{"id":837,"date":"2026-06-30T07:04:06","date_gmt":"2026-06-30T06:04:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/stretto-hormuz-e-supply-chain-prepara-la-tua-azienda"},"modified":"2026-06-30T07:30:03","modified_gmt":"2026-06-30T06:30:03","slug":"stretto-hormuz-e-supply-chain-prepara-la-tua-azienda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/stretto-hormuz-e-supply-chain-prepara-la-tua-azienda","title":{"rendered":"Stretto Hormuz e supply chain: prepara la tua azienda"},"content":{"rendered":"<h2>Il Fatto in Numeri: Quattro Mesi di Stretto Chiuso, Duecento Navi Uscite<\/h2>\n<p>Prima del conflitto, lo Stretto di Hormuz vedeva transitare circa 130 navi al giorno tra petroliere e cargo. Dal momento in cui la rotta \u00e8 diventata zona di guerra attiva, quattro mesi fa, questo flusso si \u00e8 praticamente azzerato. Dall&#8217;entrata in vigore del memorandum d&#8217;intesa firmato meno di due settimane fa, attraverso lo Stretto sono passate circa 200 imbarcazioni in totale, una cifra che non copre nemmeno due giorni di traffico ordinario.<\/p>\n<p>Centinaia di navi rimangono bloccate all&#8217;interno del Golfo, con equipaggi che attendono da mesi. Le prime imbarcazioni a uscire non sono state quelle delle compagnie occidentali: sono state le petroliere iraniane, beneficiarie di una deroga esplicita sulle sanzioni petrolifere. Una concessione strappata da Teheran come condizione per firmare qualsiasi accordo. In cambio di rotte aperte, l&#8217;Iran ha ottenuto miliardi di dollari in entrate petrolifere che torneranno a finanziare la stessa macchina che aveva chiuso lo Stretto.<\/p>\n<p>Il prezzo del petrolio ha subito una caduta significativa all&#8217;annuncio del deal, per poi rimbalzare bruscamente nelle ore successive agli scambi di fuoco del fine settimana. Oggi rimane in una banda volatile, con i trader che praticano hedging sistematico senza prendere posizioni nette: il segnale pi\u00f9 onesto disponibile sulle aspettative reali di stabilit\u00e0. L&#8217;inflazione da input, quella che colpisce fertilizzanti, plastica e prodotti petrolchimici, non si \u00e8 riassorbita nelle ultime settimane, nonostante la narrativa del cessate il fuoco.<\/p>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Timing di un Accordo che Serve a Tutti Tranne che ai Combattenti<\/h2>\n<p>Il memorandum d&#8217;intesa \u00e8 stato firmato perch\u00e9 sia Washington che Teheran avevano bisogno di un&#8217;uscita temporanea, non di una soluzione permanente. Per Trump, la guerra era diventata un peso politico insostenibile a pochi mesi dalle elezioni di met\u00e0 mandato di novembre 2026, con i sondaggi che gi\u00e0 segnalano difficolt\u00e0 per il Partito Repubblicano. Per l&#8217;Iran, quattro mesi di bombardamenti israeliani e americani avevano prodotto danni strutturali che rendevano ogni ulteriore escalation pericolosa per la sopravvivenza stessa del regime.<\/p>\n<p>La firma per\u00f2 ha lasciato irrisolta la questione che conta: chi controlla fisicamente il traffico nello Stretto. L&#8217;Iran pretende che le navi seguano le rotte che passano nelle acque sotto la propria giurisdizione. Gli Stati Uniti hanno tentato di far transitare imbarcazioni lungo la costa omanita, una rotta che riduce il potere di interdizione di Teheran. Quello che all&#8217;esterno sembra un dettaglio tecnico \u00e8 in realt\u00e0 il cuore della trattativa. La geografia del controllo \u00e8 la forma concreta del potere.<\/p>\n<p>Questo spiega perch\u00e9 l&#8217;Iran abbia attaccato il cargo gioved\u00ec scorso e abbia poi risposto ai raid americani del weekend colpendo basi militari USA in Kuwait e Bahrain. Non sono stati atti irrazionali, ma messaggi di posizionamento inviati prima che i negoziatori si ritrovino a Doha. La logica \u00e8 quella delle soglie: mostrare quanto ci si \u00e8 disposti a spingere prima di cedere terreno nei colloqui formali.<\/p>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Volatilit\u00e0 come Segnale, Non come Rumore<\/h2>\n<p>Il pattern che i dati di mercato stanno mostrando in queste ore \u00e8 pi\u00f9 informativo di qualsiasi dichiarazione diplomatica. Le azioni americane tendono a salire il luned\u00ec mattina quando i raid del weekend vengono percepiti come &#8220;contenuti&#8221; ma non risolutivi: il mercato prezza un conflitto gestito, non una pace vera. Il petrolio oscilla tra 78 e 85 dollari al barile nella banda corrente, molto al di sotto dei picchi della fase acuta del conflitto, ma strutturalmente sopra i livelli pre-crisi.<\/p>\n<p>I premi assicurativi sul trasporto marittimo nel Golfo restano a livelli che rendono molte rotte non finanziariamente sostenibili per le navi di medio tonnellaggio, che sono proprio quelle tipicamente usate dall&#8217;export italiano verso i mercati del Golfo e dell&#8217;Asia del Sud. Il differenziale tra il costo della rotta via Capo di Buona Speranza e quella via Hormuz rimane contenuto in termini di premio assicurativo, ma i tempi di transito aggiuntivi si traducono in immobilizzazione di capitale circolante e in ritardi che nessun contratto spot assorbe facilmente.<\/p>\n<p>L&#8217;oro ha mantenuto una domanda sostenuta come strumento di flight-to-safety, segnale che gli investitori istituzionali non credono alla narrativa della stabilizzazione. Isabel Schnabel della BCE ha sollevato pubblicamente il tema del ritorno dell&#8217;inflazione il 27 giugno, due giorni fa: un segnale che le banche centrali europee stanno gi\u00e0 incorporando nei propri modelli lo scenario di disruption energetica prolungata, non quello della normalizzazione rapida.<\/p>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane: Tre Orizzonti<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> Chi ha contratti di fornitura con date di consegna ancorate ai prossimi 90 giorni e supply chain dipendenti dal Golfo \u00e8 gi\u00e0 in ritardo nella revisione delle clausole di forza maggiore. Le polizze SACE devono essere riesaminate alla luce dei nuovi codici di rischio paese per Iran, Kuwait e Bahrain. Le imprese che esportano verso Arabia Saudita e UAE devono verificare che i propri spedizionieri stiano effettivamente rerouting via Capo di Buona Speranza, perch\u00e9 alcune compagnie di navigazione minori stanno ancora tentando il transito nel Golfo con assicurazioni insufficienti. Il rischio non \u00e8 bloccato in un ufficio assicurativo di Londra: \u00e8 fisico e si chiama sequestro di carico.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> Lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 una stabilizzazione parziale e asimmetrica dello Stretto, con rotte aperte per alcune categorie di navi e sotto determinate condizioni, ma mai con la fluidit\u00e0 pre-crisi. Le imprese che in questo periodo costruiranno accordi di scorte tampone con fornitori pi\u00f9 vicini, che diversificheranno le proprie fonti di materie prime petrolchimiche e plastiche, e che rafforzeranno la presenza logistica in hub alternativi come Oman, India meridionale o Turchia, avranno una struttura di costo pi\u00f9 resiliente quando il mercato ritorner\u00e0 alla normalit\u00e0. Chi aspetta che &#8220;si sistemi&#8221; uscir\u00e0 dalla crisi con margini peggiori di chi entra oggi a negoziare strutture alternative.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> L&#8217;accordo nucleare, se mai si concretizzer\u00e0, ridisegner\u00e0 l&#8217;accesso al mercato iraniano in modo permanente. Ma la vera implicazione strutturale di questa crisi \u00e8 un&#8217;altra: ha dimostrato che il controllo di un singolo chokepoint geografico pu\u00f2 sospendere il commercio globale per mesi. Le catene di fornitura che torneranno alla configurazione pre-crisi sono quelle dei settori con bassi margini e poca capacit\u00e0 di rinegoziazione. Le altre, compresa buona parte del manifatturiero italiano di qualit\u00e0 medio-alta, hanno un&#8217;opportunit\u00e0 di ridisegnare i propri approvvigionamenti su logiche di ridondanza geografica che prima erano considerate costose e oggi si dimostrano necessarie.<\/p>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Chimica e materie prime petrolchimiche.<\/strong> L&#8217;esposizione \u00e8 diretta e immediata: fertilizzanti, plastiche, resine e solventi dipendono da catene di approvvigionamento che attraversano il Golfo. Le imprese italiane del packaging, dell&#8217;agricoltura industriale e della gomma hanno gi\u00e0 subito aumenti di costo nelle ultime settimane. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nella diversificazione verso fornitori dell&#8217;Europa orientale e del Nord Africa per le componenti meno specializzate, liberando le relazioni con il Golfo per i prodotti ad alto valore aggiunto.<\/p>\n<p><strong>Macchinari industriali e impiantistica.<\/strong> Meno ovvio, ma altrettanto esposto: molte PMI italiane del settore hanno commesse in Arabia Saudita, UAE e Kuwait. I contratti di project export con tempi di consegna estesi stanno accumulando penali per ritardo che i clienti del Golfo applicano puntualmente, anche quando il ritardo \u00e8 causato da forza maggiore. L&#8217;opportunit\u00e0 sta nel rinegoziare ora le clausole contrattuali, prima che i cantieri di Vision 2030 riprendano piena operativit\u00e0 e i clienti tornino in posizione di forza.<\/p>\n<p><strong>Agroalimentare e bevande.<\/strong> La rotta del Golfo \u00e8 il corridoio principale verso i mercati del Medio Oriente e dell&#8217;Asia del Sud per l&#8217;export alimentare italiano. I ritardi di consegna impattano la shelf life dei prodotti freschi e semi-freschi, e le penali doganali per merce deteriorata si sommano ai costi assicurativi. L&#8217;opportunit\u00e0 meno evidente \u00e8 nell&#8217;accelerazione della presenza diretta nei mercati del Golfo attraverso strutture commerciali locali, che eliminano il problema logistico a monte e rafforzano il presidio del canale indipendentemente dalle condizioni dello Stretto.<\/p>\n<p><strong>Difesa e sicurezza privata.<\/strong> Un settore che raramente appare nelle analisi per le PMI italiane, ma che conta: le imprese che producono sistemi di comunicazione, protezione passiva e logistica di sicurezza per operazioni nel Golfo stanno vedendo aumentare la domanda da parte di operatori marittimi e compagnie assicurative che devono dotare le proprie flotte di contromisure. Non \u00e8 un mercato per tutti, ma \u00e8 un mercato che si apre.<\/p>\n<h2>Rischi da Monitorare: Tre Scenari che Cambiano Tutto<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio: Collasso del negoziato di Doha.<\/strong> I colloqui previsti a Doha nei prossimi giorni devono produrre progressi concreti sulla questione delle rotte. Se Iran e USA non trovano un accordo sulla geografia del transito, lo Stretto torner\u00e0 alla chiusura de facto e il prezzo del petrolio riprender\u00e0 la corsa verso i picchi visti nei mesi scorsi. Il meccanismo \u00e8 semplice: ogni attacco a una nave commerciale spinge i premi assicurativi sopra la soglia di sostenibilit\u00e0 operativa, e le compagnie di navigazione smettono di prenotare transiti.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio: Escalation in Libano.<\/strong> Il Libano \u00e8 l&#8217;anello pi\u00f9 fragile della catena. Israele mantiene truppe nel 5% del territorio libanese, Hezbollah non ha firmato alcun cessate il fuoco, e l&#8217;esercito libanese non ha la capacit\u00e0 di disarmare le milizie come previsto dall&#8217;accordo quadro firmato venerd\u00ec. Una singola operazione israeliana mal calibrata in Libano pu\u00f2 far saltare il deal complessivo con l&#8217;Iran, che ha condizionato la propria disponibilit\u00e0 al negoziato proprio alla stabilizzazione del fronte libanese.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio: Inflazione da input di ritorno.<\/strong> La BCE ha gi\u00e0 segnalato preoccupazione. Se il prezzo del petrolio rimane sopra 80 dollari per un trimestre, l&#8217;inflazione da costi di produzione torner\u00e0 a mordere le filiere europee proprio mentre i consumi sono ancora deboli. Per le PMI esportatrici con margini compressi, un altro round di pressione sui costi degli input, senza corrispondente capacit\u00e0 di trasferirli al cliente estero, pu\u00f2 essere l&#8217;evento che trasforma una crisi di liquidit\u00e0 temporanea in una crisi strutturale.<\/p>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che mi colpisce di questa crisi, osservandola dal punto di vista di chi lavora con le PMI italiane sui mercati internazionali, \u00e8 che la narrativa dominante continua a trattare lo Stretto di Hormuz come un problema energetico. Non lo \u00e8, o almeno non \u00e8 solo quello. \u00c8 un problema di architettura delle catene di fornitura globali, e rivelarlo con questa chiarezza \u00e8 forse il contributo involontario pi\u00f9 importante che questa crisi ha fatto.<\/p>\n<p>Per anni ho visto imprenditori italiani costruire supply chain lineari, con un solo fornitore di componente critica, una sola rotta di trasporto, un solo hub logistico. Scelte comprensibili in un mondo di costi ottimizzati. Ma quello che Teheran ha fatto chiudendo lo Stretto \u00e8 dimostrare che una singola decisione politica in un singolo punto geografico pu\u00f2 bloccare miliardi di dollari di commercio globale per mesi. Questo non \u00e8 un fatto nuovo nella geopolitica, ma \u00e8 la prima volta in trent&#8217;anni che produce effetti cos\u00ec visibili e prolungati sull&#8217;economia reale europea.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa sta guardando. Non sta agendo. La risposta collettiva dell&#8217;Unione Europea a questa crisi \u00e8 stata, ancora una volta, quella di un attore che subisce gli eventi piuttosto che posizionarsi per orientarli. Mentre gli USA negoziano direttamente con l&#8217;Iran le condizioni di transito, e mentre i Paesi del Golfo come Oman e Qatar si ritagliano ruoli di mediatori con peso specifico, l&#8217;Europa ha prodotto dichiarazioni diplomatiche. Nessuna iniziativa sulla diversificazione energetica di emergenza, nessuna proposta concreta sulla riserva strategica di materie prime, nessuna coordinazione logistica tra i maggiori porti del Mediterraneo.<\/p>\n<p>La lezione operativa per un imprenditore \u00e8 questa: non puoi aspettare che l&#8217;Europa risolva il problema per te, perch\u00e9 non lo risolver\u00e0 nei tempi che servono alla tua azienda. Devi costruire tu la resilienza che le istituzioni non ti stanno garantendo. Significa avere almeno due fornitori geograficamente separati per ogni componente critica, significa avere rotte di backup gi\u00e0 contrattualizzate, significa avere coperture assicurative aggiornate ai nuovi codici di rischio. Nessuna di queste cose \u00e8 gratis, ma tutte costano meno di un fermo produttivo di quattro mesi.<\/p>\n<h2>Risposte Dirette: Le Domande che Fanno gli Imprenditori<\/h2>\n<p><strong>La rotta via Capo di Buona Speranza \u00e8 davvero una soluzione sostenibile?<\/strong> S\u00ec, ma con costi significativi. Aggiunge 10-12 giorni di navigazione, aumenta i consumi di carburante del 25-30% e immobilizza il capitale per 2-3 settimane aggiuntive. Per\u00f2 elimina il War Risk Premium e la volatilit\u00e0 geopolitica dello Stretto. Per i prodotti ad alto valore aggiunto e margini sufficienti, conviene. Per i prodotti commodity e margini compressi, rimane un problema.<\/p>\n<p><strong>Quanto tempo prima che lo Stretto torni completamente operativo come prima della crisi?<\/strong> Almeno 12 mesi, probabilmente 18. Un accordo diplomatico non ripristina la fiducia nelle catene di fornitura in 90 giorni. Ci vogliono due-tre cicli di consegne completate senza incidenti per convincere gli armatori a calcolare premi assicurativi normali. Fino a quel momento, la scrematura di rotte e compagnie di navigazione continuer\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Un&#8217;azienda italiana esportatrice dovrebbe smettere subito di vendere nel Golfo?<\/strong> No, dovrebbe invece accelerare la presenza commerciale locale nei mercati del Golfo, invertendo la catena logistica. Invece di vendere da Italia e trasportare via mare, vendere da UAE o Arabia Saudita con magazzini locali. Allunga i cicli di investimento iniziali, ma elimina il rischio di transito nello Stretto e rafforza la relazione con il cliente.<\/p>\n<p><strong>Le polizze di assicurazione SACE coprono questa crisi?<\/strong> Dipende dalla clausola di forza maggiore del singolo contratto. Molti contratti sottoscritti prima di giugno non hanno clausole aggiornate al rischio di Stretto chiuso. Se il cliente contesta la consegna in ritardo adducendo causa di forza maggiore, la SACE potrebbe non coprire la perdita se la clausola era stata sottoscritta in un contesto di Stretto aperto. Revisione urgente consigliata.<\/p>\n<p><strong>Se la crisi si risolve nei prossimi tre mesi, avr\u00f2 perso tempo con la rerouting?<\/strong> No. Anche in uno scenario positivo, avrai acquisito diversificazione che rimarr\u00e0 un vantaggio competitivo permanente. I tuoi tempi di consegna diventeranno pi\u00f9 prevedibili, i tuoi prezzi meno volatili, i tuoi margini meno esposti al rischio geopolitico. Quello che sembra costoso oggi \u00e8 protezione assicurativa che domani apprezzerai.<\/p>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte diplomatico Iran-USA:<\/strong> L&#8217;esito dei colloqui di Doha \u00e8 il primo indicatore da monitorare. Se si chiudono con un accordo sul protocollo di transito nello Stretto, aspettati un calo del petrolio e un allentamento dei premi assicurativi marittimi. Se si chiudono senza accordo o vengono sospesi, il ciclo di escalation riprende.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte del Libano:<\/strong> La presenza militare israeliana nel sud del paese e le dichiarazioni di Hezbollah nelle prossime 72 ore sono il termometro dell&#8217;accordo quadro firmato venerd\u00ec. Qualsiasi operazione israeliana di entit\u00e0 superiore alle azioni tattiche correnti \u00e8 un trigger per l&#8217;escalation regionale.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> Tieni d&#8217;occhio la banda di oscillazione del Brent: sopra 85 dollari significa che il mercato sta prezzando un ritorno alla chiusura strutturale dello Stretto, non un incidente isolato. I premi dei contratti di assicurazione marittima nel Golfo sono l&#8217;indicatore pi\u00f9 early che esista su questo fronte, aggiornato quotidianamente da Lloyd&#8217;s.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte delle banche centrali:<\/strong> Il discorso di Lagarde del 29 giugno, intitolato &#8220;Back to basics in an uncertain environment&#8221;, merita lettura attenta. La BCE sta segnalando che lo spazio per ridurre i tassi in presenza di nuove pressioni inflazionistiche da materie prime \u00e8 limitato. Se il petrolio sale e l&#8217;inflazione torna, il costo del debito per le PMI europee non scende nel 2026.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte logistico:<\/strong> Verifica settimanalmente i tempi di transito dichiarati dai tuoi spedizionieri per le rotte verso UAE, Arabia Saudita e India. Un allungamento superiore a 5-7 giorni rispetto alle settimane precedenti \u00e8 segnale che le compagnie stanno rerouting via Capo di Buona Speranza senza avertelo comunicato esplicitamente.<\/p>\n<h2>Il Prezzo di una Pace che Non Esiste Ancora<\/h2>\n<p>Quella petroliera colpita gioved\u00ec mattina all&#8217;alba, a met\u00e0 della rotta omanita, racchiude tutto quello che c&#8217;\u00e8 da sapere su questo momento. Non \u00e8 la fine del negoziato. Non \u00e8 l&#8217;inizio di una nuova guerra. \u00c8 la dimostrazione che tra la firma di un memorandum e la pace operativa di uno Stretto ci sono mesi di contrattazione su dettagli che sembrano tecnici e sono invece politicamente esistenziali per entrambe le parti.<\/p>\n<p>L&#8217;Iran sa che il controllo delle rotte \u00e8 il suo asset negoziale pi\u00f9 prezioso, e non lo ceder\u00e0 in cambio di una generica promessa di allentamento delle sanzioni. Gli USA sanno che senza uno Stretto funzionante la pressione economica interna diventa un problema elettorale, e non possono permettersi un ritorno alla chiusura totale. Questo equilibrio di vulnerabilit\u00e0 reciproca \u00e8 l&#8217;unica garanzia di stabilit\u00e0 disponibile oggi, e non \u00e8 una garanzia su cui costruire piani di fornitura a lungo termine.<\/p>\n<p>La pace nello Stretto di Hormuz non \u00e8 ancora scritta, \u00e8 ancora negoziata. La domanda rilevante per ogni imprenditore \u00e8 una sola: stai aspettando che qualcuno la scriva per te, o stai gi\u00e0 ridisegnando la tua supply chain come se nessuno lo far\u00e0?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Fatto in Numeri: Quattro Mesi di Stretto Chiuso, Duecento Navi Uscite Prima del conflitto, lo Stretto di Hormuz vedeva transitare circa 130 navi al giorno tra petroliere e cargo. Dal momento in cui la rotta \u00e8 diventata zona di guerra attiva, quattro mesi fa, questo flusso si \u00e8 praticamente azzerato. 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