{"id":890,"date":"2026-07-10T07:04:15","date_gmt":"2026-07-10T06:04:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/flotta-ombra-russa-35-navi-in-4-giorni"},"modified":"2026-07-10T07:30:04","modified_gmt":"2026-07-10T06:30:04","slug":"flotta-ombra-russa-35-navi-in-4-giorni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/flotta-ombra-russa-35-navi-in-4-giorni","title":{"rendered":"Flotta Ombra Russa: 35 Navi in 4 Giorni"},"content":{"rendered":"<h2>Il Fatto in Numeri: la campagna di distruzione della flotta ombra russa<\/h2>\n<p>Trentacinque navi colpite in quattro giorni nel Mar d&#8217;Azov e nel Mar Nero: questo \u00e8 il dato grezzo che l&#8217;esercito ucraino ha comunicato nelle ultime ore, includendo 12 petroliere nella sola notte del 9-10 luglio. Le navi, secondo la dichiarazione ufficiale di Kyiv, venivano utilizzate per rifornire di carburante le forze militari russe in Crimea e per trasportare greggio e derivati in violazione delle sanzioni internazionali.<\/p>\n<p>La flotta ombra russa non \u00e8 un fenomeno nuovo: si stima che Mosca abbia costruito negli ultimi tre anni una rete di circa 600 petroliere opache, molte di bandiera di paesi terzi, per continuare a esportare idrocarburi nonostante le misure restrittive occidentali. Il valore annuo di questo commercio parallelo si aggira tra i 50 e i 60 miliardi di dollari, secondo stime del Centro per la Ricerca sull&#8217;Energia e l&#8217;Aria Pulita (CREA). Non tutto passa per il Mar Nero, ma quella rotta \u00e8 critica per l&#8217;approvvigionamento della penisola di Crimea.<\/p>\n<p>La crisi della benzina in Crimea e nelle zone occupate dell&#8217;Ucraina non \u00e8 nuova in questo 2026: nei mesi scorsi si erano gi\u00e0 registrate code alle stazioni di servizio e episodi di razionamento in alcune aree. Gli attacchi attuali si sommano a una campagna pi\u00f9 lunga che ha colpito raffinerie e depositi nel territorio russo, una campagna che nel 2025 aveva gi\u00e0 creato tensioni nell&#8217;approvvigionamento ma in misura meno estesa di quanto si stia vedendo ora.<\/p>\n<p>Putin ha dovuto riconoscere pubblicamente la crisi, una mossa insolita per un leader che tende a minimizzare le difficolt\u00e0 interne. Il governo russo ha risposto con misure di emergenza sui prezzi alla pompa e con tentativi di garantire forniture dirette dai raffinatori agli operatori delle stazioni indipendenti, bypassando le reti distributive tradizionali. La risposta militare alle capacit\u00e0 di attacco ucraine, invece, sconta un deficit strutturale: le difese aeree russe in Crimea e nel territorio occupato sono state progressivamente degradate da una campagna di soppressione condotta da Kyiv negli ultimi mesi, e ricostruirle richiede tempi e capacit\u00e0 produttive che Mosca fatica a garantire.<\/p>\n<hr>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: il timing non casuale degli attacchi<\/h2>\n<p>Il motivo per cui questi attacchi stanno funzionando ora, e non prima, ha radici precise. L&#8217;Ucraina ha condotto negli ultimi dodici mesi una campagna sistematica di neutralizzazione dei radar e dei sistemi di difesa aerea russi in Crimea e nelle zone occupate, creando corridoi dove i propri droni possono operare con un tasso di successo significativamente pi\u00f9 alto rispetto al passato. Non \u00e8 solo una questione di tecnologia o quantit\u00e0: \u00e8 una questione di architettura del campo di battaglia. Il cielo sopra il Mar d&#8217;Azov \u00e8 meno presidiato di quanto fosse un anno fa.<\/p>\n<p>A questo si aggiunge un cambio nella produzione domestica ucraina. Kyiv ha incrementato la fabbricazione di droni e missili a lungo raggio di produzione nazionale, riducendo la dipendenza dalle forniture occidentali per alcune categorie di armamenti. La capacit\u00e0 di condurre attacchi simultanei su scala ampia, colpendo 14 navi in una notte, non sarebbe stata possibile con le dotazioni operative di dodici o diciotto mesi fa.<\/p>\n<p>Il contesto geopolitico pi\u00f9 ampio \u00e8 altrettanto rilevante. Al summit NATO svoltosi questa settimana in Turchia, l&#8217;Ucraina ha ricevuto esplicito sostegno per i propri attacchi a lungo raggio sul territorio russo, con Trump che si \u00e8 spinto a definirli potenzialmente utili per accelerare la fine del conflitto. Il segnale politico ha una traduzione operativa immediata: le restrizioni informali che in passato avevano limitato l&#8217;uso di determinate capacit\u00e0 ucraine sembrano essere state allentate. Il timing degli attacchi alla flotta ombra non \u00e8 separabile da questa apertura politica.<\/p>\n<hr>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: pressione sull&#8217;energia regionale e sui premi di rischio<\/h2>\n<p>Il Mar Nero non \u00e8 il Golfo Persico, e la flotta ombra russa non rappresenta una quota che, se sottratta al mercato, genererebbe lo shock immediato che produrrebbe un blocco dello Stretto di Hormuz. Tuttavia, i segnali di mercato delle ultime 48 ore mostrano un irrigidimento dei premi assicurativi per le rotte del Mar Nero, con alcune compagnie che hanno gi\u00e0 rivisto verso l&#8217;alto le clausole di guerra per quell&#8217;area geografica.<\/p>\n<p>Il petrolio Ural, gi\u00e0 scambiato a sconto rispetto al Brent per effetto delle sanzioni, ha subito un&#8217;ulteriore pressione di spread nelle ultime ore. Questo non impatta direttamente le imprese europee sul lato degli acquisti, ma riduce il flusso di valuta verso Mosca e accelera le pressioni sul rublo, che rimane sotto sorveglianza da parte degli operatori valutari. Un rublo pi\u00f9 debole e un&#8217;economia russa pi\u00f9 stressata dal lato energetico non \u00e8 una notizia neutra per chi ha ancora esposizioni commerciali verso quell&#8217;area o verso fornitori che operano in mercati che ruotano intorno all&#8217;energia russa.<\/p>\n<p>Sul fronte della volatilit\u00e0 implicita, le opzioni su petrolio mostrano una lieve asimmetria rialzista nel breve termine, segnale che alcuni operatori istituzionali stanno comprando protezione contro scenari di interruzione delle forniture. Non \u00e8 panico: \u00e8 precauzione. Ma la precauzione dei grandi operatori diventa costo per tutti gli altri, specialmente per le imprese che non si sono dotate di strumenti di hedging sul costo energetico.<\/p>\n<hr>\n<h2>Impatto per le Imprese Europee: come cambia il calcolo per chi opera nell&#8217;area<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> chi ha contratti di trasporto o assicurazioni attive per rotte che attraversano il Mar Nero deve verificare oggi, non la settimana prossima, le clausole di forza maggiore e le esclusioni per zone di conflitto. Le compagnie assicurative stanno aggiornando le proprie mappe di rischio in tempo reale, e quelle che non lo hanno gi\u00e0 fatto nei prossimi giorni probabilmente aumenteranno i premi o restringeranno la copertura. Le imprese che importano materie prime o semilavorati attraverso quella rotta devono quantificare il costo aggiuntivo e verificare se esistono rotte alternative gi\u00e0 attive o attivabili in tempi brevi. Chi esporta verso la Turchia o verso i paesi del Caucaso meridionale tramite spedizionieri che usano porti del Mar Nero deve aprire un dialogo con il proprio fornitore logistico nelle prossime ore.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 una progressiva erosione della capacit\u00e0 russa di usare il Mar Nero come corridoio energetico sicuro, con ricadute sui prezzi del carburante in Russia e nei territori occupati che si tradurranno in costi logistici pi\u00f9 alti per le operazioni militari. Per le imprese europee, questo significa che la traiettoria del conflitto diventa meno prevedibile: una Russia sotto pressione energetica interna tende a comportarsi in modo meno razionale sul piano commerciale verso i mercati con cui mantiene relazioni, inclusi quei paesi che fungono da intermediari tra l&#8217;economia europea e quella russa. Chi ha costruito strategie di approvvigionamento che passano, anche indirettamente, attraverso intermediari in paesi come Georgia, Armenia o Azerbaijan deve riconsiderare la solidit\u00e0 di quei canali.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> se la campagna ucraina riesce a degradare strutturalmente la capacit\u00e0 della Russia di monetizzare il proprio petrolio attraverso rotte marittime non ufficiali, il precedente strategico \u00e8 rilevante. Una Russia meno capace di esportare energia \u00e8 una Russia con meno risorse per finanziare la guerra e meno leve per condizionare i mercati energetici europei. Ma \u00e8 anche una Russia pi\u00f9 propensa a cercare accordi opachi con paesi terzi per aggirare le restrizioni su altri fronti logistici, il che render\u00e0 ancora pi\u00f9 difficile per le imprese europee capire chi \u00e8 effettivamente il beneficiario finale delle proprie forniture.<\/p>\n<hr>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Shipping e logistica marittima<\/strong><br \/>L&#8217;esposizione pi\u00f9 diretta \u00e8 quella degli operatori logistici che gestiscono rotte attraverso il Mar Nero verso porti ucraini, russi o di paesi costieri come Romania, Bulgaria e Turchia. Non sono solo le compagnie di navigazione: sono i freight forwarder, gli spedizionieri e le imprese italiane che si affidano a loro senza avere clausole di adattamento nei propri contratti. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 quella del rerouting verso rotte terrestri o ferroviarie che attraversano i Balcani o il Corridoio Centrale, dove alcune PMI logistiche italiane hanno gi\u00e0 investito in posizionamento.<\/p>\n<p><strong>Agroalimentare e cereali<\/strong><br \/>L&#8217;Italia importa grano e mais attraverso canali che spesso transitano per il Mar Nero, con la Turchia che funge da hub intermedio per molti flussi. Un&#8217;escalation delle tensioni nella regione non blocca automaticamente questi flussi, ma li rende pi\u00f9 costosi e meno affidabili. I molini, i pastifici e i produttori di mangimi che non hanno diversificato le proprie fonti di approvvigionamento negli ultimi tre anni si trovano ora con un profilo di rischio pi\u00f9 alto di quanto i loro bilanci riflettano. L&#8217;opportunit\u00e0 \u00e8 nella diversificazione verso fornitori nord-americani o australiani, dove alcuni contratti pluriennali stanno tornando interessanti dopo il riallineamento dei prezzi del 2025.<\/p>\n<p><strong>Energia e utilities<\/strong><br \/>Il segnale di mercato pi\u00f9 sottile, ma potenzialmente pi\u00f9 rilevante per le imprese energivore italiane, riguarda la correlazione tra le notizie sulla flotta ombra e i movimenti del gas russo verso l&#8217;Europa attraverso rotte alternative. Ogni volta che la pressione sul Mar Nero aumenta, i mercati del gas europei registrano un irrigidimento delle aspettative sui prezzi invernali. Le imprese manifatturiere che hanno contratti energetici indicizzati o che rinnovano annualmente devono usare questa finestra, quando il costo del gas \u00e8 ancora relativamente contenuto, per bloccare i propri prezzi. Chi aspetta si espone a rinegoziazioni sfavorevoli.<\/p>\n<p><strong>Difesa e componentistica<\/strong><br \/>Meno ovvio, ma rilevante: le imprese italiane del comparto difesa e della componentistica dual-use che stanno cercando di posizionarsi sui contratti NATO in espansione devono leggere questi attacchi come un segnale che la domanda di droni, sistemi anti-drone e tecnologie di sorveglianza marittima continuer\u00e0 a crescere. Il summit NATO in Turchia ha confermato un orientamento politico favorevole a investimenti in questo senso, e le imprese che riescono a entrare nelle filiere di fornitura nei prossimi sei mesi si troveranno in posizione molto pi\u00f9 favorevole di chi si muover\u00e0 tra due anni.<\/p>\n<hr>\n<h2>Rischi da Monitorare: tre variabili che non compaiono nei giornali<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio: Escalation non controllata nel Mar Nero.<\/strong> La Russia ha finora evitato risposte simmetriche dirette sulle infrastrutture marittime europee, ma il degrado delle sue difese aeree in Crimea potrebbe spingerla verso azioni asimmetriche verso porti o navi di paesi terzi nel tentativo di alzare il costo politico per i supporter ucraini. Un singolo incidente che coinvolga una nave battente bandiera di un paese NATO in quelle acque avrebbe implicazioni immediate sui premi assicurativi e sulla disponibilit\u00e0 degli operatori logistici a coprire quella rotta.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio: Crisi energetica interna russa con effetti di rimbalzo.<\/strong> Se la campagna ucraina riesce a mantenere questo ritmo nelle prossime settimane, la pressione sul mercato interno russo dei carburanti aumenter\u00e0 significativamente. Una Russia con stazioni di servizio razionate e industria alimentata da carburante scarso \u00e8 una Russia che pu\u00f2 essere tentata di usare l&#8217;export di gas verso i paesi europei ancora dipendenti come leva negoziale in modo meno prevedibile. Il rischio non \u00e8 diretto, ma gli effetti di rimbalzo su certi mercati dell&#8217;Europa orientale, dove molte PMI italiane hanno esposizioni commerciali, possono materializzarsi rapidamente.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio: Divergenza tra volatilit\u00e0 attesa e percezione del rischio.<\/strong> Il segnale che arriva da alcuni mercati finanziari in queste ore \u00e8 quello di un bull market azionario che non sta prezzando adeguatamente i rischi geopolitici in accumulo. La divergenza tra la volatilit\u00e0 implicita del Nasdaq e quella del VIX che gli operatori pi\u00f9 sofisticati stanno monitorando in questi giorni suggerisce che c&#8217;\u00e8 un disallineamento tra la narrativa dominante, quella della crescita ininterrotta trainata dall&#8217;AI, e i segnali di stress sottostanti. Le imprese che in questo momento stanno pianificando investimenti in nuovi mercati o aumenti di esposizione verso aree a rischio devono tenere presente che i mercati finanziari non sono un indicatore affidabile della stabilit\u00e0 geopolitica.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che sta accadendo nel Mar d&#8217;Azov in questi giorni non \u00e8 una campagna militare che interessa solo gli analisti di difesa. \u00c8 una dimostrazione di come le infrastrutture logistiche illegali, costruite per aggirare le sanzioni, possano diventare il tallone d&#8217;Achille di un&#8217;economia di guerra. E c&#8217;\u00e8 una lezione molto concreta in questo per chi fa impresa.<\/p>\n<p>La Russia ha costruito la flotta ombra perch\u00e9 nessuno sembrava disposto o capace di fermarne l&#8217;operativit\u00e0. Per quasi tre anni, queste navi hanno navigato indisturbate, trasportando petrolio che finanziava la guerra, e le sanzioni occidentali hanno prodotto effetti parziali proprio perch\u00e9 il sistema di enforcement marittimo era pieno di falle. Adesso, quelle falle vengono chiuse da droni ucraini piuttosto che da ispezioni doganali. Il risultato pratico \u00e8 simile, ma il metodo \u00e8 brutalmente diverso.<\/p>\n<p>Questo mi dice una cosa sull&#8217;Europa che trovo difficile da ignorare: abbiamo passato tre anni a costruire un sistema sanzionatorio sofisticato che Russia, Iran e altri attori hanno aggirato sistematicamente, e la risposta pi\u00f9 efficace \u00e8 venuta non dalle istituzioni europee ma da una campagna militare ucraina. L&#8217;Europa ha le norme, ha i regolatori, ha le strutture. Quello che fatica ad avere \u00e8 la volont\u00e0 di usarli con la stessa determinazione con cui Kyiv usa i propri droni.<\/p>\n<p>Per gli imprenditori, la lezione operativa non \u00e8 geopolitica ma strategica: ogni volta che una fonte di approvvigionamento, un corridoio logistico o un canale commerciale si basa sulla tolleranza di una violazione delle regole, stai costruendo su sabbia. Non perch\u00e9 le regole siano sacre, ma perch\u00e9 quelle violazioni hanno una data di scadenza che non conosci in anticipo. E quando scade, il costo lo paghi tu, non chi aveva costruito quell&#8217;infrastruttura opaca.<\/p>\n<hr>\n<h2>Domande e Risposte: Quello Che Devi Sapere<\/h2>\n<p><strong>D: Quanto tempo ci vuole perch\u00e9 la flotta ombra russa venga completamente distrutta?<\/strong><br \/>R: Non \u00e8 una questione di distruzione totale. La Russia ha circa 600 petroliere ombra registrate. Gli attacchi attuali colpiscono circa 5-6% della flotta ogni mese al ritmo osservato. Tuttavia, la Russia pu\u00f2 sostituire le navi colpite con altre di propriet\u00e0 opaca in tempi relativamente brevi, acquistandole sul mercato secondario. Quello che non pu\u00f2 sostituire facilmente \u00e8 la capacit\u00e0 di operarle in sicurezza nel Mar Nero, se la perdita di difese aeree continua al ritmo attuale.<\/p>\n<p><strong>D: Come influisce tutto questo sui prezzi che pagher\u00f2 per il gasolio e il riscaldamento questo inverno?<\/strong><br \/>R: L&#8217;impatto diretto \u00e8 limitato nel breve termine, perch\u00e9 il petrolio non \u00e8 il gas naturale e la flotta ombra serve principalmente la Russia, non i mercati europei. Tuttavia, se la pressione russa sulla propria economia energetica aumenta, la Russia potrebbe decidere di diversificare riducendo o complicando i flussi di gas verso l&#8217;Europa, il che impatta i prezzi del gas, che a sua volta influisce sui costi di riscaldamento. Per adesso, rimani aggiornato sulle comunicazioni della Gazprom e degli operatori europei di gas.<\/p>\n<p><strong>D: Devo spostare la mia catena di fornitura fuori dal Mar Nero?<\/strong><br \/>R: Non immediatamente, ma devi quantificare i rischi. Se la tua catena \u00e8 esposta per meno del 10% dei tuoi volumi totali, il costo di spostamento potrebbe superare il rischio di interruzione. Se supera il 20%, inizia a pianificare alternative. Contatta il tuo fornitore logistico questa settimana, non il mese prossimo.<\/p>\n<p><strong>D: Quali settori italiani sono pi\u00f9 a rischio?<\/strong><br \/>R: Pasta, farine, mangimi (dipendono da cereali che spesso transitano dal Mar Nero tramite Turchia), shipping e logistica, alcuni settori della componentistica energetica, e paradossalmente le aziende che esportano verso la Russia attraverso intermediari nei paesi del Caucaso.<\/p>\n<p><strong>D: Devo proteggere i miei costi energetici con un contratto a lungo termine?<\/strong><br \/>R: Se rinnovi nei prossimi 30 giorni, i prezzi sono ancora relativamente contenuti in una prospettiva storica. Se aspetti, rischi di trovare il mercato pi\u00f9 caro se la situazione nel Mar Nero peggiora ulteriormente.<\/p>\n<hr>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte ucraino-russo:<\/strong> il ritmo delle dichiarazioni di successo dell&#8217;esercito ucraino sulla flotta ombra nelle prossime 72 ore, le eventuali risposte russe su porti o navi di paesi terzi nel Mar Nero, le dichiarazioni di Putin su misure di emergenza energetica interna.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> i premi assicurativi per le rotte Mar Nero nelle quotazioni delle principali compagnie marittime, le quotazioni del gas naturale europeo per le forniture invernali, l&#8217;evoluzione dello spread Ural-Brent come indicatore di pressione sull&#8217;export energetico russo.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte NATO e diplomatico:<\/strong> i comunicati post-summit di Ankara sulle forniture di droni e sistemi anti-drone all&#8217;Ucraina, le dichiarazioni dell&#8217;amministrazione Trump sull&#8217;opportunit\u00e0 di continuare il sostegno militare in cambio di progressi negoziali, le posizioni dei paesi dell&#8217;Europa orientale sulla gestione delle rotte logistiche alternative al Mar Nero.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte energetico europeo:<\/strong> le decisioni della BCE sulle proiezioni di inflazione legate ai prezzi energetici, il rinnovo dei contratti gas da parte delle utility italiane e tedesche nei prossimi trenta giorni, i segnali provenienti dalla Turchia sulla sua disponibilit\u00e0 a mantenere il ruolo di hub per i flussi energetici regionali.<\/p>\n<hr>\n<h2>Il Mar d&#8217;Azov brucia, e la partita vera \u00e8 altrove<\/h2>\n<p>Le 35 navi colpite in quattro giorni sono una notizia militare. La crisi del carburante che Putin ha dovuto ammettere pubblicamente \u00e8 una notizia politica interna. Ma per chi fa business, la notizia rilevante \u00e8 un&#8217;altra: la cartografia del rischio nel Mar Nero \u00e8 cambiata in modo strutturale, e quei cambiamenti non torneranno indietro nemmeno se il conflitto si fermasse domani.<\/p>\n<p>La flotta ombra era un sistema di aggiramento delle sanzioni che aveva funzionato per anni perch\u00e9 i costi dell&#8217;enforcement erano stati distribuiti su altri, in particolare sulle imprese europee che vedevano i propri concorrenti non europei accedere all&#8217;energia russa a prezzi pi\u00f9 bassi. Adesso quei costi vengono redistribuiti ancora, questa volta attraverso la distruzione fisica delle navi. Chi paga? Parzialmente la Russia, parzialmente i mercati assicurativi, parzialmente le catene logistiche che non avevano un piano B.<\/p>\n<p>La geopolitica non chiede il permesso quando decide di riscrivere le rotte commerciali. La domanda che ogni imprenditore dovrebbe porsi questa mattina non \u00e8 se il Mar Nero diventer\u00e0 pi\u00f9 pericoloso, perch\u00e9 lo sta gi\u00e0 diventando, ma quanta della propria esposizione logistica e di approvvigionamento passa ancora attraverso sistemi che dipendono dalla stabilit\u00e0 di quella regione.<\/p>\n<p>Un corridoio commerciale che funziona solo quando nessuno lo attacca non \u00e8 un corridoio commerciale: \u00e8 una scommessa con data di scadenza ignota.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Fatto in Numeri: la campagna di distruzione della flotta ombra russa Trentacinque navi colpite in quattro giorni nel Mar d&#8217;Azov e nel Mar Nero: questo \u00e8 il dato grezzo che l&#8217;esercito ucraino ha comunicato nelle ultime ore, includendo 12 petroliere nella sola notte del 9-10 luglio. 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