{"id":962,"date":"2026-07-22T19:04:11","date_gmt":"2026-07-22T18:04:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/dazi-usa-il-tuo-contratto-regge-la-prossima-variazione"},"modified":"2026-07-22T19:30:04","modified_gmt":"2026-07-22T18:30:04","slug":"dazi-usa-il-tuo-contratto-regge-la-prossima-variazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/dazi-usa-il-tuo-contratto-regge-la-prossima-variazione","title":{"rendered":"Dazi USA: il tuo contratto regge la prossima variazione?"},"content":{"rendered":"<p>Washington, 22 luglio 2026. La sala del Senato Finance Committee ha l&#8217;aria di chi sa che sta assistendo a qualcosa di strutturale, non a un&#8217;ordinaria audizione di politica commerciale. Jamieson Greer, rappresentante commerciale degli Stati Uniti, siede di fronte a una commissione bipartisan che gli chiede, con crescente insistenza, di cedere potere. L&#8217;occasione \u00e8 l&#8217;audizione sulla politica commerciale dell&#8217;amministrazione Trump, ma il sottotesto \u00e8 un altro: il Congresso americano vuole riprendere il controllo sui dazi, e intende farlo attraverso il Congressional Trade Powers Reform Act, presentato oggi dal senatore Wyden.<\/p>\n<p>Chi legge questa notizia come un dibattito interno americano sta perdendo il segnale rilevante. Per un&#8217;impresa italiana che esporta negli Stati Uniti, acquista componenti nordamericani o ha una supply chain che transita per Canada e Messico, quello che si \u00e8 detto oggi a Washington \u00e8 un aggiornamento operativo, non una cronaca parlamentare.<\/p>\n<hr>\n<h2>Il fatto in numeri: il bilancio commerciale di Trump<\/h2>\n<p>I dati presentati da Greer alla commissione delineano un quadro che l&#8217;amministrazione legge come un successo, ma che contiene alcune tensioni degne di analisi per chi opera dall&#8217;esterno.<\/p>\n<p>Il deficit commerciale statunitense in beni \u00e8 diminuito del 24% nei dodici mesi fino a maggio 2026 rispetto all&#8217;anno precedente. Le esportazioni di servizi hanno raggiunto un surplus record di 327 miliardi di dollari nel 2025. I salari manifatturieri reali sono aumentati di oltre 2.000 dollari dall&#8217;insediamento di Trump. La quota della Cina sulle importazioni americane totali \u00e8 scesa al 9%, il livello pi\u00f9 basso da quando Pechino \u00e8 entrata nel WTO nel 2001.<\/p>\n<p>Sul fronte opposto, il Congressional Budget Office stima che i dazi abbiano costato alle famiglie americane una media di 1.700 dollari l&#8217;anno. La Federal Reserve di New York calcola che nel 2025 il 90% dell&#8217;onere economico sia ricaduto su consumatori e imprese americane. Il Tax Foundation proietta un costo aggiuntivo di 1.300 dollari per famiglia nel 2026. Tre studi indipendenti, due agenzie governative, un dato che l&#8217;amministrazione contesta citando il calo dell&#8217;inflazione core al 2,6% su base annua.<\/p>\n<p>La cifra che nessuno ha menzionato esplicitamente ma che emerge dai margini del dibattito: il Canada si \u00e8 visto applicare nuovi dazi al 50% questa settimana su una serie di prodotti, misura che in alcuni casi supera le tariffe vigenti sulla Cina. Greer ha ammesso davanti alla commissione che su una piccola manciata di prodotti i dazi canadesi potrebbero essere pi\u00f9 alti di quelli cinesi, promettendo un&#8217;analisi dettagliata. AMD intanto ha annunciato oggi un investimento fino a 5 miliardi di dollari in Anthropic, segnale che il capitale continua a muoversi verso l&#8217;AI americano indipendentemente dalle turbolenze commerciali. Questo dice qualcosa sulla selettivit\u00e0 degli effetti.<\/p>\n<hr>\n<h2>Perch\u00e9 ora: la guerra dei dazi entra nella fase istituzionale<\/h2>\n<p>Fino ad oggi, il dibattito sui dazi americani si \u00e8 svolto principalmente su due fronti: le reazioni dei mercati ai singoli annunci e le negoziazioni bilaterali con singoli paesi. Quello che \u00e8 cambiato nelle ultime ore \u00e8 la dimensione istituzionale del conflitto.<\/p>\n<p>Il Congressional Trade Powers Reform Act presentato da Wyden chiede che qualsiasi dazio presidenziale venga approvato dal Congresso prima di entrare in vigore. Se passasse, cambierebbe il meccanismo stesso con cui i dazi vengono usati come leva negoziale: non pi\u00f9 un atto unilaterale dell&#8217;esecutivo, ma un processo legislativo con tempi, negoziazioni interne e incertezza strutturale. Per un&#8217;impresa che firma contratti pluriennali, la differenza tra un dazio presidenziale e uno congressuale \u00e8 la differenza tra un rischio gestibile con clausole di forza maggiore e un rischio diffuso nella governance stessa del sistema.<\/p>\n<p>Il timing non \u00e8 casuale. La Corte Suprema ha gi\u00e0 dichiarato illegale un pacchetto di dazi dell&#8217;amministrazione Trump, aprendo la strada ai rimborsi per gli importatori. Il Congresso ha visto il momento di reazione politica come un&#8217;opportunit\u00e0 per recuperare un&#8217;autorit\u00e0 che la legislazione del Novecento aveva progressivamente eroso. Lo Smoot-Hawley Tariff Act del 1930, evocato da Wyden con evidente intenzione retorica, \u00e8 la legge di riferimento per alcune delle disposizioni che l&#8217;amministrazione sta usando, e la sua menzione in un&#8217;audizione senatoriale \u00e8 un segnale che il quadro normativo dei dazi americani \u00e8 oggetto di contestazione attiva.<\/p>\n<hr>\n<h2>Effetti immediati sui mercati: i segnali deboli<\/h2>\n<p>I mercati finanziari hanno reagito con la consueta ambiguit\u00e0 a un&#8217;audizione parlamentare che non produce decisioni immediate ma ridisegna l&#8217;orizzonte delle probabilit\u00e0. Tre segnali meritano attenzione.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 il differenziale daziale Canada-Cina. Un dazio al 50% sul Canada applicato su alcune categorie di prodotto che supera le tariffe sulla Cina non \u00e8 solo un paradosso politico, \u00e8 un segnale di repricing per qualunque supply chain che usa componenti nordamericani trattati come &#8220;sicuri&#8221; per definizione. Il Canada era considerato, fino a pochi mesi fa, la fonte di approvvigionamento a dazio zero per eccellenza. Questa certezza \u00e8 venuta meno.<\/p>\n<p>Il secondo segnale \u00e8 l&#8217;accordo EU-USA sulle tariffe industriali, citato da Greer come gi\u00e0 in vigore. L&#8217;Unione Europea ha portato a zero le tariffe sui beni industriali americani nelle ultime settimane. Questo crea un precedente asimmetrico: le merci europee dirette negli USA continuano a pagare dazi, mentre i prodotti americani entrano nell&#8217;UE senza tariffe. La pressione politica interna europea su questo punto crescer\u00e0 nei prossimi mesi.<\/p>\n<p>Il terzo segnale \u00e8 il dato sull&#8217;inflazione core americana al 2,6% con un calo di 0,4% in un mese, citato sia da Greer sia nei discorsi recenti dei funzionari Fed. Waller, in un discorso del 13 luglio dal titolo emblematico &#8220;Monetary Policy at a Crossroads&#8221;, ha aperto la porta a una revisione della stance monetaria. Se l&#8217;inflazione continua a scendere nonostante i dazi, la Fed potrebbe muoversi prima del previsto, con effetti sul dollaro e quindi sui margini di cambio per gli esportatori europei.<\/p>\n<hr>\n<h2>Che cosa cambia per le aziende italiane<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte immediato (0-6 mesi):<\/strong> Le imprese italiane che esportano negli Stati Uniti devono verificare oggi se i loro contratti contengono clausole di aggiustamento per variazioni tariffarie. La pendenza del Congressional Trade Powers Reform Act introduce un livello di incertezza normativa aggiuntivo rispetto al passato: non \u00e8 solo il contenuto dei dazi a cambiare, ma potenzialmente il meccanismo con cui vengono decisi. Chi non ha clausole di revisione dei prezzi nei contratti esistenti \u00e8 esposto. Chi acquista componenti da fornitori canadesi o messicani deve riconsiderare il costo di approvvigionamento alla luce dei nuovi dazi al 50%, anche se l&#8217;USMCA \u00e8 ancora in vigore come quadro di riferimento. I settori meccanica, agroalimentare e chimico sono i pi\u00f9 esposti nell&#8217;immediato.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte medio (6-18 mesi):<\/strong> Lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 che l&#8217;USMCA venga rinegoziato entro fine anno con accordi intermedi separati per Canada e Messico, come dichiarato da Greer alla commissione. Questo significa che la supply chain nordamericana rimarr\u00e0 in uno stato di ridisegno attivo per almeno 12-18 mesi. Per le imprese italiane con produzione o sourcing negli USA o che vendono a clienti americani con filiere nordamericane, questo \u00e8 il periodo in cui costruire alternative o almeno mappare le esposizioni. Chi ha distributori o partner americani che acquistano in Canada o Messico deve capire come queste rinegoziazioni ridistribuiranno i costi lungo la catena.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte lungo (18+ mesi):<\/strong> Il precedente strutturale che emerge da questa audizione \u00e8 che i dazi americani stanno smettendo di essere uno strumento eccezionale di negoziazione per diventare una componente permanente dell&#8217;architettura commerciale. Se il Congressional Trade Powers Reform Act passasse, anche in forma ridimensionata, la velocit\u00e0 con cui Washington pu\u00f2 cambiare le regole del gioco si ridurrebbe, ma la volatilit\u00e0 politica interna americana aumenterebbe come fattore di rischio sistemico. L&#8217;impresa italiana che costruisce la propria strategia USA su un accesso stabile e prevedibile al mercato americano deve incorporare questa variabile nel proprio modello di business.<\/p>\n<hr>\n<h2>Settori strategici: chi \u00e8 pi\u00f9 esposto<\/h2>\n<p><strong>Meccanica strumentale e macchine utensili.<\/strong> Greer ha citato esplicitamente le macchine utensili e le attrezzature per lo stampaggio come la componente principale della nuova composizione delle importazioni americane, che ora privilegia beni capitali per la reindustrializzazione. Questo significa che la domanda americana di macchinari italiani rimane alta, ma il contesto competitivo si fa pi\u00f9 complesso: le imprese americane che comprano macchinari europei pagano dazi, mentre quelle che acquistano in Nord America non ne pagano. L&#8217;opportunit\u00e0 \u00e8 reale, il premio da negoziare sul valore aggiunto Made in Italy anche, ma il margine di manovra si restringe per chi non ha ancora una presenza commerciale strutturata negli USA.<\/p>\n<p><strong>Agroalimentare e vini.<\/strong> Il Canada \u00e8 il terzo mercato mondiale per l&#8217;agroalimentare italiano. Le misure ritorsive canadesi, tra cui la rimozione dagli scaffali dei prodotti alcolici americani, coinvolgono indirettamente anche i distributori europei che operano in Canada attraverso canali condivisi con i marchi statunitensi. L&#8217;esposizione \u00e8 indiretta ma reale. Parallelamente, l&#8217;apertura dei mercati asiatici citata da Greer (Cambogia, Indonesia, Malaysia) offre una finestra per chi cerca diversificazione e non si \u00e8 ancora strutturato per esportare in quell&#8217;area.<\/p>\n<p><strong>Chimico e farmaceutico.<\/strong> La battaglia sui principi attivi farmaceutici di origine cinese, la pressione per la produzione domestica americana di farmaci generici, e la nuova politica annunciata da Trump su questo fronte creano un&#8217;asimmetria: le imprese italiane del farmaceutico che producono per conto terzi o che esportano principi attivi verso gli USA si trovano in un mercato che sta ridisegnando le proprie catene di fornitura in tempo reale. Chi ha gi\u00e0 accordi di fornitura con produttori americani \u00e8 in posizione di vantaggio, chi li sta cercando ha ancora una finestra di 12-18 mesi prima che queste catene si consolidino su nuovi fornitori domestici o nordamericani.<\/p>\n<p><strong>Turismo e servizi.<\/strong> Meno ovvio, ma emerso chiaramente dall&#8217;audizione: il deficit commerciale americano nel turismo ha raggiunto 14 miliardi di dollari nel 2025, il primo deficit nel settore da decenni. La causa principale \u00e8 il calo dei visitatori stranieri negli USA, non una crescita del turismo americano all&#8217;estero. Per le destinazioni italiane che dipendono dal flusso americano, questo \u00e8 un segnale positivo di domanda sostenuta. Ma la volatilit\u00e0 della politica commerciale e la retorica associata stanno gi\u00e0 deprimendo i flussi reciproci, come dimostrano i dati sul turismo canadese verso il Vermont. Il rischio di contagio della narrativa anti-americana su altri mercati esportatori di turisti verso l&#8217;Italia \u00e8 reale.<\/p>\n<hr>\n<h2>Rischi da monitorare: tre dinamiche che possono cambiare lo scenario<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio: l&#8217;effetto domino sulla rinegoziazione USMCA.<\/strong> Se i negoziati tra USA, Canada e Messico nei prossimi mesi non producono accordi intermedi entro fine anno come promesso da Greer, il rischio \u00e8 un&#8217;escalation delle misure ritorsive canadesi. Il Canada ha gi\u00e0 rimosso prodotti alcolici americani dagli scaffali e imposto limiti alle esportazioni di auto americane. Una risposta reciproca americana pi\u00f9 ampia trascinerebbe nell&#8217;incertezza interi segmenti della supply chain nordamericana da cui dipendono anche i fornitori europei di componenti.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio: il contenzioso legale sui dazi.<\/strong> La Corte Suprema ha gi\u00e0 dichiarato illegale un pacchetto di dazi. Il Congressional Trade Powers Reform Act, se approvato anche in forma parziale, potrebbe congelare temporaneamente l&#8217;applicazione di nuovi dazi durante il processo legislativo. Questo crea un paradosso per le imprese: una finestra di costo ridotto in entrata negli USA, ma un&#8217;incertezza giuridica sulle regole future che rende difficile pianificare investimenti a lungo termine. Firmare contratti pluriennali durante questa finestra \u00e8 rischioso.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio: la redistribuzione geografica della competizione sui mercati terzi.<\/strong> La perdita di quota di mercato americana nell&#8217;agroalimentare a favore del Brasile, citata esplicitamente da senatori di entrambi i partiti, non \u00e8 solo un problema americano. Il Brasile che scala sulla leadership agricola mondiale diventa un concorrente pi\u00f9 aggressivo anche sui mercati europei e asiatici dove le PMI italiane competono. L&#8217;indebolimento della posizione commerciale americana in certi mercati non \u00e8 un&#8217;opportunit\u00e0 automatica per l&#8217;Europa: spesso \u00e8 il segnale che un terzo attore ha gi\u00e0 riempito lo spazio.<\/p>\n<hr>\n<h2>Domande frequenti sulla nuova strategia commerciale USA<\/h2>\n<p><strong>Quali sono le clausole contrattuali essenziali per proteggere la mia azienda dai dazi in aumento?<\/strong><\/p>\n<p>Devi inserire nei contratti pluriennali una clausola di &#8220;force majeure commerciale&#8221; che copra specificamente le variazioni tariffarie superiori al 5% annuo. Specifica se i dazi saranno assorbiti dal fornitore, dal cliente o ripartiti secondo una formula (es. 50\/50 oltre una soglia). Includi anche una clausola di rinegoziazione trimestrale per i contratti oltre i 12 mesi, con riferimento specifico all&#8217;indice dei dazi pubblicato dal Dipartimento del Commercio USA.<\/p>\n<p><strong>Come devo affrontare il rischio della supply chain nordamericana con i nuovi dazi al 50% sul Canada?<\/strong><\/p>\n<p>Immediatamente: mappare quale percentuale dei tuoi componenti proviene da Canada e Messico. Nel medio termine: sviluppare almeno due fornitori alternativi, uno nel Nord America (USA o Messico) e uno in un paese con accordi preferenziali (es. Vietnam, Indonesia). Valuta la possibilit\u00e0 di spostare l&#8217;assemblaggio finale di componenti critiche negli USA stessi per accedere ai dazi zero intra-USA. Questo \u00e8 costoso ora, ma conveniente nei prossimi 18 mesi.<\/p>\n<p><strong>Il Congressional Trade Powers Reform Act cambier\u00e0 davvero le regole del gioco per le imprese europee?<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, ma non immediatamente. Se approvato, ridurr\u00e0 la velocit\u00e0 di implementazione dei dazi (passando da giorni a settimane legislativi) e introdurr\u00e0 una finestra di trasparenza. Nel frattempo, creer\u00e0 una volatilit\u00e0 politica maggiore, perch\u00e9 ogni variazione tariffaria dovr\u00e0 essere approvata da un Congresso diviso. Per le tue strategie, significa: costruisci contratti con clausole di variazione pi\u00f9 frequenti, non annuali. Monitora i voti al Senato, non solo gli annunci di Trump.<\/p>\n<p><strong>Dovrei anticipare l&#8217;export verso gli USA o aspettare che i dazi si stabilizzino?<\/strong><\/p>\n<p>Non aspettare. La finestra migliore per negoziare con clienti americani \u00e8 adesso, quando i loro costi sono gi\u00e0 pressati dai dazi e cercano fornitori stabili. Tra 6 mesi, se il Congressional Trade Powers Reform Act avr\u00e0 rallentato l&#8217;implementazione di nuovi dazi, la pressione sui prezzi diminuir\u00e0 e tu non avrai relazioni commerciali solide da cui partire. Aspettare che la situazione si stabilizzi significa che qualcun altro avr\u00e0 gi\u00e0 occupato lo spazio.<\/p>\n<p><strong>Come monitoro gli effetti dei dazi sulla mia specifica catena di fornitura?<\/strong><\/p>\n<p>Iscriviti alla alert del Dipartimento del Commercio USA (TradeNews.gov) per i dazi che riguardano i tuoi codici HS. Traccia settimanalmente il differenziale Canada-Cina sui prodotti che usi, perch\u00e9 quello \u00e8 l&#8217;indicatore che la volatilit\u00e0 sta aumentando. Unisciti a un&#8217;associazione di categoria che faccia advocacy con il Senato Finance Committee, come stanno facendo i settori manifatturieri. Infine, negozia con i tuoi clienti americani una shared visibility sulla loro esposizione ai dazi: se sanno che sei consapevole, saranno pi\u00f9 disponibili a collaborare sugli aggiustamenti.<\/p>\n<hr>\n<h2>La lente dell&#8217;analisi strategica: il mio punto di vista<\/h2>\n<p>Quello che ho visto in questa audizione non \u00e8 un dibattito sulla politica commerciale. \u00c8 la documentazione pubblica di un trasferimento di potere in corso, e come ogni trasferimento di potere, produce incertezza massima proprio nel momento di transizione.<\/p>\n<p>Greer ha fatto quello che fanno i buoni negoziatori: ha rivendicato i risultati difendibili (i dati sull&#8217;inflazione, i nuovi accordi di mercato, la riduzione del deficit con la Cina), ha schivato le domande scomode (i rimborsi ai consumatori, la trasparenza degli accordi farmaceutici), e ha promesso collaborazione su tutto ci\u00f2 che non aveva risposta immediata. \u00c8 una performance professionale. Ma non \u00e8 questo il punto rilevante per chi fa business.<\/p>\n<p>Il punto rilevante \u00e8 che per la prima volta dal 2025 il Congresso americano sta mettendo carta su carta una proposta di legge che limiterebbe l&#8217;autorit\u00e0 discrezionale del presidente sui dazi. Questo significa che qualsiasi accordo bilaterale firmato oggi con l&#8217;amministrazione Trump ha una controparte politica interna che potrebbe cambiarne le condizioni nei prossimi 18-24 mesi. Non sto dicendo che il Congressional Trade Powers Reform Act passer\u00e0: le probabilit\u00e0 sono basse a breve termine. Sto dicendo che la sua esistenza cambia gi\u00e0 il calcolo strategico di chi negozia con Washington.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa in tutto questo continua a giocare in difesa. L&#8217;accordo sulle tariffe industriali a zero verso gli USA \u00e8 stato presentato come un successo europeo, ma \u00e8 esattamente il tipo di concessione asimmetrica che Greer ha elogiato come vittoria americana. Le imprese europee eccellenti, quelle che esportano macchinari, prodotti chimici specializzati, farmaceutica ad alto valore aggiunto, continuano a fare meglio della media nonostante l&#8217;Europa. Non grazie a essa. Il paradosso si ripete: pi\u00f9 Bruxelles negozia accordi quadro, pi\u00f9 le singole PMI devono costruire strategie bilaterali proprie per navigare le asimmetrie che quegli accordi quadro non coprono.<\/p>\n<p>La lezione operativa \u00e8 questa: smettila di aspettare che la situazione si stabilizzi prima di decidere. La stabilit\u00e0 che stai aspettando non arriver\u00e0 prima che qualcun altro abbia gi\u00e0 preso la tua quota di mercato.<\/p>\n<hr>\n<h2>Watchlist operativa: cosa seguire nelle prossime settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte USA-Canada:<\/strong> l&#8217;esito della visita di Greer in Messico questa settimana, eventuali accordi intermedi annunciati entro agosto, e soprattutto la risposta canadese ai nuovi dazi al 50%. Se Ottawa risponde con misure ritorsive sui prodotti europei che transitano per il mercato nordamericano, il perimetro del danno si allarga rapidamente.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte del Congressional Trade Powers Reform Act:<\/strong> la raccolta di co-sponsor bipartisan nelle prossime settimane \u00e8 il segnale da monitorare. Se il disegno di legge Wyden ottiene sostenitori repubblicani significativi, diventa una variabile di scenario concreta per il 2027.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte della Fed e dei mercati:<\/strong> il dato sull&#8217;inflazione core americana in ulteriore discesa cambierebbe il timing delle decisioni sui tassi. Waller ha gi\u00e0 aperto la porta, Jefferson ha tenuto un discorso sul &#8220;navigare gli shock economici&#8221; a Stanford il 16 luglio. Se a settembre la Fed taglia, il dollaro si indebolisce e i margini degli esportatori europei migliorano nel breve, ma l&#8217;effetto \u00e8 temporaneo e non strutturale.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei minerali critici:<\/strong> lo stato dei negoziati con l&#8217;Indonesia su nichel e minerali grezzi \u00e8 il barometro della capacit\u00e0 americana di diversificarsi dalla Cina. Se l&#8217;Indonesia non implementa gli accordi entro l&#8217;autunno, la dipendenza da Pechino per la filiera dei componenti elettronici e delle batterie rimane invariata, con conseguenze per tutti i produttori europei che usano quella filiera.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dell&#8217;Asia Centrale:<\/strong> la proposta di abolire le restrizioni commerciali Jackson-Vanik su Kazakhstan e Uzbekistan \u00e8 una piccola finestra che si sta aprendo. Per chi cerca mercati con meno concorrenza italiana e domanda crescente di beni industriali, la finestra va monitorata adesso, non quando diventa titolo di giornale.<\/p>\n<hr>\n<h2>Chi non cambia postura oggi paga il prezzo di domani<\/h2>\n<p>Washington, 22 luglio 2026. Mentre Greer lasciava la sala, il voto sul Congressional Trade Powers Reform Act non era ancora fissato, l&#8217;USMCA era ancora in bilico, e i dazi al 50% sul Canada erano ancora carta da interpretare nei contratti in corso. Per chi segue queste cose dall&#8217;esterno, l&#8217;impressione \u00e8 di un sistema in movimento caotico. Per chi sa leggere i segnali, \u00e8 un sistema in fase di ridisegno strutturale: lento, costoso, ma prevedibile nelle sue direzioni fondamentali.<\/p>\n<p>La vera partita non \u00e8 tra libero scambio e protezionismo. \u00c8 tra chi ha gi\u00e0 costruito relazioni dirette, contratti solidi e presenza commerciale strutturata nei mercati che contano, e chi sta ancora valutando. Il primo gruppo sopravviver\u00e0 alla prossima variazione tariffaria. Il secondo la pagher\u00e0 come costo straordinario, si sorprender\u00e0, e rimander\u00e0 la decisione di altri sei mesi.<\/p>\n<p>Aspettare che la politica commerciale americana si stabilizzi non \u00e8 prudenza, \u00e8 il modo pi\u00f9 costoso per non fare export.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Washington, 22 luglio 2026. La sala del Senato Finance Committee ha l&#8217;aria di chi sa che sta assistendo a qualcosa di strutturale, non a un&#8217;ordinaria audizione di politica commerciale. Jamieson Greer, rappresentante commerciale degli Stati Uniti, siede di fronte a una commissione bipartisan che gli chiede, con crescente insistenza, di cedere potere. 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