{"id":982,"date":"2026-07-25T07:04:39","date_gmt":"2026-07-25T06:04:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/bab-el-mandeb-brucia-la-seconda-rotta-che-nessuno-stava-coprendo"},"modified":"2026-07-25T07:30:05","modified_gmt":"2026-07-25T06:30:05","slug":"bab-el-mandeb-brucia-la-seconda-rotta-che-nessuno-stava-coprendo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/bab-el-mandeb-brucia-la-seconda-rotta-che-nessuno-stava-coprendo","title":{"rendered":"Bab el-Mandeb brucia: la seconda rotta che nessuno stava coprendo"},"content":{"rendered":"<p>Aden, 25 luglio 2026. Due petroliere saudite nel Mar Rosso. Una colpita, l&#8217;altra messa in fuga. I Houthi, armati e riorientati da consiglieri IRGC arrivati da Teheran nelle settimane precedenti, hanno dichiarato chiuso il Bab el-Mandeb allo shipping saudita. Non \u00e8 un incidente. \u00c8 un&#8217;architettura.<\/p>\n<p>Da tredici notti consecutive, forze americane martellano posizioni militari iraniane all&#8217;interno dell&#8217;Iran. Tre sole navi al giorno transitano attraverso lo Stretto di Hormuz, contro le 17-20 del periodo pre-conflitto. Il traffico si era spostato verso il Mar Rosso e il Canale di Suez come alternativa praticabile. Ora anche quella rotta \u00e8 sotto attacco. Il messaggio di Teheran agli imprenditori europei \u00e8 scritto con il fumo delle petroliere: non esiste corridoio sicuro finch\u00e9 non esiste un accordo.<\/p>\n<p>Il prezzo del petrolio ha toccato brevemente 100 dollari al barile questa settimana, il primo superamento di quella soglia psicologica dall&#8217;estate 2022, prima di ritracciare sotto i 90 nel corso di oggi. La volatilit\u00e0 in s\u00e9 \u00e8 gi\u00e0 un costo. Ogni punto percentuale di incertezza sul prezzo dell&#8217;energia si trasferisce in qualche forma nei contratti di fornitura, nei premi assicurativi marittimi, nelle clausole di revisione che molte PMI italiane hanno firmato senza leggere fino in fondo.<\/p>\n<p>La partita non \u00e8 tra Trump e Khamenei. \u00c8 tra chi ha costruito una supply chain con margini di flessibilit\u00e0 e chi ha costruito una supply chain con margini di costo.<\/p>\n<hr>\n<h2>Il Fatto in Numeri: Due Stretti, Una Morsa<\/h2>\n<p>I dati che emergono nelle ultime ore disegnano una geografia del rischio senza precedenti per la logistica globale.<\/p>\n<p>Lo Stretto di Hormuz, con i suoi 33 chilometri nel punto pi\u00f9 stretto, \u00e8 il canale attraverso cui transitano normalmente tra il 20 e il 21% di tutto il petrolio commerciato a livello mondiale, pari a circa 17-18 milioni di barili al giorno secondo i dati dell&#8217;EIA. Nei tre giorni precedenti al 25 luglio, sole tre navi al giorno hanno completato il transito, un crollo di oltre il 90% rispetto ai volumi ordinari. Fonti militari americane stimano che l&#8217;Iran generi circa 20 miliardi di dollari mensili di entrate da esportazioni di combustibili fossili: il blocco di Hormuz \u00e8 quindi tanto una pressione sull&#8217;Occidente quanto una leva con cui Washington cerca di strangolare il regime.<\/p>\n<p>Il Bab el-Mandeb, lo stretto tra Yemen e Gibuti che connette il Mar Rosso all&#8217;Oceano Indiano, gestisce tra l&#8217;8 e il 12% dei flussi energetici mondiali e rappresenta il corridoio obbligato per tutto il traffico tra Europa e Asia che transita per il Canale di Suez. I Houthi hanno colpito due petroliere saudite che tentavano di aggirare Hormuz usando questa rotta alternativa.<\/p>\n<p>Il risultato combinato \u00e8 una costrizione di fatto su entrambe le principali arterie di approvvigionamento energetico del pianeta. Le navi che non possono passare n\u00e9 per Hormuz n\u00e9 per il Bab el-Mandeb devono circumnavigare l&#8217;Africa, un percorso che aggiunge tra 8 e 14 giorni di navigazione e un costo stimato tra i 300.000 e i 500.000 dollari a viaggio per le grandi petroliere, secondo stime di mercato elaborate da Clarkson Research.<\/p>\n<p>I premi assicurativi per le rotte del Golfo Persico hanno registrato aumenti tra il 200 e il 400% rispetto ai livelli pre-conflitto, stando ai dati circolanti nel mercato di Lloyd&#8217;s. Le stime di guerra risk per il Bab el-Mandeb si stanno allineando verso l&#8217;alto. Intanto la BCE, nel comunicato del Governing Council di ieri 24 luglio, ha segnalato un outlook deteriorato per l&#8217;economia dell&#8217;eurozona: una variabile in cui l&#8217;inflazione importata da energia e logistica gioca un ruolo non secondario.<\/p>\n<hr>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: Il Timing Non \u00c8 Casuale<\/h2>\n<p>L&#8217;apertura del fronte Bab el-Mandeb in questa settimana specifica risponde a una logica precisa. La campagna aerea americana Operation Rough Rider aveva gi\u00e0 degradato significativamente le capacit\u00e0 offensive Houthi a partire dal 2025, colpendo oltre 1.000 obiettivi in Yemen. La ripresa dell&#8217;offensiva Houthi segnala un reintegro di capacit\u00e0 operative, documentato dall&#8217;arrivo di commandanti IRGC e equipaggiamento missilistico e con droni dall&#8217;Iran nelle settimane precedenti.<\/p>\n<p>Il timing risponde anche alla pressione domestica su Trump. Con il petrolio sopra i 90 dollari e la benzina americana tornata stabilmente sopra i 4 dollari al gallone, l&#8217;opinione pubblica americana mostra segnali di stanchezza: un sondaggio Fox News pubblicato ieri indica che solo il 35% degli americani crede che il conflitto finir\u00e0 entro mesi, il dato pi\u00f9 basso dall&#8217;inizio delle ostilit\u00e0. L&#8217;Iran sta leggendo esattamente quella curva. Aprire un secondo fronte nel momento di massima pressione politica su Trump significa aumentare il costo dell&#8217;escalation nel momento in cui l&#8217;amministrazione americana \u00e8 pi\u00f9 sensibile alle conseguenze economiche interne.<\/p>\n<p>Il fattore Arabia Saudita complica ulteriormente il quadro. Riyadh si trova ora in una posizione inedita: collabora attivamente con gli americani, ha fornito intelligence e copertura aerea per attacchi in Iran secondo il Wall Street Journal, ed \u00e8 al tempo stesso target diretto degli attacchi Houthi alle proprie petroliere. Questo mentre Trump condiziona esplicitamente qualsiasi accordo di cooperazione nucleare civile con il Regno all&#8217;adesione agli Abraham Accords. La Penisola Arabica non \u00e8 pi\u00f9 uno spettatore: \u00e8 diventata sia teatro che attore.<\/p>\n<p>Il precedente strutturale \u00e8 quello del 2019, quando attacchi alle installazioni petrolifere di Abqaiq e Khurais in Arabia Saudita fecero schizzare il Brent del 14% in un solo giorno. Oggi la geografia del rischio \u00e8 pi\u00f9 ampia, pi\u00f9 articolata, e i mercati sembrano averla parzialmente gi\u00e0 prezzata, il che non significa che non possano sorprendere ulteriormente al rialzo.<\/p>\n<hr>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Petrolio, Spread e Segnali Strutturali<\/h2>\n<p>Il Brent ha toccato i 100 dollari questa settimana prima di ritracciare, chiudendo oggi poco sotto i 90. Quella traiettoria racconta qualcosa di importante: il mercato non sta ignorando il rischio, ma sta anche resistendo a un repricing strutturale. La ragione \u00e8 duplice. Da un lato le riserve strategiche americane restano disponibili come strumento politico. Dall&#8217;altro, la domanda cinese rimane compressa rispetto ai picchi storici, il che smorzha la spinta al rialzo.<\/p>\n<p>La volatilit\u00e0 implicita sul petrolio, misurata dall&#8217;OVX, \u00e8 tuttavia ai massimi degli ultimi due anni: significa che il mercato sta pagando premi elevati per coprire movimenti di prezzo che non si vedono ancora nello spot. \u00c8 il segnale che anticipa i problemi prima che appaiano sui giornali.<\/p>\n<p>Le valute dei paesi del Golfo stanno reggendo grazie ai peg sul dollaro, ma i mercati azionari delle borse di Abu Dhabi e Riyadh hanno registrato volatilit\u00e0 crescente nell&#8217;ultima settimana. L&#8217;euro \u00e8 rimasto stabile sul dollaro, ma con uno spread di rendimento tra BTP decennali italiani e Bund tedeschi in leggero allargamento nelle ultime sessioni, segnale che il rischio percepito sull&#8217;eurozona sta aumentando anche sul fronte del debito sovrano, non solo sull&#8217;energia.<\/p>\n<p>L&#8217;oro ha superato i 3.100 dollari per oncia, confermando il classico flight-to-safety in momenti di incertezza geopolitica elevata. Chi deve emettere lettere di credito per import\/export nell&#8217;area del Golfo sta trovando costi di transazione in aumento sensibile.<\/p>\n<p>L&#8217;effetto strutturale pi\u00f9 rilevante non \u00e8 nello spot petrolio. \u00c8 nel fatto che i mercati assicurativi stanno iniziando a trattare la crisi come un evento prolungato, non come uno shock temporaneo. Questa distinzione sottile ma decisiva cambia la matematica dei contratti di lungo periodo: chi ha firmato forniture pluriennali senza clausole di revisione per eventi di forza maggiore logistica sta semplicemente assorbendo costi che nessuno aveva previsto.<\/p>\n<hr>\n<h2>Impatto per le Imprese Europee: Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> il costo operativo pi\u00f9 immediato non \u00e8 il prezzo del petrolio in s\u00e9, \u00e8 il costo del trasporto marittimo e dei premi assicurativi war risk. Le PMI italiane che importano materie prime o componenti dall&#8217;Asia via Suez, o che esportano verso i mercati del Golfo Persico, devono rivedere oggi i propri contratti di trasporto per identificare chi porta il rischio di rerouting forzato intorno all&#8217;Africa. Chi ha contratti CIF (Cost, Insurance, Freight) scarica parte del costo sul fornitore, ma chi ha contratti FOB assorbe integralmente l&#8217;aumento. Verificare la clausola entro 48 ore non \u00e8 paranoia: \u00e8 amministrazione ordinaria in questo contesto.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 una stabilizzazione negoziata, non una vittoria militare netta. Trump ha confermato oggi che i canali diplomatici con Teheran sono aperti, parlando esplicitamente di negoziati in corso. Ma una stabilizzazione negoziata richiede mesi, non settimane, e avviene su prezzi dell&#8217;energia gi\u00e0 strutturalmente pi\u00f9 alti. Le aziende italiane che vendono nei mercati del Golfo devono ragionare su come il calo del potere d&#8217;acquisto dei consumatori locali, in un contesto di incertezza geopolitica, incide sulla domanda dei loro prodotti. Chi presidia il mercato direttamente, con una presenza fisica o un distributore dedicato, ha informazioni che chi vende dall&#8217;Italia senza presenza locale semplicemente non ha.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> il precedente strutturale \u00e8 significativo. Se questa crisi si risolve con un Iran ridimensionato strategicamente e con le monarchie del Golfo pi\u00f9 integrate negli Abraham Accords, il Medio Oriente uscir\u00e0 con una geometria di alleanze radicalmente diversa. Questo significa nuove opportunit\u00e0 di contratti infrastrutturali, energetici e tecnologici in Arabia Saudita, UAE, Bahrein. Le imprese italiane che avranno mantenuto relazioni attive nella regione durante la crisi, invece di congelarle per prudenza, saranno nella posizione di negoziare dalla prima fila quando il mercato si riaprir\u00e0 completamente. Il reshoring di capacit\u00e0 energetica verso l&#8217;America che Trump sta accelerando ridisegna anche i flussi di GNL verso l&#8217;Europa: un&#8217;opportunit\u00e0 per chi \u00e8 nell&#8217;infrastruttura energetica, un costo per chi \u00e8 un consumatore industriale pesante di gas.<\/p>\n<hr>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Industria manifatturiera con supply chain asiatica.<\/strong> Il rerouting forzato intorno all&#8217;Africa aggiunge 8-14 giorni di transit time e costi variabili tra 300.000 e 500.000 dollari per viaggio su grandi carrier. Per le PMI italiane che importano componenti elettronici, tessili o metalli lavorati dall&#8217;Asia, questo si traduce in un allungamento dei lead time e in un aumento dei costi di stoccaggio. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta: chi aveva gi\u00e0 avviato progetti di nearshoring in Turchia, Marocco o Europa dell&#8217;Est si trova oggi con un vantaggio competitivo reale rispetto ai concorrenti ancora dipendenti dall&#8217;Asia profonda.<\/p>\n<p><strong>Agroalimentare e food export verso il Golfo.<\/strong> Arabia Saudita, UAE ed Emirati importano una quota significativa del loro fabbisogno alimentare. In periodo di tensione geopolitica, i buyer del Golfo tendono a diversificare i fornitori e ad accelerare gli acquisti per costituire scorte. Per le imprese italiane dell&#8217;agroalimentare con relazioni consolidate nella regione, questo momento rappresenta un&#8217;occasione per negoziare volumi aggiuntivi e contratti pluriennali a condizioni favorevoli. Chi non ha ancora un distributore attivo nei mercati del Golfo si trova invece escluso da una conversazione che avviene adesso.<\/p>\n<p><strong>Costruzioni, infrastrutture e tecnologia.<\/strong> Il nucleare civile saudita \u00e8 ora ufficialmente condizionato all&#8217;adesione agli Abraham Accords, ma il processo \u00e8 avviato e il mercato \u00e8 enorme. L&#8217;Arabia Saudita ha in programma la costruzione di 16 reattori nucleari civili nell&#8217;ambito di Vision 2030, un investimento stimato in oltre 80 miliardi di dollari. Le aziende italiane con competenze in ingegneria nucleare, sistemi di controllo industriale e infrastrutture energetiche hanno una finestra strategica per posizionarsi prima che i grandi contratti vengano assegnati, prevalentemente ad attori americani, francesi e coreani. L&#8217;esposizione \u00e8 bassa in senso negativo: il rischio qui \u00e8 non esserci, non esserci.<\/p>\n<p><strong>Logistica e spedizionieri.<\/strong> I player italiani della logistica internazionale, dagli spedizionieri doganali agli operatori di freight forwarding, si trovano a gestire una pressione operativa straordinaria. Chi ha sviluppato competenze su rotte alternative, chi conosce i porti di transhipment africani come Tangeri Med o Port Said, chi ha relazioni con carrier disposti a operare su rotte non standard, ha oggi un valore aggiunto che i clienti pagano. Chi offre solo le rotte standard si trova a dire ai propri clienti che non pu\u00f2 garantire i tempi.<\/p>\n<hr>\n<h2>Rischi da Monitorare: Le Tre Variabili che Cambiano Tutto<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio: escalation a invasione su larga scala.<\/strong> Trump ha parlato esplicitamente di &#8220;massive invasion&#8221; come opzione sul tavolo, pur senza averla ancora decisa. Fonti militari citate nei media americani parlano di un potenziale raddoppio delle operazioni aeree, da 150-200 attacchi notturni a circa 400. Un&#8217;escalation di questa portata avrebbe effetti immediati sul prezzo del petrolio, potenzialmente verso i 110-120 dollari, con ripercussioni sull&#8217;inflazione europea in un momento in cui la BCE ha gi\u00e0 segnalato ieri un outlook deteriorato per l&#8217;eurozona. Il meccanismo di trasmissione \u00e8 diretto: petrolio alto significa energia cara, significa inflazione importata, significa pressione sui margini industriali.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio: allargamento del conflitto a un terzo fronte.<\/strong> Le monarchie del Golfo sono ora attori militari diretti nel conflitto, con UAE e Arabia Saudita che hanno condotto attacchi in Iran. Un possibile ritorsione iraniana contro infrastrutture petrolifere saudite, sul modello di Abqaiq 2019 ma con capacit\u00e0 potenzialmente maggiori, rappresenta il trigger di uno shock energetico di breve termine molto pi\u00f9 violento di quello attuale. L&#8217;esposizione delle imprese italiane qui \u00e8 indiretta ma reale: qualsiasi interruzione significativa della produzione saudita si trasmette immediatamente sui mercati del GNL e sulle forniture europee di gas naturale.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio: accordo negoziale veloce e suo impatto sui posizionamenti gi\u00e0 assunti.<\/strong> Paradossalmente, un cessate il fuoco rapido nei prossimi 10-15 giorni creerebbe un problema diverso. Chi ha gi\u00e0 avviato ordini di materie prime in quantit\u00e0 maggiorate per costruire scorte, chi ha firmato contratti di trasporto alternativo a prezzi elevati, chi ha spostato sourcing verso fornitori pi\u00f9 costosi ma geograficamente pi\u00f9 sicuri, si troverebbe con costi non recuperabili e mercato normalizzato. La gestione del rischio in questo contesto richiede strumenti di hedging, non solo decisioni operative.<\/p>\n<hr>\n<h2>Le Domande Che Stai Facendo Adesso: Risposte Dirette<\/h2>\n<p><strong>Quanto tempo avr\u00f2 prima che questa crisi mi colpisca in pieno?<\/strong> Se operi con forniture dall&#8217;Asia via Suez o esporti verso il Golfo, il tempo \u00e8 quasi scaduto. I contratti di trasporto che stai firmando oggi determinano i costi dei prossimi 6-12 mesi. Chi aspetta che la situazione si normalizzi sta gi\u00e0 perdendo tempo. La decisione operativa serve questa settimana, non al prossimo board.<\/p>\n<p><strong>Devo spostare il mio sourcing immediatamente?<\/strong> No, ma devi mapparlo. Identifica quali fornitori sono esposti a rerouting forzato intorno all&#8217;Africa, quali hanno alternative, quali no. Poi decidi se accelerare progetti di nearshoring che avevi gi\u00e0 in programma. Un reshoring in Turchia o Marocco non si fa in tre settimane, ma puoi iniziare oggi a negoziare con fornitori di quella area.<\/p>\n<p><strong>Il prezzo del petrolio salir\u00e0 ancora?<\/strong> La soglia psicologica \u00e8 100 dollari. Sopra quella cifra, molti contratti entrano in rinegoziazione forzata. A 110-120 inizia a materializarsi un effetto recessivo vero in Europa. Dove finiremo dipende da tre variabili: quanti nuovi attacchi Houthi, quante ritorsioni iraniane, quando iniziano veri negoziati. Nessuno lo sa. Per questo il valore di una clausola di revisione nei tuoi contratti \u00e8 enorme, adesso.<\/p>\n<p><strong>Ho un contratto pluriennale senza clausola di revisione. Posso rinegoziarlo?<\/strong> Dipende dal tuo potere contrattuale. Se sei un cliente grosso, il fornitore probabilmente sceglier\u00e0 di rinegoziare piuttosto che perdere la relazione. Se sei medio-piccolo, il fornitore potrebbe dire di no. Se \u00e8 cos\u00ec, almeno verifica se il costo del contratto include gi\u00e0 un premium per il rischio energetico. Spesso include solo il prezzo spot storico, non il rischio futuro.<\/p>\n<p><strong>Le imprese che vendono nel Golfo stanno patendo?<\/strong> No, stanno beneficiando. La crisi accelera gli acquisti e diversifica i fornitori. Chi vende agroalimentare, componenti industriali, servizi finanziari nel Golfo oggi ha una domanda tesa in su. Il problema \u00e8 chi non \u00e8 dentro quella conversazione non lo sa, e non ha tempo per prepararsi.<\/p>\n<p><strong>Conviene coprirsi con hedging finanziario?<\/strong> Se la tua esposizione \u00e8 grande (grossi importi, cicli lunghi, volatilit\u00e0 alta), s\u00ec. Se \u00e8 piccola e sporadica, il costo dell&#8217;hedging potrebbe essere pi\u00f9 alto del beneficio. Parla con un treasury advisor che conosce bene il mercato energetico.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che sta succedendo nel Mar Rosso in queste ore non mi sorprende. Mi sorprende, invece, quante aziende italiane stiano ancora leggendo questa crisi come un problema americano con conseguenze sui prezzi della benzina.<\/p>\n<p>L&#8217;Iran ha aperto il fronte Bab el-Mandeb non perch\u00e9 ne aveva la forza strategica autonoma, ma perch\u00e9 aveva bisogno di un segnale che il costo dell&#8217;escalation americana non \u00e8 solo militare. \u00c8 economico, e ricade su tutti. Ogni tanker colpito nel Mar Rosso \u00e8 un messaggio a Washington, certo, ma \u00e8 anche un messaggio a Berlino, a Milano, ad Amsterdam: la vostra dipendenza dalle rotte del Golfo \u00e8 il vostro punto di vulnerabilit\u00e0, non il nostro.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa, in questa partita, non ha una strategia. Ha interessi. Ed \u00e8 una differenza sottile ma decisiva. Gli USA agiscono sulla base di un calcolo strategico che include l&#8217;elezione di midterm, il prezzo della benzina, il posizionamento geopolitico post-conflitto. L&#8217;Iran agisce sulla base di un calcolo di sopravvivenza del regime che ha una logica propria, impietosa e coerente. L&#8217;Europa assiste, emette comunicati, e si chiede quando torneranno i flussi normali.<\/p>\n<p>Nel frattempo, le PMI italiane che operano nel Golfo o che dipendono da supply chain asiatiche stanno pagando questo vuoto di strategia europea attraverso i loro conti economici. I dati che servono per deciderere esistono: gli spread assicurativi, i dati di tracking delle navi, i report di Lloyd&#8217;s, i comunicati BCE. Quasi nessuno li legge in modo sistematico. Quasi nessuno li collega a una decisione operativa da prendere questa settimana.<\/p>\n<p>La lezione operativa che mi sento di dare ai nostri lettori \u00e8 questa: smettete di aspettare che la crisi finisca per ripartire. Le crisi di questo tipo non finiscono, si trasformano. La domanda rilevante non \u00e8 &#8220;quando torna la normalit\u00e0?&#8221;, ma &#8220;come struttura la mia azienda per operare profittevolmente anche senza normalit\u00e0?&#8221;<\/p>\n<hr>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte Iran-USA:<\/strong> ogni dichiarazione di Trump su una &#8220;massive invasion&#8221; va letta non come annuncio ma come segnale negoziale. Il vero indicatore \u00e8 il numero di navi in transito a Hormuz: se sale sopra le 8-10 unit\u00e0 giornaliere, siamo in fase di de-escalation. Se rimane sotto 5, la pressione militare continua.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte Houthi-Bab el-Mandeb:<\/strong> monitorare i dati AIS di tracking navale per le rotte Yemen-Gibuti. Il Marine Traffic index per le acque del Mar Rosso meridionale \u00e8 liberamente consultabile e aggiorna in tempo reale. Un aumento degli avvistamenti di naviglio militare americano nell&#8217;area precede tipicamente operazioni di scorta o risposta agli attacchi.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte Arabia Saudita:<\/strong> l&#8217;eventuale dichiarazione saudita di adesione agli Abraham Accords sarebbe il segnale pi\u00f9 potente di de-escalation regionale. Nel breve, verificare se Aramco annuncia variazioni nei propri piani di produzione o nelle rotte di esportazione alternative.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> il livello chiave del Brent \u00e8 95 dollari. Sopra quella soglia, i premi assicurativi marittimi entrano in territorio di rinegoziazione forzata per molti contratti. Sotto 85 dollari, il mercato sta scontando una risoluzione entro 30-60 giorni. La volatilit\u00e0 implicita OVX \u00e8 il dato da guardare prima dello spot price.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte europeo:<\/strong> la BCE ha comunicato ieri l&#8217;estensione dell&#8217;uso di fattori climatici nel framework collaterale per crediti aziendali. Il mercato non ne ha riportato molto, ma il segnale \u00e8 che Francoforte sta iniziando a integrare variabili di rischio strutturale, incluso quello energetico, nella propria politica. Da monitorare eventuali dichiarazioni di Lane nei prossimi giorni su come la BCE legge l&#8217;impatto della crisi energetica sull&#8217;outlook inflattivo dell&#8217;eurozona.<\/p>\n<hr>\n<h2>Tutto il Mar Rosso Brucia, ma la Partita \u00c8 Altrove<\/h2>\n<p>Due stretti paralizzati, petroliere in fiamme, e un presidente americano che negozia e bombarda simultaneamente: l&#8217;architettura di questa crisi non assomiglia a niente che abbiamo visto negli ultimi vent&#8217;anni. Non perch\u00e9 sia pi\u00f9 violenta, ma perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 interconnessa. Ogni mossa militare ha una conseguenza diretta sui mercati energetici globali, e ogni oscillazione del prezzo del petrolio rientra nel calcolo politico di attori che si trovano a migliaia di chilometri dal Golfo.<\/p>\n<p>Per le imprese italiane ed europee, il rischio pi\u00f9 sottovalutato non \u00e8 un container bloccato a Hormuz. \u00c8 l&#8217;abitudine a pensare che queste crisi abbiano un prima e un dopo separati, che esista una normalit\u00e0 a cui tornare una volta che il rumore si calma. La vera partita \u00e8 capire che la supply chain globale ha cambiato permanentemente il suo profilo di rischio, e che chi costruisce resilienza durante la crisi non \u00e8 chi si protegge dalla crisi, ma chi emerge dalla crisi con vantaggi competitivi che i concorrenti non hanno.<\/p>\n<p>Un imprenditore italiano che oggi firma un contratto di distribuzione nel Golfo non sta scommettendo sulla pace. Sta scommettendo sulla propria capacit\u00e0 di stare in piedi quando gli altri si siedono ad aspettare che finisca.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aden, 25 luglio 2026. Due petroliere saudite nel Mar Rosso. Una colpita, l&#8217;altra messa in fuga. I Houthi, armati e riorientati da consiglieri IRGC arrivati da Teheran nelle settimane precedenti, hanno dichiarato chiuso il Bab el-Mandeb allo shipping saudita. Non \u00e8 un incidente. \u00c8 un&#8217;architettura. Da tredici notti consecutive, forze americane martellano posizioni militari iraniane [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":981,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[1242,213,128,2035,2034,10,2029,309,45,161,2031,2027,2030,49,95,2032,272,2033,413,2038,2036,2028,8,145,6,2037,112,11,53,380],"class_list":["post-982","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-geopolitica","tag-abrahamaccords","tag-arabiasaudita","tag-babelmandeb","tag-bceoutlook","tag-crisienergiaeuropa","tag-crisigolfo","tag-dazienergia","tag-energiamediooriente","tag-exportitalia","tag-geopoliticaenergia","tag-golfopersicoexport","tag-houthiyemen","tag-inflazioneimportata","tag-iranconflitto","tag-logisticamarittima","tag-marrosso","tag-mediooriente2026","tag-mercatiemergentigolfo","tag-nearshoreeuropa","tag-operazioneroughrider","tag-petroleobrent","tag-petrolioglobal","tag-pmiinternazionalizzazione","tag-reroutinglogistico","tag-rischiogeopolitico","tag-shippingcosts","tag-strategiaexport","tag-strettohormuz","tag-supplychainrischio","tag-warriskinsurance"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/982","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=982"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/982\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":983,"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/982\/revisions\/983"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/981"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=982"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=982"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=982"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}