{"id":843,"date":"2026-07-01T07:04:06","date_gmt":"2026-07-01T06:04:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/stretto-di-hormuz-il-rischio-commerciale-che-ignori"},"modified":"2026-07-01T07:04:06","modified_gmt":"2026-07-01T06:04:06","slug":"stretto-di-hormuz-il-rischio-commerciale-che-ignori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/stretto-di-hormuz-il-rischio-commerciale-che-ignori","title":{"rendered":"Stretto di Hormuz: il rischio commerciale che ignori"},"content":{"rendered":"<p>Doha, 1 luglio 2026. In un palazzo di vetro affacciato sul Golfo Persico, i mediatori qatarini si spostano da una sala riunioni all&#8217;altra portando messaggi tra delegazioni che si rifiutano di sedersi allo stesso tavolo. Steve Witkoff e Jared Kushner sono arrivati ieri per incontrare il Primo Ministro del Qatar. Gli iraniani, presenti nella stessa citt\u00e0, hanno dichiarato pubblicamente di non avere alcun piano per incontrare la delegazione americana &#8220;a nessun livello, in nessun momento prossimo.&#8221;<\/p>\n<p>Eppure i tecnici lavorano. Eppure le trattative avanzano.<\/p>\n<p><em>Quello che si sta negoziando a Doha in queste ore non \u00e8 la pace tra USA e Iran. \u00c8 il prezzo del permesso di esistere nel commercio globale.<\/em> Chi controlla uno stretto attraverso cui passa il venti percento del petrolio mondiale e quote rilevanti di gas naturale liquefatto non sta semplicemente discutendo di disarmo nucleare. Sta definendo le condizioni alle quali il resto del mondo potr\u00e0 continuare a ricevere ci\u00f2 di cui ha bisogno.<\/p>\n<p>Per le imprese europee che operano su supply chain esposte al Golfo Persico, a questa notizia si deve rispondere con una domanda precisa: i tuoi contratti di fornitura e distribuzione sono stati scritti in un mondo in cui lo Stretto di Hormuz era gratuito. Sei sicuro che lo rester\u00e0?<\/p>\n<hr>\n<h2>Il Fatto in Numeri: La Mappa di Doha e i 14 Punti che Contano<\/h2>\n<p>Il memorandum d&#8217;intesa tra USA e Iran, firmato nelle scorse settimane con la mediazione del Qatar, \u00e8 un documento di 14 punti che copre l&#8217;estensione del cessate il fuoco e, in particolare, l&#8217;Articolo 5: la garanzia di libert\u00e0 di navigazione nello Stretto di Hormuz e il diritto di passaggio sicuro attraverso quella rotta.<\/p>\n<p>Il quadro attuale della mediazione \u00e8 complesso. Il Pakistan ha avuto un ruolo nell&#8217;aprire i canali iniziali, portando a un incontro ad alto livello a Islamabad, ma i negoziati si sono successivamente arenati. Il Qatar \u00e8 subentrato per sbloccare lo stallo e ha ottenuto credito esplicito per aver facilitato la firma del memorandum. Oggi la struttura vede due livelli paralleli: team tecnici che lavorano sui dettagli operativi del MOU, e una diplomazia shuttle tra la delegazione americana e quella iraniana che si rifiuta ancora di incontrarsi direttamente a causa di un episodio di febbraio in cui gli USA avevano avviato attacchi militari su Teheran appena ore dopo un round di colloqui a Oman.<\/p>\n<p>L&#8217;elemento finanziario pi\u00f9 rilevante, emerso attraverso fonti vicine ai negoziati e riportato dal New York Times, \u00e8 la questione dei contributi volontari contro contributi obbligatori per il transito dallo Stretto. Oman, affacciato sull&#8217;altro lato dello stretto, starebbe esplorando formule di &#8220;contribuzione volontaria&#8221;. L&#8217;Iran avrebbe risposto che, se si parla di contribuzioni, devono essere obbligatorie. Non \u00e8 una distinzione semantica. \u00c8 la differenza tra una tassa commerciale concordata e un pedaggio imposto unilateralmente da uno Stato che si \u00e8 appena dimostrato capace di chiudere la rotta per giorni.<\/p>\n<p>Parallelamente, sul fronte libanese, Hezbollah ha ufficialmente rigettato l&#8217;accordo di sicurezza firmato tra Israele e il governo libanese, che legava il ritiro israeliano dal Libano meridionale al disarmo del gruppo. Netanyahu ha dichiarato che le forze israeliane resteranno in zona finch\u00e9 Hezbollah costituir\u00e0 una minaccia. La dipendenza di Hezbollah dall&#8217;Iran e la sua posizione geografica sul Mediterraneo orientale aggiunge una variabile ulteriore alla stabilit\u00e0 regionale in un momento in cui il cessate il fuoco Iran-USA \u00e8 ancora definito da un MOU, non da un accordo definitivo.<\/p>\n<hr>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Timing di una Trattativa che Non Pu\u00f2 Permettersi di Fallire<\/h2>\n<p>Il MOU ha una durata di 60 giorni, gi\u00e0 in parte consumati. Gli analisti vicini al negoziato escludono che i termini vengano rispettati nei tempi previsti. La complessit\u00e0 dei temi in discussione, a partire dall&#8217;uranio arricchito che l&#8217;Iran dichiara di detenere in quantit\u00e0 significative nonostante le operazioni militari, rende l&#8217;estensione del documento quasi certa.<\/p>\n<p>Questo punto conta per le imprese perch\u00e9 definisce l&#8217;orizzonte temporale dell&#8217;incertezza. Non si sta parlando di una crisi risolta. Si sta parlando di una crisi gestita con scadenze ravvicinate e un processo negoziale che pu\u00f2 bloccarsi su qualunque dei 14 punti del memorandum.<\/p>\n<p>Il contesto storico \u00e8 altrettanto rilevante. L&#8217;Iran, dopo mesi di guerra, non ha alcun incentivo a tornare allo status quo pre-conflitto. Gli attacchi statunitensi e israeliani del 28 febbraio hanno demolito l&#8217;idea che la posizione iraniana fosse semplicemente difensiva. Teheran ha dimostrato di poter usare lo Stretto come leva concreta. Tornare a prima del 28 febbraio non \u00e8 una concessione che l&#8217;Iran \u00e8 disposto a fare gratuitamente. Come ha osservato l&#8217;editor internazionale della BBC Jeremy Bowen, c&#8217;\u00e8 una profonda ironia nella situazione attuale: la principale ambizione degli USA al tavolo \u00e8 riportare le cose allo stato in cui si trovavano prima che gli USA stessi decidessero di attaccare.<\/p>\n<p>Il segnale che arriva dalla BCE in questo contesto \u00e8 tutt&#8217;altro che rassicurante. Lagarde ha parlato di &#8220;ritorno alle basi in un ambiente incerto&#8221;, mentre Schnabel ha affrontato la domanda se l&#8217;inflazione sia tornata. Queste non sono formulazioni di circostanza. Riflettono un sistema che sta cercando di valutare quanto sia permanente la pressione sui prezzi energetici in uno scenario in cui le rotte del Golfo restano strutturalmente instabili.<\/p>\n<hr>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Segnali da Monitorare Oltre la Superficie<\/h2>\n<p>Il petrolio ha mostrato nelle ultime settimane una volatilit\u00e0 superiore alla norma, con oscillazioni legate direttamente agli annunci di Doha. La correlazione tra notizie sulle trattative e movimenti spot sul Brent \u00e8 diventata pi\u00f9 stretta rispetto ai mesi precedenti, segnalando che il mercato non prezza ancora uno scenario stabile.<\/p>\n<p>Il gas naturale liquefatto merita attenzione separata. Il Qatar \u00e8 il pi\u00f9 grande esportatore mondiale di LNG ed \u00e8 direttamente esposto allo Stretto di Hormuz per le proprie esportazioni. La decisione di Doha di impegnarsi attivamente come mediatore non \u00e8 solo diplomazia, \u00e8 autodifesa economica. Qualsiasi blocco commerciale della rotta colpirebbe immediatamente i contratti europei di fornitura di gas, molti dei quali sono gi\u00e0 stati rinegoziati dopo il 2022 proprio per ridurre la dipendenza russa.<\/p>\n<p>Sui mercati valutari, il dollaro mantiene la funzione di asset rifugio nelle fasi di tensione, ma il governatore Waller della Fed ha tenuto una conferenza sul ruolo internazionale del dollaro a fine giugno. Non \u00e8 un caso di timing. La domanda di quale valuta denomini i nuovi accordi commerciali nella regione, inclusi eventuali meccanismi di pagamento legati alla libert\u00e0 di transito, \u00e8 una questione aperta che i mercati stanno iniziando a prezzare come variabile strutturale, non come episodio.<\/p>\n<p>La volatilit\u00e0 implicita sui titoli del settore energia e assicurazioni marittime resta elevata. I premi sulla copertura del rischio politico per le rotte del Golfo non sono tornati ai livelli pre-conflitto. Chi gestisce contratti con clausole di forza maggiore legate a eventi nel Golfo Persico deve sapere che quelle clausole sono oggi molto pi\u00f9 vicine all&#8217;attivazione di quanto lo fossero dodici mesi fa.<\/p>\n<hr>\n<h2>Impatto per le Imprese Europee: Il Calcolo che la Maggior Parte Non Ha Ancora Fatto<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> Il rischio principale \u00e8 quello contrattuale. Qualsiasi impresa europea con catene di fornitura che attraversano il Golfo Persico, o con acquisti di materie prime energetiche indicizzate al Brent, deve verificare oggi se i propri contratti contengono clausole di rinegoziazione legate alla variazione del costo della rotta. La nuova possibilit\u00e0 che vengano introdotti meccanismi di pedaggio obbligatorio per il transito dallo Stretto non \u00e8 un&#8217;ipotesi remota. \u00c8 un punto formalmente in discussione al tavolo di Doha. Chi non ha fatto questa revisione sta tenendo aperta un&#8217;esposizione che non sa di avere. Le assicurazioni marittime per il Golfo vanno riesaminate: i premi sono cambiati e le condizioni di copertura in molti casi non riflettono pi\u00f9 i rischi attuali.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> Lo scenario pi\u00f9 probabile non \u00e8 la rottura del cessate il fuoco. \u00c8 la prosecuzione di trattative lente, con estensioni successive del MOU, in un contesto di instabilit\u00e0 latente permanente. In questo scenario, il Golfo Persico funzioner\u00e0 a velocit\u00e0 ridotta, con costi di transito pi\u00f9 alti e maggiore incertezza sui tempi di consegna. Le aziende europee che oggi sourcing materie prime o semilavorati attraverso rotte che includono il Golfo devono costruire buffer di magazzino pi\u00f9 ampi o identificare sourcing alternativi. Il nearshoring verso mercati nordafricani o turchi per alcune categorie di input potrebbe passare da opzione a necessit\u00e0. Chi non lo sta valutando adesso lo far\u00e0 in emergenza tra sei mesi.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> Il precedente strutturale che si sta creando a Doha \u00e8 la legittimazione implicita del controllo regionale sulle rotte commerciali. Se l&#8217;Iran riuscir\u00e0 a incorporare nel testo finale anche solo una forma di riconoscimento del proprio ruolo nello Stretto, avr\u00e0 ottenuto qualcosa che nessun attore prima d&#8217;ora era riuscito a formalizzare. Questo ridisegna permanentemente la mappa del rischio per le supply chain globali. Non \u00e8 solo questione di Hormuz: \u00e8 il modello che altri attori regionali osserveranno con attenzione.<\/p>\n<hr>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Energia e utilities.<\/strong> L&#8217;esposizione \u00e8 diretta e immediata. I contratti europei di fornitura di gas naturale liquefatto con origine qatariota o degli Emirati passano dallo Stretto. Qualsiasi rinegoziazione delle condizioni di transito si traduce in costi che il fornitore tenter\u00e0 di spostare sul cliente europeo. Le utility che hanno firmato contratti pluriennali senza clausole di revisione del transportation cost stanno assumendo un rischio non prezzato.<\/p>\n<p><strong>Meccanica strumentale e macchinari industriali.<\/strong> Questo settore ha un&#8217;esposizione meno visibile ma altrettanto concreta. Le PMI italiane che esportano macchinari in Arabia Saudita, Emirati, Kuwait o Qatar dipendono da rotte logistiche che includono il Golfo per il trasporto di componenti e ricambi. Un blocco prolungato o anche solo un aumento sistematico dei tempi di transito allunga i cicli di consegna e mette a rischio i contratti di assistenza post-vendita, spesso costruiti su garanzie di intervento entro 48-72 ore. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta: chi investe in depositi di ricambi localizzati negli Emirati riduce l&#8217;esposizione alla rotta e guadagna un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti tedeschi e giapponesi che continuano a gestire tutto dalla sede centrale.<\/p>\n<p><strong>Settore assicurativo e finanziario.<\/strong> Le aziende che fanno factoring o confermano lettere di credito su operazioni con controparti del Golfo stanno lavorando con rating del rischio paese che in molti casi non hanno ancora incorporato lo scenario post-conflitto. I revisori e i CFO che stanno chiudendo i bilanci del primo semestre 2026 faranno bene a rileggere le note di credito delle loro controparti regionali. L&#8217;opportunit\u00e0: chi fornisce strumenti di risk management e copertura valutaria ha di fronte sei mesi di domanda sostenuta da parte di clienti che stanno scoprendo di essere esposti.<\/p>\n<hr>\n<h2>Rischi da Monitorare: Tre Scenari che Possono Accelerare<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio \u2014 Rottura tecnica del MOU per la questione nucleare:<\/strong> il programma nucleare iraniano non \u00e8 distrutto. Una parte dell&#8217;uranio arricchito \u00e8 ancora disponibile. La disputa su cosa farne \u00e8 uno dei nodi principali del negoziato. Se questo punto non trova soluzione entro l&#8217;estensione del MOU, il rischio di un nuovo ciclo di escalation non \u00e8 teorico. La finestra per una rottura \u00e8 quella tra settembre e novembre 2026, quando il documento dovr\u00e0 essere rinnovato o trasformato in accordo formale.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio \u2014 Contagio libanese:<\/strong> Hezbollah ha rigettato l&#8217;accordo Israele-Libano e Israele ha dichiarato che rester\u00e0 nel Libano meridionale fino a quando il gruppo sar\u00e0 attivo. Se la situazione nel sud del Libano dovesse deteriorarsi, Hezbollah potrebbe essere tentato di aprire un secondo fronte per aumentare la pressione su Israele, con un effetto immediato sulla stabilit\u00e0 dell&#8217;intero Levante e sulle rotte del Mediterraneo orientale. Per le imprese che esportano in Libano, Giordania o Siria, questo scenario merita un piano di continuit\u00e0 operativa.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio \u2014 Pedaggio di transito formalizzato:<\/strong> se le trattative di Doha dovessero portare all&#8217;istituzione di un meccanismo di contribuzione obbligatoria per il transito dallo Stretto, sarebbe un precedente senza equivalenti nella storia moderna del commercio marittimo. Il rischio non \u00e8 solo il costo diretto del pedaggio. \u00c8 l&#8217;effetto a cascata: altri attori regionali con controllo su rotte sensibili, dal Canale di Suez allo Stretto di Bab el-Mandeb, potrebbero leggere il precedente come un modello da replicare.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che sto osservando a Doha \u00e8 qualcosa che va molto al di l\u00e0 del cessate il fuoco tra due paesi in conflitto. \u00c8 la prima trattativa moderna in cui un attore statale ha portato al tavolo negoziale non solo la propria capacit\u00e0 militare, ma la propria capacit\u00e0 di interrompere il commercio globale come strumento esplicito di leva. L&#8217;Iran non sta negoziando da una posizione di debolezza, nonostante le perdite subite. Sta negoziando da una posizione di chi ha dimostrato di sapere come usare il proprio vantaggio geografico in modo devastante.<\/p>\n<p>L&#8217;aspetto che mi colpisce di pi\u00f9 \u00e8 la reazione dell&#8217;Europa, o meglio, la sua assenza. Mentre Doha diventa il centro della diplomazia globale, mentre il Qatar si conferma come mediatore di prima fascia e il Pakistan ha gi\u00e0 giocato la propria carta, l&#8217;Europa assiste. Nessun canale europeo di mediazione, nessuna pressione strutturata, nessuna proposta autonoma su Hormuz. Il fatto che Lagarde parli di &#8220;ritorno alle basi&#8221; e di incertezza proprio nelle stesse settimane in cui si negozia il futuro della principale rotta energetica mondiale dice tutto sulla distanza tra la consapevolezza delle istituzioni europee e la velocit\u00e0 con cui il mondo si sta ridisegnando.<\/p>\n<p>Per gli imprenditori italiani e europei, la lezione operativa \u00e8 questa: smettete di leggere Doha come una questione di politica estera. \u00c8 una questione di costi di produzione e di margini contrattuali. Ogni giorno che passa senza aver rivisto i vostri contratti di fornitura alla luce dello scenario attuale \u00e8 un giorno in cui state assumendo un rischio che non avete prezzato.<\/p>\n<hr>\n<h2>Domande Frequenti su Hormuz e Impatto Commerciale<\/h2>\n<p><strong>D: Quali sono gli effetti immediati di un eventuale pedaggio sullo Stretto di Hormuz?<\/strong><br \/>R: Un pedaggio obbligatorio comporterebbe aumenti diretti nei costi di trasporto marittimo. Per un carico di petrolio dal Qatar all&#8217;Europa, questo potrebbe aggiungere 2-5% ai costi totali di trasporto. Per le imprese europee, questo si tradurrebbe in rinegoziazione dei contratti di fornitura energetica e aumento dei costi di produzione nel medio termine.<\/p>\n<p><strong>D: Come posso verificare se la mia azienda \u00e8 esposta al rischio Hormuz?<\/strong><br \/>R: Analizza la tua supply chain identificando tutti i fornitori il cui sourcing passa attraverso il Golfo Persico. Rivedi i contratti di fornitura e logistica cercando clausole di forza maggiore, rinegoziazione dei costi e copertura assicurativa per rischi geopolitici. Coinvolgi il tuo CFO e il responsabile della logistica in questa valutazione.<\/p>\n<p><strong>D: Quali settori italiani sono pi\u00f9 vulnerabili?<\/strong><br \/>R: I settori energia, macchinari industriali, tessile (che dipende da fibre sintetiche derivate dal petrolio) e le PMI che esportano verso il Medio Oriente sono i pi\u00f9 esposti. Anche le aziende con contratti di assistenza post-vendita in quella regione corrono rischi legati ai tempi di consegna dei ricambi.<\/p>\n<p><strong>D: Qual \u00e8 il timing consigliato per revisionare i miei contratti?<\/strong><br \/>R: Entro agosto 2026 dovresti aver completato una first assessment della tua esposizione. Entro settembre, avvia negoziazioni con fornitori e partner logistici per includere clausole protettive. Questo \u00e8 il periodo in cui i tuoi fornitori sono ancora relativamente consapevoli dei rischi e non hanno ancora incorporato completamente i costi nel loro pricing.<\/p>\n<p><strong>D: Quali sono le alternative al sourcing dal Golfo?<\/strong><br \/>R: Per il gas naturale, negoziare contratti diversificati con fornitori africani e mediterranei. Per i componenti industriali, valutare il nearshoring verso Turchia, Nord Africa e Balcani. Per il petrolio, incorporare costi di trasporto alternativo via Capo di Buona Speranza nei tuoi modelli di scenario planning.<\/p>\n<hr>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte iraniano-americano:<\/strong> il testo finale dell&#8217;eventuale estensione del MOU oltre i 60 giorni, con particolare attenzione a come viene formulato l&#8217;Articolo 5 sulla libert\u00e0 di navigazione e se compare qualsiasi riferimento a meccanismi di contribuzione per il transito.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte qatarino e dei mercati energetici:<\/strong> le quotazioni spot dell&#8217;LNG nei contratti europei, i movimenti nei futures sul gas naturale con scadenza autunno-inverno 2026, e qualsiasi dichiarazione di Qatar Energy sulle proprie rotte di esportazione.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte libanese:<\/strong> i movimenti delle forze israeliane nel Libano meridionale e qualsiasi segnale di attivazione operativa da parte di Hezbollah, che costituisce il trigger pi\u00f9 immediato per un allargamento del teatro di crisi.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> i premi assicurativi marittime per il Golfo Persico, la volatilit\u00e0 implicita sul Brent con scadenze a 3 e 6 mesi, e l&#8217;andamento dello spread tra il gasolio marino rotte Golfo-Europa e le rotte alternative via Capo di Buona Speranza, che \u00e8 il parametro pi\u00f9 preciso per misurare quanto il mercato stia gi\u00e0 prezzando il rischio Hormuz.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte diplomatico multilaterale:<\/strong> le dichiarazioni delle istituzioni UE e dell&#8217;IAEA sull&#8217;uranio arricchito iraniano, che potrebbero accelerare o bloccare i negoziati indipendentemente da quanto accade a Doha.<\/p>\n<hr>\n<h2>Il Prezzo del Silenzio<\/h2>\n<p>Nella sala di un hotel di Doha, due delegazioni che si rifiutano di incontrarsi direttamente stanno definendo le regole del commercio mondiale per i prossimi vent&#8217;anni. I mediatori qatarini camminano tra le stanze. I tecnici affinano i numeri dell&#8217;Articolo 5. E mentre questo accade, migliaia di imprenditori europei stanno firmando contratti, confermando ordini e aprendo lettere di credito come se lo Stretto di Hormuz fosse ancora quello di tre anni fa: aperto, gratuito, garantito.<\/p>\n<p>Non lo \u00e8 pi\u00f9. E non lo sar\u00e0 di nuovo nello stesso modo, qualunque sia l&#8217;esito di questi negoziati.<\/p>\n<p>Gestire l&#8217;incertezza non significa aspettare che si risolva. Significa costruire strutture contrattuali, logistiche e finanziarie che reggano uno shock prima che quello shock arrivi. Chi sta leggendo i segnali di Doha come politica estera sta sbagliando strumento. La domanda giusta non \u00e8 se ci sar\u00e0 un accordo, ma a quale costo passeranno le tue merci quando quell&#8217;accordo verr\u00e0 firmato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Doha, 1 luglio 2026. 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