{"id":873,"date":"2026-07-07T19:04:38","date_gmt":"2026-07-07T18:04:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/contratti-nato-difesa-ankara-ridisegna-gli-appalti"},"modified":"2026-07-07T19:04:38","modified_gmt":"2026-07-07T18:04:38","slug":"contratti-nato-difesa-ankara-ridisegna-gli-appalti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/contratti-nato-difesa-ankara-ridisegna-gli-appalti","title":{"rendered":"Contratti NATO Difesa: Ankara Ridisegna gli Appalti"},"content":{"rendered":"<p>Ankara, 7 luglio 2026. I rotori degli elicotteri scandiscono l&#8217;aria sopra il centro citt\u00e0 da stamattina. Le strade intorno al palazzo presidenziale di Erdogan sono sbarrate. Dentro, i capi di governo dei 32 paesi NATO stringono mani, firmano documenti, posano per fotografie. Fuori, a pochi isolati, i rappresentanti di Airbus, SAAB, Leonardo e Rheinmetall stringono altri accordi, con numeri pi\u00f9 concreti e conseguenze pi\u00f9 durature.<\/p>\n<p><em>Il vertice di Ankara non \u00e8 un evento diplomatico. \u00c8 un mercato. Chi non capisce questa distinzione torner\u00e0 a casa con il conto sbagliato.<\/em><\/p>\n<p>Per un imprenditore europeo che produce componenti per la difesa, sistemi di comunicazione, veicoli blindati o anche solo software gestionale per enti governativi, quello che si sta decidendo in queste ore a Ankara ridisegna la mappa degli appalti pubblici continentali per i prossimi dieci anni. Non \u00e8 una questione di posizionamento politico. \u00c8 una questione di fatturato, di certificazioni, di accesso a un mercato che vale centinaia di miliardi e che si sta chiudendo attorno a chi \u00e8 gi\u00e0 dentro.<\/p>\n<p>La vera partita non \u00e8 se la NATO sopravvive. La vera partita \u00e8 chi produce i sistemi con cui la NATO combatter\u00e0, e dove finir\u00e0 il denaro che i governi europei hanno appena promesso di spendere.<\/p>\n<h2>Il Fatto in Numeri: 120 Miliardi che Ridisegnano la Catena di Fornitura della Difesa<\/h2>\n<p>Il NATO Industry Forum di Ankara, tenutosi oggi come evento autonomo prima del vertice politico vero e proprio, ha formalizzato impegni per ordini multipli nell&#8217;ordine delle decine di miliardi. Il contesto \u00e8 l&#8217;impegno di Den Haag: i paesi NATO si sono vincolati a portare la spesa per la difesa al 5% del PIL entro il 2035, con un incremento aggiuntivo stimato in circa 120 miliardi di euro annui dai soli paesi europei dell&#8217;Alleanza.<\/p>\n<p>La distribuzione di questi flussi \u00e8 il dato che conta. Sul fronte ucraino, la dichiarazione finale del vertice prevede un pacchetto da 140 miliardi di euro distribuito su due anni: 70 miliardi per il 2026 e altrettanti per il 2027. Di questi, circa 30 miliardi provengono dal budget UE gi\u00e0 allocato per Kiev, e una parte significativa delle quote nazionali era gi\u00e0 stata annunciata in sede bilaterale nei mesi precedenti. La Germania, singolarmente, contribuisce con oltre 11 miliardi di euro solo per l&#8217;anno in corso, confermandosi il maggiore erogatore individuale tra gli alleati europei.<\/p>\n<p>Sul fronte industriale, i deal annunciati oggi vedono protagoniste aziende europee in ruoli che tradizionalmente appartenevano alla filiera americana. SAAB con il sistema di allerta aerea e controllo, Airbus con contratti per piattaforme logistiche e di trasporto, pi\u00f9 una serie di accordi su sistemi missilistici e munizioni a guida di precisione prodotti in Europa. Il sistema Patriot rimane americano e rappresenta ancora uno degli acquisti principali degli alleati europei, con ordini confermati da pi\u00f9 paesi. La discussione sul Tomahawk per Germania ed Europa, invece, rimane aperta: le fonti diplomatiche parlano di segnali di avvicinamento, ma nessuna firma \u00e8 attesa prima delle sessioni politiche di domani.<\/p>\n<p>Il segnale strutturale da registrare: per la prima volta dall&#8217;esistenza dell&#8217;Alleanza, il burden shifting si sta materializzando anche nell&#8217;industria, non solo nei bilanci della difesa.<\/p>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Timing di un Cambio che Sembrava Impossibile<\/h2>\n<p>Per vent&#8217;anni, la logica della NATO \u00e8 stata questa: gli europei pagavano poco e si affidavano agli americani per le capacit\u00e0 pi\u00f9 sofisticate. Il 2% del PIL era gi\u00e0 un obiettivo disatteso dai pi\u00f9. Parlare di autonomia industriale europea nella difesa era esercizio accademico.<\/p>\n<p>Poi \u00e8 arrivata l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina nel febbraio 2022, e con essa la prima pressione concreta sulla capacit\u00e0 produttiva europea. Le scorte di munizioni si sono rivelate inadeguate. Le catene di fornitura, ottimizzate per la pace, non reggevano i ritmi di un conflitto di alta intensit\u00e0. Il primo segnale di crisi industriale, non solo geopolitica.<\/p>\n<p>Il secondo shock \u00e8 stato Donald Trump al secondo mandato. La sua postura verso l&#8217;Alleanza, con la minaccia esplicita di ritirare la protezione americana ai paesi che non spendono abbastanza, ha trasformato la retorica sul burden sharing in urgenza operativa. Il vertice di Den Haag ha fissato l&#8217;obiettivo del 5%, un numero che un anno fa sembrava fantapolitica e che oggi governa i piani di investimento dei ministeri della difesa di mezza Europa.<\/p>\n<p>Il terzo elemento \u00e8 il timing politico interno tedesco. Con Merz cancelliere e un consenso parlamentare inedito sulle spese militari, la Germania ha sbloccato un meccanismo di spesa che per decenni era rimasto paralizzato da vincoli costituzionali e culturali. La Bundeswehr riprende ruoli che aveva abbandonato dopo il 1990. Il cambio di guardia nei comandi NATO, con posizioni tradizionalmente americane che passano a ufficiali tedeschi, \u00e8 il segnale meno visibile ma pi\u00f9 significativo di questo vertice.<\/p>\n<p>Il NATO Industry Forum prima del summit vero e proprio non \u00e8 una scelta casuale di calendario. \u00c8 un messaggio: il denaro arriva prima della politica, e la politica si adegua.<\/p>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Difesa, Spread e il Segnale che il Bond Market Non Ha Ancora Prezzato<\/h2>\n<p>I titoli del comparto difesa europea registrano performance superiori all&#8217;indice generale da inizio anno con margini significativi. Rheinmetall, Leonardo, KNDS, Thales e BAE Systems hanno beneficiato di multipli in espansione man mano che gli ordini governativi si consolidavano. Il mercato ha gi\u00e0 scontato una parte del riarmo europeo, ma l&#8217;entit\u00e0 degli impegni formalizzati ad Ankara suggerisce che il ciclo di investimento ha una durata almeno doppia rispetto a quanto i modelli consensuali incorporano.<\/p>\n<p>Sul fronte dei titoli di stato, la tensione tra maggiore spesa pubblica per la difesa e disciplina fiscale europea \u00e8 il rischio strutturale che gli operatori monitorano con attenzione crescente. I paesi che si sono impegnati al 5% del PIL dovranno finanziarsi sui mercati o rinegoziare le regole del Patto di Stabilit\u00e0. Il tema \u00e8 gi\u00e0 sul tavolo a Bruxelles, e la BCE ne \u00e8 consapevole: il discorso di Lane sull&#8217;intelligenza artificiale e politica monetaria, pubblicato ieri, contiene riferimenti alla necessit\u00e0 di modelli che incorporino shock di spesa fiscale non convenzionali. Un segnale debole, ma presente.<\/p>\n<p>L&#8217;euro si muove in un range stretto rispetto al dollaro, ma la vera volatilit\u00e0 \u00e8 implicita nei mercati delle opzioni sulle valute dei paesi NATO non-euro. La corona svedese e la zloty polacca incorporano premi che riflettono l&#8217;incertezza sul ritmo di spesa e il suo finanziamento.<\/p>\n<p>Il mercato dei credit default swap sui paesi europei con deficit strutturalmente alti non ha ancora reagito in modo significativo agli impegni di Ankara. Questo non significa che il rischio non esiste. Significa che non \u00e8 ancora prezzato.<\/p>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane: Tre Orizzonti<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> Gli ordini formalizzati oggi ad Ankara attivano procedure di gara nei ministeri della difesa di almeno quindici paesi europei nelle prossime settimane. Le aziende che non sono gi\u00e0 in possesso delle certificazioni NATO AQAP, delle clearance di sicurezza necessarie, e degli accreditamenti come fornitori della difesa in almeno uno dei paesi alleati, non potranno partecipare. Non \u00e8 una questione di qualit\u00e0 del prodotto. \u00c8 una questione di documentazione e di relazioni pre-esistenti. Chi non \u00e8 gi\u00e0 dentro il sistema in questo momento deve partire dal presupposto che i contratti diretti sono fuori portata per questo ciclo, e concentrarsi sul posizionamento come sub-fornitore di secondo o terzo livello nelle filiere dei grandi integratori.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> Lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 un consolidamento accelerato della filiera industriale europea della difesa. I grandi gruppi acquisiranno o integreranno fornitori specializzati. Le PMI che producono componenti ad alta precisione, sistemi elettronici, software embedded, materiali avanzati e soluzioni logistiche avranno una finestra di accesso ai programmi di qualificazione dei prime contractor. Chi inizia oggi il percorso di certificazione e si posiziona come fornitore qualificato di Airbus Defence, Rheinmetall o Leonardo pu\u00f2 realisticamente entrare nelle supply chain attive entro 12-18 mesi. Chi aspetta, trover\u00e0 le posizioni gi\u00e0 occupate.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> Il precedente strutturale di Ankara \u00e8 questo: l&#8217;Europa ha deciso di costruire capacit\u00e0 industriale autonoma nella difesa. Non \u00e8 una dichiarazione di intenti. \u00c8 un flusso di denaro che cercher\u00e0 produttori. Le implicazioni vanno oltre il settore difesa in senso stretto: investimenti in cybersecurity, in infrastrutture critiche, in sistemi di comunicazione sicuri, in logistica militare creeranno un ecosistema di domanda pubblica che non esisteva dieci anni fa. Le aziende italiane che oggi producono per il mercato civile in questi comparti devono chiedersi se le loro tecnologie hanno applicazioni duali. Non perch\u00e9 la guerra sia un&#8217;opportunit\u00e0 da celebrare, ma perch\u00e9 ignorare un mercato da centinaia di miliardi che si apre sotto i tuoi piedi \u00e8 una scelta che ha un costo preciso.<\/p>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Componentistica meccanica di precisione e manifattura avanzata<\/strong><br \/>L&#8217;Italia \u00e8 il secondo produttore europeo di macchine utensili e il primo in molti segmenti della meccanica di precisione. I sistemi d&#8217;arma moderni richiedono componenti lavorate con tolleranze che solo pochi produttori europei possono garantire. L&#8217;esposizione \u00e8 diretta: chi produce per automotive e aeronautica civile ha gi\u00e0 parte delle certificazioni necessarie. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 il dual-use manufacturing, dove le stesse linee produttive serviranno sia il mercato civile che quello militare, stabilizzando i ricavi contro i cicli di domanda di un singolo settore.<\/p>\n<p><strong>Software, cybersecurity e sistemi C4ISR<\/strong><br \/>Le reti di comando, controllo, comunicazioni e intelligence sono il collo di bottiglia dello sviluppo militare europeo. L&#8217;Europa dipende dagli USA in questo segmento pi\u00f9 che in qualsiasi altro. La spinta verso l&#8217;autonomia strategica europea crea una domanda di soluzioni software certificate sviluppate in Europa da fornitori europei. Le PMI italiane del software industriale, della cybersecurity e dell&#8217;integrazione di sistemi hanno un&#8217;opportunit\u00e0 concreta, ma devono navigare un labirinto regolatorio che richiede investimenti in compliance prima ancora che in sviluppo prodotto.<\/p>\n<p><strong>Logistica, trasporto e infrastrutture di supporto<\/strong><br \/>Ogni sistema d&#8217;arma richiede logistica, manutenzione, addestramento e supporto. Questo \u00e8 il segmento meno visibile ma economicamente pi\u00f9 rilevante del ciclo della difesa: rappresenta storicamente tra il 40 e il 60% del valore totale di un programma su tutto il suo ciclo di vita. Le aziende italiane di logistica, ingegneria civile, formazione e facility management che hanno esperienza con committenti pubblici complessi sono posizionate meglio di quanto credano per accedere a questo mercato. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 che questo segmento richiede meno certificazioni tecniche rispetto all&#8217;hardware, ma richiede presenza locale nei paesi alleati dove le basi NATO sono attive.<\/p>\n<p><strong>Energia e sistemi di alimentazione autonoma<\/strong><br \/>Le installazioni militari avanzate richiedono autonomia energetica. Microgrid, sistemi di stoccaggio, fonti rinnovabili integrate e soluzioni di power management per condizioni operative difficili sono un segmento in crescita rapida. Le aziende italiane dell&#8217;energia, che hanno competenze consolidate in soluzioni off-grid per mercati emergenti, possono trovare in questo comparto un cliente pubblico europeo con capacit\u00e0 di spesa significativa e orizzonte temporale di lungo periodo.<\/p>\n<h2>Rischi da Monitorare: Le Tre Incognite del Riarmo Europeo<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio: dipendenza strutturale dall&#8217;America che non scompare.<\/strong> Il sistema Patriot rimane americano. L&#8217;F-35 rimane americano. Il Tomahawk, se approvato, sar\u00e0 americano. Nonostante la retorica sull&#8217;autonomia europea, la realt\u00e0 industriale \u00e8 che le capacit\u00e0 pi\u00f9 sofisticate restano nelle mani di produttori statunitensi che operano con licenze, clausole di re-export e condizioni politiche. Ogni miliardo speso su sistemi americani \u00e8 un miliardo che crea dipendenza, non capacit\u00e0. Se Trump decidesse di usare questa leva in modo pi\u00f9 aggressivo nei prossimi anni, le implicazioni per la supply chain e per le aziende europee integrate in questi programmi sarebbero immediate e severe.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio: frammentazione nazionale degli appalti che vanifica le economie di scala.<\/strong> Venti paesi europei con venti ministeri della difesa che lanciano venti procedure di gara separate producono inefficienze colossali e barriere insormontabili per le PMI. Il rischio reale \u00e8 che i miliardi promessi ad Ankara vengano assorbiti da grandi gruppi nazionali attraverso processi di gara disegnati per escludere i fornitori stranieri, replicando il modello che ha tenuto l&#8217;industria europea della difesa frammentata per decenni.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio: pressione fiscale da finanziamento del riarmo su economia civile.<\/strong> Portare la spesa per la difesa al 5% del PIL in dieci anni significa sottrarre risorse a altri settori della spesa pubblica o aumentare il debito. In un contesto di tassi ancora positivi e di regole fiscali europee in rinegoziazione, il rischio per le aziende italiane non \u00e8 solo nel settore difesa: \u00e8 nell&#8217;economia generale. Una contrazione della domanda pubblica in sanit\u00e0, infrastrutture e istruzione, combinata con un aumento della pressione fiscale per finanziare il riarmo, pu\u00f2 erodere la domanda interna proprio nel momento in cui il mercato estero della difesa si apre.<\/p>\n<h2>Domande e Risposte: Quello che Devi Sapere Subito<\/h2>\n<p><strong>Come accedo ai contratti NATO se sono una PMI italiana?<\/strong><br \/>Non direttamente. Le PMI devono posizionarsi come fornitori qualificati di uno dei grandi prime contractor europei (Airbus Defence, Rheinmetall, Leonardo, Thales). Il primo passo \u00e8 ottenere le certificazioni NATO AQAP. Il secondo \u00e8 contattare gli uffici procurement di questi gruppi. Il terzo \u00e8 dimostrare di poter mantenere nel tempo standard qualitativi e di sicurezza altissimi.<\/p>\n<p><strong>Quanto tempo serve per ottenere le certificazioni necessarie?<\/strong><br \/>In media, 6-12 mesi per completare il percorso di qualificazione. Chi inizia oggi ha probabilit\u00e0 concrete di entrare nelle supply chain attive entro il 2027. Chi attende, trover\u00e0 i posti gi\u00e0 occupati.<\/p>\n<p><strong>Se produco per il mercato civile, posso vendere anche al settore difesa?<\/strong><br \/>S\u00ec, se le tue tecnologie hanno applicazioni duali (dual-use). Questo \u00e8 particolarmente vero per componentistica meccanica, software, energia e logistica. La conversione produttiva richiede certificazioni aggiuntive, ma le competenze base sono gi\u00e0 in tuo possesso.<\/p>\n<p><strong>Quale settore offre le migliori opportunit\u00e0 per le aziende italiane?<\/strong><br \/>Componentistica di precisione e logistica. Il primo perch\u00e9 l&#8217;Italia ha eccellenze consolidate. Il secondo perch\u00e9 richiede meno certificazioni tecniche rispetto al hardware, ma richiede esperienza con committenti complessi, che le aziende italiane hanno.<\/p>\n<p><strong>Che ruolo giocheranno i sub-fornitori nel nuovo mercato della difesa europea?<\/strong><br \/>Un ruolo sempre pi\u00f9 centrale. I grandi prime contractor integreranno verticalmente solo le competenze pi\u00f9 critiche. Il resto della supply chain sar\u00e0 aperto a fornitori di secondo e terzo livello, a patto che questi superino le certificazioni di sicurezza e qualit\u00e0 richieste.<\/p>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che ho visto emergere dalle discussioni di Ankara mi convince di una cosa sola: l&#8217;Europa sta comprando tempo, non indipendenza.<\/p>\n<p>Il NATO Industry Forum ha prodotto deal reali, ordini concreti, impegni che si tradurranno in contratti. Non \u00e8 teatro. Ma il punto di potere che nessuno sta dicendo ad alta voce \u00e8 questo: gli USA hanno ottenuto ad Ankara quello che volevano senza cedere nulla di sostanziale. Patriot, F-35, eventuale Tomahawk: la dipendenza tecnologica europea sui sistemi pi\u00f9 critici non \u00e8 diminuita. Anzi, si \u00e8 approfondita, perch\u00e9 gli europei stanno spendendo di pi\u00f9 su sistemi americani in termini assoluti, anche se la percentuale relativa del buy europeo \u00e8 cresciuta.<\/p>\n<p>Il gioco di Trump con Erdogan e il palcoscenico turco mi sembra trasparente nella sua struttura. Il vertice in una capitale che non \u00e8 Bruxelles, Berlino o Parigi serve a due scopi simultanei: dare a Erdogan il riconoscimento politico che cerca, e tenere gli europei in una postura di ospiti invece che di padroni di casa. \u00c8 una differenza sottile ma strutturalmente importante. Chi organizza il vertice detta il ritmo. E Rutte, con tutto il suo pragmatismo, sta ottimizzando per la sopravvivenza dell&#8217;Alleanza nel breve periodo, non per la parit\u00e0 strategica europea nel lungo.<\/p>\n<p>Il punto pi\u00f9 interessante per chi fa impresa \u00e8 il seguente: i segnali misti che Trump invia all&#8217;Europa, quelli che confondono anche i diplomatici pi\u00f9 esperti, non sono irrazionalit\u00e0. Sono una strategia deliberata per mantenere gli europei in uno stato di incertezza che li rende dipendenti dall&#8217;approvazione americana. Se l&#8217;Europa diventasse genuinamente autonoma nella difesa, la leva americana si ridurrebbe. Quindi Trump simultaneamente chiede pi\u00f9 spesa europea e segnala scontento quando quella spesa va verso l&#8217;industria europea. \u00c8 il paradosso costruito intenzionalmente.<\/p>\n<p>Per gli imprenditori italiani, la lezione operativa \u00e8 questa: non aspettate che la politica risolva le ambiguit\u00e0. Le ambiguit\u00e0 sono lo strumento, non il problema da risolvere. Muovetevi dentro di esse, identificate dove il denaro fluisce indipendentemente dalla retorica, e posizionatevi l\u00ec. I contratti che si firmano oggi ad Ankara non aspettano che il quadro politico si stabilizzi.<\/p>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte NATO e vertice di Ankara:<\/strong> Dichiarazione finale del vertice domani, 8 luglio, con particolare attenzione alle specifiche tecniche sugli obiettivi di spesa per paese e alla formulazione sull&#8217;Ucraina. Incontro Trump-Zelensky: tono e linguaggio corporeo contano quanto le parole ufficiali. Eventuale annuncio formale su Tomahawk per la Germania e su F-35 per la Turchia.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte industriale e procurement:<\/strong> Bandi di gara nei ministeri della difesa tedeschi, francesi e polacchi nelle prossime 4-6 settimane come primo sbocco degli impegni formalizzati oggi. Mosse di acquisizione da parte di Rheinmetall, Leonardo e Thales su fornitori di secondo livello: indicatore del consolidamento della supply chain. Apertura di programmi di qualificazione fornitori da parte dei prime contractor europei.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati finanziari:<\/strong> Spread BTP in relazione alle dichiarazioni del governo italiano sugli impegni di spesa NATO. Andamento dei titoli del comparto difesa europea nelle prossime sessioni di borsa come barometro del sentiment sulla credibilit\u00e0 degli impegni. Decisioni BCE sui tassi nel contesto di una spesa fiscale espansiva in Germania e Polonia: il discorso di Waller alla Banca d&#8217;Italia di ieri sulla trasmissione della politica monetaria \u00e8 un segnale che le banche centrali stanno gi\u00e0 elaborando scenari di spesa pubblica elevata.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte Trump e relazioni transatlantiche:<\/strong> Tono delle dichiarazioni di Trump nelle prossime 48 ore su Germania e NATO come indicatore del livello di tensione residua. Eventuali annunci sull&#8217;Iran e sulle sanzioni: ogni mossa americana in Medio Oriente ha ripercussioni immediate sul petrolio e quindi sui costi operativi europei.<\/p>\n<h2>Ankara Come Specchio: Chi Siamo e Quanto Coster\u00e0<\/h2>\n<p>Dietro le strette di mano sotto i riflettori del palazzo presidenziale turco, il vertice di Ankara ha mostrato un&#8217;Europa che si riarma perch\u00e9 non ha altra scelta, che compra indipendenza finanziando ancora in parte la dipendenza tecnologica, e che utilizza il denaro dei contribuenti come strumento di politica estera in un sistema dove le regole le detta chi non partecipa al finanziamento.<\/p>\n<p>La dinamica di potere che conta non \u00e8 quella tra NATO e Russia. \u00c8 quella tra chi produce i sistemi su cui l&#8217;Alleanza si fonda e chi li acquista. Per ora, quella asimmetria resta favorevole all&#8217;America, nonostante tutti i discorsi sul burden sharing.<\/p>\n<p>Il riarmo europeo non \u00e8 uno scudo, \u00e8 una fattura. La domanda rilevante per ogni imprenditore italiano \u00e8: nella lista di chi deve essere pagato, ci sei tu?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ankara, 7 luglio 2026. I rotori degli elicotteri scandiscono l&#8217;aria sopra il centro citt\u00e0 da stamattina. Le strade intorno al palazzo presidenziale di Erdogan sono sbarrate. Dentro, i capi di governo dei 32 paesi NATO stringono mani, firmano documenti, posano per fotografie. 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