{"id":851,"date":"2026-07-02T11:34:08","date_gmt":"2026-07-02T10:34:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/bilancio-ue-2028-2034-come-ridisegna-i-tuoi-mercati"},"modified":"2026-07-02T11:34:08","modified_gmt":"2026-07-02T10:34:08","slug":"bilancio-ue-2028-2034-come-ridisegna-i-tuoi-mercati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/bilancio-ue-2028-2034-come-ridisegna-i-tuoi-mercati","title":{"rendered":"Bilancio UE 2028-2034: Come Ridisegna i Tuoi Mercati"},"content":{"rendered":"<p>Bruxelles, 2 luglio 2026. Nella sala conferenze dove si riunisce il gruppo &#8220;Amici della Coesione&#8221;, i ministri di undici paesi membri siedono intorno a un tavolo che li vede tutti accomunati dalla stessa consapevolezza: il prossimo quadro finanziario pluriennale europeo non \u00e8 un esercizio contabile. \u00c8 una decisione di architettura politica che ridisegner\u00e0 chi cresce, chi ristagna e chi smette di essere un mercato rilevante per le imprese europee.<\/p>\n<p><em>La vera partita del bilancio UE 2028-2034 non \u00e8 tra paesi ricchi e paesi poveri. \u00c8 tra due visioni incompatibili di cosa debba essere il mercato unico, e le imprese che non la capiscono oggi si troveranno a navigare senza mappa.<\/em><\/p>\n<p>Per chi gestisce una PMI con interessi in Europa orientale, nei Balcani o nei mercati periferici dell&#8217;Unione, le prossime settimane di negoziato a Bruxelles non sono un problema dei governi. Sono un problema del tuo piano commerciale 2027.<\/p>\n<h2>Il Fatto in Numeri: le posta in gioco nel negoziato sul Multiannual Financial Framework<\/h2>\n<p>Il quadro finanziario pluriennale europeo per il periodo 2028-2034 \u00e8 ancora in fase di proposta, ma le fratture sono gi\u00e0 visibili e quantificabili. La Germania ha chiesto tagli per 400 miliardi di euro rispetto all&#8217;impostazione attuale, identificando i fondi di coesione e i fondi CAP tra le voci da ridimensionare drasticamente. Berlino considera la struttura attuale di trasferimenti qualcosa del passato, incompatibile con la nuova priorit\u00e0 della spesa per la difesa, che secondo le stime della Commissione dovrebbe assorbire una quota crescente del bilancio comunitario, potenzialmente tra 100 e 150 miliardi aggiuntivi nel settennio.<\/p>\n<p>Sul fronte opposto, il gruppo &#8220;Amici della Coesione&#8221;, che include Bulgaria, Romania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e altri paesi dell&#8217;Europa centrale e orientale, ha dichiarato che non accetter\u00e0 ulteriori decurtazioni rispetto ai livelli attuali. La Bulgaria, entrata nell&#8217;area euro a gennaio 2026, \u00e8 un caso emblematico delle tensioni in corso: inflazione ad aprile e maggio al doppio della media europea, pressioni sui prezzi che alcune autorit\u00e0 nazionali attribuiscono a condotte coordinate tra imprese in specifici settori, deficit in crescita per via di investimenti infrastrutturali rimandati e ora non pi\u00f9 procrastinabili.<\/p>\n<p>I fondi di coesione nel ciclo 2021-2027 valgono circa 392 miliardi di euro. Nella sola Polonia, il paese pi\u00f9 grande tra i beneficiari netti, le allocazioni superano i 76 miliardi. In Bulgaria, Romania e nei paesi baltici, la quota dei fondi strutturali sul totale degli investimenti pubblici supera spesso il 40%. Tagliare queste risorse non \u00e8 una questione di equit\u00e0 redistributiva: \u00e8 una questione di domanda aggregata in mercati dove molte PMI italiane hanno gi\u00e0 o stanno costruendo posizioni commerciali.<\/p>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: il momento in cui si decide la geografia economica europea<\/h2>\n<p>Il negoziato sul nuovo MFF (Multiannual Financial Framework) arriver\u00e0 formalmente sul tavolo del Consiglio Europeo nell&#8217;autunno 2026, con l&#8217;obiettivo dichiarato di una chiusura entro fine anno, prima del ciclo elettorale nazionale che nel 2027 investir\u00e0 diversi paesi chiave. Il timing non \u00e8 casuale: i governi attuali vogliono chiudere prima che le elezioni cambino le maggioranze in Germania, Francia e Italia, con il rischio di blocchi ancora pi\u00f9 complessi.<\/p>\n<p>Il contesto geopolitico aggrava la pressione. L&#8217;avvio del conflitto in Iran, citato esplicitamente dalla ministra bulgara come fattore inflazionistico, ha iniettato instabilit\u00e0 energetica nei mercati dell&#8217;Europa orientale proprio nel momento in cui questi paesi stavano consolidando la propria integrazione nell&#8217;area euro o nei meccanismi di cambio fisso. L&#8217;assorbimento forzato di shock esterni in contesti dove il margine di manovra monetario \u00e8 limitato produce distorsioni nei prezzi che danneggiano direttamente la competitivit\u00e0: chi vende in quei mercati se ne accorge nei margini prima che nei dati macro.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi la variabile Lagarde. Il discorso di luned\u00ec scorso &#8220;Back to basics in an uncertain environment&#8221; e il contributo di Isabel Schnabel di sabato su &#8220;Is inflation back?&#8221; tracciano una BCE che non ha intenzione di allentare prima di avere certezze sull&#8217;andamento dei prezzi nell&#8217;area euro. Per i paesi che come la Bulgaria mostrano inflazione doppia rispetto alla media, questo significa tassi reali negativi che alimentano ulteriori pressioni sui consumi. Il canale attraverso cui questo si trasforma in problema per le imprese esportatrici \u00e8 diretto: domanda compressa, margini erosi, credito commerciale pi\u00f9 difficile.<\/p>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: segnali da leggere prima che appaiano sui giornali<\/h2>\n<p>Il negoziato di bilancio \u00e8 ancora nelle fasi iniziali, ma i mercati hanno gi\u00e0 iniziato a prezzare alcuni scenari. Lo spread tra titoli di stato tedeschi e quelli dei paesi dell&#8217;Europa orientale si \u00e8 allargato nell&#8217;ultimo mese, con la Romania che ha visto il differenziale sul decennale salire di circa 40 basis point rispetto a febbraio. La Bulgaria, nonostante l&#8217;ingresso nell&#8217;euro, mantiene un premio di rischio percepito che si riflette nei costi di funding delle imprese locali.<\/p>\n<p>Sul fronte valutario, le monete dei paesi candidati all&#8217;euro ma non ancora entrati, tra cui la Romania prima del previsto ingresso formale e alcune valute balcaniche, mostrano volatilit\u00e0 implicita in crescita. Questo \u00e8 il segnale che anticipa i problemi prima che appaiano sui giornali: quando il mercato dei derivati prezza pi\u00f9 incertezza su una valuta, il costo di hedging per chi fa business in quel paese sale, spesso silenziosamente, di 15-30 basis point all&#8217;anno.<\/p>\n<p>Il commento del nuovo presidente della Fed Kevin Warsh di ieri, che ha involontariamente alimentato il &#8220;debasement trade&#8221; citato da MarketWatch questa mattina, aggiunge un elemento di pressione transatlantica: un dollaro che si indebolisce per ragioni di politica interna americana sposta capitali verso asset europei, ma non necessariamente verso i mercati periferici dell&#8217;Unione, che in questa fase beneficiano meno del flight-to-safety europeo. La differenza tra effetti spot e segnali strutturali \u00e8 proprio questa: nel breve termine tutto sembra coerente, nel medio termine le divergenze interne all&#8217;Eurozona si amplificano.<\/p>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane: tre orizzonti operativi<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> le gare pubbliche nei paesi dell&#8217;Europa centro-orientale finanziate con fondi strutturali del ciclo 2021-2027 stanno entrando nella fase finale di assegnazione. Chi non ha ancora presentato offerte o non ha costruito partnership locali per accedere a questi appalti ha una finestra che si chiude rapidamente. Bulgaria, Romania, Polonia e Repubblica Ceca stanno accelerando la rendicontazione per sbloccare i pagamenti UE: questo significa bandi attivi, budget disponibili, domanda reale. Per le imprese italiane nei settori infrastrutturale, impiantistico, tecnologico e della mobilit\u00e0 urbana, non \u00e8 il momento di aspettare i risultati del negoziato sul prossimo MFF.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 una chiusura del negoziato MFF nel primo trimestre 2027, con tagli reali ai fondi di coesione nell&#8217;ordine del 15-25% rispetto al ciclo precedente, compensati parzialmente da nuove linee per difesa, transizione digitale e sicurezza energetica. Questo ridisegna la geografia degli appalti: meno infrastrutture tradizionali, pi\u00f9 progetti dual-use, cyber, rinnovabili e logistica strategica. Le imprese italiane che sopravvivono in questo mercato non sono quelle che vendono ai privati tramite distributori locali, ma quelle che hanno gi\u00e0 costruito una presenza diretta nelle procurement unit pubbliche e nelle authority nazionali. Chi non ha ancora questa struttura ha 12-18 mesi per costruirla prima che il nuovo ciclo apra i bandi.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> il precedente strutturale che si sta creando \u00e8 questo: l&#8217;Europa del prossimo decennio avr\u00e0 un centro pi\u00f9 competitivo, con risorse concentrate in Germania, Francia e nei corridoi industriali del Nord, e una periferia che ristagna o si sviluppa in modo disomogeneo. Per le PMI italiane, questo \u00e8 sia un rischio che un&#8217;opportunit\u00e0. Il rischio \u00e8 quello di perdere mercati che erano accessibili grazie ai fondi strutturali. L&#8217;opportunit\u00e0 \u00e8 quella di posizionarsi come partner strategici nei paesi che, pur ricevendo meno trasferimenti europei, dovranno comunque costruire infrastrutture, modernizzare la pubblica amministrazione e attrarre investimenti privati. Il Made in Italy in questi contesti vale un premium, ma solo se arrivi prima che il mercato si riorganizzi attorno ai competitor tedeschi e francesi.<\/p>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Costruzioni e infrastrutture:<\/strong> l&#8217;esposizione \u00e8 diretta. I fondi di coesione finanziano strade, ferrovie, reti idriche, metropolitane. L&#8217;esempio della metropolitana di Sofia, citato esplicitamente come progetto europeo realizzato da imprese europee, non \u00e8 un caso isolato. In Romania ci sono 12 miliardi di euro di appalti infrastrutturali in corso di gara, molti dei quali con componenti tecnologiche che aprono spazio ai subappaltatori specializzati italiani. Il rischio, se i negoziati si prolungano, \u00e8 il blocco tecnico delle gare per incertezza sulle coperture finanziarie. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nelle grandi opere finanziate dalla BEI e dai fondi bilaterali, che non dipendono dall&#8217;MFF e restano attive anche durante le trattative.<\/p>\n<p><strong>Agrifood e trasformazione alimentare:<\/strong> la Polonia \u00e8 il secondo mercato europeo per attrezzature per la lavorazione degli alimenti, e il ciclo di aggiornamento dei macchinari nei paesi dell&#8217;Europa orientale \u00e8 sostenuto in parte da fondi strutturali del programma di sviluppo rurale. Una riduzione dei fondi CAP e di coesione insieme riduce la capacit\u00e0 di investimento delle medie aziende agricole locali, che sono le principali acquirenti di tecnologia italiana di settore. Non \u00e8 un impatto immediato, ma il pipeline commerciale 2027-2029 si costruisce adesso. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta: i paesi che entrano nell&#8217;area euro (o che si stabilizzano monetariamente come la Bulgaria) aprono accesso a linee di credito in euro che rendono pi\u00f9 accessibili gli acquisti di macchinari italiani, eliminando il rischio di cambio che frenava molte trattative.<\/p>\n<p><strong>Energia e rinnovabili:<\/strong> questo \u00e8 il settore con l&#8217;esposizione meno evidente ma con le implicazioni pi\u00f9 durature. I paesi dell&#8217;Europa orientale hanno piani di transizione energetica cofinanziati dai fondi strutturali e dal Recovery Plan. Se il prossimo MFF riduce la quota per la transizione verde, molti di questi programmi si rallentano. Ma la variabile geopolitica \u00e8 quella determinante: con l&#8217;instabilit\u00e0 in Iran che ha gi\u00e0 prodotto pressioni inflazionistiche sull&#8217;energia in Bulgaria, i governi della regione hanno un incentivo crescente ad accelerare la diversificazione energetica indipendentemente dai fondi europei. Le imprese italiane nel solare, nell&#8217;eolico e negli inverter industriali hanno un mercato che cresce per necessit\u00e0 strategica, non per sussidio.<\/p>\n<h2>Rischi da Monitorare: le tre variabili che possono accelerare la crisi<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio: Stallo negoziale prolungato.<\/strong> Se il negoziato sul MFF non si chiude entro marzo 2027, scatta automaticamente il regime di proroga tecnica del bilancio attuale, con stanziamenti ridotti al livello dell&#8217;anno precedente e impossibilit\u00e0 per i paesi beneficiari di pianificare nuovi programmi. Questo non ferma le gare in corso, ma blocca tutto ci\u00f2 che doveva partire nel 2028. Per le imprese italiane con una pipeline di medio termine nei mercati dell&#8217;Est, significa pipeline congelata senza preavviso.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio: Inflazione da adozione dell&#8217;euro nei nuovi membri.<\/strong> Il caso bulgaro non \u00e8 isolato. Romania, se entra nell&#8217;euro nei prossimi anni, e potenzialmente altri paesi balcanici attraverseranno la stessa fase di pressione inflazionistica post-adozione, amplificata da shock energetici esterni. Un&#8217;inflazione doppia rispetto alla media europea in un mercato in cui stai cercando di crescere significa potere d&#8217;acquisto compresso, domanda pi\u00f9 debole di quanto suggeriscano i dati macro, e negoziati commerciali che diventano pi\u00f9 difficili perch\u00e9 il tuo cliente locale ha margini pi\u00f9 stretti.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio: Riorientamento verso la difesa come categoria budgetaria dominante.<\/strong> Se la Germania riesce a imporre la sua visione e la difesa diventa il principale capitolo di spesa del nuovo MFF, le imprese italiane che non hanno gi\u00e0 un piede nel comparto dual-use o nella supply chain della difesa europea si trovano escluse dal principale motore di investimento pubblico europeo per il prossimo settennio. Non \u00e8 uno scenario lontano: \u00e8 quello verso cui la trattativa si sta muovendo, e la finestra per posizionarsi si chiude prima del previsto.<\/p>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che mi colpisce in questa fase del negoziato europeo \u00e8 la qualit\u00e0 del silenzio delle imprese. I governi litigano, i ministri delle finanze si schierano, i giornali titolano sui &#8220;tagli di Berlino&#8221; o sulla &#8220;rivolta dell&#8217;Est&#8221;, ma le PMI italiane che operano in questi mercati non sembrano aver ancora realizzato che questa trattativa riguarda direttamente il loro piano vendite 2028.<\/p>\n<p>La ministra bulgara ha detto una cosa che in Italia nessuno ha ripreso: i fondi di coesione non sono trasferimenti da paesi ricchi a paesi poveri. Sono il meccanismo che crea la domanda solvibile nei mercati periferici europei che consente alle imprese italiane, tedesche e francesi di vendere qualcosa. Quando la Bulgaria costruisce una metropolitana con fondi europei, sono le imprese tedesche di segnaletica, le imprese italiane di impianti e le imprese spagnole di gestione a vincere le gare. Il beneficiario finale del fondo di coesione non \u00e8 Sofia, \u00e8 l&#8217;industria manifatturiera del centro-ovest europeo.<\/p>\n<p>La Germania questo lo sa. La pressione sui tagli mascherata da discorso sulla competitivit\u00e0 \u00e8 in realt\u00e0 un calcolo strategico diverso: Berlino preferisce che quei capitali vengano destinati alla difesa, settore in cui l&#8217;industria tedesca \u00e8 gi\u00e0 posizionata meglio di quella italiana. Il costo di questo spostamento viene spalmato sui paesi periferici e sulle filiere manifatturiere non tedesche. Questo \u00e8 il vero precedente strutturale in gioco.<\/p>\n<p>Per gli imprenditori italiani, la lezione operativa \u00e8 semplice ma scomoda: smettila di aspettare che la negoziazione si chiuda per capire dove investire. La geografia economica europea si decide nei prossimi sei mesi. Chi \u00e8 gi\u00e0 dentro i mercati dell&#8217;Europa orientale con relazioni, contratti e strutture operative potr\u00e0 adattare la propria strategia al nuovo scenario. Chi sta ancora &#8220;valutando&#8221; si trover\u00e0 a reagire a un mercato gi\u00e0 ridisegnato da altri.<\/p>\n<h2>Domande e Risposte: Quello che Devi Sapere Subito<\/h2>\n<p><strong>Quando chiude il negoziato sul bilancio UE 2028-2034?<\/strong><br \/>Il negoziato arriver\u00e0 formalmente sul tavolo del Consiglio Europeo nell&#8217;autunno 2026, con l&#8217;obiettivo dichiarato di una chiusura entro fine anno. Lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 una chiusura nel primo trimestre 2027. Se non si chiude entro marzo 2027, scatta automaticamente il regime di proroga tecnica del bilancio attuale, con stanziamenti ridotti e impossibilit\u00e0 per i paesi beneficiari di pianificare nuovi programmi. Questo blocca tutto ci\u00f2 che doveva partire nel 2028.<\/p>\n<p><strong>Come impatta sui miei appalti in Bulgaria, Romania e Polonia?<\/strong><br \/>Nei prossimi 6 mesi, le gare pubbliche finanziate con fondi strutturali del ciclo 2021-2027 entrano nella fase finale di assegnazione. Hai una finestra che si chiude rapidamente per presentare offerte o costruire partnership locali. Nel medio termine (6-18 mesi), i tagli reali ai fondi di coesione ridisegneranno la geografia degli appalti con meno infrastrutture tradizionali e pi\u00f9 progetti dual-use, cyber, rinnovabili e logistica strategica. Le imprese italiane che sopravvivono sono quelle che hanno gi\u00e0 una presenza diretta nelle procurement unit pubbliche e nelle authority nazionali.<\/p>\n<p><strong>La Bulgaria e l&#8217;inflazione rappresentano un rischio reale per il mio business?<\/strong><br \/>S\u00ec. La Bulgaria, entrata nell&#8217;euro a gennaio 2026, mostra inflazione al doppio della media europea. Un&#8217;inflazione doppia significa potere d&#8217;acquisto compresso nei tuoi clienti locali, domanda pi\u00f9 debole di quanto suggeriscano i dati macro, margini erosi, negoziati commerciali pi\u00f9 difficili. Romania, se entra nell&#8217;euro nei prossimi anni, attraverser\u00e0 la stessa fase di pressione inflazionistica post-adozione, amplificata da shock energetici. Questo non \u00e8 un rischio futuro, \u00e8 una dinamica in corso.<\/p>\n<p><strong>Quali sono i settori pi\u00f9 esposti ai tagli dei fondi di coesione?<\/strong><br \/>Costruzioni e infrastrutture (strade, ferrovie, reti idriche, metropolitane finanziati direttamente). Agrifood e trasformazione alimentare (il ciclo di aggiornamento dei macchinari nei paesi dell&#8217;Europa orientale \u00e8 sostenuto da fondi strutturali). Energia e rinnovabili (i piani di transizione energetica cofinanziati dai fondi strutturali e dal Recovery Plan rallentano se il prossimo MFF riduce la quota per la transizione verde). L&#8217;eccezione \u00e8 l&#8217;energia: anche con tagli europei, gli incentivi geopolitici ad accelerare la diversificazione energetica rimangono forti.<\/p>\n<p><strong>Ho ancora tempo per entrare in questi mercati?<\/strong><br \/>S\u00ec, ma il tempo si sta chiudendo. Chi non \u00e8 ancora dentro con relazioni, contratti e strutture operative ha 6-12 mesi per costruire una presenza diretta nelle procurement unit pubbliche e nelle authority nazionali prima che il nuovo ciclo apra i bandi. Se aspetti gli esiti del negoziato, sarai tre mosse indietro rispetto ai competitor che stanno gi\u00e0 costruendo relazioni adesso. I mercati che sembrano rischiosi sono spesso quelli con meno concorrenza italiana strutturata: questa \u00e8 l&#8217;opportunit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Cosa devo seguire nelle prossime settimane?<\/strong><br \/>La riunione del Consiglio ECOFIN di luglio dove i ministri delle finanze presenteranno le prime posizioni formali sui capitoli di spesa. Il documento della Commissione Europea atteso entro settembre con la proposta aggiornata di regolamento. I dati sull&#8217;inflazione di giugno e luglio in Bulgaria, Romania e nei paesi baltici come indicatore delle pressioni post-adozione dell&#8217;euro. L&#8217;andamento dello spread sui titoli di stato dell&#8217;Europa orientale come indicatore precoce della percezione di rischio. Il costo dei credit default swap sulla Romania e sulla Bulgaria come proxy per il rischio di credito commerciale in questi mercati.<\/p>\n<h2>La Mappa Si Ridisegna Prima Che Tu Finisca di Guardarla<\/h2>\n<p>La ministra bulgara siede a quel tavolo sapendo che il suo paese ha appena adottato l&#8217;euro in un momento di pressione inflazionistica, con la spesa pubblica compressa da anni di instabilit\u00e0 politica e adesso costretta a fare tutto insieme: recuperare il ritardo infrastrutturale, assorbire lo shock energetico dal conflitto in Iran, e difendere le allocazioni europee da un negoziato che la vede strutturalmente in posizione debole di fronte alla Germania.<\/p>\n<p>\u00c8 una condizione di sopravvivenza politica ed economica simultanea, e i mercati lo prezzano gi\u00e0, anche se i giornali non lo raccontano ancora cos\u00ec. Per le imprese italiane che guardano all&#8217;Europa orientale come mercato futuro, il segnale non \u00e8 &#8220;aspetta che si stabilizzi&#8221;. \u00c8 esattamente il contrario.<\/p>\n<p>I mercati che sembrano in difficolt\u00e0 sono spesso quelli con meno concorrenza italiana strutturata. La vera domanda non \u00e8 se conviene entrare adesso, \u00e8 quanti dei tuoi competitor ci stanno gi\u00e0 costruendo relazioni mentre tu leggi questa analisi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bruxelles, 2 luglio 2026. Nella sala conferenze dove si riunisce il gruppo &#8220;Amici della Coesione&#8221;, i ministri di undici paesi membri siedono intorno a un tavolo che li vede tutti accomunati dalla stessa consapevolezza: il prossimo quadro finanziario pluriennale europeo non \u00e8 un esercizio contabile. \u00c8 una decisione di architettura politica che ridisegner\u00e0 chi cresce, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":850,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[1787,1783,1785,1788,229,471,476,89,475,1784,160,1671,1786,674],"class_list":["post-851","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-geopolitica","tag-appaltieuropei","tag-bilancioue","tag-bulgaria","tag-espansionecommerciale","tag-europaorientale","tag-fondicoesione","tag-infrastruttureeuropa","tag-madeinitaly","tag-mercatiemergentieuropa","tag-multiannualfinancialframework","tag-pmiexport","tag-polonia","tag-romania","tag-strategiacommerciale"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/851","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=851"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/851\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/850"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=851"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=851"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=851"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}