{"id":997,"date":"2026-07-30T07:04:13","date_gmt":"2026-07-30T06:04:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/guerra-del-golfo-rischi-per-i-contratti-commerciali-europei"},"modified":"2026-07-30T07:04:13","modified_gmt":"2026-07-30T06:04:13","slug":"guerra-del-golfo-rischi-per-i-contratti-commerciali-europei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raisingstar.it\/blog\/post\/guerra-del-golfo-rischi-per-i-contratti-commerciali-europei","title":{"rendered":"Guerra del Golfo: rischi per i contratti commerciali europei"},"content":{"rendered":"<p>Roma, 30 luglio 2026. Alle tre di notte, i radar americani nel Golfo Persico rilevano una scia di missili balistici in direzione di una base in Giordania. Contemporaneamente, unit\u00e0 navali iraniane aprono il fuoco su tre petroliere nello Stretto di Hormuz. A Riyadh, i telefoni suonano nei ministeri: droni lanciati dall&#8217;Iraq hanno appena colpito impianti petroliferi nella provincia orientale del regno.<\/p>\n<p><strong>La tregua di tre giorni annunciata da Trump era, fin dall&#8217;inizio, una finzione negoziale. Non una pausa, ma una prova di forza silenziosa in cui entrambe le parti testano quanto l&#8217;altra sia disposta a perdere.<\/strong><\/p>\n<p>Per un imprenditore europeo con forniture, contratti o canali di distribuzione che passano per il Golfo, questa notizia non \u00e8 geopolitica astratta. \u00c8 il prezzo del petrolio che risale del 7% in una sola seduta, \u00e8 la rotta del Mar Rosso che vacilla di nuovo, \u00e8 il premio assicurativo sulla tua merce che cresce ogni ora in cui i negoziatori non si siedono a un tavolo.<\/p>\n<p>Il fronte si \u00e8 riaperto, Saudi Arabia inclusa. E questa volta la partita \u00e8 strutturalmente diversa da tutto quello che abbiamo visto nei mesi precedenti.<\/p>\n<hr>\n<h2>Il Fatto in Numeri: L&#8217;Escalation di Ieri Notte e il Costo Reale in Barili<\/h2>\n<p>Nelle ultime 24 ore, i fatti si sono sovrapposti con una velocit\u00e0 che rende difficile distinguere azione da reazione. L&#8217;Iran ha lanciato missili balistici contro una base americana in Giordania e dichiarato attacchi navali su tre petroliere nello Stretto di Hormuz. Gli Stati Uniti hanno risposto con strike contro le milizie filo-iraniane in Iraq, le Popular Mobilization Forces, con almeno 20 morti tra i combattenti PMF, inclusi cinque cittadini iraniani, e 32 feriti. I raid pi\u00f9 pesanti hanno colpito Ninive e Diyala. Per la prima volta dall&#8217;inizio del conflitto, l&#8217;Arabia Saudita ha partecipato attivamente, autorizzando e conducendo attacchi congiunti su territorio iracheno contro basi PMF, dopo che droni lanciati dall&#8217;Iraq avevano colpito infrastrutture petrolifere nella provincia orientale saudita e a Riyadh stessa.<\/p>\n<p>Sul fronte energetico, il prezzo del barile Brent ha recuperato oltre il 7% in una sola sessione, riportandosi intorno ai 90 dollari, dopo aver ceduto terreno nei tre giorni di relativa quiete. L&#8217;Arabia Saudita movimentava prima del conflitto oltre 6 milioni di barili al giorno attraverso lo Stretto di Hormuz. Con quella rotta compromessa, il flusso \u00e8 stato rediretto verso il porto di Yanbu sul Mar Rosso, circa 5 milioni di barili al giorno, ma quella rotta \u00e8 ora essa stessa sotto pressione: gli Houthi hanno dichiarato un blocco navale totale del Mar Rosso la settimana scorsa, e secondo fonti occidentali stanno lavorando con Teheran per istituire un sistema di pedaggi per le navi in transito, un precedente senza paralleli nella storia recente delle rotte commerciali globali.<\/p>\n<p>Se entrambe le arterie venissero chiuse simultaneamente, i carichi sauditi dovrebbero circumnavigare l&#8217;Africa, moltiplicando per tre i tempi di trasporto verso i mercati asiatici e spingendo il prezzo del petrolio verso livelli che i mercati non hanno ancora prezzato.<\/p>\n<hr>\n<h2>Perch\u00e9 Ora: La Logica Dietro la Ripresa del Fuoco<\/h2>\n<p>La domanda che conta non \u00e8 perch\u00e9 l&#8217;Iran ha attaccato, ma perch\u00e9 ha attaccato proprio ora, dopo tre giorni di silenzio in cui i mediatori erano al lavoro. La risposta pi\u00f9 probabile, secondo le analisi degli osservatori pi\u00f9 vicini al pensiero di Teheran, \u00e8 che la fazione degli hard-liner all&#8217;interno del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano ha ritenuto che la continuazione della tregua indebolisse la posizione negoziale dell&#8217;Iran, non la rafforzasse.<\/p>\n<p>Il ragionamento \u00e8 semplice e brutale: se il petrolio non sale, la pressione sui mercati occidentali diminuisce, e con essa la fretta americana di chiudere un accordo. La Guardia Rivoluzionaria, che in questo momento ha il controllo effettivo delle decisioni operative, ha scelto di riaprire le ostilit\u00e0 per riportare il prezzo del barile verso livelli che creino urgenza politica a Washington. Non \u00e8 impulsivit\u00e0. \u00c8 calcolo.<\/p>\n<p>Questo timing conta per le imprese europee perch\u00e9 rompe un pattern che molti operatori avevano iniziato ad assumere come stabile: la guerra a intermittenza, con pause negoziali prevedibili. Ci\u00f2 che emerge oggi \u00e8 uno scenario diverso, in cui i cicli di escalation e de-escalation sono deliberatamente irregolari e controllati dalla parte che ha meno da perdere sul piano economico immediato.<\/p>\n<hr>\n<h2>Effetti Immediati sui Mercati: Petrolio, Premi e Segnali Strutturali<\/h2>\n<p>Il dato pi\u00f9 immediato \u00e8 il prezzo del greggio a 90 dollari al barile, con una volatilit\u00e0 implicita che suggerisce che i trader stiano incorporando uno scenario di ulteriore escalation nelle prossime 48-72 ore. La correlazione tra le dichiarazioni di Trump a Fox News, in cui ha promesso &#8220;una sconfitta dura&#8221; per Teheran, e il movimento del prezzo \u00e8 stata quasi immediata.<\/p>\n<p>Sul fronte valutario, il dollaro si \u00e8 rafforzato sulla base del flight-to-safety classico, mentre le valute dei paesi emergenti con alta dipendenza energetica hanno subito pressioni. L&#8217;euro si \u00e8 mosso in un range ristretto, ma la BCE si trova in una posizione delicata: il suo tracker sui salari pubblicato ieri mostra pressioni salariali ancora moderate al 2,7% per il primo trimestre 2027, ma un petrolio stabile sopra i 90 dollari pu\u00f2 rimescolare rapidamente le attese inflazionistiche in zona euro.<\/p>\n<p>Il dato strutturalmente pi\u00f9 rilevante \u00e8 per\u00f2 l&#8217;ingresso di Riyadh come belligerante attivo. Fino a ieri, l&#8217;Arabia Saudita aveva mantenuto cinque mesi di ambiguit\u00e0 calcolata, subendo attacchi senza rispondere direttamente. Quella posizione \u00e8 finita. I premi assicurativi sulle rotte Hormuz e Mar Rosso, gi\u00e0 a livelli storicamente elevati, incorporeranno questa nuova variabile nei prossimi giorni. Chi non ha ancora revisionato i propri contratti di trasporto e assicurazione da inizio anno sta accumulando un&#8217;esposizione silenziosa.<\/p>\n<p>La Banca Federale Americana si trova nel mezzo di questa dinamica in un momento particolarmente scomodo. Kevin Warsh aveva dichiarato nell&#8217;ultima riunione che i prezzi dell&#8217;energia erano un fenomeno transitorio, ma con il petrolio che risale e la nuova escalation, quella postura diventa difficile da sostenere ancora a lungo senza perdere credibilit\u00e0 sui mercati.<\/p>\n<hr>\n<h2>Che Cosa Cambia per le Aziende Italiane<\/h2>\n<p><strong>Orizzonte Immediato (0-6 mesi):<\/strong> la priorit\u00e0 operativa \u00e8 una sola: verificare oggi se i contratti di fornitura e i polizze assicurative contemplano clausole di forza maggiore legate a blocchi di rotte marittime, e se le coperture includono sia lo Stretto di Hormuz che il Mar Rosso come eventi separati. Molte polizze standard le trattano come un&#8217;unica rotta, mentre oggi sono due vettori di rischio distinti con attori differenti. Chi importa materie prime petrolifere derivate, petrolchimici, o componenti che viaggiano via Golfo ha bisogno di una conversazione urgente con il proprio broker assicurativo, non tra una settimana.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Medio (6-18 mesi):<\/strong> lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 quello di una guerra a bassa intensit\u00e0 con fiammate periodiche, gestita attraverso mediatori ma senza una soluzione diplomatica definitiva. In questo contesto, le aziende che sopravvivono meglio sono quelle che hanno completato la diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico e ridotto l&#8217;esposizione contrattuale alle rotte del Golfo. Chi invece ha negoziato prezzi fissi su forniture energetiche derivate, assumendo un petrolio stabile intorno agli 80 dollari, si trover\u00e0 a rinegoziare in una posizione di debolezza. Il reshoring di alcune lavorazioni energivore, che molte PMI manifatturiere avevano valutato e rimandato, torna ad avere una logica economica concreta.<\/p>\n<p><strong>Orizzonte Lungo (18+ mesi):<\/strong> il precedente strutturale che si sta costruendo \u00e8 pi\u00f9 rilevante del conflitto stesso. Per la prima volta, un paese del Golfo ha condotto attacchi militari su territorio iracheno in forma dichiarata e congiunta con gli Stati Uniti. La geografia del conflitto si \u00e8 espansa. Se questo diventa il nuovo standard operativo, l&#8217;intera architettura delle relazioni commerciali con il Medio Oriente, comprese le opportunit\u00e0 che molte PMI italiane stavano costruendo in Saudi Arabia attraverso Vision 2030, deve essere riletta con un&#8217;ipotesi di base pi\u00f9 conservativa. Non si tratta di abbandonare quei mercati, ma di costruire la presenza con una struttura che regga uno scenario di instabilit\u00e0 prolungata, non solo una crisi temporanea.<\/p>\n<hr>\n<h2>Settori Strategici: Chi \u00c8 Pi\u00f9 Esposto<\/h2>\n<p><strong>Manifattura energivora e chimica fine.<\/strong> Il legame pi\u00f9 diretto \u00e8 quello tra petrolio a 90 dollari e costi di produzione per le aziende che utilizzano petrolchimici come input. Non solo l&#8217;ovvia plastica o gomma, ma anche il settore farmaceutico, i produttori di vernici e rivestimenti industriali, e la chimica fine di cui il Nord Italia \u00e8 uno dei maggiori produttori europei. L&#8217;opportunit\u00e0 nascosta \u00e8 nella rinegoziazione con fornitori alternativi in Nord Africa e nell&#8217;accelerazione verso soluzioni di bioplastica che riducono strutturalmente questa dipendenza.<\/p>\n<p><strong>Logistica e trasporti internazionali.<\/strong> Chi gestisce supply chain che passano per il Canale di Suez o il Mar Rosso sta gi\u00e0 pagando supplementi di rotta. Con l&#8217;ingresso di Riyadh nel conflitto e il rischio che gli Houthi intensifichino i propri attacchi come risposta, il rerouting via Capo di Buona Speranza da eccezione torna a essere norma. Questo aggiunge tre settimane ai tempi di transito. Per le aziende italiane che esportano in Asia con contratti just-in-time, l&#8217;esposizione \u00e8 immediata. L&#8217;opportunit\u00e0 \u00e8 nei modelli hub-and-spoke con magazzini intermedi a Dubai o Singapore, che molti avevano valutato e mai implementato.<\/p>\n<p><strong>Costruzioni e infrastrutture nel Golfo.<\/strong> Le aziende italiane che hanno contratti attivi in Arabia Saudita, nei nuovi progetti Vision 2030, nelle infrastrutture di NEOM o nelle citt\u00e0 industriali, si trovano ora in un contesto operativo in cui il loro principale committente \u00e8 diventato parte attiva di un conflitto militare. Questo non significa che i cantieri si fermano, ma che le clausole di forza maggiore, i rischi di sequestro doganale e i problemi di liquidit\u00e0 legati a banche saudite sotto pressione geopolitica diventano variabili reali da portare in consiglio di amministrazione. L&#8217;opportunit\u00e0, paradossalmente, sta nel fatto che i competitor tedeschi e francesi nei grandi appalti sauditi hanno strutturalmente meno flessibilit\u00e0 nelle condizioni contrattuali di quanto non abbiano le PMI italiane pi\u00f9 agili.<\/p>\n<hr>\n<h2>Rischi da Monitorare: Tre Fronti, Una Finestra Stretta<\/h2>\n<p><strong>Il primo rischio, la chiusura simultanea delle rotte:<\/strong> se Houthi e marina iraniana coordinassero un blocco contemporaneo di Hormuz e del Mar Rosso, anche solo per 72 ore, l&#8217;effetto sui premi assicurativi e sui prezzi spot del petrolio sarebbe sproporzionato rispetto alla durata effettiva. Il meccanismo \u00e8 semplice: i contratti assicurativi hanno clausole di attivazione legate a &#8220;zone di guerra&#8221; che scattano automaticamente al primo attacco confermato, indipendentemente da quanto duri. Molte aziende non sanno esattamente quando e come queste clausole si attivano nei propri contratti.<\/p>\n<p><strong>Il secondo rischio, l&#8217;Iraq come nuovo fronte aperto:<\/strong> con gli Stati Uniti e l&#8217;Arabia Saudita che hanno condotto strike in Iraq su forze formalmente parte dell&#8217;esercito iracheno, il governo di Baghdad si \u00e8 trovato in una posizione insostenibile. Le PMF hanno gi\u00e0 emesso un ultimatum al governo iracheno con scadenza al 6 agosto. Se Baghdad risponder\u00e0 espellendo le forze americane per salvare la propria sovranit\u00e0 nominale, il ridisegno dei presidi militari americani nella regione potrebbe alterare le garanzie di sicurezza su cui si basano molti contratti commerciali con operatori iracheni. Anche le poche aziende italiane che operano nel settore petrolifero iracheno, presente soprattutto nel sud del paese, devono monitorare questo fronte.<\/p>\n<p><strong>Il terzo rischio, l&#8217;inflazione importata in Europa:<\/strong> il canale di trasmissione tra petrolio a 90 dollari e inflazione europea non \u00e8 immediato ma \u00e8 reale. La BCE ha appena pubblicato dati sul tracker salariale che mostrano pressioni moderate, ma un&#8217;energia strutturalmente pi\u00f9 cara nei prossimi sei mesi potrebbe costringere Francoforte a rivedere le sue proiezioni. Per le PMI italiane che hanno pianificato investimenti sulla base di tassi stabili o in calo, questo scenario introduce un margine di incertezza che vale la pena portare esplicitamente nei business plan del secondo semestre.<\/p>\n<hr>\n<h2>La Lente dell&#8217;Analisi Strategica: Il Mio Punto di Vista<\/h2>\n<p>Quello che mi colpisce di pi\u00f9 di questa escalation non \u00e8 che sia avvenuta. Me l&#8217;aspettavo, come chiunque abbia letto con attenzione i segnali delle ultime settimane. Quello che mi colpisce \u00e8 la velocit\u00e0 con cui molte imprese europee stanno ancora ragionando come se vivessimo in un ciclo di crisi temporanea con ritorno alla normalit\u00e0.<\/p>\n<p>Il blocco negoziale in corso tra Iran e Stati Uniti non \u00e8 una disputa su punti tecnici del nucleare che si risolve con il giusto compromesso. \u00c8 una guerra di logoramento in cui entrambe le parti stanno testando la soglia di dolore dell&#8217;altra. L&#8217;Iran sta usando il prezzo del petrolio come leva negoziale diretta, e per farlo ha bisogno che le rotte restino incerte. Non chiuse del tutto, perch\u00e9 questo porterebbe una risposta militare definitiva, ma abbastanza instabili da mantenere alta la tensione sui mercati.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa in questo scenario non ha strategia. Ha interessi energetici enormi, ha flotte commerciali che transitano quelle rotte, ha imprese manifatturiere che dipendono da quelle supply chain, ma non ha una voce unitaria. Ogni paese membro gestisce la propria relazione bilaterale con Riyadh o con Teheran, ogni governo interpreta la crisi attraverso la lente della propria dipendenza energetica. Il risultato \u00e8 che le PMI europee non possono appoggiarsi a nessuna architettura di protezione diplomatica europea, e devono costruire la propria resilienza come se fossero sole sul mercato.<\/p>\n<p>La lezione operativa, per\u00f2, \u00e8 questa: chi ha lavorato negli ultimi due anni a diversificare le rotte di approvvigionamento, a costruire scorte strategiche, a negoziare contratti con clausole di revisione del prezzo legate all&#8217;indice del Brent, ha oggi un vantaggio competitivo concreto sui propri competitor. Non \u00e8 stata prudenza, \u00e8 stata strategia. E chi non l&#8217;ha ancora fatto non ha perso il treno, ma ha la finestra che si sta chiudendo.<\/p>\n<hr>\n<h2>Domande Frequenti: Cosa Devi Sapere Subito<\/h2>\n<p><strong>D: Come influisce l&#8217;escalation nel Golfo sui miei contratti di fornitura?<\/strong><br \/>R: Se i tuoi fornitori o le tue rotte di trasporto passano per lo Stretto di Hormuz o il Mar Rosso, devi verificare subito le clausole di forza maggiore e i supplementi di rotta. I prezzi spot del petrolio hanno gi\u00e0 incorporato un aumento del 7%, ma i costi assicurativi e le tariffe di transito seguiranno nei prossimi 2-3 giorni.<\/p>\n<p><strong>D: Il mio contratto ha un prezzo fisso del petrolio fino a dicembre. Sono protetto?<\/strong><br \/>R: Dipende da come \u00e8 strutturato. Se il prezzo \u00e8 fisso indipendentemente dall&#8217;indice Brent, s\u00ec. Se contiene clausole di revisione legate a oscillazioni oltre il 5-10%, allora il tuo fornitore inizier\u00e0 le conversazioni di rinegoziazione entro il mese. Contatta il tuo broker contrattuale oggi.<\/p>\n<p><strong>D: Devo spostare le mie operazioni dal Golfo?<\/strong><br \/>R: No, ma devi diversificare. Il Golfo rimarr\u00e0 il principale hub energetico mondiale anche con conflitti intermittenti. La strategia vincente \u00e8 quella di ridurre l&#8217;esposizione concentrata su una sola rotta, magazzini intermedi in hub regionali, e fornitori alternativi in Nord Africa.<\/p>\n<p><strong>D: Quali sono i settori pi\u00f9 colpiti?<\/strong><br \/>R: Petrolchimica, chimica fine, logistica internazionale, costruzioni nel Golfo e farmaceutica. Se operi in uno di questi, il rischio \u00e8 immediato e misurabile.<\/p>\n<p><strong>D: La BCE abbasser\u00e0 ancora i tassi?<\/strong><br \/>R: Difficile, con il petrolio sopra i 90 dollari. Un&#8217;energia pi\u00f9 cara potrebbe costringere Francoforte a posticipare i tagli previsti, il che aumenta i costi di finanziamento per le PMI europee.<\/p>\n<p><strong>D: Cosa devo fare nelle prossime 48 ore?<\/strong><br \/>R: Convoca il tuo broker assicurativo per una revisione delle coperture su Hormuz e Mar Rosso. Contatta i tuoi fornitori energetici per chiarire le clausole di revisione prezzo. Aggiungi il monitoraggio del Brent a 95 dollari come trigger per una riunione di revisione dei business plan.<\/p>\n<hr>\n<h2>Watchlist Operativa: Cosa Seguire nelle Prossime Settimane<\/h2>\n<p><strong>Sul fronte Iran-USA:<\/strong> qualsiasi annuncio ufficiale di strikes americani contro il sito di Pickaxe Mountain, il sito dove l&#8217;intelligence americana ritiene siano state spostate capacit\u00e0 nucleari iraniane. Un attacco su quel target cambierebbe la natura del conflitto in modo irreversibile. Monitorare anche la scadenza del 6 agosto dell&#8217;ultimatum PMF al governo iracheno.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte saudita:<\/strong> i comunicati ufficiali di Aramco sui livelli di produzione e sulla capacit\u00e0 residua delle pipeline alternative. Se Aramco dovesse annunciare una riduzione della produzione per ragioni di sicurezza, il mercato reagirebbe prima ancora che il dato si materializzi nelle spedizioni.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dei mercati:<\/strong> il Brent sopra i 95 dollari come soglia di attenzione per le revisioni contrattuali; la volatilit\u00e0 implicita sulle opzioni petrolio a 30 giorni come indicatore anticipatore pi\u00f9 affidabile delle headline; il dollaro-euro come termometro della pressione inflazionistica importata in zona euro.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte della Fed e della BCE:<\/strong> la conferenza stampa di Warsh attesa nelle prossime ore \u00e8 il primo test reale di come la politica monetaria americana reagir\u00e0 a un petrolio che non accenna a scendere. Le implicazioni per i tassi europei seguiranno con un ritardo di settimane, non mesi.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte delle rotte commerciali:<\/strong> dichiarazioni degli Houthi sul sistema di pedaggi nel Mar Rosso e reazione degli armatori delle principali flotte europee, in particolare quella greca e quella danese.<\/p>\n<hr>\n<h2>Tre Rotte, Due Blocchi, Zero Piano B per Chi Non Si \u00c8 Mosso<\/h2>\n<p>Riyadh ha cambiato postura in cinque mesi di guerra, passando da osservatore danneggiato a belligerante attivo. Non \u00e8 una scelta impulsiva, \u00e8 la conseguenza logica di aver subito attacchi alle proprie infrastrutture energetiche senza che nessun deterrente funzionasse. Quando il paese che possiede le maggiori riserve petrolifere mondiali decide di sparare, la partita non \u00e8 pi\u00f9 solo tra Washington e Teheran.<\/p>\n<p>Per le imprese europee, questo momento segna una discontinuit\u00e0 che non pu\u00f2 essere gestita con gli strumenti abituali. Non basta aggiornare la valutazione del rischio paese nel dossier bancario annuale, n\u00e9 aspettare che il conflitto si stabilizzi per tornare a pianificare. La stabilit\u00e0 come condizione di partenza per il business internazionale non \u00e8 pi\u00f9 disponibile in questa regione, e forse non lo sar\u00e0 per anni.<\/p>\n<p>La guerra del Golfo non \u00e8 un rischio geopolitico da monitorare: \u00e8 la nuova struttura di costo dentro cui ogni contratto di import-export che tocca quella regione va scritto da oggi in poi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roma, 30 luglio 2026. Alle tre di notte, i radar americani nel Golfo Persico rilevano una scia di missili balistici in direzione di una base in Giordania. Contemporaneamente, unit\u00e0 navali iraniane aprono il fuoco su tre petroliere nello Stretto di Hormuz. 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