sul ruolo internazionale del dollaro. Un dollaro strutturalmente forte protegge il potere d&#8217;acquisto del consumatore americano ma comprime i margini delle esportazioni europee verso gli USA, un effetto che si somma alla pressione sui volumi. Per un fornitore italiano che fattura in dollari e ha costi in euro, la combinazione di volumi calanti e margini valutari compressi \u00e8 il peggiore degli scenari.<\/p>\n<p>I premi assicurativi sui crediti commerciali verso i grandi OEM americani, pur non essendo ancora in territorio di allarme, meritano monitoraggio trimestrale. I dati S&#038;P Global Mobility e Cox Automotive confermano per il 2026 una stima intorno ai 15,7 milioni di unit\u00e0, ma il consensus si \u00e8 gi\u00e0 spostato verso il basso rispetto alle previsioni formulate tre anni fa: \u00e8 il segnale che l&#8217;industria sta adeguando le aspettative.<\/p>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> Chi ha contratti di fornitura pluriennali con OEM americani orientati ai segmenti di volume deve verificare le clausole di take-or-pay e i meccanismi di revisione prezzi. I costruttori sotto pressione sui volumi trasferiscono il rischio lungo la supply chain con pi\u00f9 velocit\u00e0 di quanto le PMI fornitrici tendano ad anticipare. Il primo segnale da monitorare \u00e8 la variazione degli ordini trimestrali rispetto ai piani annuali comunicati dagli OEM: una deviazione negativa superiore all&#8217;8-10% \u00e8 il trigger per aprire una rinegoziazione formale dei termini, non aspettare che diventi strutturale.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> Il mercato americano non scomparir\u00e0, ma si riformatter\u00e0. I segmenti che crescono sono quelli dove il contenuto tecnologico per veicolo \u00e8 pi\u00f9 alto: sistemi ADAS, componenti per veicoli elettrici e ibridi, software-defined vehicle, sicurezza attiva. Le aziende italiane con competenze in questi ambiti, meccanica di precisione per sistemi frenanti avanzati, componentistica elettronica, materiali alleggeriti, hanno davanti a s\u00e9 una finestra di 12-18 mesi per consolidare relazioni con i tier-1 globali che serviranno quei segmenti. Chi aspetta che la transizione sia completata per poi adeguarsi arriver\u00e0 quando i contratti sono gi\u00e0 firmati.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> Il precedente strutturale \u00e8 questo: il mercato americano non torner\u00e0 ai 17 milioni di unit\u00e0 annue come standard operativo. Chi costruisce la propria strategia export sull&#8217;assunzione implicita di quella domanda sta pianificando su una mappa sbagliata. La diversificazione geografica verso mercati con penetrazione veicolare ancora in crescita, India, Vietnam, mercati africani, non \u00e8 pi\u00f9 un&#8217;opzione complementare: \u00e8 la condizione per mantenere i volumi quando il mercato di riferimento scende. Parallelamente, il reshoring europeo di alcune produzioni, spinto dai sussidi del Green Deal e dagli incentivi alla transizione elettrica, offre un&#8217;opportunit\u00e0 di riposizionamento vicino a casa per chi non vuole o non pu\u00f2 reggere la complessit\u00e0 di mercati lontani.<\/p>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Componentistica meccanica tradizionale (motori endotermici, trasmissioni, sistemi di scarico):<\/strong> L&#8217;esposizione \u00e8 diretta e doppia: calo dei volumi US su segmenti gi\u00e0 in contrazione per l&#8217;elettrificazione. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nel mercato dell&#8217;aftermarket e della ricambistica: con un parco circolante che invecchia (12,8 anni di media nel 2025) e con veicoli che durano sempre di pi\u00f9, la domanda di ricambi per veicoli endotermici ancora circolanti rimarr\u00e0 robusta per almeno un altro decennio. Serving the installed base, non il nuovo, \u00e8 la strategia difensiva intelligente.<\/p>\n<p><strong>Design industriale e carrozzeria:<\/strong> I costruttori americani stanno razionalizzando i modelli per concentrarsi su piattaforme ad alto margine, meno modelli, pi\u00f9 differenziazione. Questo riduce il numero di progetti di design in outsourcing, ma aumenta il valore unitario di quelli che rimangono. I centri stile italiani con track record su segmenti premium e pick-up (che in USA mantengono volumi solidi) sono in una posizione difendibile, a patto di non restare agganciati ai segmenti berlina che stanno perdendo quota.<\/p>\n<p><strong>Macchinari per la produzione automotive:<\/strong> \u00c8 forse il settore con il segnale meno ovvio. Se i costruttori americani producono meno veicoli, investono meno in nuova capacit\u00e0 produttiva. Ma stanno investendo massicciamente in riconfigurazione degli impianti per l&#8217;elettrico e per la produzione flessibile. Le aziende italiane di macchine utensili, robotica e sistemi di assemblaggio che hanno sviluppato soluzioni per linee elettriche o per produzione a basso volume hanno un&#8217;opportunit\u00e0 concreta: la transizione produttiva degli OEM \u00e8 una commessa enorme, molto pi\u00f9 ampia di quanto i numeri di vendita finale suggeriscano.<\/p>\n<h2>Rischi da Monitorare: Le Tre Variabili che Cambiano lo Scenario<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio: Accelerazione cinese.<\/strong> Ogni passo avanti nella risoluzione delle barriere tariffarie tra USA e Cina, o ogni accordo commerciale che apra una via alternativa per i produttori cinesi verso il mercato americano, anticipa di anni la pressione competitiva sui fornitori europei. Non \u00e8 uno scenario di lungo periodo: \u00e8 una variabile che pu\u00f2 cambiare in un semestre politico.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio: Variazione delle politiche migratorie americane.<\/strong> La domanda di nuovi veicoli negli USA dipende in misura crescente dall&#8217;immigrazione come motore demografico. Una stretta significativa sui flussi migratori comprime la domanda potenziale pi\u00f9 velocemente di qualsiasi altra variabile, perch\u00e9 elimina la componente che sostituisce la contrazione demografica nativa. Chi costruisce piani export su proiezioni di mercato US che assumono stabilit\u00e0 demografica sta ignorando una variabile gi\u00e0 in movimento.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio: Repricing del credito commerciale.<\/strong> Le banche europee che finanziano i cicli di fornitura delle PMI della filiera automotive stanno ricalibrando i loro modelli di rischio settoriale. Un downgrade delle aspettative di settore si traduce in condizioni di credito pi\u00f9 stringenti, proprio nel momento in cui le PMI avrebbero bisogno di flessibilit\u00e0 finanziaria per investire nella transizione verso i segmenti tecnologicamente avanzati. Il paradosso \u00e8 che chi pi\u00f9 ha bisogno di liquidit\u00e0 per cambiare posizionamento \u00e8 chi fa pi\u00f9 fatica ad ottenerla.<\/p>\n<h2>Domande Frequenti sulla Contrazione del Mercato Auto USA<\/h2>\n<p><strong>D: Quanto scender\u00e0 realmente il mercato automobilistico americano?<\/strong><br \/>R: Le proiezioni pi\u00f9 affidabili parlano di un calo da oltre 17 milioni di unit\u00e0 (picco storico) a 13,7-15,7 milioni entro il 2040. Non \u00e8 uno scenario catastrofista, ma un declino strutturale guidato da fattori demografici, durabilit\u00e0 dei veicoli e cambio generazionale nel possesso dell&#8217;auto. La contrazione non avverr\u00e0 uniformemente: i segmenti premium e i pick-up resisteranno meglio, mentre le berline e i segmenti di massa contrarranno pi\u00f9 velocemente.<\/p>\n<p><strong>D: Quali sono i fattori che determinano questa contrazione?<\/strong><br \/>R: Tre fattori strutturali: primo, l&#8217;et\u00e0 media del parco circolante \u00e8 salita a 12,8 anni nel 2025 (record storico), quindi le auto durano pi\u00f9 a lungo e richiedono meno sostituzioni. Secondo, il tasso di de-registrazione annuale (auto rottamate o esportate) scende dal 6% del 2000 al 5% attuale, e le proiezioni lo portano al 4,4% nel 2040. Terzo, la coorte demografica nata negli ultimi sedici anni \u00e8 pi\u00f9 piccola delle precedenti, riducendo il numero di potenziali nuovi guidatori: inoltre, solo il 50% dei sedicenni americani oggi ottiene la patente, contro percentuali molto pi\u00f9 alte nelle generazioni precedenti.<\/p>\n<p><strong>D: Come impatta la contrazione sulla filiera italiana?<\/strong><br \/>R: L&#8217;impatto \u00e8 differenziato. Le aziende che forniscono componenti per segmenti in crescita (sistemi ADAS, tecnologie per veicoli elettrici, software-defined vehicle, sicurezza attiva) hanno davanti una finestra di 12-18 mesi per consolidare posizioni contrattuali con i tier-1 globali. Le aziende orientate ai segmenti di massa tradizionali (motori endotermici, trasmissioni) subiscono una doppia pressione: calo dei volumi US pi\u00f9 calo globale per l&#8217;elettrificazione. La strategia difensiva intelligente per questi ultimi \u00e8 puntare sull&#8217;aftermarket e ricambistica, dove la domanda rimarr\u00e0 robusta per un decennio vista l&#8217;et\u00e0 del parco circolante.<\/p>\n<p><strong>D: Quando entrano i produttori cinesi nel mercato USA?<\/strong><br \/>R: Non \u00e8 una questione di &#8220;se&#8221;, ma di &#8220;quando&#8221; e &#8220;come&#8221;. Le barriere tariffarie odierne non sono permanenti. I costruttori cinesi come BYD stanno gi\u00e0 pianificando impianti in Messico o cercando joint venture per aggirare le restrizioni. Quando riusciranno a farlo, entreranno in un mercato gi\u00e0 in contrazione con costi di produzione radicalmente pi\u00f9 bassi, esercitando una pressione sui margini di tutti i fornitori presenti. Il timing di questo evento \u00e8 la variabile pi\u00f9 imprevedibile e pu\u00f2 accelerare tutto di anni.<\/p>\n<p><strong>D: Cosa devono fare subito le PMI italiane della filiera?<\/strong><br \/>R: Tre azioni immediate. Primo, verificare le clausole di take-or-pay nei contratti con OEM americani e monitorare la variazione degli ordini trimestrali: una deviazione negativa oltre l&#8217;8-10% \u00e8 il trigger per rinegoziare. Secondo, valutare se i propri prodotti appartengono ai segmenti in crescita (ADAS, BEV, sicurezza avanzata) o in contrazione (mass market tradizionale). Terzo, iniziare una pianificazione seria di diversificazione geografica verso mercati con penetrazione veicolare ancora in crescita (India, Vietnam, Africa) o verso il reshoring europeo spinto dai sussidi Green Deal.<\/p>\n<p><strong>D: Il mercato US scomparir\u00e0?<\/strong><br \/>R: No, ma si riformatter\u00e0. I segmenti premium, i pick-up e le tecnologie avanzate manterranno volumi significativi. La parte che scompare \u00e8 la massa di berline e segmenti entry-level tradizionali. Per chi \u00e8 posizionato nel segmento giusto, il mercato US rimarr\u00e0 strategico anche con volumi inferiori. La sfida \u00e8 capire adesso dove sei posizionato prima che la contrazione diventi irreversibile.<\/p>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che mi colpisce di questa analisi non \u00e8 il numero in s\u00e9: 13,7 o 15,7 milioni di unit\u00e0 nel 2040 non fa differenza per le scelte operative di oggi. Quello che mi colpisce \u00e8 il meccanismo cognitivo che la rende difficile da integrare nelle strategie aziendali.<\/p>\n<p>Le PMI italiane della filiera automotive lavorano su cicli di pianificazione biennali, con contratti triennali e impianti ammortizzati in sette-dieci anni. Il declino strutturale di un mercato che avviene con una pendenza del 15-20% in quattordici anni non appare mai nelle slide delle riunioni di budget come un&#8217;emergenza, perch\u00e9 ogni singolo anno sembra gestibile. \u00c8 il classico problema della variazione lenta: nessuno si sveglia la mattina a bordo di un mercato in crisi, ci si ritrova dentro gradualmente, finch\u00e9 un giorno il fatturato US non copre pi\u00f9 i costi fissi degli impianti dedicati.<\/p>\n<p>La narrativa pubblica che sento pi\u00f9 spesso dagli imprenditori del settore \u00e8 questa: &#8220;Il mercato US \u00e8 forte, i pick-up vanno bene, il premium regge.&#8221; Tutto vero, per adesso. Ma quella narrazione maschera il fatto che la parte del mercato che va bene \u00e8 sempre pi\u00f9 piccola, mentre la parte che contrae trascina dietro di s\u00e9 l&#8217;intera filiera di fornitori di secondo e terzo livello, quelli che non hanno accesso diretto agli OEM ma che dipendono dai tier-1 che quei volumi li servono.<\/p>\n<p>La vera partita, per le aziende italiane con esposizione al mercato americano, \u00e8 una sola: capire se i propri prodotti e competenze appartengono ai segmenti in crescita del mercato che sopravvive o ai segmenti in contrazione di quello che scompare. Non \u00e8 una valutazione di marketing, \u00e8 una valutazione di posizionamento nella catena del valore. E quella valutazione richiede dati, non impressioni dal proprio agente commerciale a Detroit.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa, come sempre, fornisce poco aiuto istituzionale in questo. Non esiste un programma strutturato di supporto alla riconversione della filiera automotive verso i nuovi mercati di crescita. Gli incentivi esistenti, dal SIMEST alle agevolazioni export di SACE, sono strumenti preziosi ma presuppongono che l&#8217;imprenditore sappia gi\u00e0 dove andare. Il lavoro di lettura geopolitica ed economica che precede quella decisione resta completamente in carico all&#8217;azienda. Questo \u00e8 il gap che costa di pi\u00f9, non le tariffe doganali.<\/p>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte degli OEM americani:<\/strong> Risultati del secondo trimestre 2026 di GM, Ford e Stellantis in arrivo a luglio; variazioni nei guidance annuali rispetto alle stime di inizio anno; annunci di razionalizzazione modelli o chiusura linee produttive.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> Andamento del dollaro\/euro nelle prossime quattro settimane (il livello 1,05-1,08 \u00e8 la soglia critica per i margini degli esportatori italiani verso USA); spread sui bond dei grandi fornitori tier-1 come proxy di stress finanziario della supply chain.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte cinese:<\/strong> Dichiarazioni di BYD e SAIC su strategie di ingresso nel mercato nordamericano; eventuali annunci di investimenti in impianti in Messico da parte di produttori cinesi, che segnalerebbero un tentativo di aggiramento delle tariffe Sezione 232.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte regolatorio europeo:<\/strong> Aggiornamenti sugli obiettivi di emissione 2027-2030 dopo la revisione della normativa; entit\u00e0 degli incentivi previsti per la riconversione degli impianti di produzione verso piattaforme BEV, che determinano la redditivit\u00e0 degli investimenti di riposizionamento per la filiera italiana.<\/p>\n<h2>La Mappa che Stai Usando \u00c8 del 2015<\/h2>\n<p>L&#8217;uomo che progettava campagne commerciali negli Stati Uniti contando su un mercato da 17 milioni di unit\u00e0 l&#8217;anno era un imprenditore razionale nel 2015. Nel 2026, con quella stessa mappa in mano, sta navigando un territorio cambiato senza saperlo.<\/p>\n<p>Il declino strutturale del mercato automobilistico americano non \u00e8 una previsione catastrofista: \u00e8 un&#8217;equazione demografica e tecnologica i cui fattori sono in parte gi\u00e0 fissati. Quello che non \u00e8 ancora fissato \u00e8 la distribuzione di chi guadagna e chi perde nei segmenti che sopravvivono. I fornitori europei con tecnologia nei sistemi avanzati hanno davanti a s\u00e9 una finestra reale, ma limitata nel tempo, per consolidare posizioni nei contratti pluriennali con i tier-1 che serviranno quel mercato ridotto.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 il mercato si contrae, pi\u00f9 conta dove sei posizionato al suo interno: un&#8217;azienda con il 3% di quota in un segmento in crescita vale pi\u00f9 di una con il 15% di quota in uno in estinzione, e la differenza tra le due non si vede nel bilancio di quest&#8217;anno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Fatto in Numeri: Una Domanda che Scende, Non Oscilla Le proiezioni pi\u00f9 caute parlano di 15,7 milioni di nuovi veicoli venduti negli Stati Uniti entro il 2040, il caso base elaborato da Mark Gottfredson di Autoforecast Solutions. Lo scenario pi\u00f9 pessimistico scende a 13,7 milioni. 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